
A funghi col bastone
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Ma che colpa abbiamo noi
Il mondo è bello perché è vario, si diceva un tempo. Oggi, con la stessa ironia, potremmo dire che è “avariato”.
Da sempre le nuove generazioni guardano con distacco – e spesso con ribellione – quelle precedenti. Non è un fenomeno di oggi.
Già nel 1966 i “The Rokes” di Shel Shapiro cantavano la protesta contro una società che non li rappresentava. Nel testo si diceva: “La gente non sorride più. Vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai, ma che colpa abbiamo noi?”
E ancora: “Se non pensiamo come voi, ci disprezzate come mai? Ma che colpa abbiamo noi?”
Quella canzone dà senso al titolo di questo racconto. Allora come oggi, le nuove generazioni si sentono soffocate da chi le ha precedute. Ma oggi la ribellione ha solide ragioni: un mondo vecchio sta davvero crollando, schiacciato dal peso di abitudini sbagliate e dall’ostinazione di chi rifiuta di cambiare o di informarsi.
Chi ha rovinato il bosco?
Camminavo nel bosco alla ricerca degli ambiti porcini, certo di trovarne: dieci giorni prima c’erano state ottime piogge che avevano finalmente idratato lettiera e humus.
Anch’io come tutti, vado a funghi col bastone ma, c’è modo e modo di usarlo e in un mite pomeriggio di fine estate, mi tornava utile, per farmi strada tra rovi e cespugli.
Ero in bassa montagna, nei pressi di un torrente che, pur incastonato nel cuore delle Alpi, per tutta la siccitosa estate 2025 era rimasto povero d’acqua e di spumeggiamenti.
Avevo da poco lasciato la mulattiera che lo costeggia, inoltrandomi verso un pianoro popolato da vecchi faggi. Superata la fitta vegetazione pioniera – che, favorita da luce e calore, aveva colonizzato l’ingresso del bosco rendendolo meno accessibile, rovi inclusi – mi trovai sulla spessa lettiera di foglie. Ma la sorpresa fu amara: era tutta divelta.
Non qualche chiazza qua e là, ma un vero scempio, come se un branco di cinghiali avesse rivoltato tutto alla ricerca di radici micorrizate, ricche di carboidrati e altre sostanze nutritive.
Ero già pronto a maledirli, più che per il rischio di non trovare porcini, per la sorte della fungaia che da anni mi regalava nascite copiose, a due passi dalla mulattiera. Il posto ideale per una raccolta veloce, magari in pausa pranzo, quando il tempo a disposizione è poco.
Procedevo verso le piante più produttive e, man mano che mi avvicinavo, notavo la lettiera sempre più rivoltata.
A un certo punto mi imbattei in una piccola nidiata di porcini ancora completamente bianchi, così piccoli da avere appena il cappello visibile: pestati.
Dove i “cinghiali” non arrivano
Poco più in là, un porcino immaturo divelto tra le foglie. Poi un altro, e un altro ancora.
“Ok, la buttata è partita” pensai, “ma maledizione, proprio oggi i cinghiali dovevano venire a rivoltare tutto?”
Per fortuna, vicino a un grosso masso, protetto da un cespuglietto di mirtillo, trovai un giovane porcino, bello e grasso, col gambo perfettamente rotondo, sembrava disegnato da Giotto.
“Wow, forse non è tutto perduto”, mi dissi. Probabilmente i cinghiali avevano scavato solo dove la lettiera era meno compatta.
Mentre raccoglievo quel gioiello della natura, alzai lo sguardo e vidi, incastonata tra i rametti bassi di un giovane faggio, un’intera famiglia di Boletus edulis che sembrava strizzarmi l’occhio, semi nascosta dalle foglie.
Mi avvicinai eccitato e scoprii che, accanto a un capostipite quasi adulto, dal ragguardevole peso di quattro etti, c’erano la “moglie”, da circa due etti, e ben quattro figlioli ancora semi-bianchi, col cappello appena chiazzato di marrone.
Ben fatto. Allora i cinghiali non avevano distrutto tutto. Avevo buone speranze di mettere qualcosa di concreto nel cesto.
Notai poi che solo la lettiera priva di sottobosco era stata rivoltata. Dove c’erano piante, pietre o cespugli tutto era intatto. Ed è proprio lì, nello “sporco”, che mi divertii non poco a raccogliere bei porcini “freschi di buttata”.
Alla fine, in un raggio di soli duecento metri avevo già raccolto almeno due chili di funghi, nati in piena luce: a margine del bosco, tra giovani piante o cespuglietti, spesso accanto a pietre che avevano trattenuto l’acqua piovana carica di spore provenienti dal bosco.
Terminata l’ispezione in quel piccolo boschetto, tornai sulla mulattiera per scendere verso la parte più bassa e verificare se anche lì i cinghiali avessero rivoltato la lettiera.
Cinghialesse a funghi col bastone
Nella parte bassa del bosco ho visto con i miei occhi cosa significhi, per qualcuno – soprattutto per gli anziani – andare a funghi col bastone. Qui il bosco è più frequentato che in alto: niente rovi o “bush” a ostacolare il cammino, tutto libero e accessibile. Il bastone, in realtà, non servirebbe affatto.
Appena oltrepassato il primo faggio, noto che anche qui la lettiera è tutta rivoltata. Ma le foglie sono ancora bagnate: segno che l’operazione è appena stata compiuta.
Mi affretto a controllare se il branco di cinghiali sia ancora nei dintorni. Supero un grosso masso, alto almeno il doppio di me, giro l’angolo ed eccole lì, le “cinghialesse”: due signore sulla sessantina, armate di bastoni biforcuti, intente a spostare con cura maniacale ogni centimetro di foglie.
Avanzando verso di loro, trovo porcini piccolissimi pestati, e altri, ancora immaturi, divelti tra le foglie.
Mi chiedo: “Ma come fanno a non vederli? Pestano i porcini appena nati e, a colpi di bastone, eliminano pure le russule che capitano a tiro, come fossero un fastidio nella loro caccia al fungo perduto”.
Il sangue mi ribolle nelle vene. Le osservo per qualche istante, poi decido di intervenire.
Appena mi avvicino, smettono di rovistare di colpo. Sembrano due bambini sorpresi con le mani nella Nutella, che fingono innocenza dopo essere stati colti sul fatto.
Raccolgo alcuni piccoli porcini divelti, che ovviamente non avevano neppure notato, e sbotto: «Vi sembra un modo di cercare porcini? Sapete che è vietato per legge usare bastoni e rastrelli? E poi, scusate, ma siete orbe? Non vedete che state distruggendo tutto, porcini inclusi?»
Loro restano ammutolite, spiazzate. Io rincaro la dose: «Se i funghi non si vedono, vuol dire che non sono ancora grandi abbastanza per essere raccolti. Lo sapete almeno che è vietato prendere funghi immaturi?»
A quel punto una delle due, la più spigliata ma anche la più rabbiosa, mi risponde: «Scusi, ma noi ci conosciamo? No? E allora si faccia i caxxi suoi!»
«Questi sono proprio i miei caxxi!» ribatto. «Il bosco è anche mio e voi non avete alcun diritto di distruggerlo».
Interviene l’altra, con tono offeso: «Ma quale distruzione? Stiamo solo cercando funghi».
Ed è qui che la rabbia lascia spazio allo sconforto: come puoi far capire a persone convinte di non fare nulla di male che stanno, di fatto, devastando un ecosistema?
Con quei gesti stavano ponendo fine a una fungaia intera, mettendo a ferro e fuoco un equilibrio che potrebbe impiegare anni a ricostituirsi. Eppure, nella loro presunzione, erano addirittura persuase di avere ragione.
Risposte errate a domande giuste
Tornando al nostro scontro generazionale, non è certo la prima volta che mi imbatto in signori e signore attempati che si ostinano a praticare l’illecito del rivoltare la lettiera per scovare i funghi più facilmente. Un metodo che, al massimo, permette di raccogliere una manciata di esemplari immaturi: troppo pochi persino per insaporire venti grammi di riso.
E non è l’unica cattiva abitudine. Tra l’altro, chissà dove questi cercatori riescano ancora a procurarsi sacchetti di plastica da usare come contenitori per i funghi: un’altra pratica vietata eppure ancora diffusa, frutto dell’attaccamento ostinato a vecchie consuetudini, quando basterebbe poco per passare a retini aereati o cestini.
Non è neppure la prima volta che mi scontro con questi ostinati anziani e mi sento dire: “Ma lei cosa vuole saperne di come si cercano i funghi? Avrà ancora il latte sulle labbra e pretende di insegnare a me, che cerco da cinquant’anni, come si fa?”
In realtà il latte sulle labbra non ce l’ho più da decenni, ma anche se fossi stato un pischello ventenne, questo non mi avrebbe impedito di imparare le tecniche corrette. Perché oggi le conoscenze arrivano da libri, siti web come Funghimagazine.it e associazioni micologiche serie (ad esempio Gruppo Micologico Biellese), che insegnano come raccogliere funghi senza danneggiare il bosco.
Il vecchio e il bastone
Un giorno, entrato in un bosco della Pianura Padana, incontro un attempato signore. Anche lui con il bastone in mano, non per camminare, difendersi dalle vipere o mantenere l’equilibrio, ma… per scavare.
Anche in quell’occasione la lettiera era tutta divelta. Scoperto l’artefice di tanta distruzione, mi avvicinai al “fenomeno” e, trattenendo a fatica un rimprovero o peggio ancora un insulto, gli domandai educatamente: «Si trova qualcosa?»
«Macché! Un tempo qui era pieno di funghi fantastici. Potevi entrare a metà mattina, in pausa pranzo o persino al pomeriggio, e trovavi sempre una scorta di porcini pronti da raccogliere. Ora invece è pieno di gente. Se non arrivi prima dell’alba, quand’è ancora buio, non raccogli più nulla. Poi appena sorge il sole arrivano i giovani, in massa, tre o quattro per auto, sparsi ovunque nel bosco. Sembra una moda del momento, come spedizioni punitive».
Stavo per sbottare, ma mi trattenni e, mordendomi la lingua, replicai: «Sì, ma scusi… non si è accorto che se un tempo qui era pieno di funghi e oggi non se ne trovano più, non è colpa dei giovani, ma di anziani come lei che li raccolgono nel modo sbagliato?
Per esempio: come pensa che possano ancora nascere funghi se distrugge il micelio rastrellando la lettiera col bastone? E se raccoglie funghi immaturi, come quei due porcini che tiene nascosti in mano, come pensa che possano produrre spore e riprodursi?»
Lui mi rispose secco: «Ma cosa mi sta a dire? Io i funghi li ho sempre raccolti così e i funghi li ho sempre trovati».
«Sì, certo» ribattei, «finché il bosco è stato in grado di rimediare ai danni che lei e altri come lei hanno fatto. Ora però non ci riesce più, complice anche il cambiamento climatico. E i danni che voi avete provocato oggi li paghiamo tutti».
Come da copione, il signore si inalberò e mi mandò a quel paese: «Ma lei cosa vuole da me? È una guardia forestale? È un carabiniere? No? E allora si faccia i fatti suoi».
Ecco, “fatti i fatti tuoi” sembra la formula magica delle passate generazioni per giustificare i danni che hanno inflitto per decenni, dentro e fuori dai boschi.
Chi continua ad andare a funghi col bastone – usandolo nel modo sbagliato – non solo distrugge l’ecosistema, ma scarica irresponsabilmente sulle generazioni future il peso delle proprie azioni.
Un mondo vecchio che ci sta crollando addosso?
E sì, oggi lo vediamo anche noi, come già lo cantavano nel 1966 i The Rokes: un mondo vecchio che ci sta crollando addosso.
Solo che, a differenza di allora, il ritornello “ma che colpa abbiamo noi” non è più la voce dei giovani, ma la giustificazione degli anziani che, dentro e fuori dai boschi, hanno perpetuato per decenni pratiche sbagliate. Hanno devastato fungaie e habitat interi senza mai interrogarsi, convinti che fosse normale fare “come si è sempre fatto”.
“Che colpa abbiamo noi?”, si dicono. Ma la colpa c’è, eccome: perché non vedere il danno non significa non averlo causato. Oggi il prezzo lo pagano i funghi, il bosco e, soprattutto, le generazioni future.
Ed è qui che sta la differenza: noi non possiamo più restare inermi sotto le macerie di questo mondo vecchio. Noi reagiamo, noi ci ribelliamo.
Per questo Funghimagazine.it è sempre in prima linea: non solo per informare i lettori sulle nascite dei funghi, ma anche per educarli a una raccolta consapevole. Perché sì, si può andare a funghi nel modo giusto, senza fare danni, con responsabilità.
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Last Updated on 25/02/2026 by Redazione FM


Purtroppo troppi “cercatori” sono esasperati dalla quantità del raccolto e con i social si vedono persone che vanno come branchi di cinghiali pazzi in 4-8 persone battendo boschi interi, fregandosene delle quantità, spesso non ricoprendo i miceli, usando buste di plastiche e anche bastoni. La loro presenza la noti con tutte le altre specie divelte. La risposta “fatti i fatti tuoi” è tipica dell’ignorante che è convinto di aver anche ragione. Personalmente, anche se non sussiste divieto nelle mie zone per la raccolta di Amanita Cesarea (1 kg al giorno), personalmente nascondo gli esemplari di Cesarea, non raccolgo più amanite cesarea perchè noto che sta scomparendo visto che ancora troppi raccolgono questi esemplari allo stato di ovolo chiuso, sperando possano riprodursi ma spesso il giorno dopo sono scomparse… I porcini neri, molti esemplari li lascio nel bosco. Anche il rispetto delle quantità è importante, perché ho notato infine parlando con alcuni raccoglitori, che se non trovano nulla, se sono incivili, finiscono, esasperati dall’assenza del raccolto, con il devastare ancora di più il bosco.
Come darti torto Marco? Tutto ciò che hai scritto è condivisibile al 100%. Hai tracciato un quadro impietoso ma reale della situazione attuale dei funghi e dei boschi ed è innegabile che i social esasperano il tutto portandolo all’estremo. Purtroppo la gente non si rende conto che, la somma nel corso degli anni di azioni sbagliate, finisce per impoverire non solo i boschi ma anche chi, come hai giustamente detto, esasperato dall’assenza di raccolto, finisce per devastare ancora di più il bosco, raccogliendo quel poco che nasce, fossero anche microscopici funghetti appena visibili. Dobbiamo abituarci a imparare che i funghi non sono una risorsa infinita e già percepiamo che si stanno esaurendo
Buongiorno, nella foto vedo una busta piena di 🍄 Vergognosa la raccolta con busta,vietata…
Spero tu abbia letto l’articolo e che tu non abbia commentato solo guardando la foto di copertina, peraltro non reale, ma realizzata con AI per simulare un comportamento errato, ben deprecato all’interno dell’articolo. Graie