Pigne di abete bianco
Pigne di abete bianco

Abete bianco – Abies Alba

Abete bianco – Abies alba, Silver Fir – Gli alberi da funghi

💥🔥 Articolo completamente rinnovato nel mese di: Gennaio 2024

In questo articolo scopri tutto sull’Abete bianco, un generoso albero da funghi che in Italia vive soprattutto in montagna e il cui nome scientifico è: Abies alba.

Abete bianco – Abies alba – Scheda illustrativa

Abete bianco, scheda illustrativa
Abete bianco, scheda illustrativa

Abies alba Mill., 1759 – Tassonomia

L’Abete bianco, Abies alba fa parte delle Gimnosperme, ovvero di quel gruppo di piante che non producono fiori  o frutti, così come siamo abituati a intenderli.
É un sempreverde monoico i cui fiori sia maschili che femminili sono ben distinti e separati (come da scheda illustrativa).

Fa parte del Regno vegetale: Plantae,
Sottoregno: Tracheobionta, un Superphylum costituito da piante vascolari, quindi da piante provviste di vasi, con tanto di foglie, fusto e radici, che fissano la pianta al terreno da cui assorbe i nutrienti necessari, acqua e sali minerali, spesso grazie all’ausilio della Simbiosi, un’associazione micorrizica instaurata con alcune specie fungine, il cui compito è quello di facilitare l’assorbimento dei nutrienti dal terreno, in cambio di liquidi energetici prodotti attraverso la fotosintesi clorofilliana.
L’Abete bianco è infatti un ottimo simbionte per diverse specie fungine (tra questi anche alcune specie di Porcino), da cui si fa facilmente micorrizare.
Divisione Pinophyta,
Classe: Pinopsida,
Ordine: Pinales,
Famiglia: Pinaceae,
Genere: Abies,
Specie: A. alba.

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CARATTERISTICHE DELL’ABETE BIANCO

Morfologia / Caratteri Distintivi:

L’Abete bianco (Abies alba), in inglese 🇬🇧 Silver fir, è un albero che fa parte delle Conifere – Sempreverdi, dal portamento slanciato, che normalmente raggiunge i 30-50 metri d’altezza ma, può facilmente arrivare fino ai 60 metri, con un diametro medio del tronco attorno a 1,5 mt, ma che può raggiungere i 3 metri e più in alcuni esemplari monumentali che raggiungono facilmente i 500 anni d’età ma che, dove possono crescere indisturbati, possono raggiungere e superare il millennio. Nel corso dei decenni sono stati censiti diversi alberi monumentali pluricentenari o persino millenari, come descritto nell’apposito paragrafo dedicato agli Abeti monumentali.

Quando quest’albero cresce isolato, quindi in condizioni di illuminazione ottimale, ha un portamento eretto-slanciato, con fusto dritto e una fitta corona di rami bassi, che gli conferiscono una forma triangolare simmetrica. Spesso utilizzato quale albero di Natale.

Viceversa, se cresce all’interno di un bosco, quasi sempre in associazione con i Faggi, e a stretto contatto con altre piante, la sua base diventa priva di rami per almeno i ¾ della sua altezza, con chioma triangolare sviluppata quasi esclusivamente sulla parte apicale della pianta stessa.

Quest’albero si distingue facilmente e si differenzia dall’Abete rosso, grazie ad una differente disposizione dei rami, a corona, ma soprattutto grazie ad una disposizione orizzontale dei rami, che è detta ramificazione simpodiale, le cui chiome puntano verso l’alto anziché verso il basso, con tutti i rametti secondari che ugualmente puntano verso l’alto e non sono mai penduli, così come accade all’A. rosso.

Un altro carattere distintivo che fa individuare facilmente quest’albero, è la formazione del caratteristico “nido di cicogna“, nonché della forma “a candelabro“. Si tratta di un fenomeno naturale, dovuto alla cessazione della crescita del “puntale” che negli adulti avviene all’incirca al raggiungimento dei 60/80 anni d’età ma che, può avvenire anche nei giovani se fortemente stressati, se in competizione con altre piante vicine, se il ramo principale è stato mozzato o danneggiato da un fulmine, dal vento o dal peso della neve.
In tutti questi casi, in assenza di un ramo principale che continui a svilupparsi verso l’alto, alcuni rami secondari iniziano a ingrandirsi sempre più, sempre rivolti verso l’alto, fino a formare una raggiera di rami secondari dalla classica forma “a candelabro” al centro del quale si forma appunto il cosiddetto “nido di cicogna”.

Un’altra caratteristica che lo distingue da altri alberi simili è qualla di avere piccole gemme apicali, ovaloidi secche (*prive di resina), di colore bruno-rossastro ma biancastre alla base.

La sua corteccia è sottile e liscia, negli esemplari giovani, color grigio cenere, con frequenti scoli di resina in corrispondenza di occhi o eventuali piccole ferite. Viceversa negli esemplari adulti è ben fessurata in placche per lo più a forma di disco.

Il suo legno è relativamente morbido, leggero, facilmente lavorabile, perciò adatto quale materiale da costruzione, impiegato per la produzione di mobili o anche di doghe-perline.

Possiede aghi che a differenza dell’A. rosso, non sono tondi e appuntiti ma appiattiti e stondati, con il dorso inferiore di colore decisamente più chiaro rispetto a quello superiore, disposti sui rametti in forma elicoidale, ma spesso anche a pettine. La loro pagina superiore è di colore verde scuro lucido con un solco concolore al centro; la pagina inferiore invece è caratterizzata da due strisce biancastre con rivestimento ceroso.

Le infiorescenze sono dette macrosporofilli o microsporofilli. Le infiorescenze maschili formano i microsporofilli con antere di colore giallo, sono riuniti in amenti ovaloidi che crescono, rivolti verso il basso, sui rametti formatisi nell’anno precedente. Le infiorescenze femminili formano invece i macrosporofilli, questi sono dei veri e propri micro-coni eretti che possono avere un duplice aspetto, essere verdognoli e formano micro-coni multiscala con numerose brattee, oppure rossastri. La fioritura di solito avviene tra la primavera e l’inizio dell’estate.

I frutti non sono veri frutti, ma sono dei coni che vengono anche detti strobili, in gergo comune pigne. Queste hanno forma cilindrica-conica, sono lunghi fino a 15 cm con diametro medio di 3-5 cm. Sono poggiati agli apici dei rami e sono sempre rivolti verso l’alto (a differza di quelli dell’A. rosso che invece sono penduli, volgono verso il basso). Quando maturano (a differenza dei coni dell’A. rosso che cadono a terra rimanendo interi), i coni di questo abete si sfaldano completamente, squama dopo squama, direttamente sul ramo, liberando i propri semi che, grazie all’ala di cui dispongono, si possono disperdere nell’ambiente attraverso il vento. Se trovi a terra qualche cono di Abete bianco, vuol dire che questo è stato strappato dal vento e fatto cadere a terra ancora immaturo. Una volta che l’intero cono si è completamente sfaldato, rimane attaccato al ramo solamente l’asse del cono stesso, l’anima legnosa del cono.

I semi sono triangolari-ovati, giallastri, con una lunga ala di un colore che vira dal giallo al porpora. Contengono resina liquida che ha un gradevole odore. Questi sono protetti da brattee appuntite che sporgono dalle squame, quindi dalla pigna.

L’Abete bianco è una delle conifere con le radici più profonde, che conferiscono a questa pianta grande stabilità, cosa che non è valida per l’A. rosso. Il suo apparato radicale principale può variare tra il metro e mezzo e i 3 mt, con una radice principale fittonantem che lo ancora perfettamente al terreno, rendendolo al contempo meno soggetto a frane e smottamenti;  pur possedendo un apparato radicale poco ramificato, le sue radici orizzontali possono raggiungere e superare l’anpiezza della chioma dell’intera pianta, con lunghezze fino ai 10 mt.

Tutti questi principali caratteri distintivi sono ben evidenziati nella scheda illustrativa allegata a inizio articolo.

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DISTRIBUZIONE E HABITAT

Dove vive l’Abete bianco

L’Abete bianco (Abies alba), è un albero sempreverde (*che non perde gli aghi durante la stagione invernale, rimanendo appunto, sempre verde).
Ama il fresco, ma soprattutto necessita di molta umidità. Vive perfettamente bene in pieno bosco, quindi in piena ombra, per questo è detta specie sciafila (*che vive a proprio agio all’ombra). Il suo ecosistema ideale è quindi quello del bosco mesofilo. Cos’è un bosco mesofilo? É detto bosco “mesofilo“, quel bosco che si trova in un ambiente che è una via di mezzo tra l’umidissimo ambiente “igrofilo“, dove regnano stagni, sorgenti, e specie vegetali affini all’acqua, e l’ambiente “xerofilo” dove regna la siccità.

L’abete bianco necessita di piogge frequenti, costoni ombrosi, dove le nuvole basse invernali ristagnano sotto forma di nebbie molto umide che provocano pioviggini e piogge frequenti, ma con necessità di calore estivo e minor umidità atmosferica nel periodo più caldo, perché il ristagno di troppa calda umidità, favorirebbe lo sviluppo di parassiti sotto forma di muffe e ruggini. L’abete bianco come quello rosso ed il faggio, può resistere a temperature anche prossime ai -25°C con temperature medie annuali variabili tra i +6 ed i +12°C.

Gli abeti delle Alpi stanno subendo un maggior adattamento al clima continentale con stazioni anche in ambiente xerofilo-arido. Vegetano in ambiente meno termofilo rispetto al faggio, con optimum nella fascia montana superiore, ed un recente sempre maggior adattamento alle escursioni termiche tipiche del clima continentale con estati calde ed inverni rigidi. Gli abeti dell’Appennino viceversa, preferiscono maggiormente le stazioni termofile del faggio mentre il loro optimum è nella fascia montana inferiore, mescolandosi spesso con il castagno e talvolta anche col cerro.

Questa pianta è originaria dell’Europa centrale, dove vive in forma spontanea, quale specie autoctona, prevalentemente sui monti (nel meridione), a partire dai 500 mt, sui colli del centro Europa. Ama vegetare su suoli calcarei, con massima concentrazione tra le Alpi Dinariche e più in generale nella penisola balcanica occidentale, con anche alcune foreste sui Balcani bulgari del Montenegro-Albania e Macedonia del nord, ma si può adattare anche a suoli granitici in climi adeguatamente umidi.

Il suo areale è assai limitato in Spagna dov’è presente esclusivamente sui Pirenei. In Francia è presente in forma spontanea sui Pirenei, in Corsica, sul Massiccio Centrale, sulle Alpi, Vosgi e sullo Giura e in Normandia, ma oggi si possono trovare foreste con Abeti bianchi coltivati o inselvatichiti in tutta la Bretagna e Normandia, oltre che su tutta la Francia collinare più interna. É presente spontaneamente in tutta la Foresta Nera, nel resto della Germania meridionale fino a tutta la regione del Bayern (Norimberga e Francoforte sul Meno) e Baden-Württermberg ma in forma coltivata è presente in tutto lo stato con estensioni fin sul Lussenburgo, Olanda e Danimarca. Presente in tutta la Svizzera, salvo nelle zone d’alta montagna.
Ben presente anche in tutta la Polonia occidentale ad ovest della Vistola (Fiume Wisla), con ottima presenza in forma spontanea su tutti i monti e a sud di Varsavia.
Presente spontaneamente anche in entrambe le Repubbliche, Ceca e Slovacca, oltre che sui monti dell’Ucraina occidentale, Carpazi, Alpi Transilvaniche.

Nel corso degli ultimi 200 anni, la percentuale di Abeti bianchi presenti nei propri areali di distribuzione, è diminuita drasticamente a causa di vari fattori abiotici, alcuni naturali, come i Cambiamenti Climatici con una drastica diminuzione delle giornate costantemente umide, dei diminuiti apporti totali di pioggia e di un clima sempre più caldo e secco, ma anche di vari nuovi parassiti; altri affatto naturali quali il disboscamento, o trattamenti selvicolturali errati, quale l’autorizzazione alla creazione di piste da sci, pascoli o villaggi montani, oltre che taglio per la produzione di alberi di Natale.

In molti casi addirittura, si è preferito tagliare gli Abeti bianchi e al loro posto piantare Abeti rossi (in previsione di future migliori vendite di legname, essendo quest’ultimo più richiesto sul mercato), oppure Faggi.

Il genere Abies comprende all’incirca una cinquantina di specie. In Europa oltre ad Abies alba, sono presenti l’Abete bulgaro (Abies borisiiregis), presente in tutta la penisola balcanica meridionale e l’Abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis), che si differenzia dagli altri abeti, oltre che per l’areale di distribuione più meridionale e caldo, per la chioma espansa con aghi fitti che si trovano su tutta la lunghezza dei suoi rametti. Alcuni botanici trattano però queste due specie come semplici varità di Abete bianco, rispettivamente con i nomi di A. alba var. acutifolia per il primo e A. alba var. nebrodensis per il secondo.

Altre specie presenti in Europa sono l’Abete dei Pirenei o pirenaico (A. pinsapo), l’Abete greco (Abies cephalonica), l’Abete bulgaro ibrido (Abies borisii-regis) ibridatosi naturalmente con l’Abete greco.


L’ABETE BIANCO IN ITALIA

I genotipi presenti in Italia sono di origine balcanica nelle Alpi orientali, mentre in quelle occidentali sono autoctoni (anche se sempre più rari) e di tipo Alpino-Appenninico.

In Italia l’Abete bianco-Abies alba, è presente su tutte le Alpi, pur con maggior presenza su quelle lombarde e trivenete, minore in Piemonte, salvo tra Valsesia, Verbano-Cusio-Ossola e Alpi Marittime, oltre che in Val d’Aosta. Presente sulle Alpi Liguri e su tutto l’Appennino settentrionale con belle foreste attorno all’Abetone, Cento Laghi e Foreste Casentinesi. Qualche relitto di antiche foreste si trova ancora sui monti d’Abruzzo, nel Molise, in Campania meridionale con migliore presenza in Calabria sul Pollino, Orsomarso, Catena Costiera, Sila e Serre Aspromontane-Aspromonte.

Boschi da coltivazione-rimboschimento sono presenti sui monti Nebrodi in Sicilia e Luogosanto, nel Nord della Sardegna in Gallura interna, in questi casi però si tratta di esemplari di Abete dei Nebrodi (Abies nebrodensis).

Nord Italia

Boschi autoctoni di abete Bianco (Abies alba), si possono rinvenire in Trentino ed alta Lombardia tra le Orobie e le Retiche. In Trentino sono noti i boschi esclusivi di Lavarone in località Malga Laghetto. Qua era ubicato l’abete bianco più grande d’Europa: 54 metri d’altezza per 5,6 metri di circonferenza e all’incirca 260 anni d’età. Tra il 12 ed il 13 Novembre 2017, raffiche di vento attorno ai 100 kmh, hanno abbattuto questo monumento naturale, di cui rimane in piedi soltanto una base di 4 metri.

Bei boschi di abete bianco si rinvengono in generale in tutto il Trentino ma, bellissimi sono quelli della Val Noana nei pressi dell’omonimo lago, in provincia di Trento. In tutte queste zone, l’abete bianco è piuttosto ben presente all’interno dello stesso aerale del Larice e del Pino mugo.

In Piemonte gli Abeti bianchi sono comuni nelle Alpi Marittime e Liguri (Pigna-IM), ed una buona colonia sul Monte Nero (Appennino ligure) nel territorio di Ferriere (PC) (Val di Ceno-PR), molto meno diffusi sui rimanenti settori alpini. Nel 2017 nel territorio di Pietraporzio (CN), in alta Valle Stura di Demonte, salendo verso il Colle della Maddalena, è stato autorizzato il taglio di esemplari adulti di larice ma sopratutto di abeti bianchi. Diminuisce quindi il suo aerale anche nel Cuneese.

Buona la diffusione in alta Valsesia e nelle valli del Rosa tra Macugnaga-Ossola e Gressoney. Nel Biellese esiste una piccolissima colonia autoctona, con pochi ma splendidi esemplari monumentali e diversi piccoli vivai di ripopolamento di cui possiamo documentare alcuni bellissimi esemplari plurisecolari, ma di cui preferiamo omettere l’ubicazione, per preservarne l’integrità. Alcuni piccoli boschetti di Abete bianco si stanno formando spontaneamente su alcuni colli del Biellese orientale. Qua gli esemplari più adulti hanno già raggiunto l’età adulta, mostrando buona salute e produzione di coni-pigne. I primi esemplari di Abies alba in zona sono stati introdotti artificialmente a fine anni ’60 dello scorso secolo (insieme con esemplari di Abete rosso, Pino nero, Pino silvestre, Pino strobo e Larice), oggi grazie alla buona posizione costantemente in ombra, il sottobosco è ricchissimo di giovanissimi esemplari nati spontaneamente da seme.

In Valle d’Aosta l’Abete bianco è ben presente ovunque, anche se raramente forma vasti boschi (foreste) puri, più facilmente è presente in associazione con Abete rosso, Pino cembro e Faggio.

Appennino settentrionale

Abies alba è ben presente in Appennino, sia in quello ligure-emiliano che in quello tosco-emiliano e tosco-romagnolo, anche se spesso le colonie autoctone condividono l’aerale con l’ingombrante faggio, ingombrante poiché in diversi casi si è preferito tagliare gli Abeti bianchi per far posto ai Faggi. Sono apprezzabili i boschi dell’Appennino Tosco-Romagnolo e, ben noti sono i boschi di Vallombrosa nel Pratomagno presso il comune di Reggello in provincia di Firenze. In passato i boschi di abete bianco di Bocca Trabaria (Pesaro-Urbino) sono serviti per gli arredi della Basilica di San Pietro. Oggi esistono ancora abetaie presso la località di Fonte Abeti tra Valdimonte (PG) e Lamoli (PU).

Lazio e Abruzzo

Le zone note per il terremoto di Amatrice, tra Valle del Tronto e Monti della Laga / Monti Sibillini / Lago di Campotosto al confine tra Lazio ed Abruzzo, sono altrettanto noti per la presenza di boschi di questa conifera. In centro-sud Italia risulta ormai poco diffuso. Rare colonie autoctone. Qualche piccolo appezzamento in più è costituito da alberi da rimboschimento.

Tra  Abruzzo e Molise l’abete bianco è autoctono in alcune colonie attorno a Cortino (Teramo). Presso il Bosco della Martese e di Monte Pelone di Valle Castellana (Teramo). In generale però, in tutto l’Abruzzo l’abete bianco divide il suo aerale col Faggio. In Abruzzo l’abete bianco è protetto dalla Legge Regionale 11.09.1979 n. 45.

Più a Sud vi sono colonie anche autoctone, nel territorio di Rosello (CH) e Castiglione Messer Marino (CH), presso la Riserva dell’Abetina di Rosello. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo boschi autoctoni di abete bianco sono presenti sul Monte Corvo (AQ), presso la Selva di Ornano e sul Colle Pelato.

Nell’alto corso del Fiume Trigno nel Molise Nord occidentale, in provincia di Isernia, vi sono alcune centinaia di ettari di bosco di abete bianco situati tra i comuni di Pescopennataro, Sant’Angelo del Pesco e Capracotta. Proprio da Pescopennataro arrivavano due grandi esemplari di abete bianco che nel 2012 furono donati al Vaticano per diventare l’imponente albero di Natale di Piazza San Pietro, scatenando furiose proteste da parte di associazioni ambientaliste. In questi ultimi territori sono da menzionare la foresta degli Abeti Soprani, l’Abetina di Collemeluccio (Riserva Naturale di Collemeluccio) nel comune di Pescolanciano, L’Abetina di Selvapiana-Vallazuna e di Montecastelbarone e Monte Capraro.

Non molto distante da Potenza, una riserva regionale si chiama proprio Riserva regionale Abetina di Laurenzana. Boschi ad abete bianco si possono trovare anche a cavallo tra Basilicata e Calabria sul Pollino.

Calabria

Questo abete è meglio distribuito in Calabria. Tra Pollino, Sila, Serre calabresi ed Aspromonte si trovano boschi e foreste in cui quest’albero è assai ben presente, anche se spesso associato al faggio o al pino loricato.

Sulla Sila sono piuttosto comuni esemplari monumentali sia dell’Abies alba che del Pino laricio-Pino loricato. Nel comune di Taverna in località Cingoli, nel Catanzarese si possono ammirare alcuni di questi esemplari monumentali.

Un bellissimo bosco composto da esemplari ultra-centenari di abete bianco è visibile presso la nota località turistica di Serra San Bruno nelle Serre Vibonesi. Qua il “Bosco Archiforo” è attraversato da sentieri ben tracciati che partono dalla Certosa dei Santi Stefano e Bruno ed attraversano il bosco di Santa Maria dove si possono ammirare giganteschi abeti bianchi ultra-centenari. Per addentrarsi nella foresta che circonda la Certosa di San Bruno, basterà seguire una delle tante mulattiere a fondo naturale che circondano la Certosa tra i ruscelli ed un grazioso laghetto. L’escursione a piedi dal paese alla Certosa e al bosco di Santa Maria, copre la distanza di 3,5 km. Nel 1998 è stato inaugurato anche il Sentiero Frassati che da Serra San Bruno porta a Mongiana attraverso una bellissima foresta di abeti, meta di moltissimi cercatori di funghi.

Trovi la descrizione di tutti i sentieri, degli alberi monumentali, dei monti e quanto occorre conoscere sul territorio locale, nella nostra sezione Località dell’Enciclopedia di Funghimagazine seguendo le voci:
Semaforo dei FunghiCalabria tabelle Calabria località, quindiReggio Calabria ▪️ Vibo Valentia

Cittanova Gambarie San Giorgio Morgeto Mongiana Serra San Bruno


I boschi da seme di Abete bianco

Oggi in Italia sono presenti 35 popolamenti idonei per la raccolta di seme, iscritti ai Registri Regionali oppure compresi nell’elenco di cui all’ex Legge 269/73. Ad essi si può aggiungere il popolamento lucano di Lata (comune di Laurenzana, PZ), sebbene la Regione Basilicata non abbia ancora provveduto a formalizzare legislativamente un elenco di boschi da seme. Questo è il censimento ufficiale dei 35 boschi di abete bianco da seme dislocati sul territorio italiano:

PIEMONTE

► Salbertrand (TO) – Gran Bosco superiore; Salbertrand (TO) – Gran Bosco inferiore; Chiusa Pesio (CN) – Prèl-Buscaièa; Salza di Pinerolo (TO) – Brusà – Fontanette – Rebeirassea; Pietraporzio (CN) – Balaurb; Prazzo (CN) – Chiotsparsa; Mosso S. Maria (BI) – Alpe Cusogna; Toceno (VB) – La Colma.

LOMBARDIA

► Albaredo per S. Marco; Bema Garzino; Buscade e Dosso Chierico di Sotto (SO).

TRENTO ► Lavarone;  Mezzano – Val Noana;  Borgo Valsugana – Val Sella – BOLZANO ► Trodena.

VENETO

Asiago (VI) – Val d’Anime, val d’Assa; Roana (Segafredo) (VI) – Dosso; Calalzo di Cadore (BL) – Val d’Oten; Longarone (BL) – Caiada; Cortina d’Ampezzo (BL) – Sopis –  val Bona; S. Stefano Cadore, Campolongo (BL) – Comelico; S. Pietro Cadore (BL) – Val Visdende.

FRIULI VENEZIA GIULIAPaularo (UD) – Duron;

EMILIA ROMAGNA

► Santa Sofia (FC) – Campigna Santa Sofia; Bagno di Romagna (FC) – Badia Prataglia.

LIGURIA

► Pigna (IM) – Gouta – Val Nervia.

TOSCANA

► Abetone (PT); Poppi (AR) – Camaldoli; Reggello (FI) – Vallombrosa; S. Fiora (GR)- Convento S.S. Trinità.

ABRUZZO

► Rosello (CH) – Fonte Volpona.

MOLISE

► Pescolanciano (IS) – Collemeluccio; S. Angelo del Pesco, Pescopennataro (IS) – Abeti Soprani.

CALABRIA

► Badolato, Spadola, Stilo, Serra S. Bruno – Monte Pecoraro (CZ-VV); Serra S. Bruno, Spadola  (VV) – Bosco Archiforo; Serra S. Bruno (VV) – Bosco S. Maria; Taverna (CZ) – Monte Gariglione.


Boschi di Abete bianco oggetto di studi

Questi di seguito, sono i boschi che sono stati oggetto di studi sulla variabilità genetica:

Piemonte: Navette (CN), Prél-Buscaiè (CN), Terme di Valdieri (CN), Balaur (CN), Chiotspars (CN), Brusà-Fontanette-Rebeirasse (TO), Gran Bosco Salbertrand (TO), Fondo (TO), Cervatto (VC), Alpe Campello (BI), Bosco della Colma (VB), S. Bernardo (VB), Ceppo Morelli (VB).

Valle d’Aosta: Vargno (AO), Croix de la Fana (AO), Bondinaz (AO), Pendine (AO), Chabodey (AO), Bellouque (AO), Gressoney (AO).

Liguria: Gouta-Pigna (IM)

Lombardia: Camaluf (BS), Garzino (SO)

Trentino Alto Adige: Paganella (TN), Trodena (BZ), Favogna (BZ), Tesimo (BZ), Fleres (BZ), Laudes (BZ), S. Candido (BZ)

Veneto – Friuli Venezia Giulia: Val Visdende (BL), Dosso (VI), Duron (UD)

Emila Romagna: Monte Nero (PR), Ventasso (RE)

Toscana: Foreste Casentinesi (AR), Abetone (PT), Monte Amiata (GR)

Marche – Abruzzo: Alpi Apuane (MC), Macera della Morte (AP), Bocca Trabaria (PU), Fonte Volpona (CH)

Basilicata – Calabria: Vaccarizzo (PZ), Archiforo (VV), Gariglione (CZ)

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ABETE BIANCO, ESIGENTE E DELICATO

Devi sapere che l’abete bianco (Abies alba) è uno degli alberi più esigenti della foresta. Fruttifica solamente in tarda età ma, se si considera che può raggiungere facilmente i 500-600 anni, l’apparente tarda età è molto relativa.

Le pigne femminili dell’abete bianco (Abies alba), sono presenti solo negli esemplari adulti e in quelli isolati. Spesso lignificano sui rami che le hanno prodotte. L’abete bianco fruttifica non prima dei 25, più facilmente dopo i 30 anni d’età se gli esemplari sono isolati, solamente dopo i 50-60 anni, se si trovano nella foresta.

I semi dell’abete bianco germinano con molta difficoltà su di un substrato composto da soli aghi di abete bianco.

Questo perché gli aghi di questa conifera, col tempo tendono a produrre un humus poco adatto alla germinazione dei propri semi. Condizione indispensabile per la loro germinazione è la presenza di fogliame o aghi di altre specie arboree quali pino mugo, abete rosso, faggio, sorbi, rododendri, per questa ragione è più facile trovare boschi naturali misti, piuttosto che non boschi esclusivi.

Al di sotto dei 500 mt d’altezza l’abete bianco vegeta con enormi difficoltà perché necessita di un clima tipicamente alpino, freddo e molto piovoso, con piovosità ottimale compresa tra i 1500 ed i 2000 millimetri annui. Non è quindi buona pratica piantare questo grazioso albero al piano, sia nei boschi che in parchi o girdini. Questa pianta fa già molta fatica a sopravvivere in montagna, figuriamoci nei giardini di città o di pianura dove, oltretutto i livelli di inquinamento dell’aria e delle acque non gioca certamente a suo favore, anzi!

L’Abete bianco è considerata la specie arborea autoctona europea più sensibile all’inquinamento. Risulta particolarmente sensibile all’anidride solforosa (diossido di zolfo) perciò la presenza di strade di montagna con molte auto in transito, è fonte di forte stress per questa pianta, che subisce una forte necrosi sulle punte degli aghi, che diventano bruno-rossastri, rendendo al contempo meno resistenti alle forti gelate. L’anidride solforosa diventa ancor più dannosa per questa pianta, se associata alle nebbie o comunque a nubi basse inquinate.


MALATTIE, PARASSITI E AVVERSITA’💉😷💊💀

Come accennato, l’Abete bianco è un albero assai delicato, soggetto a frequenti malattie, oltre che a numerosi attacchi da parte di parassiti.
Non meno importanti i danni che questi alberi subiscono ad opera di alcuni animali che hanno la malsana abitudine di utilizzare queste piante per il “peeling”, ovvero per la toilettatura personale.

CERVI E CINGHIALI 🦌🐗

I cervi sono tra gli animali che da sempre usano gli abeti per il proprio “peeling”, per la toelettatura delle proprie corna che inizialmente risultano ricoperte da una membrana simile ad un finissimo velluto. Quando la crescita delle loro corna rallenta, queste iniziano a indurire. I cervi strofinano perciò le corna sugli alberi per liberarsi rapidamente di questo velluto che si sfalda.

Sempre gli stessi cervi possono danneggiare gli alberi, in particolar modo gli abeti, attraverso il morso praticato con gli incisivi sugli alberi. Oltre allo scortecciamento, quindi oltre a decorticare gli alberi, gli stessi cervi possono incidere gli alberi anche in profondità.

Qualcosa di simile accade anche con i cinghiali, autentica piaga moderna dei boschi italiani.
Essendo che gli abeti sono ricchissimi di resina, i cinghiali hanno preso l’abitudine di strusciarsi contro queste piante al fine di cospargersi di resine che possono liberarli da parassiti e al contempo fungere da medicina per lenire le punture causate dagli insetti parassiti. Non è raro infatti vedere abeti con la base completamente decorticata dai cinghiali, lacrimare resina in abbondanza, per poi morire entro pochi anni.

PICCOLI INSETTI – PIDOCCHI

L’Abete bianco è anche bersaglio preferenziale per l’insetto parassita Dreyfusia normannianae, oltre che di attacchi da parte di specie della famiglia Adelgidae, una piccola famiglia di insetti appartenenti all’ordine dei Rincoti Omotteri, afidi ovipari associati alle conifere che assai frequentemente richiedono ripetuti trattamenti fitosanitari su queste piante.

Larve del Pidocchio dell’Abete bianco (Dreyfusia normannianae) succhiano la corteccia dei giovani germogli e gli aghi di un anno d’età, provocandone la morte.

SCARABEI 🪲🪳

Scarabei dell'abete biancoVi sono diversi scarabei che possono provocare la morte della corteccia di diverse conifere, e quindi, indirettamente anche la morte dell’intera pianta, tra queste piante c’è anche questo abete che, in caso di siccità prolungata, diventa particolarmente sensibile e facilmente attaccabile da ogni parassita. Gli attacchi dovuti a questi scarabei sono del tutto simili a quelli provocati dai vari insetti tipografi, o dei tipografi stessi, e si manifestano attraverso la deposizione di larve sottocorticali che, nutrendosi della linfa o degli strati di legno più esterni dell’albero, ne provocano un forte stress e successiva morte, con consecutiva caduta di tutta la corteccia ormai essiccata.

Tra gli scarabei più nocivi c’è il Pityokteines curvidens, che colonizza la sua corteccia indebolendo ulteriormente gli alberi già indeboliti o morenti; questo insetto può attaccare anche alberi sani in periodi di prolungata siccità. Massicci e pesanti gli attacchi e danni provocati dallo Scarabeo delle cortecce di pino Cryphalus picea e Pityokteines vorontzowi che attaccano prevalentemente le chiome degli abeti.

Lo scarabeo gigante (Dendroctonus micans) provoca danni al tronco e alle radici di vecchi alberi ancora in vita. C’è poi il temibile Punteruolo del Pino (Pissodes piceae) che crea tane larvali alla base del tronco degli abeti adulti; questa infestazione è riconoscibile precocemente attraverso la comparsa di rami secchi con aghi di colore rosso nella parte inferiore della chioma.
Attaccano facilmente Abeti vecchi e indeboliti anche altri scarabei, tra questi: Eurythrea austriaca, Acanthocinus reticulatus e Pogonocherus ovatus.

BRUCHI 🐛🦋

Bruchi e farfalle dell'abete biancoAltri parassiti che possono mettere in serio pericolo i boschi di conifere, in particolar modo degli Abeti bianchi, sono il bruco (la larva) del Loopero bianco dei Pini (Bordered white – Bupalus pinaria); un bruco verde che si nutre di varie specie di Pino ma anche dell’Abete bianco.
C’è poi il Bombice del Pino (Dendrolimus pini) una falena che normalmente vive tra le conifere, senza causare grandi danni ma che, a causa dei cambiamenti climatici sta vedendo aumentare a dismisura le sue popolazioni e relativi attacchi alle piante di cui si nutre; il bruco di questa falena può causare reazioni tossiche di gravità variabile, in alcuni casi anche serie, per l’uomo.

La Lymatria monacha o falena suora provoca una rilevante defogliazione di Abeti, sia rosso che bianco; nell’anno 2007 un suo attacco provocò la completa defogliazione di un bosco di abete rosso nella vallata di Cogne in Valle d’Aosta.

La Panthea coenobita è una falena della famiglia delle Noctuidae piuttosto comune anche in Italia, le cui larve si cibano degli aghi di conifera, in particolar modo degli Abeti bianchi. Attacchi massicci da parte di questi bruchi provocano defogliazione anche completa degli alberi.

Tra i parassiti vegetali dell’Abete bianco, da segnalare il Vischio bianco o Vischio del Pino (Viscum album L. subsp. abietis) le cui radici si infilano fin nello xilema dei rami, causando un disequilibrio idrico, perdita di vitalità dell’albero ospite e incapacità dell’albero colpito di assimilare anidride carbonica.


Funghi parassiti dell’Abete bianco 🍄🌲

Questo albero può essere attaccato da diverse varietà di funghi parassiti, variabilmente nocivi. Ciò accade soprattutto nelle zone più umide, conche in cui siano presenti boschi fitti al riparo dal vento. Va detto però che, in buona parte, questa pianta risulta meno sensibile (rispetto ad es. all’A. rosso) agli attacchi da parte dei marciumi del tronco poiché, possedendo un nucleo umido con assenza di ossigeno, questo inibisce la crescita e lo sviluppo dei funghi parassiti.

Tra i più nocivi vi è senza dubbio il fungo Chiodino (Armillaria mellea/Armillaria ostoyae) che provoca marciume bianco, soprattutto in alberi indeboliti le cui radici superficiali siano state danneggiate da cervi o cinghiali.

Il Cancro del Pino (Scopazzi), (Melampsorella caryopyllaceum) è un micromicete rugginoso che attacca i giovani aghi, germogli e ramoscelli di un anno. Ha una forte presenza nel nord-est italiano, lieve in Calabria. É particolarmente virulento nelle zona alpine ad elevata piovosità quindi soprattuto in Friuli Venezia Giulia. Le ipidemie maggiori si verificano nei fondovalle chiusi e si manifestano attraverso una ruggine che colpisce l’apparato fogliare. In primavera colpiscono l’abete bianco con un ingrossamento dei giovani rami su cui si formano i caratteristici “scopazzi”, germogli tozzi e giallastri; l’indebolimento delle piante colpite, le rende sensibili al gelo che ne può provocare la morte.

Altro fungo-ruggine che colpisce questa pianta è il Pucciniastrum epilobii, un fitopatogeno che di solito infetta le Fucsie, ma che può interessare anche questo abete, in particolar modo i suoi aghi più giovani.

Il fungo dell’Abete rosso, può colpire anche l’Abete bianco; si tratta del Phellinus hartigii un macromicete-Basidiomicete piuttosto comune, molto simile al Fomes fomentarius, ma tipicamente presente su entrambi i due abeti. Questo fungo penetra nel tronco attraverso ferite e monconi di rami e provoca il marciume bianco che può portare a fratture della corona e del tronco. Di norma questo fungo è considerato un parassita secondario, in quanto il suo attacco avviene subito dopo l’attacco primario da parte della Lirula nervisequia, un Ascomicete agente di ruggine, che causa il disseccamento e la caduta degli aghi dell’Abete bianco.

Un altro macromicete parassita che attacca questo abete è l’Heterobasidion annosum, un Basidiomicete non commestibile e parassita, che attacca le piante del genere Abies, su cui provoca marciume centrale radicale.

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I FUNGHI DELL’ABETE BIANCO (ABIES ALBA)

Sono abbastanza numerosi i funghi che formano simbiosi con l’abete bianco (Abies alba). Andar per funghi in un bosco di abete bianco non è mai una perdita di tempo. Qua le stagioni migliori per la ricerca di funghi sono la primavera e l’autunno ma, in alta montagna anche l’intera estate.

Tra le numerose specie fungine più comuni, qua puoi trovare vari tipi di funghi del genere AmanitaBoletus/Porcini, Cantharellus, Hygrophorus, Lactarius, Lepista, Russula e altri.

3 tra tutti i funghi, sono i più comuni e rappresentativi del bosco di abete bianco, questi sono i Porcini, i Marzuoli e i Galletti/Cantarelli.

PORCINI

Chi non si è mai imbattuto in splendidi esemplari di funghi porcini in un bosco di abete bianco? Mai fatto questa esperienza? Allora vuol dire che ci sei andato in un momento sbagliato, in un periodo siccitoso con scarsa presenza di piogge. Diciamo che le ingombranti “bolle calde africane”, le bolle d’aria calda africana che ultimamente sono sempre più frequenti e che rovinano il fragile equilibrio del sottobosco, rappresentano un grosso danno, sia per la vegetazione degli abeti stessi, che per quella dei loro funghi simbionti, oltre che di quelli saprofiti.

Il bosco di abete bianco è sempre caratterizzato da assenza di cumuli di aghi, quindi da una lettiera assai modesta in spessore e più facilmente da humus affiorante e non coperto, salvo nel caso di bosco misto con presenza di vari abeti e faggi. Cosa che invece avviene nel bosco di abete rosso dove, i fragili aghi possono cadere anche a seguito di un colpo di vento, creando spessi strati di aghi che degradano molto lentamente.

Nel bosco di abete bianco, frequentemente dominano tappeti di muschio, oppure humus nero assai umido. Qua i funghi li vedi sin da lontano, proprio in virtù dell’assenza di distrazioni ottiche.

I Funghi Porcini amano sia il bosco esclusivo di Abete bianco, che e forse maggiormente, quello misto con anche i Faggi. Le specie porcine che puoi trovare in questi boschi sono prevalentemente due: il classico Porcino chiaro autunnale (Boletus edulis), presente tra l’estate e l’autunno, ed il precoce Porcino Rosso-Pinicola (Boletus pinophilus) che può comparire sia precocemente a inizio primavera, che tardivamente in tardo autunno ma, in alta montagna anche durante l’intera estate. Più sporadica la presenza del Porcino Estivo (Boletus reticulatus/aestivalis) presente in questi boschi prevalentemente a sud dell’Appennino settentrionale e soprattutto in boschi misti con Faggi.

MARZUOLI (Hygrophorus marzuolus)

In primavera, appena si sciolgono le nevi invernali, non dimenticarti di farti un giro nei boschi di conifere, ma soprattutto di abete bianco (se però conosci bene le fungaie ti ci potresti recare anche in pieno inverno). I funghi marzuoli o dormienti, Hygrophorus marzuolus, sono certamente i funghi più attesi dell’anno micologico, proprio perché nascono in un periodo ostico in cui, nei boschi, c’è quasi assoluta assenza di altri funghi commestibili. Puoi scoprire tutto su questo ottimo fungo, leggendo il nostro articolo: Hygrophorus marzuolus, Marzuolo o Dormiente.

GALLETTI (Cantharellus cibarius)

Un’altra esperienza che devi assolutamente fare durante la tua lunga attività di cercatore di funghi, è senz’altro quella di giungere in un bosco di abeti, il cui sottobosco coperto di muschi, non ha il tipico colore verde del muschio, ma ha il colore giallo di centinaia o migliaia di galletti/finferli/cantarelli. Questa esperienza puoi farla senz’altro in Trentino Alto Adige, sia nei boschi di abete bianco che di abete rosso, ma più in generale, la puoi fare in qualsivoglia bosco esclusivio o misto in cui sia presente quest’albero.

Scopri tutto su questo ottimo fungo, assai apprezzato-ricercato-profumato, leggendo il nostro articolo: Cantharellus cibarius e altre specie di Galletto.

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Altri funghi simbionti-micorrizici dell’Abete bianco

Funghi dell'abete biancoSono molti i funghi che formano ectomicorrize con questa pianta. Oltre ai Porcini, ai Marzuoli e ai Galletti, da ricordare il Butyriboletus subappenbiculatus che, a differenza del suo quasi gemello B. appendiculatus (associato alle latifoglie) è un simbionte esclusivo degli Abeti bianchi, pur essendo presente anche nei boschi misti con Faggi, ma in cui sia comunque sempre necessariamente presente questo abete.

Un’altra boletacea ben presente nei boschi di questo abete è il Caloboletus calopus, il Porcino amaro dalla variopinta colorazione rossiccia-giallognola e dal viraggio blu-azzurrognolo delle sue carni, assai pronunciato (vedi schede dedicate ai funghi che cambiano colore ► Perché alcuni “Porcini” diventano blu? oppure ► Quali sono i “Porcini” che cambiano colore?

Anche il Boleto dal piede rosso (Neoboletus erythropus/praestigiator) è facilmente rinvenibile in questo ambiente boschivo, spesso insieme con i vari Pinaroli/Pinaioli (Xerocomus sp. o Imleria badia). Un boletaceo dall’aspetto piuttosto singolare, che micorriza questo abete è lo Strobilomyces strobilaceus, un fungo con la spugna di colore bianchiccio-grigiastro, con fioccosità marrone-bruna-nerastra sul cappello. Singolare anche il Porphyrellus porphyrosporus, uno pseudo Porcino di colore uniformemente marrone-bruno-nerastro con cappello tendenzialmente vellutato, molto comune nei boschi di conifere del Triveneto.

Le Finferle sono presenti nella variante meno pregiata del Craterellus lutescens, ovvero con il C. tubaeformis; simile ma meno colorato rispetto al noto “fiammiferino“, più marroncino, meno giallo-aranciato e soprattutto meno profumato.

Una rarità per il territorio italiano è il gomhus clavatus o Fungo della Carne, un fungo simile ad un Galletto, assai più carnoso e dalle colorazioni violacee che puoi conoscere meglio leggendo l’apposita scheda su Funghimagazine ► Gomphus clavatus il fungo della Carne.

Tra le Amanite, le più comuni in questi boschi sono senza dubbio l’Amanita citrina e l’Amanita muscaria. La prima dai colori giallognoli-verdastri, la seconda è il classico fungo dei puffi, l’amanita dal cappello rossicio con placche bianche.

Ben presenti anche le Russule, soprattutto con Russula densifolia e Russula azurea. Altre presenze tipiche: Tricholoma flavovirens, Cortinarius elatior, Cortinarius rhaebopus, Cenococcum geophilum, Piloderma bicolor e Polaria terrestris.


ABETE BIANCO O ABETE ROSSO, COME DISTINGUERLI?

Non tutti sanno distinguere un Abete bianco (Abies alba) da un Abete rosso (Picea abies). Sebbene possano sembrare molto simili, questi due abeti hanno molti caratteri non comuni e ben differenziati.

IL GIOCO DELLE DIFFERENZE

L’ABETE BIANCO 

ha un portamento slanciato, se cresce dentro al bosco, il suo tronco risulta spoglio per gran parte della sua altezza, con una piccola chioma apicale. Se cresce isolato allora si presenta con fitti rami che partono sin dalla base e tendono sempre verso l’alto. Ha un tronco liscio negli esemplari giovani, di colore grigio-argenteo. Negli esemplari adulti invece la corteccia si divide a piccole placche quadrate o rettangolari in forma circolare. Non produce resina ma piccole sacche che contengono trementina di colore trasparente o bianchiccio. Ha aghi folti, appiattiti, carnosi, e spesso distribuiti a pettine (quasi come per il Tasso/Taxus baccata) con punta tondeggiante e non pungente, verdi brillanti-lucidi sul dorso superiore, bianchicci-cerosi sul dorso inferiore. I coni femminili, detti “pigne”, sono eretti, puntano verso l’alto e tendono a lignificare sui rami dopo che ad inizio autunno sono cadute tutte le squame della pigna liberando i semi. I coni immaturi spesso emettono gocce di trementina bianca o trasparente.

L’ABETE ROSSO

ha un portamento molto variabile, a seconda dell’altitudine a cui cresce. Tende ad esser ugualmente slanciato con rami distanziati regolarmente, che tendono a cadere verso il basso per poi rialzarsi sulla punta formando così una grossa incurvatura, all’interno della grande ansa i rametti secondari non puntano verso l’alto ma sono penduli. Ha corteccia con placche fini, di colore marrone su sfondo rossiccio. Produce molta resina, anche colorata di bianco-ocra-ambrato, che cola fino a terra dove può formare spessi strati di resina solidificata di colore bianco-giallognolo-ocra-rossiccio. Ha aghi un po’ asfittici, appuntiti e pungenti, disposti attorno al rametto e cadono facilmente al tatto, soprattutto sui rametti interni con più di 3 anni d’età. Questi formano una spessa lettiera che degrada molto lentamente. I coni femminili, detti “pigne” sono penduli, ovvero puntano verso terra, sono inizialmente verdi ma poi virano al rosso per diventare definitivamente marrone chiaro, marrone-rossiccio.

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SPECIE SIMILI – IBRIDI

l’Abete bianco (Abies alba) può facilmente ibridarsi con l’Abete bulgaro (Abies borsii-regis), che a sua volta è considerato un vero e proprio ibrido naturale dell’A. bianco con l’Abete greco (Abies cephalonica).

Tentativi di ibridamento-incorcio andati a buon fine, sono stati effettuati con l’Abete del Colorado (Abies concolor), con l’Abete Spagnolo (Abies pinsapo) e con questi altri abeti: Abies grandis, Abies homolepis, Abies Nordmanniana, Abies numadica e Abies veitchii.

Non sono invece considerabili incrociabili con l’Abete bianco, l’Abete coreano (Abies koreana), (molto simile con coni di colore bluastro-violaceo) e l’Abete della Sierra (Abies concolor var. Iowiana – Abies concolr subsp. Iowiana).


ABETI MONUMENTALI

Esistono decine di grandi abeti considerati monumentali già censiti. Gli abeti sono tra gli alberi più grandi e abbondanti d’Europa, tra i più imponenti, da segnalare:

Doria GTF – Al momento è considerato il più alto e più grosso abete al mondo, misurato in arrampicata. Si trova nello stato del Montenegro, regione di Kolasin, Biogradska Gora National Park. É alto 59,71 mt per una circonferenza di 7,13 mt e volume stimato di 75-80 m3, con un’età stimata attorno ai 500 anni, con margine di 100 anni in più o in meno. Quest’albero è la diciottesima conifera più grande conosciuta al mondo.

Abete bianco Slovacco – Altezza 56,1 m, DBH 129,5 cm, si trova presso la Riserva naturale nazionale di Dobroč in Slovacchia.

► Abete bianco Große Tanne bei Waldhaus – Altezza 53,3 m, DBH 219 cm, volume 50 m³ (2013), si trova in Germania.

Abete bianco della Foresta Nera – Altezza 68 m, DBH 380 cm, volume 140 m³, si trova in Germania.

Abete bianco Principe Giuseppe – Altezza 50 m, DBH 207 cm, volume 65,3 m³, si trova nella foresta bavarese vicino a “Vyšší Brod”. Nato attorno al 1839.

► L’abete bianco più alto d’Europa era Avez del Prinzep o Avez del Prinzipe, alto 54 metri, aveva una circonferenza di 5,6 mt. Si trovava nel comune di Lavarone in località Malga Laghetto. É morto nel novembre del 2017 a causa di una tempesta di vento che spezzò l’albero, facendolo cadere quasi per intero. Rimase alla base un solo troncone altro 4 metri.

Aveδòn, è un esemplare di A. bianco alto 60 metri, con circonferenza di circa 10 metri situato in Val Noana, in provincia di Trento.

► Nel comune di Bema, in provincia di Sondrio nella valle del Bitto di Albaredo, presso l’Alpe Vesenda si erge un Abete bianco monumentale chiamato Avèzz de Üusénda, alto quasi 39 metri con circonferenza di 5,60.

► Nel comune di Garessio (Cuneo), in borgata Valcasotto, al confine tra Garessio e Pamparato si trova l’Abete bianco di Valcasotto, alto 40 mt con 425 cm di circonferenza, età stimata 100-200 anni.

Abete bianco di Cajada si trova in Veneto, provincia di Belluno, comune di Lavarone località Cajada. Alto 42 mt ha una circonferenza di 380 cm.

► In provincia di Trento, nel comune di Avio, si trova il “Patriarca del Baldo” un Abete bianco monumentale alto 25 mt con circonferenza di 600 cm, 150 anni approssimativi d’età ma soprattutto uno spettacolare “candelabro” che forma un altrettanto spettacolare “Nido di Cicogna” con ben 8 branche-rami disposti in forma circolare.

►l‘Abete bianco di Malga Portella si trova a Cave del Predil-Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia, è alto 32 mt con circonferenza di 490 cm, età stimata 150 anni.

► La Calabria vanta la presenza di numerosi Abeti bianchi monumentali, questi i più grandi:

  • Abete bianco di Bagaladi (RC), località Colonia di Chiera, Parco Nazionale dell’Aspromonte. Alto 26 mt, circonferenza 355 cm.
  • Abete bianco di Cardeto (RC), località Mano di Maddà, Parco Naz. dell’Aspromonte, alto 26 mt, circonferenza 470 cm.
  • Abete bianco delle Tre Aie, comune Reggio Calabria, Parco Naz. dell’Aspromonte, alto 35 mt, circonferenza 340 cm medi, 411 massima.
  • Abete bianco di Zervò, comune di Santa Cristina d’Aspromonte nel Parco Nazionale in località Zervò, alto 31 mt con circonferenza di 490 cm.
    – stessa località ma presso il Sanatorio Abete bianco del Sanatorio di Zervò, 30/31 mt d’altezza e 406/490 cm.
  • Abete bianco “Abetazzo”, comune di Scilla, località Abetazzo, 26 mt d’altezza e circonferenza di 495 cm.
  • Abete bianco di Longobucco, presso Cava dell’Orso, alto 28 mt per 460 cm.
  • Abete bianco di Agrimulara presso Serra San Bruno (VV) in località Agrimulara, alto 36 mt per 370 cm.
  • Abete bianco di Contrada Covala di Bagnara Calabra, alto 25 mt per 390 cm.
  • Abete bianco di Albi (CZ) Presso Villaggio Buturo Casa Giulia 34 mt per 410 mt.
  • Abete bianco di Taverna (CZ) presso Villaggio Butaro loc. Frainella, Colle del Telegrafo, alto 40 mt per 6 mt di circonferenza.
  • Abete bianco di Taverna, Località Gariglione presso SIC Monte Gariglione Riserva Naturale Biogenetica “Gariglione Pisarello”, alto 37,5/max 40 mt, circonferenza 440/460 cm.
    – stessa località A. bianco da 33 mt con circonferenza di 410 cm.
    – altro Abete da 25 mt per 515 cm
  • Abete bianco di Spezzano Piccolo (CS) in località Salesiani, misura 15 mt d’altezza per 4 mt di circonferenza
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FOTOGALLERY ABETE BIANCO

Di seguito alcune immagini di Abete bianco – Abies alba, di alcuni particolori/segni distintivi, alberi monumentali o funghi raccolti in boschi di abete bianco.

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Angelo Giovinazzo

Divulgatore scientifico, studioso di Scienze Naturali, Micologia, Geografia, Geologia. Tecnico di accoglienza turistica, ex redattore di articoli Meteo. Dal 2018 fondatore/proprietario e amministratore di funghimagazine.it

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