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Boletus pinophilus o pinicola, Boletus fuscoruber – Porcino rosso

E' il fungo Porcino del freddo, il meno comune tra i 4 tipi di Porcini, molto ambito per le sue belle forme e perché spesso massiccio, può raggiungere pesi considerevoli. Anche detto Porcino rosso per il suo cappello dai cromatismi rosso-violacei

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Ti faccio conoscere il Boletus pinophilus o pinicola – Boletus fuscoruber – Porcino rosso

Informazioni scientifiche: Tassonomia

Si tratta di fungo appartenente alla Divisione dei ‘Basidiomycota‘, Classe: Basidiomycetes, Ordine: Boletales, Famiglia: Boletaceae, Genere: Bolelus, sezione: Edules, specie: Boletus pinophilus Pilàt et Dermek – Boletus edulis var. fuscoruber

Etimologia

Boletus deriva dal vocabolo greco bolos = che attiene alle zolle di terra
Pinophilus invece deriva dal vocabolo latino pinus = pino, e dal vocabolo greco phileo = che ama i pini (ma non solo ndr)

Sinonimi

Boletus pinicola (Vittad.) Venturi
Boletus edulis var. fuscoruber, dal latino fusco + ruber = rosso scuro

Si tratta di due varietà differenti di fungo Porcino ma, oggi si tende a non far più distinzione tra il Porcino pinicola ed il Boletus fuscoruber che, all’occhio del profano potrebbero anche risultare identici, così come lo sono dal punto di vista del DNA.

Nonostante andrebbero considerate come due varietà differenti, si tende a non dare più importanza tassonomica a questa specie che è stata assimilata al Porcino Pinicola.

Boletus fuscoruber o Porcino rosso

Boletus pinophilus o pinicola – Boletus fuscoruber – Porcino rosso
Boletus edulis var. fuscoruber, raccolti in bosco misto Faggio-Abete in alta Valsesia – foto: Angelo Giovinazzo

Ti descrivo comunque le caratteristiche peculiari del Boletus fuscoruber, così che tu lo sappia riconoscere e distinguere in caso di ritrovamento.

A differenza del Porcino pinicola che ha gambo tendenzialmente rossiccio-reticolato, il fuscoruber il gambo ce l’ha di colore chiaro, quasi sempre bianco o crema, con al più qualche leggera striatura.

Il gambo poi, spesso ha forma di damigiana o di pera, con grosso rigonfiamento in mezzo, poi attenuato alla base.

Non è insolito trovare esemplari con il gambo più largo del cappello.

Il suo cappello risulta sempre massiccio, spesso mal formato con molte scanalature, vellutato e di colore rosso mogano, tendente a risultare più scuro negli esemplari più piccoli.

Ha pori e tubuli bianchi che maturando diventano color crema, poi giallo olivastro, e spore color bruno-oliva.

La sua carne è ben soda e pesante, bianca ed immutabile. Sotto la cuticola del cappello tende leggermente al rosa.

Il suo habitat ideale è il bosco misto di Faggio con Abete bianco o rosso o anche con Pino a due aghi.

Vegeta soprattutto su suoli scoperti e privi di lettiera o anche tra cespuglietti di Mirtillo, e preferibilmente su suoli tendenzialmente calcarei, perciò risulta più comune nel Triveneto ed in Appennino.

Boletus pinophilus o pinicola – Boletus fuscoruber – Porcino rosso
Porcini Rossi var. fuscoruber dei colli Torinesi. Foto: Vanes Iriskic

IL PORCINO DEL FREDDO – BOLETUS PINOPHILUS o PINICOLA

Boletus pinophilus Pilàt & Dermek (Boletus edulis subsp. Pinicola)

Boletus pinophilus o pinicola – Boletus fuscoruber – Porcino rosso
Porcino Rosso o Pinicola delle valli del Torinese. Foto: Riccardo Spagnoli

Nomi comuni

In italiano è detto ‘Porcino rosso’ (il rosso), ma più frequentemente viene semplicemente chiamatoPinicola’. Nel Triveneto ‘Brisa Rossa’ o ‘Rigorsella’, in Liguria ‘Bertone‘.

Nel Piemonte settentrionale e Prealpi lombarde, in molte località viene detto ‘Porcino nero‘, per via del suo colore violaceo tendente al bruno-nero, ma non va confuso con il vero Porcino Nero o Bronzino, che è il Boletus aereus.

Nel Tirolo-Alto Adige e paesi alpini di lingua tedesca, è detto ‘Roter Steinpilz’, ovvero fungo di pietra rosso, a sottolineare la sua consistenza e durezza ‘come pietra‘.

COME RICONOSCERLO

Ha un aspetto inconfondibile.

Esteticamente parlando, si tratta di un fungo dal tipico aspetto da Porcino, ma col cappello color rosso-bruno.

Tozzo, massiccio, corposo e sodo

Può raggiungere pesi considerevoli e non è raro trovare esemplari che superano il chilogrammo, avvicinandosi in alcuni casi, anche ai 2 chili.

Tra i funghi Porcini è il fungo a più rapida crescita, in presenza di particolari condizioni climatiche, assai favorevoli.

Molti cercatori, riportano di non aver trovato nessun fungo sotto alla ‘pianta buona‘, ma tornati sul posto dopo due soli giorni, di aver trovato un esemplare già adulto, con barba verdastra e di grandi dimensioni, comunque ben oltre il mezzo chilo.

Quando cresce / quando cercarlo

Essendo che, questo fungo Porcino è a tutti noto col nome di ‘Porcino del freddo‘, è lapalissiano che bisogna cercarlo nei mesi freddi, in cui gli alberi sono in vegetazione e non dormienti.

É il più precoce tra tutti i funghi Porcini

I primi esemplari fruttificano già a primavera, sin dal mese di Maggio, per poi diradarsi tra Giugno e Luglio, ritirandosi solo in alta quota ad Agosto, e ridiscendere fino in bassa collina tra Ottobre-Novembre, con ritrovamenti eccezionali anche ad inizio Dicembre.

La sua presenza nei boschi, ma soprattutto la sua distribuzione e diffusione, oggi più che mai, è assai variabile e legata ai recenti cambiamenti climatici, con nascite spesso imprevedibili.

A Maggio compare in medio-bassa montagna, preferibilmente su balconi al riparo dai venti di Maestrale, Tramontana, Grecale e Levante.

Rosa dei venti, funghimagazine
La Rosa dei Venti
Se non sai distinguere la provenienza dei venti, potrebbe aiutarti la Rosa dei Venti, spiegata in questo articolo:

Come orientarsi nei boschi, versanti ed esposizioni

Tra Giugno e Luglio si alza leggermente di quota, arrivando fino al limitare della vegetazione arborea, ed iniziando a fruttificare anche tra i prati ai margini dei boschi, o nelle radure tra erbe e cespugli di Mirtillo.

Uno shock termico successivo ad una nevicata tardiva in montagna, o ad una grandinata, può favorirne le nascite improvvise e diffuse, su piccoli territori.

In piena estate, quando il caldo si fa eccessivo pure in montagna, con Zero Termico che supera i 4500 metri, questo fungo diventa pressoché assente.

Torna a fruttificare sulle Alpi, con l’arrivo dei grandi temporali post-ferragosto, abbassandosi di quota man mano che le grandinate o i primi sbuffi d’aria Nord Atlantica inizieranno a valicare le Alpi.

Un tempo, i grandi autori di testi sui funghi, riportavano date piuttosto precise sulla distribuzione e fruttificazione dei funghi.

Oggi purtroppo questi testi non sono più attuali, risultando persino obsoleti a causa della flessibilità e forte dinamicità climatica conseguente ai cambiamenti climatici.

A proposito di cambiamenti climatici, potrebbe risultarti utile leggere questo mio articolo:

Funghi e clima. I cambiamenti climatici ed i funghi

Scoprirai che il ritrovamento di funghi quali i Porcini Pinicola, può variare di anno in anno in base all’andamento climatico.

Freddo tardivo, caldo precoce, estate secca e rovente o viceversa fresca e piovosa, autunno insolitamente caldo con estate infinita, oppure autunno gelido con nevicate precoci.

Ognuna di queste situazioni climatiche può modificare sensibilmente, o del tutto stravolgere la normale comparsa dei funghi più termofili, ovvero legati all’andamento delle temperature.

Trattandosi di fungo ‘freddofilo‘, capirai che la sua fruttificazione risulterà più presente con clima fresco-umido, o del tutto assente con clima secco-caldo o torrido-rovente.

In linea di massima puoi scoprire quello che dovrebbe essere il suo calendario di fruttificazione, leggendo i due articoli specifici sul calendario dei funghi Porcini, scritti dall’amico Riccardo Spagnoli con il mio contributo.

Il calendario dei funghi Porcini primavera-estate

Il calendario dei funghi Porcini autunnali-invernali

IL LORO HABITAT, DOVE CERCARLI

Prima di descriverti il tipico habitat del Porcino Rosso o Pinicola, posso dirti che, solitamente, le prime località italiane che vedono discrete fruttificazioni di questo fungo, si trovano tra le province di Torino ed il Cuneese di confine con la Liguria.

Ti racconterò invece più avanti le località d’Italia dove potrai avere più probabilità di trovarlo.

IL PORCINO CHE AMA I SUOLI FREDDI E PRIVI DI LETTIERA

Quando si parla di habitat dei funghi, molto spesso si va incontro a confusioni non da poco, generati dalla diffusione del web.

Giusto per farti un esempio, autorevoli autori quali Cetto o Moser riportano che questo fungo ama i terreni non completamente acidi perché prossimi o sovrastanti a formazioni calcaree.

In alcuni testi sul web si trova invece erroneamente scritto “perché prossimi o sottostanti a formazioni calcaree”, dove la formazione calcarea non può trovarsi al di sopra dell’humus in cui vegeta questo fungo (errore di trascrizione evidentemente).

Facendo solamente affidamento alle centinaia di segnalazioni dei nostri lettori, oltre alle nostre numerose perlustrazioni in situ, sappiamo che questo fungo predilige i suoli acidi e possibilmente i cristallini granitici.

Il valore di pH dell’humus in cui vegeta, dev’essere normalmente compreso tra 4,0 e 6,0, quindi da fortemente a mediamente acido.

Perfetto quando il suolo risulta libero da lettiera di foglie con humus nero, ideale persino la stessa torba, meglio se compatto.

IL FUNGO DEL FUOCO

Boletus pinophilus o pinicola – Boletus fuscoruber – Porcino rosso
Grande esemplare di fungo Porcino Rosso/Pinicola fotografato su suolo incendiato l’inverno precedente. Foto: Angelo Giovinazzo

É usanza comune in Piemonte dire che il Porcino Rosso/Pinicola vegeta soltanto nei boschi che nel corso degli anni hanno subìto almeno uno o più incendi.

Non so dirti quanto ci sia di vero in questa affermazione, resta però il fatto che i suoli ricchi di carbonio risultano in assoluto i migliori produttori di questo fungo.

Ora, non ti salti in mente di dar fuoco ad un bosco per poterli vedere nascere perché, oltre a commettere un illecito, rischieresti di fare danni tali all’intero ecosistema, che forse neppure immagineresti.

bosco incendiato
Ecco cosa resta di un bel bosco di Castagni l’anno successivo all’incendio

Sempre a causa dei recenti cambiamenti climatici, un incendio boschivo può risultare assai più distruttivo rispetto ad un incendio precedente al 1980.

L’attuale andamento tropicale delle piogge in Italia, ora del tutto assenti per settimane o mesi, con aria secca o del tutto torrida, alternati a piogge monsoniche, ma sempre di breve durata, fa sì che un incendio possa trovar facilmente terreno fertile per distruzioni di notevole entità.

Per esempio, l’assenza continuativa di umidità nella lettiera può favorirne la sua rapida estinzione.

Durante l’incendio vengono liberate grandi quantità di monossido di carbonio, dopo l’incendio, l’assenza per settimane di precipitazioni degne di nota, può favorire una eccessiva permanenza sul suolo di sostanze dannose sia alla vegetazione che ai fungi.

Una pioggia che giunge invece durante l’incendio può produrre piogge acide.

Dopo l’incendio, in assenza di piogge continue, dopo la prima pioggia degna di nota, si svilupperanno immediatamente grandi graminacee, come nelle savane, con successiva desertificazione, nel momento in cui la siccità dovesse perdurare oltre tempo, su di un terreno troppo ricco di carbonio ma anche di azoto e nitrati.

Un terreno troppo ricco di azoto favorisce senz’altro lo sviluppo della vegetazione e delle chiome fogliari, ma non delle radici

Al contrario però, non si sviluppano le radici, soprattutto i capillari superficiali che non si espandono, non si rigenerano dopo l’incendio, non si micorrizzano con i funghi, perciò non daranno nascite di funghi.

Una curiosità: i funghi nati dopo un incendio possono assorbire quantità troppo elevate di nitrati, conseguenti all’eccesso di azoto.

Il Porcino Pinicola ama vegetare su suoli scoperti e privi di lettiera, perché sul terreno scoperto l’azoto ed i nitrati evaporano in forma ammoniacale, rendendo più florida la vegetazione dei capillari radicali.

L’HABITAT IDEALE

Suoli molto scuri, possibilmente neri e scoperti dalla lettiera, possibilmente con muschio o radici superficiali, ma anche in presenza di suoli ghiaiosi o persino tra le fenditure umide di rocce calcaree.

Non è raro però trovarlo anche tra cespuglietti di Mirtillo o di Brugo/Erica.

Tra alto Piemonte ed alta Lombardia non è infrequente trovare esemplari di notevoli dimensioni, ben nascosti tra grandi cespugli di Brugo/Erica, tra le radure a margine del bosco.

I luoghi di ritrovamento

Trattandosi di Porcino del freddo, è lapalissiano che questo tipo di fungo Porcino non cresca nei caldi ambienti mediterranei.

Il suo luogo di fruttificazione prediletto sono i freschi ed umidi boschi alpini ma, una congeniale disposizione delle correnti primaverili ed autunnali fa si che questo fungo possa abbondare anche sull’Appennino settentrionale, sui versanti padani.

Non è infatti raro che in Primavera ed in Autunno le ultime o le prime masse d’aria fredda, anziché giungere dall’Oceano, giungano dall’Est europeo.

Fredde correnti percorrono l’intera Pianura Padana da Est verso Ovest, ‘riempiono’ il catino padano fino a tracimare attraverso i valichi appenninici sfociando sul Golfo Ligure o in alta Toscana.

Si realizzano quindi le condizioni ideali per la fruttificazione di questo fungo anche il alcune zone della Liguria, dell’Emilia Romagna e Toscana.

Vediamo in quali luoghi d’Italia fruttifica il Porcino Rosso / Pinicola

PIEMONTE

Partendo da Ovest, non posso non citare i boschi piemontesi delle valli del Pinerolese/Valli Valdesi.

Senza entrare nei dettagli delle migliori località, sappi che tutte le valli al confine tra il Cuneese ed il Torinese sono normalmente le prime a dare questi splendidi frutti sin dalle prime giornate miti di inizio Maggio.

In generale tutte queste vallate sono vocate ai funghi Porcini ma, Porcini Estatini (B. reticulatus / aestivalis) e Porcini Rossi (B. Pinophilus) qua risultano più abbondanti rispetto al altre zone della regione.

Naturalmente il fatto di esser vocate non è sempre garanzia di ritrovamenti. Questi dipendono unicamente dalla distribuzione delle piogge e delle temperature.

Sono presenti anche nel Cuneese montano occidentale ma in forma assai minore rispetto ad altre zone, tornando ad esser nuovamente abbondanti nelle alte vallate di confine con la Liguria, dalle sorgenti del Tanaro-Bormida a tutti i loro affluenti.

Più a Nord tornano ad esser ben presenti nelle coste boscose al confine tra la provincia di Torino e di Biella, dalla Serra di Ivrea alle alture di Quincinetto-Andrate-Mombarone di Graglia.

Poco presenti nel Biellese montano, tranne che in poche colonie dell’alta Valsessera, al confine con la Valsesia presso l’Alpe di Mera ma ben presenti nelle fasce collinari del Biellese orientale, al confine con la bassa Valsesia.

In quest’ultima valle sono ben presenti sui monti attorno a Scopello e relative vallate della Val Grande ma, mai particolarmente abbondanti.

Tornano invece ad abbondare il alto Verbano-Cusio-Ossola, soprattutto nei freschi boschi dell’Ossola, di confine con la Svizzera.

LOMBARDIA

Come per l’alto Piemonte, anche in Lombardia le migliori nascite di funghi Porcini Rossi si concentrano a Nord, dove normalmente fa un po’ più fresco.

Ideale per le ricerche fruttuose la Valtellina, soprattutto sui versanti Nord delle Orobie ed al confine con il Trentino Alto Adige.

Le abetaie di Foppolo-Roncobello (alta Val Brembana) sono le più vocate al Porcino Rosso ma buoni ritrovamenti si possono fare ovunque tra le Faggete ed Abetaie sia delle Orobie che delle Prealpi lombarde, con predilezione per le zone alte delle valli della Bergamasca.

Sempre in Lombardia, ma solamente nel periodo tardo autunnale, si possono fare discreti ritrovamenti anche nell’alto Oltrepo’ Pavese, soprattutto nelle Abetaie del Monte Penice.

EMILIA ROMAGNA

Meno diffusi rispetto alle valli del Torinese, e dell’Appennino Ligure occidentale, ma comunque presenti, i primi Rossi si possono trovare già a primavera, quando la neve si è già sciolta da alcune settimane, ma il freddo si attarda più del normale sull’Appennino Ligure-Emiliano e Tosco-Romagnolo.

Ad ogni modo, qua è più facile fare ottimi ritrovamenti di questo fungo in tardo autunno, appena prima della caduta definitiva delle foglie degli alberi, proprio quando si intravvedono i primi ingiallimenti ma prevalgono ancora le foglie verdi.

Le zone più vocate per questo fungo sono l’alta valle del fiume Taro, a monte di Borgo Val di Taro ed Albareto, e del suo affluente, il fiume Ceno, soprattutto a monte di Varsi e di Bardi.

Buoni ritrovamenti si possono però fare anche nelle alte valli del fiume Trebbia, del torrente Nure e dei fiumi Arda, Enza, Secchia, Panaro e Reno, diventando più radi o assenti ad Est in Romagna.

TRIVENETO

In Italia, i boschi più vocati per il ritrovamento di questa varietà di fungo Porcino, sono in assoluto le foreste d’Abete del Trentino Alto Adige.

Qua è possibile trovarli già in primavera.

Il primo Boleto a fare la propria comparsa nei boschi dove la neve si è già sciolta da alcune settimane, è proprio il Porcino Pinicola.

In realtà in tutto il Triveneto ad abbondare maggiormente è il Porcino edulis var. fuscoruber, piuttosto che nella varietà pinicola.

I veri cercatori di funghi conoscono fin troppo bene l’attitudine alla produzione di Porcini Rossi delle abetaie della Val di Fiemme e dell’altopiano dello Sciliar, tanto in primavera, quanto in autunno.

Non da meno, risultano comunque ben produttivi anche i boschi di Pino o Abete della Badia, dell’Aurina fino al Predoi, del Meranese, Stelvio, Cevedale, Parco Adamello, del Tovel-Molveno passando anche per la Valsugana e Bondone.

In pratica ogni bosco della regione è adatto alla fruttificazione di questo Porcino, purché vi siano piogge adeguate con temperature freschine.

Le stagioni di raccolta del 2019 non sono state in vero particolarmente produttive, in termini di funghi Porcini, per l’intero Alto Adige e Tirolo.

Le ragioni di questa penuria di nascite, vanno ricercate nella pessima distribuzione delle precipitazioni che hanno di fatto penalizzato le zone sottovento alle Alpi Svizzere ed Austriache con piogge spesso contenute o del tutto assenti in buona parte della provincia di Bolzano, sia in primavera che in tarda estate quando, i primi Porcini Rossi avrebbero potuto fare la prima comparsa.

Ben vocate tutte le Dolomiti su entrambi i versanti, sia Trentino che Veneto e pure le Alpi Carniche e Giulie, comprese le Prealpi Giulie.

TOSCANA

Già a partire dalla ligure valle di Vara fino a sconfinare nella toscana Lunigiana i boschi del Vara e del Magra sono entrambi ben vocati alla produzione di questo Porcino, ovviamente maggiormente in quota, tra le Faggete, rispetto ai Castagneti, che entrano in produzione soltanto per un breve periodo a fine autunno.

Ugualmente ben vocata e famosa per i suoi Porcini, anche se i Rossi non sono la varietà dominante, ma comunque spesso ben presenti, anche la Garfagnana montana fin sull’Abetone.

Ottimi ritrovamenti si possono ancora fare presso il Parco del Corno alle Scale in Emila Romagna, con sconfinamenti anche nei confinanti territori toscani fino a San Marcello Pistoiese.

Diventano più radi procedendo ad Est fino all’Autostrada del Sole, ma ancora spesso ben presenti nel Mugello.

Radi sull’Appennino Romagno-Umbro-Marchigiano, sporadici sull’alto Amiata, per lo più assente nel resto della regione.

CENTRO E SUD ITALIA

Il Porcino Rosso risulta poco diffuso nei boschi dell’Appennino Centrale e Meridionale.

Qualcuno si domanda come mai, dal momento che spesso il freddo non manca anche in queste zone d’Italia, così come i suoli calcarei ed i boschi di Faggio.

La ragione della sua assenza al Centro-Sud, è più di tipo climatico-meteorologica che non legata ai suoli

Mentre al Nord, le Alpi fungono da barriera a tutte le Perturbazioni che giungono dai quadranti settentrionali, con la neve che si scioglie per effetto del caldo favonico (provocato dalla caduta dalle Alpi al piano del vento detto Föhn).

Tra Centro e Sud Italia invece, l’orografia favorisce abbondanti nevicate che creano spessi accumuli di neve che si sciolgono soltanto a Giugno inoltrato.

Mi è capitato di salire in visita sull’Aspromonte nella prima settimana di Luglio e trovare i Faggi con tenere foglioline verdi ma con il suolo ancora riccamente coperto da più di un metro di neve.

Accade dunque assai frequentemente che tra Centro e Sud Italia si passi direttamente dal suolo coperto di neve al caldo estivo senza vie di mezzo

Pure in autunno, accede frequentemente che il caldo si attardi senza fine, fino in alta montagna, poi improvvisamente, col sopraggiungere dei freddi venti di Levante o di Grecale, ecco che arriva la prima neve fin quasi sulle coste.

Questi repentini passaggi dal clima caldo a quello freddo e viceversa, senza vie di mezzo, non fanno che rendere proibitive le fruttificazioni di questi funghi che amano invece il freddo, purché sia moderato, in assenza di neve e brinate e quindi, mai eccessivo.

Il 2019 verrà ricordato proprio per l’assenza di freddo pungente, neve e brinate, nel mese di Ottobre al Nord Italia e, conseguentemente, per una ricca produzione di Porcini Rossi, in molte zone, sia di media montagna che di media collina.

Curiosità – Il fungo più fedele alla propria pianta

Devi sapere che questo tipo di fungo Porcino, insieme con il Porcino aereus, è tra i più fedeli al proprio albero ospitante, ma non solo, è anche assai fedele alle consuete sedi di nascita.

Tutti i funghi micorrizici tendono a nascere sempre sotto le medesime piante.

Ci sono però alberi che hanno un apparato radicale parecchio esteso in superficie, allontanandosi dalla base del tronco fino ad oltre i 100 metri di distanza.

Questa vasta estensione è dovuta alla ricerca dell’acqua o comunque di umidità e nutrienti.

Alcuni funghi utilizzano quindi l’intero apparato radicale dell’albero, ma molto spesso, sono loro stessi a creare la fitta ed estesissima rete capillare che dovrà nutrire l’albero ospitante, attraverso il proprio micelio.

Pensa che ci sono miceli che possono estendersi per alcune centinaia di chilometri quadrati, micorrizzando quindi ben più di un solo albero alla volta.

Il Porcino Rosso / Pinicola è, da questo punto di vista, piuttosto pigro.

Non ama le esplorazioni, e non gradisce allontanarsi più di tanto dal consueto luogo di fruttificazione.

In parole povere, se trovi un Porcino Pinicola in un determinato punto del bosco, ti conviene memorizzarlo attentamente perché facilmente, negli anni a venire, troverai sempre funghi dello stesso calibro / pezzatura / forma, e sempre nel medesimo posto.

Al più la nascita si potrà spostare di qualche decimetro, raramente di qualche metro.

CARATTERISTICHE & COMMESTIBILITA’

Il Porcino Rosso / Pinicola è in assoluto tra le 4 varietà di fungo Porcino, la meno profumata da fresco.

A detta di tutti i cercatori più incalliti, il suo profumo si esalta però durante l’essiccazione, non a caso il Porcino I.G.P. della Val di Taro, essiccato, spesso è proprio lui, ovvero il Porcino Rosso.

Grazie alla sua compattezza, tiene meglio la cottura rispetto al Porcino edulis, diventano meno limaccioso e molle.

Il gambo risulta spesso duro come una rapa, prestandosi perciò da giovane, al consumo da crudo, anche se si sconsiglia di mangiare Porcini crudi più di 2 volte l’anno e sempre in modeste quantità, poiché il nostro stomaco non possiede enzimi adatti alla disgregazione dei suoi componenti.

Porcino rosso pinicola tagliato a cubetti
Porcino Rosso/Pinicola pronto per esser cucinato, con la sua carne bianca e compatta

In pratica, mangiare funghi Porcini crudi è un po’ come mangiare carta al profumo di fungo Porcino.

E’ un ottimo commestibile da cotto e si presta bene anche per il congelamento, oltre che all’essiccazione

SPECIE SIMILI

Porcino Estatino (B. reticulatus / aestivalis)

Stessa famiglia ma dal profumo più intenso, con gambo ricoperto da reticolo (da cui prende il nome scientifico), cappello di colore marrone-ocra con tutte le relative sfumature, fino al rossiccio mattone, tendenzialmente leggermente vellutato.

Vegeta soprattutto tra primavera ed estate, anche in autunno-inizio inverno al Centro-Sud.

Se non l’hai ancora letta, eccoti la sua guida monotematica: Porcino Estatino (B. reticulatus / aestivalis).

Porcino Edulis

E’ per eccellenza il Porcino autunnale, il Porcino dei boschi di Conifere, di Faggio, di Castagno e nel solo autunno anche di Quercia.

Si distingue dalle altre 3 varietà per il suo cappello lucido, con bordo bianco. I suoi colori spaziano dal panna-crema al marrone.

Se cresce sotto le foglie o al buio, può risultare completamente bianchiccio con il cappello appena macchiato di beige-nocciola-marroncino.

Se cresce in radure, nei prati, dove prende il sole, allora il suo cappello assume colori marroni, tanto più scuri, quanto maggiore è la pigmentazione acquisita grazie all’esposizione solare.

Porcino aereus o Porcino nero / Bronzino

E’ il Porcino mediterraneo.

Vegeta preferibilmente tra la macchia mediterranea, i boschi mediterranei con presenza di Leccio ed altre Querce quali anche la Sughera, Pini ed arbusti quali Corbezzolo, eriche arboree, Cisto.

In piena estate, e finché l’autunno non si fa troppo freddo, il Porcino Nero / Bronzino / B. aereus vegeta anche nei boschi termofili di Castagno.

Si distingue dagli altri Porcini per il suo gambo spesso con sfumature di colore bruno-bronzeo.

Il suo cappello è sempre scuro, uniformemente bruno-bronzeo se prende molta luce, bronzeo con sfumature/macchie più chiare se è cresciuto in presenza di foglie che possono coprirne il capo.

Molto spesso sul capo compaiono microscopiche macchioline bianche dette ‘pruina’.

E’ in assoluto il fungo Porcino più profumato ed anche il più ricercato/apprezzato per via delle sue fruttificazioni concrescenti o per la sua tendenza a crescere in numerosi gruppi famigliari, sparsi su zone molto ristrette.

Se non l’hai ancora letta, eccoti la sua guida monotematica: Boletus aereus o Porcino Nero/Bronzino

Butyriboletus regius (B. regius)

Come il Porcino Pinicola, anche il Boletus regius ha un cappello di colore vilaceo-brunastro ma, a differenza del primo, questo ha la spugna ed il gambo di colore giallo.

Altri Suillellus, Xerocomus o Xerocomellus quale il X. armeniacus possono avere il cappello di colore rossiccio ma con spugna sempre giallo-verde e gambi esili.

Esemplari piccini, di dimensioni inferiori ai 3 centimetri, possono risultare quasi identici agli Imleria badia / Boletus badius, ugualmente commestibili.

Non ci sono sosia non commestibili tra i vari Boletacei d’Italia, salvo che non si sia raccoglitori della domenica, talmente distratti da confondere un amarissimo Caloboletus calopus o un velenoso Rubroboletus satanas per un fungo Porcino commestibile.

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Guide, manuali ed articoli descrittivi hanno solo e soltanto scopo didattico.
Esistono centri specializzati presso le ASL (Ispettorati Micologici) o presso le Associazioni Micologiche che sono preposti per il riconoscimento e l’accertamento della commestibilità dei funghi.

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FOTOGALLERY DI PORCINI ROSSI, BOLETUS PINOPHILUS O PINICOLA

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