Cantharellus friesii
Cantharellus friesii

Cantharellus friesii – il finferlo aranciato

CANTHARELLUS FRIESII Quél. 1872

Cantharellus friesii scheda illustrativa
Cantharellus friesii scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner color cantharellus friesii
Banner color cantharellus friesii

Nell’arcobaleno dei funghi: → Giallo, Giallo aranciato, arancia-albicocca vivo

Come riconoscere al volo Cantharellus friesii?

Cantharellus friesii, è un fungo  che assai frequentemente viene confuso con il più noto Cantharellus cibarius, la Specie tipo del Genere Cantharellus, comunemente noti come: “finferlo, Cantarello, Galletto, ecc”. Il suo basidioma (corpo fruttifero) è analogo a quello della specie tipo (C. cibarius), difatti presenta pseudolamelle, meglio identificate come pliche, decorrenti, concolori al cappello e quasi sempre di piccole dimensioni. In Italia questa specie risulta molto rara-poco diffusa e di conseguenza poco segnalata/conosciuta. Tuttavia, è una specie simbionte assai meno rara e facilmente rinvenibile con clima caldo e fortemente umido. Cresce sia nei boschi di latifoglie che, meno frequentemente, in quelli di conifere, dal livello del mare sino oltre i 2000 metri di altezza.

Rispetto al Cantharellus cibarius e tutte le altre specie di finferli presenti in Italia, in Piemonte anche dette “Margherite”, Cantharellus friesii forma dei basidiomi di piccola dimensione, con un inconfondibile colore aranciato- albicocca vivo-carota e non già giallo mais. 

Lo si può trovare dagli ultimi mesi primaverili, appena prima del periodo estivo (se caldo), in estate e per tutti i mesi autunnali. Come tutte le specie di galletti, fruttifica specialmente a seguito di abbondanti e ripetuti acquazzoni. Piuttosto gregario, vegeta in piccoli gruppetti di numero variabile. La sua carne emana un sentore molto fruttato, simile a pesca o albicocca, ed è considerato un buon fungo commestibile, ma poco consumato per la sua elevata rarità. 

Galletto o Finferlo aranciato, Gallinaccio aranciato friesi

Sinonimi obsoleti:

Craterellus friesii (Quél.) Quél., Fl. mycol. France (Paris): 38 (1888)
Merulius friesii (Quél.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 2: 862 (1891)

CANTHARELLUS FRIESII Quél. 1872,

Galletto aranciato

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Cantharellales
Famiglia:Cantharellaceae
Genere:Cantharellus
Specie:Gallinaccio/Finferlo aranciato friesi, Galletto, Gialletto, Finferlo
Tipo nutrimento:SIMBIONTE-MICORRIZICO
Periodo vegetativo:estate-autunno
Commestibilità o Tossicità:BUON COMMESTIBILE, MOLTO RARO, SCONSIGLIATA LA RACCOLTA

NOMI INTERNAZIONALI/INTERNATIONAL NAMES

  • Inglese: orange chanterelle, velvet chanterelle
  • Ceco: liška Friesova
  • Polacco: Pieprznik pomarańczowy
  • Svedese: Orange kantarell
  • Tedesco: Echter Pfifferlin
  • Ungherese: narancsvörös rókagomba, bársonyos rókagombta
  • Rumeno: Ciuciuleți portocalii

Nomi comuni italiani

Cantharellus friesii è una specie fungina appartenente al gruppo dei basidiomiceti, veramente poco conosciuta, sia in Italia che all’estero, poichè si tratta di specie piuttosto rara che, molto spesso, i fungaioli meno esperti la scambiano per il più comune C. cibarius.

I nomi comuni italiani per l’identificazione e il riconoscimento di questo fungo sono praticamente assenti. Rifacendoci però a quelli che sono i nomi comuni stranieri, possiamo tranquilamente chiamarlo il “Finferlo aranciato“, “Galletto aranciato” o “Gallinaccio aranciato” e varianti di Galletto varie, con sinonimie che riconoscono il suo tipico aspetto da cresta di gallo.

Volendo essere pignoli, il nome comune che meglio si adatterebbe a questo fungo sarebbe: Finferlo aranciato friesi. 

ALTRI NOMI DIALETTALI O LOCALI USATI PER IL CANTHARELLUS FRIESII

In italia esistono innumerevoli nomi dialettali o locali, utilizzati per indicare tutti i funghi comunemente detti Finferli/Cantarelli/Gallinacci/Galletti.

Onde evitare di ripeterci ulteriormente, ti rimandiamo alle schede dedicate ai funghi del Genere Cantharellus (I Cantarelli), nonché alla scheda dedicata al Cantharellus cibarius e Cantharellus pallens, in cui abbiamo già citato i nomi locali utilizzati per questi funghi.

Etimologia

L’epitetofriesii” è stato scelto per onorare il famoso micologo e botanico svedese Elias Magnus Fries

Cantharellus,” invece, è il diminutivo di “cántharus,” che significa “tazza” o “coppa,” quest’ultimo termine a sua volta, deriva dal greco κάνθαρος (kántharos), che specificatamente, si riferisce ad una coppa particolare, cioè quella a due manici. Questo nome è stato scelto, poichè lo sporoforo di questa specie, soprattutto negli esemplari più adulti ricorda una piccola coppa.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali di Cantharellus friesii

I nomi comuni internazionali sono quasi tutti basati sul tipico colore di questo fungo, assai più aranciato rispetto a tutte le altre Specie di Finferlo/Galletto presenti in Europa.

Vediamo di seguito alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri menzionati in precedenza:

  • In inglese viene detto semplicemente finferlo arancione, per mettere in risalto il suo particolare colore aranciato, tonalità albicocca oppure finferlo vellutato. 
  • In ceco viene chiamato Fungo (volpe) di Fries. Nome molto curioso, ma dall’origine non così spigolosa. Volpe in riferimento al colore dello sporoforo e Fries, naturalmente in onore di Elias Fries.
  • In Bulgaria la traduzione è ancora più originale ma la caratteristica a cui si riferisce è sempre la stessa, il colore, in questo caso quello della zampa di gallina arancio.
  • In tedesco viene chiamato il finferlo più vero, reale.
  • In ungherese è conosciuto con due terminologie differenti e ingannevoli. Il fungo (porcino) rosso-arancio e il fungo (porcino) vellutato. L’utilizzo del nome “Porcino” non ha nulla a che fare con i Boleti, sebbene i traduttori lo traducano appunto come Porcino, ma viene utilizzato semplicemente come nome comune dei funghi più noti in Ungheria.
  • In polacco è il finferlo arancito.
  • In svedese viene chiamato Cantarello aranciato.

DISTRIBUZIONE

Cantharellus friesii è un fungo che crea simbiosi con poche specifiche piante, è inoltre legato a particolari condizioni di acidità del terreno.

Cantharellus friesii, non è un fungo particolarmente comune, anzi addirittura raro, perciò, benché ottimo commestibile, non andrebbe raccolto, se non in piccoli quantitativi e per scopi di studio.

Ha una distribuzione geografica molto ristretta, risultando in molte nazioni europee, non solo una Specie rara, ma addirittura localmente assente.

Ha esigenze ambientali specifiche, particolari, prediligendo i boschi con alcune specifiche latifoglie, decisamente meno le conifere, con fascia vegetazionale che può andare dal livello del mare fino a quote assai elevate, al limite della vegetazione arborea, prevalentemente tra muschi e ultime conifere.

Cantharellus friesii è una specie originaria dell’Eurasia, tuttavia va considerata come una specie non comune. In Europa è stato segnalato in Gran Bretagna, Italia, Svizzera, Repubblica Ceca, dov’è incluso nella Lista Rossa dei funghi della Repubblica Ceca, come specie vulnerabile. Sporadicamente presente anche in Polonia, Romania e Germania.

In quest’ultimo paese, il suo areale non è ben definito e costante, risultando a macchia di leopardo e comunque assai irregolare, inoltre  non è presente in nessuna zona della pianura settentrionale tedesca. Mentre in Romania, nonostante C. friesii sia stato inserito nella lista rossa, la maggioranza dei ricercatori di funghi non fa distinzione tra una specie e l’altra, raccogliendo tutti i Cantarelli alla stessa maniera, come fossero un’unica Specie.

In Asia è presente soltanto nelle zone montuose settentrionali. 

HABITAT / ECOLOGIA

 L’HABITAT del Cantharellus friesii

Cantharellus friesii
Cantharellus friesii in habitat in bosco termofilo di Quercia

L’habitat ideale per il Cantharellus friesii

Si tratta di una specie simbionte-micorrizica, ectomicorrizica, il che significa che le ife di questa specie fungina, avvolgono le radici della pianta, formando una specie di mantello esterno. Questa struttura, permette ad entrambi gli organismi di scambiarsi sostanze nutritive a seconda delle esigenze, per una crescita più rigogliosa e per resistere alle condizioni ambientali più avverse.

Ha una tipologia di crescita gregaria, il che significa che i diversi esemplari crescono in gruppo, uno vicino all’altro, ma senza la fusione della porzione inferiore, ovvero la base, dei diversi gambi. 

Cantharellus friesii, è considerato una specie assai rara e difficilmente rinvenibile in Italia. Se volessimo provare a cercarla sarebbe bene andare a guardare in un bosco preferibilmente di latifoglie e soprattutto di alta collina o montagna. 

Le Specie vegetali con cui preferisce formare simbiosi ectomicorrizica, e di conseguenza, al di sotto delle quali fruttificare, sono il Faggio europeo (Fagus sylvatica) e il Castagno (Castanea sativa) e la Quercia

Essitono sporadiche segnalazioni di presenza di questa specie tra alcune conifere, in bosco misto di abete rosso e faggio oppure di solo abete rosso, dove emerge nelle aree più aperte e areate, e scoperte, prive di rami caduti a terra e quindi con poca lettiera. Frequentemente lo si ritrova sul muschio, non è raro trovarlo ai bordi di mulattiere, direttamente dove il terreno è scoperto, perché dilavato dalle piogge, oppure dove si accumula del muschio, indipendentemente dalla presenza di humus scuro. Ci è capitato infatti di trovarlo anche su terreno nudo, purché ben mineralizzato. 

C. friesii può crescere indifferentemente su substrati sia argillosi che sabbiosi, con un pH decisamente acido, tendendo ad evitare i substrati calcarei e più ricchi di sostanza 0rganica, in particolar modo, ricchi d’azoto. 

Piccole curiosità

Gli avvistamenti più frequenti del C. friesii, ci vengono segnalati all’interno di castagneti, dove fruttifica quasi sempre ai margini dei sentieri da trekking o ai lati delle mulattiere/piste dei bikers. In aggiunta, predilige le aree boschive particolarmente ricche di carbonio, in cui c’è stato un incendo in tempi recenti, o comunque in aree del bosco dove si è fatta pulizia, dando fuoco alle strepaglie e agli arbusti che intralciavano la strada.  

Funghi e incendi

In generale gli incendi boschivi modificano e trasformano le caratteristiche sia abiotiche, cioè chimico fisiche che quelle biotiche, date dalle componenti vivienti dell’ecosistema in cui si propagato. Naturalmente l’impatto degli incendi sugli ecosistemi non è sempre uguale, dipende da molte variabili, come la durata, l’intensità, le condizioni ambientali di partenza, il tipo di suolo, con presenza o meno di lettiera di foglie più o meno decomposta etc.
Gli incendi a bassa intensità, provocano la deposizione di cenere sul terreno, che rende il pH più basico, migliora la fertilità del suolo, e arricchisce il terreno di nutrienti. Al contrario, gli incendi ad alta intensità hanno effetti impattanti e persino devastanti.
Distruggono la materia organica, volatilizzano i nutrienti essenziali e compromettono la struttura del suolo, aumentandone la densità e l’idrofobicità (facendoli diventare temporaneamente idro-repellenti).

Nel complesso, l’incendio boschivo porta a una ridotta capacità di assorbimento dell’acqua, causando erosione e grave danneggiamento della vita microbica del suolo. Nella fattispecie, il riscaldamento del suolo oltre i 120° gradi, danneggia notevolmente le sue proprietà fisiche e biologiche, mettendo a rischio l’intero ecosistema.
Puoi approfondire questo argomento leggendo l’articolo ► Incendi e funghi. Quali effetti sull’ecosistema

⛔️ Bisogna prestare molta attenzione quando lo si raccoglie per non confonderlo con un altro fungo assai simile ad un Cantarello, ed ugualmente di colore arancio-aranciato ►Hygrophoropsis aurantiaca, attenti al Falso Finferlo.

⛔️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da un cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE CANTHARELLUS FRIESII

Lo sporoforo, o corpo fruttifero di questa Specie, è composto superiormente da un cappello, al di sotto del quale si trova l’imenoforo, formato da particolari e caratteristiche pesudolamelle, decorrenti sul gambo, di colore decisamente più chiaro rispetto al cappello.

Il cappello, rispetto ai basidiomiceti più conosicuti, ha una dimensone minuta, questa può variare da 1 solo centimetro, nei primordi più giovani o minuti, fino ad arrivare ai 6 cm, negli esemplari adulti meglio sviluppati. La  forma è generalmente irregolare e variabile, anche ondulata-frastagliata.

Superficialmente presenta una cuticola liscia, di una tonalità arancio-carota, più o meno uniforme, con sfumature rosate e lievemente più biancastre in direzione radiale, verso il margine. Raramente, al di sopra del cappello, è presente una pruina farinacea e biancastra. Il margine del cappello, è sinuoso e frastagliato, privo di uniformità. 

L’imenoforo, ovvero la porzione fertile adibita alla riproduzione del fungo, è situato nella parte inferiore del cappello ed è formato da pliche o più precisamente pseudolamelle molto fini, decorrenti sul gambo. Presenta numerose anastomosi e biforcazioni che le uniscono o separano. 

Nella maggioranza dai casi, la tempera dell’imenoforo, risulta più biancastra rispetto al cappello, anche se ancora oggi, in moltissimi testi di micologia si può leggere che è concolore al cappello.

Il gambo è esile, fragile, ricurvo nella sua lunghezza. Ha una base che tende ad affusolarsi. Internamente è pieno negli esemplari giovani, poi cavo in quelli adulti. 

La carne è esigua, ma relativamente tenace, elastica, e fibrosa sopratttuto nel gambo.
Emana un profumo molto apprezzabile e gradevole, particolarmente fruttato, che ricorda l’albicocca, un po’ più terroso dopo abbondanti piogge. La carne presenta una colorazione rosata, non uniforme, con diverse sfumature più chiare.

COMMESTIBILITA’

SI TRATTA DI UN OTTIMO FUNGO COMMESTIBILE, POCO CONOSCIUTO
la raccolta è sconsigliata per via della sua rarità

Riguardo alla commestibilità di questo fungo, non ci sono dubbi che si tratti di un buon fungo commestibile, dal gradevole odore fungino con forte sentore caratteristico di albicocca e sapore dolciastro tipico di quasi tutti i Cantarelli/Galletti.

Come per il Cantharellus cibarius, il C. friesii (e tutti gli altri Cantarelli), va consumato previa cottura. Si raccomanda pertanto di consumarlo dopo averlo trifolato con olio, aglio e un gambo di prezzemolo, lasciandolo cuocere fin tanto che non si sarà ritirata l’acqua di cottura. Successivamente lo si potrà sfumare con poco vino bianco a piacere ed utilizzarlo per altre preparazioni. 

In caso di avvistamento di una piccola colonia di C. friesii composta da numerosi esemplari, vista l’esiguità della sua carne e le sue frequenti dimensioni assai minute, è richiesta una copiscua dose di pazienza, raccogliendo solo gli esemplari più grandi e maturi, permettendo al fungo di riprodursi e rilasciare un buon quantitativo di spore, tralasciando e non raccogliendo gli esemplari più minuti, anche se adulti. 

É bene però rimarcare che, data la sua rarità, è buona norma comportamentale, non racoglierlo affatto per scopo alimentare. 

Fatte queste dovute premesse, vediamo cosa dicono al riguardo gli autorevoli autori Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano, nella loro importante: “Guida ragionata alla Commestibilità dei Funghi“:

Cantharellus (Genere di funghi)

La normativa italiana sul commercio dei funghi (DPR 376/ 95) consente la vendita, allo stato fresco, secco e conservato, di “Cantharellus di tutte le specie, escluse subcibarius, tubaeformis var. lutescens e muscigenus”

Tra le specie più note in Europa citiamo C. cibarius, C. pallens, C. amethysteus, C. ferruginascens e C. alborufescens (C. friesii non è citato, data la sua rarità ndr), che possono essere denominate collettivamente “Cantharellus cibarius s.l.”. Si tratta di funghi molto apprezzati, con elevati volumi commercializzati in moltissimi Paesi e notevole valore economico a livello mondiale. In Italia sono tradizionalmente conosciuti in gran parte del territorio e, come già detto, sono inclusi nelle liste positive delle specie commercializzabili allo stato fresco, secco e conservato.

Le segnalazioni di disturbi gastrointestinali in seguito al consumo di C. cibarius s.l. in Italia sono pochissime, in rapporto alla grande diffusione del consumo alimentare, mentre sono apparentemente più numerose in altri Paesi, per esempio in Svizzera (Schenk-Jaeger & al. 2012). La confondibilità con Omphalotus olearius è causa ogni anno di numerosi incidenti, ciononostante si può affermare che i Cantharellus sono funghi commestibili che presentano un buon livello di sicurezza alimentare

Ispettorati micologici


SPECIE SIMILI

► Cantharellus friesii ha un sosia principale che potrebbe trarre facilmente in inganno, per via della sua forma e colori, si tratta di Hygrophoropsis aurantiaca, fungo non commestibile, che cresce in foreste di conifere, in particolar modo di Pino. É una specie abbastanza psicròfila = che tende a vegetare a temperature basse, anche prossime allo 0°C nelle giornate autunnali più fredde. Ha uno sporoforo di colore arancio rossastro, l’imenoforo dell’H. aurantiaca però, a differenza del C. friesii, è costituito da lamelle che si rimuovono facilmente con le dita, nel C. friesii si hanno pliche/pseudolamelle non rimovibili. Leggi tutto su questo fungo sosia, nell’apposito articolo Hygrophoropsis aurantiaca, attenti al Falso Finferlo.

Altro fungo ingannevole, che potrebbe esser confuso con il C. frierii, per via della sua forma (però più estrosa) e colori, vagamente aranciati, più giallognoli, non rosati, è il Fungo dell’Ulivo Omphalotus olearius, fungo velenoso che provoca sindrome grastrointestinale, riconoscibile principalmente dall’habitat, poiché fruttifica su ceppaie, soprattutto di Ulivi, più raramente di Castagni e Querce. Ha uno sporforo di colore giallognolo-arancio però decisamente più ocraceo, ricco, un cappello prima depresso poi imbutiforme, lamelle decorrenti e un gambo cilindrico e sodo. Leggi tutto su questo fungo sosia, nell’apposito articolo  Omphalotus olearius – Fungo dell’Ulivo – funghi velenosi.

Tolte queste due specie tossiche, C. friesii è quasi del tutto simile a tutte le altre Specie fungine del Genere Cantharellus, perciò è facile che molti cercatori di funghi, non abbiamo mai notato che in Italia non esiste un solo ed unico Finferlo/Cantarello ma, ne esistono ben 12, tutte molto simili ma differenti per DNA e per alcuni particolari.


Di seguito le caratteristiche tipiche che possono aiutare molto nel riconoscimento di questo fungo sapro-micorrizico e distinguerlo da altre Specie simili: la durezzaelasticità della carne, la tenacità del gambo, e la capacità della carne di essiccare facilmente senza marcire, per poi rigenerarsi con l’acqua.

Vediamo nel dettaglio altri potenziali sosia:

Cantharellus cibarius (ovviamente commestibile – dopo cottura), che differisce dal Finferlo aranciato, per il colore più giallognolo, giallo-intenso, per le dimensioni più grandi (da 1 a 12 cm), e per la forma del cappellom più regolare e meno frastagliato. 

  Cantharellus ferruginascens (buon commestibile), ha la tipica forma del Cantharellus, presenta una colorazione biancastra con sfumature e macchie gialle pallide, talvolta con riflessi olivacei. Il gambo tende a virare e assumere una colorazione aranciata quando e dove viene ammaccato. 

Cantharellus alborufescens (commestibile), ha una colorazione pallida, giallognolo chiaro-grigiastro, è frequentemente ricoperto da una pruina con sfumature rosate, l’imenoforo presenta molte anastomosi ed infine il gambo è arrossante allo sfregamento. 

Cantharellus pallens (commestibile), si riconosce soprattutto per la presenza evidente di una pruina bancastra al di sopra della cuticola di colore giallo chiaro, ma anche per il gambo cilindrico e massiccio.

Cantharellus romagnesianus (commestibile), cresce frequentemente nei boschi di faggio e castagnom in ambienti mesofili, spesso nel muschio, è un finferlo di piccola o piccolissima taglia, massimo 4 cm, presenta un colore accesso di una tonalità giallo tuorlo. Le lamelle sono decorrenti, molto arcuate e spaziate.

Cantharellus amethysteus (commestibile), ha un cappello con sfumature di colore lilla-violetto, l’imenoforo ha pliche decorrenti e il gambo si presenta di colore giallo paglierino, se toccato, vira all’arancio.

Craterellus lutescens (ottimo commestibile), è un parente stretto dei cantarelli, ha un gambo frequentemente leggermente ricurvo, di colore giallo vivo e lungo fino ai 9 cm, un imenoforo liscio o con pliche irregolari appena in rilievo, il cappello ha una colorazione bruno-olivaceo marcato, su fondo aranciato. Fruttifica in foreste pure di Pinus spp. in periodo tardo autunnale-invernale.

Craterellus tubaeformis (commestibile), ha una morfologia simile a quella del Craterellus lutescens, tuttavia ha una dimensione minore, un imenoforo a pliche evidenti di colore grigiastro, un cappello di colore grigio-brunastro con un margine ondulato ma più rotondeggiante rispetto alle altre specie fungine dei generi Cantharellus e Craterellus.  

Craterellus ianthinoxanthus (commestibile ma fungo raro, da non raccogliere!), ha un cappello di colore crema-ocra con un margine incurvato e festonato, l’imenoforo è a pliche reticolate e anastomizzate di colore rosato pallido chiaro. Cresce soprattutto nelle faggete, sempre in zone molto umide, anche a gruppi.

Craterellus melanoxeros (commestibile ma fungo raro, da non raccogliere!), ha uno sporoforo simile a quello del C. tubaeformis, tuttavia presenta un cappello imbutiforme con un margine sinuoso di colore giallo oliva, l’imenoforo è fomato da nervature appena decorrenti prima concolori al cappello poi più grigiastre. Rispetto alle altre specie di Cratrellus ha una colorazione più verdognola-grigiastra, tende a virare al nero sulle parti periferiche che seccano, o alla pressione. 

PHOTOGALLERY DI CANTHARELLUS FRIESII

FINFERLO ARANCIATO FRIESI

Cantharellus friesii
Cantharellus friesii in bosco mesofilo di Faggio
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii in bosco montano di Faggio
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii in bosco termofilo di Quercia
Cantharellus friesii
Piccolo agglomerato di Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii
Cantharellus friesii

Argomenti correlati a Cantharellus friesii

Cantharellus friesii@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.