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Chlorophyllum molybdites – Falsa Mazza di Tamburo – funghi tossici

É il sosia tossico della comune Mazza di Tamburo, è facile confonderlo, perciò meglio starne alla larga. Dai paesi tropicali si sta espandendo anche in Italia. Scopri dove vegeta, quando, e come riconoscerlo facilmente per non mettere in pericolo la tua vita

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Chlorophyllum molybdites, (G.Mey.) Massee (1898)

Chlorophyllum molybdites [(Meyer : Fr.) Massee, = Lepiota morganii (Peck) Saccardo, = Agaricus guadelupensis Patouillard], Lepiota molybdites – Falsa Mazza di Tamburo

Chlorophyllum molybdites, (G.Mey.) Massee (1898)
Divisione:Basidiomycota
Subdivisione:Agaricomycotina
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Agaricaceae
Genere:Chlorophyllum
Specie:Chlorophyllum molybdites
Nome italiano e traduzioni dall’inglese:Falsa Mazza di Tamburo, Falso Parasole, Fungo del vomito, Parasole dalle spore verdi, Lepiota dalle spore verdi, Parasole del Noce, Parasole peloso, Parasole ispido,
Tipo nutrimento:Saprofita
Periodo vegetativo:In ambienti Tropicali, durante l’intero anno. In ambienti Sub-tropicali in Estate-Autunno in periodi caldo-umidi (da Giugno a Ottobre ma, con clima caldo-umido, soprattutto ad autunno inoltrato fino a Novembre)
Commestibilità o Tossicità:Fortemente Tossico Provoca sindrome tossicologica denominata “Morganismo”

Chlorophyllum molybdites – Una nuova specie, ora presente anche in Italia. Parte 1

NOMI INTERNAZIONALI:

  • English: Green-spored parasol, Green-spored Lepiota, False parasol, Vomiter, Moldy bites, Shaggy parasol, Walnut parasol, Furry parasol,
  • български: зеленоспора сърнела
  • čeština: bedla zelenolupenná
  • Cymraeg: ffug barasol
  • 日本語: オオシロカラカサタケ
  • norsk bokmål: grønnskiveparasollsopp
  • Nederlands: Groenspoorparasolzwam
  • polski: Sinoblaszek trujący
  • русский: Хлорофиллум свинцовошлаковый
  • ไทย: เห็ดหัวกรวดครีบเขียว, เห็ดกระโดงตีนต่ำ
  • 粵語: 鉛綠褶菇
  • 中文: 大青褶傘
  • 中文(臺灣): 大青褶傘

Nome italiano: al momento, trattandosi di specie nuova, può esser definito come FALSA MAZZA DI TAMBURO

Chlorophyllum molybdites – Una nuova specie, ora presente anche in Italia. Parte 2

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites – Scheda tratti salienti

DISTRIBUZIONE GLOBALE

Clorophyllum molybdites (noto anche come Lepiota molybdites) è un fungo tossico, scoperto per la prima volta nel 1898, la cui presenza è documentata da diversi decenni in varie zone del nostro pianeta, con particolare diffusione in aree equatoriali e tropicali ma, da alcuni decenni a questa parte, anche in nuove zone sub-tropicali.

Vegeta normalmente tra l’Equatore ed il 40° Parallelo Nord e Sud, con crescita maggiore nell’area compresa tra Equatore e 20° Parallelo dei due Emisferi, ma con distribuzione più organica attorno ai tropici.

Comunissimo nei Caraibi così come nell’America centrale da Haiti-Cuba al Messico ed isole Hawaii, ma lo si trova facilmente anche sulle Isole Canarie; in Egitto-Israele-Libano è presente soprattutto nei giardini irrigati, con ulteriore predilezione per gli stati equatoriali e tropicali dell’Africa meridionale, soprattutto tra Rhodesia, Zambia e Kenya.

In Nord America è segnalato in tutti gli stati meridionali tra California, Colorado, Texas, Louisiana, Mississippi, Florida, Georgia, Carolina del Sud e del Nord, Virginia, ma persino nei più settentrionali stati del Maryland e New Jersey. Queste ultime le presenze più settentrionali del Nord America, fino al 40° Parallelo.

In Asia è segnalato da diversi anni in Giappone, recentemente anche nelle Filippine, recenti segnalazioni lo danno presente anche in Oceania, a Thaiti e Australia.

PRESENZA IN EUROPA E ITALIA

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites – Da notare l’incredibile somiglianza con le comuni Mazze di Tamburo

In Europa da alcuni anni è ben documentato in Spagna, sporadicamente in Grecia e Turchia mentre in Italia la sua presenza è certa nella Sicilia orientale, dubbia tra Calabria, Puglia e Sardegna.

Le abbondanti piogge giunte al seguito dell’Uragano Apollo (fine Ottobre 2021), hanno dato vita ad un copioso fiorire di questa nuova specie fungina tra le province di Catania e Messina dove, si sono registrati diversi casi di intossicazioni (come riportato anche dal Ministero della Salute), a seguito di raccolte di questi fungi, confusi per Mazze di Tamburo localmente anche dette “Cappiddini”.

Nella sola provincia di Catania, nei primi giorni di Ottobre 2021 si sono registrati 6 casi di intossicazione da Clorophyllum molybdites, come riportato dai giornali locali.

Diversi avvistamenti sono stati segnalati soprattutto nei comuni di Giarre (CT) e Messina, in tutta la zona Etnea e nel messinese, con possibile estensione anche al Ragusano e Siracusano, all’indomani delle abbondanti piogge novembrine.

Grazie ai recenti Cambiamenti Climatici ed alla Tropicalizzazione del clima italiano, nel corso dei prossimi anni, a seguito di abbondanti piogge, questa specie fungina tropicale potrebbe rapidamente estendersi alle zone litoranee dell’intero Sud Italia fino alle porte di Roma, se non persino oltre.

Chlorophyllum molybdites – Una nuova specie, ora presente anche in Italia. Parte 3

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

Cappello

⛔🚫☠️ Davvero molto simile a quello della comune Mazza di Tamburo (Macrolepiota procera e altre specie commestibili simili), va quindi prestata la massima attenzione per non farsi trarre in inganno dalla familiarità del suo cappello.

Di solito si presenta con forma emisferica che, col passare dei giorni può diventare convessa e subito dopo espansa, con un diametro, da adulto, compreso tra i 7 e 25 cm. E’ provvisto di un umbone (→ la parte simile ad un capezzolo), poco pronunciato e dal colore ocraceo.

Il resto del cappello si presenta solitamente con cuticola asciutta, feltrata in color bianco o crema, con leggero viraggio all’ocra se manipolato. Può presentarsi, al pari di molte Mazze di Tamburo commestibili, ricoperto da squamette o vere e proprie squame ocraceo-brunastre che, in periferia possono risultare anche del tutto assenti, così come possono non esser visibili su esemplari semi-adulti che sono stati dilavati dalla pioggia. Possiede un orlo spesso frastagliato con ancora attaccato qualche residuo del velo parziale.

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites – Notare il lungo gambo glabro, privo di zebratura – PH@everythingisbetterintrees Maryland USA

Gambo

Cilindrico con base poco ingrossata, quindi con “bulbo basale” poco pronunciato.

Il Gambo del Chlorophyllum molybdites (→ al contrario di quello della comune Mazza di Tamburo che è fibroso e per lo più cavo), si presenta ugualmente fibroso ma più compatto, tenace, farcito e solo negli adulti fistoloso. Al centro può presentarsi leggermente cavo.

La superficie del gambo della Falsa Mazza di Tamburo è liscia (→ al contrario di quella della Mazza di Tamburo che invece è zebrato brunastro), bianca, tendente ad imbrunire a partire dalla base o se manipolato. Se tagliato in due, assume un viraggio aranciato-rossastro, soprattutto ove manipolato, se staccato dal cappello, nel punto del distacco la carne può virare al verde-bruno. Di solito il gambo ha identico colore del cappello. Di norma ben slanciato, può facilmente raggiungere i 10 /20 e persino i 25 cm di lunghezza.

Possiede un anello a doppio braccialetto, scorrevole, bianco o beige, tendente ad imbrunire nella facciata inferiore.

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites – Da notare l’alone verdognolo delle lamelle – PH@alivenfree76

Lamelle e Spore

Le lamelle del Chlorophyllum molybdites risultano libere al gambo, di norma fitte con numerose lamellule, di color crema negli esemplari giovani, ancora privi di spore, poi con la maturazione delle spore stesse, tendenti al verdognolo poi al verde progressivamente più scuro con varie tonalità di grigio-verde o verde-bruno negli esemplari più anziani.

Sono proprio le spore a dare anche alle lamelle questa colorazione verdognola. Se si appoggia il cappello su di un foglio di carta, si ricaverà una impronta di colore verdognolo.

Al microscopio le spore risultano verdine in massa, lisce, da ovali ad ellittiche con apicolo laterale → prolungamento terminale della spora mediante il quale è unita allo sterigma, una grossa guttula centrale → formazione oleosa o gassosa, di solito tondeggiante, presente in numerose cellule fungine ed un poco evidente poro germinativo. Cianofile al reattivo.

Carne

Apparentemente di sapore e profumo gradevoli. L’odore è leggero e non si discosta di molto da quello di altre specie del genere Chlorophyllum o Lepiota, pertanto se erroneamente ingerita non provoca disgusto alla masticazione.

Nel cappello del Chlorophyllum molybdites la carne risulta essere soffice, tenera e biancastra-crema, al taglio vira leggermente all’aranciato-brunastro, soprattutto alla base e per i tre quarti del gambo.

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites in una aiuola verde cittadina in Spagna – PH@lachuconeta

Habitat – Ecologia:

Il Clorophyllum molybdites o Falsa Mazza di Tamburo, è un fungo tossico che, come detto, si può facilmente confondere con varie altre specie di Lepiota o Macrolepiota.

Vegeta e fruttifica in terreni ricchi di sostanza organica, depositi di materiale legnoso in via di decomposizione, prati e pascoli ben fertilizzati, così come su terreni più poveri quali spiagge (dopo abbonanti piogge), marciapiedi ed asfalto che riesce a bucare agevolmente, aiuole e fioriere, ancor meglio se ricche di trucioli per la pacciamatura, e persino su prati all’inglese regolarmente irrigati, nei centri urbani. Persino nei cantieri.

Negli stati del Texas e Florida, così come per esempio anche in Egitto, viene normalmente fotografato nelle aiuole cittadine ben irrigate, anche all’indomani di prolungati periodi di siccità, qualora si utilizzi acqua non clorata per l’irrigazione.

In Sicilia esemplari di Chlorophyllum molybdites sono stati avvistati per lo più tra le erbe bagnate da abbondanti piogge sulle spiagge, tra le sabbie vulcaniche dell’Etna o in prati ed aiuole urbane di Messina.

Frequentemente questo fungo può presentarsi nei prati, magari attorno ad alcune piante, nella classica formazione a cerchio detta “Cerchio delle Streghe”.

ALCUNE SPECIE SIMILI ALLE MAZZE DI TAMBURO, MA TOSSICHE O VELENOSE

  • Agaricus moelleri (⛔Tossico)
  • Clorophyllum molybdites (⛔Tossico)
  • Clorophyllum olivieri (⛔Tossico)
  • Clorophyllum rhacodes (⛔Tossico)
  • Hebeloma radicosum (⛔Tossico)
  • Lepiota acutesquamosa (⛔Tossico)
  • Lepiota asperula (⛔Tossico)
  • Lepiota brunneoincarnata (💀 Mortale!)
  • Lepiota clypeolaria (💀 Velenoso)
  • Lepiota cristata (💀 Velenoso)
  • Lepiota eriophora (⛔Tossico)
  • Lepiota helveola (💀 Velenoso)
  • Lepiota josserandii (💀 Mortale!)
  • Lepiota subincarnata (💀 Mortale!)
  • Lepiota venenata (💀 Velenoso)

TOSSICITA’ DEL CHLOROPHYLLUM MOLYBDITES

Il fungo Chlorophyllum molybdites è fortemente tossico e può provocare una seria sindrome gastrointestinale a breve latenza con complicazioni nerologiche, denominata Morganismo o Sindrome Morganica.

Nel corso degli ultimi decenni, l’erronea raccolta e successivo consumo alimentare di questo fungo tossico, ha provocato un elevato numero di casi di intossicazione in tutto il Mondo.

Secondo le stime pubblicate dai rapporti Beug & al. 2006; De Meijer & al. 2007; De Kesel & al. 2017 Clorophyllum molybdites è tra le specie più facilmente confondibili con specie commestibili, quindi responsabile di innumerevoli casi di intossicazione, peraltro ovunque in aumento in tutto il Pianeta, tant’è che in Cina risulta essere la specie che in assoluto provoca il maggior numero di intossicazioni (Li Haijiao & al. 2020; Li Haijiao & al. 2021), così come accade anche in Florida.

Interessante però, è sapere che pure in Italia accade qualcosa di molto simile, dal momento che il maggior numero di intossicati a seguito di ingestione di funghi, aveva consumato funghi apparentemente riconducibili alle Mazze di Tamburo ma, in realtà appartenenti al genere Agaricus, Clorophyllum, Hebeloma, Lepiota, quindi a specie tossiche o velenose

Secondo → Beug, Michael W. Una panoramica degli avvelenamenti da funghi in Nord America. Archiviata 2010-05-20 al Wayback Machine Il micofila , vol. 45(2):4-5, marzo/aprile 2004 , Il Chlorophyllum molybdites è il fungo velenoso più consumato in Nord America.

In Europa i primi casi di intossicazione segnalati dai media, risalgono al 2014 ma, in realtà, intossicazioni sospette si erano avute ancor prima, già prima del 2005.

► Ci informa il Dott. Agatino Consoli (Micologo) che: «il primo ritrovamento e relativo riconoscimento riguardante Chlorophyllum molybdites (G.Mey.) Massee, documentato in Sicilia risale ad ottobre 2005. (V. Rivista di Micologia Siciliana, n. 1 – anno 2006, pagg. 35 – 42, editata dal Gruppo Micologico Jonico-Etneo – Riposto). Tale precisazione, ritengo sia utile, stante che negli anni antecedenti  il 2005 si avevano notizie di intossicazioni causate da non meglio definiti “cappellini”. Di tali intossicazioni, purtroppo  non ho mai potuto personalmente osservare alcun caso, pur allora e fino al 2010, svolgevo l’attività di Micologo dell’Asp di Catania».

le prime segnalazioni in Spagna risalgono invece all’anno 2017 (Parra & al. 2017), con un quadro di soli sintomi gastrointestinali, per fortuna non particolarmente gravi.

In alcuni recenti casi verificatisi in Italia però, il decorso clinico è stato piuttosto severo nonostante i ricoverati abbiano riferito di aver effettuato la prebollitura e la cottura prolungata dei funghi, questo a riprova della tenacia delle sue tossine che non risultano dunque essere termolabili → non svaniscono neppure dopo prolungata cottura.

→ La presenza del “Chlorophyllum molybdites” sul territorio etneo è stata individuata dal dr. Alfio Pappalardo, micologo dell’Asp di Catania, che sta partecipando a un progetto di studio del Dipartimento di Chimica, Biologia e Biotecnologie dell’Università di Perugia, diretto dal prof. Roberto Venanzoni, finalizzato all’identificazione delle specie fungine che sono causa di intossicazioni alimentari.

Nel Nord America gli intossicati hanno accusato sintomi prevalentemente di natura gastrointestinale, con vomito, diarrea e coliche, spesso gravi, che si sono verificati 1-3 ore dopo il consumo → Benjamin, Denis R. (1995). “Sindrome gastrointestinale”. Funghi: veleni e panacee – un manuale per naturalisti, micologi e medici . New York: WH Freeman and Company. pp. 351-377 . Sebbene questi avvelenamenti siano spesso risultati gravi, in particolare nei bambini, nessuna intossicazione ha ancora provocato la morte.

Sempre nel Nord America, la maggior parte delle persone che sono rimaste intossicate, dopo aver erroneamente mangiato il fungo Chlorophyllum molybdites, hanno riferito di frequenti conati di vomito, con alcuni pazienti che hanno vomitato verde, anche 20 o 30 volte di seguito, non per nulla questo fungo in lingua inglese è anche comunemente detto ‘Vomiter’ → provocatore di vomito.

I dottori del Pronto Soccorso degli stati della costa Atlantica Nord americana, quando ricevono pazienti colpiti da intossicazione da funghi, sono in grado, preventivamente, di diagnosticare l’avvelenamento da Chlorophyllum molybdites non appena vengono riferiti frequenti episodi di vomito verde. In alcuni casi sono stati persino segnalati pazienti la cui pelle ha assunto una colorazione verdastra (→ urbanmushroom.com).

Se consumato crudo C. molybdites può produrre sintomi anche molto gravi, comprese, oltre al vomito, feci sanguinolente, entro un paio d’ore.

Amanita phalloides – Amanita falloide – Funghi velenosi

Altre specie tossiche o velenose già descritte su funghimagazine.it

FOTOGALLERY

Chlorophyllum molybdites

Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites in parco cittadino giapponese –  PH@eri.989 Japan
Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites-Cappello- PH@McClure_sketch
Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites in fioriera PH@gnqqw000
Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites in parco cittadino giapponese PH@eri.989
Chlorophyllum molybdites
Chlorophyllum molybdites in aiuola cittadina della Florida –  PH@forever_evc Florida USA

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