Clorophyllum rhacodes
Clorophyllum rhacodes

Chlorophyllum rhacodes

CHLOROPHYLLUM RHACODES (Vittad.) Vellinga, (2002)

Chlorophyllum rhacodes scheda illustrativa
Chlorophyllum rhacodes – Scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner colore bianco-beige

Nell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / Beige / Marrone chiaro

Come riconoscere al volo Chlorophyllum rhacodes?

Chlorophyllum rhacodes è un “fungo con le lamelle” nota per essere un vero sosia, tossico, della comune Mazza di Tamburo. Tra le mazze di tamburo, o pseudo tali, risulta essere assai comune sia in Italia che in Europa, appare normalmente nei boschi di conifere, dall’estate fino all’autunno inoltrato ed è distinguibile dalle specie simili, grazie all’assenza di zebratura sul gambo e dal fatto che, se questo viene tagliato tende rapidamente a divenire rossiccio. Fungo tossico.

Finta Mazza di Tamburo

Sinonimi obsoleti:

Agaricus procerus b rhacodes (Vittad.) Rabenh., Deutschl. Krypt.-Fl. (Leipzig) 1: 574 (1844)
Agaricus procerus var. rhacodes (Vittad.) Rabenh., Deutschl. Krypt.-Fl. (Leipzig) 1: 574 (1844)
Agaricus rhacodes Vittad. [as ‘rachodes‘], Descr. fung. mang. Italia: 158 (1835)
Agaricus rhacodes var. candidus Bagl., Nuovo G. bot. ital. 18(3): 233 (1886)
Lepiota procera var. rhacodes (Vittad.) Massee, Brit. Fung.-Fl. (London) 3: 234 (1893)
Lepiota rhacodes (Vittad.) Quél., Mém. Soc. Émul. Montbéliard, Sér. 2 5: 70 (1872)
Lepiota rhacodes f. riograndensis Rick, Lilloa 1: 391 (1939) [1937]
Lepiotophyllum rhacodes (Vittad.) Locq., Bull. mens. Soc. linn. Soc. Bot. Lyon 11: 40 (1942)
Leucocoprinus rhacodes (Vittad.) Pat., Essai Tax. Hyménomyc. (Lons-le-Saunier): 171 (1900)
Macrolepiota rhacodes (Vittad.) Singer, Lilloa 22: 417 (1951) [1949]
Mastocephalus rhacodes (Vittad.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 2: 860 (1891)

Chlorophyllum rhacodes (Vittad.) Vellinga, (2002)
Falsa Mazza di Tamburo

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Agaricaceae
Genere:Chlorophyllum
Specie:Chlorophyllum rhacodes
Nome italiano:Falsa Mazza di Tamburo
Tipo nutrimento:Saprofita
Periodo vegetativo:dall’estate al tardo autunno
Commestibilità o Tossicità:Non commestibile – Sospetto – Potenzialmente tossico

NOMI INTERNAZIONALI

Inglese: Shaggy parasol
Tedesco: Gemeiner Safranschirmling, Safran-Riesenschirmpilz
Spagnolo: apagador menor
Finlandese: puistoakansieni
Francese: Lépiote déguenillée, Coulemelle rougissante
Olandese: Gewone knolparasolzwam
Polacco: Czubajnik czerwieniejący
Rumeno: Macrolepiota rhacodes, Burete șerpesc șofrăniu, pălărie solzoasă, ciupercă cu solz

Nomi comuni italiani

Questo fungo è conosciuto in Italia con il nome comune di “Falsa Mazza di Tamburo“.

Come tutte le mazze di tamburo anche questo fungo si porta con sé i vari nomi vernacolari tipici di queste specie, alcuni dei quali, tra i più comuni sono: Bubbola, Cappello del Prete, Cappellone, Ciulli, Coccumella e Ombrello. Naturalmente essendo considerato come una falsa mazza di tamburo, anche i vernacolari assumeranno questa denominazione, diventando così Falsa Bubbola, Falso Cappello del Prete e via discorrendo.

Etimologia

L’eptiteto “rhacodes” deriva dal greco “ῥαχόδες” “rhachódes” che significa: lacerato, stracciato, cencioso, in riferimento alle caratteristiche del suo cappello che, a differenza della normale Mazza di Tamburo è ricoperto da scaglie più o meno pettinate-embricate, piuttosto persistenti e soprattutto ben evidenti, tanto da conferirgli un aspetto più batuffoloso.

Chlorophyllum invece, deriva dalla parola greca ” χλωρός” “chlorόs” che significa verde e da “φύλλον” “phýllon” che significa foglia, lamella, ovvero con foglie verdognole, dovuto al colore di alcune specie di questo genere, tra cui la nuova Falsa Mazza di Tamburo Tropicale Chlorophyllum molybdites.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali




I nomi comuni internazionali di questa specie fungina sono gli stessi che vengono utilizzati per le normali Mazze di Tamburo e, anche all’estero come in Italia, con l’aggiunta al nome comune dell’aggettivo “falso” o “falsa”. Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • Nei paesi di lingua inglese è detto Shaggy parasol, ovvero Ombrello irsuto, ispido, arruffato, per via del suo cappello che ha proprio queste caratteristiche. Il nome Shaggy parasol viene però attribuito anche a Chlorophyllum oliveri e C. brunneum;
  • In Germania invece è attribuito a questo fungo il nome di “zafferano” “Sanfran” e quindi diventa il fungo zafferano “Safranschirmling” o “Safran-Riesenschirmpilz”, l’ombrello giagante zafferano;
  • In Francia è detto il Lepiote cencioso o la Cocumella arrossante, vista la sua caratteristica di avere il gambo che vira al rossiccio se tagliato;
  • In Romania come in Germania, è l’ombrello zafferano, il fungo dei serpenti, il fungo con cappello a scaglie “solzi” o “solzită” o “solzoasă”;
  • In Russia è il fungo a ombrello che arrossisce;
  • In Georgia è il fungo con il gambo da gru arrossente

DISTRIBUZIONE



Clorophyllum rhacodes è un fungo tipico delle radure con Conifere

La Falsa Mazza di Tamburo (Clorophyllum rhacodes) è diffusa in tutta Europa, nel continente Nord Americano, in Africa del Sud e pure in Australia.

In Italia è piuttosto comune al Nord, un po’ meno al Centro e Sud dove l’assenza di questo fungo è dovuta semplicemente alla mancanza di habitat adatti alla sua vegetazione. Come vedrai nella sezione Habitat infatti, questo è un fungo tipico dei boschi di Peccio, ovvero delle Peccete, boschi di Abete Rosso.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT della Falsa Mazza di Tamburo

L’habitat ideale per il Chlorophyllum rhacodes

Si tratta di una specie saprofita, il che significa che vegeta nutrendosi grazie ai nutrienti che ricava direttamente dalla lettiera, dall’humus e in misura minore direttamente dal suolo.

Questo fungo ama i boschi a prevalenza di conifere.

Il suo ecosistema preferito è quello delle Peccete, i boschi di Peccio (Abete rossoPicea abies).

Ci è però capitato di trovare diversi esemplari di questa specie (Chlorophyllum rhacodes) anche al di sotto di Cipressi di Lawson (Chamaecyparis lawsoniana), sotto Cedri del Libano, Pseudotsuga menziesii-Dlouglasia (Abete di Douglas) e pure tra Pino Strobo e Tsuga canadese.

Un ritrovamento lo abbiamo effettuato anche al di sotto di Castagni radi in una radura aperta ma, va’ detto che nei pressi c’erano degli Abeti di Douglas.

Le nascite di questi funghi non avvengono quasi mai singolarmente. É più facile trovare una vera e propria colonia di queste false mazze di tamburo, piuttosto che singoli carpofori isolati.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 Diverse vecchie fonti, indicano quale habitat preferenziale di questa specie fungina, le radure prative tra i boschi di Abete rosso. Le zone aperte, prive di chiome e quindi ben soleggiate.
In realtà, forse a causa dei cambiamenti climatici e quindi alla diffusa scarsità di piogge durante le stagioni calde, fino ad oggi abbiamo trovato questo fungo esclusivamente in fitti e scuri boschi di Abete rosso. Molto spesso persino in piena ombra, dove non batte mai il sole e persino al di sotto di giovani abeti con rami bassi che quasi sfioravano il suolo.

💥 Se in un bosco di Abeti trovi dei funghi che, apparentemente somigliano a delle Mazze di Tamburo (ma che sono prive di zebratura sul gambo), quasi certamente appartengono al genere Chlorophyllum e più specificamente a Chlorophyllum rhacodes.

⛔🖐️ La confusione tra le varie Mazze di Tamburo è sempre in agguato. Non consumare mai Mazze di Tamburo se queste sono prive della caratteristica zebratura sul gambo. Se le raccogli, prima di consumarle, rivolgiti ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona e non attraverso a fotografie. Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

Chlorophyllum rhacodes scheda illustrativa
Chlorophyllum rhacodes – Scheda illustrativa

COME RICONOSCERE QUESTA FALSA MAZZA DI TAMBURO

Il carpoforo-corpo fruttifero del Chlorophyllum rhacodes è formato da un cappello a forma di ombrello, al di sotto del quale si trova il cosiddetto imenoforo (la parte fertile), che a sua volta ospita delle lamelle di colore bianco, insieme con un gambo, anch’esso per lo più bianco.

Il cappello può avere un diametro medio compreso tra gli 8/10 ed i 15/18 cm.
Ha la classica forma di un ombrello da subgloboso (semi globo) a piano convesso. Quand’è ancora chiuso ha forma di uovo allungato. Man mano che il carpoforo matura si distende fino a diventare un ombrello ben aperto e quasi piano.

💥 L’assenza di una zebratura sul gambo di questo fungo, dovrebbe essere un campanello d’allarme che ci dice che, certamente non si tratta della vera Mazza di Tamburo, la Macrolepiota procera, ma che potrebbe trattarsi di altra specie, potenzialmente non commestibile o del tutto tossica. 💥

La superficie del cappello vede una sorta, un cenno di piccolo umbone in corrispondenza dell’attaccatura del cappello sul gambo. Qua è anche presente un disco, una “calotta discale” di un colore che può variare dal beige scuro-nocciola al bruno, allargandosi verso l’esterno il disco, il rivestimento pileico (rivestimento del cappello), non è più unifore ma più frastagliato-sfaldato, tanto da originare grossolane squame che possono essere minuscole o anche piuttosto grandicelle. Ciuffetti fibrillosi anche arricciati, che conferiscono al cappello di questa specie un aspetto più “peloso” rispetto alla vera Mazza di Tamburo.

Le scaglie fibrillose possono essere concolori col cappello (dello stesso colore dello sfondo) ma possono anche risultare di un colore beige-grigiastro, su sfondo bianco o biancastro.

Limenoforo, ovvero la parte fertile del frutto, è ubicato nella parte inferiore del cappello ed è formato da lamelle di colore bianco negli esemplari giovani, bianco-crema a maturità, imbrunenti allo sfregamento.

► Se le lamelle del fungo che hai trovato, hanno un leggero riflesso verdognolo oppure palesemente verdi, non hai di fronte un esemplare di Chlorophyllum rhacodes ma del più temibile, perché palesemente tossico, Chlorophyllum molybdites, la nuova Mazza di Tamburo tossica giunta anche in Italia dai Tropici
→ trovi tutto su questa nuova specie nell’apposita scheda dedicata: Chlorophyllum molybdites.

► Se trovi una Mazza di Tamburo priva di zebratura sul gambo e vuoi esser certo di non aver raccolto una Mazza di Tamburo tossica-tropicale (C. molybdites), prendi un foglio di carta bianco e uno di colore nero, appoggia su entrambi la metà del cappello di questo fungo con le lamelle rivolte verso il basso, in modo che poggino sul foglio. Lasciali riposare per alcune ore. Passato questo lasso di tempo, togli i cappelli e controlla la cosiddetta “impronta sporale” il disegno che le spore despositate hanno lasciato sui due fogli. Se l’impronta è bianca, si tratterà di una Chlorophyllum rhacodes o altra Mazza di Tamburo dal gambo privo di zebrature. Se viceversa, l’impronta è di colore verde, allora sarai certo trattarsi appunto della tossica C. molybdites la nuova mazza di tamburo tropicale.

Le spore di questa specie sono di colore bianco .

Il gambo è di consistenza dura e compatta. Può raggiungere facilmente i 10/15 cm di lunghezza per un diametro medio di 1/2 cm, è ovviamente cilindrico con un grosso bulbo basale anch’esso bianco ma tendente a diventare rosato con la maturità e soprattutto tendente ad arrossare allo sfregamento o al taglio. Dopo averlo sezionato, l’arrossamento diventa gradualmente più intenso fino al rosso-arancio scuro.

La carne è inizialmente bianca ma, dopo averla sezionata, arrossisce rapidamente fino ad un arancio-rossiccio scuro. Non ha odore o sapore particolari. Un lieve odore fungino, distantissimo però dal caratteristico profumo di nocciola della vera Mazza di Tamburo.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO NON COMMESTIBILE, SOSPETTO DI TOSSICITA’ E RESPONSABILE DI

Riguardo alla commestibilità del Chlorophyllum rhacodes, esistono pareri contrastanti.

Su alcune fonti leggiamo che il fungo potrebbe essere commestibile dopo lunga cottura ma, su altre fonti viene riportato come fungo potenzialmente tossico, perciò sconsigliabile.

A riguardo pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi”:

Chlorophyllum rhacodes ed entità vicine (C. olivieri e C. brunneum), sono specie delle quali non esiste conoscenza tradizionale specifica, ma spesso sono raccolte e consumate come normali “mazze da tamburo” in quanto non vengono distinte rispetto a Macrolepiota procera. Questi funghi (sia Chlorophyllum rhacodes che le entità facenti capo a M. procera) possono causare intossicazioni gastrointestinali, che si riscontrano con una certa regolarità in tutto il territorio italiano anche se con frequenza relativamente modesta. Per entrambi i gruppi di specie, la responsabilità di parte della casistica può essere ricondotta al consumo di esemplari non freschi dopo cottura insufficiente. A tale riguardo, suscita un particolare interesse la normativa della Svizzera (2020), che elenca sia C. rhacodes che M. procera fra i “funghi commestibili che possono essere immessi sul mercato solo se soddisfano determinati requisiti”, con la seguente prescrizione: “Cuocere o soffriggere per almeno 20 minuti. Cucinare solo il cappello, non il gambo”. Il nome Macrolepiota rhacodes o Chlorophyllum rhacodes si trova attualmente incluso negli elenchi dei funghi commercializzabili in Austria (2006), con la specifica di non commestibilità allo stato crudo, in Germania (2008) con la specifica che si consumano solo i cappelli, in Francia (2017) con la nota che si tratta di funghi che tendono ad accumulare nitrati (?) e in Repubblica Ceca (2013) con la prescrizione “solo esemplari giovani”.

Ciononostante, in base alle segnalazioni storiche e alla documentazione di casi di intossicazione recenti, il genere Chlorophyllum rappresenta una maggiore problematicità rispetto a Macrolepiota procera, anche a causa della difficoltà di determinazione delle singole specie. Emerge inoltre un’ipotesi di tossicità più rilevante a carico di Chlorophyllum brunneum, entità corrispondente alle forme nitrofile di C. rhacodes (conosciute come Macrolepiota venenata o M. rhacodes var. bohemica). La Regione Friuli Venezia Giulia (DGR 1422 / 2017) inserisce M. rhacodes nell’elenco dei “funghi sospetti”, in quanto causa di intossicazioni indipendentemente dal trattamento di cottura effettuato. In conclusione, considerata in particolare la difficoltà di determinazione che non consente di distinguere agevolmente Chlorophyllum brunneum, tutte le specie del gruppo di Chlorophyllum rhacodes devono essere considerate in modo analogo e assolutamente sconsigliate, oltre che (per quanto riguarda l’Italia), non ammesse alla commercializzazione.
Inoltre si presume che, in prospettiva, anche in Italia e in altri Paesi dell’Europa meridionale potrebbe aumentare il fenomeno delle intossicazioni da C. molybdites, considerata la probabile espansione dell’areale distributivo di questa specie. Per evidenti ragioni di confondibilità, ciò può costituire un ulteriore elemento a favore della decisione di non consentire il consumo e il commercio per tutte le specie di Chlorophyllum.

⚠️ A volte, potrebbe capitare di aver subìto una intossicazione a causa dell’ingestione di specie simile, assai o in tutto simile, ad esempio Chlorophyllum brunneum. La maggior parte dei funghi appartenenti al genere Chlorophyllum rilasciano una sporata di colore verde, come descritto sopra. ⚠️




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SPECIE SIMILI A CHLOROPHYLLUM RHACODES

Chlorophyllum rhacodes è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili, quindi con diverse comuni Mazze di Tamburo.

Di seguito un elenco di alcune altre Mazze di Tamburo o simili, più o meno commestibili, che potrebbero essere confuse tra di loro:

► Chlorophyllum brunneum – Talvolta classificata come Chlorophyllum hortense, è una nuova specie dal tipico aspetto di Mazza di Tamburo minuta-tarchiata, ha carne che vira rapidamente all’arancione poi rosso scuro-brunastro, appunto brunneum, frequente tra le conifere, o anche nei boschi misti con molti residui vegetali. Ha lamelle bianche poi imbrunenti con l’età e per sfregamento, con filo lamellare tendente a diventare marrone. Specie tossica, provoca sindrome gastroenterica.

► Chlorophyllum molybdites – É nota per essere la “nuova” mazza di tamburo giunta in Italia dai Tropici. → Scoprila in questo articolo dedicato: Chlorophyllum molybdites;

► Chlorophyllum olivieri -É quasi identica alla M. fuliginosa, ha colori fulvi, scuri, il suo gambo però è più chiaro e non uniformemente bruno, la carne tende ad arrossare, cresce in boschi di conifere, per lo più Abete rosso. É commestibile;

Macrolepiota excoriata – É una Mazza di Tamburo commestibile, cresce nei prati, piuttosto simile alla M. procera si differenzia per dimensioni leggermente inferiori. Ha il gambo bianco privo di decorazioni, con raggiera sul cappello;

► Macrolepiota fuliginosa – Nota anche col vecchio nome di M. permixta, è commestibile e facilmente riconoscibile per essere a tutti gli effetti una Mazza di Tamburo ma dalle colorazioni decisamente più scure, appunto fuliginosa, il suo gambo può presentarsi zebrato o anche uniformemente bruno-fuliginoso-cioccolato. Cappello provvisto di fioccosità di colore bruno. Il gambo può risultare leggermente arrossente al taglio;

Macrolepiota mastoidea – Nota anche come col vecchio nome di Macrolepiota konradii, è una Mazza di Tamburo commestibile. Ha dimensioni leggermente inferiori rispetto a M. procera, cresce su prati e radure, si chiama così per via dell’aguzzo umbone (capezzolo) che la fa somigliare ad una mammella;

► Macrolepiota olivascens – É quasi identica alla M. procera da cui si differenzia più che altro per la sporata rosata. Ovviamente commestibile.

Macrolepiota procera – É la vera Mazza di Tamburo. Scoprila nell’apposita scheda → Mazza di Tamburo/Macrolepiota procera;

► Macrolepiota venenata – Al contrario di quanto si legge su alcuni siti web, M. venenata non è la C. rhacodes o la Macrolepiota rhacodes var. venenata, ma specie a sé stante. Nel 2004 era stata classificata come Chlorophyllum venenatum ma, a seguito di indagi sul DNA è stata riportata all’originario Macrolepiota venenata. Molto simile ad una comune Mazza di Tamburo, è leggermente più piccola, spesso con gambo corto, ma d’aspetto tarchiato con grosso bulbo bianco poi rossastro e arrossente all’abrasione. La carne vira al rossiccio o imbrunente al taglio. Frequente in orti-giardini-parchi ben concimati. É specie tossica;

  • Lepiota phaeodisca (Non Commestibile);
  • Leucoagaricus nympharum (Non Commestibile);
  • Echinoderma asperum (Lepiota aspera) (Non Commestibile);
  • Lepiota boudieri (ha colori più giallognoli-ocra-aranciati, è più minuta, predilige gli Ontaneti) (Tossico);
  • Lepiota castanea (è abbastanza simile ma di dimensioni più minute, cresce sotto castagni o boschi misti con anche conifere (Tossico potenzialmente anche mortale);
  • Lepiota cristata (è piuttosto simile alla Mazza di Tamburo ma di dimensioni più minute, ha sul cappello una cosiddetta “cresta” di scaglie con capezzolo scuro centrale. Cresce ovunque, anche nei parchi e giardini cittadini) (Tossico-velenoso);
  • Lepiota brunneoincarnata (molto simile alle mazze di tamburo anche se più minuta, ha carne arrossente al taglio, vegeta ovunque ci sia un clima mite temperato, ubiquitaria in boschi d’ogni genere) (Tossica potenzialmente mortale)

PHOTOGALLERY DI CHLOROPHYLLUM RHACODES

UNA DELLE TANTE FALSE MAZZE DI TAMBURO

Chlorophyllum rhacodes
Chlorophyllum rhacodes

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Chlorophyllum rhacodes@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Avatar
    A.C.

    Buonasera,

    temo che la formattazione di questo articolo abbia avuto qualche problematica 🙂

    Grazie sempre per gli ottimi articoli!

    1. funghimagazine
      funghimagazine

      Eh eh eh hai ragione, per un disguido, è finita una bozza tra gli articoli pubblicati. Provvediamo subito a correggere il problema e grazie mille per la segnalazione e l’apprezzamento.

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