Clitocybe nebularis
Clitocybe nebularis

Clitocybe nebularis

CLITOCYBE NEBULARIS (Batsch.) P. Kumm., (1871)

Clitocybe nebularis scheda illustrativa
Clitocybe nebularis scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner colore beige-grigio-marroncinoNell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / Beige / Grigio-marroncino

Come riconoscere al volo Clitocybe nebularis?

Clitocybe nebularis è un “fungo con le lamelle” noto in Italia come Fungo delle Nebbie. É un fungo dalla commestibilità controversa, attualmente considerato Non Commestibile-Tossico. É uno dei funghi più comuni tra il tardo autunno e l’inverno, spesso ritrovato in formazioni circolari o in grandi gruppi.

Fungo delle nebbie

Sinonimi obsoleti:

Agaricus nebularis Batsch, Elench. fung., cont. sec. (Halle): 25 (1789)
Clitocybe alba (Bataille) Singer, Lilloa 22: 186 (1951) [1949]
Clitocybe nebularis f. alba S. Imai, J. Fac. agric., Hokkaido Imp. Univ., Sapporo 43(1): 81 (1938)
Clitocybe nebularis f. bianca CettoI Funghi dal Vero (Trento) 5: 315 (1987)
Clitocybe nebularis var. alba Bataille, Bull. Soc. mycol. Fr. 27(3): 370 (1911)
Clitocybe nebularis var. alba J.E. Lange, Dansk bot. Ark. 6(5): 43 (1930)
Clitocybe stenophylla P. Karst., Hedwigia 20: 177 (1881)
Gymnopus nebularis (Batsch) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 609 (1821)
Lepista nebularis (Batsch) Harmaja, Karstenia 14: 91 (1974)
Lepista nebularis f. alba (Bataille) Bon, Docums Mycol. 4: 140 (1997)
Lepista nebularis var. stenophylla (P. Karst.) Bon, Docums Mycol. 26(no. 102): 18 (1996)
Omphalia nebularis (Batsch) Quél., Enchir. fung. (Paris): 20 (1886)

Clitocybe nebularis (Batsch.) P. Kumm., (1871)
Fungo delle nebbie

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Tricolomataceae
Genere:Clitocybe
Specie:Clitocybe nebularis
Nome italiano:Fungo delle nebbie
Tipo nutrimento:Saprofita
Periodo vegetativo:da settembre fino all’inverno inoltrato
Commestibilità o Tossicità:Non commestibile – Sospetto – Potenzialmente tossico

NOMI INTERNAZIONALI

Nomi comuni italiani

Questo fungo è conosciuto in Italia con svariati nomi comuni, i più noti sono: “Agarico nebbioso“, “Brumaio“, “Cimballo“, “Fungo delle Nebbie“, “Fungo di Filera“, “Grigione“, “Nebbione“, “Ordinale Grigio“, “Spignolo“.

I nomi dialettali-vernacolari di questa specie fungina spesso sono piuttosto simili per regioni o macro-aree, con piccole varianti dialettali. Il nome italiano più diffuso è “Fungo delle Nebbie” o “Nebbione”, data la sua abitudine di vegetare in periodi freddi, spesso anche in presenza delle prime gelate o nebbie e comunque con molta umidità presente nella lettiera. Altri nomi assai diffusi sono “Ordinale” o “Ordinario” tra centro e sud Italia, data la sua abitudine di fruttificare a file ordinate o veri e propri cerchi; “Grigione” e sue varianti nel nord Italia. “Cimballo” è invece in assoluto il nome più diffuso in centro Italia, soprattutto in Toscana, con la variante di “Cirimballo” in Emilia Romagna. Infine “Spignolo” è assai diffuso tra Marche e Umbria-Lazio,  .

Etimologia

L’eptiteto “nebularis” deriva dal latino “nebula” che significa nebbia, nube: velato, nebuloso, indefinito o grigiastro, oppure delle nebbie, per la stagione di crescita.

Il nome del genere Clitocybe, deriva invece dal greco “κλῑτύς clitús” declivio, pendio e “κύβη cýbe” testa, ovvero dalla testa inclinata, con margine leggermente involuto, cioè rivolto verso il basso.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • Nei paesi di lingua inglese è detto Cloud funnel, Clouded agaric, cloudy Clitocybe, ovvero imbuto delle nuvole, per la sua stagione di crescita, agarico nuvoloso, per l’appartenenza alla classe delle Agaricaceae e infine Clitocybe nebuloso.
  • in Germania anche in questo caso il nome è riferito alla nebbia, infatti viene chiamato Nebelgraue Trichterling, Nebelkappe oder Graukappe, rispettivamente imbuto grigio della nebbia, cappello nebbioso e cappello grigio.
  • in Francia la traduzione letterale indica il nome scientifico Clitocybe nebularis, ma viene chiamato anche con i nomi di “Grisette” in riferimento alla stoffa di basso valore di colore grigio utilizzata in Francia, “Gris de sapin” grigio dell’abete, o “Petit-gris des sapins” piccolo grigio degli abeti o solamente “Petit-gris”, cioè piccolo grigio, per il paragone con la specie Tricholoma myomyces.
  • in Romania questa specie viene chiamata localmente “cenușăreasă” che significa cenerentola, o come in Italia è il fungo delle nebbie.
  • in Olanda è sempre chiamato fungo delle nebbie.
  • in Polonia è il fungo grigio
  • in Finlandia è chiamato Brina

DISTRIBUZIONE

Clitocybe nebularis è un fungo che non presenta un habitat particolare, è abbastanza diffuso; è rinvenibile sia in boschi di latifoglie, che in boschi misti, ma anche nelle foreste di conifere.

Il fungo delle nebbie (Clitocybe nebularis) è stato descritto originariamente in Germania, ma è diffuso in tutta Europa, in Nuova Zelanda, Giappone, in Nordamerica e centro America.

In Italia è piuttosto comune sia nelle pianure che in montagna, questo perchè non predilige un’habitat in particolare. Come già detto questa specie fruttifica sia in boschi di latifoglie, come faggete, quercete, ma anche di conifere, come nelle abetaie.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT del Fungo delle Nebbie

L’habitat ideale per il Clitocybe nebularis

Si tratta di una specie saprofita, il che significa che compie il proprio ciclo vitale assumendo materia organica morta in decomposizione, quindi si nutre degli elementi di cui ha bisogno, direttamente dai detriti della lettiera in decomposizione e in misura minore direttamente dal suolo.

Questo fungo non predilige nessuna tipologia di bosco in particolare, l’importante è che sia presente un grande quantitativo di nutrimento, per questo motivo possiamo definirlo come una specie fungina ubiquitaria. É infatti possibile trovarlo in ogni luogo, in cui l’ecosistema sia ricco di materia organica-nutrimento-humus-lettiera, perciò, pur essendo il bosco mesofilo il più adatto alle sue esigenze, se c’è molta umidità-freddo-nutrimento, questa specie può vegetare anche nei boschi meso-termofili o termofili, pure in ambiente mediterraneo, prediligendo comunque sempre i boschi “maturi”, boschi caratterizzati dalla presenza di alberi adulti che formano boschi scuri-compatti-estesi.

Potrà quindi capitare di trovarlo tra i Faggi, tra i Castagni o le Querce, così come tra i Carpini e pure in mezzo alle Conifere.

La stagione di fruttificazione preferita è quella fredda, quando l’umidità delle rugiade notturne e delle piogge, ristagna a lungo al suolo ed il freddo impedisce una rapida evapotraspirazione dell’umidità intrappolata nella lettiera, non a caso il nome italiano di questa specie fungina è proprio “Fungo delle Nebbie“, proprio perché sono i periodi nebbiosi i più adatti al persistere a lungo di elevatissimi tassi d’umidità dell’aria e di conseguenza anche dei suoli.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 Su quasi tutte le guide sui funghi datate, si legge che il Clitocybe nebularis predilige i boschi di faggio. In realtà, se il bosco o la foresta dispongono di un adeguato strato di humus/lettiera, questo fungo può vegetare tra latifoglie e conifere, indifferentemente, indipendentemente dalla tipologia di alberi presenti. In presenza di condizioni ambientali ideali lo si può trovare persino nei boschi di Acero, che non sono certamente i boschi con la miglior presenza fungina in Italia.

💥 Una caratteristica peculariare di questo fungo è che, nel periodo di massima fruttificazione, tende a formare e/o disporsi in ampi cerchi, che sono normalmente detti i “Cerchi delle Streghe”, che qualcuno chiama anche “Cerchi delle Fate”.

COSA SONO I CERCHI DELLE STREGHE?

I cosiddetti “Cerchi delle Streghe” sono formazioni naturali costituite da particolari colonie fungine che, tendono a svilupparsi in direzione radiale, formando perciò degli anelli, cerchi o semicerchi, ben visibili ad occhio nudo su di alcuni prati, o più in particolar modo in alcuni boschi dove, l’accrescimento e la disposizione radiale del micelio, durante le varie fruttificazoni, tende a originare carpofori fungini disposti a cerchi o semicerchi (talvota anche in file regolari).

Nel caso di cerchi visibili nei prati, questi possono presentarsi come anelli in cui l’erba tende a disseccare o al contrario ad esser più florida rispetto al circondario, a causa di un eccessivo consumo di sostanze nutritive ed acqua da parte della colonia fungina, oppure grazie ad un generoso rilascio nel terreno di sostanze nutritive ed acqua prelevati altrove.

La disposizione a cerchi dei carpofori può dipendere da vari fattori favorenti. Bisogna partire anzitutto dallo sviluppo radiale di una colonia fungina. Nel caso di specie fungine saprofite, subito dopo la schiusa-germinazione di una spora, molte ife iniziano a svilupparsi con numerose ramificazioni. Durante i processi sia di sviluppo che metabolici, le ife cercano di accaparrarsi il maggior quantitativo di sostanze nutritive, consumando acqua, ossigeno e nutrienti e, al contempo liberando nelle aree di maggior concentrazione del micelio (al centro del cerchio) cataboliti liberati durante i processi metabolici. Per sfuggire a questi depositi di cataboliti, le giovani ife avanzano in formazione ad anelli, dove avvengono anche le fruttificazioni con carpofori appunto disposti in cerchi o semicerchi (Clark, 1902).

Secondo altri autori (Robinson, 1971), il fenomeno della disposizione delle ife e dei carpofori ad anelli-cerchi, sarebbe dovuto a meccanismi d’attrazione chemiotropica ifale verso l’ossigeno, ovvero, nella colonia fungina si crea un movimento di curvatura o orientamento delle ife, in risposta allo stimolo chimico dell’ossigeno o delle sostanze chimiche gassose o disciolte nell’acqua. Gli apici ifali sarebbero perciò stimolati a svilupparsi verso le zone in cui è maggiore la concentrazione di ossigeno, perciò nelle zone più periferiche in cui l’ossigeno non sia ancora stato consumato, determinando la tipica struttura radiale della colonia fungina e dei suoi carpofori.

Vi sono alcune specie fungine saprofite che sono solite svilupparsi formando appunto dei cerchi. Queste sono una sessantina e tra queste c’è anche il Clitocybe nebularis.

Tra le altre specie che formano cerchi ben visibili, di seguto un breve elenco di alcune tra le più tipiche:

► 3 Agaricus (arvensis, campestris e praerimorus)
► 2 Amanita (muscaria e phalloides)
Calocybe gambosa
► 3 Clitocybe (dealbata, nebularis, rivulosa)
► Alcune pseudo mazze di tamburo, Clorophyllum molybdites e C. rhacodes-Falsa mazza di Tamburo
Entoloma sinuatum
Gomphus clavatus
Infundibulicybe gambosa
► Alcune Lepista (nuda, personata, sordida)
► Alcuni Leucopaxillus tra cui il L. giganteus
Marasmius oreades
► Alcuni Tricholoma (album, orirubens, matsutake)
► Persino un Tartufo (Tuber melanosporum)

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre in agguato. Non consumare mai funghi che ancora non conosci, se prima non li hai mostrati, in presenza ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona (e non attraverso a fotografie). Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

Clitocybe nebularis
Clitocybe nebularis

COME RICONOSCERE IL FUNGO DELLE NEBBIE

Il carpoforo-corpo fruttifero del Clitocybe nebularis è formato da un cappello di medie dimensioni, che talvolta, in condizioni di nutrimento ideale, possono raggiungere discrete dimensioni.

Il diametro medio, di norma è compreso tra i 6 ed i 15 cm, in casi rari può raggiungere i 20 cm. Questo risulta opaco, per nulla igrofano, perciò per lo più insensibile all’acqua piovana e, quand’anche il carpoforo dovesse inzupparsi per la tanta pioggia-umidità, il suo colore non muterebbe più di tanto.
Di norma è convesso ma, col tempo diventa piano e pure un po’ depresso con possibili striature radiali.

Una sua caratteristica tipica, che quindi è un buon segno distintivo, è quella di presentarsi con chiazze chiare grigiastro-biancastre-opache-tomentose, soprattutto in presenza di un clima secco o negli esemplari più adulti, su di uno sfondo color cenere, beige, beige-grigiastro o anche beige-marroncino, normalmente più scuro al centro e più chiaro verso i bordi. Può essere ricoperto da una più o meno visibile pruina che si dissipa al tocco o con la pioggia.

Ha un orlo involuto (ovvero rivolto a ricciolo verso il basso), leggermente scanalato e di colore più chiaro rispetto al resto del cappello.

💥 Questo fungo può essere facilmente confuso con altre specie fungine simili, come descritto più avanti. Alcune di queste sono commestibili, altre tossiche. Fare perciò molta attenzione al momento della raccolta. 💥

► Se l’orlo del cappello tende ad arrotolarsi verso l’alto (revoluto), anziché verso il basso (involuto), il fungo che hai di fronte non sarà certamente il fungo delle nebbie, ma altra specie che gli somiglia.

► Se trovi funghi, che apparentemente possono sembrare funghi delle nebbie, in un ambiente termofilo, potrebbe trattarsi del più ricercato e nobile Infundibulicybe geotropa. In un ambiente mesofilo invece (ambiente fresco e molto umido), potresti avere di fronte questa specie o anche un Paxillus giganteus, in un ambiente misto meso-termofilo potresti avere di fronte il tossico-velenoso Entoloma sinuatum, noto anche col sinonimo di Entoloma lividum.

Limenoforo, ovvero la parte fertile del frutto, è ubicato nella parte inferiore del cappello ed è formato da lamelle di colore variabile tra il bianco e il crema pallido, facilmente separabili.

Le spore di questa specie sono di colore crema-giallastro in massa.

Il gambo è carnoso, dapprima pieno, poi tendente al cavo con l’età, elastico, leggermente clavato e ricoperto da tenui fibrille o da pruina, striato in senso longitudinale, ovvero dal basso verso l’alto, ha un colore più chiaro rispetto al cappello, biancastro-grigiastro, ma con base ancora più bianca. Può essere alto tra i 6 ed i 12 cm con un diametro medio di 1-4 cm. .

La carne è soda, spessa, leggermente fibrosa e soprattutto bianca. Ha un odore decisamente pronunciato, persino forte in caso di clima leggermente secco, che ricorda un po’ l’odore dell’impasto di farina. Il suo odore viene descritto come farinaceo, fungino, di frutta fermentata, muffa, pannocchia di mais, sapone o terra bagnata.

Questo fungo in un ambiente chiuso può causare una “saturazione olfattiva ambientale” che, in persone sensibili può provocare nausea, capogiri e persino svenimenti.

Il suo sapore è acre, poco gradevole, il che non giustifica la passione che molti cercatori di funghi hanno per questa specie. Sono infatti ancora molti i cercatori di funghi di tutta Europa che si ostinano a raccoglierla e consumarla, pur essendo considerata specie non commestibile e vivamente sconsigliabile.

💥 Quando i carpofori di questa specie iniziano a diventare vecchi, flaccidi e prossimi al disfacimento, non è raro vederli ricoperti da una sorta di bambagia fioccosa biancastra che altro non è che il micelio della Volvariella surrecta, un fungo parassita e agente di potenziale tossicità, il cui carpoforo si presenta con un cappello irsuto e campanulato 💥

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO POTENZIALMENTE COMMESTIBILE, MA RITENUTO DUBBIO E SOSPETTO DI TOSSICITA’ (SINDROME GASTROINTESTINALE)

Riguardo alla commestibilità del Clitocybe nebularis, esistono pareri contrastanti in giro per il mondo, come potrai leggere nel prossimo paragrafo. In alcune nazioni è ancora consentito il consumo, vista anche la consolidata abitudine di alcuni popoli di consumare questa specie fungina, in altre si è preferito precauzionalmente vietarne la commercializzazione e il consumo.

In assenza di norme universali, pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

«🍴🔴 Clotocybe nebularis, tradizionalmente consumata in molte regioni italiane, provoca ogni anno intossicazioni gastrointestinali che in gran parte, verosimilmente, sono dovute al mancato trattamento termico oppure al consumo abbondante o in pasti ripetuti. L’impatto di questi casi, che in alcuni territori sono in numero discreto, può essere definito “modesto” se confrontato con l’entità del consumo, ancora oggi riferibile a numerose persone (in numero stimabile nell’ordine delle decine di migliaia), pur essendo quasi ovunque in calo per la ormai ventennale campagna di dissuasione condotta da parte dei micologi. A proposito del consumo alimentare di C. nebularis, riteniamo opportuno citare un’area d’elezione che si trova fra Lazio e Abruzzo, indicativamente compresa tra i Monti Simbruini ed i Marsicani: si tratta di un territorio dominato da faggete montane, in cui la presenza della specie tossica Entoloma sinuatum è irrilevante mentre C. nebularis è considerata il “fungo per eccellenza”. Sulla base delle numerose testimonianze da parte delle popolazioni locali il consumo di C. nebularis (che tuttavia è calato nell’ultimo ventennio) non ha mai costituito un problema, a quanto pare anche nel caso di cottura arrosto, completa, con funghi quasi abbrustoliti, ma senza preventiva sbollentatura. In Italia si possono registrare numerose altre zone di consumo molto rilevante, che spaziano dall’altopiano di Asiago al Genovese, al Casentino, al monte Amiata e fino all’Appennino lucano, oltre a varie località di Calabria e Sicilia.
Ben più rilevante è l’impatto delle intossicazioni causate da Entoloma sinuatum, dovute ad errore nel riconoscimento per l’elevata confondibilità, soprattutto nel caso degli esemplari giovani di Clitocybe nebularis raccolti per il sottolio. Si concorda con Illice (2020) sul fatto che un certo numero di casi attribuiti a C. nebularis, in realtà possa essere dovuto al concomitante consumo di qualche esemplare di E. sinuatum. Le errate interpretazioni possono derivare sia dalla mancanza di accertamenti microscopici sia, in assenza di reperti, dalla fiducia nelle sole dichiarazioni dei pazienti. Siamo inoltre convinti che la teoria (sostenuta da alcuni) per cui le reazioni avverse causate da C. nebularis sarebbero in realtà da riferire alla tossicità del “parassita” Volvariella surrecta, non abbia basi scientifiche e sia un’ipotesi poco probabile. Attualmente non è nota una tossicità specifica di V. surrecta e tutt’al più si può ipotizzare che la sua presenza possa essere collegata a precoce (e forse scarsamente individuabile) deterioramento del fungo ospite.
Il dettaglio sopra riportato relativamente al consumo alimentare di C. nebularis, in rapporto al numero complessivamente esiguo di casi di intossicazione, permette di affermare che non c’è nessuna evidenza scientifica per asserire che si tratti di un fungo “tossico”, come invece si è sostenuto da più parti nell’ultimo ventennio. Ciò che ha influenzato l’opinione pubblica è stata probabilmente la modifica, ad opera del DPR 376 / 95, dell’elenco dei funghi ammessi alla vendita di cui alla precedente L. 352 / 1993. Infatti, il nuovo elenco conteneva numerose specie in più del precedente ma non comprendeva più C. nebularis, peraltro senza fornire alcuna motivazione. Probabilmente tale scelta fu adottata per limitare il fenomeno delle intossicazioni che all’epoca erano in aumento anche a causa dei funghi acquistati e preparati senza conoscere la necessità di trattamento di prebollitura o comunque di completa cottura. Giuridicamente la modifica di tale norma non rappresenta un esplicito divieto di commercializzazione di C. nebularis; di conseguenza, ai sensi del DPR 376 / 95 sarebbe possibile il suo inserimento in commercio in ambito regionale, che finora non è avvenuto e probabilmente non avverrà neanche in futuro. Tre Regioni italiane si sono invece pronunciate in merito alla commestibilità di C. nebularis, con posizioni contrastanti. Infatti, la Circolare 17 / 2010 Sanità della Regione Lombardia inserisce C. nebularis fra le specie commestibili, specificando di utilizzare solo esemplari giovani, con prebollitura indispensabile e il consiglio di limitare il consumo, mentre la Regione Friuli Venezia Giulia (DGR 1422 / 2017) la inserisce nell’elenco dei “funghi sospetti”, in quanto causa di intossicazioni indipendentemente dal trattamento effettuato. Ancora più esplicita è la Regione Piemonte, che con Determina Dirigenziale 534 / 2012, confermata dalle successive D.D. 362 / 2017 e 205 / 2018, la inserisce in una lista “negativa” di specie che non possono essere date commestibili per i privati raccoglitori presso gli Ispettorati micologici. Anche a livello UE si ha una situazione contrastante nella valutazione sulla sicurezza alimentare di questa specie, che è inclusa nella lista positiva delle specie commercializzabili in Repubblica Ceca (2013), con la specifica “solo esemplari giovani” e in Ungheria (2019), con il curioso avvertimento che si tratta di funghi “aromatici” che possono provocare “reazioni da sensibilità individuale”, oltre alla prescrizione della necessità di precottura ed eliminazione dell’acqua. In Spagna (2009), al contrario, vige un esplicito divieto di commercializzazione.
C. nebularis è stata estesamente indagata nel corso degli anni da un punto di vista chimico e biochimico: numerosi suoi costituenti sono stati caratterizzati anche sotto il profilo dell’attività biologica e a più riprese sono stati ritenuti in parte o in toto responsabili degli sporadici effetti avversi che si osservano in seguito al consumo di questa specie (Marra 2011). In realtà i dati biochimici e tossicologici a tutt’oggi disponibili per i diversi costituenti di C. nebularis non consentono di assegnare ad alcuno di essi la responsabilità di questi eventi (Davoli, in pubbl.), né di aggiungere informazioni significative sul grado di sicurezza alimentare di C. nebularis. Assume, invece, una particolare rilevanza in termini di prevenzione il controllo delle raccolte per escludere la presenza di E. sinuatum.
Le caratteristiche di commestibilità di C. nebularis sono molto simili a quelle delle Armillaria, per la necessità di un trattamento obbligatorio ai fini del consumo (sbollentatura con eliminazione dell’acqua e successiva prolungata cottura) e il permanere di alcune criticità. Riteniamo utile pertanto adottare una linea “morbida” riguardo al consumo alimentare di C. nebularis, sconsigliandone il consumo ma evitando di classificarla come specie tossica e puntando il più possibile sul controllo delle raccolte, sia ai fini della corretta determinazione, sia per la valutazione del reale stato di conservazione. Pertanto, nell’ambito della consulenza effettuata per i privati raccoglitori, in particolare nelle aree di forte consumo tradizionale, andrebbe garantita la restituzione delle raccolte di C. nebularis portate agli Ispettorati micologici (accompagnata da dichiarazione in cui si evidenziano i rischi nel consumo di questa specie e i trattamenti obbligatori). In altre parole, è ancora condivisibile quanto scritto nel Manuale per la formazione dei Micologi della Provincia di Trento (Floriani & Sitta 2007): “…la specie è assolutamente sconsigliabile, sebbene in alcune zone sia consumata per tradizione (…) il micologo dovrebbe sempre evitare di farla consumare a nuovi raccoglitori, mentre ai raccoglitori “abituali”, che comunque intendono consumarla, è necessario ricordare il trattamento obbligatorio di sbollentatura con eliminazione dell’acqua e in seguito la prolungata cottura”. .

⚠️ A volte, potrebbe capitare di aver subìto una intossicazione a causa dell’ingestione di specie simile, assai o in tutto simile, ad esempio di Entoloma sinuatum. Quando entrambe queste specie sono allo stadio di piccoli carpofori, risulta difficile distinguere gli uni dagli altri. ⚠️

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SPECIE SIMILI A CLITOCYBE NEBULARIS

Clitocybe nebularis è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili, alcune di queste però, vegetano per fortuna in periodi differenti.

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con il fungo delle nebbie:

► Entoloma sinuatum Tossico-Velenoso, assai somigliante, ha però lamelle gialle-burrose da giovane, gialle ruvide da adulto. Non si staccano facilmente. Nonostante la sua elevata tossicità, ha un gradevole odore di farina;

► Hygrophorus agathosmusSconsigliato il consumo –  Ben somigliante. Ha lamelle leggermente decorrenti, biancastre, intercalate da lamellule. Ha odore di mandorla amara;

► Infundibulicybe geotropaEccellente Commestibile – Ben somigliante benché abbia forma campanulata-convessa, campanulata-umbonata poi piana-depressa al centro. Ha lamelle fitte, spesse e decorrenti biancastre-crema concolori col cappello;

► Lepista glaucocanaCommestibile se ben cotto – Leggermente somigliante, ha colori più violacei-liliacei. Cappello abbastanza spesso dapprima umbonato-ottuso poi campanulato ed emisferico, successivamente piano con margine involuto e più o meno ondulato. Odore fruttato-terroso;

► Leucopaxillus albissimusImmangiabile – Abbastanza somigliante, ha colori simili ma più biancastri-crema-beige-ocra. Vive sotto le conifere. Ha cappello fino a 20 cm, da convesso a piano, occasionalmente depresso, margine involuto e spesso fessurato con lamelle color crema. Ha odore lieve;

► Leucopaxillus giganteusus  Commestibile – Leggermente somigliante, ha colori biancastri-crema con ampio cappello, fino a 30 cm, prima convesso poi appianato e imbutiforme, margine involuto solcato e fessurato con lamelle decorrenti sul gambo color ocra chiaro e facilmente staccabili. Ha odore farinaceo ;

Tricholoma saponaceum Non Commestibile-Tossico – Scoprilo nell’apposita scheda di Funghimagazine → Tricholoma saponaceum;

PHOTOGALLERY DI CLITOCYBE NEBULARIS

IL FUNGO DELLE NEBBIE

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Clitocybe nebularis@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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