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Cortinarius orellanus

Cortinarius orellanus

Cortinarius orellanus è una specie non commestibile, tossica-mortale, provoca sindrome orellanica. Presenta alcuni particolari, utili al riconoscimento, come illustrato in questa dettagliata scheda. E’ un fungo tipicamente tardo-autunnale

CORTINARIUS ORELLANUS Fr. (1838)

Cortinarius orellanus
Cortinarius orellanus – Scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Arcobaleno dei funghi banner marrone orellanusNell’Arcobaleno dei Funghi: →  arancio/ocraceo-rossiccio/ruggine/bruno-rosso 

Come riconoscere al volo Cortinarius orellanus?

Cortinarius orellanus è un “fungo con le lamelle” ha un umbone centrale, un gambo con fini striature giallo-arancio, a volte negli esmeplari adulti, nell’imenoforo, la porzione fertile sotto il cappello è presente, la cortina, una specie di ragnatela di ife, residuo del velo parziale protettivo. Ha una carne di colore ocraceo-rossiccia. Non è una specie molto diffusa, è tipicamente europea, soprattutto dell’Europa centrale e meridionale. Appare normalmente nei boschi di latifoglie, in particolar modo sotto querce, dall’estate fino all’autunno inoltrato. Fungo velenoso-mortale.

Cortinario Orellano

Sinonimi obsoleti:

Cortinarius orellanus var. rutilans (Quél.) Moënne-Locc. & Reumaux, in Bidaud, Moënne-Loccoz, Carteret, Reumaux & Eyssartier, Atlas des Cortinaires (Meyzieu) (2005)
Cortinarius orellanus var. tristis Moënne-Locc. & Reumaux, in Bidaud, Henry, Moënne-Loccoz & Reumaux, Atlas de Cortinares  (Annecy) (1991)
Cortinarius rutilans Quél., C. r. Assoc. Franç. Avancem. Sci.  (1898) [1897]
Dermocybe orellana (Fr.) Ricken, Die Blätterpilze (1915)
Gomphos orellanus (Fr.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) (1891)

Cortinarius orellanus Fr. (1838)

Divisione: Basidiomycota
Classe: Basidiomycetes
Ordine: Agaricales
Famiglia: Cortinariaceae
Genere: Cortinarius
Specie: Cortinarius orellanus
Nome italiano: Cortinario orellano
Tipo nutrimento: Micorrizico (simbiosi mutualistica)
Periodo vegetativo: dalla fine estate all’autunno-tardo autunno-inverno
Commestibilità o Tossicità: Non commestibile – Velenoso – Mortale

NOMI INTERNAZIONALI

English: Lethal webcaps
čeština: pavučinec plyšový
Deutsch: Orangefuchsiger Raukopf
suomi: Lehtomyrkkyseitikki
français: Cortinaire couleur de rocou
Nederlands: Giftige gordijnzwam
norsk: Butt giftslørsopp
polski: Zasłonak rudy
svenska: Orangebrun giftspindling
română: Cortinara de munte, pălăria nebunului

Nomi comuni italiani

Questo fungo è conosciuto in Italia con il nome comune di “Cortinario Orellano“.

Questa specie, C. orellanus, è simile  anumerose specie appartenenti al medesimo genere Cortinarius, distinguibili solo da esperti del settore. Il regno dei funghi presenta una variabilità enorme, a volte per distinguere due specie diverse è necessario utilizzare il microscopio, ad esempio per valutare la morfologia delle spore. In Italia sono presenti diversi ufnghi dello stesso genere che sono considerati velenosi e addirittura mortali e poche specie sono commestibili per questo bisogna prestare particolare attenzione. I nomi più utilizzati per identificare il C. orellanus, sono cortinario orellano in toscano, lazio e Campania; in lombardia, Piemonte e Emilia-romagna nord, cappello a ragnatela; nelle isole Sicilia e Sardegna è chiamato Portillo tedesco, infine nelle regioni della Puglia, Abruzzo e Molise è semplicemente il fungo rosso.

Etimologia

Orellanus deriverebbe da Bixa orellana, ovvero un arbusto da cui si ottiene l’annatto, un colorante arancio-rossastro, ottenuto dal liquido prodotto della specie arborea, simile a quello della specie fungina.

il nome del genere, Cortinarius, si riferisce alla presenza dellacortina, cioè un residuo del velo parziale: un insieme di filamenti molto sottili, che proteggono le lamelle sotto il cappello, il velo filamentoso del C.orellanus, solitamente si protrae dal margine del cappello fino alla porzione più apicale del gambo, a volte anche nella metà del gambo. Questa membrana, che ricorda una fitta “ragnatela” è molto fragile, proprio per questo, spesso non è più visibile negli sporofori adulti.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Essendo il C. orellanus una specie molto velenosa-mortale, non molto conosciuta dai ricercatori di funghi, i nomi locali internazionali di questa specie sono pochi, anche perchè non sono molte le specie commestibili a cui assomiglia. Gli appellativi utilizzati sono cortinario orellano, cortinario mortale, cortinario, montano, cortinario arancio, conrtinario rutilante ovvero di un rosso vivo, luccicante ed infine cortinario rosso-sangue.

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • inglese: cappello con ragnatele mortali
  • Tedesco: Cappello ruvido arancione-rossastro, ruvido perchè spesso sono presenti delle spaccature sulla sua superficie
  • Francese: Cortinario dal colore rocou (annatto)
  • Ceco: Cortinario del campo
  • Olandese: Fungo tenda velenoso, in riferimento alla forma del suo cappello e del suo umbone, rigonfiamento centrale
  • Polacco: Velo rosso
  • Finlandese (suomi): Cortinario velenoso del bosco
  • Norvegese: Cortinario velenoso smussato
  • Svedese: Cortinario velenoso arancione-marrone
  • Rumeno : Cortinario della montagna, cappello del matto, questo perchè chi lo mangia rischia di impazzire, o addirittura morire

DISTRIBUZIONE

Cortinarius orellanus è un fungo tipico delle Quercete

Il cortinario orellano (Cortinarius orellanus) è diffusa in tutta Europa, in particolare nell’Europa centrale e meridionale, come in Repubblica Ceca, Polonia, e Slovacchia,  raramente in Germania. Si può trovare ancora, nel sud della Gran Bretagna. nel continente asiatico e americano crescono altre specie simili al Cortinarius orellanus.

In Italia non è un fungo molto comune al Sud, preferisce boschi mesofili del Centro-Nord. Come vedrai nella sezione Habitat infatti, questo è un fungo tipico dei boschi di latifoglie, come di Quercia, ovvero delle quercete, e boschi di castagno, betulle, noccioli, carpino e faggio. 

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT della Cortinario Orellano

Cortinarius-orellanus-Sindrome orellanica
Sindrome orellanica – Il Cortinarius orellanus

L’habitat ideale per il Cortinarius orellanus

Si tratta di una specie che crea simbiosi micorriziche, con diverse piante latifoglie.

Questo fungo ama i boschi a prevalenza di latifoglie, raramente lo si ritrova nelle foreste di conifere

Il suo ecosistema preferito è quello delle Quercete, i boschi con alberi di quercia, tuttavia può stringere simbiosi anche con castagni, betulle, faggi, noccioli, carpini. 

Ci è però capitato di trovare diversi esemplari di questa specie (Cortinarius orellanus) anche al di sotto di conifere(pino, abete, larice, cedro) nei boschi montani,  in quest’ ultimi molto più probabile trovare una specie affine e anch’essa considerata  velenosa-letale, provoca sindrome orellanica, il Cortinarius rubellus (speciosissum). La sua fruttificazione è più favorita dai boschi di latifoglie.

Preferisce fruttificare in terreni silicei e sabbiosi, con un pH acido o leggermente acido, ma preferibilmente sotto il 7, compreso tra 4.5 e 6.5

E’ una specie non molto frequente nei boschi; quando però si trovano degli esemplari, questi sovente hanno una crescita gregaria, ovvero il micelio fruttifica in gruppi sparsi, con numero variabile degli sporofori. Può anche avere una crescita solitaria.

Fruttifica dalla fine dell’estate al periodo tardo autunnale, soprattuto in ambienti, regioni con un clima temperato e umido, con una temperatura non eccessivamente invernale.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 il genere Cortinarius comprende molte specie, circa 400, tra cui due mortali C. orellanus e il suo parente stretto, Cortinarius rubellus. Queste due specie soprattutto sono responsabili della pericolosa sindrome orellanica, tuttavia, è stato solo nel 1952  che si è compreso che non fossero commestibili, grazie ad un avvelenamento di massa nel 1952, in Polonia, che colpì circa cento persone, che provocò numerosi decessi. La sindrome orellanica è molto particolare, è sicuamente da considerare a lunga incubazione-latenza, in quanto i sintomi possono manifestarsi anche 15-20 giorni dopo il pasto a base di funghi.

💥 Nella lingua frencese il suo nome si riferisce all’annatto, un colorante naturale rossiccio, ricavato dai semi della specie arborea, Bixa orellana, pianta originaria della foresta amazzonica; è infatti utilizzato dagli indigeni dell’America e dell’India per tingersi i capelli, i vestiti, la pelle per i rituali locali. E’ una sostanza che contiene diverse molecole ,come ad esempio le saponine, flavonoidi, vitamina E, alcaloidi. Alcune di queste con proprietà medicinali, antiossidanti, antinfiammatorie e antidiabetiche, antimicrobiche, inoltre viene usato da diverse industrie come colorante alimentare naturale.

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre in agguato. Non consumare mai i funghi se non si è certi della conoscenza della specie e della commestibilità. Se li raccogli, prima di consumarli, rivolgiti ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona e non attraverso a fotografie. Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI, CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL Cortinarius orellanus

Cortinarius orellanus è un basidiomicota con un CAPPELLO con larghezza variabile di 2-9 cm, è sottile, prima emisferico poi aperto e convesso. Al centro del cappello ha un umbone leggermente  pronunciato, ottuso; ha una cuticola asciutta, opaca finemente ricoperta da fribrille, scaglie, incolori, è un cappello feltrato. Il suo margine è involuto, lobato, quindi ripiegato verso il gambo, negli esemplari giovani, invece, diventa successivamente aperto con spaccature a maturazione. Il colore del cappello è rosso-arancio in giovane età, bruno-fulvo negli esemplari ” adulti “.

L’IMENOFORO è costituito da lamelle larghe, adnate, spaziate o smarginate, che sono intervallate da lamellule, queste hanno un colore vivace dal giallo ocraceo al fulvo-rossiccio (ruggine).

Le spore sono elissoidali, che ricordano una mandorla (amigdaliformi) finemente verrucose, color ruggine in massa, sono grandi 8-10,5 x 5,5-6,5 µm.

Negli esemplari molto giovani, l’imenio può essere ricoperto da una cortina labile giallastra.

Precisazione sulla funzione della cortina: prende il nome di VELO PARZIALE, ha funzione protettiva dell’imenio, ad esempio nei confronti degli eventi atmosferici, come la pioggia, evita l’essicazione delle preziose spore, la  dispersione di quelle non mature e ne consente il corretto tempo di maturazione. Inoltre può avere diversi colori a seconda del genere di Cortinarius ( bianco-giallo-rosso-blu-nero), ed è un carattere fenotipico utilizzato per distinguere le specie diverse l’anello che è presente su alcune specie di funghi è quello che rimane del velo parziale.

Il suo GAMBO ha un’ altezza di 3-10 cm e una larghezza di 0,5-2 cm; è slanciato, appuntito e spesso curvo alla base, è quasi cilindrico, liscio sodo e pieno e fibroso; è decorato nella sua inerezza da fibrille molto fini, sottili, di colore bruno-rossiccie; ha un colore giallo-arancio-ocraceo poi fulvastro-ruggine.

La sua CARNE è SODA, compatta, ha un colore giallo-ocracea-rossiccia, può avere un tenue odore rafanoide, quindi ricordare la radice o il ravanello, ed un sapore acidulo (test assolutamente da evitare – considerata la tossicità), ha un colore più fulvastro alla base del gambo e sotto la cuticola.

Cortinarius-orellanus-Sindrome orellanica
Sindrome orellanica – Il Cortinarius orellanus

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO NON COMMESTIBILE, TOSSICO-VELENOSO-MORTALE
RESPONSABILE DI SINDROME ORELLANICA

BREVE RIASSUNTO DELLE SINDROME ORELLANICA

Generalmente è considerata una sindrome a lunga latenza, ovvero i sintomi vengono manaifestati dopo almeno 6 ore dall’ingestione dei funghi, tuttavia in realtà è bifasica. Ci sono dei sintomi manifestati a medio-breve latenza, nella fase pre-renale,  Dopo alcune ore dal pasto, ci possono essere nausea, dolori addominali, vomito, tremori ed un sapore metallico in bocca.

Dopo i primi sintomi c’è una lento e graduale peggioramento del paziente, dovuto alla diffusione dell’orellanina soprattuto nei tessuti renali, così inizia la fase renale vera e proprio, caratteristica della S. orellanica, quest’ultima ha un periodo di incubazione molto variabile, subdolo, che va dalle 12 ore fino a 18-20 giorni. La sintomatologia e è provocata dalla tossina orellanina, contenuta in diverse specie di funghi, appratenenti soprattutto al genere Cortinarius, tra cui appunto il Cortinarius orellanus, che contiene una concentrazione più elevata della tossina; C. rubellus (C.speciosissimum), C. fluorescens (in Sud America) etc… le specie di Cortinarius fino ad ora accertate di essere tossiche, sono fino ad ora almeno 14, le sospettate però 23.

Nella fase renale i sintomi maggiormente manifestati sono: convulsioni, dolori addominali, ipotermia, mialgie fino ad arrivare all’insufficienza renale cronica.

A riguardo pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi”.

Inoltre la sindrome orellanica, provocata da questa specie e altre del genere Cortinarius, è ben descritta sul nostro sito Sindrome orellanica.

Cortinarius

Cortinarius orellanus e  C. speciosissimus o C. rubellus sono funghi velenosi potenzialmente mortali, responsabili della sindrome orellanica. Il numero di casi in Italia, dalla fine degli anni ’90 in poi, è nettamente diminuito rispetto ai decenni precedenti (Sitta & al. 2020) e si può affermare che oggi le intossicazioni orellaniche sono eventi poco frequenti, anche grazie all’intensa e continua attività di informazione svolta
dagli Ispettorati e delle associazioni micologiche.

La presenza di orellanina, sebbene in quantitativi minimi, è stata rilevata anche in C. armillatus (Shao & al. 2016): rispetto alla sez. Orellani si tratta di livelli inferiori di un paio di ordini di grandezza, che pertanto possono essere considerati irrilevanti sotto il profilo della tossicità acuta. Pur in mancanza di dati sperimentali sulla tossicità cronica dell’orellanina, considerando il peculiare meccanismo di azione di questa nefrotossina non si può escludere che il consumo prolungato di modeste quantità possa determinare un danno renale a lungo termine, anche se ciò non è evidenziato da casi clinici.

Non è noto consumo alimentare di C. armillatus in Italia, nemmeno occasionale, mentre risulta essere stato consumato in passato senza problemi in Norvegia (Long 2017), dove oggi è considerato ufficialmente non commestibile. Questa specie, nota anche per essere uno dei funghi più ipercaptanti del radiocesio (137Cs), è da considerare non commestibile. C. splendens è stato inserito fra le specie nefrotossiche in seguito all’intossicazione collettiva avvenuta in Francia nel 1979 e ben documentata da Gérault (1981) e Finaz de Villaine (1981). Un secondo caso segnalato in Svizzera nel 1981 (Schliessbach & al. 1983) non risulta però sufficientemente documentato, inoltre secondo Saviuc & al. (2001) si sarebbe verificato il consumo associato di C. splendens e C. cinnamomeus. Nel caso francese, su ben 17 intossicati, alcuni hanno avuto solo sintomi lievi mentre altri, che hanno consumato quantitativi maggiori di funghi in diversi pasti consecutivi, hanno avuto una sindrome nefrotossica a lunghissima latenza, all’epoca interpretata come orellanica. In seguito a tale episodio, una donna è deceduta e alcune altre persone hanno riportato un danno renale anche permanente. I raccoglitori dichiararono di aver consumato Tricholoma equestre e all’epoca fu formulata l’ipotesi dello scambio con C. splendens. A posteriori, abbiamo nuovamente studiato il rapporto di Gérault (1981) per capire se invece l’intossicazione fosse compatibile con il consumo dello stesso T. equestre, vista l’analogia dell’insorgenza dell’intossicazione solo in seguito ad assunzione di più pasti consecutivi. Tuttavia, in base a quanto dettagliatamente descritto all’epoca, il quadro complessivo non sembra compatibile con la sindrome rabdomiolitica e il danno quasi esclusivamente renale presenta certamente maggiori analogie con la sindrome orellanica, inoltre le ricerche di Gérault (1981) su cavie confermerebbero la nefrotossicità di C. splendens. All’epoca si ipotizzò anche la potenziale nefrotossicità dei composti antrachinonici presenti in altre specie vicine come C. vitellinus e C. atrovirens, e in
generale nei Cortinarius con colori più o meno intensamente gialli, aranciati, rossi o verdi, appartenenti al subgen. Dermocybe e non solo.

In ricerche successive è stata esclusa la presenza di orellanina in numerosi Cortinarius non appartenenti alla sez. Orellani, fra cui anche C. splendens (Rapior & al. 1988; Rapior 1989). Negli anni successivi si levò un’opinione contraria rispetto alla tossicità di C. splendens: l’anziano micologo francese Azéma (1993) presentò un contributo in cui (senza fornire ipotesi alternative per spiegare l’accaduto) sostenne l’innocuità di C. splendens e fra le sue argomentazioni affermò di avere consumato personalmente la specie in alcune occasioni. Possiamo confermare che quell’esperimento ebbe veramente luogo, in quanto abbiamo ricevuto la descrizione di uno dei pasti di Azéma a base di C. splendens da parte di un testimone oculare d’eccezione, il dott. L. Giacomoni (com. pers.). Riteniamo che la prova personale di consumo effettuata da Azéma non sia comunque significativa, poiché le intossicazioni gravi segnalate in letteratura si erano verificate solo in seguito al consumo di diversi pasti successivi abbastanza ravvicinati.
Nei decenni successivi non è stata documentata nessun’altra intossicazione da C. splendens o in generale con danno renale da Cortinarius, escluse le specie della sez. Orellani. Il quadro delle conoscenze sulla potenziale nefrotossicità di tipo non orellanico di varie specie del genere Cortinarius rimane ancora poco chiaro. In generale, a titolo prudenziale, riteniamo appropriato e condivisibile l’approccio pragmatico, utilizzato anche in Svizzera e in altri paesi, di ritenere potenzialmente nefrotossiche le specie colorate più o meno intensamente di giallo, arancio,rosso o verde, sebbene i pigmenti di natura antrachinonica che conferiscono tali colorazioni non siano in realtà da ritenere responsabili della potenziale tossicità invocata. In base a questa “regola delle colorazioni”, la sospetta tossicità coinvolge in generale i sottogeneri Leprocybe e Dermocybe, ma anche alcune specie di Phlegmacium, Telamonia e altri. Alcune specie, quali C. cinnamomeus, C. malicorius, C. phoeniceus e C. sanguineus, sono state testate su cavie, risultando nefrotossiche o epatotossiche (Rapior 1989), ma non si conoscono casi di intossicazione segnalati in letteratura che comprendano un danno renale o epatico. Diverse di queste specie del genere Cortinarius probabilmente sono tossiche a livello gastrointestinale, ma la casistica è modesta e spesso le intossicazioni sono genericamente attribuite a non meglio specificati “Cortinarius spp.” (Sitta & al. 2020).

Una segnalazione recente dalla Spagna riguarda la specie C. croceus (Marcos-Martínez 2020b). Per l’amarissimo Cortinarius infractus è segnalata la presenza di alcaloidi indolici a scheletro β-carbolinico (infractina, 6-idrossiinfractina e infractopicrina, cfr. Steglich & al. 1984), la cui potenziale attività psicotropa che qualcuno ha invocato non è stata in realtà mai dimostrata. A nostro parere, in assenza di casistica, si tratta di un’eventualità puramente teorica. C. violaceus e le specie di Cortinarius a carne bianca o violacea appartenenti al sottogenere Phlegmacium sono funghi che spesso vengono considerati innocui, ancorché in assenza del necessario approfondimento speciografico e di sufficienti informazioni relative al consumo alimentare.

Numerosi Cortinarius vengono definiti commestibili nell’opera di Cetto (1970-1995) e anche in trattazioni più recenti come l’Atlante pubblicato dall’Associazione Micologica Bresadola, nel quale sono indicati commestibili C. violaceus, C. claricolor, C. triumphans, C. varius, C. cumatilis, C. praestans, C. largus, C. variecolor, C. allutus, C. glaucopus, C. subbalteatus, C. balteatoalbus, C. pseudocrassus, C. fraudulosus, C. subvalidus, C. olidus, C. caligatus, C. aleuriosmus, C. moenne-loccozii, C. balteatocumatilis, C. turmalis, C. cephalixus, C. variiformis (Papetti & al. 2005; Consiglio & Papetti 2009).

Il consumo alimentare di gran parte di queste specie è praticamente inesistente e si può affermare che il giudizio di commestibilità è stato espresso solo in base a “prove di consumo” effettuate da micologi o alla conoscenza di un consumo occasionale da parte di poche persone, oltre a un dato di assenza di casi di intossicazione. Localmente è stato rilevato il consumo sottolio di C. variecolor, C. largus e specie vicine, soprattutto in Liguria ove è maggiormente diffuso l’utilizzo alimentare di Lepista nuda. C. violaceus è occasionalmente consumato, ma si tratta di un fenomeno relativamente recente, che riguarda un numero limitato di persone, in asssenza di tradizioni storiche. Per tale specie sono segnalati alcuni casi di disturbi gastrointestinali, ma non sufficientemente documentati. Delle seguenti specie è conosciuto un consumo relativamente più diffuso e pertanto si possono considerare commestibili, raccomandando la completa cottura sebbene a oggi non sia noto alcun problema dovuto a tossine termolabili: – C. praestans, tradizionale in alcune aree del nord Italia e in particolare nel Bellunese; risulta inserito in alcuni elenchi regionali delle specie commercializzabili
(Trento, Emilia-Romagna, Liguria) e nella lista dei funghi idonei alla commercializzazione in Francia (2017) e Svizzera (2020). – C. cumatilis, inserito nella lista positiva delle specie commercializzabili in Provincia di Trento. C. variiformis, tradizionalmente consumato in alcune aree dell’Italia mediterranea, soprattutto ove sono maggiormente diffusi gli ambienti a cisteto. Per quanto riguarda le altre specie innocue in precedenza elencate, in assenza di conoscenza tradizionale in Italia (e di conseguenza di sufficienti informazioni relative all’utilizzo alimentare), nonché a causa della difficoltà nella loro determinazione, si ritiene che il consumo sia da sconsigliare. Si tenga conto tuttavia che l’errore di determinazione fra Lepista
nuda e i Phlegmacium di colore violaceo non è causa di intossicazioni. Anche la eventuale, sporadica presenza di esemplari di C. varius all’interno di partite di porcini in salamoia non rappresenta un problema tossicologico, sebbene possa determinare una non conformità delle partite in questione. Le rimanenti, numerosissime specie di Cortinarius sono da considerare non commestibili, sebbene gran parte di esse, in particolare sottogeneri Telamonia e Myxacium, siano probabilmente innocue.

⚠️ A volte, potrebbe capitare di aver subìto una intossicazione a causa dell’ingestione di specie simile, assai o in tutto simile, ad esempio Cortinarius rubellus, come avvenuto in Polonia nel 1952. La maggior parte dei funghi appartenenti al genere Cortinarius rilasciano una sporata di colore rossiccio, ocra, come descritto sopra. ⚠️

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SPECIE SIMILI A CORTINARIUS ORELLANUS

Cortinarius orellanus è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili, strettamente imparentate, responsabili della sindrome orellanica.

Questo è un elenco di molte, specie commestibili e NON COMMESTIBILI, affini al Cortinarius orellanus, o in italiano Cortinario orellano;

► Cortinarius rubellus è molto simile al C. orellanus, come lui è velenoso, e provoca la sindrome orellanica; possiamo riconoscerlo facilmente prendendo in considerazione l’habitat, infatti fruttifica nelle foreste di conifere enon di latifoglie, inoltre ha un umbone più appuntito e in rilievo, ed il gambo decorato con disegni obliqui, di colore giallo.

► Cortinarius purpureus –  velenoso, provoca sindrome gastrointestinale; si distingue dall’orellanus dal cappello di colore rosso-violaceo, con una superficie appena lucida e igrofana, ha un gambo di colore più scuro rispetto all’orellanus, con un colore tendente al rosso porpora, la base del gambo a volte è più  rigonfia rispetto al resto della sua lunghezza. Le lamelle sono di colore rosso-sangue.

Cortinarius sanguineus – velenoso, provoca sindrome gastrointestinale; quest’ultima specie si riesce a distinguere abbastanza facilmente dall’orellanus, questo perchè ha un colore molto diverso, il cappello ha un colore rosso-sangue violaceo, così, come il gambo, infine il gambo è presto cavo.

SPECIE COMMESTIBILI SIMILI AL CORTINARIUS ORELLANUS 

  • Cortinarius praestans; in italia è sicuramente la specie somigliante più consumata, soprattuto nelle regioni appenniniche, è uno dei pochi cortinari non velenosi, RICORDO però che deve essere consumato dopo cottura, poichè possiede tossine termolabili che possono causare disturbi gastrintestinali; ha un anello fugace sul gambo, spesso lo si ritrova con ancora la cortina sottostante al suo cappello, in ltre quest’ultimo è più grande e di un colore bruno rosso con riflessi violacei, le sue lamelle sono di colore bianco-crema simile a quello del gambo.
  • Chroogompus helveticus
  • Chroogompus rutilus
  • Cortinarius caperatus
  • Cortinarius varius
  • Cortinarius variiformis
  • Cortinarius. caligatus
  • Cuphophyllus pratensis
  • Desarmillaria tabescens
  • Flammulina velutipes; è un fungo invernale, ha un cappello aranciato solitamente molto più piccolo di quello del cortinario, inoltre ha una crescita spesso gregaria, su ceppi di alberi tagliati.
  • Laccaria bicolor; questa specie ha le lamelle decorrenti sul gambo di coloregiallo, cresce sotto conifere, in particolare nelle pinete, ha un gambo di colore giallo-arancio
  • Lactarius delicious
  • Lactarius deterrimus
  • Lactarius volemus
  • Lactarius sanguifluus
  • Lactifluus rugatus; 
  • In generale il genere Lactarius è ben distinguibile dal Cortinarius e da molte altre specie, grazie alla presenza del latice, un liquido viscoso che fuoriesce dalle lamelle o dal gambo se incisi. Il latice viene prodotto anche dal genere Lactifluus.
  • Lactifluus porninsis

PHOTOGALLERY DI CORTINARIUS ORELLANUS

Il cortinario sicuramente più pericoloso, tra le 400 specie presenti

Cortinarius orellanus
Cortinarius orellanus – PH@Fabrizio Boccardo
Cortinarius orellanus
Cortinarius orellanus
Cortinarius orellanus
Cortinarius orellanus – Illustrazione di Gianbattista Bertelli

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