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Biocenosi

Biocenosi: riunione di specie diverse e ‘determinate‘ a formare un complesso faunistico e floristico che si ritrova in più località e in condizioni d’ambiente fisico e chimico determinate

Biocenosi (Bio-cenòsi)

(o comunità biotica)

Il termine biocenosi deriva dalle parole di lingua greca βίος (bíos = vita) e κοινός (koinós = comune), venne introdotto per la prima volta, nel 1877, dallo zoologo tedesco Karl August Möbius (Karl Moebius) (1825-1908) per descrivere la Specie delle ostriche che stava studiando.

Nell’inglese britannico, il termine è composto dalle parole bioc+oenosis, e forma la parola biocenose o biocenosis, espressa anche con i termini: biotic community, ecological community, life assemblage, traducibili in Comunità biotica, Comunità biologica o Assembramento di vita.

Si usa per indicare la “vita in comune”, non nel senso di simbiosi o di società ma, in quello di ‘riunione di specie diverse e determinatea formare un complesso faunistico e floristico che si ritrova in più località e in condizioni d’ambiente fisico e chimico determinate.

Indica perciò la comunità di specie che vegeta, caratterizza ed interagisce nello stesso ambiente, a condizioni fisico-chimiche-ambientali costanti, formando un → ecosistema, che a sua volta è un insieme di biocenosi e di → biotopo.

Le varie comunità ecologiche possono assumere varie forme, a seconda del contesto a cui si riferiscono:

  • Zoocenosi è una comunità faunistica
  • Fitocenosi è una comunità floristica
  • Microbiocenosi è una comunità microbica

La mappatura delle comunità biotiche è importantissima al fine dell’identificazione dei siti e delle relative Specie viventi che necessitano di protezione ambientale.

In Australia il Dipartimento australiano dell’ambiente e del patrimonio tiene un registro delle specie minacciate e delle comunità ecologiche minacciate.

In Gran Bretagna è il Site of Special Scientific Interest (SSSI) che si occupa dei siti minacciati e che necessitano di protezione.

A livello Europeo un sito di interesse comunitario minacciato, che necessita protezione, è detto SIC, Sito di Interesse Comunitario o anche Sito di Importanza Comunitaria (Site of Community Importance) in base alla direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992 (92/43/CEE), Direttiva del Consiglio relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, nota come Direttiva Habitat, recepita in Italia a partire dal 1997.

Ad oggi in Italia sono stati individuati 2.637 siti afferenti alla Rete Natura 2000. In particolar modo sono stati individuati 2.358 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), 2.297 dei quali sono stati designati quali Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e 636 Zone di Protezione Speciale (ZPS), 357 delle quali sono siti di tipo C, ovvero ZPS coincidenti con SIC/ZSC.

Merita senza dubbio un cenno l’Organizzazione non governativa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura – International Union for the Conservation of Nature), con sede in Svizzera a Gland e considerata la più autorevole istituzione scientifica internazionale che si occupa di conservazione della natura, con tutti i suoi biotipi e biocenosi.

Biocenosi vegetale

Nel mondo vegetale, è definita Biocenosi Vegetale, la costituzione di consorzî di piante che, in determinate stazioni e durante il permanere di determinate condizioni climatiche, assumono una composizione floristica e una proporzione, nonché un aggiustamento costante delle specie, tali da realizzare una fisionomia tipica e facilmente riconoscibile.

In Italia esistono diverse biocenosi tipiche e facilmente individuabili, in base soprattutto alle fasce climatiche, alla propria collocazione sul territorio ed alle specie faunistiche, floristiche e microbiche che le caratterizzano.

Una comunità vegetale (Biocenosi vegetale) può esser descritta floristicamente in base alle specie di fiori o flora contenuta nella comunità vegetale e/o in base alla struttura fisica o l’aspetto della comunità vegetale.

Per esempio la biocenosi vegetale della foresta include il sovrasuolo, lo strato superiore degli alberi-le chiome, così come l’intero sottobosco.

Quest’ultimo, il sottobosco, può per esempio esser a sua volta suddiviso nello strato arbustivo, composto da vegetazione ed alberi con altezza compresa tra 1 e 5 metri, nello strato erbaceo, composto da piante vascolari alte fino ad 1 metro d’altezza e, talvolta anche dallo strato dei muschi, oltre che quello dei funghi che caratterizzano la lettiera o le piante (funghi lignicoli o parassiti).

Vi sono moltissime altre biocenosi vegetali che caratterizzano il paesaggio floristico italiano, una per ogni fascia climatica e relativa collocazione sul territorio.

Di seguito un elenco non ragionato di alcune tra le biocenosi vegetali più tipiche del nostro paesaggio:

  • Bosco Igrofilo, → vedi Igrofilia. Tipico delle aree umide fluviali, golenali. É caratterizzato dalla presenza di specie vegetali tipiche delle golene fluviali e più in generale delle aree umide fluviali, tra le altre: Pioppo, Pioppo Tremulo, Salice, Ontano ed Olmo
  • Ambiente o Bosco Termofilo. Tipico dei balconi collinari caldi al riparo dal vento. Caratterizzato dalla presenza delle Querce, in particolar modo della Roverella
  • Macchia Mediterranea o Gariga. Tipicità del paesaggio marino italiano
  • Bosco o Foresta mediterranea. Tipici del primo entroterra dell’Italia insulare e peninsulare, anche noto come: Lauretum
  • Bosco di Conifere litornaeo. Tipico delle coste mediterranee
  • Biocenosi lacustri o palustri. Tipiche delle zone molto umide con laghetti o paludi
  • Torbiere. Tipiche delle zone caratterizzate dalla ricca presenza di torba nel terreno, spesso ricoperta da acquitrini
  • Lauretum caldo. E’ la zona fitoclimatica più calda dello schema di classificaizone Mayr-Pavari, prende il nome dall’Alloro (Laurus nobilis). Il Lauretum si estende su almeno il 50% del territorio italiano ma, quello caldo interessa esclusivamente le zone che vanno dal mare fino a 300 mt d’altezza
  • Lauretum freddo. Caratterizza le zone a metà tra il Lauretum caldo e le zone montuose appenniniche, assente al Nord tranne che attorno al Lago di Garda e Colli Euganei
  • Castenetum. Nella classificazione di Mayr-Pavari, zona fitoclimatica che sta in mezzo tra il Lauretum ed il Fagetum. Tipico bosco italiano, caratterizzato dalla prevalenza di Castagni. Questa zona, dal punto di vista botanico è adatta alla coltivazione della vite e del castagno, ma include diverse latifoglie-caducifoglia (caducifoglio), in particolar modo delle Querce
  • Fagetum. Fascia che interessa sostanzialmente il territorio montano al di sopra dei 500-600 mt al Nord, oltre gli 800-900-1000 mt al Sud. Non va oltre i 1.500 mt al Nord, è caratterizzata dalla prevalenza di Faggi con Carpini e talvolta anche misti ad Abeti
  • Picetum. É la fascia alpina esterna compresa tra i 1.700 mt ed il limite della vegetazione arborea che varia tra i 1.800 ed i 2.200 mt. É caratterizzata da boschi di conifere che includono Abeti, Larici e Pini. Il Picetum può a sua volta anche esser classificato come Larice-Cembreto
  • Alpinetum. Rappresenta la fascia alpina più interna e fredda. Compresa tra i 1.700 mt ed i 2.200 mt. É caratterizzata da vegetazione arborea rada per lo più composta da Larice o da piante a portamento prostato di Pino mugo e Salice montano
  • Vaccineto. Formazione vegetale tipica delle aree alpine (e Appennino Settentrionale) caratterizzato dalla presenza del Mirtillo (Vaccinum myrtillus)
  • Rododendro-Vaccineto (anche detto Rodoro-vaccineto). É una formazione arbustiva tipica del paesaggio alpino italiano, caratterizzata dal rododendro selvatico o rododendro alpino (Rhododendron ferrugineum) e Vaccinum sp. Si sviluppa su suoli fortemente acidi, silicio-granitici con presenza di poche specie arboree, spesso a comportamento arbustivo o prostrato quali: Betulle, Salici, Pino Cembro, Pino Mugo, Sorbo Montano o Sorbo degli Uccellatori. Le formazioni vegetali di questa fitocenosi possono esser anche definite Specie mesoxerofile

 

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