Equiseto Equisetum arvense

Equiseto

EQUISETUM ARVENSE L., 1753

Equiseto – Crine di Cavallo/Coda Cavallina

Divisione:Pteridophyta
Classe:Equisetopsida
Sottoclasse:
Equisetidae
Ordine:Equisetales
Famiglia:Equisetaceae
Genere:Equisetum
Specie:Equisetum arvense
Nome italiano:Equiseto – Equiseto dei campi – Coda cavallina
Classificazione botanica:
Pteriodofita (Pianta vascolare senza fiori e semi)
Tipo infiorescenzaAssenza di fiori, sostituiti da strobili posti all’apice dei fusti fertili, a forma tubercolare
Forma vegetativa:
Pianta erbacea perenne
Forma biologica:
Geofita rizomatosa
Sesso:Asessuata
Sporangi:
Da 5 a 12 a ricoprire gli strobili → stobilo
Spore:
Piccole, di colore giallo, stratificate
Sporulazione:
Tra Marzo e Maggio
Diffusione:
Apertura dello strato esterno delle spore con conseguenza disseminazione
Habitat:
Suoli umidi con pH neutro. Preferibilmente campi, pascoli e boschi aperti
Distribuzione:
Euroasiatica e Nordamericana
Protezione:
In Italia non è specie protetta

Scheda illustrativa:

Equiseto Equisetum arvense


ETIMOLOGIA

Le origini del binomio scientifico Equisetum arvense affondano le proprie radici nel latino.

Innanzitutto, il termine generico Equisetum deriva dalla radice equiset, ovvero “Crine di cavallo”, dall’unione di saeta [saetă], saetae (sostantivo femminile di I classe che significa “crine”, “pelo”) ed ĕquus [equus], equi (sostantivo maschile di II declinazione che significa, appunto, “cavallo”).

L’espressione fa riferimento alla morfologia della pianta: la forma allungata delle sue foglie e dei suoi fusti fertili ricorderebbe infatti, secondo la tradizione popolare, la coda dei cavalli.

Il lemma specifico Arvense risale invece ad arva [arvă], arvae, sostantivo femminile di I declinazione dal significato generico di “campi”, in riferimento agli habitat che l’Equisetum arvense predilige.

Il binomio scientifico comunemente utilizzato è stato coniato nel 1753 da Linneo, che lo ha inserito nel suo “Species Plantarum”.

Così come la sua espressione scientifica, anche il nome con cui è popolarmente conosciuto in Italia, ovvero Equiseto dei campi, unisce quindi le caratteristiche morfologiche ed ecologiche dell’Equisetum arvense.

Anche numerosi altri paesi, oltre al nostro, tendono ad utilizzare denominazioni analoghe. In Germania è ad esempio conosciuta sotto il nome di Erba di stagno per la sua preferenza verso habitat umidi.

Sicuramente più curiose e distintive risultano comunque le espressioni che ricollegano l’Equisetum arvense alla figura animale del cavallo. La sopracitata peculiarità morfologica dei suoi steli è infatti riconosciuta ad un livello popolare diffuso.

In Italia un altro suo nome comune è, infatti, Coda cavallina, mentre la lingua inglese si riferisce all’E. arvense con l’ancora più esplicita espressione di Field horsetail = Equiseto di campo.

Numerosissimi risultano poi gli epiteti coniati dalla lingua spagnola: da Cola de cavallo a Cola de mula, da Rabo de asno a Cola de raposo – tutte espressioni che si riferiscono a significati analoghi ai precedenti.

Secondo l’idioma giapponese, l’E.arvense prende invece il nome di Sugina. Il termine sembrerebbe ricordare il Cedro ed è stato popolarmente adottato per la somiglianza dell’Equiseto con lo stesso.


DISTRIBUZIONE

L’Equiseto dei campi si trova maggiormente diffuso nelle zone Circumboreali, ovvero quelle zone temperate-fredde delle fasce montane (artico-alpine), ma anche in zone temperate di Eurasia e Nordamerica.

Particolarmente prolifero in Europa, i climi umidi prediletti dall’Equiseto dei campi ne rendono la crescita diffusa anche presso tutta la costa occidentale del continente, dimostrandosi una specie fortemente resiliente.

Possiamo in generale trovare la presenza dell’Equiseto dei campi lunga un’area di ampia estensione che va dalle Isole Baleari fino alla Scandinavia, andando a toccare altitudini che si aggirano fin oltre ai 1800 metri sul livello del mare, andando talvolta a sfiorare i 2000 metri.

Seppur meno diffuso nelle aree dell’Emisfero Australe, l’Equiseto dei campi è comunque localmente presente in paesi come Argentina, Brasile, Cile, Madagascar, Nuova Zelanda e Indonesia.

In Italia, l’Equiseto dei campi è ovunque ben presente, dalle Alpi alla Sicilia, pur predilegendo le zone montane, gli ambienti igrofili, boschi golenali, zone paludose e campi umidi, risultando assente solamente in ambienti secchi o con suoli rocciosi-sassosi.

HABITAT

🍂🍁🌳 Ecologia dell’Equiseto, Equisetum arvense

Equiseto Equisetum arvense
Fusti sterili di Equiseto, E. arvense, in bosco rado di Quercia

L’umidità è sicuramente un fattore discriminante per la vegetazione di questa specie erbacea, che di fatto è una via di mezzo tra un’erba ed una felce.

Pur dimostrandosi in grado di adattarsi ad un’ampia gamma di ecosistemi e fitocenosi, l’Equiseto dei campi preferisce prevalentemente suoli dotati di una adeguata umidità, che può essere fornita, ad esempio, dalla vicinanza con sorgenti o vari scoli o flussi d’acqua, o da adeguate quantità di precipitazioni annuali (idealmente dai 1000 ai 2000 mm annui).

L’Equiseto dei campi viene per questo spesso considerata una pianta indicatrice dell’umidità e della compattezza del suolo su cui cresce.

Come suggerito dal suo appellativo e dal predicato Arvense che ne accompagna il binomio scientifico, l’Equiseto dei campi è comunemente diffuso all’interno di habitat di carattere campestre: da fossi, pascoli e terreni incolti, a boschi aperti, scarpate e aree urbane più disturbate, purché le sue necessità in fatto di umidità del suolo vengano ben soddisfatte.

Per quanto riguarda una più specifica condizione del suolo, l’Equiseto dei campi sembra poi proliferare su terreni prettamente sabbiosi e argillosi, certamente non rocciosi-pietrosi e neppure troppo compatti e poco ossigenati, preferendo sia substrati calcarei che substrati silicei.

Il suo substrato di crescita prediletto è una rizosfera fatta e ricoperta di sabbia-humus, friabile, costantemente umida, con pH preferibilmente neutro, o al più, leggermente acido.


DESCRIZIONE

Come riconoscere l’Equiseto dei campi – E. arvense

L’Equiseto è una pianta erbacea perenne, invadente, che sporifica tra i mesi di Marzo e Maggio.

La parte ipogea (sotterranea) dell’Equiseto dei campi si distingue per i lunghi rizomi sottili e feltrati, che tendenzialmente sorreggono dei piccoli tubercoli di forma ovale.

La sua parte epigea (quella aerea) può invece produrre sia fusti sterili che fusti fertili, le cui caratteristiche distintive differiscono a seconda del caso.

Come accennato, l’Equiseto dei campi si presenta come una pianta invadente la cui crescita risulta difficile da tenere sotto controllo a causa, soprattutto, dei suoi lunghi rizomi e della rapidità di rigenerazione dei suoi steli.

Falciatura, taglio e, addirittura, lo stesso fuoco sono spesso inefficaci nei tentativi di rimozione.

Di discreta efficacia risultano invece alcuni erbicidi, ma la ricrescita degli steli dai rizomi avviene comunque rapidamente (anche se con una riduzione della foltezza delle fronde), basti dire che le radici dell’Equiseto possono talvolta raggiungere i 160 centimetri di profondità.

Equiseto Equisetum arvense
Fusto sterile di Equiseto, Equisetum arvense

Caratteristiche vegetative

Come anticipato, le caratteristiche vegetative dell’Equiseto dei campi variano a seconda della fertilità o sterilità dei propri fusti. Entrambe le tipologie appaiono comunque scanalate longitudinalmente e suddivise in più nodi, con relativi internodi.

Fusti fertili

I fusti fertili dell’Equiseto dei campi compaionogià ad inizio primavera.

Equiseto Equisetum arvense
Fusti fertili di Equiseto, Equisetum arvense, con al proprio apice i caratteristici strobili in cui si producono le spore

Sono alti all’incirca dai 5 ai 15 centimetri, non ramificati e privi di clorofilla, caratteristica a cui si deve il loro colore compreso tra il beige-giallognolo e il bruno.

Al proprio apice portano la punta sporifera, ovvero uno strobilo apicale di sporofilli, ovvero le foglie che portano gli sporangi (le strutture cave in cui si formano e alloggiano le spore).

Ai nodi dei fusti fertili compaiono poi piccolissime foglioline. 

Fusti sterili

I fusti sterili dell’Equiseto dei campi compaiono quando quelli fertili sono ormai già secchi, solitamente attorno alla metà della stagione primaverile.

Sono ruvidi al tatto, di colore verde e alti tra i 30 ed i 70 cm.

Al contrario della loro controparte fertile, i fusti sterili dell’Equiseto dei campi sono ramificati e presentano una dozzina di rametti posti alla base delle foglie (che anche in questo caso partono a loro volta dai nodi della pianta).

Anche i rametti, come i fusti a cui appartengono, sono scanditi da nodi ed internodi, diventando più brevi man mano che si percorrere la lunghezza del fusto stesso, fornendogli una forma tipicamente conica.

Foglie
Equiseto Equisetum arvense
Fusti sterili (verdi) di Equiseto, Equisetum arvense, in cui sono visibili in colore nero le guaine con le minuscole foglie

Le piccole foglie dell’Equiseto sono tecnicamente dette microfille, ovvero foglie semplici, indivise, piccole e sottili, che culminano generalmente in un apice acuminato.

Si formano in corrispondenza dei nodi del fusto, dove generano una sorta di guaina avvolgente che può arrivare a formare 8-12 piccole foglioline appuntite.

Possiedono un unico nervo dosale.

Strobilo e sporangi

Nel caso dell’Equiseto, sono gli strobili a consentire la riproduzione della pianta stessa.

Costituiscono la struttura posta agli apici dei fusti fertili ed appare quasi interamente ricoperta dagli sporofilli, ovvero le foglie che portano gli sporangi (tecnicamente i contenitori delle spore).

Questi ultimi, possono comparire in un numero compreso tra 5 e 12 e sostituiscono di fatto i fiori.

Equiseto Equisetum arvense
Strobilo di Equiseto, Equisetum arvense, con primo piano su Sporofilli e sporangi
Spore

Le spore dell’Equiseto dei campi sono anzitutto del tipo isospore, ovvero non divise tra maschili e femminili.

Sono piccole e di colore giallo, stratificate e suddivise in quattro differenti livelli: quello più esterno, detto anche esosporio, è il più importante di tutti; attraverso la sua lacerazione avviene la liberazione di quattro appendici che consentono il movimento della spora stessa, contribuendo al processo di disseminazione e conseguente diffusione dell’Equiseto dei campi.

SOTTOSPECIE

L’Equisetum arvense presenta due diverse sottospecie.

  • Equisetum arvense subsp. alpestre (Equisetum alpestre), di stazza più minuta rispetto all’Equiseto dei campi, è alto all’incirca fino a 15 cm.
    L’Equisetum alpestre è diffuso soprattutto in corrispondenza di sorgenti e torrenti glaciali situati nelle zone alpine (da qui il suo nome scientifico), in particolar modo dalle Alpi Pennine al Tirolo-Alto Adige e tra le Alpi Carniche-Giulie.
  • Equisetum arvense subsp. diffusum (Equisetum diffusum), talvolta considerato una specie separata rispetto all’Equisetum arvense comunemente conosciuto.
    L’Equisetum diffusum vegeta prevalentemente nei paesi orientali quali: Pakistan, India, Bangladesh, Tailandia, Vietnam, Cina e Tibet.

COSA E QUANDO SI RACCOGLIE

Gli utilizzi che si possono fare dell’Equiseto dei campi fanno sì che ne vengano raccolti principalmente i fusti fertili.

La raccolta va fatta durante la stagione primaverile, e comunque prima dell’avvenuta sporificazione, ovvero quando questi fusti fertili sono ancora giovani e lo strobilio ancora ben chiuso, compatto e ancora privo di sporofilli maturi, quindi di intertizi.

In realtà si possono raccoglierne anche i fusti sterili, quelli verdi, ma il cui utilizzo riguarda essenzialmente la fisioterapia ed omeopatia. Questi vengono solitamente raccolti in estate. Bisogna però prestare attenzione al rispettarne le dosi, altrimenti possono costituire fonte di disturbi di vario genere.

Come approfondito nella sezione relativa al suo utilizzo culinario, alcuni paesi fanno anche uso degli strobili e delle parti basali dell’Equiseto dei campi.

Secondo alcune fonti, questa pianta sembrerebbe possedere una certa tossicità per gli animali, in particolar modo per bestiame e cavalli. Tale effetto si deve probabilmente alle sue numerose membrane silicizzate, le quali possono provocare lesioni ed infezioni all’intestino degli erbivori.

In Nuova Zelanda è addirittura elencato nel Nation Pest Plant Accord, accordo nazionale volto ad identificare le piante infestanti di cui è vietata la vendita.

Possibili confusioni

L’Equiseto dei campi potrebbe essere confuso con l’Equiseto palustre (Equisetum palustre). Questo risulta poco comune, ma possibilmente diffuso in habitat umidi. É considerato velenoso per il suo altro contenuto di alcaloidi.

Nonostante la distinzione tra le due specie possa risultare difficoltosa (vista anche la loro tendenza a “socializzare”), una caratteristica distintiva tendenzialmente affidabile è costituita dalla sezione trasversale dello stelo.

Il canale interno dell’E. arvense risulta infatti significativamente più grande di quello dell’Equiseto palustre. I denti delle guaine dell’Equiseto palustre appaiono inoltre di colore più scuro.

USI IN CUCINA

Pur venendo utilizzato soprattutto per scopi medicinali (ma non solo), l’Equiseto dei campi è in realtà impiegato anche in ambito culinario, sebbene siano ormai pochi i paesi a farne un uso diffuso.

Mentre in passato i suoi germogli venivano fritti o conditi con l’aceto, ad oggi viene soprattutto utilizzato nelle cucine delle famiglie giapponesi e coreane, solite a bollire, salare e lasciar macerare i suoi strobili insieme ad aceto e a salse di origine locale.

Non stupisce quindi apprendere come in Giappone si coltivi l’Equiseto dei campi come vera e propria verdura.

In Messico, invece, alcune tribù indiane tendono ad utilizzare le parti basali della pianta, consumandole una volta bollite.

Più comunemente, può essere aggiunto all’interno di zuppe o minestre, arricchendone il sapore ed i loro valori nutrizionali grazie ai numerosi Sali minerali contenuti al suo interno.

Il suo gusto è decisamente erbaceo, sembrerebbe ricordare il sapore del fieno.

USI MEDICINALI

La fama dell’Equiseto, in ambito medicinale, ha un consolidato trascorso storico, con molti studiosi che ne hanno tessuto le lodi per secoli.

Mentre già Plinio il Vecchio ne decretava l’apprezzamento per le proprietà antiemorragiche, fu il prete, naturopata ed idroterapista Sebastian Kneipp a descriverlo come un toccasana contro numerosi disturbi, sebbene le sue pratiche curative non siano mai state accettate dalla medicina.

Contiene numerose sostanze chimiche e di interesse medicinale, rivelandosi specialmente ricco di silicio, potassio, calcio, manganese, magnesio e fosforo, oltre che di fibre, vitamine (A, B-6, C, E…), tannini, saponine, flavonoidi e non solo.

Le ricerche più recenti denotano talvolta anche la presenza di derivati dell’acido caffeico.

In generale, i principi attivi della pianta sono apprezzati soprattutto per le proprietà mineralizzanti, diuretiche, depurative, antiinfiammatorie, antiossidanti e antimicrobiche.

Altre proprietà spesso citate, sono quelle antiemorragiche, cicatrizzanti, emostatiche ed astringenti, che contribuiscono a rendere l’Equiseto dei campi sempre più diffuso ed apprezzato in medicina; in particolar modo, alcuni studi sembrano aver comprovato come la polvere di questa pianta, possa contribuire a ridurre significativamente i tempi di guarigione delle fratture ossee.

Simili proprietà rendono i concentrati di questa pianta utilizzati anche dagli atleti per rafforzare tendini e legamenti.

La fitoterapia tradizionale lo ha spesso impiegato come tè o utilizzato per bagni ed impacchi, trattando in tal modo disturbi della pelle, dell’apparato locomotore, dei reni e delle vie urinarie.

Infusi e decotti di E. arvense vengono impiegati anche all’interno dell’omeopatia che ne utilizza il fusto sterile. Quest’ultimo, dopo essere stato raccolto, viene essiccato, triturato e polverizzato per permetterne l’utilizzo.

Questa piante è inoltre apprezzata anche in cosmetica, dove i suoi estratti vengono impiegati per rafforzare il tessuto connettivo, ridurre le infiammazioni, rassodare la pelle, stimolare la circolazione sanguigna e per i suoi già citati effetti astringenti.

In cosmesi viene inoltre utilizzato talvolta anche per trattare la cellulite ed i capelli grassi.

⛔⚡ Quanto appena riportato, riguardo agli usi medicinali, non vuole e non può essere un invito alla pratica dell’auto medicazione. La produzione di erbe medicinali essiccate, la riduzione in polveri o altri formati ed il loro utilizzo, a livello casalingo, comporta sempre alti rischi. Per gli utilizzi consapevoli e responsabili, si raccomanda sempre la preventiva consultazione di medici o erboristi ⛔⚡


ALTRI UTILIZZI

Questa pianta è stata in passato impiegata a lungo, anche come detergente.

I cristalli di acido silicico contenuti al suo interno avrebbero, infatti, proprietà detergenti che hanno fatto sì che l’Equiseto dei campi venisse spesso utilizzato in casa per pulire e lucidare oggetti di legno, peltro o metallo, strofinandoli direttamente con i fusti della pianta.

Addirittura, gli antichi romani sembravano sfruttare simili proprietà utilizzandolo come alternativa al sapone.

Sempre in passato, veniva inoltre usato anche per combattere la ruggine.

💥🌿 Un decotto o infuso macerato di fusti di equiseto, meglio se con aggiunta di oritiche, viene utilizzato, filtrato e spruzzato, quale antiparassitario naturale per le piante da orto e giardino, aiuta inoltre a prevenire molte malattie fungine e rafforzare le difese immunitarie delle piante.

💥🌿 Per fare l’infuso basta versare acqua bollente sopra i fusti verdi, spezzettati in piccole porzioni, di equiseto appena raccolti. Si lascia raffreddare e l’infuso di equiseto è pronto, meglio se lo si lascia in acqua per altre 24 ore.

Le proporzioni per fare questo infuso sono 300 grammi di equiseto (o equiseto+ortica), per ogni litro di acqua. Successivamente si filtra, si procede alla diluizione in acqua, nelle proporzioni di 1 parte di infuso filtrato e 5 di acqua, oppure, per un concentrato più blando, 1 parte di infuso e 10 di acqua, quindi si applica alle piante tramite nebulizzatore.

Per fare il decotto si usano le stesse quantità dell’infuso (300 grammi di equiseto fresco ogni litro di acqua).

Si mettono acqua e foglie in una pentola che si porta a bollore, lasciando poi bollire per altri 30 minuti. In questo modo il preparato risulterà più efficace e potente. Anche in questo caso si filtr ail tutto e si diluisce con altra acqua in proporzione media di 1 parte di acqua di decotto e 7 di acqua. Questo preparato può essere anche utilizzato quale fertilizzante-rafforzanteda dare da bere alla pianta, oltre che spruzzarlo direttamente sulla stessa.

Una concentrazione più alta, con 1 parte d’acqua e 3, 4 o 5 parti d’acqua, può esser utilizzata come forte antiparassitario e fungicida.


VALORI NUTRIZIONALI

  • Calorie: 38
  • Sodio: 0.12 mg
  • Potassio: 12.8 mg
  • Carboidrati: 0.16 g
  • Proteine 0.0007 gr
  • Calcio: 1 mg
  • Ferro: 0.04 mg
  • Magnesio: 0.66 mg
  • Vitamina A: 1.76 mg
  • Vitamina B6: 0.01 mg
  • Vitamina C: 0.66 mg

FOTOGALLERY

Di seguito alcune foto di Equiseto dei Campi, Coda cavallina

Equiseto Equisetum arvense
Fusti sterili (verdi)
Equiseto Equisetum arvense
Fusti sterili di Equiseto, E. arvense
Equiseto Equisetum arvense
Fusto fertile con strobilo maturo
Equiseto Equisetum arvense
Fusti fertili e già maturi
Equiseto Equisetum arvense
Strobilo ancora non del tutto maturo, in colore marrone le foglie
Equiseto Equisetum arvense
Fusto fertile con strobilo immaturo
Equiseto Equisetum arvense
Fusti fertili e in primo piano sterili
Equiseto Equisetum arvense
Fusti fertili con strobili maturi