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Inorganica

Inorganica, Inorganico. La sostanza inorganica, un composto inorganico. Cosa sono, come sono composti chimicamente e quali ruoli hanno sulla vegetazione dei funghi e delle piante. Scoprilo in questo articolo

Inorganica, Inorganico

Sostanza inorganica, Composto inorganico

Si definisce composto inorganico qualsiasi composto chimico che non contenga atomi di carbonio, o in cui questo elemento abbia numero di ossidazione +4.

Sono pertanto compresi tra i composti inorganici, anidride e acido carbonico e relativi sali, bicarbonati, carbonati e monossido di carbonio (anche se in quest’ultimo composto il carbonio ha numero di ossidazione +2).

Fanno parte della sostanza inorganica:

  • acqua
  • anidride carbonica
  • ossigeno
  • ferro
  • gesso
  • potassio
  • sale
  • zinco
  • altri mineriali o sali minerali.

Sali minerali è un termine che individua alcuni composti inorganici che sono quindi privi di carbonio organicato.

SOSTANZA INORGANICA E FUNGHI SIMBIONTI

🍄 I funghi cosiddetti simbionti–micorrizici (ad esempio i funghi Porcini), non sono in grado di utilizzare autonomamente la sostanza inorganica, estraendola direttamente dal terreno o ricavandola dalla lettiera, pur avendo evidente necessità di nutrirsene.

Questi tipi di funghi hanno infatti bisogno di integrare la propria dietra, nutrimento, con diversi sali minerali, tra gli altri, azoto, potassio, zolfo, ferro, zinco etc, oltre che diversi carbonati.

Per poter assimilare queste sostanze, i funghi simbionti (micorrizici) hanno perciò la necessità di creare una simbiosi micorrizica con alcune piante superiori che, sono dette → autotrofe, vedi → autotrofia, perché, al contrario dei funghi, possono assorbire ed assimilare, nutrirsi di qualunque tipo di sostanza, sia organica che inorganica.

La simbiosi micorrizica consiste perciò nel reciproco scambio di sostanze nutrienti tra funghi e piante.

I funghi estraggono dalla lettiera, dall’humus e dallo strato di terreno, detto rizosfera, in gran quantità, acqua ed altri nutrienti (sali minerali) che però non sono in grado di utilizzare in forma grezza.

Cedono quindi queste sostanze agli alberi simbionti, attraverso le ectomicorrize (vedi ectomicorriza) o micorriza (micorrizazione), i quali restituiranno a loro volta ai funghi, liquidi arricchiti di carbonio (ricavato attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana), quindi zuccheri, lipidi e sali minerali vari.

Si viene perciò a creare un circolo virtuoso in cui, liquidi ricavati da sostanza organica o inorganica, circola liberamente dal sottosuolo alla superficie del suolo, fin sulle estreme chiome degli alberi, pompata costantemente per poter nutrire tanto gli alberi ospitanti quanto i funghi ospiti, ognuno utilizzando le sostanze che gli sono più congeniali o persino indispensabili.

Ti ricordo che un albero (latifoglia, caducifoglio) di media età, alto almeno una decina di metri, ad esempio una quercia, ha necessità di assorbire fino a 100 litri d’acqua al giorno ma, una quercia vetusta, assai alta e ben sviluppata, oltre che ancora in ottima salute, può assorbirne fino a 700 litri al giorno.

Le radici degli alberi sono però più specializzate nell’ancoraggio al suolo della pianta, piuttosto che non per l’ottimale assorbimento di liquidi.

A volte le radici degli alberi sono ancorate in profondità, là dove l’acqua piovana potrebbe neppure giungere.

LE MICORRIZE
Scambiatori di sostanza inorganica ed organica

Per garantire un ottimale assorbimento di liquidi e nutrienti, gli alberi delegano i funghi simbionti-micorrizici, i quali sono specializzati proprio nell’assorbimento di liquidi ed altri nutrienti vari, grazie alle loro pseudo-radici microscopiche (in realtà si tratta di normali ife-miceli).

L’insieme di ife-miceli, sia microscopici che più grossolani, garantisce assorbimento e scambio di acqua e nutrienti, sia per processo di osmosi che altro.

L’intero apparato fungino fatto di ife-miceli si trasforma, diventa dunque in un vero e proprio prolungamento delle radici degli alberi.

Un albero micorrizato da funghi simbionti, può disporre di un quantitativo d’acqua di gran lunga superiore rispetto ad un albero non micorrizzato e questo vale anche per le comuni piante minori e persino per gli ortaggi dei nostri orti. Si stima che oltre il 90% delle specie vegetali è naturalmente micorrizato.

Oggi nell’agricoltura biologica si ottengono eccellenti risultati in fatto di resa e produttività, utilizzando il metodo delle micorrize.

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