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Reticolo di Hartig

Il Reticolo di Hartig fa parte dei caratteri morfologici dei funghi. Nello specifico, è un fitto reticolo di ife, che penetrano le radici capillari della pianta simbionte, per consentire al fungo di poter scambiare microelementi con la pianta ospitante.

Reticolo di Hartig

Si tratta di un vero e proprio reticolo, un fitto intreccio di ife fungine sottocorticali (cioè che si insinuano al di sotto della corteccia di una radice) che caratterizza una associazione simbiotica, ovvero una micorriza, e più nello specifico una ectomicorriza.

Visto al microscopio ottico, questo reticolo è un componente strutturale della ectomicorriza, che a sua volta è costituita da un mantello esterno di ife (anche detto micoclena) ed un intreccio interno, sempre di ife, appunto detto Reticolo di Hartig.

Il Reticolo di Hartig è costituito da ife fungine del fungo simbionte che, per poter scambiare microelementi-molecole con la pianta ospitante, ha la necessità di insinuarsi entro le sue radici.
Queste ife penetrano all’interno della radice tra le cellule, ma non all’interno delle cellule radicali, limitandosi dunque ad inserirsi entro il parenchima corticale avvolgendolo, senza però raggiungere l’endoderma o il cilindro centrale.

Queste ife contengono nuclei arrotondati, mitocondri allungati, glicogeno come materiale di riserva e vacuoli con granuli di polifosfati.

L’interazione tra cellula fungina e cellula radicale avvengono, negli Ascomiceti, tramite setti trasversali provvisti dei cosiddetti Corpi di Woronin.
Nei Basidiomiceti i setti sono di tipo doliporo e presentano un rigonfiamento anulare perforato, affiancato da un parentosoma.

Le cellule del Reticolo di Hartig sono tutte vitali, quelle più esterne, a contatto con le cellule corticali morte, sono spesso prive di citoplasma e costituite per lo più da materiale tannico (tannini), quelle più interne degli strati più profondi contengono invece un vacuolo e citoplasma ridotto ad una sottile striscia.

Il Reticolo di Hartig ha l’esatta funzione di consentire lo scambio-passaggio di composti minerali ed organici fra i due simbionti.

I composti immagazzinati dal fungo derivano dall’attività fotosintetica della pianta ospite che, grazie appunto alla fotosintesi clorofilliana, è in grado di elaborare e fornire sostanze che il fungo stesso non è in grado né di produrre o tanto meno di assorbire per proprio conto.

Negli Ascomiceti e nei Basidiomiceti l’accumulo di nutrienti avverrebbe sotto forma di glicogeno. Negli Zigomiceti sotto forma di lipidi.

Il processo di colonizzazione della radice, da parte del fungo simbionte, richiede tra i 4 e 5 mesi ed interessa quasi tutta la lunghezza della radichetta, ad eccezione della sola parte apicale in cui sono presenti i meristemi preposti all’allungamento dell’apice radicale.

Le radici secondarie micorrizate si differenziano per la loro forma tondeggiante e rigonfia dell’apice radicale, oltre che per la mancanza di peli radicali.

Trovi altre informazioni utili su questo argomento alla voce  → Ectomicorriza.

Reticolo di hartig

 

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