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Sindrome Morchellica

Sindrome Morchellica

Sindromi a latenza variabile

SINDROME MORCHELLICA

Le specie fungine capaci di scatenare la sindrome morchellica appartengono al genere Morchella.

Questo genere include varietà come le Spugnole gialle (Morchella esculenta) e quelle nere del clade elata. La Mitrophora semilibera o Morchella semilibera è un’altra specie coinvolta nell’insorgenza di questa sindrome.

In generale, il genere Morchella racchiude diverse specie eduli, strettamente correlate a quelle fungine che presentano un ascoma (il corpo fruttifero) dalla forma caratteristica a coppa. La M. esculenta, in particolare, è una specie simbionte di vari alberi a foglia larga, in particolar modo del Frassino, segnalata in molteplici regioni temperate, inclusi diversi paesi europei, come quelli del bacino mediterraneo.

Le Morchelle si distinguono per il loro cappello, detto mitra, caratterizzato da una struttura alveolare che ricorda un nido d’ape. Il numero esatto di specie appartenenti al genere Morchella rimane oggetto di dibattito. Nonostante le avvertenze sulla loro potenziale tossicità, questi funghi sono comunque diffusamente consumati.

Sintomatologia

La sindrome morchellica si manifesta con un’intossicazione dalla latenza variabile: i sintomi gastrointestinali possono infatti comparire in soli 15 minuti dall’ingestione, tuttavia, la maggior parte delle fonti scientifiche concorda su una latenza più prolungata, con sintomi che si manifestano generalmente tra le sei e le dodici ore dopo il consumo, spesso dopo sei ore.

Questo tipo di intossicazione si verifica principalmente se le spugnole vengono ingerite crude o insufficientemente cotte.

In generale, questi funghi possono causare due tipi di sintomi: una forma neurologica, con segni derivanti da un’alterazione del sistema nervoso centrale, e una forma emolitica gastrointestinale.

La sindrome morchellica è considerata una patologia di recente classificazione. Diverse manifestazioni di questo avvelenamento sono state documentate in Nord America, Svizzera, Portogallo e, in particolare, in Francia.

I sintomi gastrointestinali possono comparire anche solo cinque ore dopo aver consumato un pasto a base di funghi e includono nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Queste conseguenze sono probabilmente dovute all’azione di particolari tossine chiamate emolisine, che alterano la struttura dei globuli rossi, tuttavia, i composti responsabili di queste tossine sono ancora da identificare completamente.

Secondo un’altra ipotesi, la tossina che causa i sintomi neurologici è volatile e instabile, presente in concentrazioni molto basse, pertanto, una cottura adeguata può eliminarla.

La forma neurologica può manifestarsi contemporaneamente o successivamente a quella gastrointestinale, ma in genere si presenta dopo 12 ore. In alcune persone, sfortunate, vittime di avvelenamento, i disturbi neurologici possono comparire anche il giorno successivo. Naturalmente, a differenza dei sintomi gastrointestinali, che coinvolgono principalmente l’apparato digerente, la forma neurologica si manifesta con tremori alle mani, vertigini, disturbi visivi, sonnolenza, disorientamento e atassia (ovvero, disturbi del movimento e dell’equilibrio). In generale però, la sintomatologia può variare notevolmente da persona a persona.

CONCLUSIONE – SINDROME MORCHELLICA

É importantissimo non consumare mai spugnole crude o insufficientemente cotte, anche se precedentemente essiccate.

Si deve evitare di assumerne quantità eccessive, sia in un singolo pasto che in pasti ripetuti.

La commestibilità delle specie appartenenti al genere Morchella può essere assicurata attraverso una bollitura preliminare di almeno dieci minuti prima della preparazione della ricetta.

Secondo alcune fonti online, l’essiccazione seguita dalla reidratazione degli ascocarpi delle specie di Morchella potrebbe rendere il consumo di questi funghi più sicuro. Questa teoria trova conferma in quanto alcune misurazioni indicano che le Morchelle esculente essiccate e poi reidratate non recuperano il peso originale, ma risultano leggermente più leggere.

La spiegazione più convincente è che le spore tossiche si disperdano nell’acqua di reidratazione, diminuendo così il rischio per la salute quando vengono consumate come funghi freschi.

Il 90% dei casi di intossicazione si risolve entro 24 ore.

BIBLIOGRAFIA

  • Investigation of Illnesses: Morel Mushrooms (May 2023)
  • Warning on False or True Morels and Button Mushrooms with Potential Toxicity Linked to Hydrazinic Toxins: An Update
  • A REVIEW OF TOXIC EFFECTS AND APHRODISIAC ACTION OF MORCHELLA ESCULENTA (WILD MOREL- GUCHHI MUSHROOM) – A HIMALAYAN DELIGHT
  • Potential benefits and harms: a review of poisonous mushrooms in the world
  • Saviuc, P., Harry, P., Pulce, C., Garnier, R. & Cochet, A. Can morels (Morchella sp.) induce a toxic neurological syndrome? Clin. Toxicol. 48, 365-372, doi:10.3109/15563651003698034 (2010).
  • Beug, M. W., Shaw, M. & Cochran, K. W. Thirty-plus years of mushroom poisoning: Summary of the approximately 2,000 reports in the NAMA case registry. McIlvainea 16, 47-68 (2006).

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