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Trealosio

Il Trealosio è uno zucchero, più efficace del glucosio degli amidi, che si trova in natura nei Regni Vegetale, Animale e Fungi. Apporta energia immediata e nei funghi aiuta a sopravvivere al gelo

Trealosio

(Trehalose – Mycose – Tremalose)

Il termine Trealosio deriva dal turco ‘tigala‘ = zucchero di alcuni bozzoli d’insetti + ‘ose‘.

Si tratta di uno zucchero a legame glicosidico che si trova in natura come disaccaride, costituito dalla condensazione di due molecole di glucosio.

In natura lo si trova sia nel Regno Vegetale che in quello Animale, così come pure nel Regno dei Fungi.

Viene infatti utilizzato, come fonte di energia per poter sopravvivere al gelo, o alla mancanza d’acqua, da alcuni batteri, piante inferiori e superiori, animali invertebrati, ma soprattutto dai funghi.

Tra gli animali è uno zucchero presente nel sangue di Api, Cavallette, Farfalle, Locuste ed altri insetti che utilizzano proprio il trealosio quale molecola d’accumulo di carboidrati, principale fonte d’energia durante il volo, grazie alle due molecole di glucosio, che possono soddisfare rapidissimamente il loro fabbisogno d’energia.

In questo caso, l’efficienza del T. è addirittura doppia rispetto al glucosio rilasciato dagli amidi polimerici di stoccaggio, dalla cui scissione del legame glicosidico, viene rilasciata una sola molecola di glucosio.

Il Trealosio si trova in quantità nelle alghe marine, mentre tra i vegetali, abbonda in alcune felci della Famiglia delle Ophioglossaceae, Specie Botrychium, la cui specie tipo è Botrychium lunaria; molto presente anche nei semi di Girasole, nelle piante della Famiglia Selaginellaceae, Genere Selaginella (anche detta Pianta della Resurrezione), piantine rampicanti o ascendenti con foglie semplici a forma di squame, il cui aspetto ricorda quello delle felci, tant’è che sono incluse in un gruppo informale detto: ‘alleati delle felci‘. In più o meno discrete quantità è comunque presente in tutte le piante.

Una curiosità legata alla Selaginella, è che, grazie alle scorte-stoccaggio di Trealosio, questa piantina, che normalmente cresce in zone desertiche e montuose, può rompersi, screpolarsi, spaccarsi a causa della siccità ma, tornerà nuovamente verde e florida dopo la pioggia, grazie proprio all’energia offerta da questo disaccaride.


🍄 Il Trealosio è anche uno dei principali componenti e molecola d’accumulo di carboidrati dei funghi

Tutti i funghi ne sono, più o meno abbondantemente provvisti, pur non essendo in grado di sintetizzarlo-produrlo in proprio.

Come dovresti sapere, i funghi sono detti organismi eterotrofi perché non sono in grado di sintetizzare autonomamente, quindi a partire da molecole inorganiche, tutte le molecole organiche che gli sono indispensabili per il nutrimento, mantenimento del metabolismo, quindi fonti d’energia.

Essendo privi di foglie e non avendo accesso alla fotosintesi clorofilliana, i fungi hanno la necessità di procurarsi le sostanze zuccherine, sia che si tratti di molecole ad uso immediato, che si tratti di molecole da stoccaggio ed accumulo di carboidrati, traendole già sintetizzate e pronte all’uso, o dalle radici delle piante superiori, oppure direttamente dal legno vivo.


Per comprendere al meglio questo meccanismo ti consiglio di andare alla voce dell’EnciclopediaMicorriza, attraveso la quale, potrai scoprire come, i funghi cosiddetti Simbionti, si siano evoluti in modo tale da poter creare una speciale Simbiosi con alcune piante. Simbiosi che consente loro di procurarsi le molecole che non sono in grado di sintetizzare autonomamente, cedendo in cambio alle piante, agli alberi micorrizici, acqua in quantità e svariati microelementi minerali, vitamine ed altri elementi ricavati attraverso la loro vastissima rete miceliare, formata dal micelio che costituisce l’elemento vegetativo delle colonie fungine.

Studi effettuati in vitro su micorrize di Faggio (Jack L. Harley & Richard Southward, medaglie di Linneo 1988), tra il 1963 ed il 1970, hanno permesso di tracciare il meccanismo attraverso il quale il fungo ottine dalla pianta ospite, ed accumula, gli zuccheri necessari al suo metabolismo. Gli zuccheri provenienti dalla pianta vengono idrolizzati in glucosio e fruttosio. Il fruttosio è scaramente utilizzato dai funghi mentre il glucosio è assorbito rapidamente ed immediatamente trasformato in Trealosio e mannitolo (entrambi disaccaridi prodotti in quantità ma non utilizzabili dalla pianta, perciò ceduti molto volentieri ai funghi), oltre che in polisaccaridi insolubili come il glicogeno.

I funghi ectomicorrizici utilizzano una parte di questi carboidrati (Trealosio, Mannitolo, Glicogeno) per i propri processi metabolici (in particolar modo per la respirazione), accumulando il surplus (in costante arrivo tramite flusso continuo di carboidrati dalla pianta al fungo), nella micoclena che ha quindi una specifica funzione di accumulo e di riserva.

I funghi endomicorrizici invece, questi carboidrati li accumulano entro strutture temporanee, veri e propri vacuoli ovoidali detti Vescicole, oppure in ramificazioni ingrossate dette Arbuscoli, da qua il nome di Micorrize vescicolo-arbuscolari, oppure di Endomicorrize vescicolo-arbuscolari. Vedi voce → Arbuscoli.


Non tutti i funghi però si sono evoluti in maniera così ‘furba‘ ed efficiente come i funghi Simbionti. Alcuni tra loro, hanno continuato a comportarsi così come accadeva milioni di anni fa, quando questi microrganismi sono apparsi sulla faccia della Terra, ovvero da parassiti.

Funghi microscopici possono attaccare, utilizzando il parassitismo, svariati altri organismi, incluso anche l’uomo. Si tratta di funghi patogeni in grado di causare malattie alle piante, all’uomo e a molti altri organismi vienti.

Altri funghi, per lo più macroscopici, vivono e si nutrono attaccando e, quindi a spese di piante vive. Questi sono per lo più funghi detti Lignicoli o Lignivori, oltre che funghi Parassiti.

Durante il loro ciclo vitale, questi funghi, che non hanno necessariamente un ciclo brevissimo quali per esempio i funghi Porcini, possono continuare a vegetare per lungo tempo, uno, o un paio di mesi, un anno, o persino più, diventando quindi funghi pluriennali.

Loro il cibo lo ‘rubano‘ alle piante che hanno attaccato e che parassitato a partire da quando sono ancora vive, spesso portandole fino alla morte.

Non a caso i funghi a più alto contenuto di Trealosio sono proprio funghi lignicoli-parassiti quali per esempio i Pleurotus o Fungo ostrica/Fungo gelone (Pleurotus ostreatus, Pleurotus eringii e Pleurotus spp.), gli Shiitake (Lentinula edodes) e gli Enokitake o Fungo dell’Olmo (Flammulina velutipes).

Funghi questi che possono tranquillamente vegetare anche in pieno inverno, anche sotto la neve ed in pieno gelo, dal momento che, l’abbondanza di Trealosio che circola all’interno delle cellule delle loro ife, funge da antigelo, così come accade soprattutto con le Flammulina velutipes.

Quest’ultimo fungo normalmente vegeta su ceppi, o direttamente su alberi vivi di Olmo, Bagolaro cinese (Celtis sinensis), Frassino, Gelso, Cachi e, in caso di attacco massiccio, l’aggressione può portare alla morte una pianta ospite già debole o malaticcia, perché privata delle sue scorte di Trealosio, che serve alla sopravvivenza del fungo parassita.

Concentrazioni più o meno elevate di Trealosio, sono tuttavia presenti non solo nei funghi, intesi quali corpi vegetativi sotterranei (ife, miceli, micelio e varie altre strutture) ma anche nei ‘funghi‘ che normalmente raccogliamo, ovvero quei carpofori-sporofori che possono ad esempio essere dei Porcini-Boleti, Gallinacci, Amanite, Russule, Mazze di Tamburo, Grifole, Lingue di Bue, Morchelle e tutti gli altri.

Una teoria prevalente su come funzioni il Trealosio, vuole che all’interno dell’organismo che si trova nello stato di Criptobiosi o Anabiosi (stato di vita metabolico in cui l’organismo entra in risposta a condizioni ambientali avverse quali il disseccamento, il congelamento e la carenza d’ossigeno), si verifichi la Vetrificazione, uno stato che impedisce la formazione di ghiaccio perché l’acqua viene sostituita con il Trealosio che non gela.

PROPRIETA’ DEL TERALOSIO

Al di là delle proprietà antigelo, o delle proprietà energetiche per vari organismi viventi, il Trealosio è stato già segnalato per le sue proprietà antibatteriche, antibiofilm ed antinfiammatorie, sia in vitro che in vivo.

Per questa ragione molti funghi, il Trealosio lo immagazzinano in appositi ‘contenitori‘ che prendono il nome di Micoclena, Arbuscoli, Vescicole, ma anche di Sclerozio. A tal proposito è interessante proprio approfondire l’argomento leggendo la voce dell’Enciclopedia: → Arbuscoli.

Il Trealosio ha la capacità di interagire direttamente con gli acidi nucleici, facilita la fusione del DNA a doppio filamento e stabilizza gli acidi nucleici a filamento singolo.

É meno solubile rispetto al saccarosio, tranne che a temperature pari o superiori agli 80°C, raggiunge il punto di fusione a 203°C ed ha una densità pari a 1,58 g/cm3 a 24°C, è formato da cristalli ortorombi bianchi.

L’estrazione del Trealosio fu un tempo un processo assai difficile e costoso ma, attorno al 2000, una azienda giapponese ha messo a punto una efficiente tecnica d’estrazione direttamente dall’amido, in particolar modo dall’amido di mais.

Ha elevate capacità di ritenzione idrica ed è utilizzato negli alimenti, nei cosmetici ma anche come farmaco.

Nel 2017 è anche stata messa a punto una efficace tecnica che consente, grazie all’utilizzo del Trealosio, di conservare lo sperma a temperatura ambiente.

Grazie all’enzima trealosi, normalmente presente nell’intestino degli onnivori, incluso l’uomo, e degli erbivori, il Trealosio viene rapidamente scomposto in glucosio senza però provocare i picchi glicemici tipici dello zucchero bianco.

La sua dolcezza è pari al 45% del saccarosio a concentrazioni superiori al 22%. Può risultare 6,5 volte meno dolce rispetto allo zucchero.

Nell’industria alimentare viene comunemente utilizzato nei cibi surgelati precotti o preparati, per abbassare il punto di congelamento degli alimenti, in particolar modo del gelato.

Viene anche usato quale esaltatore del gusto di alcuni cibi.

Di norma, negli umani non è necessario integrarlo artificialmente perché lo si può normalmente ricavare da cibi naturali o, quale additivo in vari alimenti industriali.

In medicina, in abbinamento all’acido ialuronico, il Trealosio è utilizzato per il trattamento dell’occhio secco, per produrre lacrime artificiali.

Uno studio del 2017 ha dimostrato che il Trealosio induce l’autofagia, meccanismo con varie funzioni cellulari. Nei lieviti per esempio la carenza di nutrienti, induce un alto livello di autofagia che consente di degradare le proteine non indispensabili e di riciclare gli amminoacidi per la sintesi di proteine essenziali alla sopravvivenza.

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