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Imleria Badia, Boletus Badius, Xerocomus. Castanelli

Il Boleto Baio o Badio, ma quanti nomi ha questo fungo? Castanello? Xerocomus? Ileria? Boleto? Scopriamolo insieme

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Ha più nomi comuni questo fungo che molti altri funghi messi tutti insieme.

Ma come dobbiamo effettivamente chiamarlo? 

Quando e dove si deve cercare il Boleto Baio o Badius?

IMLERIA BADIA – FUNGO COMMESTIBILE
da molti apprezzato al pari dei funghi Porcini

Imleria Badia, Boletus Badius, Xerocomus Badius. I funghi Castanelli

Imleria badia, questo è il suo nome attuale nome scientifico, attribuito dal micologo Alfredo Vizzini nel 2014. (Index Fungorum no. 147).

Precedentemente era considerato appartenente al genere Xerocomus o anche al genere Boletus.

I sinonimi del fungo Imleria badia

Sono molti i nomi o sinonimi con cui è noto o è stato classificato nel tempo questo fungo.

Nel 1821 venne classificato come Boletus con il nome di Boletus badius.

Successivamente, nel 1931 venne inserito nel genere Xerocomus come Xerocomus badius.

Nel corso degli anni fu poi noto come:

  • Boletus castaneus var. badius
  • Suillus badius
  • Xerocomus badius

Oggi questo fungo è noto dai più semplicemente come Badius ma, in molte zone d’Italia è detto Castagnino o Castanello ma anche Pinaiolo.

Badius è la parola latina che sta per baio, ovvero la colorazione marrone-rossiccia tipica di cavalli e bovini, che è anche tipica del cappello di questo fungo.

Imleria badia (Badius) Quali i nomi dialettali del Badius?

Prima di tutto bisogna dire che questo fungo, molto simile ad un Porcino dal cappello non lucido ma tendenzialmente vellutato, ha colorazione baia, ovvero marrone-rossiccia.

I suoi nomi dialettali spesso risentono proprio del suo nome che deriva dal Latino Badius.

Nell’alto Piemonte è infatti detto comunemente Baio o Porcino Baio, così come nel Veneto Sud Occidentale.
Boleto fulvo in Toscana.

Questo fungo è assai diffuso nei boschi del Nord Italia, meno al Centro, quasi del tutto assente al Sud ed infatti mancano nomi dialettali nel Centro-Sud.

Nel Nord è comunemente detto Castanello o Castagnino, a marcare uno dei suoi habitat preferiti, ovvero il bosco caldo di Castagno.

Altri nomi dialettali

In Lombardia Occidentale sono detti Ginestrini.

In Brianza Castagneau o Castagnel ma anche Castagnin e con quest’ultimo nome è conosciuto anche nel vicino Canton Ticino dove diventa anche Castagnett.

Castagner nel Bellunese, Castanél nel Varesotto e Milanese, qua anche Madunìn.

Brisette sono invece detti i Boleti del genere Xerocomus (cui apparteneva il Badius fino al 2014), nel Veneto.

In Liguria è detto Ferrando giallo o Ferrando giano. Nocciolino nel Pavese. Persiet nelle Langhe.

Porcinello nell’alta Toscana e Scopino o Scopaiolo nella Toscana interna.

In molte zone del Nord Italia è poi anche detto Pinaiolo, da non confondere però con i funghi del genere Suillus che sono comunemente detti Pinaroli.

In inglese è detto Brown Chestnut Boletus, ovvero Boleto dei Castagni.

Porcino o Badius?

In molte zone d’Europa col termine Boletus non si indica il Porcino, ma proprio il Badius.

Devi sapere che l’utilizzo in cucina del fungo Porcino al di fuori dei paesi mediterranei, in particolar modo di Italia e Francia, è pratica del tutto moderna.

I grandi chefs con i propri piatti raffinati, hanno da poco introdotto l’utilizzo del Porcino anche nei paesi Sassoni o Anglo-Sassoni dove al posto del Porcino si utilizzava esclusivamente il Badius.

Quest’ultimo era più apprezzato per via della sua carne più soda che non spappola in cottura.

Com’è fatto il fungo Badius? Come riconoscerlo?

É molto simile ad un fungo Porcino.

Molto spesso quando cerchi funghi Porcini ti capiterà di essere ingannato da un fungo Badius che attira la tua attenzione ma ti inganna.

L’inganno però è presto risolto perché il cappello del fungo Baio, come dice il suo nome stesso, è di colore baio, ovvero marrone-rossiccio, mentre il Porcino edulis tende sempre ad avere un colore chiaro, beige-bianchiccio.

Anche il suo gambo ti svela subito che non hai di fronte un Porcino perché ha un colore nocciola, beige-crema in alto ma castano-rossiccio in basso.

Il Badius lo riconosci anche e soprattutto dalla sua spugna che è sempre di color crema, tendente al giallo in età avanzata fino al giallo carico-verdognolo negli adulti.

Pori, Tubuli e Carne

Pori e tubuli tendono a virare al grigio-nero-azzurro-verde alla pressione.

La carne però non vira al taglio ma rimane sempre bianca.

Va però detto che, ci sono alcune varietà di Xerocomus che spesso vengono genericamente considerate come Castanelli / Badius, pur avendo però altri nomi scientifici come ti dirò più avanti.

In questo caso il viraggio potrebbe anche essere presente, smentendo così, apparentemente, l’affermazione che la carne del fungo Badius non vira.

L’habitat del fungo Badius

conifere_disegno

Non ama particolarmente il caldo ma preferisce di gran lunga i boschi freschi.
Il fungo Badius è uno dei funghi più raccolti dalle popolazioni del Centro e Nord Europa.

In Germania-Austria-Polonia-Cechia e Slovacchia per esempio, insieme con i finferli / galletti è il fungo più raccolto ed apprezzato.

Nelle sconfinate foreste di Pino silvestre o Abeti dell’Europa Centro-Settentrionale, questo fungo abbonda ovunque.

Lo puoi trovare sia in mezzo a spessi strati di muschio, che nella spessa lettiera di aghi, dove il substrato risulta più umido.

Il suo periodo vegetativo è prettamente estivo-autunnale

In Italia è un fungo assai comune nei boschi del Nord, diventa meno diffuso al Centro e più raro al Sud, salvo nelle foreste di Conifere montane.

Al Nord cresce sia nei boschi di Conifere che di Latifoglie.

Come lascia intendere il suo nome comune di Castagnino o Castanello, questo fungo ama associarsi al Castagno.

Sempre al Nord, lo trovi dal mese di Agosto (ma anche già a Luglio se fresco e piovoso), fino al mese di Novembre avanzato, se non fa troppo freddo o se non nevica frequentemente.

Risulta molto diffuso dopo abbondanti piogge ma non ama ristagni d’acqua

A differenza degli altri funghi appartenenti alla famiglia Boletacee, il Badius non è esclusivamente simbionte ma prevalentemente saprotrofo.

É persino probabile che non sia affatto simbionte, e che quindi non si leghi alle radici degli alberi ove cresce.

Ama vegetare su lettiere molto spesse di aghi o fogliame in decomposizione

Si nutre di sostanze presenti nel terreno, di materia organica che può essere anche legno in decomposizione, non a caso spesso può capitare di trovarlo su ceppaie marcescenti ma anche tra gli anfratti di tronchi o ceppi.

Nei boschi di conifere è presente sotto qualunque tipo di Pino, anche se pare prediligere il Pino Strobo, il Nero ed il Silvestre ma, personalmente l’ho rinvenuto spesso anche sotto esemplari di Pino Mugo o Cembro.

Nei boschi, anche artificiali, di Pino Strobo è sempre ben presente dove vi sono depositi di rami in decomposizione, perciò ove abbondano umidità e materia organica.

Comunissimo nei boschi di Abete Rosso, meno frequente in quelli di Abete bianco.

Non manca mai neppure nei boschi di Faggio, meno frequente nei boschi misti.

Diventa meno frequente tra le Querce, un po’ più frequente tra Betulle, Noccioli e Carpini, quindi anche in alcuni boschi planiziali padani.

Non frequenta boschi termofili o mediterranei, troppo secchi e poveri di materia organica.

In molti casi, nei boschi caldi o misti, i funghi rinvenuti potrebbero non essere i veri Badius ma, specie di Xerocomus affini, comunemente detti Castanelli.

Puoi approfondire la tua conoscenza sugli alberi da funghi ed in particolar modo su TUTTI GLI ALBERI DEI FUNGHI PORCINI in questo articolo

Vediamo allora quali sono questi Castanelli / Xerocomus affini, che potrebbero esser confusi con i veri Badius

Imleria Badia Boletus Badius Xerocomus Badius. I funghi Castanelli

Xerocomus moravicus
Xerocomus moravicus, foto: Pietro Curti
Xerocomus moravicus
Xerocomus moravicus, foto: Gruppo Micologico Crema

Tra i più indistinguibili c’è senza dubbio:

Xerocomus moravicus (ex Xerocomus tumidus / Xerocomus leonis)

Se lo trovi in un bosco probabilmente penserai di aver trovato un comune Castanello / Badius.

Capisci si tratta di Xerocomus moravicus perché, tubuli e pori non virano al taglio ma si può avere un leggero viraggio scuro solo dopo adeguata pressione.

La carne rimane bianca al taglio, il gambo è segnato da un leggerissimo reticolo perpendicolare.

Il cappello è di colore ugualmente baio, marrone ma può presentare colori più ramati, ocra-giallognolo, talvolta anche finemente fessurato.

La spugna è color crema, chiara da giovane, crema-giallo da adulto.

Il moravicus predilige gli habitat caldi del Sud Europa, non disdegna di micorrizzare con le Querce, Castagni, Carpini e Tigli.


Xerocomus subtomentosus
Xerocomus subtomentosus, foto: Vincenzo Migliozzi
Xerocomus subtomentosus
Xerocomus subtomentosus, foto: Pietro Curti

Xerocomus subtomentosus

Per eccellenza, il Castanello dei boschi caldi mediterranei.

Fruttifica prevalentemente nei boschi caldi di Querce ma può vegetare anche in boschi misti di Latifoglie.

Meno frequente, lo si può trovare anche in boschi caldi di Conifere su suoli esclusivamente acidi.

La sua etimologia ci dice trattarsi di fungo longilineo con chioma asciutta / lanuginosa.

Si riconosce dal vero Badius e dai Xerocomus affini, per via del cappello più chiaro, beige scuro, e per il rapido viraggio all’azzurro della sua spugna.

Viraggio che effettivamente risulta più accentuato in presenza di clima molto umido.

In questo caso basta anche solo sfiorarlo perché i pori-tuboli virino repentinamente all’azzurro.

La carne vira al rosato-bruno alla base del gambo.

Per quanto considerato poco saporito è comunque commestibile.

Xerocomus silwoodensis
Xerocomus silwoodensis, fotografati in Moravia (Repubblica Ceca)
Xerocomus silwoodensis
Xerocomus silwoodensis, fotografati in Moravia (Repubblica Ceca)

Xerocomus silwoodensis

Il fungo Xerocomus dei Pioppi.

Questo fungo esiste ufficialmente dal 2007.

Nel 2008 è stato dichiarato nuova specie, dopo che è stato osservato e studiato presso un
campus universitario di Londra, il Silwood Campus da cui prende il nome.

Risulta essere sicuramente presente in Gran Bretagna, Francia, Italia, Repubblica Ceca.

Micorrizza prevalentemente con varie specie di Pioppi ma si può trovare saltuariamente anche in boschi di Quercia e Conifere.

Personalmente non l’ho ancora mai rinvenuto o se raccolto, considerato come un generico Castanello / Badius / Xerocomus, perciò non riconosciuto.

Somiglia molto allo X. subtomentosus ma è descritto come un fungo dai colori accesi, rossastri, ocra-giallognolo.

Ha un reticolo più pronunciato rispetto agli altri Xerocomus.

La sua spugna è di colore giallo intenso mentre la sua carne bianca tende a diventare gialla senza però alcun viraggio.

Al pari della gran parte degli altri Xerocomus è ugualmente commestibile.


Xerocomus ferrugineus
Xerocomus ferrugienus, foto: Tommaso Lezzi
Lanmaoa fragrans
Lanmaoa fragrans, foto: Max Vivaldi

Xerocomus ferrugineus

Il fungo Xerocomus più facilmente mimetizzabile con lo X. subtomentosus.

É molto diffuso in Europa, appunto, quasi sempre confuso con lo X. subtomentosus.

Micorrizza soprattutto con l’abete Rosso, da qua la convinzione di molti cercatori di aver trovato il classico Pinaiolo di abete (Badius).

In realtà si tratta di specie distinta il cui riconoscimento non è mai  facile a vista d’occhio.

Può micorrizzare anche con il Faggio e la Betulla ma, nei pascoli alpini anche con l’uva ursina ed i salici nani.

Chi non lo conosce ancora, potrebbe scambiare giovani esemplari di (Boletus) Lanmaoa fragrans per funghi Badius, Xerocomus ferrugineus.

In realtà il L. fragrans ha un ottimo odore e sapore fruttato, risulta assai più vellutato, ha carne gialla e vira intensamente all’azzurro al taglio.

Tra l’altro, quest’ultimo è fungo di bosco termofilo e si associa sempre alle Querce in boschi mediterranei in ambiente molto ostico per il Badius.

Il ferrugineus lo si riconosce per via del suo cappello tendenzialmente vellutato di colore marrone-tendente al verde oliva che negli esemplari adulti può presentarsi con screpolature.

La spugna è gialla ma tende al verdognolo con l’età, ed il viraggio blu può esserci ma può risultare anche assente.

La carne è color bianco-crema-giallastro e non vira al taglio.

Imleria Badia Boletus Badius Xerocomus Badius. I funghi Castanelli

Commestibilità e tossicità dei funghi Badius

logo-cucina-funghimagazineIl Badius è un ottimo fungo commestibile con leggero sapore Porcino ma con retrogusto resinoso.

Il suo sapore Porcino viene esaltato soprattutto durante l’essiccazione.

Io consiglio di bollirlo in acqua, vino bianco ed aceto in proporzione di 1/1/2, per poi conservarlo sott’olio.

Si presta per tutte le preparazioni che richiedono i Boleti, ma il miglior utilizzo che io conosco, è di usarlo quale condimento di arrosti e polente.

Attenzione però, durante la preparazione va scartato tutto il gambo degli adulti mentre si può tenere una piccola parte del gambo, quella più vicina al cappello, degli esemplari più giovani.

La ragione è che il Badius, così come tutti gli altri Xerocomus affini, ha gambo coriaceo che diventa pure fibroso negli esemplari adulti, oltre che esser ricco di cellulosa, che può farlo risultare leggermente indigesto.

Alcuni Xerocomus affini hanno sapore decisamente più pacato rispetto al Badius

Gli Xerocomus sono quasi tutti discreti commestibili ma senza gran pregio per via di un blando sapore.

C’è soltanto uno Xerocomus che risulta non commestibile, anche se non è tossico-velenoso.

Si tratta del Chalciporus piperatus, un sosia che può esser confuso con alcuni Xerocomus, o con lo stesso Badius, per via di identica forma ed altri simili caratteri.

Chalciporus piperatus
Chalciporus piperatus, foto: Gianluigi Boerio

Lo riconosci però facilmente per via del cappello che tende maggiormente al color cannella, rosso mattone o ramato.

Anche la spugna risulta di colore marroncino-ramato.

Il gambo è assai snello e concolore con il cappello, ma più attenuato e giallognolo alla base.

Al taglio risulta di colore giallo cromo, giallo rosato nel cappello. Quest’ultimo risulta sempre molle.
Ha un sapore fortemente piccante.

Se decidi di testarlo con un micro assaggio, per capire se si tratta effettivamente di questo fungo, ti consiglio vivamente di espellerlo immediatamente perché il forte sapore piccante potrebbe toglierti temporanea sensibilità alla lingua.

Alcuni cercatori usano una piccolissima quantità di questo fungo per dare ai propri piatti il sapore piccante del pepe o del peperoncino.

Attenzione alla radioattività 

logo-radioattivitàUno studio effettuato negli anni passati da Arpa Piemonte, ha stabilito che il fungo Imleria badia  è risultato essere il più radioattivo tra tutti i vari funghi raccolti in regione, seguito dal Cortinario Rozites caperata o Cortinarius caperatus e poi dal Neoboletus Praestigiator, ex Erythropus.

Diciamo però subito che, a scanso di equivoci, i valori maggiori, per quanto di molto superiori ai limiti consentiti per legge, presuppongono una condizione di pericolo solo nel caso in cui si consumino quantità di questi funghi davvero importanti (di almeno 20 kg all’anno).

A Tavigliano (Bocchetto Sessera) (Biella) si è misurato il livello record, per quanto riguarda il fungo Imleria badia (ex Badius), in Piemonte, ovvero di 780.7 Bq/Kg

Nonostante le misurazioni effettuate sui monti dell’alto Canavese, alto Biellese, alta Valsesia ed Ossola, abbiano restituito valori localmente eccessivi di radecesio (Cesio Cs-137, Cs-134), nei relativi fondovalle i valori risultavano decisamente inferiori.

Per esempio in bassa Valsesia, a Borgosesia (Vercelli) si misuravano valori di appena 1.73 Bq/kg.

  • 14.61 a Pinasca nel Torinese
  • 25.28 al Rifugio di Monte Solivo presso Soprana (Biella)-(ad una sola ventina di chilometri di distanza dal picco massimo registrato al vicino Bocchetto Sessera di Tavigliano)
  • 5.61 a Giaveno (Torino).

Valori quindi del tutto dissimili da zona a zona, a seconda della quantità di Cesio depositato dalle piogge durante il transito della nube radioattiva a seguito della fuga radioattiva di Chernobyl (26 Aprile 1986).


Imleria Badia Boletus Badius Xerocomus Badius. I funghi Castanelli
Scritto da Angelo Giovinazzo@funghimagazine
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