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Attenti a questi 4 funghi pericolosi. Un poker di funghi sosia

Con i funghi non si scherza! Cercatori di funghi non ci si improvvisa, soprattutto quando si vorrebbe emulare i cercatori esperti. In questo articolo ti presento 4 specie fungine facilmente confondibili tra loro. Alcune sono commestibili, altre fortemente tossiche

Attenti a questi 4 funghi. Un pericoloso poker di funghi sosia

FUNGHI PERICOLOSI: SIMILI, SOSIA, FACILMENTE CONFONDIBILI

Parliamo di quattro funghi abbastanza simili tra loro; lamellari, di taglia medio-grande, che condividono tra di loro aspetti morfologici, spesso identico habitat e/o periodo di fruttificazione, ma assolutamente non il proprio grado di commestibilità. Si va infatti dall’eccellente commestibile Infundibulicybe geotropa, arrivando all’estremamente tossico, e talvolta persino mortale, Entoloma sinuatum, passando per l’ottimo Calocybe gambosa o Prugnolo e l’altrettanto pericoloso Clitocybe nebularis.

Comprenderai dunque l’importanza di saper riconoscere con assoluta certezza queste quattro specie fungine, onde evitare spiacevoli inconvenienti.

Si tratta di funghi molto comuni ed abbondanti nei loro habitat di crescita ma, mentre alcuni risultano essere poco raccolti, altri sono invece decisamente popolari e, qualcuno addirittura ancora raccolto nonostante gli scienziati da anni ci dicano esser tossici.

Non di rado, si ritrovano nei boschi già divelti al suolo e/o “presi a bastonate” dai soliti irrispettosi cercatori di soli funghi porcini che non li conoscono, oppure perché quest’ultimi “infesterebbero” i loro boschi.

Tutte e quattro queste specie fungine possono fruttificare, non solo negli stessi boschi in cui è possibile rinvenire i cosiddetti funghi porcini, ma anche negli stessi periodi, sebbene in zone del bosco di solito leggermente differenti.

Non è possibile però annoverarli tra i cosidetti “funghi spia” dei blasonati boleti, in quanto hanno esigenze climatiche differenti, per cui li si può trovare, per esempio, in annate in cui non vi è la presenza di un solo porcino nel bosco quando, la caratteristica dei funghi spia è proprio quella di associarsi alla nascita simultanea dei porcini.

I nostri funghi sosia, crescono solitamente in gruppi numerosi, spesso disposti in file o cerchi e, sono in grado quasi di “tappezzare” alcuni angoli di bosco.

Altro aspetto che hanno in comune è l’emanazione di un caratteristico odore, molto particolare e penetrante, che si differenzia però nettamente tra l’una e l’altra specie ma che, solo l’esperienza ti permetterà di riconoscere sin dal primo acchito.

In tutti i casi l’aroma del fungo risulta essere gradito ad alcuni , ma sgradito ad altri; questo diventa poi più intenso man mano che il fungo raggiunge la maturità.

Si tratta di aromi che ben poco hanno a che vedere con ciò che ognuno di noi cataloga nella propria mente come “odore fungino” – che solitamente associamo alla fragranza dei funghi universalmente più noti e di largo consumo, come ad esempio i boletus edulis o i funghi del genere agaricus – (per intenderci i comunissimi “champignons”).

Funghi pericolosi
Funghi pericolosi: un poker di funghi abbastanza simili tra loro, quindi pericolosi perché facilmente confondibili

ENTOLOMA SINUATUM (Bull. : Fr.) P. Kumm. 1871




FUNGHI PERICOLOSI – parte 2

Entoloma sinuatum è forse più conosciuto con il sinonimo di Entoloma lividum.

É sicuramente un fungo molto pericoloso perché, se non identificato correttamente, così come spesso accade a molti cercatori di funghi italiani, può mettere in serio pericolo la nostra salute, perché risulta essere estremamente tossico.

L’aspetto grazioso e invitante (specialmente nei giovani funghetti), potrebbe spingere qualche incauto cercatore a raccoglierli, il pericolo serio nasce nel momento in cui i funghi giovanissimi non hanno ancora sviluppato quelli che sono i classici “caratteri distintivi” che ci aiuterebbero a riconoscerli meglio e più facilmente.

Raccogliere funghi immaturi è quindi assolutamente da evitare, a meno che non si abbia l’assoluta certezza di aver correttamente identificato la specie che si sta raccogliendo. Non da meno, bisognerebbe evitare di raccoglierli perché così facendo, si impedisce alla specie fungina di spargere i propri semi (le spore) e quindi di potersi riprodurre.

Entoloma sinuatum, se accidentalmente o volontariamente ingerito, è costantemente responsabile di una sindrome gastrointestinale particolarmente intensa e severa, che spesso richiede il ricovero ospedaliero e che, in rari casi ha persino comportato il decesso di alcune persone (soprattutto bambini, anziani o persone con problemi preesistenti di salute), che lo avevano consumato abbondantemente.

I sintomi compaiono in genere a breve distanza dal pasto (sindrome a breve latenza) e sono causati dalla presenza nel fungo di tossine che irritano le pareti del tratto gastrointestinale, determinando nausea, vomito, diarrea, vertigini. Complicanze possono insorgere sia per lo stato di disidratazione che subentra a causa di tali sintomi sia per l’ingresso nel circolo sanguigno delle tossine, con conseguenti problematiche a livello di fegato e reni, generalmente, ma come detto non sempre, con evoluzione benigna.

Descrizione di Entoloma sinuatum (Entoloma lividum)

Funghi pericolosi Entoloma sinuatum Entoloma lividum
(Funghi pericolosi/confondibili) Entoloma sinuatum ex Entoloma lividum
Funghi pericolosi Entoloma sinuatum Entoloma lividum
(Funghi pericolosi/confondibili) Entoloma sinuatum ex Entoloma lividum

Il cappello misura 5-20 cm di diametro ed è carnoso, dapprima convesso e a maturazione piano/lievemente concavo, di colore “livido”, cenere/grigiastro su tonalità chiare. Le lamelle risultano essere adnate, non molto fitte, inizialmente giallo chiaro e in seguito color rosa salmone. Il gambo è cilindrico e di forma irregolare. La carne è di colore bianco ed emana un odore di farina, tendenzialmente non molto gradevole specie negli esemplari adulti.

Questo fungo si presta ad esser facilmente confuso con il commestibile Clitopilus prunulus – Fungo spia, fungo piuttosto eclettico dal punto di vista della forma, normalmente più o meno imbutiforme ma, talvolta più compatto, carnoso, convesso poi umbonato ed infine depresso. Ha orlo scanalato , arrotolato e flessuoso lobato con cuticola biancastra sfumata di grigio-rosato nella zona discale. Può vegetare anch’esso a cerchi o in fila, quasi sempre rinvenibile nei pressi o a stretto contatto con funghi Porcini.

A sua volta però, lo stesso Clitopilus prunulus ha altri sosia non commestibili o tossici, per cui è richiesta ulteriore massima attenzione durante la raccolta, questi sono: Clitocybe rivulosa (tossico), Clitocybe phyllophila (tossico), oltre che Clitocybe nebularis (non commestibile-tossico).

CALOCYBE GAMBOSA (Fr. : Fr.) Donk 1962

FUNGHI PERICOLOSI – parte 3

Due specie fungine completamente differenti tra loro; stesso Ordine, ma Famiglia e Genere completamente diversi.

Calocybe gambosa non è un sosia quasi identico di Entoloma sinuatum, tuttavia potrebbe essere assai facile confonderli dal momento che la loro forma e aspetto generale non sono poi così differenti.

Per fortuna a rendere l’inganno meno probabile sono i tempi di fruttificazione che risultano differenti ma, occhio a quanto stai per leggere.

L’ottimo e ricercatissimo Calocybe gambosa, comunemente detto “Prùgnolo o Prugnòlo” (di solito con Prùgnolo si intende la pianta, invece con Prugnòlo il fungo), è stato descritto ampiamente nell’apposita scheda di funghimagazine Calocybe gambosa – Fungo Prugnolo – Funghi Commestibili.

Il Prugnolo è un fungo che fruttifica tipicamente nel periodo primaverile tra la pianura ed i colli, spingendosi al massimo a vegetare sino all’inizio dell’estate in montagna.

Viceversa, Entoloma sinuatum è un fungo tardo estivo/autunnale, simbionte-micorrizico.

E’ una vera e propria fortuna che questi due miceti vegetino in periodi dell’anno differenti tra loro, altrimenti il numero di intossicazioni da confusione non si conterebbe.

I due funghi in questione sono davvero molto simili, specialmente quando sono ancora giovani o peggio ancora giovanissimi.

Il fatto che, l’abitudine ormai consolidata, di fruttificare in tempi diversi, non deve però spingergi ad abbassare la guardia perché, sappiamo di trovarci in piena era dei cambiamenti climatici, già in corso e che, in un futurno non troppo lontano, con stagioni climaticamente sempre piu´ alterate (ti dice nulla il detto: “non esistono più le mezze stagioni”?) potrebbero favorire la comparsa contemporanea di queste due specie.

Calocybe gambosa è infatti una specie tipicamente primaverile e piuttosto precoce ma, in assenza di piogge, così com’è spesso accaduto nel corso degli ultimi anni, le nascite potrebbero risultare posticipate, fino all’arrivo, ritardato, delle prime piogge e, nel caso di temperature non elevate ed ormai non più fredde, la loro nascita potrebbe risultare coeva, contemporanea, con quella dei primi Entoloma sinuatum il cui aspetto generale non si discosta molto dal fungo Prugnolo.

Il tratto distintivo che più facilmente consente di distinguere le due specie è il colore delle lamelle, che nell’Entoloma sinuatum si colorano di rosa salmone mentre nel C. gambosa rimangono di colore biancastro-crema.

Capirai quindi come nello stadio immaturo , ossia quando il fungo non ha ancora prodotto le spore che andranno a modificare il colore delle lamelle, tale distinzione risulterebbe molto più complicata, se non del tutto impossibile ad occhio nudo.

Anche l’odore dei due funghi può trarre in inganno. In un primo momento, in giovane età, può risultare davvero assai simile, come di farina fresca; mentre con la maturazione nell’entoloma sinuatum tende a divenire digustoso e nauseabondo, rimanendo invece gradevole nel prugnolo.

Funghi pericolosi Calocybe gambosa
(Funghi pericolosi/confondibili) Calocybe gambosa, fungo commestibile facilmente confondibile

L’habitat dei due funghi varia leggermente: pur vegetando entrambi su suoli calacarei, il Prugnolo predilige le zone incolte, i margini dei boschi misti, specialmente in presenza di alberi e arbusti di rosacee, oltre che i pascoli di medio-alta montagna.

Entoloma sinuatum preferisce invece il pieno bosco, generalmente termofilo o mesofilo, dove crea simbiosi micorrizica soprattutto con Faggi, Castagni e Querce. Può vegetare negli stessi luoghi e nello stesso periodo in cui fruttificano i funghi porcini, specialmente delle varietà termofile (Boletus reticulatus e Boletus aereus), mentre il Prugnolo non condivide gli stessi habitat dei Porcini.

CLITOCYBE NEBULARIS (Batsch: Fr.) Kummer 1871




FUNGHI PERICOLOSI – parte 4

Il fungo che più di tutti si presta ad esser confuso con le altre specie di questo quartetto è il Clitocybe nebularis.

Fungo che, fino a pochi anni fa è stato oggetto di attiva raccolta in alcune zone d’Italia, tra cui, ad esempio, l’entroterra ligure, dov’è comunemente chiamato pevèn.

Da quando è stata dimostrata la sua inequivocabile tossicità (soprattutto per accumulo di tossine), si è progressivamente smesso di raccoglierlo e consumarlo ma, alcuni irriducibili si ostinino ancor oggi a raccoglierlo e mangiarlo, ostentando sicurezza e mettendo in dubbio l’efficacia della scienza, con una pericolosissima frase che va sempre censurata, ovvero: “lo abbiamo sempre mangiato, ma non ci è mai successo niente”.

Quello che troppo spesso i raccoglitori di funghi si ostinano a non voler capire è che, un fungo per esser tossico, non deve necessariamente avvelenarti seduta stante, o provocarti sintomi di avvelenamento entro 24/48 ore. I funghi pericolosi così com’è il Fungo delle nebbie (C. nebularis) possono impiegare anche diversi anni per iniziare a provocare i primi subdoli danni agli organi interni.

Ti spiego più nel dettaglio il meccanismo d’azione di queste tossine, cercando di non complicare troppo il discorso con termini tecnici.

Questo fungo contiene sostanze tossiche che non vengono “smaltite” dal nostro corpo, la cui azione non è immediata, ma si manifesta man mano che le tossine si accumulano; non a caso il fungo è detto “tossico per accumulo”, tecnicamente detto → Bioaccumulo.

In primo luogo, ad agire è la tossina detta nebularina; questa risulta essere resistente al calore, ma solubile in acqua.

In passato si usava consumare questo fungo dopo averlo pre-trattato con una adeguata bollitura e la successiva eliminazione-cambio dell’acqua di cottura.

Questa tecnica permetteva di eliminare una parte delle tossine presenti, attraverso la diluizione nell’acqua di bollitura ma, altra parte delle tossine stesse, rimaneva intrappolata nelle parti più interne della carne.

Apparentemente i consumatori di questo fungo non accusavano particolari sintomi, tuttavia l’aver eliminato una parte delle tossine non significava affatto averle eliminate tutte.

Nel corso degli ultimi decenni, gli scienziati hanno dimostrato che, l’azione di queste tossine residue, non si manifesta immediatamente, subito dopo il consumo, ma lo fa nel corso del tempo, anche dopo diversi anni.

Le tossine che si sono progressivamente accumulate all’interno dell’organismo, al superamento di una certa soglia, inizieranno a produrre sintomi via via sempre più evidenti con conseguenze anche gravi.

Spesso i sintomi di questa intossicazione da accumulo, non vengono neppure riconosciuti al primo colpo. Si pensa ad altro. Si tende a non attribuirli al consumo di funghi avventuo anni prima. Ci si dimentica quasi di averli mangiati in passato e ci si dice: «se fino ad oggi li ho sempre mangiati e non mi è mai accaduto nulla, questa volta questo enorme e fastidiosissimo mal di pancia non possono avermelo causato i funghi, forse avrò mangiato del cibo avariato»

La verità è che, l’azione nefasta di queste tossine latenti nel nostro corpo, potrebbe anche non manifestarsi in soggetti particolarmente resistenti, così come potrebbe invece dar sintomi anche precoci in altri. Il tutto è assai soggettivo.

Forse i più non sanno poi che, il Clitocybe nebularis è in grado di produrre intossicazioni anche solamente per inalazione dei vapori esalati durante la cottura, soprattutto se questa avviene in ambienti ristretti e non ben aerati.

Questo perché alcune delle tossine, oltre ad esser solubili in acqua, sono anche volatili. La loro inalazione può provocare mal di testa, capogiri, nausea e vomito.

Si tratta di eventi abbastanza frequenti, anche se generalmente meno gravi e di durata inferiore rispetto alle intossicazioni secondarie alla ripetuta ingestione del fungo. Fenomeni che il più delle volte non vengono neppure attribuiti a questa inalazione ma vengono inquadrati come malori o malesseri passeggeri.

Descrizione del Clitocybe nebularis

Funghi pericolosi Clitocybe nebularis
(Funghi pericolosi/confondibili) Clitocybe nebularis, fungo potenzialmente tossico
Funghi pericolosi Clitocybe nebularis
(Funghi pericolosi/confondibili) Clitocybe nebularis, fungo potenzialmente tossico
Funghi pericolosi Clitocybe nebularis
(Funghi pericolosi/confondibili) Clitocybe nebularis in formazione a cerchio delle streghe
Funghi pericolosi Clitocybe nebularis
(Funghi pericolosi/confondibili) Clitocybe nebularis: bellissimo cerchio delle streghe

Per quanto questo fungo risulti essere pur sempre affascinante per il suo aspetto e per la sua curiosa crescita “a cerchi”, così come avrei ben capito, è sempre bene saperlo riconoscere al primo colpo ed evitare di raccoglierlo ma, limitarsi a fotografarlo e poi lasciarlo lì dove lo si è trovato.

Si tratta di un fungo estremamente comune, talvolta persino quasi infestante, che cresce in lunghe file o cerchi, all’interno o al margine dei boschi.

É detto saprofita perché vegeta sulla lettiera, sfruttando le sostanze organiche in essa contenute. Non si lega in simbiosi micorrizica con alcun albero, perciò la sua fruttificazione può avvenire indipendentemente dalle essenze vegetali presenti.

Cresce nel medio-tardo periodo autunnale, generalmente con qualche settimana di ritardo rispetto all’Entoloma sinuatum (ma è tutt’altro che infrequente trovare le due specie in contemporanea), associato a clima fresco e assai umido, e ciò gli vale anche uno dei suoi soprannomi di: “fungo delle nebbie”.

E’ un fungo estremamente comune, sia in boschi di latifoglie che di conifere, in questi ultimi specialmente su lettiere di Abete rosso (Picea abies); è in grado di vegetare tanto su substrati calcarei che silicei, accompagnandosi frequentemente, laddove i terreni abbiano un sufficiente grado di acidità, al Boletus edulis.

Come E. sinuatum, anche C. nebularis è un fungo di taglia medio-grande, con cappello che può raggiungere una ventina di centimetri di diametro. Il cappello è convesso e di colore grigio, talvolta biancastro, specialmente negli esemplari più maturi. Le lamelle sono molto fitte e decorrenti sul gambo, di colore biancastro o crema. Il gambo ha colorazioni simili al cappello, cilindrico e ingrossato alla base, spesso cavo.

La carne ha un odore molto penetrante, caratteristico anche se poco definibile, che può risultare appetibile per alcuni e molto sgradevole, quasi ripugnante, per altri. Il sapore può risultare gradevole e un tempo, come detto, aveva molti estimatori, che usavano consumare il fungo in diverse preparazioni, anche e soprattutto sott’olio.

Se sei un cercatore di funghi che non si limita ad appassionarsi ai soli funghi porcini, ma vuole imparare, capire e riconoscere anche altre specie fungine, devi assolutamente capire la differenza che passa tra Clitocybe nebularis, Entoloma sinuatum ed il prossimo fungo di cui ti parlerò: Infundibulicybe geotropa.

INFUNDIBULICYBE GEOTROPA (Bull. : Fr) Harmaja 2003

FUNGHI PERICOLOSI – parte 5

Precedentemente noto come Clitocybe geotropa, è meglio noto come fungo Ordinale, Cardinale, Fungo di San Martino, Sementino, Brumino e soprattutto Cimballo.

É un fungo molto conosciuto e apprezzato, specialmente tra Centro e Sud Italia dov’è fungo ben diffuso, dal mare ai bassi monti. Meno comune al Nord dove, in aree alpine e prealpine risulta del tutto assente. Lo si può invece trovare sui settori a Sud del Po della Pianura Padana ed in Veneto.

I cambiamenti climati stanno modificando l’areale di distribuzione di questo fungo in Italia, oggi già timidamente presente nell’area vegetativa della vite e soprattutto dell’ulivo, anche al Nord.

In Piemonte sono tuttavia relativamente pochi i cercatori che sappiano riconoscere questo fungo. In pochissimi lo raccolgono e lo consumano abitualmente, consci della specie raccolta, pur trattandosi di un fungo ormai ben diffuso e ben presente tra Monferrato, Langhe e Roero.

Come le altre specie già citate, si tratta di un fungo saprofita che però, rispetto ai precedenti, ha forse una maggiore predilezione per i margini dei boschi, nascendo talvolta anche in pieno prato, tra radure o macchie di arbusti.

E’ comunque in grado di vegetare anche all’interno di boschi di latifoglie, siano essi a prevalenza di castagneti o querceti o anche boschi misti, a quote generalmente contenute.

Mi è personalmente capitato più volte di trovarlo negli stessi identici posti in cui in primavera si rinvengono le fungaie di Calocybe gambosa. Il suo periodo vegetativo tipicamente autunnale.

Fruttifica generalmente a gruppi di numerosi esemplari, disponendosi anch’esso in file o a cerchio.

Descrizione dell’Infundibulicybe geptropa

Funghi pericolosi Infundibulicybe gambosa
(Funghi pericolosi/confondibili) Infundibulicybe geotropa, fungo commestibile facilmente confondibile perciò anche lui pericoloso
Funghi pericolosi Infundibulicybe gambosa
(Funghi pericolosi/confondibili) Infundibulicybe geotropa, fungo commestibile facilmente confondibile perciò anche lui pericoloso
Funghi pericolosi Infundibulicybe gambosa
(Funghi pericolosi/confondibili) Infundibulicybe geotropa della Sardegna, fungo commestibile facilmente confondibile perciò anche lui pericoloso
Funghi pericolosi Infundibulicybe gambosa
(Funghi pericolosi/confondibili) Infundibulicybe geotropa del Lazio, fungo commestibile facilmente confondibile perciò anche lui pericoloso. PH: Roberto Schiavone

Le sue dimensioni ed aspetto generale non si discostano di molto da quelli delle specie già citate.

Il cappello ha un aspetto convesso da giovane, campanulato, che ricorda la “chierica” dei frati. Diviene successivamente leggermente depresso al centro e con forma tipicamente “a imbuto”. Questo fungo si può considerare infatti il fratello maggiore dell’Infundibulicybe gibba, comunemente detto “imbutino”.

Una caratteristica peculiare di questo fungo è quella di possedere un cosiddetto “umbone” o “papilla” al centro della depressione presente sul cappello (non presente il altre specie simili per aspetto), margine del cappello intero, involuto nei giovani, con superficie subvellutata e feltrata.

É di colore è marroncino/biancastro, spesso definito color “crosta di pane”. Le lamelle sono fitte, decorrenti, biancastre o crema. Il gambo è cilindrico, massiccio e ingrossato alla base, di colore analogo al cappello. La carne è molto aromatica, anche in questo caso con un profumo difficilmente definibile, solitamente percepito come gradevole con note di mandorle amare, anche se talvolta un po’ nauseabondo, specie con il tempo secco.

Il sapore, in particolare negli esemplari giovani, è prelibato, così come la consistenza alla cottura. E’ un eccellente commestibile, di ottima digeribilità, che si presta a diverse preparazioni, in cui risulta davvero succulento, tanto da non aver nulla da invidiare a funghi ben più blasonati.

Si tratta però di un fungo destinato ai soli raccoglitori esperti, proprio per via delle sue numerose analogie con gli altri funghi tossici già citati, con i quali è tutt’altro che difficile confonderlo.

A titolo d’esempio, I. geotropa può facilissimamente esser confuso con Leucopaxillus giganteus, anche detto Agarico gigante o Cardinale gigante, un fungo dall’aspetto imbutiforme che ricorda molto sia I. geotropa che Clitocybe nebularis.

Leucopaxillus giganteus è però privo di umbone al centro del cappello, ha colori più bianchicci-crema. La possibilità di confonderlo con uno dei quattro funghi presi in considerazione è assai elevata. Va però detto che, in questo caso, la confusione tra queste specie, non desta preoccupazioni, dal momento che anche il Leucopaxillus giganteus è commestibile. 

Funghi pericolosi Leucopaxillus giganteus
(Funghi pericolosi/confondibili) Leucopaxillus giganteus, commestibile, quasi identico a I.geotropa perciò facilmente confondibile

Naturalmente, con la giusta esperienza, sarà possibile raccogliere i Geotropa con più sicurezza e senza troppi timori di poter sbagliare ma, ti assicuro che a prima vista, per un raccoglitore inesperto può risultare davvero arduo capire quale specie si ha di fronte.

Il consiglio che posso darti (se il tuo scopo è di provare a consumare questo fungo), è quello di affidarti a una persona di fiducia che lo raggolga già regolarmente e che lo sappia identificare con assoluta certezza. Che ti insegni dal vivo a riconoscere i caratteri distintivi di questa (o anche di altre) specie.

Una volta che avrai famigliarizzato con esemplari a diverso stadio di maturazione, non dovresti più avere grosse difficoltà a distinguerli da potenziali “sosia” pericolosi-tossici-velenosi.

FUNGHI PERICOLOSI – conclusione

Ti ricordo però che non è buona pratica quella di raccogliere funghi sconosciuti e di mostrarli al vicino di casa, chiedendogli se sono “funghi buoni da mangiare”.

Ancor peggiore, è la pratica di fare foto del proprio raccolto e poi di chiedere su gruppi Social (Facebook, Instagram o altri) se i funghi raccolti siano commestibili.

L’identificazione di una specie fungina non può esser fatta attraverso fotografie o video; da cercatori di funghi della domenica, o da cercatori di funghi anche esperti ma che non siano in possesso di un patentino da micologo.

Prima di consumare funghi sconosciuti è fatto obbligo di portarli, integri in tutte le loro parti, senza prima averli puliti o tagliati, presso un Ispettorato Micologico presso una ASL, oppure presso un Micologo abilitato per il riconoscimento-identificazione dei funghi.

Funghimagazine non da’ e non darà mai, pareri di commestibilità dei funghi, né via email, tanto meno via chat o altro.

Le immagini dei funghi e le schede presenti su Funghimagazine hanno il solo scopo dimostrativo ed istruttivo. Non consumare mai funghi sconosciuti basandoti sulla comparazione di immagini viste su libri, guide o sul web.

Funghi pericolosi @funghimagazine.it

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