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I pericoli della montagna

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Andar per funghi: un piacere che non deve trasformarsi in incubo


I PERICOLI DELLA MONTAGNA 
Di: Nunzio Larosa & Angelo Giovinazzo

La montagna

É sicuramente uno dei luoghi più adatti, tranquilli e spesso sorprendenti in cui regalarci momenti di relax o semplice divertimento.

Qua si possono praticare molti hobby.

Andar per funghi, a caccia, raccogliere erbe o frutti di bosco, fare trekking, bird watching o anche solo piacevoli uscite fotografiche o scoprire flora, fauna ed i micro-habitat nascosti tra le vallate.

Anche una semplice escursione montana, fatta per scoprire angoli mai visti prima, o per respirare l’aria fresca e pura, può allettare persone di ogni fascia d’età.

Spesso però, tutte queste attività all’aria aperta vengono prese sottogamba da chi non abita o non pratica costantemente i luoghi.

Spesso si attribuiscono gli incidenti in montagna a condizioni meteo avverse o imprevedibili, o al limite ad una tragica casualità, ma non è sempre così.

Gli incidenti in montagna

Nel corso delle stagioni estiva ed autunnale, sono stati davvero molti, troppi, gli spiacevoli episodi di incidenti, anche tragici, o di escursionisti che si sono persi.

Le aree boschive più rinomate e ambite, sono state quelle che hanno registrato il maggior numero di casi.

Il Piemonte, così come genericamente anche il resto delle Alpi, è sicuramente una delle zone che annualmente è più funestata da questi avvenimenti.

Nel corso delle ultime settimane la serie di incidenti fatali si è infittita.

La Cronaca

Domenica 21 Ottobre, nei pressi di Locana in provincia di Torino, un giovane ha perso la vita, dopo un volo di parecchi metri tra spuntoni di rocce, scivolando da una parete del Monte Becco della Tribolazione.

Il ragazzo era in compagnia di una cordata, che ha prontamente segnalato l’accaduto.

Nel bellunese stessa sorte è toccata ad un altro giovane, avventuratosi sul Passo Giau, anche lui precipitato in un crepaccio.

Negli ultimi giorni sono stati ritrovati i corpi di due sessantenni, biker ed escursionista rispettivamente, nei pressi di Bobbio Pellice, tra Val Pellice e Val Chisone, sempre nel torinese.

Più indietro nel tempo, è stato ritrovato morto, dopo inutili ricerche, un anziano cercatore di funghi partito da Rimini per recarsi a funghi nell’alto Piemonte.

La figlia dell’escursionista aveva interpellato anche funghimagazine.it affinché chiedessimo ai nostri lettori di collaborare con le forze dell’ordine per facilitarne il ritrovamento.

Disperso e poi trovato morto nel Biellese, anche un cercatore di funghi del Varesotto.

Ci sono volute settimane di inutili ricerche per ritrovarlo senza vita, dopo che si era allontanato troppo da una delle zone fungine più rinomate del Biellese.

I Casi ancora aperti o più fortunati

Il tragico epilogo però non è sempre scontato.

É andata bene al 73enne che in Valle Anzasca, nel Vco, è stato salvato dopo esser ruzzolato giù da un sentiero.

Se l’è cavata con vari traumi ed escoriazioni.

Spostandoci al Sud, in Calabria è ancora avvolta nel mistero la scomparsa nei boschi delle Serre di un uomo 62enne di Rosarno (RC) che, molto probabilmente, si è addentrato nei boschi intorno a Stilo in cerca di funghi.

Squadre di volontari sono ancora attive per le ricerche.

Risulta ancora disperso anche il 62enne di Brugnaturo in provincia di Vibo Valentia, anche lui disperso probabilmente nei boschi delle Serre.

Salvato invece il 47enne di Napoli di cui si erano perse le tracce all’interno dell’Oasi del Partenio, a cavallo tra le provincie di Avellino, Benevento, Caserta, e Napoli.

Un 81enne di Asti è stato salvato invece da un canalone nei pressi di Cumiana nel torinese.

Leggendo di questi avvenimenti si potrebbe banalmente dire: tragiche casualità, pratica di attività pericolose, avvenimenti che accadono da sempre.

Molte volte però, il sapersi comportare in certe situazioni, che si sia soli o in compagnia, può essere di importanza vitale.

I pericoli della montagna
Cosa fare e cosa non fare nei boschi

Per prima cosa, se possibile, evitiamo di andar per boschi da soli.

I pericoli in agguato sono sempre tantissimi ed altrettanto imprevedibili.

L’abbigliamento giusto

Per andare nei boschi occorre anzitutto indossare un abbigliamento adeguato.

Non serve che imitiamo rambo.

Non occorre vestirci mimetici come se stessimo per partire per una esercitazione militare.

A volte un abbigliamento con colori sgargianti può aiutarci ad esser meglio individuati, nel caso in cui dovessimo perderci o ferirci o esser impossibilitati a rientrare all’auto.

Scomodissimi gli stivali bassi da pescatore. Faranno sudare troppo i piedi.

Essendo poi aperti, rischierebbero anche di farci ritrovare con lo stivale pieno zeppo di foglie, rametti, sabbia o altro materiale che potrebbe infilarsi dentro quando ci abbassiamo a raccogliere qualche fungo.

Occorre indossare scarponcini alti e comodi.

Sneakers e scarpe da ginnastica vanno bene per una passeggiata in un parco cittadino, ma non per muoversi nei boschi.

Lo scarponcino deve avere un buon carrarmato, alto, anti-scivolo ed alto dev’essere lo scarponcino stesso che dovrà proteggere le nostre caviglie, anche da eventuali morsi di serpenti.

I pericoli dei boschi

Vipere in primo luogo, poi mammiferi di grossa taglia ma, non da meno, i piccoli ma fastidiosissimi insetti.

Nonostante le nostre errate convinzioni, le vipere non stanno perfidamente nei boschi ad attendere eventuali cercatori di funghi o escursionisti cui tendere agguati mortali.

Di norma le vipere sonnecchiano pigramente su rocce o massi, e solo in presenza di cieli coperti e temperature fresche risultano attive nelle ore centrali del giorno.

Ricordiamoci che siamo sempre noi ad invadere il loro territorio e non viceversa.

Per quanto pericolose, le vipere non vanno mai uccise.

Basta allontanarsi velocemente o al più farle allontanare con un lungo bastone.

Puoi approfondire l’argomento in questo articolo che ho dedicato al riconoscimento delle vipere:
le vipere d’Italia, conoscerle per non temerle.

Al contrario di ciò che si è portati a credere, spesso ciò che striscia nel bosco, non è automaticamente una vipera pericolosa.

Esistono decine di varietà differenti di innocui serpentelli che vivono in Italia.

Approfondisci l’argomento: Serpenti d’Italia. Bisce, Colubri e Natrici.

I pericoli della montagna
GLI INSETTI

Molto sottovalutati, dovrebbero invece essere gli insetti a sollecitare maggiormente la nostra attenzione.

Ce ne sono di ogni tipo ed i recenti cambiamenti climatici del pianeta non fanno altro che favorirne il loro proliferare, anche di specie nuove, non autoctone, spesso giunte dalle zone tropicali.

Le zanzare (Culicidae) per esempio, sono un autentico problema per i cercatori di funghi.

Durante la scorsa estate i boschi sono risultati letteralmente invasi da milioni o miliardi di questi fastidiosissimi insetti.

Allontanati dai loro habitat naturali delle pianure o delle zone lacustri, le zanzare si sono rifugiate nei boschi in cui sono presenti sorgenti o pozze d’acqua, stagni, rigagnoli, ruscelli, fiumi o torrenti.

Oggi è la varietà tigre la più pericolosa perché, oltre a produrre fastidiosi bozzi post-puntura, può veicolare malattie infettive fin’ora assenti dal nostro territorio nazionale.

Ci sono poi le zecche, altro flagello di un’estate tropicale senza fine.

Quest’anno le zecche hanno potuto riprodursi a dismisura dando vita a ben più di una sola ovatura.

Grazie a temperature elevate, e di molto al di sopra delle medie del periodo, da Aprile a Ottobre, hanno potuto riprodursi più volte, dando vita a più generazioni in una sola stagione.

Anche le zecche possono veicolare pericolosissime malattie infettive.

Se non lo hai ancora fatto, ti consiglio di leggere questo mio articolo dedicato alle zecche dei boschi o Zecca Ixodida.

Tafani, Mosche gialle, Ragni ed altri insetti

Anche i Tafani (Tabanidae) possono risultare molto pericolosi per l’uomo.

Anch’essi vettori di infezioni dovute a batteri, virus, protozoi o nematodi, sono però più fastidiosi che pericolosi per l’uomo.

La puntura è fastidiosissima, provoca bozzi che danno gran prurito.

I Tafani risultano più diffusi in ambienti lacustri, vicino a stagni o allevamenti animali ma anche in presenza di molti escrementi di animali.

La mosca gialla o mosca cavallina (Hippobosca equina) è un parassita animale che ultimamente attacca sempre più spesso l’uomo.

Il suo morso provoca un prurito paragonabile o persino superiore a quello di un Tafano.

Simile la mosca gialla Silvius alpinus.

Ci sono poi una gran varietà di ragni che potrebbero morderci causandoci forte dolore e prurito o persino veri e propri shock anafilattici dovuti ad alcune proprietà neurotossiche.

Tra i ragni più diffusi in Italia ti segnalo: Segestria florentina, il ragno dal sacco giallo o cheiracanzio (Cheiracanthium punctorium), la Lycosa tarentula o falsa tarantola, il ragno violino o Loxosceles rufescens, infine la  malmignatta o vedova nera (Latrodectes tredecimguttatus) il ragno più pericoloso tra le specie italiane.

Grandi mammiferi

Anche questi spesso assai temuti, se non disturbati, sono più loro a dover temere l’uomo che non viceversa.

I lupi stanno iniziando a ripopolare le zone boschive di Alpi ed Appennini.

Animali schivi, per quanto assai pericolosi, sanno ben riconoscere il nostro odore e starci a debita distanza, salvo estrema necessità

Se ne avvisti uno, “dattela a gambe” anziché fermarti a fargli il video col telefonino.

Vale lo stesso consiglio anche per cinghiali, volpi, caprioli, cervi e qualunque altro animale selvatico.

Se non sei un esperto zoologo,etologo, biologo, erpetologo o che altro, evita di avvicinarti troppo agli animali selvatici per non infastidirli o per non mettere a rischio la tua vita.

I pericoli della montagna
Il kit del buon cercatore di funghi

Deve necessariamente includere uno zaino traforato che consente ai funghi di respirare e di disperdere nell’aria le sue preziose spore.

Un k-way in caso di breve rovescio, un ombrello tascabile o una mantella impermeabile in caso di temporale.

Una felpa in caso di freddo improvviso ed una torcia elettrica sempre carica.

Un fischietto per poter segnalare la tua presenza, in caso di incidente.

Una bottiglietta d’acqua non deve mai mancare insieme con una tavoletta di cioccolata e qualche barretta energetica.

Indispensabile anche una pomata al cortisone, meglio se con anche antibiotico, in caso di punture di insetti o piccole ferite o escoriazioni.

Anche il Betametasone (terapia d’urto corticosteroidea) dovrebbe non mancare dal tuo zaino.

Nei boschi un imprevisto è sempre in agguato dietro l’angolo

L’eccesso di sicurezza devi lasciarlo a casa.

Devi pensare che qualcosa può sempre andare storto, nonostante la tua innegabile esperienza.

Un morso di vipera, insetto, vespa o calabrone ed il conseguente possibile shock anafilattico potrebbero metterti K.O. costringendoti a rimanere nei boschi molto più del previsto, magari anche durante la notte.

Un improvviso acquazzone, una grandinata o una fitta nebbia potrebbero impedirti di rientrare verso l’auto.

Una storta, una rottura di un arto o uno strappo muscolare potrebbero impedirti di camminare proprio mentre tentavi di affrettare il passo per il rientro, durante l’approssimarsi del crepuscolo.

Sei sicuro di sapere come affrontare una nottata in un bosco di montagna?

Sei sempre attrezzato per avere con te il minimo indispensabile per ogni evenienza?

Sai come affrontare una crisi glicemica (iperglicemia o ipoglicemia) dovuta ad un forte affaticamento?

Studiare il territorio prima di avventurarsi nei boschi

Andar per funghi è un’arte, non solo perché bisogna sapere come e dove vanno scovati i funghi, ma anche perché occorre conoscere le loro abitudini, il loro giusto habitat ed il momento giusto in cui andare a cercarli.

Prima di partire all’avventura, occorre studiare bene il territorio

Non solo per non rischiare di fare tanta strada per nulla, ma anche e soprattutto per non rischiare di non tornare mai più a casa.

Non è una cattiva idea studiarsi le vecchie mappe cartacee o, in alternativa le mappe virtuali disponibili sia on-line che in-app.

Le mappe, per quanto dettagliate, non ti diranno mai esattamente se il dirupo è più o meno profondo ma, se sai leggere le curve altimetriche di una mappa, potrai intuire che, curve molto ravvicinate indicano un forte dislivello.

Prima di avventurarti giù per un canalone, certo che vicino al ruscello ci sarà più umidità disponibile e più probabilità di avere nascite di funghi, dovresti sapere cosa ti attende alcuni metri più in basso.

Potresti scivolare nel canalone, senza farti male, ma senza riuscire più a salire e trovarti così in un dannato cul-de-sac dove magari il tuo cellulare non ha neppure campo.

Sei sicuro che le tue gambe reggerebbero lo sforzo del tentare a tutti i costi la risalita?

Un conto è avere poco più di vent’anni, altro è averne più di 70.

Molti degli incidenti nei boschi, avvengono tra gli ultra settantenni.

Quando muscoli, arti e tendini non hanno più l’elasticità dei vent’anni, è un attimo finire vittima di un incidente.

La raccomandazione in questi casi è sempre di partire con un compagno, di non allontanarsi mai troppo dai sentieri già battuti e di non darsi alla sperimentazione selvaggia.

Quella lasciamola fare a chi ha più lucidità mentale, migliori riflessi e più conoscenze tecnologiche.

I pericoli della montagna
L’USO DELLA TECNOLOGIA

Ormai è imprescindibile.

É impensabile andar per boschi senza avere con se un cellulare, un’app che ci assista o che ci dia supporto col Gps.

Pensare di emulare il Boccadoro di Herman Hesse, errabondo e pellegrino per prati e boschi alla ricerca della propria madre, capace di affrontare la vita nei boschi nutrendosi di sole bacche o animali selvaggi, oggi è davvero impossibile.

Potrebbe forse riuscirci qualche giovane trentenne ben allenato ed adeguatamente istruito.

Non certamente un anziano che magari odia pure la tecnologia o un giovanissimo convinto di avere il mondo ai suoi piedi.

Ti ricordo che per muoverti agevolmente nei boschi,con l’aiuto della tecnologia potrebbe tornarti utile leggere questo mio articolo: Le migliori App per orientarsi nei boschi.

Invece, per acquisire un pochino più di capacità di muoverti attraverso i boschi ti consiglio di leggere anche questo articolo: Come orientarsi nei boschi, versanti ed esposizioni.

A questo punto, non mi rimane da dirti che, i pericoli della montagna sono davvero tanti ma, con un po’ di giudizio e di buon senso, la montagna può esser affrontata serenamente e senza ansia.

Calma, pacatezza, e l’educazione di interagire con altri cercatori di funghi, anziché fuggire a tutta birra appena se ne intravvede uno, per poter arrivare prima nel posto buono per i funghi.

Una gita in un bosco dev’essere un momento di svago e di relax, magari caricandoci dei benefici effetti antistress del bosco, attraverso la Silvoterapia o Forest Bathing, senza farci prendere dalla smania compulsiva di accumulare il maggior quantitativo possibile di funghi.

I PERICOLI DELLA MONTAGNA
Articolo scritto da: Angelo Giovi & Nunzio Larosa @funghimagazine.it

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