Morchella semilibera

Morchella semilibera ex Mitrophora semilibera

MORCHELLA SEMILIBERA 

DESCRIZIONE SOMMARIA

Morchella semilibera scheda illustrativaQual è il colore prevalente?

Banner arcobaleno dei funghi gyromitra esculentaNell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / Beige / Marrone/ Ocra-oliva

Come riconoscere al volo la Spugnola minore?

Per riconoscere la Morchella semilibera, il cui nome italiano è spugnola minore o spugnola semilibera. Si può riconoscere osservando bene l’attaccatura del cappello, ovvero la mitra al gambo, infatti il cappello è inserito nel gambo solo nella sua metà, la porzione rimanente della mitra risulta quindi libera o più precisamente, semilibera.

Altre caratteristiche distintive sono, il cappello conico, cavo così come il gambo che è cavo in tutta la sua lunghezza, il cappello è più piccolo rispetto al gambo, è di colore grigio-marrone e su di esso sono presenti delle venature nerastre longitudinali e trasversali che delineano le alveolature. 

Morchella semilibera è una specie poco conosciuta, è considerata commestibile previa una lunga cottura, è tossica da cruda o poco cotta per la presenza di acido elvellico. È una specie assomigliante ad altre affini tassonomicamente, ma non commestibili, per cui è fondamentale consultare un esperto micologo.

Non è un fungo molto comune perchè ha un habitat abbastanza particolare, fruttifica spesso lungo i corsi d’acqua, su soli sabbiosi, sotto alberi da frutto fiorenti, o piante superiori che si crscono vicino ai torrenti montani come frassini, olmi etc. Ha un periodo di vegetazione che va dalla primavera fino all’ inizio della stagione estiva, spesso la si ritrova sopra un tappeto erboso di muschio.

Spugnola semilibera o Spugnola minore

Sinonimi obsoleti:

Mitrophora semilibera (DC.) Lév. 1846;
Mitrophora semilibera f. acuta (Velen.) Svrček 1977;
Mitrophora semilibera f. semilibera (DC.) Lév. 1846;
Mitrophora semilibera var. fusca (Pers.) Gillet 1879;
Mitrophora semilibera var. semilibera (DC.) Lév. 1846;
Morchella gigas (Batsch: Fr.) Pers. 1801;
Morchella undosa (Batsch: Fr.) Pers. 1801;
Morchella crassipes (Vent.: Fr.) Pers. 1801;
Morchella ibrida (Sowerby) Pers. 1801;                                                                                                                                                          Helvella hybrida Sowerby 1799;
Mitrophora hybrida (Sowerby ex Grev.) Boud;
Mitrophora rimosipes (DC.) Lév. 1846;
Morchella acuta Velen;
Morchella rimosipes DC. 1805;
Morilla rimosipes (DC.) Quél. 1886;
Morilla semilibera (DC.) Quél. 1886;
Phallus gigas Batsch:Fr 1783;
Eromitra gigas (Batsch:Fr.) Lév. 1855;
Ptychoverpa gigas (Batsch:Fr.) 1907;
Phallus undosus Batsch:Fr. 1783;
Phallus crassipes Vent.:Fr. 1783;
Morchella Crassipes (Vent.:Fr.) Pers.1801;

 

Morchella semilibera DC. 1805

spugnola semilibera

Divisione:Ascomycota
Classe:Pezizomycetes
Ordine:Pezizales
Famiglia:Morchellaceae
Genere:Morchella
Specie:Morchella semilibera
Nome italiano:Spugnola semilibera
Tipo nutrimento:Saprofita
Periodo vegetativo:dalla primavera fino all’inizio della stagione estiva
Commestibilità o Tossicità:commestibile solo dopo lunga cottura

NOMI INTERNAZIONALI

  • Inglese: Half-free morel
  • Tedesco: Käppchen-Morchel
  • Francese: Morille à moitié libre
  • Olandese: kapjesmorielje
  • Polacco: Smardz półwolny
  • Rumeno: Morchella semilibera
  • Russo: Сморчо́к полусвободный
  • Svedese: Hättmurkla
  • Sloveno: Šilasti kapičar

Nomi comuni italiani

Questo fungo è conosciuto in Italia con svariati nomi locali e dialettali, i più noti sono: “ Spugnola minore“, “Spugnola semilibera“, “Spongino“, “Marugola“, “ Prignola” ed infine Spugnolina.  I nomi dialettali-regionali di questa specie spesso sono piuttosto simili per regioni o macro-aree, con piccole varianti dialettali.

Il nome italiano più diffuso è comunque quello di Falsa Spugnola o Spugnola minore.

Etimologia

Il termine “Mitrophora” deriva dal greco antico e combina due parole diverse  ” μίτρα ” ovvero mitra, che significa turbante, copricapo, formata da una banda a fascia. Ricorda la mitra vescovile, un copricapo liturgico usato dai vescovi di molte confessioni cristiane durante le celebrazioni religiose.

(💥 La mitra è alta e rigida, formata da due pentagoni irregolari piatti, con i lati superiori ricurvi e terminanti a punta. Spesso è decorata con oro, gemme e fasce ricadenti sulla nuca. Rappresenta la dignità e l’autorità dei vescovi e viene indossata durante le solennità liturgiche. La forma attuale della mitra è nata e si è sviluppata intorno al X secolo e ha subito varie modifiche nel corso dei secoli).

La seconda parola  phora, deriva dal grecoφορέωphoréo ovvero portare, avere: che porta un una sorta di copricapo simile a una mitra.
In biologia questo termine Phoréo è presente in molte parole, è spesso utilizzato in combinazione con altri termini per indicare uno specifico meccanismo di trasporto. Ad esempio zooforo fa riferimento al trasporto passivo compiuto dai parassiti per passare da un ospite all’altro mediante altri animali, senza il consumo di energia. Anche nel regno dei phoréo è utilizzato, banalmente nel termine imenoforo, il corpo del fungo portatore di spore.

Anche il nome indicativo della specie, semilibera, è composto da due parole, ed è comunemente usato nel linguaggio micologico, infatti, semilibera deriva da semiliber semi, viene usato per indicare la metà o parzialmente, e libera da liber ovvero libero, quindi parzialmente libero.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • Nei paesi di lingua inglese viene chiamata spugnola semi libera.
  • Nei paesi di lingua tedesca, spugnola con la mitra.
  • In Olandese è la spugnola con il cappuccio/mitra.
  • Nei paesi di lingua francese, viene detta spugnola semi libera
  • In Polacco viene chiamata con lo stesso appellativo italiano, spugnola semilibera
  • In Rumeno il nome rimane quello scientifico, Mitrophora o Morchella semilibera 
  • In Svedese è chiamata, il fungo con la mitra.
  • Infine in Sloveno è il fungo dal cappello a punta.

In quasi tutti i paesi elencati è conosciuta con l’appellativo di SPUGNOLA o MORCHELLA, come già accenato all’inizio dell’articolo, semilibera si riferisce al cappello, ovvero la mitra presente nel suo ascoma, il corpo del fungo, difatti, tagliando in due metà simmetriche per il lungo l’ascoma, vedremo che circa metà del cappello risulta essere libero e non adeso, ovvero attaccato gambo, ma attaccato solamente alla cima del gambo.

In Italia la Morchella semilibera o Mitrophora semilibera viene frequentemente chiamata in modo generico Spugnola, ma a seconda della zona geografica, ci sono alcuni nomi locali specifici, usati per distinguerla dalla più conosciuta, Morchella vulgaris o esculenta. Ad esempio nei paesi circostanti a Valdagno, comune in provincia di Vicenza i nomi locali sono : Spontagnòlo o Spontaròlo. Nomi utilizzati anche per indicare diverse specie appartenenteal genere Psycoverpa o Verpa. Un altro nome comune è Bisacan: nome dialettale utilizzato nella provincia di Pavia. A Brescia viene, invece, detta: Sübiöl,
Spongiola, sobiòl. Mèngoi, Söblòc e Sponziöl sono maggiormente usati nel bresciano, in alternativa viene comunemente usato Spongiöla negra. Nel Veneto il termine più usato è Bissacan.

DISTRIBUZIONE DELLA MORCHELLA SEMILIBERA

Mitrophora semilibera o Spugnola minore, è una specie tipica di habitat particolari, che devono presentare alcune specifiche caratteristiche. Predilige fruttificare vicino a specchi d’acqua o torrenti, in boschi composti da alberi di frassino, olmo e a volte pioppi, dove il terreno è calcareo e sabbioso, è abbastanza presente nel territorio italiano; ma non facilmente rinvenibile. 

La Morchella semilibera o Mitrophora semilibera è ampiamente diffusa e distribuita sul territorio europeo, comprese diverse regioni italiane. Il nome di questa specie dovrebbe essere utilizzato in modo univoco per gli esempari europei, poichè nelle regioni nordoccidentali del Nord America sono presenti specie affini dal punto di vista tassonomico, ma considerate diverse, come la Morchella populiphila. Altre specie molto simili e strettamente imparentate con la Mitrophora semiliberao spugnola minore sono la Morchella iberica, Morchella pakistànica e Morchella puntcipes. l’Iberica è l’unica sottospecie della semilibera che è originaria dell’Europa.

La spugnola minore (semilibera) è una specie abbastanza diffusa soprattuto nell’Europa centrale, ed è invece rara in Asia. Ci sono state diverse segnalazioni di questa specie nel Regno Unito e poche in Irlanda del Nord, nei paesi circostanti a Belfast e Dublino. La specie Mitrophora semilibera o spugnola minore è stata ritrovata anche in Andalusia, al sud-ovest della Spagna ed infine in India.

Secondo alcune analisi filogenetiche, si può ipotizzare che il ramo della famiglia delle Morchellaceae abbia avuto origine nell’emisfero settentrionale, poi successivamente sia avvenuta la speciazione di diverse specie mediante l’espansione meridionale dei vari gruppi fungini.

In italia la Morchella semilibera spesso fruttifica di frequente nelle vicinanze della Morchella esculenta, nello stesso periodo dell’anno, in primavera, quando ci sono i primi caldi e le piante iniziano a fiorire ed emettere le prime foglie. L’ambiente in cui la si può trovare più facilmente è quello fluviale-golenale, infatti la Morchella semilibera come la Morchella esculenta vegeta lungo i terreni circostanti ai ruscelli, fiumi o specchi d’acqua, dove c’è un suolo sabbioso. Queste zone sono caratterizzate da diverse presenze arboree, come frassini, olmi, talvolta pioppi ed erba o piante erbacee che permettono di trattenere l’umidità.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁Lhabitat della Spugnola minore, Morchella o Mitrophora semilibera

Morchella semilibera in habitat
Morchella semilibera in habitat

L’habitat ideale per la Morchella semilibera (Mitrophora semilibera)

La spugnola minore o Morchella semilibera,  è un ascomicete saprotrofo, che può crescere in diversi ambienti igrofili. Questo fungo NON fa simbiosi con piante superiori o specie erbacee, quindi si nutre decomponendo la materia organica marcescente o in decomposizione. Spesso la fruttificazione della spugnola minore è accompagnata da quella della Morchella esculenta, poichè condividono il medesimo ambiente di crescita e periodo vegetativo, inoltre la M. semilibera può avere una crescita gregaria, per cui possiamo trovare un numero variabile di ascocarpi, sotto la stessa pianta o nelle zone circostanti. 

AMBIENTE DI CRESCITA: Essendo una specie saprofita, assume i nutrienti dal materiale in decomposizione e direttamente dal terreno, per questo motivo la possiamo ritrovare in diversi habitat, come prati umidi, nei giardini, nei parchi, nei boschi, in zone ben areate, ma soprattuto lungo le rive dei corsi d’acqua o nelle aree prossime a laghetti o specchi d’acqua montani che conservano bene l’umidità grazie alla presenza della canopia o canopea arborea (*le chiome degli alberi) che forma numerose zone d’ombra.

PERIODO VEGETATIVO: Questi ascomiceti, come la maggior parte delle specie di questo Phylum appaiono in primavera, precisamente durante l’arco temporale che va dall’inizio di aprile fino a fine di maggio o inizio giugno. Oggigiorno però, è bene ricordare che a causa dei cambiamenti climaatici la stagionalità non è sempre rispettata, per cui è bene considerare sempre le temperature esterne e gli eventi atmosferici.

💥 Le temperature ideali per la fruttificazione di questa specie vanno dai +5°C di minima ai +23°C di massima, oltre i 23° la sua mitra seccherebbe rapidamente, impedendo la maturazione delle spore, o comunque le farebbe rimanee intrappolate nell’ascoma.

SPECIE di ALBERI: la spugnola semilibera nasce e compie il proprio ciclo vegetativo al di sotto di differenti specie di alberi, spesso nelle foreste decidue e comunque nei boschi o boschetti che si sviluppano nelle aree fluviali-golenali. Tra gli altri si possono citare frassini (Fraxinus), olmi (Ulmus) , pioppi come il pioppo tremulo  (Populus tremula), il pioppo nero (Populus nigra) e salici (Salix spp.), più raramente vegeta al di sotto di biancospini, noccioli, ciliegi, testucchio (Acer campestre); è stata segnalata spesso anche nel mezzo di frutteti. In molti casi la M. semilibera cresce in prossimità di Ranunculus ficaria, il Ranuncolo favagello o semplicemtne favagello, noto anche come Erba fava, una pianta erbacea della famiglia delle Ranunculaceae.

Il Favagello è comune soprattutto nei cigli dei ruscelli e boschetti golenali, si riconosce per i suoi tuberi sotterranei che assomigliano a piccoli fichi. La pianta è perenne, presenta un’altezza variabile dai 6 ai 30 cm. Le foglie sono generalmente cuoriformi, lucide e di colore verde scuro. I fiori sono distintivi, con petali gialli brillanti e lucenti. È una specie originaria dell’Europa e dell’Asia occidentale, è considerata invasiva in Nord America. Inoltre, la pianta è tossica se ingerita cruda e può essere potenzialmente fatale per animali da pascolo come cavalli, bovini e pecore.

TERRENO DI CRESCITA: il suolo deve essere calcareo-sabbioso, ma ricco di humus e nutrienti, che spesso venogno forniti da una spessa lettiera di materiale legnoso in decomposizione, che deve trattenere una certa umidità, ma non devono esserci ristagni d’acqua. Questo aspetto è favorito dalla presenza della vegetazione ripariale. Il suolo deve essere ben drenante e non deve essere eccessivamente bagnato e fangoso, in tal caso bisognerà aspettare che si asciughi. Non vegeta su terreni argillosi.

🔥 Piccola curiosità, una specie a rischio!

💥 Sebbene quando sentiamo parlare di specie a rischio, la maggior parte delle volte sitratta di vertebrati o piante superiori, anche all’interno del regno dei funghi ci sono delle specie da salvaguardare e proteggere per far si che non si estinguano. La Morchella semilibera-Spugnola minore, è presente nella lista rossa delle piante e dei funghi della Polonia. Questa specie è nello status R, ovvero in una categoria regionale che riguarda la conservazione di una specie in una determinata area geografica, che può essere più o meno ampia, nazionale, regionale o addirittura continentale. Questo perchè l’habitat della spugnola in Polonia è limitato. La M. semilibera quindi in Polonia è considerata una specie a rischio di estinzione, che va assolutamente protetta.

⛔ APPROFONDIMENTO sull’ ACIDO ELVELLICO: L’acido elvellico, è un acido dibasico, un acido che ha due ioni idrogeno H+ sostituibili con due ioni monovalenti positivi. L’acido elvellico è stato isolato per la prima volta dalla specie Gyromitra infula, è un composto volatile e termolabile, ma anche emolitico.

UTILIZZI IN CUCINA con la Morchella semilibera o Mitrophora semilibera:

Ricordo che i funghi del genere Morchella sono funghi prelibati e molto amati da ricercatori di funghi, NON devono però essere consumati crudi o poco cotti. Vanno consumati sempre e solo dopo una lunga cottura di almeno 20 minuti.

Questi funghi generalmente vengono cucinati interi, per mantenere la loro forma particolare e affascinante, ma è preferibile tagliarli a metà o a cubetti.  Possono essere usati a pezzetti, per condire la pasta, per arricchire il ragù da mettere tra gli strati di sfoglia delle lasagne o o il riso in abbinamento allo zafferano, per un ottimo risotto mantecato con il burro e parmigiano. Si abbinano molto bene anche alla panna e alle patate, in una torta salata. Ci sono moltissimi ingredienti da utilizzare e cucinare insieme alle morchelle, i più usati sono: uova, parmigiano, asparagi, zafferano, pancetta, ma anche diversi tipi di pesce tra cui sopratutto il rombo o i gamberi in un risotto.

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre un pericolo. Non consumare mai funghi che ancora non conosci, se prima non li hai mostrati, in presenza ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona (e non attraverso a fotografie). Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE LA SPUGNOLA MINORE, Morchella semilibera

Il suo ascoma o ascocarpo ha un cappello che viene chiamato mitra dalle dimensioni variabili, tra 2 e 8 cm, solitamente è molto corto e piccolo rispetto al gambo, ha una forma geometrica generalmente conica, o più a campana, talvolta può assumere una forma rotondeggiante; ha una base più allargata, ma si restringe verso l’apice; il cappello è caratterizzato da un reticolo con diverse costolature longitudinali che partono dall’apice fino alla base della mitra, mentre alcune nervature sono trasversali e meno marcate. Nell’insieme queste rugosità si intrecciano formando dei piccoli alveoli di forma variabile.

Le costolature longitudinali soprattutto, sono di colore nerastro per tutto il suo periodo di vita, quindi sia negli esemplari giovani e più maturi, verso l’interno del margine delle costolature il colore è più chiaro, in quelle trasversali il colore tende ad essere marrone, verde scuro. Nella parte interna della mitra si può intravedere il punto d’inserzione del cappello sul gambo che prende il nome di vallecola, posta circa nella metà della sua altezza.

Il suo imenoforo, ovvero la parte fertile del fungo adibita alla produzione delle ascospore, si trova all’interno degli alveoli presenti sul cappello ed è di colore marrone scuro nerastro ed è a contatto diretto con l’esterno. La Morchella semilibera produce una sporata bianca, le sue spore sono elissoidali, lisce allungate, frequentemente sono decorate all’estremità con delle piccole guttule; hanno una dimensione di 22-24 × 13 µm

Il suo gambo è cilindrico e allungato, rastremato all’apice, ovvero affusolato; è cavo fin da giovane età ed è rugoloso (raggrinzito) e ricoperto di granulazioni biancastre finissime.

La CARNE: il gambo ha una carne fragile che si rompe facilmente, nel complesso è poco ceracea, untuosa ed elastica e di colore bianco soprattutto nel gambo, mentre nella mitra tende al beige grigio-beige. Ha un tipico odore spermatico o subnullo appena percettibile, il sapore è gradevole dolciastro o leggermente acido.

💥 Questo fungo può essere facilmente confuso con altre specie fungine simili, come descritto più avanti. Alcune di queste sono commestibili, altre tossiche. Fare perciò molta attenzione al momento della raccolta. 💥
► Se sulla mitra, ovvero sul cappello, sono presenti delle rugosità ondulate non uniformi, senza alveoli, quindi parti aperte, che ricordano le cellette della api, è probabile che non si tratti della Morchella o Mitrophora semilibera, ma di un’ altro ascomicete che gli somiglia.
► Se trovi funghi, che apparentemente possono sembrare la Mitrophora-Morchella semilibera, non affidarti a guide on-line o a vecchi libri, a maggior ragione se su questi c’è scritto essere commestibile, decidendo autonomamente di consumarla a tuo rischio e pericolo. Ricordati sempre che le specie fungine che ancora non conosci non puoi farle identificare a utenti di Facebook o altri Social o al vicino di casa ma, solamente ad un Ispettore Micologico presso un’ASL o Micologo professionista che abbia visto i funghi di persona. Nel caso in cui avessi trovato questo fungo, in ogni caso, il micologo informato te lo farebbe buttare perché oggi ritenuto non commestibile.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO COMMESTIBILE DOPO ADEGUATA COTTURA, MA POTENZIALMENTE TOSSICO!

La Morchella semilibera (Mitrophora semilibera) o Spugnola minore, è una delle specie più costose e ambite dagli esperti fungaioli. Questa specie però, come le altre del genere Morchella e affini, contengono una tossina termolabile, ovvero: l’acido elvellico, per cui possono essere consumate solo dopo una cottura medio-lunga di 20 minuti. NON va mai consumata cruda o poco cotta, poichè risulterebbe tossica.

🔴 Questa specie fungina è simile alla pericolosa specie Gyromitra esculenta, che  provoca un avvelenamento a lunga latenza, talvolta mortale, chiamato Sindrome giromitrica Scopri tutto sulla Sindrome Giromitrica leggendo l’apposito articolo dell’Enciclopedia Funghimagazine.

Riguardo alla sua commestibilità ti rimandiamo a quanto scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

«🍴🔴 Morchella (incluso Mitrophora).
Le specie del genere Morchella sono fra i funghi più consumati al mondo, con mercato molto importante in Europa, Asia e Americhe. I primi tentativi di coltivazione risalgono a oltre un secolo fa, ma solo in tempi molto recenti (con successo per ora soltanto in Cina) è iniziata la produzione su scala industriale di alcune specie prevalentemente saprotrofe del gruppo di M. elata. In Italia tutte le specie sono commercializzabili allo stato fresco, secco e conservato, come in gran parte dei Paesi europei. Il mercato francese, quello svizzero e quello tedesco sono i più importanti. Nella normativa della Spagna (2009), per precauzione (a nostro avviso eccessiva) le specie di Morchella sono elencate fra i funghi commercializzabili, ma la vendita al consumatore finale può avvenire solo dopo effettuazione di un “trattamento adeguato” che elimini la pericolosità dei funghi allo stato fresco.

A fronte di un consumo alimentare diffusissimo, sono segnalati casi sporadici di intossicazioni sia di tipo gastrointestinale, a breve latenza e prevalentemente (ma non esclusivamente) causate da funghi crudi o poco cotti, sia con un quadro di tipo neurologico, che ha portato alla descrizione di una “sindrome neurologica da morchelle”, detta anche “sindrome cerebellare” (Piqueras 2003; Pfab & Al. 2008; Berndt 2010; Saviuc & al. 2010).
I sintomi (vertigini, tremori, atassia, disturbi visivi, cefalea) si presentano circa nel 40% dei pazienti e hanno latenza più lunga, mediamente 10-14 ore (Saviuc & al. 2010; Sitta & al. 2020).Questa sindrome neurologica non è in relazione con la specie consumata, né con la cottura insufficiente o l’utilizzo di esemplari in cattivo stato di conservazione, mentre emerge chiaramente un rapporto con il consumo di quantità rilevanti di funghi: dall’analisi di Saviuc & al. (2010) su 53 casi di sindrome neurologica da morchelle in cui era stata documentata la quantità consumata, per il 60% si era trattato di un pasto unico abbondante e per il 36% di più pasti consecutivi. Che la comparsa della “sindrome neurologica” sia in relazione con le quantità di morchelle consumate appare chiaro già nella più antica descrizione disponibile (Roumeguère 1889). Infatti, nell’ambito di un’intossicazione famigliare, due consumatori su tre ebbero sintomi (che non furono collegati alle morchelle) dopo un pasto abbondante, mentre il terzo li manifestò solo dopo avere consumato i funghi rimanenti il giorno successivo. Notevole importanza ha anche la diversa predisposizione individuale e probabilmente i casi sono un po’ più frequenti di quelli documentati, in quanto i consumatori spesso non considerano preoccupante una sintomatologia che è compatibile con vari tipi di malessere (compresi quelli dovuti all’eccessivo consumo di bevande alcoliche) e non la mettono in relazione con un’intossicazione da funghi.
Le neurotossine implicate in questa sindrome peculiare a tutt’oggi non sono note, così come non lo sono la loro origine, distribuzione e concentrazione nelle varie specie di Morchella. Per quanto riguarda le intossicazioni da funghi crudi o poco cotti, il dettagliato resoconto di Piqueras (2013) chiarisce che non si tratta di una “sindrome emolitica”. Senza poter escludere una lieve ed ininfluente presenza di emolisi, appare infatti evidente che le intossicazioni sono costituite da una sindrome gastrointestinale anche severa, e che l’emolisi come sintomo principale delle intossicazioni è una sorta di “leggenda” che non trova alcun riscontro a livello clinico (Piqueras 2013). I termini “emolisine” o “tossine emolitiche”, inoltre, non hanno una precisa corrispondenza a livello biochimico, ma coincidono soltanto con l’attività biologica di tali sostanze, che presumibilmente sono di natura proteica e in molti casi potrebbero essere ascrivibili alla classe delle lectine.Numerose fonti di informazione (pubblicazioni e siti internet) ancora oggi riportano una presunta tossicità delle varie specie di Morchella allo stato crudo a causa della “presenza di acido elvellico”. Per quanto le informazioni corrette siano disponibili da decenni (Bresinsky & Besl 1990; Michelot & Toth 1991), queste notizie prive di fondamento continuano a circolare. Si veda il genere Helvella per un maggiore approfondimento storico e biochimico ma in ogni caso l’acido elvellico è una sostanza che non esiste come entità chimica! Se anche lo si volesse erroneamente intendere come “sostanza tossica ottenuta da Gyromitra esculenta”, si rammenti che la giromitrina non è contenuta nei funghi del genere Morchella. Le sostanze termolabili responsabili della tossicità allo stato crudo dei funghi dei generi Morchella, Verpa, Helvella e di vari altri ascomiceti epigei non sono attualmente note (Davoli & Sitta 2021).
È auspicabile, pertanto, che in futuro la ricerca dedichi una particolare attenzione a tale riguardo.
Un’informazione circa la maggiore sicurezza alimentare delle specie di Morchella quando essiccate è anch’essa diffusa su pubblicazioni e siti internet. L’essiccazione è addirittura prescritta dalla normativa della Svizzera (2020) in alternativa alla cottura di almeno 20 minuti.

Non c’è alcun dato biochimico a supporto di questa teoria, che potrebbe essere collegata alla precedente informazione erronea, ovvero la presunta presenza di “acido elvellico” in Morchella, con l’acido elvellico considerato alla stregua di una tossina volatile, per confusione o analogia con la giromitrina (effettivamente volatile).
Più in generale, teorie sull’efficacia dell’essiccazione per la “detossificazione” dei funghi continuano a circolare, come nel caso del genere Morchella, forse grazie a un’origine molto antica che le ha consolidate nel tempo: la tesi di Cordier (1899). Tale documento all’epoca può forse essere stato influente, ma è stato concepito in un periodo storico nel quale non erano ancora disponibili i dati biochimici corretti su Gyromitra e comunque esso affermava erroneamente che l’essiccazione rendesse innocui molti funghi velenosi (Convert 1899). Ciò non solo è falso in generale, ma anche nel caso di Gyromitra l’essiccazione contribuisce a una detossificazione solo parziale e in alcuni casi addirittura molto modesta (Andersson & al. 1995).
Due Autori prestigiosi che in tempi più recenti hanno sostenuto che l’essiccazione abbia una valenza specifica per rendere sicuro il consumo di Morchella sono Piqueras (2003; 2013) e Flammer (2014). Quest’ultimo è stato probabilmente un riferimento molto importante per le prescrizioni inserite nelle normative elvetiche (Svizzera 2020), mentre diversi lavori di Piqueras costituiscono il supporto bibliografico alla base di una Nota Tecnica delle Autorità sanitarie di Madrid (Spagna 2019) emanata per chiarire che il trattamento previsto dalla normativa spagnola senza alcuna specificazione ai fini del commercio delle specie di Morchella è da intendersi l’essiccazione. Entrambi gli autori non si basano su evidenze o studi osservazionali, ma solo sull’assenza (nella loro esperienza) di casistica di intossicazioni in seguito al consumo di spugnole essiccate. Tuttavia, le Morchella sono funghi che si consumano soprattutto freschi e nei momenti di crescita in annate propizie è più probabile che si possa indulgere in un consumo abbondante. Le tossine responsabili della neurotossicità, che sono stabili alla cottura, a maggior ragione dovrebbero esserlo anche all’essicazione, per cui mancano le basi chimiche e fisiche per confermare la tesi della loro eliminazione mediante essiccazione. Infine, il fatto che nell’ambito della casistica francese di sindrome neurologica siano documentati due casi dovuti al consumo di Morchella essiccate, reidratate e cotte (Saviuc & al. 2010) a nostro avviso è un dato decisivo per affermare che l’essiccazione non è da considerare un trattamento di maggiore efficacia rispetto alla completa cottura. Di certo l’utilizzo alimentare di Morchella essiccate è sicuro, ma solo perché di regola i funghi secchi, dopo la reidratazione, vengono sempre sottoposti a una cottura sufficiente! Pertanto, non riteniamo tecnicamente corretta l’indicazione del trattamento di essiccazione come alternativo alla cottura completa.
Un altro dato biochimico errato, ancora riportato abbastanza di recente anche in importanti reviews di micotossicologia, è la presenza di coprina nel genere Morchella e di conseguenza il potenziale rischio nel consumo in associazione con alcol. Storicamente, all’origine di questa tesi c’è un unico contributo molto datato (Groves 1964), che di fatto è semplicemente il racconto di un episodio in cui, dopo il consumo di “narrow-capped morels” erano sopraggiunti disturbi solo a due persone su quattro, quelle che dopo il pasto avevano assunto bevande alcoliche. Il nome delle specie consumate è stato in seguito interpretato perlopiù come Morchella angusticeps, ovvero M. elata s.l., ma da alcuni (Benedict 1972) anche come Verpa bohemica! Unica segnalazione successiva di cui siamo a conoscenza per l’Europa è avvenuta nel 2012 in Catalogna, riportata da Piqueras (2013): in un pasto collettivo al ristorante, dopo il consumo di un primo piatto con Morchella elata s.l. essiccate, reidratate e cotte, su 15 consumatori solo i 6 che avevano bevuto vino sono stati interessati da eritema cutaneo, sensazione di gonfiore delle labbra, palpitazioni e in alcuni anche vomito e ipotensione. Pochissimi casi sono riportati anche per il Nordamerica (Beug & al. 2006) ma si tratta di sola sintomatologia gastrointestinale e probabilmente di reazioni avverse dovute alla predisposizione individuale dei singoli consumatori. Tutto ciò deve essere rapportato a milioni di persone che ogni anno consumano funghi del genere Morchella, molto spesso in associazione con alcol, senza alcuna insorgenza di reazioni avverse. Inoltre, non sono disponibili dati biochimici sperimentali a supporto della presenza di coprina o di altre sostanze inibitrici dell’acetaldeide deidrogenasi nel genere Morchella.
In conclusione, le intossicazioni causate da funghi del genere Morchella dopo adeguata cottura sono in numero del tutto irrilevante rispetto alla diffusione del consumo alimentare. Tale affermazione vale sia per la sindrome gastrointestinale, sia per i casi di sindrome neurologica, accompagnata o meno da sintomi gastrointestinali. Pertanto, tutte le specie del genere Morchella possono essere considerate sicure per l’alimentazione. La commestibilità è condizionata alla completa cottura, mentre non è necessaria la prebollitura. Non devono essere utilizzati gli esemplari troppo vecchi e, anche per quelli freschi e in perfetto stato di conservazione, va evitato il consumo di quantità eccessive, sia in unico pasto che in più pasti consecutivi ravvicinati. Infine, in base alle considerazioni sopra formulate, in termini di sicurezza alimentare l’essiccazione dei funghi non apporta alcun valore aggiunto rispetto alla cottura completa. A nostro parere, è pertanto da considerare ingiustificato il divieto di commercializzazione dei funghi del genere Morchella allo stato fresco attualmente vigente in Spagna.

Ispettorati micologici

SPECIE fungine che possono essere confuse e scambiate per la MORCHELLA (MITROPHORA) SEMILIBERA O ANCORA SPUGNOLA MINORE

Il genere Morchella comprende numerose specie, di preciso 15, in Europa, però ne sono state descritte dettagliatamente molte meno. In Italia se ne possono trovare almeno una mezza dozzina. Ci sono anche altri funghi che somigliano molto alle Morchelle ma appartengono a  generi differenti tra cui Gyromitra, Mitrophora, Verpa. In questo caso la distinzione tra specie diverse non è semplice, bisogna fare attenzione a tutte le caratteristiche e valutare bene le condizioni ambientali di crescita, la flora circostante il terreno, il meteo e periodo vegetativo. 

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con la Morchella semilibera:

Morchella esculenta o spugnola comune, si può distinguere dalla spugnola minore, grazie alle alveolature aperte sul proprio ascoma (cappello). La G. esculentapresenta invece, pieghe e solchi CHIUSI, inoltre il cappello è solitamente di un colore più scuro, tendente al bruno-castano. Sezionando la M. esculenta vedremo che il gambo è completamente cavo ed in continuità con l’ascoma, anch’esso vuoto → Scopri tutto sulla Morchella esculenta in questo articolo: Morchella esculenta. Scopri tutto sulle Morchelle in questo articolo: Morchelle o Spugnole, i primi funghi primaverili.

Morchella elata o conica, la riconosci facilmente per via della sua forma allungata, spesso piramidale-conica. Ha colori del cappello (detto mitra) normalmente scuri che variano dal bruno-marrone al bruno-grigio o anche violaceo e solo in giovane età hanno colori più chiari. É anche detta Morchella Nera proprio per via dei colori tendenzialmente scuri.

Morchella rotunda, dal suo nome è possibile capire che questa varietà di Morchella ha una forma più rotonda, globosa, può essere larga anche 8 cm, inoltre ha un colore beige-giallognolo, mentre la morchella semilibera ha delle costolature nerastre e un colore interno degli alveoli marrone chiaro-oliva. 

Gyromitra infulatossica provoca sindrome giromitrica, si distingue dalla Morchella semilibera dal cappello (mitra), perchè essa non ha alveoli ma una superficie irregolare con parti più alte e altre meno, inoltre spesso ha una forma che ricorda una sella; è una specie autunnale e non primaverile con un colore marrone tawny.

Gyromitra gigas tossica, provoca sindrome giromitrica, tra le specie del genere Gyromitra, forse questa è la più difficile da distinguere dalla Morchella semilibera. La gigas però a differenza della semilibera ha un corpo più tozzo e meno fragile, è un fungo robusto, inoltre il cappello, mitra è molto irregolare e non ha ne alveolature nè un costolature nerastre.

Gyromitra fastigiatatossica provoca sindrome giromitrica, si distingue dalla Morchella semilibera dall’habitat, perchè quest’ultima vegeta nei boschi radi di conifere o nei margini o zone areate dei boschi di laifoglie (faggio) e non nei boshci misti di frassini olmi e salici, inoltre ha un cappello (mitra) privo di alveolature, ha un colore bruno rossiccio.

Verpa bohemica commestibile dopo lunga cottura. Questa specie è più difficile da distinguere rispetto alle altre precedenti,

Morchelle in giardino? Scopri in questo articolo: come coltivare le Morchelle.

PHOTOGALLERY DI Mitrophora semilibera o Morchella semilibera

LA SPUGNOLA MINORE

Morchella semilibera
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Morchella semilibera@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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