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Peste suina africana in 114 comuni. Stop a raccolta funghi e tartufi

La Peste suina africana (PSA) è arrivata a cavallo tra Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna, dove sono stati trovati i primi cinghiali morti. E’ una malattia virale altamente contagiosa, non trasmissibile agli esseri umani. Ecco il perché dei primi divieti di raccolta funghi e tartufi in alcune zone d’Italia

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi, in alcune zone d’Italia

La Malattia
Il Virus della Peste suina africana (PSA – ASFV)

La Peste suina africana è una malattia virale che colpisce i suini, quindi maiali d’allevamento e cinghiali selvatici. E’ altamente contagiosa e provoca dolori lancinanti negli animali affetti da febbre emorragica, che può portare gli animali colpiti, alla morte, entro una settimana.

Il nome tecnico è ASFV African swine fever virus, ed è un virus a DNA a doppio filamento che si replica nel citoplasma delle cellule infette, appartenente all’ordine Asfuvirales (Asfivirus), agente causante la peste suina africana (ASF).

Il virus infetta i suini colpiti in maniera permanente e può permanere nell’animale ospite anche per alcune settimane dopo la morte, infettando, alcuni parassiti quali le zecche molli (Ornithodoros) che, pur non mostrando segni di malattia, possono trasmetterlo ad altri suini sani.

Il virus pare che si sia sviluppato in Africa già nel lontano 1700.

Si pensa che sia stato veicolato nei suini selvatici quali il facocero, l‘ilocero ed il patamocero, dalle zecche molli (Ornithodoros) pur essendo queste asintomatiche.

Vero la fine del XIX secolo, in una regione del Kenya, considerata nativa di ASFV, si iniziò ad allevare suini, a seguito dello scoppio della peste bovina, che decimò quest’ultimi animali.

Coltivatori-colonizzatori europei introdussero all’epoca quei suini domestici che finirono per ammalarsi, come risposta alla devastante peste bovina che l’aveva preceduta, e particolare non trascurabile, quel virus, l’RPV (un morbillivirus) fu portato in quella parte dell’Africa nel 1887, da colonizzatori italiani dell’Abissinia.

Bastarono solamente tre capi di bestiame infetti (non sottoposti ad alcuna quarantena, dalle autorità coloniali italiane, che all’epoca gestivano la campagna per la colonizzazione dell’Abissinia in Etiopia), per causare un vero e proprio genocidio della popolazione locale.

Si stima che all’incirca la metà degli abitanti di quei territori perirono di fame negli anni a seguire, e il massacro si estese fino a tutto il Sudafrica e Corno d’Africa. (Fonte: Colonialism and Public Health: The Case of the Rinderpest Virus in Oromia Regional State in Ethiopia – Begna F. Dugassa, 2018).

Il primo caso di ASFV negli allevamenti del Kenya fu segnalato nel 1907.

Il Virus PSA Peste Suina africana – ASFV in Europa e nel Mondo

I primi casi di Peste suina europei risalgono ai lontani anni ’50.

Il primo caso fu segnalato in Portogallo, probabilmente giunto dall’Africa attraverso derrate alimentari, poi estesosi rapidamente al resto della penisola Iberica.

Dopo Spagna e Portogallo toccò all’Italia con la Sardegna.

Tra gli anni ’80 ed i primi ’90, casi di peste suina furono segnalati anche nel Caucaso, Russia, Bielorussia, Ucraina fin tanto che ad inizio anni ’90 la PSA sembrò esser stata debellata.

Dal 2014 sono stati segnalati nuovi primi casi di peste suina africana (PSA) in alcuni paesi dell’Est europeo, in Lituania, Polonia ed Estonia nel 2014, nel 2017 nella Repubblica Ceca e Romania, mentre già nel 2007 casi di peste suina (genotipo II) furono segnalati anche in Georgia.

I primi contagi europei più recenti, sono stati segnalati nel 2018 in Belgio e Germania e, a causa della globalizzazione e dei massicci scambi globali di derrate alimentari, anche alle Filippine, in molte aree del Sud-Est asiatico e pure in Oceania, in particolar modo in Papua Nuova Guinea.

Il Virus PSA – ASFV in Italia

I primi casi di Peste suina (genotipo I) italiani erano stati segnalati in Sardegna già nel 1978 dove, sin d’allora ha decimato periodicamente gli allevamenti del comparto suinicolo sardo.

In Sardegna, il primo intervento volto al tentativo di eradicare il virus risale al 1982, altri seguirono periodicamente fino al 2014 quando l’ultimo piano di eradicazione, ha avuto il supporto della Commissione Europea e di numerosi esperti iberici coinvolti nel progetto.

Il 7 gennaio 2022 è stata riscontrata la presenza del virus ASFV (genotipo II) in un cinghiale trovato morto nel territorio di Ovada, in provincia di Alessandria, nei pressi del Passo del Turchino, pertanto diversi comuni dell’Alessadrino, Genovesato e Savonese sono stati definiti ‘Zona Infetta‘.

Dopo Ovada, altre carcasse infette sono state trovate in comuni limitrofi, a Fraconalto (AL) e Isola del Cantone (GE), altre pure sull’Appennino Ligure-Emiliano, in particolar modo nel Piacentino.

E’ da poco giunta pure notizia del ritrovamento di un cinghiale morto anche in provincia di Biella, dove sono però attesi gli esiti degli esami, e quindi il territorio diventa ‘Zona di sorveglianza‘.

Perché del divieto di raccolta funghi, tartufi e frutti del bosco

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi

Perché vietare la raccolta di funghi e tartufi? Per indispensabile precauzione.

Il Virus della PSA è molto stabile e resistente. Si adatta ad un vasto range di temperature e di pH.

Non muore col congelamento, ed è pure resistente all’autolisi, il processo naturale di autodistruzione-disintegrazione delle cellule, che interviene dopo la morte, quando interviene il processo biologico di autodistruzione delle cellule ad opera di alcuni enzimi.

L’istituzione del divieto di raccolta funghi, tartufi e frutti del bosco nelle province di Alessandria, Genova e Savona, è stato reso necessario al fine di cercare di contenere l’espandersi del virus e dell’epidemia che potrebbe uccidere milioni di maiali d’allevamento.

Ai turisti è infatti chiesto di NON trasportare in giro per l’Italia carni suine non certificate.

Agli escursionisti di evitare di girare per boschi, per non veicolare il virus attraverso scarpe ed abiti; anche se questo virus non è trasmissibile all’uomo, può comunque depositarsi sui nostri indumenti, che andrebbero disinfestati dopo una camminata in un bosco in cui siano presenti cinghiali infetti.

Ai cacciatori è chiesto di NON portare a casa carcasse di cinghiali.

A tutti coloro che, per qualunque ragione decidessero di fare una camminata tra prati e boschi, è chiesto di stare alla larga da eventuali carcasse di cinghiali e di segnalarne subito la presenza al Servizio Veterinario della più vicina ASL.

COSA FARE IN CASO DI RITROVAMENTO DI UNA CARCASSA DI CINGHIALE?

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi in alcune zone d’Italia

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi
Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi in alcune zone d’Italia

Cosa fare se si avvista la carcassa di un cinghiale? Per prima cosa, occorre contattare immediatamente il Servizio Veterinario dell’ASL più vicina.

  • In Emilia Romagna puoi chiamare il numero: 051 6092124.
  • Il Servizio Veterinario dell’ASL di Biella, Dipartimento di prevenzione, risponde al numero: 015 15159287
  • In Umbria è attivo il numero unico regionale: 075 81391
  • Nelle Marche contattare i seguenti numeri: 366 7786450 oppure 366 7786451 per le province di Ancona e Pesaro Urbino – numero: 380 7989879 per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
  • In Toscana in zona Apuane contattare: 0585 779503 – Lunigiana: 0187 462407 – Lucca: 0583 449234 – Valle del Serchio: 0583 729421-22 – Versilia: 0584 6058910 – Provincia di Pisa: 050 954645.
  • In Campania è attivo il numero verde: 800 232525
  • In Lombardia, contatta il Dipartimento Veterinario ATS Milano: 02 85789713.
  • In Piemonte, contatta il Dipartimento Prevenzione e Veterinaria: 011 4321515
  • Il Liguria, contatta la Struttura Complessa Sanità Animale del Dipartimento prevenzione: 019 8405878

Se avvisti una carcassa di cinghiale, raccogli le coordinate geografiche e invia all’ASL più vicina la tua posizione.

Scatta una o più fotografie da debita distanza, ma in cui sia ben visibile la carcassa.

Pulisci e disinfetta scarpe ed abiti.

Evita di avere contatti con allevamenti o allevatori.

I COMUNI GIA’ INSERITI NELLA ZONA INFETTA, IN LOCKDOWN PER 6 MESI

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi, in alcune zone d’Italia

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi
Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi. Mappa dei comuni colpiti a metà gennaio 2022

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi

Sono saliti a 114 (78 in Piemonte e 36 in Liguria) i Comuni inseriti dal Ministero della Salute nella ‘zona infetta’ da Peste suina africana. 4 i casi già certificati, altri recenti sono in via di accertamento.

Peste suina africana in provincia di Alessandria

Acqui Terme, Arquata Scrivia, Basaluzzo, Belforte Monferrato, Bosco Marengo, Bosio, Castelleto d’Orba, Cavatore, Cremolino, Capriata d’Orba, Carpeneto, Carrosio, Cartosio, Casaleggio Borio, Cassine, Cassinelle, Castenuovo Bormida, Fraconalto, Francavilla Bisio, Fresonara, Gavi, Grognardo, Lerma, Malvicino, Melazzo, Molare, Montaldo Bormida, Morbello, Mornese, Morsasco, Novi Ligure, Orsarda Bormida, Ovada, Pareto, Prasco, Predosa, Parodi Ligure, Pasturana, Ponzone, Ricaldone, Rivalta Grimalda, Rocca Grimalda, Sezzadio, Silvano d’Orba, Strevi, San Cristoforo, Serravalle Scrivia, Tagliolo Monferrato, Tassarolo, Trisobbio, Vignole Borbera, Visone.

Peste suina africana in provincia di Savona

Albisola Superiore, Celle Ligure, Pontinvrea, Sassello, Stella, Urbe e Varazze.

Peste suina africana in provincia di Genova

Arenzano, Bargagli, Bogliasco, Busalla, Campo Ligure, Campomorone, Casella, Ceranesi, Cogoleto, Davagna, Genova, Isola del Cantone, Mele, Lumarzo, Masone, Mignanego, Montoggio Crocefieschi, Pieve Ligure, Ronco Scrivia, Rossiglione, Sant’Olcese, Savignone, Serra Riccò, Sori, Tiglieto, Torriglia, Valbrebenna e Vobbia.

Ultimi comuni piemontesi inseriti:

Cabella Ligure, Costa Vescovato, Pasturana, Rivalta Bormida, Garbagna, Mongiardino Ligure, Montaldeo, Albera Ligure, Cantalupo Ligure, Cartosio, Brignano-Frascata, Avolasca, Carezzano, Dernice, Sant’Agata Fossili, Voltaggio, Castellania, Villalvernia, Roccaforte Ligure, Rocchetta Ligure, Sardigliano, Stazzano, Borghetto Borbera, Grondona, Cassano Spinola, Montacuto, Gremiasco, San Sebastiano Curone e Fabbrica Curone.

STOP ALLE ATTIVITA’ ALL’APERTO

Peste suina africana. Stop a raccolta funghi e tartufi e attività all’aria aperta

In tutti i Comuni interessati dall’infezione, quindi inseriti nella ‘zona infetta’ è vietata qualunque attività all’aria aperta.

Lo stop è arrivato con l’ordinanza emanata la sera del 13 gennaio 2022 dai Ministri della Saluta Roberto Speranza e dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, ed avrà efficacia per 6 mesi da tale data.

Il provvedimento dice che «la caccia al cinghiale (caccia di selezione) è ammessa come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Vietata invece la caccia generica».

Nelle aree interessate invece sono vietate la racconta di Funghi, Tartufi e prodotti del bosco, la pesca, il trekking ed altri sport quali Bike, Montain Bike, Orientering, Forest Bating, Jogging e qualunque altra attività che possa mettere escursionisti, camminatori o sportivi, in diretto contatto con cinghiali infetti.

L’ordinanza non vieta però alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, adottando tutte le norme igienico-sanitarie.

Trovi ulteriri informazioni sul sito del Ministero della Salute → Peste suina africana, Ministero della Salute.

Scopri le Zecche nel nostro articolo: Zecca ixodida e la puntura di zecca

Abbiamo già trattato l’argomento emergenza cinghiali nel nostro articolo:
Emergenza Cinghiali. Addio funghi Porcini

Emergenza Cinghiali. Addio funghi Porcini

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