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Quercus pubescens -Roverella

Un albero che ama luoghi rupestri, aridi, ambienti termofili, a sua volta amato da molti funghi. Non farti ingannare dal suo nome perché nonostante il vezzeggiativo, può diventare un albero maestoso. Scoprilo in questa scheda

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Roverella (Quercus pubescens Wild.)

Come insito nel nome, volgarmente il termine Roverella sta ad indicare un albero parente stretto del Rovere (Quercus petrae), ma di dimensioni più minute.

Non bisogna però farsi ingannare troppo da quello che può sembrare un vezzeggiativo, in quanto si tratta di un albero spesso tutt’altro che minuto e “grazioso” e che, anzi, può raggiungere dimensioni ed età ragguardevoli ed un aspetto severo e maestoso.

Ma addentriamoci meglio nella conoscenza di questa magnifica pianta nostrana.

La carta d’identità della Roverella, i segni distintivi

Portamento
Può raggiunge raramente un’altezza di 20-25 m
Chioma
Ampia e rada
Fusto
Corto e ramificato in grosse branche, spesso contorto dall’aspetto di un bonsai ma di grandi dimensioni
Corteccia

Di colore grigio scuro, col passare del tempo nerastra, inizialmente liscia ma presto rugosa e fessurata in piccole placche ruvide

Foglie
Lobate, simili a quelle di altre querce.
Hanno però la particolarità di presentare, appena spuntate, una peluria sulla pagina inferiore (da qui in nome “pubescens”), peluria che scompare all’inizio dell’estate tranne sulle nervature
Fiori

La fioritura avviene tra i mesi di aprile e maggio, in contemporanea all’emissione delle nuove foglie.

E’ una pianta monoica a fiori unisessuali separati riuniti in infiorescenze: quelle maschili in amenti penduli di circa 5 cm, quelle femminili solitarie o in piccoli gruppi terminali

Frutti
Si tratta di acheni, ovvero di ghiande di forma ovale o ellittica, di circa 2,5 cm di lunghezza, provviste di un peduncolo molto breve.
Le ghiande sono dolci e molto adatte all’alimentazione dei maiali e gradite alla fauna selvatica.

Quercus pubescens roverella
Quercus pubescens roverella – scheda di funghimagazine

HABITAT E DISTRIBUZIONE IN ITALIA

La Roverella fa parte del gruppo del genere Quercus, appartenente alla famiglia delle Fagacee (di cui ad esempio fanno parte anche Faggio e Castagno), che comprende diversi altri alberi spontanei in Italia.

Si tratta di una specie con una diffusione piuttosto ampia nell’Europa centro meridionale e mediterranea, con un areale che si estende dall’area pirenaica sino alla Turchia.

Specie molto rustica e adattabile, in Italia è presente in diverse formazioni boschive, che spaziano dalla macchia mediterranea, in zone prossime al mare, sino ai boschi mesofilicon fabbisogno idrico medio, collinari e di bassa montagna delle regioni alpine.

Ti dirò subito che, tra le querce a foglie caduche, è quella maggiormente xerofilasi adatta ad ambienti siccitosi, ovvero quella che più di tutte ama terreni asciutti e ben drenati, e che riesce a tollerare periodi di siccità anche molto prolungati.

Trattasi inoltre di una pianta eliofilaamante del sole, e moderatamente termofilaadatta a vivere in ambienti caldi, ma comunque in grado di adattarsi anche ad ambienti caratterizzati da inverni piuttosto rigidi.

Quercus pubescens roverella
Gruppo di Roverelle in ambiente arido-sabbioso-granitico

UNA PIANTA CHE SI ADATTA PERFETTAMENTE AGLI ALMBIENTI RUPESTRI ED ARIDI

Per queste sue caratteristiche, è l’unico tipo di Quercia a foglie caduche, in grado di colonizzare versanti estremamente aridi (per le latitudini settentrionali italiane) ed assolati, in cui il terreno si presenta duro e calcareo, talvolta roccioso.

In questi ambienti estremi, dove perfino piante invasive come la Robinia (pseudo Acacia) faticano a prosperare, la Roverella ha l’enorme pregio di fungere da specie pioniera e di poter formare boschi quasi puri, proteggendo il terreno da fenomeni erosivi e dalle frane.

Sempre in questi ambienti, ove in aree con inverni rigidi e gelate importanti e frequenti, è praticamente l’unica latifoglia autoctona ad alto fusto in grado di adattarsi, generalmente non raggiunge dimensioni imponenti, presentandosi come un piccolo albero dal tronco spesso contorto e di un’altezza in genere inferiore ai 15 metri.

Ove il terreno è maggiormente ricco di nutrienti, ma sempre a patto che non vi sia alcun ristagno di acqua, quest’albero può invece espandersi maggiormente sia in altezza che in larghezza e diametro del tronco.

UN ALBERO NON SEMPRE MINUTO MA SPESSO MAESTOSO

Quercus pubescens roverella
Grande esemplare di Roverella in veste invernale con le foglie secche ancora attaccate ai rami

Maestosi esemplari di Roverella sono tipici soprattutto dell’Italia centrale e meridionale (isole maggiori comprese), ove venivano appositamente piantati ai bordi dei campi per delimitare i confini delle proprietà e dove nel tempo hanno raggiunto, viste le condizioni climatiche e di suolo ottimali, età e dimensioni talora impressionanti.

Si tratta infatti di un albero che può raggiungere età ragguardevoli, sino a 500 anni e oltre. Non deve quindi stupire che, tra gli alberi che sono stati definiti “monumentali” proprio per alcune loro caratteristiche di eccezionalità (ad es. età anagrafica, forma, bellezza, posizione), molti sono proprio Roverelle, sparse un po’ in tutto lo Stivale.

L’albero è infatti diffuso anche nelle regioni collinari e di bassa montagna del Nord Italia, pur raggiungendo più raramente dimensioni ed età ragguardevoli. E’ pressoché assente nella bassa Pianura Padana.

UNA CURIOSA CARATTERISTICA

La particolarità di questa pianta che forse salta più all’occhio, consta nella perdita molto tardiva delle foglie in autunno/inverno, e in alcuni casi il loro mantenimento, anche se progressivamente imbrunite e rinsecchite, sino alla primavera successiva.

Quercus pubescens roverella
Foglie di Roverella secche e ancora presenti sui rami durante l’intero inverno

Questa particolarità è più evidente nelle roverelle giovani, mentre in quelle più adulte spesso si assiste ad una defogliazione completa, anche se sempre piuttosto tardiva.

A questo proposito, ho personalmente notato che negli esemplari “neonati” di Roverella, che presentano i primi rametti e le prime foglioline, queste ultime non solo non cadono durante la stagione invernale, ma restano addirittura di colore verde per la quasi totalità di essa.

Interrogandomi su questo fenomeno, ho ipotizzato che dipenda dal fatto che la pianticella, ancora non provvista di radici profonde, sfrutti il più possibile la possibilità di effettuare la fotosintesi anche nei mesi invernali per produrre energia e permettere all’apparato radicale di continuare a crescere nel suolo ancora umido, e avere così più chances di sopravvivenza in un’eventuale periodo siccitoso prolungato nell’estate seguente.

E’ comunque solo un’ipotesi che ho cercato di avvalorare, non trovando però per il momento riscontri nella letteratura che ho consultato.

La perdita tardiva delle foglie ha però ripercussioni negative sulla pianta in caso di nevicate precoci: infatti il peso della neve, spesso bagnata, di cui le foglie ancora presenti facilitano l’ingente accumulo, è in grado di spezzare grossi rami, o addirittura il tronco principale in caso di piante giovani, non ancora pronte all’inverno, e resi fragili dalla presenza abbondante di linfa.

Ho avuto personalmente modo di assistere ad un episodio di questo tipo, il 14 novembre 2019, quando il Piemonte meridionale è stato interessato da una nevicata precoce. Fenomeno che ha danneggiato pesantemente non solo le Roverelle locali ma anche molti castagneti da frutto di recente impianto, determinando anche ingenti danni e prolungati black-out per la caduta dei rami sulle linee elettriche.

Roverella sotto la neve
Roverella spezzata dal peso della neve presso Dogliani (CN)

E’ probabile che con i cambiamenti climatici in atto, episodi di questo tipo diventino sempre più frequenti. In realtà, a pensarci bene, non si è nemmeno trattato di una nevicata così precoce, perché avere una nevicata anche abbondante a metà novembre sarebbe stato considerato abbastanza normale in Piemonte sino a una trentina di anni fa. L’anomalia è consistita piuttosto nel fatto che sino a quel momento le temperature si fossero mantenute costantemente ben al di sopra dello zero anche di notte, inducendo quindi molte piante, e in particolar modo le Roverelle, a mantenere l’intero apparato fogliare al fine di sfruttarlo al massimo per ricavare energia utile.

I FUNGHI DELLA ROVERELLA

Icona old funghimagazineMa veniamo all’aspetto che probabilmente interesserà di più i lettori di questo sito, ovvero i funghi che è possibile trovare nell’ambiente in cui vegeta questo albero.

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare (dicevo all’inizio che si tratta di un albero che ama ambienti piuttosto poveri di umidità) la flora micologica che si associa alla Roverella, come del resto quella di altri tipi di Quercia, è piuttosto ricca, ma soprattutto di gran pregio dal punto di vista culinario.

La Roverella: l’albero dei tartufi

Forse può sembrare strano, ma quest’albero apparentemente umile e poco esigente è in grado di stringere simbiosi con tutte le tipologie di funghi ipogeiche vegetano nel sottosuolo (volgarmente chiamati “tartufi”) commestibili più ricercati, compreso il blasonato tuber magnatum, il tartufo bianco d’Alba per intenderci.

Questa sua caratteristica rende la Roverella l’albero tartufigeno per eccellenza in Italia.

NON SOLO TARTUFI TRA LE ROVERELLE

Detto ciò, ovviamente non tutte le Roverelle sono in grado di produrre tartufi, così come ad esempio non tutti i Castagni o i Faggi sono garanzia di funghi Porcini.

Di certo non produrranno tartufi le Roverelle (e sono la maggioranza) che vegetano su suoli eccessivamente aridi, assolati, oltre che acidi-granitici.

Il micelio dei tartufi, infatti, generalmente richiede per poter prosperare suoli che mantengano una certa dose di umidità per tutto l’arco dell’anno, estate compresa.

Ma una Roverella, magari secolare, che si è sviluppata in luogo sufficientemente umido, ad esempio non lontano da un rio o un fossato, è nello stesso tempo garanzia di assenza di ristagni d’acqua, nemici giurati dei tartufi, come dei funghi porcini del resto.

Inoltre, come già detto, questo albero ama particolarmente i suoli calcarei, altro aspetto particolarmente gradito ai tartufi, in particolari modo al tartufo bianco pregiato.

Questi aspetti fanno sì che quest’albero sia molto più conosciuto ed apprezzato tra i “trifolau”, specie del Centro Italia, che dai cercatori di funghi.

Questo non vuol dire però che in fatto di funghi epigei → che vegetano al di sopra del suolo, sia un albero da trascurare…tutt’altro!

Boletus aereus in bosco di Roverella
Boletus aereus in bosco di Roverella

Per quanto riguarda i funghi Porcini, non è certamente l’albero più prolifico e quindi più adatto per questo tipo di ricerca, però si tratta di uno degli alberi simbionti più “apprezzati” da quello che molti appassionati considerano il non plus ultra tra i boleti, ovvero il profumatissimo Boletus aereus, il Porcino nero o Bronzino.

Più difficile, ma tutt’altro che raro, che nell’ambiente puro della Roverella si possano incontrare gli altrettanto apprezzati Boletus reticulatus / aestivalis, o Porcini Estatini. Questi ultimi, come più volte ricordato in questo sito, prediligono infatti ambienti più freschi rispetto ai Porcini Neri, quindi più facilmente boschi di Castagno di ogni tipo, zone luminose dei boschi di Faggio e boschi radi di Abete Rosso.

Non mi risulta che associato alla Roverella sia possibile trovare il Boletus pinophilus o Porcino Rosso, mentre per l’edulis, molto meno “schizzinoso” in fatto di piante simbionti e meno freddofilo, qualche possibilità in più potrebbe esserci, ma si tratta di casi più unici che rari.

Amanita caesarea in bosco di Roverella
Amanita caesarea in bosco di Roverella

Anche l’Amanita caesarea o ovulo buono, pur prediligendo forse maggiormente il Cerro (Quercus cerris), Castagno ed il Carpino, non raramente è rintracciabile in prossimità di piante di Rovere (Quercus petrae) e di Roverella.

Sia per quanto riguarda i Porcini Neri che gli Ovoli, come già per i tartufi, non tutti gli ambienti dove vegeta la Roverella saranno adatti al ritrovamento di questi funghi.

Nei boschi quasi puri di Roverella più scoscesi, aridi e assolati, esposti a Sud e privi della benché minima traccia di umidità per gran parte dell’estate, infatti, il micelio di questi funghi non è in grado di sopravvivere.

I FUNGHI DEI BOSCHI TERMOFILI CON LE ROVERELLE

E’ invece molto più probabile rinvenirli sotto Roverelle che crescono in boschi termofili misti e con terreni moderatamente più ricchi, umidi e ombrosi, e con presenza di muschio, associate ad altre latifoglie quali Orniello, Carpino nero, Castagno e Cerro.

In questo stesso ambiente, sempre associate alle Roverelle è possibile rinvenire, dalla tarda primavera/inizio estate, le ottime commestibili Russula virescens e Russula vesca, oltre che qualche Galletto (Cantharellus nella varietà pallens).

Con i primi freddi sarà possibile imbattersi, tendenzialmente in zone a clima più spiccatamente mediterraneo, anche negli apprezzati Hygrophorus penarius ed Hygrophorus russula, appunto pressoché assenti nei boschi di Roverella del Nord Italia.

La presenza della Roverella nei boschi misti o in terreni incolti è inoltre un ottimo indizio sulla possibile presenza di alcuni prelibati funghi saprofiti: cito fra tutti il primaverile Prugnolo (Calocybe gambosa) e l’autunnale “Cimballo” (Infundibulycibe Geotropa), entrambi infatti tipici dei suoli calcarei così cari anche alla nostra Quercia.

Anche i boschi di Roverella più aridi possono comunque regalare raccolti interessanti di qualche specie mangereccia, ma in genere solamente durante la stagione tardo-autunnale (sempre che sia piovuto adeguatamente nel mese di ottobre) e l’inizio dell’inverno, se come negli ultimi anni prosegue un clima mite ed umido.

In questo habitat, specialmente se alla Quercia si associano esemplari di Pino Nero o Pino Silvestre e nel sottobosco è presente Ginepro, sono comuni le Morette (Tricoloma terreum) e in alcune zone i Cicalotti (Tricholoma portentosum).

Attenzione perché possono associarsi alla Roverella anche alcuni dei funghi tossici più temibili dei nostri boschi, a partire dalle mortali Amanita Phalloides ed Amanita Verna, senza tralasciare anche i molto velenosi (raramente mortali) e comuni Amanita Pantherina, Entoloma Sinuatum, Omphalotus Olearius.e varie specie di Boleti, commestibili e non degli ambienti termofili, tra cui anche l’ottimo Boleto fragrante (Lanmaoa fragrans) ed il tossico Boletus satanas.

PARASSITI DELLE QUERCE:
ANDRICUS QUERCUSCALICIS E CYNIPS QUERCUSFOLII

Strane galle rotonde o bitorsolute

Galle del Cinipide della Quercia
Galle del Cinipide della Quercia

Se girando per boschi ti è capitato di trovar per terra, o su rami bassi sporgenti, alcune foglie che hanno sulla facciata inferiore attaccate delle ‘galle’ perfettamente rotonde, o lungo il picciolo, delle galle verdi con strane protuberanze che fanno pensare a qualcosa di alieno, sicuramente ti sei imbattuto nelle galle prodotte da imenotteri parassiti, che attaccano molti vegetali, uno su tutti il Cinipide del Castagno e che nel caso delle Querce può essere un Cinipide oppure un Andricus.

Le galle gialle (che col tempo diventano marroncine-nocciola-brunastre), non sono delle malformazioni delle foglie, neppure delle escrescenze naturali, ma sono il ‘rifugio’ di alcuni imenotteri che dentro a queste galle depositano le proprie uova che daranno poi vita alle larve e successivamente all’insetto volante adulto.

Queste si trovano sempre sulla pagina inferiore delle foglie di Quercia, indipendentemente dalla Specie.

Si tratta di galla indotta dall’imenottero Cynips quercusfolii oppure da Andricus quercuscalicis.

Quest’ultimo imenottero però è più facile che possa attaccare piccioli, peduncoli o rametti giovani, piuttosto che le foglie.

La sua galla non è tonda ma ha una forma inizialmente tondeggiante e di colore verde smeraldo chiaro, con tanti bubboni, protuberanze in ordine sparso, tanto da sembrare un oggetto alieno.

Per quanto infestanti e dannosi, questi imenotteri sono comunque meno invasivi rispetto agli attacchi messi in opera dal Cinipide del Castagno, che può arrivare a far morire gli alberi che li ospitano.

SCOPRI TUTTE LE QUERCE CHE VIVONO IN ITALIA

Sono tra gli alberi più diffusi in Italia ma non sono tutte uguali.

Alcune sono presenti soltanto in ambienti mediterranei, altre tra le aree padane o collinari. Scopri come riconoscerle, dove puoi trovarle, e quali funghi possono ospitare le Querce d’Italia:

Quercia o Quercus –
Le Querce D’Italia, Varietà E Diffusione

ALBERI E BOSCHI

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