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Reynoutria Japonica o Poligono del Giappone – L’alieno che vien dall’Asia

É una pianta erbacea perenne che forma arbusti infestanti lungo i corsi d’acqua o incolti, dov’è specie parassita invasiva che si sostituisce alla flora autoctona. Ha il solo pregio di esser vagamente commestibile

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Reynoutria japonica. Arriva dal Giappone ed infesta già mezzo Mondo

Giusto per farti capire sin da subito di cosa ti parlo in questo articolo, ti dirò prontamente che la World Conservation Union (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali) ha classificato questa pianta erbacea come: ‘una delle peggiori specie invasive al mondo‘.

Per questa ragione per esempio in Gran Bretagna è reato ai sensi della sezione 14 (2) del Worldwide and Countryside Act del 1981, piantare o comunque far crescere in natura questa pianta. Negli Stati Uniti d’America la Reynoutria infesta gli incolti di 39 Stati su 50, mentre in Canada nel 2015 era presente in tutte le province, tranne che nel Saskatchewan e Manitoba. In Nuova Zelanda è classificata come ‘Organismo Indesiderato‘ e ne è assolutamente vietata e punibile l’introduzione artificiale.

In Europa è presente in quasi tutti gli Stati mentre in Italia è già diffusamente presente in Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio e Campania, da poco ha iniziato a colonizzare anche le sponde fluviali Aostane della Dora Baltea.

Nel nostro Paese è stata introdotta a scopo ornamentale attorno agli anni ’70 dello scorso secolo, e da allora si è diffusa a macchia d’olio, dapprima soltanto lungo le sponde di fiumi ed altri corsi d’acqua, ora anche negli incolti, lungo le massicciate ferroviarie, sui bordi di strade e mulattiere, spesso invadendole al punto da renderle inaccessibili.

L’infestazione di quest’arbusto avviene grazie a sostanze tossiche emesse nel suolo da rizomi e radici ad effetto diserbante, inoltre la folta ed impenetrabile cappa fogliare impedisce ai semi delle piante autoctone di germinare, a causa della scarsa illuminazione, con totale assenza di sole.

Cespuglio di Reynoutria japonica
Cespugli di Reynoutria japonica

Se sei un pescatore, ma anche un cercatore di funghi Morchelle, o altri funghi da ambienti igrofili, saprai certamente di cosa ti sto parlando, dal momento che, per accedere ai corsi d’acqua, stagni, altre aree umide o incolti umidi, avrai molto facilmente dovuto fare i conti con impenetrabili cespuglieti alti fino a tre o quattro metri d’altezza, che sono il rifugio preferito da molte specie di Serpenti italiani.

Si chiama Reynoutria japonica o Poligono Giapponese ma, in realtà potresti conoscerla anche come Poligono del Giappone o Fallopia Giapponese

Le traduzioni dei nomi Asiatici sono di: Bastone Giapponese, Canna Giapponese, Stelo Giapponese, Vello dell’Himalaya, Orecchie di Elefante, Rabarbaro asinino o Bastone Tigre, col significato di ‘Bastone antidolorifico‘, mentre nelle Americhe è detto: Bambù Americano o Bambù Messicano.

Il suo nome scientifico è Reynoutria japonica o Poligonum cuspidum mentre in Giapponese si chiama col nome ‘itadori‘ ( 虎杖,イタドリ) o ( 虎杖 ). L’espressione kanji deriva dal cinese che significa “bastone tigre“.

É una pianta perenne della Famiglia delle Polygonaceae, Genere: Reynoutria, Specie: Reynoutria japonica. La stessa famiglia cui appartiene il Grano Saraceno.

COME RICONOSCERE IL POLIGONO GIAPPONESE

Canne di Reynoutria japonica
Canne di Reynoutria japonica

Il suo aspetto è quello di un cespuglio formato da una dozzina di canne nodose simili al bambù, ma di tutt’altro Genere o Famiglia, e non legnose, che si dipartono da un unico occhio che può trovarsi su di un lunghissimo rizoma che può vivere fino a 10 anni ed estendersi per 7 metri attorno alla base del cespuglio, rendendone estremamente difficoltoso l’espianto.

Pensa che il rizoma di questo arbusto può oltrepassare un ostacolo alto più di 5 metri, come una massicciata autostradale o ferroviaria, riuscendo a bucare asfalto e muri in cemento.

Reynoutria japonica steli secchi
Ecco come si presentano gli steli secchi di Reynoutria japonica durante il periodo invernale

GLI STELI

I suoi steli, ovvero le sue canne nodose, sono provviste di anelli oltre che cave, e si spezzano molto facilmente negli esemplari più giovani, con maggiori difficoltà o comunque con l’ausilio di una cesoia negli esemplari più adulti, risultando estremamente taglienti negli esemplari secchi maturati nell’anno precedente, da maneggiare certamente con spessi guanti da giardino.

Semi di Reynoutria japonica
Semi di Reynoutria japonica

Diventano invece inconsistenti negli esemplari più vecchi che a volte rimangono ai piedi del cespuglio per alcuni anni, formando cespuglieti inaccessibili dove però, pur essendo ghiotti dei suoi semi, nessun uccello si azzarda a nidificare poiché i suoli sabbiosi che li ospitano, danno rifugio a tutti quei Serpenti che in Italia amano vivere nelle zone umide, risultando particolarmente graditi da Biacchi e Saettoni che, assai frequentemente si possono trovare sonnacchiosi attorcigliati sui suoi rami.

Reynoutria japonica steli secchi
Steli secchi di Reynoutria japonica

I suoi rizomi possono sopportare temperature del suolo molto basse.

Si stima che siano in grado di sopravvivere fino ai -35°C, questo perché i lunghissimi rizomi possono vegetare fino a 3 metri di profondità, ben al riparo dal temutissimo gelo dell’aria.

Germogli di Reynoutria japonica
Giovani germogli di Reynoutria japonica

A inizio primavera, quando le notti si fanno meno fredde, con assenza di gelate notturne, ecco spuntare i primi steli dal rapidissimo accrescimento, ma basta una sola notte con temperature prossime allo zero perché questi si affloscino al suolo morenti, mentre con temperature costantemente al di sotto dei +5°C, il loro sviluppo rallenta rapidamente o si blocca del tutto.

Proprio per questa ragione in Italia è difficile trovare colonie di questa infestante oltre i 600 metri d’altezza dove, anche in tarda primavera è facile che si realizzino gelate notturne tardive, anche se, i recenti Cambiamenti Climatici, stanno affievolendo le probabilità che possa gelare per più notti consecutive durante i mesi primaverili.

Non sopporta però neppure il caldo eccessivo e soprattutto l’aridità del terreno, ragion per cui risulta per ora assente dalle Marche, Abruzzo, Molise e Puglia in Adritico, in Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

FOGLIE E FIORI

Foglie di Reynoutria japonica
Foglie di Reynoutria japonica

Le foglie dei giovani esemplari sono di colore verde brillante, ma con venature rossicce-brunastre, più evidenti sotto forma di scaglie nei giovani steli, soprattutto in corrispondenza degli anelli.

In età adulta hanno una forma leggermente cuoriforme mentre la fioritura avviene tardivamente, tra fine estate ed inizio autunno, quando sciami di api e farfalle si affannano a succhiarne polline e nettare.

Fiori di Reynoutria japonica
Fiori di Reynoutria japonica

Il miele di questo arbusto non è molto conosciuto in Italia, ma assai apprezzato in Giappone e pure nel Nord America dov’è detto ‘Miele di Bambù‘. Ha un sapore simile a quello del Grano Saraceno, ma per fortuna più delicato e meno nauseabondo.

ARBUSTO COMMESTIBILE MA CON MILLE CAUTELE

Forse qualcuno tra i nostri lettori, trovandosi a lottare con questi arbusti nel cercare di farsi strada lungo la sponda di un fiume, avrà notato un odore assai simile a quello dell’erba brusca (Rumex acetosa) e spinto dalla curiosità, avrà assaggiato i suoi giovani germogli, notando un sapore acidulo-asprigno del tutto identico all’erba brusca.

In effetti i suoi steli sono commestibili ed in Giappone vengono persino commercializzati col nome di Sensai, come ortaggio primaverile dal sapore simile al rabarbaro, benché estremamente acido.

Ciò non deve però in alcun modo incentivarne il consumo poiché questa pianta erbacea è ricchissima di Acido ossalico, un vero e proprio nemico dei nostri reni.

L’Acido bicarbossilico si rinviene anche in Kiwi, Rabarbaro e Spinaci ma è nell’Acetosa, Acetosella e Reynoutria che ha le sue massime concentrazioni per impedire ai bruchi di divorarli.

Questo provoca irritazione intestinale, impedisce l’assorbimento intestinale di vari minerali e si lega facilmente con gli ioni di calcio che si depositano nei reni dove si formano i calcoli renali che, molto spesso sono costituiti proprio da ossolato di calcio.

Nonostante tutte queste controindicazioni, in Giappone è usanza consumare questa pianta seguendo alcune accortezze quali, lo sbucciamento dei giovani steli e l’ammollo in acqua per mezza giornata, per togliere parte dell’acido ossalico presente.

I germogli si mettono poi in una soluzione salina detta Nigari (Tarbuso) ricca di magnesio oltre che di ioni di calcio, potassio, cloruro, solfato, ioduro ed altri ioni, il tutto arricchito con il 10% di cloruro di magnesio, questo per favorire l’attenuazione o eliminazione dell’Acido ossilico. Una volta completata la salamoia si consumano come fossero asparagi selvatici.

La medicina tradizionale cinese e giapponese utilizza questa pianta per scopi medicinali di cui però non esiste alcuna comprovata efficacia ed attendibilità.

Ne sconsigliamo comunque vivamente il consumo a scopi alimentari e, nel caso in cui un seme dovesse germinare nel tuo giardino, ti consigliamo vivamente di estirparlo immediatamente, scavando una buca ben profonda per cercare di togliere ogni residuo di radice o, in breve tempo ti troverai il giardino completamente ed irrimediabilmente, oltre che perennemente infestato!

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