Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas. Foto: Jan Schneider

Rubroboletus satanas – il porcino malefico

Rubroboletus satanas (Lenz) Kuan Zhao & Zhu L. Yang 2014

Rubroboletus satanas scheda illustrativa
Rubroboletus satanas scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner color rubrobletus satanas
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Nell’arcobaleno dei funghi: → bianco, grigiastro, giallo, rossastro

Come riconoscere al volo Rubroboletus satanas, il Porcino malefico?

Rubroboletus satanas, è una delle specie fungine velenose più conosciute in Italia. Frequentemente viene confuso con specie dello stesso genere o affini come ad esempio quelle del gruppo Caloboletus, in particolar modo con il Caloboletus calopus ma, tra i più distratti, anche con il comune Boleto dal Piede Rosso (Neoboletus erythropus/praestigiator). Il suo basidioma (corpo fruttifero) ha morfologia praticamente analoga, a quella dei gustosi Porcini Boletus, presenta un imenoforo costituito da tubuli (spugna), di colore rossiccio.

In Italia, questa specie, per quanto assai nota è comunque relativamente rara. Come vedrai nelle sezioni dedicate all’habitat e distribuzione, a causa delle sue esigenze ecologiche, la distribuzione geografica del Porcino malefico è irregolare e disomogenea. Come altri funghi basidiomiceti, è una specie simbionte-micorrizica, che cresce per lo più nei boschi di latifoglie con terreno calcareo, dal livello del mare sino alla fascia sub-montana. 

Nonostante Rubroboletus satanas, presenti diversi sosia, grazie ad un po’ più di attenzione, lo si può identificare abbastanza facilmente e senza troppe difficoltà. Anticipo già, che l’odore del corpo fruttifero (cadaverico a maturità), il luogo di crescita (suoli basici o neutri) e il colore dell’imenoforo (spugna rossiccia), sono particolari importanti per poter discriminare tra le varie specie simili. 

I frutti di questo fungo li si può trovare dall’inizio dei primi caldi estivi, per tutta l’estate e fino a metà autunno se ancora caldo. Fruttifica specialmente al di sotto di alberi di querce, specie con cui stringe simbiosi più facilmente. Il suo sporoforo emana un sentore di putrido (cadaverina), che ricorda la carne marcescente, inoltre è considerato un fungo velenoso, che causa sindrome gastrointestinale, tavolta anche assai violenta

Porcino malefico, Rubroboletus satanas

Sinonimi obsoleti:

Boletus crataegi Smotl., C.C.H. 29(1-3): 32 (1952)
Boletus crataegi Smotl. ex Hlavácek, Mykologický Sborník 75: 6 (1998)
Boletus foetidus Lagger, Flora, Regensburg 19: 228 (1836)
Boletus satanas Lenz, Schwämme Mitteldeutschl.: 67 (1831)
Boletus satanas f. crataegi Smotl. ex Antonín & Janda, Acta Musei Moraviae, Sci. biolog. 92: 212 (2007)
Rubroboletus satanas f. crataegi Mikšík, Index Fungorum 260: 1 (2015)
Rubroboletus satanas f. crataegi (Smotl. ex Antonín & Janda) Janda & Kříž, Czech Mycol. 68(1): 109 (2016)
Suillellus satanas (Lenz) Blanco-Dios, Index Fungorum 211: 2 (2015)
Suillellus satanas f. crataegi Blanco-Dios, Index Fungorum 211: 2 (2015)
Suillellus satanas var. americanus Blanco-Dios, Index Fungorum 211: 2 (2015)
Suillus satanas (Lenz) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 536 (1898)
Tubiporus satanas (Lenz) Maire, Publ. Inst. Bot. Barcelona 3(no. 4): 45 (1937)

Rubroboletus satanas (Lenz) Kuan Zhao & Zhu L. Yang 2014

Porcino malefico

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Boletaceae
Genere:Boletus
Specie:RUBROBOLETUS SATANAS, PORCINO MALEFICO
Tipo nutrimento:SIMBIONTE-MICORRIZICO
Periodo vegetativo:estate-autunno
Commestibilità o Tossicità:TOSSICO-VELEONOSO, PROVOCA SINDROME GASTROINTESTINALE

NOMI INTERNAZIONALI/INTERNATIONAL NAMES

  • Inglese: Devil’s bolete, Satan’s mushroom
  • Arabo: بوليط شيطاني
  • Bielorusso-беларуская: Сатанінскі грыб
  • Bulgaro-български: Дяволска гъба
  • Catalano-català: Mataparent de Satanàs
  • Corso-corsu: Mulone
  • Ceco-čeština: hřib satan
  • Gallese-Cymraeg: cap tyllog y cythraul
  • Tedesco-Deutsch: Satans-Röhrling, Satanspilz
  • Estone-eesti: Saatana-kivipuravike
  • Basco-euskara: Satan onddo
  • Finlandese-suomi: Piruntatti
  • Croato-hrvatski: Ludara
  • Ungherese-magyar: Sátántinóru
  • Armeno-հայերեն: Սատանայասունկ
  • Georgiano-ქართული: სატანას სოკო
  • Lituano-lietuvių: Šėtoninis baravykas
  • Lettone-latviešu: Velna beka
  • Macedone-македонски: Ѓаволски вргањ
  • Norvegese-norsk bokmål: Satansopp
  • Polacco-polski: Krwistoborowik szatański
  • Russo-русский: Сатанинский гриб
  • Slovacco-slovenčina: Hríb satanský
  • Sloveno-slovenščina: Vražji rubinovec-Vražji goban
  • Serbo-српски / srpski: Лудара
  • Svedese-svenska: Djävulssopp
  • Turchia-Türkçe: Şeytan mantarı
  • Ucraino-українська: Чортів гриб
  • Cinese-中文: 魔牛肝菌

Nomi comuni italiani

Rubroboletus satanas, in Italia (ma anche in altri paesi esteri), è noto come il Porcino malefico o Porcino/Boleto di Satana. Questa specie, nella nostra penisola, vanta numerosissimi nomi comuni, alcuni più regionali e comprensibili, altri molto dialettali, cuoriosi e locali. In questo caso non andrò ad elencare e spiegare i vari nomi, uno ad uno, mi limiterò a riportare quelli più comuni e diffusi. 

Ad esempio in quasi ogni luogo d’Italia, il fungo è noto come: Boleto o Porcino di Satana o, in alternativa: Porcino malefico.

Un nome molto comune in Trentino è Brisa matta. In alcune zone della Lombardia questo fungo è detto: Pesacà o Pisacá ma anche None.

In Centro Italia i nomi più comuni sono:  Maglifico, Capraccia, Fungo de le capre, Fungo de le vacche, Fungo de pecore. Molto probabilmente per il fetore nauseante e puzzolente di capra/pecora bagnata, propagato dal corpo fruttifero maturo di questa specie. Molti cercatori di funghi lo chiamano pure: Cambiacolori, ma questo nome comune è utilizzato non solo per indicare il Satana ma più in generale per tutti quei funghi che al taglio o al tocco/pressione cambiano di colore, ovvero virano appena le carni vengono a contatto con l’aria, assumono una colorazione bluastra.

► Leggi in proposito gli articoli → I Porcini che cambiano colore e → Perché alcuni Porcini diventano blu?

Sempre in Centro Italia, lo si può sentir chiamare: Purcino servatico, Paciu o anche Cagnente e Fungáccio. Questi alcuni nomi comuni campani: Sasso, Sassone, Monetolo, ‘O Satana, Ferrigno, Ferrigno maligno. In Sud Italia tra gli altri nomi dialettali i più ricorrenti sono: Lardaru, Fungia lardara, Funcia lardara, Fungi Cangia culuri, Funciu Pacciu (pazzo), Funciu villinusu (fungo velenoso).

Etimologia

Il nome del genere Rubroboletus, è una parola composita, ovviamente composta da: Rubro e Boletus. 

Rubro deriva dal termine “ruber” che in latino significa rosso. Mentre Boletus, ovviamente si riferisce ad un genere che oggi giorno viene univocamente usato per indicare le quattro specie differenti di Porcino, ancora oggi, dall’etimologia controversa, e frequentemente oggetto di dibattito: alcuni studiosi infatti sostengono che il nome provenga dal greco “βωλήτης” che si pronuncia “bolétes”, in riferimento ad uno specifico tipo di carpoforo fungino, cioè quello della famiglia delle Boletaceae, altri sostengono invece che la parola boletus, deriverebbe da termine greco”βῶλος” che letteralmente si dice, bólos, che significa gleba, zolla o suolo, facendo riferimento al substrato su cui cresce il fungo. Tuttavia, altri ritengono che “βῶλος” debba essere interpretato come sfera, dato che il cappello del fungo, quando giovane, è spesso di forma globosa. Secondo alcuni autori, il termine potrebbe derivare persino da “bolites”, una parola usata dagli antichi Romani per descrivere i funghi eduli più pregiati, inizialmente riferita esclusivamente agli ovoli, ma successivamente estesa anche ai porcini.

Tra gli appassionati di funghi, soprattutto tra i cercatori di Porcini, difficile che a qualcuno possa improtare sapere l’origine dell’etimo Boletus, più interessante invece sapere che, molte tra le specie fungine che un tempo erano chiamate Boletus, quindi appartenenti al Genere Boletus, oggi grazie a studi più approfonditi sul DNA dei funghi, sono state riclassificate e spostate verso Generi alternativi, alcuni di recente istituzione, vedi per esempio il Genere Neoboletus che, come lascia intendere il nome stesso, indica una nuova specie di Boleto.

Interessante l’etimologia dell’epiteto: Satanas. Questo termine,  deriva dal latino ecclesiastico “Satan” o “Satanas”, che a sua volta proviene dall’ebraico “śāṭāne”, che tradotto, significa avversario o nemico. Questa parola è passata attraverso un’altra lingua, il greco, dove viene detto “Σατᾶν/Σατανᾶς” che si pronuncia Satan o Satanas, che a differenza di prima, in questo caso, lo identifica come il tentatore. È noto per i suoi colori seducenti che ingannano, inducendo a consumare la sua polpa velenosa. Nel contesto religioso e culturale, Satana è frequentemente associato alla figura del male e della lusingatentazione, simboleggiando la lotta eterna tra bene e male.

Cos’è il latino ecclesiastico? E’ semplicemnte una forma del latino che viene utilizzata per scopi liturgici, soprattuto nella Città del Vaticano. Differisce dal latino classico per alcune variazioni lessicali, come una sintassi semplificata e una pronuncia più simile a quella della lingua italiana moderna. Nel mondo della micologia, c’è frequentemente dibattito e diatriba su quale delle due forme di latino sia più corretto utlizzare. Alcuni preferiscono o danno per scontata la forma classica, altri invece prediligono la forma ecclesiastica.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali di Rubroboletus satanas

I nomi comuni internazionali sono quasi tutti riferiti a Satana o, in alternativa, al suo puzzo nauseabondo come segue:

  • In inglese, gallese, arabo, bielorusso, ceco, bulgaro, gallese, tedesco, basco, turco, norvegese, svedese, polacco e sloveno è detto il Porcino del Diavolo o il Fungo di Satana, con alcune varianti locali per la parola Fungo o Boleto.
  • In Catalogna, quindi nelle province di Gerona, Barcellona, Liedia e Tarragona, è conosciuto con l’appellativo di Fungo velenoso di Satana.
  • In Corsica, quindi in corso è detto Fungo Mulone, per via del suo sentore maleodorante che ricorda quello delle stalle dei muli. 
  • In Cina è conosciuto con l’appellativo di Fungo Magico, probabilmente per la sua capacità di cambiare colore. 
  • In estone è il Porcino pietra (roccia) di Satana, per il colore grigiastro e la forma del suo cappello, simile ad un masso o una pietra. 
  • In finlandese la traduzione è molto strana: Accidenti! Non è un’esclamazione ma è la parola usata comunemente per indicarequesta specie. Forse per la sua apparente bellezza.
  • In Croato  e in serbo viene detto Fungo Pazzo, come in molte zone del nostro Centro-Sud Italia.
  • In ucraino è il Fungo Maledetto. 
  • In sloveno è detto anche il Rubino del Diavolo, per il colore dei suoi tubuli e del suo reticolo sul gambo.
  • In svedese viene anche chiamato Zuppa del Diavolo.

DISTRIBUZIONE

Rubroboletus satanas è un fungo che stringe simbiosi mutualistiche con diverse specie di piante superiori, è inoltre legato a particolari condizioni di alcalinità del terreno, che deve obbligatoriamente essere calcareo

Questo fungo è un micete ampiamente diffuso in tutta le aree e regioni europee, dove sono presenti foreste decidue con clima temperato. Generalmente è più presente però nelle regioni più calde con ambienti termofili. Le segnalazioni sono irregolari e disomogenee, poichè in alcuni annate, il numero degli esemplari segnalati è elevatissimo, mentre in altri, è quasi del tutto assente.

Sebbene il Porcino Malefico, sia stato registrato in molti stati e paesi differenti, in Europa, è maggiormente presente nelle regioni meridionali ed è invece raro o assente nelle zone settentrionali, ovviamente più fredde, inoltre questo fungo, è ben presente anche in zone quali il Caucaso e il Medio Oriente. Si trova anche nelle foreste nel sud del Primorsky Krai in Bucovina, territoria dell’Europa orientale, cresce spesso nelle aree più calde, tra cui i Carpazi. In Lettonia, le notizie sul ritrovamento provenivano principalmente dalle vicinanze di Aizkraukle lungo il fiume Daugava, in Estonia, nella parte occidentale del paese. Più a est, la sua presenza è stata documentata in diverse regioni del Mar Nero e dell’Anatolia orientale della Turchia, così come in Crimea e Ucraina, e il suo areale si espande fino al Sud dell’Iran. In Ucraina è diffuso in Polesia, una steppa forestale e paludosa, situata lungo il corso del fiume Prypjat’. In Polonia è molto raro e quasi estinto, difatti è stato inserito nella Lista Rossa delle piante e dei funghi della Polonia. Il suo status è E – estinto, in pericolo critico. Sono due le località in cui questo fungo è ancora presente, ed è stato seganlato abbatsanza recentemente. Una faggeta, situata sui monti Kaczawskie, mentre la seconda è stata scoperta nel 2006 ed è un boscho meso-termofilo di faggi, nell’altopiano di Cracovia-Częstochowa. Questi due siti sono riportati negli articoli di micologia professionale, ma in realtà non sono gli unici, poichè ce ne sono altri non ufficiali, come il grande sito a Ponidzie. È presente anche negli elenchi delle specie a rischio di estinzione in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Slovacchia, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Estonia e Inghilterra.

In Gran Bretagna Rubroboletus satanas, si trova solo nella parte meridionale dell’Inghilterra tra Cornovaglia, Devon, Dorset, Hampshire, Suzzex e Kent. nel resto delle isole britanniche è consideto specie in pericolo di estinzione. In Svezia, in precedenza la presenza di questa specie era stata ufficializzata solo a Öland e Gotland, ma nel 2018 le riviste scientifiche hanno riportato un caso di ritrovamento vicino a Uppsala nell’Uppland. Nel resto della regione nordica si trova assi sporadicamenteanche nella Finlandia sudoccidentale e in Danimarca. Nella regione del Mediterraneo orientale , è stato segnalato nella foresta di Baram, vicino al Libano, nella regione dell’Alta Galilea, nel nord di Israele, così come nell’isola di Cipro, dove si trova in associazione con l’endemica specie di quercia: Quercus alnifolia.

Non è una specie esclusiva del continente europeo, ma la si può ritrovare anche in America, soprattuto negli stati settentrionali, sempre dove sono presenti terreni calcarei. In passato, R. satanas è stato segnalato nelle aree costiere della California e negli Stati Uniti sudorientali, tuttavia, oggi sappiamo, che questi avvistamenti riguardavano, invece, la specie strettamente imparentata Rubroboletus eastwoodiae.

HABITAT / ECOLOGIA

 L’HABITAT del Rubroboletus satanas, Porcino malefico

Rubroboletus satanas
Rubroboletus satanas in habitat, bellissima foto di Andrea Boscherini

L’habitat ideale per il Rubroboletus satanas, Boleto di Satana

Rubroboletus satanas trae i nutrienti per poter crescere, grazie alla simbiosi mutualistica, relazione permessa dalle micorrize, particolari strutture che permettono il contatto tra il micelio fungino e le radici di alcuni alberi specifici. Come molti basidiomiceti in questo caso parliamo di ectomicorrize

Dal punto di vista delle essenze arboree, con le quali si può associare, può essere considerato un fungo abbastanza generalista. Può fruttificare in boschi decidui, misti e puri di latifoglie, con un clima temperato, anche se in realtà, le specie arboree che predilige, in ordine di importanza sono: 

  1. Querce (Quercus)
  2. Tiglio (Tilia)
  3. Castagno (Castanea)
  4. Carpino (Carpinus)
  5. Faggio (Fagus)
  6. Betulla (Betula)
  7. Nocciolo (Corylus avellana)
  8. Ericaceae  (Erica)
  9. conifere, nelle pinete, formate da Pinus spp (quasi mai. Associazione molto rara)

Rubroboletus satanas NON vegeta nelle Abetaie del Nord Italia e men che meno tra le faggete e castagneti delle nostre Alpi! Se si trovano funghi simili, si tratterà quasi certamente di Caloboletus calopus.

Oltre alle varie tipologie di foreste e alberi, talvolta può crescere anche in altri ambienti differenti, come nelle praterie erbose e nelle radure. Solitamente, fruttifica più spesso, in ambienti termofili, situati sui versanti esposti a sud, più caldi e soleggiati, ma non eccessivamente aridi. I boschi devono essere frondosi, cioè con una buona copertura vegetativa e non eccessivamente aperti. R. satanas ha un carpoforo resistente alla siccità, per cui, può fruttificare a diverse altitudini, solitamente comprese tra 600 e 1200 m del Centro e Sud Italia, fino ai 1500 mt tra Reggino, Sicilia e Sardegna, ovviamente non su rilievi granitici ma esclusivamente calcarei, è infatti essenziale che sia presente del calcare/gesso (► vedi tabella dei pH dei suoli). Questa esigenza ecologica lo differenzia da moltissime altre specie simili e affini da un punto di vista genetico e tassonomico .

Il suo periodo di fruttificazione va dalla fine della primavera (solitamente a partire da giugno), per tutto il periodo estivo, fino all’inizio dell’autunno (settembre o anche ottobre se ancora ben caldo), a seconda dell’altitudine e del clima prevalente.

Piccole curiosità

 Funghi e Simboli
Nel 2005, in Repubblica Ceca, il comune di Vršovice, ha deciso di onorare Rubroboletus satanas, facendolo diventare emblema del monumento naturale nazionale Velký Vrch, inserendolo nella propria bandiera e nello stemma.
Questo sito Velký Vrch, dal 1989, è un’area protetta che si distingue per la sua eccezionale biodiversità, comprendendo una varietà di ben 66 specie differenti di funghi, che contribuiscono a farne un ecosistema unico e di grande valore per la biodiversità regionale. Naturalmente tra le specie di funghi della lista, è presente anche il porcino malefico, che all’interno di questo parco, è ampiamente distribuito. 


Questo fungo fruttifica frequentemente dopo i grandi temporali di fine estate, avvantaggiandosi di un eventuale shock termico, ovvero di un netto contrasto tra il caldo preesistente la breve fase fresca innescata dal temporale, ideale una leggera grandinata.

⛔️ Bisogna prestare molta attenzione quando lo si raccoglie per non confonderlo con altri funghi assai simili ad esempio ad un commestibile dopo cottura Neoboletus erythropus/praestigiator ►Il Boleto dal Piede Rosso.

⛔️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da un cercatore esperto e vanno fatte sempre esaminare ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non certamente al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE RUBROBOLETUS SATANAS

Lo sporoforo, o corpo fruttifero di questa Specie, ha una morfologia molto similare a quella del famoso e gustoso Boletus edulis e le altre tre specie di boleti. E’ composto superiormente da un cappello, di colore grigiastro, generalmente gonfio, al di sotto del quale si trova l’imenoforo tubuliforme, formato da piccoli pori di dimensione variabile che si dilungano verso il substrato di crescita, possiede un gambo rossastro, panciuto-obeso-ciccione spesso piriforme. I tubuli si separano facilmente dal cappello.

Il suo cappello misura dai 5 ai 25 cm, ma può superare anche i 30 cm. Negli esemplari giovani, è rotondo e gonfio, come una palla, poi tende ad appiattirsi e a distendersi, con l’avanzare dell’età. Anche il colore, come la forma del cappello, con la maturazione si trasforma. Inizialmente è più bianco, negli esemplari giovani, per diventare grigiastro-stucco, talvolta con sfumature più scure, tendenti all’olivastro o addiritura rosate. È l’unico boleto, del genere Rubroboletus con il cappello biancastro, che generalmente non presenta tonalità rosa a livello del cappello, anche se ciò non è impossibile. Se sono presenti, questi colori appaiono nella superficie vicino al margine. 

Il suo imenoforo (la parte fertile) ha tubi gialli poi olivastri, leggermente bluastri, che sostengono pori fini, prima gialli poi rapidamente da rosso-arancio a rosso sangue, bluastri, conferndo nell’insieme alla sua “spugna” il generico colore rosso o rosso-sangue, o al più rosso-aranciato.

Il gambo è per lo più obeso, più largo e gonfio verso la base, perciò anche piriforme (a forma di pera), è lungo da 5 a 15 cm e largo da 3 a 10 cm. Presenta un colore giallognolo nella parte superiore, poi dal rosa vivo al rosso nella parte inferiore. Su tutta la superficie, è decorato con un reticolo finissimo, più o meno evidente, tinteggiato dello stesso colore di fondo con “rete” più o meno rossastra.

La sua carne è compatta e coriacea, possiede una tintura biancastra o lievemente giallastra. Quando sezionata, a contatto con l’aria, vira in tempi assai variabili dall’immediato al lungo, assumendo una colorazione per lo più azzurro-blu-celeste che a lungo andare può diventare blu oltremare-blu nerastro-violaceo. La carne, generalmente emana un odore sgradevole, che diventa più nausabondo, di carne marcia (cadaverina), negli esemplari più anziani. Nonostante l’odore sia pungente e vomitevole, il suo sapore è dolce e nocciolato. 

Caratteri Microscopici

La superficie del cappello è ricoperta da ife filamentose tricodermiche, larghe circa 4–9 μm, che possono essere ricoperte da un sottile membrana gelatinoso. Le spore raggiungono 11–15 × 5–7 μm, sono di forma boletoide, hanno una forma più fusiformeellittica. Nella porzione soprailare è presente una depressione.

COMMESTIBILITA’

SI TRATTA DI UN FUNGO RARO E VELENOSO, PROVOCA GRAVE SINDROME GASTROINTESTINALE. NON VA RACCOLTO!

In questa prima parte della sezione riguardo alla commestibilità e tossicità di questa specie, riporto un riassunto di tutte le informazioni reperibili online, nei siti web più famosi e conosciuti:

La sua ingestione provoca disturbi gastrointestinali, con vomito e diarrea, che si manifestano poco dopo il consumo. Questi avvelenamenti sono estremamente rari, il suo aspetto caratteristico, colore rosso brillante del gambo, il viraggio delle sue carni al blu marino, ed infine, il suo odore ripugnante e il fatto che spesso è soggetto ad attacchi da parte dei ditteri, rendono questo fungo poco attraente per il consumo umano.
Uno studio del 2012 sull’avvelenamento da funghi in Svizzera condotto da Katarina M. Schenk-Yager e colleghi, ha confermato che i porcini malefici causavano gravi sintomi gastrointestinali, come nausea, dolore addominale (crampi allo stomaco) e vomito costante, che può permanere anche fino a 6 ore dopo il consumo. In aggiunta nei casi più gravi, diarrea sanguinolenta accompagnata da brividi e aumento della sudorazione. 
La manifestazione dei sintomi può avviene da pochi minuti dopo il consumo fino a 2 ore da esso. Il micologo inglese John Ramsbottom riferì in modo controverso nel 1953 che R. satanas veniva mangiato in alcune parti dell’Italia e nell’ex Cecoslovacchia.

Effettivamente, in alcune zone della CalabriaSicilia e anche della Francia meridionale, il R. satanas, verrebbe consumato dopo un’opportuna e lunga preparazione assai complessa, che distruggerebbe la Bolesatina che la rende velenosa e tossica. Naturalmente si raccomanda tuttavia di non cimentarsi in pericolosi esperimenti gastronomici in quanto la loro pericolosità è ben conclamata. Ci sono decine di altre specie fungine commestibili e sicure, non è assolutamente il caso di rischiare la vita per il “sentito dire”.

Oggi sappiamo per certo che, nello sporoforo del Boleto Malefico, sono state trovate diverse sostanze che non vengono degradate o inibite con la cottura come l’indolo, sostanze psicotossiche. Ulteriori molecole proteiche sono state isolate dai corpi fruttiferi questo fungo. In particolare nel 1989 è stata isolata, la proteina tossica bolesatina (LD 50 , dose letale media di 3,3 mg/kg nei topi), che sembra, secondo qualche meccanismo cellulare, implicata negli avvelenamenti. Questa  sostanza glicoproteica, è un inibitore della sintesi proteica a livello ribosomale (secondo un meccanismo cellulare, al posto dell’ATP viene idrolizzato il GTP), se somministrata in vivo, nei topi, provoca trombosi massiva. Mentre a concentrazioni più basse, la bolesatina, ha un effetto mitogeno, quindi induce la divisione cellulare nei linfociti T umani. I sintomi gastrointestinali sono probabilmente provocati dall’azione della Bolesatina nello stomaco e intestino.
Da questo fungo è stata isolata anche la muscarina, ma si ritiene che le quantità siano troppo piccole per causare effetti tossici negli esseri umani. Diversi micologi, durante il corso della storia si sono espressi, riguardo alla commestibilità e sicurezza alimentare di queto fungo. Cominciando da Gerard Oudou, che descrive il fungo come velenoso.
Secondo la letteratura scientifica italiana la tossicità persiste anche dopo un eventuale trattamento termico. Secondo la micologa I. Daniela, il fungo è leggermente velenoso, ma le sue tossine appartengono allo stesso gruppo di quelle di piante conteneti tossine termolabili o di gruppi di funghi, tra cui quello delle Russule, che sono considerate commestibili, solo dopo adeguate preparazioni, altrimenti provocano sindrome gastrointestinale. Tutte le fonti moderne riconoscono il fungo come velenoso, ma le idee sul grado di tossicità variano.
Infine, diversi studi più recenti, hanno associato l’avvelenamento causato da R. satanas con alterazioni dei valori dell’equilibrio salino, come l’iperprocalcitonemia, e l’hanno classificata come una sindrome distinta tra gli avvelenamenti da funghi già noti. Il suo grado di tossicità, varia a seconda dell’individuo, e aumenta proporzionalmente all’età dei carpofori ingeriti.

Fatte queste dovute premesse, vediamo cosa dicono al riguardo gli autorevoli autori Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano, nella loro importante: “Guida ragionata alla Commestibilità dei Funghi“:

Boletus sez. Luridi

(inclusi Cupreoboletus, Exsudoporus, Imperator, Neoboletus o Sutorius, Rubroboletus, Suillellus; per la specie B. pulverulentus vedi genere Cyanoboletus) Boletus satanas e B. pulchrotinctus (oggi ascritti al genere Rubroboletus) sono specie tossiche gastrointestinali costanti se consumate allo stato crudo o con cottura insufficiente, a tossicità gastrointestinale incostante dopo prebollitura e cottura.

B. pulchrotinctus è consumato soprattutto per errore di determinazione con boleti a pori gialli, a volte anche senza conseguenze (Illice & al. 2011), mentre per B. satanas esistono poche e localizzate tradizioni di consumo alimentare che prevedono accurati trattamenti di prebollitura e risciacquo, o soprattutto conservazione in salamoia, prima della successiva cottura.

Nell’ambito delle intossicazioni da B. satanas, ad oggi non sono stati registrati in Italia casi con sindrome gastrointestinale accompagnata da un quadro di febbre e ipercalcitoninemia, talvolta con infiammazione intestinale, segnalati invece per altri Paesi europei (Merelet & al. 2012; Sarc & al. 2013; Goncalves & al. 2018; Keller & al. 2018).

In letteratura sono riportati l’isolamento e la caratterizzazione biochimica e tossicologica di una lectina chiamata bolesatina, una proteina relativamente termostabile e resistente ad enzimi proteolitici che è stata ritenuta responsabile della tossicità gastrointestinale di questa specie (Kretz & al. 1989, 1991). Tuttavia, la quantità di bolesatina negli sporofori di B. satanas risulta essere inferiore a 10 mg /kg in peso fresco, per cui per raggiungere il valore di DL50 orale, che nei topi è pari a 3,3 mg /kg di peso corporeo (Kretz & al. 1991) servirebbero decine di kg di B. satanas.

Boletus satanas (= Rubroboletus satanas) deve il suo minaccioso nome alle sue proprietà tossiche; nonostante venga localmente consumato dopo essere stato sottoposto a diversi trattamenti, è da considerare una specie velenosa con sindrome gastrointestinale, per quanto incostante, pertanto, è piuttosto improbabile che la sostanza responsabile della tossicità gastrointestinale di questa specie sia la bolesatina e, come in altri casi, riteniamo che sia più corretto affermare che le tossine contenute in B. satanas a tutt’oggi non sono ancora ben note (…)

Altre note relative alla sezione Luridi vengono riportate sul nosto sito, nelle specifiche schede delle specie in questione.

Ispettorati micologici


SPECIE SIMILI al RUBROBOLETUS SATANAS


Di seguito le caratteristiche tipiche che possono aiutare nel riconoscimento di questo fungo micorrizico e distinguerlo da altre Specie simili.

Nella descrizione delle specie simili sottoastanti, non ho mai fatto accenno alle caratteristiche morfologiche dei basidiomi, in quanto presentano tutti un portamento boletoide, come quello del famodo fungo Porcino. Il gambo generalmente è più panciuto e ciccione negli esemplari di giovani età, per poi allungarsi a maturazione. Mentre il cappello, generalmente rimane abbastanza convesso.

Vediamo nel dettaglio altri potenziali sosia:

Rubroboletus eastwoodiae (VELENOSO-PROVOCA SINDROME GASTROINTESTINALE), ha un cappello di tonalità rosa, il margine leggermente rivolto verso il basso, la carne di colore gialastro.     

 Rubroboletus legaliae (NON EDULE) ha un cappello beige-grigiastro con sfumature rosate, un imenoforo giallo arancione, un gambo giallo oro, ricoperto per quasi due terzi da un fine reticolo rossastro.

Rubroboletus rubrosanguineus,(TOSSICO PROVOCA SINDROME GASTROINTESTINALE) ha un cappello di color caffelatte, un’imenoforo di colore rosso sangue ciliegia, un gambo claviforme e concolore ai tubuli; cresce sotto conifere.

Rubroboletus pulchrotinctus, (TOSSICO-PROVOCA SINDROME GASTROENTERICA COSTANTE) ha un cappello di colore rosa lilla-grigiastro, un imenoforo giallo, ed un gambo panciuto, biancastro giallo chiaro, rosa a metà.

Rubroboletus rhodoxanthus

Caloboletus calopus, (NON COMMESTIBILE) ha un cappello di colore grigio marroncino chiarissimo, un imenoforo con tubuli finissimi di colore giallo chiaro, un gambo giallo limone rispoerto in modo irregolare da un fine reticolo rossastro. Già descritto in apposita scheda sul sito ► CONSULTA LA SCHEDA: CALOBOLETUS CALOPUS.

Imperator rhodopurpureus (NON COMMESTIBILE-PROVOCA SINDROME GASTROINTESTINALE) ha un cappello prima giallo poi rosa ed infine bruno porpora, l’imenoforo è giallo poi bruno-oliva, il gambo ha un sfondo giallo ed è decorato da un reticolo giallo vivo poi rosso intenso.

► Neoboletus erythropus/praestigiator (COMMESTIBILE DOPO ADEGUATA COTTURA) ha un cappello vellutato di color marrone scuro, un imenoforo di colore rosso aranciato, con il margine giallo, un gambo panciuto, ricoperto da una fine punteggiatura rossastra ► CONSULTA LA SCHEDA: BOLETO DAL PIEDE ROSSO.

Boletus torosus (COMMESTIBILE DOPO ADEGUATA COTTURA) ha un cappello di colore brunastro, un imenoforo e gambo di colore analogo, giallo cadmio. Odora di medicina. 

Suillellus luridus (BUON COMMESTIBILE DOPO COTTURA PROLUNGATA) difficilmente confondibile con il porcino di satana. Ha un cappello di color cuoio sbiadito verdognolo, un gambo di color legno chiaro; cresce in boschi sia di conifere che di latifoglie

Suillellus comptus (EDULE DOPO LUNGA COTTURA) ha un cappello di color grigio-beige chiarissimo, con riflessi rosa, un gambo di color giallo-ocraceo, ornato da una fine punteggiatura rossastra. La carne è compatta e inodore.

Tra i funghi commestibili dopo lunga cottura, il Suillellu comptus è sicuramente quello che più somiglia al rubroboletus satanas.

Rubroboletus dupainii (EDULE DOPO ADEGUATA LUNGA COTTURA) ha un cappello color rosso sangue, un imenoforo conocolore al cappello, con tubuli molto piccoli, il gambo è privo di reticolo e presenta un color rossastro-rosaceo

PHOTOGALLERY DI RUBROBOLETUS SATANAS

IL PORCINO MALEFICO O BOLETO/PORCINO DI SATANA

Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas in stampa d’epoca
Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas in stampa d’epoca
Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas foto@Depositphotos
Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas. Foto di Antonio Licheri
Rubrobletus satanas
Rubrobletus satanas. Foto di Jan Schneider

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Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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