Suillus placidus

Suillus placidus

Suillus placidus (Bonord.) Singer 1945

Suillus placidus scheda illustrativa
Suillus placidus scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner arcobaleno dei funghi colore bianco-giallo Suillus placidusNell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / grigio / giallo cereo / beige chiaro / rossastro

Come riconoscere al volo Suillus placidus?

Suillus placidus è un fungo piuttosto comune, anche se però non sempre sufficientemente conosciuto, abbastanza noto e apprezzato nell’Italia settentrionale, legata alle foreste di conifere; ha uno sporoforo simile alle altre specie che appartengono al genere Suillus ed alcune del genere Leccinum, presenta un cappello emisferico e molto viscidoso, ha un gambo lungo e sottile di colore bianco avorio, ed è privo di anello.

L’imenio è a tubuli leggermente decorrenti, quasti hanno un colore bianco negli esemplari giovani, e giallo paglierino in quelli maturi. Come accennato precedentemente questa specie a si può rinverire sopratutto nelle regioni del Nord Italia, cresce spesso in associazione con i pini del genere Strobus. È un fungo considerato commestibile, ma da alcuni considerato di non eccelsa qualità, per via la sua viscidità che nei funghi, non è a tutti gradita.

PINAROLO BIANCO

Sinonimi obsoleti:

Boletus placidus Bonord., Beitr. Mykol. 19: 204 (1861)
Gyrodon placidus (Bonord.) Fr.
Ixocomus placidus (Bonord.) E.-J. Gilbert, Bolets (Paris): 134 (1931)
Suillus plorans subsp. placidus (Bonord.) Pilát,: pl. 7 (1961)
Suillus plorans subsp. placidus (Bonord.) Pilát, 2: pl. 7 (1959)
Suillus placidus (Bonord.) Singer (1945)
Suillus placidus f. fusipes (Fr.) Klofac (2007)
Suillus placidus f. placidus (Bonord.) Singer (1945)
Uloporus placidus (Bonorden) Quélet, (1886)

Suillus placidus (Bonord.) Singer 1945

Pinaiolo bianco, pinarolo, pinarello

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Suillaceae
Genere:Suillus
Specie:Suillus placidus
Nome italiano:Fungo dei pini, pinarolo bianco, pinaiolo bianco
Tipo nutrimento:Simbionte ectomicorrizico (Pinus spp)
Periodo vegetativo:dalla fine primavera fino all’inizio autunno
Commestibilità o Tossicità:SPECIE EDULE – tendenzialmente un po’ viscido

NOMI INTERNAZIONALI del Suillus placidus

  • Inglese: Suillus placidus
  • Tedesco: Elfenbein-Röhrling
  • Francese: Bolet ivoire
  • Olandese: Ivoorboleet
  • Polacco: Maślak wejmutkowy
  • Svedese: Elfenbenssopp

Nomi comuni italiani

Essendo un fungo noto e diffuso principalmente nelle Alpi, i suoi nomi comuni sono piuttosto limitati e, molto spesso non indicano una specifica specie ma si riferiscono ad un intero gruppo di specie accomunate da una vaga somiglianza e dall’habitat di conifere. I nomi a cui ci riferiamo, sono: pinarolo, pinaiolo, pinarello, frequentemente utilizzati in diversi paesi per indicare specie di fungo differenti, in questo caso a fare la differenza tra tutti è il caratteristico colore bianco, da cui Pinarolo/Pinaiolo bianco o avorio.

Tassonomia ed Etimologia del nome

Il “fungo dal colore d’avorio”, Suillus placidus,  fu inizialmente descritto da Hermann Friedrich Bonorden che la classificò nel genere Boletus, con il basionimo Boletus placidus Bonord., 1861. Secondo il Catalogue of life, il nome attuale gli fu dato da Rolf Singer nel 1945.

L’epiteto “placidus” deriva dalla parola “placeo” che significa piacere, nel senso di gradito, buono, consumabile, che non crea problemi, semplice da identificare per il suo colore chiaro, bianco-avorio.

Il nome ” Suillus “, è un diminutivo dei termini ” Sus “  ” sùis ” termine che si riferisce al maiale, porcellino, maialetto, in riferimento alla taglia del basidioma che può essere di grandi dimensioni, abbondante. Questo nome è stato scelto, perchè in precedenza questa specie apparteneva alle Boletaceae, famiglia di funghi che raggruppa le specie con un portamento massicio ed obeso.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • Nei paesi di lingua inglese, francese e molti altri il nome rimane quello scientifico, Suillus placidus. 
  • Nei paesi di lingua tedesca, è il fungo Porcino d’avorio, come in Francia e stati in cui si parla il francese, Boletus è il genere identificativo unico de Porcini e d’avorio ugualmente per la tonalità del cappello.
  • In francese, viene chiamato Boleto d’avorio, boleto per le sue caratteristiche morfologiche simili a quelle del genere Boleus, d’avorio perchè il cappello ha una colorazione tipica bianco-avorio.
  • in Polacco è la traduzione letterale è differente dalle precedenti, Fungo color Latte di burro o latticello, dovuto al colore bianchiccio con sfumature giallo tenue che ricordano il burro. 
  •  in Svezia e quindi in svedese come quasi tutte le lingue citate viene chiamato fungo d’avorio.

DISTRIBUZIONE della specie Suillus placidus

La specie Suillus placidus ha una distribuzione globale. Lo si può trovare in diverse regioni e stati dell’Asia, Europa ed America, in particolare solo nel Nord e Sud dell’America orientale, sulla catena montuosa degli Appalachi, esclusivamente in associazione con le piante appartenenti alla specie di pino a cinque aghi, del genere Strobus, il suo areale infatti coincide con quello del pino bianco orientale nativo; nel continente asiatico è presente soprattuto nelle regioni fredde dell’estremo oriente vicino alla Russia, dove vegeta nelle foreste temperate di pino siberiano (Pinus sibirica), il pino nano siberiano (P. pumila) e il pino coreano (P. koraiensis). Ci sono state alcune segnalazioni di ritrovamenti anche in Cina e Giappone.

Il Suillus placidus nel continente europeo si trova principalmente nella medesima area del pino cembro, dove può fruttificare e vegetare anche a 2100 metri d’altezza sul livello del mare. Questa varietà di Suillus è più comune negli stati europei centrali-meridionali, come: Germania, Francia, Italia, Austria, Svizzera, Slovacchia e Repubblica Ceca, Romania, in Bessarabia, regione dell’europa centro orientale, ripartita politicamente tra Moldovia e Ucraina e Bucovina settentrionale, regione storica che è compresa tra i Carpazi centro orientali e le aree pianeggianti nei dintorni, politicamente è suddivisa tra Romania e Ucraina. 

In Polonia Suillus placidus è considerato raro, motivo per cui è stato inserito nella lista rossa delle specie a rischio, è anche presente nelle liste rosse delle specie a rischio di estinzione in Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Lituania. Persino nei paesi nordici è saltuario, nonostante ci siano delle segnalazioni da Svezia e Gran Bretagna dove è stato ritrovato esclusivamente nella Contea di Kent,  situata a sud dell’Inghilterra. Infine, ci sono dati provenienti da alcuni paesi del Nord Africa.

In Italia è presente soprattuto nelle regioni settentrionali alpine come Piemonte e Lombardia, e sulla catena montuosa delle Dolomiti.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT ideale del PINAROLO, SUILLUS PLACIDUS

Suillus placidus
Suillus placidus

L’habitat ideale per il Suillus placidus

Il Suillus placidus è un fungo simbionte, che forma ectomicorrize, (stretti legami ifa-radice), con differenti specie di alberi. Generalmente in Europa micorriza con specie di alberi che si trovano nella regione alpina, come ad esempio, il  pino cembro (pino europeo), albero che può crescere ad fino a 2100 metri di altitudine, e nelle aree in cui è stato importato il pino bianco orientale (Pino strobo), tuttavia quest’ultima associazione si verifica con più frequenza in America. In Piemonte lo si trova frequentemente in boschi misti di conifere ad ago lungo, Pino strobo, Pino nero, Pino silvestre e Pino cembro.

Suillus placidus non cresce solamente in foreste pure, ma anche in boschi misti di aghifoglie, con sporadica presenza di abeti rossi; è stato ritrovato anche in parchi o radure e con presenza di Ginestra.

Questo fungo fruttifica durante tutto il periodo estivo fino alla stagione autunnale, quindi da giugno a novembre, tuttavia il suo optimum di crescita è da agosto a settembre. Anche se in realtà, il suo periodo vegetativo preferito, varia a seconda della regione in cui si trova e soprattutto a patto che il bosco sia molto umido o persino ben bagnato da recenti piogge. Difficile o quasi impossibile trovarlo in periodi in cui vi è prolungata assenza di piogge, salvo sotto a conifere che si trovano lungo piccoli corsi d’acqua in piena ombra e al riparo dal vento.

Suillus placidus può crescere singolarmente, sparso o gregario, anche in gruppi abbastanza numerosi.

🔥 Piccole curiosità

💥  Il fungo Suillus placidus, è un fungo molto particolare, che grazie alle sue caratteristiche morfologiche distintive, uniche, oltre che habitat e colorazione, difficilmente può essere confuso con altre specie. Inoltre in Italia sembrerebbe essere (aspetto questo non pienamente confermato dai dati scientifici), un simbionte esclusivo del pino strobo (Pinus strobus), a tal proposito all’interno della provincia di Biella, sono presenti alcune aree con piantumazioni di questa specie di conifera, per cui questo fungo è facilmente ritrovabile nel periodo estivo-autunnale, proprio all’interno di queste oasi di ripopolamento. Questi casi sono piuttosto unici in micologia, sebbene lo sia anche il suo parente stretto, Suillus grevillei, simbionte esclusivo del larice, specie già abbondantemente descritta sul sito di funghimagazine. 
💥 Questa specie preferisce vegetare e crescere su suolo acido e ben umido. La decomposizione continua degli aghi caduti a terra, da parte di funghi e batteri,  fa si che gli aghi stessi rilascino sostanze chimiche che acidificano il terreno.

Suillus placidus, come cura per i tumori?

💥 Durante una ricerca scientifica del 2009, con lo scopo di cercare sostanze per contrastare i tumori, ovvero antitumorali, i ricercatori hanno osservato e studiato diverse molecole contenute nella specie Suillus placidus, come ad esempio l‘estratto dell’acetato di etile che purificato, tramite la spettrometria di massa, prende il nome di Suillina, una sostanza antimicrobica, antiossidante e antitumorale.  Questo studio è stato fatto in relazione all’epatoma, cioè il cancro al fegato. L’epatocarcinoma cellulare è un grave problema sanitario nei paesi di tutto il mondo,  con un incidenza compresa tra i 500000 e i 100000 casi. Somministrando la suillina ed esaminandone gli effetti, si è potuto comprendere che questa sostanza antitumorale induce l’apoptosi nelle cellule tumorali del fegato, mediante l’attivazione della cascata apoptotica mitocondriale, ne inibisce così la replicazione. In conclusione la Suillina estratta dalla specie Suillus pacidus potrebbe essere utilizzata per i trattamenti chemioterapici utilizzati come ” cura ” degli epatocarcinomi.

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre un pericolo. Non consumare mai funghi che ancora non conosci, se prima non li hai mostrati, in presenza ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona (e non attraverso a fotografie). Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE il fungo Pinaiolo bianco, Suillus placidus

Il CAPPELLO:

Ha un diametro di 3-13 cm, è carnoso, inizialmente emisferico con il bordo rivolto verso il basso, poi convesso (cuscino), infine appiattito-convesso fino a completa distensione, talvolta lievemente concavo verso il centro. La cuticola ha una superficie liscia, nuda, sempre lucida e appiccicosa, diventa viscida e molto viscosa-unta in caso di pioggia o con elevata umidità dell’aria, una volta asciutta diviene molto lucida. Inizialmente la cuticola è di colore bianco avorio, bianco-grigiastro o giallastro, poi lievemente giallo-bruno, grigio-bruno, giallo-palido sul margine. Talvolta, quando il basidioma è maturo, in alcuni punti della cuticola, sono presenti delle sfumature violacee. Quando viene premuto, il cappello scolorisce, diventando grigio-violetto. La cuticola sulla superficie del cappello è facilmente rimovibile.

IMENOFORO:

É tubolare (costituito da una spugna), ha dei tubuli lunghi da 4 a 11 mm, lievemente rastremati (scendono lungo il gambo) o adnati, sono aderenti al gambo e difficilmente separabili da esso. Il colore dell’imenoforo è dapprima biancastro, poi rapidamente giallastro, e a maturità bruno-giallastro. I Pori sono inizialmente ricoperti da un velo parziale di colore biancastro, soggetto a rottura dopo poco tempo, sono piccoli, fini e stretti, con un diametro di 2-4 mm; inizialmente arrotondati e poi irregolari ed angolosi, biancastri da giovani, soprattutto da giovani emettono gocce lattiginose (lacrime) di una colorazione ocracea, divenendo poi giallo-limone, giallo-oliva ed infine a maturità, quando si asciugano assumono sfumature bruno-rossastre.

CARNE:

É tenera, morbida, acquosa, e abbastanza coesa, densa, è di una colorazione bianca nei basidiomi giovani o gialla paglierino in quelli vecchi, viola sotto la cuticola del cappello e giallo-limone, sopra i tubuli; la polpa diviene fragile se i funghi vengono conservati a lungo o in malo modo; alla rottura il colore vira lentamente al rosso vinoso; a volte però non cambia di colore o lo fa in maniera appena accennata. Gli sporofori emettono un profumo gradevole, ma debolmente aromatico, con un sentore fungino, il sapore è delicato. Qundo il basidioma tagliato a metà viene immesso nell’ KOH la polpa è rosso vinoso; invece, in ammoniaca diventa rossa.

SPORE E RILASCIO DELLE SPORE (SPORATA):  

Le spore hanno una dimensione di 7-11 x 2,5-4 µm (micron), sono ellissoidali, fusiformi-ovali, allungate non amiloidi (nel reagente di Meltzer) lisce, ialine, granulate all’interno; hanno una tonalità giallo pallido, ocra dalla coda gialla, Le spore hanno una tonalità ocra o brunastra in massa. La sporata assume una tonalità giallo-olivastra, ocra e poi marroncino chiaro, quando l’imenoforo è completamente maturo. 

GAMBO:

Ha un’altezza variabile di 2-10 cm e largo da 0,7 a 3 cm, ha una geometria cilindrica, talvolta fusiforme e ricurvo verso la base, che si restringe verso l’imenoforo. Non presenta l’anello. La superficie biancastra dello stelo è cosparsa di macchie al tatto resinose ed asciutte; inizialmente sono biancastri poi marroncino chiaro, infine castano-rossastri. Queste chiazze sono spesso confluenti e formano dei disegni crestiformi. Questi “granuli “ hanno un odore un po’ sgradevole. La ” carne “ del gambo è carnosa e piena, di una tonalità, che può essere biancastra, giallastra nella porzione superiore, al di sotto del cappello (spesso concolore al cappello). Il micelio al di sotto del gambo è biancastro.

STRUTTURE MICROSCOPICHE:

I Basidi sono a forma di clava, hanno uno sterigma ciascuno e portano da due e quattro spore, misurano 24-30 x 6-9 µm, in ammollo con il KOH (idrossido di potassio) sono ialini, mentre nel reagente di Meltzer giallastri. Pleurocistidi hanno una dimensione di 49-60 x 6-9 µm, passano da subcilindrici a clavati, con pigmento intracellulare e fisso bruno scuro. Cheilocistidi e caulocistidi sono simili ai pleurocistidi, ma più capitati, ” spezzati “. L’imenoforo presenta dei tubuli divergenti. La cuticola presente sulla superficie del cappello è composta da ife sottili, intrecciate, che sono larghe 3-6 micron, di colore giallo pallido. Non ci sono fibbie. Le cistidi (cellule sterili , generalmente appariscenti, situate nello strato imenale o tra le cellule della pelle del cappello e del piede, probabilmente con ruolo escretore) sono subfusiformi e debolmente clavate misurano 45-55 x 8-10 micron, spesso di colore giallastro chiaro.

COMMESTIBILITA’ della specie Suillus placidus, fungo pinaiolo o pinarolo.

TRATTASI DI FUNGO COMMESTIBILE, CHE TALVOLTA PUO’ AVERE ODORE SGRADEVOLE

Riporto qui un escursus delle informazioni, riguardo la commestibilità del Suillus placidus, che sono oggigiorno facilmente reperibili, su internet nei siti piu comuni: Il Suillus placidus può essere considerato un fungo edule, commestibile, ma di mediocre qualità, solo consumato previa cottura, ben cotto e dopo aver rimosso la sottile cuticola viscida presente al di sopra del cappello, che risulta essere lassativa a seconda della tolleranza individuale, come per qualsiasi altro fungo del genere Suillus; Per consumarlo occorre raschiare il gambo, togliendo le macchie brunastre rossicce.

(NDR) onde evitare di incorrere in esemplari puzzolenti, è consigliabile consumare solamente esemplari giovanissimi, ben freschi, non conservati a lungo nel cesto o nel frigorifero, avendo avuto cura di odorarli al momento della raccolta, quindi utilizzando solamente il cappello, così da evitare di dover raschiare via le macchie rossicce-brunastre.

Nei paesi dell’est europeo, si usa conservato in salamoia.

Riguardo alla sua commestibilità ti rimandiamo a quanto scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

«🍴 Genere Suillus
(incluso Boletinus)

Il genere Suillus comprende solamente specie commestibili che presentano una certa variabilità sia per la diffusione e la rilevanza del consumo alimentare, sia per la frequenza con la quale possono causare disturbi gastrointestinali (generalmente lievi) nei consumatori. In soggetti predisposti o in seguito a consumo abbondante possono verificarsi effetti lassativi, che talvolta sconfinano in vere intossicazioni gastrointestinali. Tale casistica è più consistente ove questi funghi sono maggiormente conosciuti, ma numericamente è comunque irrilevante rispetto all’entità del consumo alimentare. Non si può concordare con ipotesi di “tossicità” di determinate specie come è stato fatto per S. collinitus e per S. mediterraneensis al fine di spiegare singoli casi di intossicazione gastrointestinale (Lavorato 1996). Tutt’al più, valutando le informazioni disponibili, si può ipotizzare che l’effetto lassativo sia meno marcato in S. grevillei rispetto alle specie della sez. Granulati e che, all’interno di queste ultime, S. collinitus sia la specie il cui consumo è più di frequente associato alla comparsa di disturbi gastrointestinali di varia entità.
Non si conoscono casi con connotazioni diverse rispetto ai semplici sintomi gastrointestinali, pertanto riteniamo non corretto l’inserimento (anche solo ipotetico) dei Suillus fra i potenziali agenti causali di sindrome emolitica o paxillica, in virtù di un unico contributo molto datato (Bobrowski 1966) riferito al consumo di S. luteus da parte di un’unica paziente dichiaratamente allergica. Non è chiaro se il noto effetto lassativo sia legato al consumo della cuticola del cappello e quindi se la sua asportazione sia da considerare un trattamento obbligatorio, oppure se la pratica di decorticarli sia esclusivamente per migliorarne la qualità gastronomica. La “tossicità” della cuticola è segnalata esplicitamente in un contributo abbastanza datato (Prager & Goos 1984) e altri dati parrebbero contrastanti: per esempio l’utilizzo da parte dell’industria alimentare di grandi quantità di Suillus in salamoia, non decorticati, per la produzione di prodotti trifolati pronti all’uso, senza che si sia mai verificata alcuna conseguenza per i consumatori. La stessa situazione si verifica, più di rado, anche per partite di Suillus essiccati destinati alla produzione di granulari per l’industria alimentare. Inoltre, la casistica italiana di intossicazioni da Suillus è correlata al consumo sia di esemplari non privati della cuticola del cappello, sia (in altri casi) di funghi perfettamente decorticati. Pertanto è ragionevole pensare che le sostanze con effetti lassativi siano distribuite in tutte le parti dello sporoforo e più o meno presenti in tutte le specie, anche se probabilmente con diversa concentrazione (anche in funzione dello stadio di maturazione degli esemplari raccolti).
Anche se non si possono produrre evidenze scientifiche a riguardo, l’esperienza pratica consente di affermare che lo stadio di maturazione può avere una certa rilevanza per spiegare una parte dei casi di reazione avversa gastrointestinale. Al contrario, pare essere irrilevante l’applicazione o meno di un trattamento di prebollitura, in quanto conosciamo casi di intossicazione avvenuti anche dopo tale trattamento, oppure in seguito al consumo di Suillus conservati sottolio.
Suillus granulatus e S. luteus sono incluse nelle liste positive nazionali delle specie commercializzabili allo stato fresco, secco e conservato; la prima è poco presente sul mercato italiano mentre è più commercializzata in Francia allo stato congelato (e poiché si tratta di materia prima di origine cinese, S. granulatus si legga come “varie specie appartenenti alla sez. Granulati”). In Italia è piuttosto diffuso il commercio della seconda (S. luteus), in particolare all’interno di “misti funghi congelati” ma anche all’interno di vari prodotti preparati (in base a materia prima essiccata o in salamoia). Altre specie inserite in alcune liste positive regionali delle specie commercializzabili allo stato fresco sono S. bellinii (Toscana, Calabria), S. collinitus (Toscana) e S. grevillei (Trento, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria sub “Boletus elegans”). Escluse la Calabria e in minor misura la Valle d’Aosta, il commercio dei Suillus allo stato fresco in Italia è quasi inesistente, mentre il consumo di esemplari raccolti avviene più o meno diffusamente in numerose regioni. Oltre a S. luteus e S. granulatus, altre specie risultano ufficialmente commercializzabili in ambito europeo, anche se non ci è nota l’entità della loro reale presenza sul mercato: S. bovinus (Polonia 2018; Repubblica Ceca 2013; Svizzera 2020); S. cavipes = Boletinus cavipes (Repubblica Ceca 2013); S. collinitus (Ungheria 2019; Svizzera 2020); S. grevillei (Austria 2006; Belgio 2017; Germania 2008; Polonia 2018; Repubblica Ceca 2013; Romania 2019; Svizzera 2020; Ungheria 2019); Suillus placidus (Germania 2008; Repubblica Ceca 2013); S. variegatus (Germania 2008; Polonia 2018; Repubblica Ceca 2013); S. viscidus (Austria 2006; Repubblica Ceca 2013). La normativa ungherese e quella svizzera prescrivono l’obbligo di eliminare la cuticola del cappello. In Francia (2016) la commercializzazione di S. granulatus allo stato fresco può avvenire solo se i funghi sono accompagnati da una chiara informazione per il consumatore della necessità di una cottura completa prima del consumo.
In generale, poiché l’effetto lassativo è di intensità variabile a seconda della predisposizione dei singoli consumatori, in occasione della prima volta che si consumano questi funghi occorre assumerne quantità modeste. Se il raccoglitore è un consumatore abituale o se si tratta del primo consumo è un’informazione che il micologo, in sede di controllo di commestibilità, può chiedere al singolo utente quando porta i funghi al controllo. La prebollitura non è da ritenere necessaria, mentre è raccomandabile l’utilizzo dei soli esemplari giovani. Il consiglio di privare i Suillus dei gambi fibrosi e della cuticola prima dell’utilizzo alimentare rimane, in ogni caso, del tutto sensato.

Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI al SUILLUS PLACIDUS

Essendo un fungo molto particolare, dalle caratteristiche distintive, e forse simbionte esclusivo, è difficile che non venga riconosciuto o confuso con altre specie fungine simili. Qui elencherò le specie che più si avvicinano, dando rilevanza non solo alle numerose specie commestibili, ma anche a quelle considerate tossiche, velenose o banalmente non eduli per le loro qualità. 

  • Boletus edulis, varietà albus, ha una forma boletoide, è massiccio, obeso, è completamente bianco, non presenta macchie sul gambo e la sua carne è immutabile al taglio.
  • Leccinum quercinum → ora Leccinum aurantiacum, il suo cappello ha una forma simile al S. placidus, ma è di colore arancio-rossastro, inoltre il L. aurantiacum vegeta nei boschi di latifoglie composti da castagno, querca e carpino; la superficie del gambo è completamente bianca priva di macchie bruno-rossastre
  • Leccinum holopus, è forse la specie maggiormente somigliante al placidus, ma a differenza di quest’ultimo non fruttifica nelle foreste di conifere (pini a 5 aghi), ma spesso nei boschi di betulla, inoltre è completamente bianco, anchese può presentare dei puntini sulla superficie del gambo, meno evidenti del placidus. A maturazioni i pori dell’imenoforo assumono una tonalità rosata.
  • Leccinellum crocipodium, è difficile da confondere, poichè ha un cappello di una colorazione giallastra-arancione e tagliandolo, la carne vira al nerastro, il gambo è di colore giallo molto chiaro, inoltre è ritrovabile al di sotto di carpini e querce.
  • Suillus granulatus, abbastanza simile, non per colore ma per produzione di latice, decisamente più scuro, marrone e non bianco, secerne goccioline di liquido lattiginoso e la parte alta del gambo è inoltre ricoperta da granulazioni che si colorano di bruno-ruggine, per via dei residui delle suddette goccioline.
  • Suillus viscidus, questa specie è simbionte micorrizico del larice e non dei pini a 5 aghi, come il Suillus placidus; la cuticola del cappello può risultare viscidosa, ma è di colore grigiastro sporco, per di più, sul gambo è presente anello grigio-bruno mebranoso e persistente.
  • Suillus bellinii, specie che frequentemente cresce nelle aree costiere, in foreste di pino marittimo o domestico; la carne ha un odore fruttato, è di colore giallastro e rosata sotto la cuticola. Il cappello è di una tonalità marroncino scuro al centro più chiaro verso il margine, inoltre ha un margine appendicolato, revoluto verso l’imenoforo.
  • Tylopilus felleus, il porcino amaro, ha un cappello di colore caramello opaco, viene maggiormente confuso con i porcini, tuttavia il T. felleus presenta  i pori di colore rosa, sulla superficie del gambo ha un reticolo bruno scuro, molto marcato, che però non si presenta appena al di sotto del cappello; questa specie fruttifica sia in forset miste di conifere che di latifoglie. Il T. felleus ha un tipico sapore amaro, per cui se ci sono dubbi sulla determinazione della specie è possibile assaggiarne un pezzettino minuscolo, così da capire subito se è la specie in questione oppure no.

PHOTOGALLERY DI SUILLUS PLACIDUS

Il fungo Pinarolo bianco

Suillus placidus

Suillus placidus
Suillus placidus, primo piano sul gambo con caratteristiche placchette resinose rossicce

Suillus placidus

Suillus placidus
Suillus placidus, particolare di spugna e gambo

Suillus placidusSuillus placidusSuillus placidus

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Suillus placidus@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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