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Galaverna

La Galaverna è una precipitazione atmosferica che consiste in un deposito di aghi-scaglie di ghiaccio, che si formano per sopraffusione delle gocce d’acqua in presenza di temperature sottozero e nebbia

Galaverna [galavèrna]

Variante accettata: Calaverna.

Definizione

Tipo di precipitazione atmosferica che consiste in un deposito di aghi o scaglie di ghiaccio, su di superfici esterne che entrano a contatto con nebbia congelantesi, al di sotto di una temperatura di 0°C.

Descrizione

La galaverna fa parte dei fenomeni meteorologici minori, che non tutti conoscono, ma che, frequentemente è stato inconsciamente osservato durante gelide giornate invernali in cui, a temperature al di sotto dello 0°C, si affianca anche la presenza di fitte nebbie.

Galaverna
Galaverna su cespuglio
Galaverna
Galaverna su rametti di Robinia pseudo-acacia. Foto@Angelogiovinazzo

Il fenomeno si scatena per effetto di brinamento dell’acqua contenuta in forma liquida nel vapore acqueo che solidifica, sottoforma di piccoli aghi o scaglie di ghiaccio, a contatto con gelide superfici, raffreddatesi per perdita di calore (irraggiamento notturno) o per persistenza di masse d’aria molto fredda.

La galaverna può formarsi in qualunque ora del giorno o della notte.

Perché si formi nelle ore diurne, è però essenziale che ci sia calma di vento, nebbia fitta preesistente, oppure sopraggiunta e fitta tanto quanto basta per impedire ai raggi del sole di oltrepassare lo strato nebbioso, con temperature quindi rigide, meglio se in contesto di giornata detta “giornata di ghaccio”, perché le temperature massime diurne non hanno mai superato la soglia di -0.1°C.

La galaverna richiede un processo di sopraffusione delle gocce d’acqua. Questo processo consiste in un raffreddamento di un liquido al di sotto della sua temperatura di solidificazione, senza però che il liquido stesso si sia solidificato, ma sia rimasto allo stato liquido, così come di solito accade in presenza di nebbie. Oltre alle basse temperature, occorre che vi sia anche scarsa o assente ventilazione, e che la dissipazione del calore preesistente avvenga in modo rapido e deciso.

Per questa ragione di solito, i depositi di cristalli di ghiaccio in lento accrescimento, si osservano maggiormente sulle superfici che per prime perdono calore quali piante, rocce o il terreno, meno per esempio sui tetti delle case che, continuano ad emettere calore se all’interno sono riscaldate.

Per estensione, è possibile definire galaverna anche spessi depositi di granuli-aghetti di ghiaccio, che si producono per lenta solidificazione, pur in assenza di nebbia, ma con temperature ben al di sotto dello zero ed umidità superiore al 90%.

DIFFERENZIAZIONE TRA GALAVERNA E CALABROSA

Un fenomeno del tutto simile avviene in presenza di temperature sottozero, fitte nebbie e forte vento che, induce le gocce liquide di nebbia, più grossolane, a solidificare sulle superfici sopravvento, generando concrezioni di aghi-cristalli di ghiaccio assai più voluminose rispetto a quelle generate dalla galaverna. In questo caso siamo in presenza del fenomeno detto → Calabrosa.

calabrosa
Primo piano su cristalli di ghiaccio depositati in forma di ‘calabrosa’
Calabrosa
Fenomeno della ‘calabrosa’ ben evidente su questo pinetto presso i Laghi di Gorzente. Foto@paz3
Calabrosa
Galaverna e Calabrosa presso il Monte Terminillo. Foto@paolocasaburi
Calabrosa
Calabrosa su betulle presso Oasi Zegna (BI), sullo sfondo Monte Legnone, Disgrazia, Campo dei Fiori, Grigna Settentrionale ed Adamello. Foto@mirellinagiovi
Calabrosa
Calabrosa su betulle presso Oasi Zegna (BI). Foto@mirellinagiovi

La Calabrosa è ben visibile sulle piante d’alta montagna dove, le temperature rimangono costantemente al di sotto dello zero per lunghi periodi e la fitta nebbia, fortemente sospinta dal vento, solidifica stratificandosi in spessi depositi di ghiaccio, allineati secondo le direzione del vento.

In pratica, questi depositi di ghiaccio si formano quasi sempre, con disposizione orizzontale, dietro al rametto sopravvento (in direzione contraria a quella di provenienza del vento).

A livello internazionale, la meteorologia ufficiale classificava la galaverna con il termine di ‘Rime‘ (deposito di ghiaccio composto da grani-aghi separati da aria intrappolata tra le ramificazioni cristalline). Da alcuni decenni a questa parte si fa distinzione tra galaverna (soft rime), facilmente scossa via, e calabrosa (hard rime), più resistente agli scossoni.

Anche in Italia si è adottata questa distinzione. Il meteorologo Raul Bilancini nel suo ‘Breve dizionario dei termini meteorologici in cinque lingue‘ diversifica i termini in galaverna (ghiaccio granuloso) e calabrosa (ghiaccio compatto), distinguendoli però a loro volta anche dal ghiaccio vitreo-trasparente che, non farebbe parte dei due termini, dal momento che la galaverna è sempre costituita da rivestimenti cristallini bianchi-opachi, intorno a superfici solide.

Ma attenzione anche a non confondere la galaverna con la brina.

LA BRINA NON E’ GALAVERNA

Benché piuttosto simili tra loro, la brina, praticamente a tutti nota, non è galaverna!

La brina si forma ugualmente sulle superfici solide fredde, sull’erba, sulle piante, sui tetti delle case e sulle automobili, durante le ore notturne.

Questa però si forma per il congelamento diretto del vapore acqueo, e non per processo di solidificazione di micro particelle d’acqua gelata, che rimangono però ancora allo stato liquido, quindi in caso di brina, si parlerà di brinamento e non di sublimazione o sopraffusione (passaggio dallo stato liquido a quello solido).

Una brinata si può verificare anche con temperature dell’aria non necessariamente sottozero. Se anche l’aria al di sopra di 1 metro da terra è prossima a +2/+3 o persino +4°C ma la superficie terrestre tocca gli 0°C o anche meno, allora su questa superficie gelata, il vapore acqueo solidificherà generando la brina.

galaverna
Primo piano su formazione di Galaverna
Galaverna
Primo piano su formazione di Galaverna
galaverna
Galaverna in una gelida giornata di fitta nebbia nel Biellese orientale

 

 

 

 

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