funghimagazine.it
Funghi Magazine - Il magazine on-line sui funghi d'Italia. Aggiornamenti funghi, articoli e notizie sui funghi, segnalazioni in tempo reale. dove nascono i funghi e la tabella sulle nascite e crescite dei funghi con il Semaforo dei Funghi

Sindrome Falloidea

La sindrome falloidea è una gravissima forma di intossicazione provocata dalle amatossine, composti tossici che si trovano in diversi generi di funghi: Amanita, Galerina, Lepiota e Conocybe. Scoprila in questa scheda

SINDROME FALLOIDEA

La sindrome falloidea è provocata dalle amatossine, composti tossici che si trovano in diversi generi di funghi: Amanita, Conocybe, Galerina e Lepiota.

Il genere Amanita comprende più di 900-1000 specie diverse, anche se quelle descritte sono solo 500 (Meisel et al., 2022; White et al., 2019), solo alcune delle specie appartenenti a questo genere sono velenose, tra queste:

  • A.bisporigera 💉😷
  • A.brunnescens 💉😷
  • A. gemmata 💉😷
  • A. gioiosa 💉😷
  • A. heterochroma 💉😷
  • A.ocreata 💉😷
  • A. ovoidea 💉😷
  • A. phalloides (mortale☠💀)
  • A. porrinensis (mortale☠💀)
  • A. regalis / pseudoregalis 💉😷
  • A. verna (mortale☠💀)
  • A. virosa (mortale☠💀)

La specie più nota è l’Amanita phalloides, nota anche come “angelo della morte”, è responsabile del 90-95% di tutti i decessi umani provocati dai funghi; infatti, bastano solo 20/25 grammi di fungo fresco per causare la morte (Diaz., 2018, Sezer, Oszger Ilhan., 2021; Garcia et al., 2015).

Amanita phalloides
Sindrome falloidea – la mortale Amanita phalloides

Nel genere Galerina, la più comune è la G.marginata, in Lepiota la più frequentemente riportata è L.brunneoincarnata , ma altri casi di decesso sono stati registrati con l’ingestione di L. brunneolilacea, L. castanea, L. helveola e L. subincarnata.

Mazze di Tamburo Velenose
Sindrome falloidea – Simil Mazze di Tamburo ma si tratta della velenosa Lepiota brunneoincarnata, specie mortale PH@Javier_ormad
Sindrome falloidea - Galerina marginata
Sindrome falloidea – la velenosa Galerina marginata
Sindrome falloidea - Conocybe filaris
Sindrome falloidea – la velenosa Conocybe filaris

Nel genere Conocybe, la specie velenosa è C. filaris (Diaz., 2018; Garcia et al., 2015).

In generale l’avvelenamento da amatossina è un grave problema di salute pubblica in tutto il mondo, inoltre è in aumento per una serie di motivazioni: gli adolescenti confondono i funghi velenosi con quelli allucinogeni; gli immigrati li confondono con le specie commestibili del loro paese d’origine (Diaz., 2018). L’avvelenamento da amatossina ha un tasso di mortalità che va dal 10 al 30% (Garcia et al., 2015). 

MECCANISMO D’AZIONE, TOSSICOCINETICA

Sindrome falloidea – Seconda parte

Amanita phalloides contiene tre classi di tossine peptidiche cicliche, che possono essere raggruppate in amatossine, fallotossine e virotossine (Garcia et al., 2015).

Tutte queste tipologie di tossine contengono un residuo di triptofano sostituito in posizione 2 dell’anello indolico da un atomo di zolfo (Garcia et al, 2015). La tossicità di queste 3 sostanze è differente:

  • le amatossine  sono le più tossiche, causano la morte entro 2-8 giorni,
  • le fallotossine e le virotossine  sono meno tossiche (LD50 intraperitoneale 1-20 mg/kg, nel topo bianco) ma agiscono più rapidamente, causando la morte entro 2-5 ore (Garcia et al., 2015).

La concentrazione delle tossine nello sporoforo varia a seconda di habitat, e maturazione, negli stadi iniziali sono presenti quantità maggiori di tossine che diminuiscono con la maturazione dello sporoforo, (Garcia et al., 2015), inoltre, le tossine, a secondo del pH del suolo possono essere maggiormente acide o neutre (Garcia et al, 2015).

Le amatossine sono state identificate come ottapeptidi biciclici, e comprendono almeno nove diversi composti: α-amanitina, β-amanitina, γ-amanitina, ε-amanitina, amanina, amaninamide, amanullina, acido amanullinico e proamanullina.

Sindrome falloidea amatossine
Sindrome falloidea- Struttura/schema delle Amatossine

La DL50 intraperitoneale delle amatossine nel topo varia da 0,3 a 20 mg/kg.

Le amatossine hanno una grande stabilità al calore non vengono distrutte dalla cottura, dall’essicazione e nemmeno dal congelamento. Queste proprietà, unite alla loro solubilità in acqua, le rendono particolarmente tossiche, inoltre, le amatossine sono resistenti alla degradazione enzimatica acida e quindi, se ingerite, non vengono inattivate nel tratto gastrointestinale, ma sono assorbite velocemente (Garcia et al., 2015).

L’ α-amanitina inibendo l’attività dell’RNA polimerasi viene studiata come potenziale agente antitumorale (Yin et al., 2019).

Una volta assorbite le amatossine non si legano a nessuna proteina plasmatica e quindi si distribuiscono velocemente nell’organo bersaglio, il fegato, dove provocano necrosi periportale e centrilobulare e nei reni (Le Darè et al., 2021; Garcia et al., 2015). Le tossine si accumulano nel fegato grazie al trasportatore principale OATP1B3 situato nella membrana sinusoidale degli epatociti (Garcia et al., 2015). L’α-amanitina nell’epatocita inibisce l’RNA polimerasi II mediante un legame H (idrogeno), altera il processo di elongazione, quindi la sintesi di RNA messaggero e di conseguenza la sintesi proteica, portando alla morte cellulare (Garcia et al., 2015).

L’inibizione enzimatica dell’RNA polimerasi II è correlata all’ubiquitinazione dell’enzima stesso e della sua degradazione da parte del proteosoma (Le Darè et al., 2021). L’α-amanitina comporta anche stress cellulare, grazie alla formazione di ROS, specie reattive dell’ossigeno, che provocano ossidazione cellulare; questo fa sì che la proteina p53 dal citoplasma traslochi nei mitocondri, dove si lega alla membrana mitocondriale formando dei complessi che portano alla fuoriuscita di citocromo C, e quindi all’apoptosi cellulare intrinseca. Questi meccanismi nel fegato portano all’insufficienza epatica che può causare una coagulazione intravascolare disseminata, quindi una diminuzione delle piastrine, di conseguenza ad una insufficienza sistemica (Garcia et al., 2015, Diaz., 2018)

La β-amanitina inibisce invece l’RNA polimerasi III (Diaz., 2018).

Le amatossine vengono eliminate principalmente dai reni, infatti possono essere rilevate nelle urine già 90-120 minuti dopo l’ingestione del fungo; la concentrazione di tossine nei reni può essere da 6 a 90 volte superiore a quella del fegato, per cui è possibile che possano causare necrosi tubulare acuta e anche un’insufficienza renale.

Le amatossine possono provocare sintomi neurologici, che sono causati dalla compromissione epatica; questo perché il fegato ha il compito di convertire l’ammoniaca in urea per essere smaltita; le tossine però causando la necrosi bloccano questo processo, di conseguenza c’è accumulo di ammoniaca che porta a manifestazioni nervose (Garcia et al, 2015).

Le fallotossine sono eptapeptidi biciclici, che comprendono almeno sette diversi composti: falloidina, falloina, profallina, fallisina, fallacina, fallacidina e fallisacina. Tra queste, la falloidina, la falloina, la profallina e la fallisina sono classificate come fallotossine neutre, mentre la fallacina, la fallacidina e la fallisacina sono fallotossine acide. Le fallotossine formano legami con la F-actina, la bloccano e impediscono la depolimerizzazione dei filamenti di actina, alterando il regolare funzionamento del citoscheletro, soprattuto nel fegato. Le fallotossine, nei mammiferi, non vengono assorbite dal tratto gastrointestinale, per cui sono tossiche solo se somministrate per via parenterale (qualunque via che non sia l’intestino).

Sindrome falloidea fallotossine
Sindrome falloidea – Struttura/schema delle Fallotossine

Tutte le fallotossine hanno una DL50 (per topo bianco) intraperitoneale similare da 1,5 a 4,5 mg/kg, tranne la profalloina, che sembra essere meno tossica DL50>20 mg/kg; i dati a disposizione riguardo a queste tossine non sono, tuttavia, definitivi. (Garcia et al., 2015).

Le virotossine sono peptidi monociclici che comprendono almeno cinque diversi composti: alaviroidina, viroisina, deoxoviroisina, viroidina e deoxoviroidina (Garcia et al, 2015). Fallotossine e virotossine hanno struttura simile per cui è possibile che condividano un precursore comune. Le virotossine non sono considerate in grado di avere effetti tossici significativi, ma a livello molecolare, come le fallotossine, interagiscono con l’actina, stabilizzando i legami tra i monomeri di actina e impedendo la depolimerizzazione dei microfilamenti. La DL50 intraperitoneale delle virotossine nel topo varia da 1,0 a 5,1 mg/kg e la loro principale caratteristica tossicologica è la necrosi epatica emorragica causata da un’interazione delle virotossine con la superficie esterna dell’epatocita (Garcia et al., 2015).

Sindrome falloidea - Virotossine
Sindrome falloidea – Struttura/schema delle Virotossine

SINTOMI, TERAPIA E CURA 💉😷💊🥼

Sindrome falloidea – Terza parte

La sintomatologia dell’avvelenamento da amatossina può variare da un semplice disturbo gastroenterologico fino alla morte ☠.

Le lesioni epatiche e renali non causano sintomi fino a quando non si verifica un danno esteso (Garcia et al., 2015). Sono state stabilite tre fasi distinte della sindrome tossica falloidea:

  1.  fase gastrointestinale,
  2. periodo di latenza
  3. fase epatorenale

La prima fase della sindrome falloidea, quella gastrointestinale, si verifica, da 6-24 ore dopo l’ingestione, ed è caratterizzata da nausea, vomito, diarrea (con presenza di sangue), dolore addominale ed ematuria. Durante questa fase ci possono essere febbre, tachicardia, disturbi metabolici come ipoglicemia, disidratazione e squilibrio elettrolitico.

Il periodo successivo di latenza è caratterizzato dall’assenza di sintomi, mentre si verifica un progressivo deterioramento della funzione epatica e renale. Le lesioni epatiche sono accompagnate da un aumento della concentrazione sierica di aspartato aminotransferasi (AST), alanina aminotransferasi (ALT) e lattato deidrogenasi (LDH), e diminuzione della protrombina con conseguente alterazione della coagulazione del sangue che può dare origine a emorragie interne (Garcia et al., 2015, Le Darè et al., 2021).

Il segno distintivo patologico dell’avvelenamento da amatossina è lo sviluppo di necrosi epatica, che caratterizza la fase epatorenale. I pazienti perdono progressivamente le funzioni renali ed epatiche e possono sviluppare ittero, oliguria, delirio e confusione, infatti circa il 20-79% dei pazienti intossicati sviluppa una malattia epatica cronica. Questa fase culmina con un rapido deterioramento del sistema nervoso centrale.

La sintomatologia neurologica comprende: encefalopatia, disorientamento, confusione, letargia, sonnolenza, vertigini, convulsioni e coma (Garcia et al, 2015).

L’avvelenamento da amatossina, nella Sindrome Falloidea, solitamente ha una prognosi infausta a causa dell’elevato rischio di insufficienza epatica. Il tempo medio dei casi con esito fatale è di 6,1 giorni anche perché non esistono linee guida ampiamente accettate a livello mondiale per il trattamento dei pazienti intossicati da amatossine e la terapia comprende cure di supporto e numerose combinazioni di farmaci, tra cui antibiotici e una terapia antiossidante (Le Darè et al., 2021; Garcia et al., 2015).

Alcuni farmaci utilizzati sono: benzilpenicillina, ceftazidima, silibina e N-acetilcisteina (Garcia et al., 2015). Silibinina e N-acetilcisteina riducono il tasso id mortalità del 5,6% e del 6,8%, rispettivamente, questi due farmaci possono essere somministrati in combinazione o singolarmente. Una miscela di silibina A e B, (Legalon®) è stata approvata dall’Unione Europea per il trattamento dell’avvelenamento. La silibinina ha un’inibizione competitiva per il trasportatore OATP1B3, inoltre riduce la perossidazione lipidica e la produzione di radicali liberi, sembra anche che inibisca il rilascio del TNF-α (fattore di necrosi tumorale) limitando l’apoptosi. Riguardo agli altri farmaci non sono presenti sufficienti studi e trial clinici per confermarne la loro efficacia (Le Darè et al, 2021).

Per la cura dell’avvelenamento, le tossine devono essere espulse dal corpo mediante diversi metodi: per via urinaria è suggerita la diuresi forzata per 4/5 giorni; anche l’emodialisi, l’emoperfusione e la plasmaferesi, sono tecniche di depurazione extracorporea la cui efficacia rimane limitata in considerazione della rapida dispersione ematica delle amanitine.

Nella prima fase dell’intossicazione ci può essere disidratazione per cui è possibile uno squilibrio elettrolitico che può essere compensato mediante la somministrazione di plasma (Le Darè., 2021).

La sopravvivenza del paziente dipende dal grado di alterazione epatica, dalla capacità di rigenerazione delle cellule epatiche rimanenti e dalla gestione delle complicanze che possono svilupparsi durante il decorso dell’intossicazione.

Il trapianto di fegato ha migliorato significativamente il tasso di sopravvivenza nei pazienti avvelenati da A.phalloides e rimane la miglior cura del trattamento in pazienti con insufficienza epatica fulminante.

Il trapianto d’organo per la cura della Sindrome Falloidea, avvelenamento da amatossine, è comunque una procedura costosa e rischiosa e non è sempre disponibile (Garcia et al., 2015).

Related - Voci correlate

Potrebbe piacerti anche

I commenti sono chiusi.

funghimagazine.it