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Boletus edulis – Il Porcino chiaro autunnale

Tra tutti i Boleti, il Porcino chiaro autunnale, Boletus edulis, se proprio non è il più buono in assoluto, è sicuramente il più bello e ricercato, per la sua generosità di crescita, ma anche per le sue graziose forme. Scoprilo in questo post e scopri alcune curiosità che ancora non conosci

BOLETUS EDULIS Bull., Herb. Fr. (Paris)(1782)

Il Porcino chiaro autunnale

Sinonimi obsoleti:

Boletus betulicola (Vassilkov) Pilát & Dermek, Hribovité Huby [Boletaceous Fungi] (Bratislava): 96 (1974)
Boletus citrinus A. Venturi, I Miceti dell’Agro Bresciano: 45, tab. 59, fig. 1 (1863)
Boletus clavipes (Peck) Pilát & Dermek, Hribovité Huby [Boletaceous Fungi]: 97 (1974)
Boletus elephantinus With., Arr. Brit. pl., Edn 3 (London) 4: 277 (1796)
Boletus esculentus var. albus Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 132 (1825)
Boletus persoonii Bon, Docums Mycol. 19(no. 74): 61 (1988)
Boletus quercicola (Vassilkov) Singer, Sydowia 30(1-6): 257 (1978) [1977]
Boletus reticulatus var. albus (Pers.) Hlaváček, Mykologický Sborník 71(4): 114 (1994)
Boletus reticulatus var. citrinus Hlaváček, Mykologický Sborník 71(4): 113 (1994)
Boletus slovenicus Smotl., C.C.H. 28(7-8): 104 (1951)
Boletus solidus Sowerby, Col. fig. Engl. Fung. Mushr., Suppl. (London)(no. 30 [no. 3 of suppl.]): tab. 419 (1814)
Boletus venturii Bon, Docums Mycol. 17(no. 65): 51 (1986)
Dictyopus edulis (Bull.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 159 (1886)
Leccinum edule (Bull.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 647 (1821)
Leccinum elephantinum (With.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 648 (1821)
Suillus citrinus Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 535 (1898)
Suillus edulis (Bull.) Lam., Encycl. Méth. Bot. (Paris) 7: 499 (1789)
Suillus esculentus P. Micheli, Nov. pl. gen. (Florentiae): tab. 68, fig. 1 (1729)
Tubiporus edulis (Bull.) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 5 (1882)
Tubiporus edulis subsp. euedulis Maire

Varietà o Subspecie oggi ritenute non più valide

Boletus edulis f. albus (Pers.) J.A. Muñoz, Fungi europ. (Alassio) 2: 314 (2005)
Boletus edulis f. arcticus Vassilkov, Bekyi Grib: 16 (1966)
Boletus edulis f. betulicola Vassilkov, Bekyi Grib: 13 (1966)
Boletus edulis f. citrinus (Pelt. ex E.-J. Gilbert) Vassilkov, Bekyi Grib: 13 (1966)
Boletus edulis f. citrinus J.A. Muñoz, Fungi europ. (Alassio) 2: 316 (2005)
Boletus edulis f. laevipes (Massee) Vassilkov, Bekyi Grib: 13 (1966)
Boletus edulis f. praecox Vassilkov, Bekyi Grib: 14 (1966)
Boletus edulis f. pseudopurpureus (Murr) Vassilkov, Bekyi Grib: 15 (1966)
Boletus edulis f. quercicola Vassilkov, Bekyi Grib: 12 (1966)
Boletus edulis f. roseipes Vassilkov, Bekyi Grib: 16 (1966)
Boletus edulis f. subaereus Vassilkov, Bekyi Grib: 19 (1966)
Boletus edulis f. tardus Vassilkov, Bekyi Grib: 17 (1966)
Boletus edulis subsp. betulicola (Vassilkov) Hlaváček [as ‘betulicolus’], Mykologický Sborník 71(1): 8 (1994)
Boletus edulis subsp. clavipes (Peck) Singer, Am. Midl. Nat. 37: 25 (1947)
Boletus edulis subsp. euedulis Maire, Treb. Mus. Ciènc. nat. Barcelona, sér. bot. 15(no. 2): 41 (1933)
Boletus edulis subsp. euedulis (Maire) Singer, Am. Midl. Nat. 37: 25 (1947)
Boletus edulis subsp. slovenicus (Smotl.) Hlaváček, Mykologický Sborník 71(1): 6 (1994)
Boletus edulis subsp. trisporus U.K. Duncan & Watling, Notes R. bot. Gdn Edinb. 33(2): 326 (1974)
Boletus edulis var. abietis Schiemek, Pilz- und Kräuterfreund 4: 170 (1921)
Boletus edulis var. albus (Pers.) E.-J. Gilbert, Les Livres du Mycologue Tome I-IV, Tom. III: Les Bolets: 153 (1931)
Boletus edulis var. arcticus (Vassilkov) Hlaváček, Mykologický Sborník 71(1): 9 (1994)
Boletus edulis var. arenarius H. Engel, Krieglst. & Dermek, in Engel, Krieglsteiner, Dermek & Watling, Dickröhrlinge. Die Gattung Boletus in Europa (Coburg): 45 (1983)
Boletus edulis var. betulicola Vassilkov, Compl. Fl. Champ. Supér. Maroc: 46 (1948)
Boletus edulis var. citrinus Pelt. ex E.-J. Gilbert, Les Livres du Mycologue Tome I-IV, Tom. III: Les Bolets: 117 (1931)
Boletus edulis var. clavipes Peck, Bull. N.Y. St. Mus. 2(no. 8): 133 (1889)
Boletus edulis var. communis Alb. & Schwein., Consp. fung. (Leipzig): 240 (1805)
Boletus edulis var. elephantinus (With.) Pers., Syn. meth. fung. (Göttingen) 2: 510 (1801)
Boletus edulis var. elephantinus Massee, Brit. Fung.-Fl. (London) 1: 284 (1892)
Boletus edulis var. grandedulis D. Arora & Simonini, Econ. Bot. 62(3): 374 (2008)
Boletus edulis var. laevipes Massee, Brit. Fung.-Fl. (London) 1: 284 (1892)
Boletus edulis var. ochraceus A.H. Sm. & Thiers, Boletes of Michigan (Ann Arbor): 373 (1971)
Boletus edulis var. piceicola Vassilkov, Compl. Fl. Champ. Supér. Maroc: 40 (1948)
Boletus edulis var. pseudopurpureus Murr, Öst. bot. Z. 67(10-12): 348 (1918)
Boletus edulis var. quercicola Vassilkov, Compl. Fl. Champ. Supér. Maroc: 40 (1948)
Boletus edulis var. quercus Schiemek, Pilz- und Kräuterfreund 4: 170 (1921)
Boletus edulis var. tuberosus Pers., Syn. meth. fung. (Göttingen) 2: 511 (1801)

Boletus edulis (Bull.)
Il Porcino chiaro autunnale

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Boletaceae
Genere:Boletus
Specie:Boletus edulis (Specie tipo del genere Boletus)
Nome italiano:Porcino chiaro autunnale
Tipo nutrimento:Micorrizico
Periodo vegetativo:Dall’estate a fine autunno, eccezionalmente, con inverni miti, fin nel cuore dell’inverno
Commestibilità o Tossicità:Ottimo commestibile

Scheda illustrativa:

Boletus edulis Porcino chiaro autunnale

NOMI INTERNAZIONALI


Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Boletus edulis in lingua inglese (oggi anche in molte altre lingue) è semplicemente noto come “PORCINO“, sposando il termine italiano, benché molto spesso venga chiamato al plurale, e non al singolare ovvero: “PORCINI“. Il Porcino edulis è anche detto il “Buon Penny” ovvero ‘Penny bun‘ (in alcuni testi citato col significato di: dalla forma tonda del gambo che somiglia ad una moneta, appunto il Penny; ma su altri riportato come “panino“, “panetto-da-un soldo“, dalla forma a panino del cappello o del fungo), oppure ‘cep‘.

Quest’ultima parola non trova alcun significato nel vocabolario inglese, se non di nome comune dato ai funghi Porcini, prendendola a prestito dal linguaggio francese.

Il termine ‘cep‘ deriva dalla parola francese “cèpes” utilizzata per chiamare il fungo Porcino ma che, deriva dal termine latino cippus [cippus], cippi, sostantivo maschile II declinazione, il cui significato è palo per trincea o palizzata, cippo sepolcrale, oggi usato col significato di ceppo, tronco, in particolar modo, cep de vigne = ceppo di vite, riferendosi al gambo tozzo di questo fungo.

Questi alcuni dei nomi utilizzati nel resto del pianeta per quello che oggi nei paesi occidentali, a ragione o torno, è considerato il fungo più ricercato e popolare.

  • In lingua Tartara è detto fungo bianco dove ‘fungo‘ sta per Boleto = Boleto bianco;
  • In Bielorussia, Olanda, Repubblica Ceca e Tailandia è detto Porcini; Porcino in Turchia;
  • In Bulgaria è il Fungo comune;
  • In Bengala è il fungo Boleto edule;
  • In Cina è il Porcino delizioso o Deliziosi funghi Porcini;
  • In Corea è il Fungo netto, chiaro, pulito;
  • In Francia non è solamente il Cèpes ma prevalentemente il Cèpes de Bordeaux = Ceppo di Bordeaux;
  • In Germania è Gemeiner Steinpilz = Porcino comune; Steinpilz è tuttavia spesso utilizzato nella forma semplice (privo di Gemeiner) col significato di fungo-pietra (significato riscontrabile anche in altre lingue nordiche), probabilmente riferendosi alla durezza delle sue carni da giovane o forse e ancor di più, al fatto che il termine fungo-pietra si possa associare alla simbiosi con le cosiddette Querce di pietra (Stone oaks) ed i loro funghi (Porcini) che a loro volta potrebbero esser detti fungo-pietra. Per esempio, il Rovere, la quercia più diffusa in Europa si chiama Quercus petrae, Quercia di Pietra (Stone oak); altro termine molto usato in Germania è: Hérrenpilz, ovvero Fungo-da-signori;
  • In Giappone, Russia e Polonia non ha un diffuso nome comune ma è conosciuto col nome latino di Boletus edulis;
  • In Grecia è il Boleto commestibile o Boleto edibile;
  • In Islanda è il Fungo dei reali;
  • In Kazako ed in Ucraina è il Fungo bianco;
  • In Lettonia e Slovacchia è il Porcino dell’Abete rosso;
  • In Lituania ed in Serbia è il Vero Porcino;
  • In Macedonia è il Porcino estivo;
  • In Norvegia è il Fungo-pietra, come in Germania;
  • In Persiano è il Fungo chiaro;
  • In Romania è il Porcino o Porcino grigio;
  • In Russia oltre che Boletus edulis, è anche il Fungo bianco;
  • In Spagna è il fungo bianco, fungo di cotone, fungo di zucca, Boleto autunnale;
  • Nei paesi Scandinavi, il fungo è curiosamente chiamato Karl Johan, “Karljohanssvamp”, in onore del Re di origine francese Carlo Giovanni XIV, che questo fungo rese popolare in Scandinavia a partire dal secondo decennio dell’800.
  • In Vietnam è il fungo di Pino;

Tanti nomi comuni che ci dicono che questo fungo è presente e ben noto in tutta l’Eurasia, incluse l’Indocina e la Cocincina, quindi India, Sri Lanka e pure il Madagascar.

Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale in habitat di Faggio

LE ORIGINI DEL NOME BOLETUS EDULIS

Il nome del genere cui appartiene questo fungo deriva dal termine latino bōlētus [boletus], boleti , sostantivo maschile II declinazione il cui significato è Boleto/Fungo. Questo termine è una mutazione della parola βωλίτης, che in greco antico significa “fungo di terra” a sua volta questo termine deriva da bōlos /βῶλος che significa “grumo“, “zolla“. Stando agli scritti lasciati da diversi autori latini, questi termini non erano però riferiti al Fungo Porcino, ma si usavano per identificare l’Ovolo Reale (Amanita caesarea).

Riguardo invece al suo epiteto, ĕdūlis [edulis], edulis, edule , si tratta di aggettivo II classe, il cui significato è “commestibile“, “mangiabile“, “edibile“.

Il termine vernacolare, e da tempo consolidato come identificativo di questa specie, “Porcino“, trae invece origine dall’antico popolo romano, che identificava questo fungo con il termine: sŭillus [suillus], suillă, suillum, aggettivo I classe, il cui significato è: “suino“, “relativo al maiale“. Non è dato di sapere con certezza quale significato reale attribuissero gli antichi romani al termine suillus. Il termine potrebbe esser stato attribuito a questo fungo per via della sua forma obesa che ricordava dei giovani maialini, oppure al fatto che questo fungo fosse cibo prediletto dei maiali (entrambe le ipotesi da prendere con grande beneficio del dubbio).

Quest’ultima ipotesi del cibo prediletto dei maiali (riportata su diversi testi) però ci pare piuttosto bizzarra dal momento che i cinghiali disdegnano di mangiare i funghi Porcini, preferendo al carpoforo, di gran lunga, il micelio che è dolce, ricco di acqua, zuccheri/carboidrati, vitamine, antibiotici e amminoacidi.

A tal proposito in un antico scritto (la quinta satira di Giovenale) il Marziale si lamentava perché gli erano stati serviti a tavola: “i funghi che i maiali sradicano” (i Suillus, Porcini per l’appunto) e non scriveva invece: “i funghi che i maiali mangiano“, come vorrebbero i testi moderni.

Va infine detto che, tanto i Boletus, quanto i Suillus, al tempo degli antichi romani erano funghi amati, ma al tempo stesso anche assai temuti perché, i due generi contenevano specie fungine molto simili tra loro, e non sempre facilmente identificabili con sicurezza. Capitava molto spesso infatti che mangiatori di funghi rimanessero avvelenati. Non è dato di sapere come e quando avvenne il passaggio e la trasformazione del termine Boletus, attribuito ai Boleti veri e propri (ivi inclusi i Porcini), a sfavore degli Ovoli, precedentemente chiamati bōlosbōlētus.


ÉDULIS OPPURE EDÙLIS? QUAL É LA PRONUNCIA GIUSTA?

Ti sei mai domandato se sia più corretto chiamare questo fungoédulis“, all’italiana, oppure “edùlis“, utilizzando la stantia forma scientifico-latina-ecclesiastica?

Si sono scritti fiumi di parole su vari forum o social, su quella che dovrebbe essere l’esatta pronuncia di questo epiteto e, a coronare quella che dovrebbe essere la scelta migliore, abbiamo fatto ricorso ad un sondaggio attraverso la nostra chat Telegram.

Il risultato non è stato affatto sorprendente, dal momento che l’85% dei partecipanti ha optato per la pronuncia italianaédulis“, preferendola di gran lunga alla pronuncia latino-ecclesiastica “edùlis” che ha ottenuto un risicato 15% di preferenze.

La comunità scientifica d’altra parte, ancora ben arroccata in quella che potrebbe esser considerata una sorta, o vera e propria, corporazione, si ostina a pronunciare il termine alla maniera latina-ecclesiastica, scostandosi anacronisticamente da quella che è la realtà dei fatti, ovvero dall’uso comune che gli italiani fanno del proprio linguaggio. Nel resto del mondo, stato che vai, pronuncia che trovi, in ogni stato l’epitetoedulis” viene pronunciato seguendo i dettami della lingua locale, e non già della lingua latina. In Francia per esempio il termine si pronuncia “edulíss” (Boletús edulíss), in Inglese si pronuncia “édules”, in Giapponese è “éduli” e persino in Greco si pronuncia “édulis”. In pochi stati esteri l’epiteto viene pronunciato alla maniera latina-ecclesiastica, come si vorrebbe imporre in Italia.

Chiamarlo “edùlis”, così come vorrebbero alcuni micologi che nei corsi di micologia correggono i partecipanti che lo pronunciano all’italiana, ci pare una stortura del tutto fuori luogo. Chi mai vorrebbe avvicinarsi ad una scienza arroccata nel passato, e non nel futuro, così come si addice alla scienza, preposta proprio a guardare sempre avanti?

Insistere a dire che la sola pronuncia del latino-ecclesiastico italiano debba valere sopra ogni altra pronuncia del latino, tra le varie scuole ed usi al mondo (e perfino sopra quella classica ‘restituta’) è cosa puramente arbitraria. Praticare invece una pronuncia del latino scientifico pragmatico (in cui conta che la radice semantica dei vocaboli non venga resa irriconoscibile dalla presunta metrica e, in cui l’obiettivo finale è che l’interlocutore dell’altra lingua possa capirci), è una linea perfettamente colta e, filologicamente meno arbitraria.

Lo stesso discorso vale anche per la pessima abitudine della comunità scientifico-micologica italiana di definire i nomi comuni, i nomi vernacolari dei funghi: “volgari“, termine stucchevole e anacronistico, utilizzato per sottolineare il profondo gap, la netta linea di demarcazione tra l’élite, i dotti eruditi, e l’ignorante e volgare popolino, appunto il volgo.

Funghimagazine non accetterà mai che i nomi comuni-vernacolari vengano definiti “volgari“!


Nomi comuni italiani

BOLETUS EDULIS è conosciuto in Italia, come nel resto del mondo, come ilPORCINO“.

É lui, il Porcino chiaro autunnale a detenere il nome ufficiale di Porcino, benché Porcini lo siano anche gli altri 3 gemelli diversi: il Porcino estatino (Boletus reticulatus), il Porcino Pinicola (Boletus pinophilus) ed il Porcino Bronzino/Nero (Boletus aereus).

Non mancano poi i nomi vernacolari che in italia si contano a decine e decine. Ogni regione, ogni provincia e, in alcuni luoghi, persino ogni valle ha il suo nome locale/dialettale, che non sempre è una semplice forma dialettale, ma è un vero e proprio simpatico nome italiano personalizzato.

Questi alcuni dei tantissimi nomi vernacolari, ampiamente in uso in Italia, per chiamare il del Boletus edulis, abbiamo volutamente omesso di citare alcuni nomi locali assai dubbi perché potrebbero riferirsi a specie simili, ma non necessariamente al Boletus edulis, per esempio tutti i nomi facenti capo ai termini “ferré-ferrando” e similia, che sono specifici del Porcino dal Piede Rosso (Neoboletus erythropus) e non della specie fungina in oggetto. Eccone alcuni tra i più diffusi:

Albrizi, Ambrusì, Ammunita, Anguilano, Anvriœl, Bianchin, Bianchi, Biancon, Blisgòn, Bolé carej, Boulé de freid, Brisà, Brisa bianca, Brisa mus-ciaròla, Brisòt,  Bulè d’autegn, Bolè d’otonn, Bolè porchin o porcin, Cappatello, Carbunér, Carpanoti, Castagner, Castagneul, Ceccapello, Ceppatello, Copín, Copett, Cupín, Cuplìna dal freddo, Dörèl, Dürel, Fonghe bavache, Funciu siddu, Funs bianch, Funs ad rura, Funz capelet, Funs capelèt, Funzi de fo, Funzi de servi, Funzo de castagne, Funzo gnæo, Gelatina, Grezza, Léger, Lègor, Legorsella, Légorzéla, Legorzella, Ligorsèla, Manetola, Neerzi, Nona, Pinnito, Porcino al faggio, Porcino bianco, Porcino di palina, Seva, Servaelo, Servu, Sirou, Sillo, Sillu, Sillu ‘e fagu, Sivire, Stagn, Stagnol, Stipaiolo, Taccola, Testa di fagu, Testa di fau, U porcino biondu, Vavusu, Vernin, Virnin.

Tanti nomi vernacolari che riprendono le caratteristiche principali di questo fungo che può essere: autunnale, bianco, biondo, chiaro, del castagno, del faggio o del freddo, o anche “dei servi” (forse perché un tempo lo mangiavano solamente i domestici, visto che i padroni preferivano mangiare gli Ovoli reali).


DISTRIBUZIONE



Boletus edulis è oggi presente in quasi tutti i continenti, in alcuni di questi, è da sempre presente naturalmente, in altri è stato introdotto incidentalmente o per scopi commerciali.

Il suo areale di distribuzione naturale è quello dell’Emisfero Settentrionale, quindi dell’Europa, Asia e Nord America, fin sul Messico ma, oggi risulta presente artificialmente anche in Pinete del Sud Africa, nello Zimbabwe, nel Madagascar, in Australia, Nuova Zelanda, Brasile ed altri stati dell’Emisfero Meridionale. Artificialmente, perché sono state incidentalmente introdotte le spore, oppure attraverso l’importazione di piante già micorrizate destinate a parchi e giardini.

Il clima ideale per la vegetazione di questo fungo è quello temperato umido o umido oceanico ma, in periodi freschi, ben si adatta anche al clima mediterraneo e pure al sub-tropicale umido.

 In Europa lo si può trovare a partire dalla fredda Taiga scandinava, fino all’estremo sud tra Spgana, Italia, Penisola Balcanica, Grecia e Turchia, con sconfinamenti fin sulla catena montuosa dell’Atlante tra Marocco ed Algeria.

In Asia, è presente in Cina nell’Heilongjiang nord-orientale, Altopiano Yunnan-Guizhou e Tibet, con sconfinamenti fin nel Parco Nazionale di Sagarmatha in Nepal, così come nelle foreste indiane dell’Arunachal Pradesh. Ben presente anche in Indocina-Cocincina e, nell’Asia occidentale, sicuramente presente nelle foreste nord-occidentali dell’Iran, nel Caucaso e Turchia.

In Nuova Zelanda è ben presente nei parchi di Christchurch, qua crea simbiosi micorrizica con Faggi europei e Betulle argentate, introdotti appunto dall’Europa. In Australia invece il B. edulis è meglio presente nelle foreste di Pino sulle colline della regione di Adelaide.

Nel Nord America esistono alcune specie, forme o varietà di Boletus assimilabili al Boletus edulis, che a lungo sono state ritenute specie consimili ma separate, o varietà locali. Per esempio negli stati occidentali esiste il cosiddetto “King Bolete” che corrisponde al Boletus edulis var. grandedulis, una variante di grandi dimensioni e di colore un po’ più scuro. Questa varietà è stata formalmente identificata tra il 2007 e 2008 dai micologi David Arora e Simonini. Più recenti studi filogenetici basati sul DNA hanno però dimostrato che si tratta di una semplice variante cromatica e di dimensioni, ma non di una varietà a sé stante.

Oggi il grande gruppo Boletus edulis include diverti tipi di B. edulis che, a loro volta, possono includere un’ampia gamma ecologica, geografica e morfologica di funghi della stessa famiglia, genere e specie, quindi di funghi più o meno identici, che però si differenziano tra loro per gli habitat di crescita, per la zona geografica in cui vegetano ed infine per alcune differenze di forma e colore.

Grazie ad una tecnologia molecolare sviluppata per identificare rapidamente i più importanti funghi commerciabili, oggi molte forme o varietà di Boletus edulis sono state accorpate nel grande gruppo “edulis“, mentre i vecchi epiteti, sono ritenuti semplici sinonimi, sono decaduti e non più considerati appartenere a varietà a sé stanti.

Tra le varietà che hanno visto il proprio epiteto decadere, oltre a B. edulis var. grandedulis, sono sicuramente da menzionare anche Boletus edulis forma o varietà citrinus (Boletus citrinus A. Venturi) e Boletus edulis forma o var. quercus (Schiemek) o var. querciola (Vassilkov).


VARIETA’ DI BOLETI STRETTAMENTE IMPARENTATI CON BOLETUS EDULIS

Non hanno subito accorpamenti o decadimenti del priprio epiteto alcuni funghi, in tutto e per tutto assimilabili al Boletus edulis, ma con piccole differenze a livello molecolare. Funghi che hanno mantenuto il proprio status di taxa a sé stante e che, normalmente sono presenti nel Nord America.

💥 Non si ha alcuna certezza che queste varietà di Boleti possano in qualche maniera, più o meno incidentale, esser già state introdotte in Europa, grazie al commercio internazionale piante, di legname, prodotti agricoli o altro, così com’è per esempio accaduto per alcune specie fungine giunte in Europa dall’Australia, dall’Asia o dalle Americhe stesse (vedi per esempio → Amanita erythrocephala – Nuove specie fungine, o Mazze di Tamburo velenose. Dai Tropici in Italia il loro sosia tossico), tuttavia se ti dovesse capitare di rinvenire dei Porcini chiari autunnali che non rispettano in pieno i caratteri classici di questo fungo, probabilmente è perché hai di fronte una nuova specie porcina giunta per esempio dal Nord America.💥

Tra le specie più simili al Boletus edulis c’è il White King Bolete (Boletus barrowsii), ben presente negli Stati Occidentali Pacifici, soprattutto in Arizona, Colorado, California e New Messico; prende il nome dal suo scopritore Chuck Barrows; ha colorazioni più chiare con cappello color crema sfumato di rosa; crea simbiosi micorrizica con il pino ponderosa (Ponderosa pine) vegeta maggiormente nelle zone con scarsa umidità.

Il Queen Bolete (Boletus regiuneus) è stato a lungo considerato una varietà di Boletus aereus; è normalmente più piccolo del B. edulis e vegeta nelle foreste miste.

Assimilabile al Porcino Estatino, lo Spring King Bolete (Boletus rex-veris) è stato considerato una varietà di Boletus edulis o anche di Boletus pinophilus; si trova in tutto il Nord America occidentale. Tende a fruttificare a gruppi e, come il nostro Porcino reticulatus, fruttifica a partire dalla primavera.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT del Porcino chiaro autunnale

L’habitat ideale per il Boletus edulis è assai variegato, fresco-umido, ma mai bagnato

Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale, piccoli esemplari in bosco di castagni

Questo fungo può esser presente tanto nei boschi, quanto nelle radure e, persino nei prati, tra le erbe montane, o in parchi e giardini del Nord Italia.

Crea simbiosi micorriziche con una buona varietà di piante, in primo luogo con il Faggio, con varie specie di Querce, Castagni, il Tiglio, ma anche con gli Abeti (Abete bianco, Abete rosso, Abete di Douglas) e Pini (Pino Strobo, Pino Nero, Pino Silvestre, Pino Laricio, Pino Mugo, ed in misura minore anche con Pino Cembro), anche con il Ginepro e la Tsuga ssp.; non disdegna i Sorbi, ovvero Sorbo degli Uccellatori e Sorbo Montano, il Nocciolo, la Betulla, il Carpino, l’Orniello e pure il Corbezzolo.

Non micorriza il Larice, l’Ontano, l’Olmo e assai sporadicamente l’Acero. Scopri tutte le piante dei funghi porcini nell’apposito post: → Gli alberi dei funghi Porcini.

💥 Non tutti sanno che i funghi Porcini, in particolar modo Boletus edulis, possono vegetare anche su prati e pascoli alpini, grazie alle lunghe reti miceliari che si formano tra radici e colonie fungine. In questo caso la micorrizazione non avviene solamente con le radici di Abeti, Pini, Betulle o altri alberi che stanno a margine del bosco, ma anche e soprattutto con alcune specie arbustive tipiche dell’orizzonte montano o alpino, tra cui Salici nani, Rododendri, Uva ursina, Mirtilli viola, blu o rossi, o altri cespuglietti tipici dei pascoli alpini💥.

In Italia il Porcino chiaro autunnale/Boletus edulis si trova facilmente su tutto l’arco alpino con relative pedemontane anche collinari. Meno presente in Pianura Padana dove però, a fine stagione, quando in montagna cessano le nascite perché avanzano i rigori invernali, questa varietà di Porcino fa la sua generosa comparsa tra Querce, Carpini e/o Betulle, talvolta pure nelle incolte steppe erbose.

Ben presente nell’Appennino Settentrionale, diventa meno comune in quello Centrale e Meridionale, con i dovuti distinguo.

Boletus edulis non ama infatti i suoli calcarei, tufacei, basici o alcalini → vedi a tal proposito i valori di Ph del terreno pH (Potenziale Idrogeno), Neutro, Acido.

Preferisce di gran lunga i suoli acidi, granitici, silicei-cristallini ma, si può adattare a vivere anche su suoli a tendenza basica-alcalina, quindi calcarei, se questo è ricoperto da un adeguato strato di humus scuro, frutto di anni di degradazione della lettiera, con rizosfera resa appunto neutra dalla decomposizione di materiale organico.

Questo Porcino può vegetare fin sulle coste del Centro e Sud Italia in presenza di molto humus sul suolo e di adeguata umidità, oltre che di temperature tardo autunnali-invernali non influenzate dai freddi o gelidi venti di Maestrale o Levante-Tramontana. A cavallo tra il 2022 ed il 2023 si sono trovati Porcini edulis, insolitamente anche in Sardegna, nel Lazio, Campania e Calabria, tra Lecci, Querce da Sughero, Corbezzoli e Macchia Mediterranea, grazie ad un clima particolarmente favorevole, con anomale temperature, a tratti fino ai +25°C.

Nel resto del Pianeta, B. edulis può micorrizare piante a noi sconosciute, tra cui:

Quercus Chrysolepis una specie assimilabile al Castagno, endemica degli Stati Uniti occidentali, comunemente nota in Nord America come: chinquapin.

Keteleeria, un genere che include tre specie di conifere della famiglia delle Pinaceae.

Lithocarpus, un genere della famiglia dei Faggi che include 340 specie, i cui alberi sono comunemente conosciuti come querce di pietra (Stone oaks), per lo più limitate al sud-est asiatico.

Cisto Ladanifero (Cistus ladanifer), un Cisto tipico delle boscaglie o Macchie della Spagna nordoccidentale e Halimium lasianthum, o falsop cisto, falsa rosa solare di Lisbona o cisto lanoso, è un’altra specie di pianta da fiore della famiglia delle Cistaceae.

💥 Nel corso degli ultimi anni sono stati compiuti buoni passi in avanti nel tentativo di coltivare il Boletus edulis, grazie alla micorrizazione artificiale di piante di varie specie di Cisto, potenziate con specifici batteri ausiliari 💥.

Altre piante sono: Pinus Patula o Pino a foglie larghe o Pino piangente messicano; Pino della Virginia (Pinus virginiana).

In Asia, il Boletus edulis crea principalmente simbiosi micorrizica con vari tipi di Tsuga ssp., con la Castagna Cinese (Castanea mollissima) e col Pino Rosso Cinese (Pinus massoniana).


💥🔥 Una curiosità sul Boletus edulis

Durante i mesi autunnali, quando in montagna cessano le nascite di Porcini chiari autunnali, perché avanzano i rigori invernali, non è insolito fare bei ritrovamenti di Boletus edulis in parchi e giardini, sia in zone periferiche, che in piena area urbana. La ragione di queste insolite nascite, che per altro si ripetono ogni anno tra fine Ottobre-Novembre e Dicembre, è che le aree urbane mantengono un microclima ideale; adeguatamente umido e sufficientemente caldo da consentire le fruttificazioni.

In questi habitat i Porcini nascono prevalentemente sotto Abeti, Faggi, Tigli, Betulle, Carpini, messi a dimora, anche se fuori areale, non necessariamente in boschi fitti, bastano anche vecchi esemplari isolati che abbiano almeno più di trent’anni d’età, quindi già in grado di fruttificare e, facilmente anche su prati non falciati di recente.

⛔🖐️ Se ti capita di trovare dei funghi Porcini dagli insoliti colori, fermati ad osservare bene i segni distintivi del fungo che hai sotto mano, prima di metterlo inavvedutamente ed alla leggera nel cesto, perché potresti portarti a casa un sosia non commestibile, o anche tossico.

⛔🖐️ Quasi quotidianamente, al nostro indirizzo email, nei nostri canali Social o presso le nostre chat Telegram (pubbliche o private) riceviamo fotografie di funghi (spesso assai poco chiare, con colori falsati o mosse, a riprova dell’ulteriore superficialità con cui molti cercatori affrontano la ricerca dei funghi), da parte di inesperti cercatori che ci chiedono se i funghi raccolti sono commestibili e, solo in pochi ci chiedono esclisivamente il nome del fungo fotografato per pura conoscenza.

In tutti i casi, funghimagazine o chi per esso attraverso i Social, non può e non deve dare opinioni di commestibilità; neppure un micologo professionista può farlo, limitandosi a guardare delle fotografie.

Funghimagazine NON darà mai opinioni di commestibilità e, gli utenti che attraverso le nostre chat o canali Social (Facebook, Instagram o altri) si prendono o prenderanno la libertà di farlo, saranno immediatamente bannati-cancellati-esclusi.


STRANE CREDENZE

Tra le stramberie più eclatanti, riguardanti i funghi Porcini, ce n’è una che riguarda il solo popolo italiano.

Il folkore italiano vorrebbe infatti che i funghi Porcini (chissà perché gli altri no), nascano solamente in presenza della “luna nuova”.

Gli studiosi di tutto il mondo guardano a questo folkore, tutto italiano, con grande interesse, ma anche con stupore. Sono stati fatti quindi diversi studi e sperimentazioni per verificare se questa credenza sia vera o meno ma, le indagini scientifiche hanno sempre portato ad un solo ed affatto sorprendente risultato: i funghi Porcini nascono, dalla primavera ad inizio inverno (a seconda delle specie), seguendo il ritmo piogge frequenti-buona umidità-caldo adeguato-temperatura del suolo. Piogge frequenti in un contesto caldo, innescano numerose nascite di funghi Porcini. Alcune specie preferiscono un caldo più contenuto, altre sopportano un caldo maggiore ma, in ogni caso, le nascite avvengono sempre indipendentemente dalla fase lunare presente in cielo.

Puoi approfondire questo argomento leggendo il mio post: → La Luna fa nascere i funghi Porcini o no? E qual è la Luna giusta?

Non esiste altro stato al mondo (all’infuori dell’Italia) in cui i cercatori di funghi legano le nascite dei funghi Porcini alle fasi lunari.

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL BOLETUS EDULIS

Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale in vari stadi di crescita

Benché tutti i cercatori di funghi siano convinti di saper riconoscere al volo un fungo Porcino, in particolar modo il Porcino chiaro autunnale, in realtà tutta questa certezza svanisce nel nulla, nell’istante in cui nel bosco ci si presenta davanti ai piedi un fungo dalla forma porcina, ma dai colori leggeremente diversi rispetto a quelli che siamo abituati a vedere in foto.

Durante l’apice delle stagioni fungine, ricevo quotidianamente da lettori neofiti, messaggi e foto in cui mi si chiede perché quel fungo Porcino sia così strano, perché ha colori così bizzarri e, se è normale che non somigli alle foto viste sui Social.

Purtroppo ancora, o soprattutto oggi che l’informazione corre veloce sul filo di rame, e ancor di più sulla fibra ottica, c’è chi si avventura nei boschi alla ricerca dei funghi Porcini, senza la minima conoscenza di questi funghi assai popolari, ma non così sufficientemente ben conosciuti.

Ci sono molti raccoglitori di funghi, anche anziani e/o teoricamente esperti che, ancora non sanno che i funghi Porcini si dividono in 4 distinte e differenti specie che sono: il Porcino chiaro autunnale (Boletus edulis), il precoce Porcino Rosso-Pinicola (Boletus pinophilus), l’estivo Porcino estatino (Boletus reticulatus, anche noto col sinonimo obsoleto di Boletus aestivalis) ed infine il Nero Porcino Bronzino (Boletus aereus).

A questi si aggiungono una ricca schiera di funghi ‘con la spugna’ di colore variabile dal bianco al beige-crema, rosa, rosato, rossiccio, rosso, arancio, verde, giallo, o persino blu se il fungo è stato maneggiato o scalfito. Non solo ma, anche il resto del fungo può non avere un gambo bianco ed un cappello marroncino, ma presentarsi con stravaganti livree, svariate forme, più o meno allungate o tozze e colori che possono spaziare dal bianco-beige-nocciola al marrone, bruno, nero, rosso, rosa, giallo e tutte le sfumature intermedie.

Sto parlando dei funghi appartenenti alla famiglia delle Boletacee (Boletaceae) e ad una buona schiera di generi che possono essere: Boletus, Boletinus, Butyriboletus, Caloboletus, Cyanoboletus, Chalciporus, Gyroporus, Hortiboletus, Imleria, Lanmaoa, Leccinum, Leccinellum, Neoboletus, Pseudoboletus, Rheubarbariboletus, Strobilomyces, Suillus, Suillellus, Tylopilus, Xerocomus e Xerocomellus.

Funghi questi tutti dall’aspetto più o meno marcato di fungo Porcino ma che, il più delle volte, non sono dei Boletus, quindi dei veri Porcini.

Funghimagazine si è prefisso il compito di accompagnarti all’interno del Regno Fungi, il Regno dei Funghi, per insegnarti a muovere i primi passi tra gli alberi, sui prati e nei boschi, stimolando la tua curiosità, in modo da renderti più facile il riconoscimento dei funghi.

Sono più di 1.600 le pagine-post già pubblicate ed indicizzate dal motore di ricerca Google, che ti aiuta a trovarle più facilmente. Pagine, post, articoli, che trovi assai facilmente anche attraverso le mappe del sito (Mappa del sito Post, Mappa del sito Pagine, Mappa del sito Categorie e Mappa del sito Enciclopedia), insieme con le pagine: Atlante dei Funghi, ed Enciclopedia dei Funghi.

Corpo fruttifero

Il corpo fruttifero del Boletus edulis è assai caratteristico.

Aspetto generale ben piacevole, tanto che per alcuni questo è considerto come il più bel fungo del Regno Fungi, tanto da non stancarsi mai di cercarne, di osservarli, fotografarli ma anche di mangiarli.

Il cappello è decisamente carnoso, emisferico, dapprima convesso e, negli esemplari giovanissimi, quasi appiccicato al gambo, poi tende a divenire appianato-pulvinato; ha un diametro di 8–20 cm di larghezza ma, di tanto in tanto può raggiungere anche la ragguardevole misura di 25, 30 o più centimetri. Nel 1995 in Scozia ne venne trovato uno col cappello di 42 cm di diametro.

La superficie del cappello è lubrificata o vischiosa, soprattutto in presenza di tempo molto umido, per lo più irregolare, da liscia a grinzosa o anche ammaccata.

💥Una caratteristica pecularie di questa specie è di avere il cappello quasi sempre con margine eccedente, debordante, con un caratteristico bordo o margine, di colore bianco (↑ vedi scheda in apertura post)💥.

La carne è compatta-soda nei giovani esemplari, poi diventa più cedevole con l’età, bianca e immutabile, senza alcun viraggio. Può presentare leggere sfumature gialle-rosa o verdine in prossimità della cuticola.

Il sapore è assai gradevole, dolce, dolciastro-poco fruttato. Odore tipico di nocciola, che poi è il caratteristico odore dei funghi Porcini.

L’imenoforo è una ‘spugna’ composta da tubuli adnato-depressi, con pori rotondi e molto piccoli, dapprima bianchi, poi beige-crema-giallognoli, sfumati di oliva e successivamente verdognoli con l’età. Il colore dell’intera spugna, quindi di tubuli e pori, non cambia con lo sfregamento, al tocco o al taglio.

L’ impronta sporale è bruno-olivastra in massa. Le spore sono giallo-verdi al microscopio, subfusiformi, lisce e misurano 14-14 x 5-6 micron.

Il gambo misura 5–15 cm di lunghezza, ma saltuariamente può arrivare anche fino a 20/30 cm, per 2–8 e fino a 10/15 cm di diametro.

Non è insoltio trovare esemplari giganti di Boletus edulis che, come già detto nel paragrafo relativo ai nomi internazionali del fungo, potrebbero appartenere alla variante detta Boletus edulis var. grandedulis che, si sa non essere una specie a sé, ma una variante insolitamente grande di questo fungo. Le versioni giganti del Porcino chiaro autunnale possono facilmente raggiungere e superare il chilogrammo di peso, ogni anno esemplari da 1, 2, 3 kg vengono riportati sui Social e su articoli di quotidiani locali perché non capita tutti i giorni di trovare simili giganti.

Il gambo ha inoltre una forma piuttosto caratteristica. Inizialmente è obeso, ciccio-sodo-tondeggiante poi cilindrico o clavato, ornato da un reticolo più o meno evidente che in alcuni esemplari può persino non esser facilmente visibile, in altri piuttosto in rilievo, tanto da far pensare di avere di fronte un esemplare di Boletus reticulatus. Di solito il reticolo in questa specie è comunque più evidente nella parte alta del gambo, dalla metà superiore in su, spesso completamente assente verso il piede. Il suo colore può esser bianco, crema, nocciola, ocraceo pallido, a volte concolore col cappello, soprattutto negli adulti, bianco vivo nei giovani esemplari. Non muta di colore al taglio o al tocco.

Così come accade a molte altre specie boletacee, anche Boletus edulis è assai gradito ai Ditteri che, al proprio interno, danno spesso vita alle consuete colonie di larve, conferndogli un aspetto ‘rigato’ con frequenti buchi nerastri. Leggi a proposito della commestibilità dei funghi con le larve l’apposito articolo → Funghi con le larve, quali pericoli per la salute?

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI OTTIMO FUNGO COMMESTIBILE

La carne del Boletus edulis è ritenuta, a ragione o torto, tra le migliori nel Regno Fungi.

La sua consistenza, soda e carnosa negli esemplari giovani, non trova corrispondenza negli adulti, che possono risultare cedevoli, viscidi, bavosi (non a caso nel Sud Italia sono detti “Bavusi”).

In alcune regioni del nostro Pianeta il Porcino edulis è stato a lungo considerato un fungo di scarso valore alimentare, vuoi per via del suo sapore ed odore troppo invadenti, che ad alcune popolazioni risulta nauseante, vuoi per via delle sue carni ‘molli’ facilmente sfaldabili, viscide-bavose, soprattutto degli esemplari più datati. Questi, al fungo Porcino preferivano di gran lunga la croccantezza di funghi quali il Boleto dal Piede Rosso (Neoboletus erythropus) o altre boletacee, ivi inclusi alcuni Leccini.

Sul finire del XX secolo questo fungo, sulla scia della moda della cucina, ed il sistematico utilizzo che i cuochi ne facevano in cucina, è diventato così popolare da superare anche le barriere culturali locali, al punto da esser commercializzato ormai in ogni angolo del Pianeta.

Ovviamente la commestibilità di questo fungo è indubbiamente eccellente, al punto che, in piccole, moderate quantità, può esser consumato anche crudo. Il consumo di Boletus edulis crudo non può esser però effettuato da chiunque. La sensibilità e tolleranza verso questo fungo è del tutto soggettiva. Alcune persone riescono a mangiarne buone quantità da crudo senza alcun disturbo gastrico, altre ne sono del tutto intolleranti, al punto da sviluppare disturbi o vere e proprie sindromi gastro-intestinali.

In primo luogo, alcune persone potrebbero essere sensibili ai monosaccaridi di glucosio, in particolar modo a trealosio e mannitolo, oppure alla chitina, l’emicellulosa e i carboidrati simili alla pectina, tutti indigeribili dall’uomo e presenti come fibre insolubili nel Boletus edulis ed altri Porcini.

Cosa determina l’aroma, la fragranza dei Porcini?

Si calcola che sono addirittura 100 i componenti che determinao i composti aromatici che danno ai funghi Porcini la loro caratteristica fragranza, fra questi da citare: esteri (al sing. estere, sono composti organici prodotti dalla reazione di un alcol o di un fenolo con un acido carbossilico o un suo derivato) ed acidi grassi. In uno studio effettuato sui composti aromatici, l’1-octen-3-one era la sostanza chimica più diffusa rilevata nei funghi crudi, con pirazine che avevano un maggiore effetto aromatico e un contenuto elevato dopo l’essiccazione.

Valori nutrizionali del Boletus edulis

100 grammi di questo fungo contengono mediamente:

  • Energia-Calorie: 342,4 kJ (81,8 kcal)
  • Grassi: 1,70 gr
  • Proteine: 7,39 gr
  • Vitamine:
    Tiamina ( B1 ) 9% del fabbisogno giornaliero (RDA), 0,105 mg
    Riboflavina (B 2 ) 8% RDA 0,092 mg
    Niacina ( B3 ) 40% RDA 6,07 mg
    Acido pantotenico ( B5 ) 53% RDA 2,64 mg
    Vitamina B6 4% RDA  0,051 mg
    Folato ( B9 ) 73% RDA 290 μg
    Vitamina C 5% RDA 4,21 mg
  • Minerali
    Calcio 0% RDA 1,195 mg
    Rame 39% RDA 0,786 mg
    Ferro 6% RDA 0,739 mg
    Fosforo 3% RDA 22,26 mg
    Potassio 4% RDA 203,3 mg
    Zinco 44% RDA 4,172 mg

Elementi chimici

100 grammi di Boletus edulis essiccato contengono diverse sostanze fitochimiche tra cui: 500 mg di ergosterolo ed ergotioneina; numerosi polifenoli, in particolare un alto contenuto di acido rosmarinico e acidi organici come: acido citrico, fumarico, malico, ossalico e succinico ed alcuni alcaloidi.

Sono inoltre composti per il 9% da carboidrati, il 3% da grassi e il 7% da proteine. I funghi freschi sono costituiti da oltre l’80% di umidità, ma questo valore può variare a seconda del contesto climatico-ambientale in cui il fungo è stato raccolto, quindi in presenza di vento, caldo, fresco o umidità. Questo valore potrebbe perciò scendere anche al 70 oppure oltrepassare il 90%.

I carboidrati sono costituiti da: monosaccari di glucosio , mannitolo e α,α-trealosio, il polisaccaride glicogeno ed il polisaccaride strutturale insolubile in acqua, la chitina, che rappresenta fino all’80-90% della sostanza secca del fungo.

Il contenuto totale di lipidi, o grassi grezzi, costituisce il 3% della sostanza secca del fungo. La percentuale di acidi grassi (espressa in % degli acidi grassi totali) è del 42% di acido linoleico, 36% di acido oleico, 10% di acido palmitico e del 3% di acido stearico.

Uno studio comparativo della composizione aminoacidica di undici specie di funghi commestibili selvatici portoghesi ha mostrato che il Boletus edulis ha il più alto contenuto totale di aminoacidi, tra tutti i funghi esaminati.

Oltre agli elementi descritti poco sopra, i Porcini chiari autunnali sono ricchi anche di diversi minerali alimentari tra cui: sodio, calcio e magnesio, con quantità variabili a seconda della componente del fungo e della composizione del suolo nella regione geografica di provenienza. Sono inoltre presenti quantità apprezzabili di selenio.

Contaminazione da metalli pesanti

Su guide-manuali o sul web si legge spesso che non bisognerebbe raccogliere funghi in prossimità di centri abitati, in aree urbane o vicino a industrie varie perché sostanze inquinanti ed in particolar modo metalli pesanti potrebbero contaminare i funghi e renderli perciò potenzialmente tossici per accumulo di questi elementi.

Nel 2007, uno specifico studio denominato “Primo rapporto di fitochelatine in un fungo: induzione di fitochelatine mediante esposizione al metallo in Boletus edulis“, ha dimostrato che Il B. edulis è sì in grado di tollerare la presenza di metalli pesanti nel terreno, ma anche di poter prosperare su terreni contaminati da metalli pesanti tossici, senza tuttavia diventare tossico esso stesso.

A rendere questo fungo resistente alla contaminazione, ci pensa un composto biochimico detto fitochelatina, (in inglese Phytochelatin; abbreviate in PCn) un oligopeptide la cui produzione è indotta nel fungo a seguito dell’esposizione ai metalli pesanti. Già nel 1985 Erwin Grill e collaboratori dell’Università di Monaco di Baviera, dimostrarono che i tre aminoacidi (fitochelatine) erano utilizzati nelle cellule vegetali di piante di tabacco, in risposta allo stress da cadmio e altri metalli pesanti, già pochi minuti dopo l’esposizione a queste sostanze.

Le fitochelatine presenti in Boletus edulis (e in altri funghi e vegetali) sono agenti chelanti , in grado di formare legami multipli con il metallo, rendendolo innocuo perché impossibilitato a reagire con altri elementi o ioni, quindi immagazzinato in forma disintossicata nel tessuto del fungo.


⚠️⛔🖐️ ATTENZIONE ⚠️

Ti ricordo che, come per tutti gli altri Boleti, anche B. edulis concorre al raggiungimento del limite imposto per legge alla racconta di funghi in Italia. Raccogliere funghi in quantità industriale è una cattiva abitudine che può danneggiare l’intero ecosistema e mettere a rischio la sopravvivenza della specie.


⚠️⛔🖐️ ATTENZIONE ⚠️

Eventuali informazioni mediche contenute in queste schede sono presentate a solo scopo informativo, in nessun caso possono costituire la formulazione di un trattamento, e non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto medico-paziente.

Le immagini e le informazioni riportate su funghimagazine.it sono puramente indicative e non possono sostituire l’accertamento effettuato da un professionista.

⚠️ NON AFFIDARTI MAI completamente ad una guida on-line o a libri di testo per il riconoscimento di una nuova specie fungina mai raccolta prima, a meno che tu non abbia competenze tecniche micologiche.

Guide, manuali ed articoli descrittivi hanno solo e soltanto scopo didattico. Esistono centri specializzati presso le ASL (Ispettorati Micologici) o presso le Associazioni Micologiche che sono preposti per il riconoscimento e l’accertamento della commestibilità dei funghi. ISPETTORATI MICOLOGICI IN ITALIA.

Tutte le schede sui funghi presenti su funghimagazine.it sono il frutto di attento studio, osservazioni, raccolta e fotografia degli stessi, fatta direttamente sul campo e poi integrata con lunghe ore di studio. Non sono mai il classico copia-incolla da testi o altre recensioni trovate sul web.

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SPECIE SIMILI

Il Boletus edulis ha molti sosia, alcuni dei quali molto simili.

Naturalmente i sosia più simili sono le altre 3 specie di fungo Porcino che sono: Boletus aereus – Porcino Nero o Bronzino, Boletus reticulatus / B. aestivalis / Porcino EstatinoBoletus pinophilus o pinicola, Boletus fuscoruber.

Esistono poi una lunga serie di funghi la cui forma ed aspetto generale sono quelle tipiche del fungo Porcino. Questi di solito differiscono più che per la forma, per i propri caratteristici colori che possono esser predominanti sul cappello o sul gambo. Alcuni di questi sono:

Buturiboletus regius, dal gambo e spugna ugualmente gialli ma dal cappellodi colore rosa-porpora. Scopri le caratteristiche di questo fungo nell’apposita schedaButyriboletus regius, il Porcino Reale.

Caloboletus radicans, cresce nello stesso habitat del B. appendiculatus ma differisce per il cappello di colore grigiastro, beige-grigiastro-marroncino, gambo giallo e totale assenza di colori rossicci, oltre che per il sapore decisamente amaro.

Butyriboletus fechtneri vegeta in boschi caldi di Castagno-Quercia, più sporadicamente misti con anche Faggi, raramente sotto conifere, per lo più sotto Abete Rosso e quasi sempre su suoli calcarei. Il suo cappello è vellutato-feltrato-pruinoso-sericeo di colore grigio-biancastro-crema, talvolta può avere sfumature rosate che potrebbero farlo somigliare al B. regius. Commestibile dopo cottura.

Imleria badia, già noto come Boleto badius o semplicemente Badius.

Tutti i funghi del genere Xerocomus o Xerocomellus (anche noti come Pinaioli, Pinaroli e simili); tutti i funghi appartenenti al genere Leccinum o Leccinellum (anche noti come Porcinelli) → consulta le relative schede nella sezione: Atlante dei funghi di Funghimagazine.

Alcuni altri Boleti che potrebbero esser confusi, ma decisamente differenti per via dei propri colori rossicci (per confonderli, bisogna esser davvero molto distratti e poco attenti ai caratteri distintivi dei funghi), sono:

  • Caloboletus calopus, considerato non commestibile perché amaro;
  • Neoboletus erythropus syn. Neoboletus luridiformis, commestibile dopo cottura, caratterizzato da cappello marrone feltrato e pori di colore rosso vivo, oltre che dal piede rosso anziché giallo;
  • Cyanoboletus pulverulentus, fungo di qualità mediocre con pori tendenti al rosso;
  • Imperator torosus sin. Boletus torosus, non commestibile, probabilmente velenoso, ha un cappello color giallo poi giallo-verde e crema-rossastro. Gambo giallo con reticolo, rosso con l’età. Vira al blu-violaceo rapidamente al tocco con tendenza a virare al rosso alla base del gambo. Cresce prevalentemente tra Castagni-Querce-Faggi in boschi caldi a terreno calcareo;
  • Rubroboletus dupainii, commestibile RARO, quindi da non raccogliere, dal caratteristico cappello rosso carminio lucido e pori rossi che si macchiano di blu al tocco;
  • Rubroboletus rhodoxanthus, velenoso da crudo, commestibile da cotto, cappello biancastro con sfumature rossastre, leggermente feltrato, pori rossi, rosso-arancio, rosso-sangue e gambo giallo vivo all’apice, reticolato di rosso. Si macchia di blu al tocco, vegeta sotto castagno e quercia;
  • Rubroboletus rubrosanguineus / Suillellus rubrosanguineus, probabilmente velenoso, ha cappello color caffelatte chiaro-camoscio, pori rossi e piede rosso.
  • Rubroboletus satanas, velenoso, ha cappello biancastro, bianco-verdastro, bianco-grigiastro, diventa blu alla manipolazione. Ha pori rossastri e gambo tozzo, ingrossato alla base, color giallognolo o giallo-arancio-rossastro alla base, ma rosso in generale, soprattutto nella parte centrale. Cresce su terreni calcarei, in boschi termofili-caldi, prevalentemente tra i castagni, oltre ad altre latifoglie.

FOTOGALLERY DI BOLETUS EDULIS

IL BOLETO CHIARO AUTUNNALE

Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale in bosco di Faggi
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale in bosco di Faggi
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Bel cesto di Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Bellissimo trio di Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale in bosco di Faggi
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Cesto di Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale con alcuni Finferli
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Cesto di Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis Porcino chiaro autunnale
Boletus edulis, Porcino chiaro autunnale, esemplari particolarmente tozzi-paffuti

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