Luppolo Humulus lupulus

Luppolo

HUMULUS LUPULUS L., 1753

Luppolo comune – Luppolo europeo

Divisione:Magnoliophyta
Classe:Magnoliopsida
Ordine:Urticales
Famiglia:Cannabaceae
Genere:Humulus
Specie:H. lupulus
Nome italiano:Luppolo / Bruscandoli
Classificazione botanica:
Angiosperme
Classificazione inferiore: (Classe)
Eucotiledoni
Forma vegetativa:
Pianta erbacea perenne
Forma biologica:
Emicriptofita lianescente
Sesso:Unisessuata
Impollinazione:Anemogama
Periodo fioritura:
tra Maggio e Agosto
Tipo di infiorescenza:
Pannocchia (infioerescenza maschile) o a Spiga conica (infiorescenza femminile)
Semi:
Piccoli semi contenuti negli acheni
Frutti:
Acheni di colore marroncino-grigiastro, contenuti in un cono, alla base delle sue squame (Achenoconi)
Diffusione:
Anemofila
Habitat:
Margini dei boschi, lungo le strade, luoghi umidi, rive di corsi d’acqua
Distribuzione:
Emisfero settentrionale
Protezione:
In Italia non è specie protetta

Scheda illustrativa:

Luppolo Humulus lupulus, scheda


ETIMOLOGIA

Le radici etimologiche del nome generico Humulus non sono di origine certa.

Secondo l’ipotesi più accreditata, il lemma si farebbe risalire direttamente all’humus, la ricca sostanza organica a noi tutti ben nota (e a sua volta derivante dal latino hŭmus [humus], humi, sostantivo femminile significante ‘terra’, ‘suolo’).

Secondo tale teoria, Linneo, nel suo ‘Species plantarum’, avrebbe scelto di utilizzare questo termine per indicare il modo in cui l’Humulus lupulus, quando il suo fusto non trova un appoggio verticale, tenderebbe ad estendersi su tutta la terra.

L’epiteto specifico Lupulus rappresenta invece il diminutivo latino del sostantivo maschile lupus ([lupus] lŭpus, lupus, lupi), dall’intuibile significato di ‘lupo’.

Tale diminutivo era già stato adottato da altri studiosi prima di Linneo (tra cui Tournefort, che lo utilizzò nel suo ‘Elementi di botanica’ del 1694), ma risulta ancora più interessante l’apprendere come la figura del lupo comparisse negli studi sulle piante già da numerosi secoli.

Lo stesso Plinio il Vecchio cita, nella suaStoria naturale’, una pianta che chiama Lupus salictarius, descrivendola – secondo un’immagine tanto macabra quanto affascinante – come una pianta che si sviluppa tra i vimini e li strangola con i suoi leggeri bracci, come fa il lupo con la pecora.

Paragonando la pianta al Luppolo comune, gli autori moderni presero quindi in prestito questa espressione, evolvendone e diffondendone l’utilizzo fino all’ufficiale creazione del nome Humulus lupulus.


DISTRIBUZIONE e COLTIVAZIONE

Il Luppolo comune sembrerebbe avere origini provenienti dalla Cina (o, secondo alcuni, dalla regione del Caucaso), a partire dalla quale avrebbe iniziato a diffondersi in maniera naturale nel resto dell’Asia e, con il passare del tempo, in tutto l’Emisfero Nord (ma non solo).

Il Luppolo comune risulta infatti maggiormente diffuso in Europa, Asia, Nord Africa e Nord America. La presenza del Luppolo comune è largamente diffusa anche in Italia.

Dato il suo habitat prediletto, ricco di humus e ben umido, compare soprattutto nelle regioni settentrionali, rivelandosi di più raro all’interno delle isole.

Luppolo Humulus lupulus
Coltivazione di Luppolo, Humulus lupulus

Enormemente diffuso e largamente coltivato, il Luppolo comune vede come suoi tre principali produttori la Germania, gli Stati Uniti d’America e la Cina che, insieme raccolgono la maggior parte delle 100.000 tonnellate stimate ogni anno.

In particolare, facendo riferimento ai dati relativi alla produzione del 2014, nella sola Germania si erano raccolti ben 38.500 tonellate, pari al 38.35% della produzione mondiale. Al secondo posto gli USA con 32.200 tonnellate, pari al 32% della produzione mondiale poi, al terzo posto la Cina con 7.600 tonnellate, pari al 7.6%. Seguivano Repubblica Ceca (6%), Polonia (2.7%), Corea del Sud (2%), Slovenia (1.95%), Albania (1.7%), Spagna (0.95%) e Nuova Zelanda (0.8%). Altri paesi (tra cui Gran Bretagna) avevano prodotto un totale di 5.600 tonnellate, pari al 5.6% del totale.

Il valore lordo della produzione mondiale dell’anno 2013, è stato stimato in quasi 469 milioni di dollari.

Nel corso del 2015 la produzione Statunitense ha di poco superato quella tedesca, al terzo posto è rimasta la Cina, a seguire, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia, Gran Bretagna, Australia, Spagna, Repubblica Sudafricana, Nuova Zelanda, Francia, Ucraina, Austria, Romania, Belgio, Russia, Serbia, Slovacchia.

Marginale la produzione di luppolo in Italia, con meno di 100 tonnellate ma, questo tipo di coltivazione, nel corso dell’ultimo decennio, ha preso maggiormente piede con sempre più ettari destinati alla sua coltivazione, principalmente in Trentino Alto Adige, a seguire in Pianura Padana.


HABITAT

🍂🍁🌳 Ecologia del Luppolo – Humulus lupulus

La forma selvatica del Luppolo comune, Humulus lupulus, anche detto Luppolo europeo, predilige la crescita in luoghi ricchi di azoto con ottima disponibilità di umidità nel suolo, proliferando quindi soprattutto all’interno di foreste alluvionali, ovvero in ambienti igrofili, golenali ma, apprezzando anche zone più asciutte come siepi, margini dei boschi, bordi di spiaggette di corsi d’acqua e concimaie, purché il terreno risulti sufficientemente fresco, umido e ben lavorato.

Per quanto riguarda le altitudini di crescita, il Luppolo comune lo si può trovare a partire dalla pianura fino alle aree di media montagna, ricalcando pressappocco l’aerale di distribuzione del Castagno, indicativamente tra gli 0 e i 1.000/1.200 m.s.l.m., purché il clima dell’habitat di crescita non risulti eccessivamente freddo-umido, troppo secco o ventoso, ragion per cui questa pianta risulta poco diffusa in Sardegna, assente invece spontaneamente in Sicilia, dov’è considerata specie alloctona.

Luppolo Humulus lupulus
Giovani piantine primaverili di Luppolo, Humulus lupulus

DESCRIZIONE

Come riconoscere il Luppolo selvatico

Il Luppolo selvatico è una pianta erbacea perenne che si presenta come un arbusto rampicante, strisciante in assenza di un adeguato sostegno, lianante, ovvero che produce piccole liane.

La sua forma selvatica può raggiungere fino ai 9 metri di altezza, arrivando a crescere in natura fino ai 30 cm al giorno; nelle coltivazioni, può raggiungere altezze anche maggiori.

Il suo aspetto è molto simile a quello di un vitigno. Una pianta non legnosa, ma interamente erbacea, che solitamente germoglia a partire da un grosso rizoma, da cui partono poi lunghi fusti che si
avvolgono attorno ad un sostegno facilitandosi attraverso la presenza – sui propri bordi – di piccoli uncini (tricomi) utili all’attaccamento della pianta.

Questi fusti sono scanalati, a sezione esagonale, e si avvolgono al loro supporto in senso orario (avvolgimento destrogiro).

Posseggono peli rigidi come piccole spine che, proseguono sui piccioli e le nervature sotto le foglie.

Inizialmente sono erbacei, gradualmente, con la crescita e sviluppo assumono una struttura maggiormente lignificata, ma limitandosi ad avere sempre una consistenza di erba secca.

Caratteristiche vegetative

Foglie

Le foglie del Luppolo comune (selvatico) sono opposte, cuoriformi e dotate di 3-5 lobi seghettati.

Possono raggiungere facilmente i 20 cm circa di grandezza, vedendo talvolta i propri lobi basali sdoppiarsi.

Mentre la loro parte superiore si presenta ruvida al tatto (data la presenza dei rigidi peli simili a piccole spine), quella inferiore risulta invece resinosa.

Il picciolo è generalmente più corto della lamina fogliare e presenta alla propria base due stipole triangolari.

Infiorescenza

L’infiorescenza del luppolo può presentarsi in vario modo, sempre con fiori maschili e fiori femminili presenti contemporaneamente sulla stessa pianta, perciò la specie è detta dioica.

L’infiorescenza maschile, si distingue per la sua tipica forma a pannocchia, mentre quella femminile è caratterizzata da una forma conica/ovoidale leggermente più piccola. In entrambi i casi, le infiorescenze vanno a costituire dei raggruppamenti raccolti alla base di brattee fogliacee e di colore verdognolo, simili a foglioline.

Luppolo Humulus lupulus
Achenoconi (infiorescenze femminili mature) di Luppolo, Humulus lupulus
Fiori

Come per la forma dell’infiorescenza, anche i fiori del Luppolo comune si distinguono tra loro, a seconda che si tratti di individui maschili o femminili.

I fiori maschili (o staminiferi) presentano 5 stami e 5 tepali fusi insieme alla base, riuniti in fitte infiorescenze ramificate nelle pieghe delle foglie. Sono piccoli e di colore giallo.

La forma a cono dei fiori femminili (o pistilliferi) circonda invece 2 stimmi pelosi e il suo colore vira su tonalità di verde.

Frutti e semi

I frutti del Luppolo comune si presentano come acheni (tecnicamente detti: achenoconi), sono di colore grigio-verde-marroncino e contengono i semi della pianta.

Ogni brattea contiene due acheni. La maturazione dei semi, che avviene a seguito di un’impollinazione di tipo anemofilo, fa sì che le brattee si assottiglino progressivamente, assumendo man mano una consistenza cartacea, in grado di aumentare le dimensioni dell’infiorescenza con il progredire del tempo.


SPECIE COLTIVATE

Come possiamo ben immaginare, gli ampi utilizzi che vengono fatti del Luppolo comune, rendono questa pianta ampiamente coltivata ai fini commerciali, in entrambi gli emisferi, sia dove precedentemente presente quale specie autoctona, che dov’è stata introdotta, e quindi alloctona.

Non stupisce nemmeno sapere che, le prime coltivazioni di Luppolo comune apparvero per la prima volta in Germania già a partire dal IX secolo, diffondendosi progressivamente nell’Europa Medievale ed acquisendo sempre maggiore fama come additivo per le bevande alcoliche.

Mentre le prime misure di controllo della qualità del Luppolo risalgono almeno al 1603, la sua coltivazione continuò ad espandersi a livello globale, arrivando in Nord America, ad opera dei coloni inglesi, nel 1629.

Il primo birrificio operante negli States, venne stabilito nella colonia della baia del Massachusetts, che rimase il più grande fornitore di Luppolo della nazione fino al XVIII secolo, quando il titolo passò al New England.

Luppolo Humulus lupulus
Coltivazione di Luppolo, Humulus lupulus

In Italia, le prime colture di Luppolo comune comparvero invece soltanto nel 1847, quando l’agronomo Gaetano Pasqui ne introdusse gli usi, promuovendo al contempo l’avvio di un primo birrificio.

L’efficienza delle coltivazioni di Luppolo comune all’interno dei suoi paesi produttori principali, ha fatto sì che nel corso del tempo alcune popolazioni di questa pianta si isolassero geneticamente, guadagnandosi l’appellativo di “Luppolo nobile”, designandone gli ottimi aromi e la minore o scrsa amarezza.

Nonostante la sua forte resistenza alle temperature più fredde (in condizioni biologiche ottimali, può infatti sopravvivere anche ai 30 gradi sotto zero), il Luppolo comune risulta però facilmente suscettibile agli attacchi di funghi e parassiti di diversa natura.

Ogni anno le coltivazioni del Luppolo subiscono infatti gli effetti di malattie di vario tipo, diffuse in particolare ad opera di specie quali la cosiddetta Pulce del Luppolo (Psylliodaes attenuata), il Ragnetto comune (Tetranychus urticae) o l’Afide del Luppolo (Phorodon humuli).

Anche specie come la Peronospora possono presentarsi come un ostacolo annuale per questa pianta, spingendo le aree di coltivazione ad una particolare cura ed attenzione per le stesse.

VARIETA’ E SPECIE COLTIVATE

Quese di seguto sono le cinque le varità di Humulus lupulus:

  • H. lupulus var. lupulus, presente in Europa e Asia occidentale
  • H. lupulus var. cordifolius, presente in Asia orientale
  • H. lupulus var. lupuloides, presente in America nordorientale
  • H. lupulus var. neomexicanus, presente nell’America nordoccidentale
  • H. lupulus var. pubescens, presente in Nord America

In Germania, che è il più grande produttore al mondo di luppolo, l’84% delle specie coltivate, sono ibridi o varità provenienti dall’Hop Research Centre di Hüll.

Le varietà amare più diffuse sono: Ercole, Hallertau Magnum, Hallertau Mercurio, Hallertau Toro, Pepita, Polaris.

Le varità aromatiche attualmente più diffuse, perché più resistenti agli attacchi di malattie fungine e parassiti, sono: Hallertau Tradition, Mandarina Bavaria, Northern Brewer, Opal, Perle, Saphir, Spalter Select.

Queste ultime sono tra le varietà più pregiate e costose perché contengono un maggior spettro di aromi, che conferisce maggior corposità e aroma più speziato alle birre.


COSA E QUANDO SI RACCOGLIE

In natura, il Luppolo comune permette innanzitutto di raccoglierne le foglie e le cime degli steli (germogli o turioni).

Questi andrebbero staccati delicatamente, durante la stagione primaverile e fino all’inizio dell’estate, ovvero quando risultano più morbidi e teneri.

Nel Nord Italia, dove sono assai comuni, è usanza comune spizzicare le cime degli steli del Luppolo (germogli) chiamandoli sbrigativamente “Asparagi selvatici” anche se dell’asparago non hanno assolutamente nulla, se non un molto vago aspetto.

Bruscandoli è il nome comunemente utilizzato in Lombardia e in altre zone del Nord Italia; Asparagina o Asparagina selvatica, li si chiama a cavallo tra Lombardia e Veneto. Luartìs o Luartisi o Vàrtis, Vartìs sono detti tra bassa Vercellese-Novarese e Lomellina; Uartìs in altre zone del Nordovest. Luvertin in buona parte del Piemonte; Revertis in Lombardia settentrionale, soprattutto tra Lario e Valtellina. Sparacogne sono detti in alcune zone del Sud Italia. Orticions nel Friuli.

I Bruscandoli non hanno nulla a che fare con i cosiddetti Carletti o Schioppettini (germogli di Silene vulgaris).

Luppolo Humulus lupulus
Germogli di Luppolo, Humulus lupulus, Bruscandoli

Proseguendo verso Agosto-Settembre, si possono invece raccogliere le infiorescenze femminili (che ricordiamo essere di forma conica), prestando attenzione a tralasciarne il picciolo.

Come precedentemente accennato, il fusto del Luppolo comune è particolarmente legnoso e flessibile: anch’esso può risultare di interesse e venire impiegato per corde e legamenti in attività di cesteria.

Il Luppolo comune si presenta, in realtà, come una pianta parzialmente tossica, motivo per cui si consiglia di fare particolare attenzione quando la si tocca.

Innanzitutto, la raccolta del Luppolo comune può causare la comparsa di dermatiti da contatto che si presentano come lesioni cutanee su viso, mani e gambe (pur essendo pochi i casi che richiedono un trattamento medico specifico).

⛔😷Maggiore attenzione occorre nei confronti degli Achenoconi del Luppolo che risultano esser tossici per i cani: se ingeriti dagli animali, possono causare ipertermia, vomito e tachicardia, progredendo, nei casi più gravi, in coagulopatia e morte⛔😷

Luppolo Humulus lupulus
Achenoconi del Luppolo, Humulus lupulus

USI IN CUCINA

I polloni primaverili e le foglie del Luppolo comune si distinguono per il loro sapore tendente all’amarognolo.

Vengono normalmente impiegati in ambito culinario consumandoli lessati o conditi con olio e aceto, o, alternativamente, passati nel burro con uova o formaggio.

Nel caso in cui il loro sapore risultasse eccessivamente amaro al palato, lo si può smorzare semplicemente cambiando l’acqua a metà cottura o scolando direttamente i polloni sotto l’acqua corrente.

I turioni possono invece venire consumati a crudo, in insalata e come accompagnamento ad altre verdure, oltre che cotti al modo degli asparagi o utilizzati come ingredienti per frittate o risotti.

Un insolito quanto squisitissimo utilizzo, tipico di alcune zone del Nord Italia, è quello di sbollentarli leggermente, poi di infarianrli e friggerli. Anche le frittelle di germogli di Luppolo sono davvero squisite: farina, uovo, prezzemolo, sape, pepe, aglio a proprio gusto, e tanti, tanti germogli appena sbollentati di Luppolo, danno vita ad una vera e propria leccornia.

Naturalmente, sia i germogli crudi che bolliti, o in qualsiasi altra preparazione, daranno al piatto un più o meno leggero gusto di birra, talvolta leggermente amarognolo, ma davvero assai interessante.

Come tutti ben sappiamo, il Luppolo comune è principalmente noto per il suo ruolo preponderante nella produzione della birra.

Il Luppolo ricopre infatti la funzione di conferire alla bevanda il suo tipico aroma e la sua caratteristica nota amara (dovuta agli acidi alfa ed agli oli essenziali contenuti nella pianta).

Come additivo della birra, modifica le prestazioni del lievito durante la fermentazione, riduce la formazione di schiuma nel mosto durante la bollitura e favorisce la coagulazione delle proteine.

Sono proprio le infiorescenze femminili del Luppolo (gli achenoconi) a venire impiegate per la preparazione della birra, o per aromatizzare anche altri tipi di bevande e liquori.

Risulta interessante sapere che, le infiorescenze non si rivelano estremamente utili soltanto per il loro potere aromatico. Nel XII secolo, infatti, la suora benedettina Ildegarda di Bingen ne scoprì le proprietà igienizzanti e conservanti, che resero le infiorescenze stesse, di ancora più essenziale ed utile importanza per il loro impiego in cucina.


USI MEDICINALI

Oltre ad essere largamente apprezzato in cucina, il Luppolo contiene anche numerose sostanze di diversa natura e di netto interesse medicinale e farmaceutico.

Al di là della presenza di fibre, proteine, minerali e polifenoli, le componenti di maggiore importanza per il Luppolo sono, una particolare resina ed un particolare olio essenziale (Olio del Luppolo) da cui dipendono la maggioranza delle sue proprietà distintive.

Mentre la Resina del Luppolo è principalmente responsabile del suo sapore amaro, l’Olio del Luppolo contiene a sua volta circa 150 sostanze differenti e dalle numerose utilità.

Entrando più concretamente nello specifico dei suoi utilizzi medicinali, il Luppolo è soprattutto noto per le sue proprietà calmanti e stimolanti del sonno, grazie alle sostanze contenute nei suoi coni, che rendono gli effetti della pianta assimilabili alla Melatonina.

Le preparazioni a base di coni di Luppolo sono state utilizzate come sonniferi o sedativi sin dal XVIII secolo e vengono inoltre considerate anafrodisiache (che inibiscono la libido, l’istinto sessuale). Ancora oggi, gli estratti sono disponibili in commercio, spesso miscelati ad altri prodotti sedativi come la Valeriana.

Anche in medicina, entrano in gioco le sostanze amare contenute nel Luppolo visto che, sembrerebbero stimolare la secrezione di succhi gastrici: per tale motivo, viene utilizzato anche in medicina popolare per trattare disturbi come la perdita di appetito o altri problemi digestivi analoghi.

I fiori del Luppolo infine, vengono impiegati anche nell’ambito dell’aromaterapia o come additivi per i bagni.

VALORI NUTRIZIONALI

Valori nutrizionali del Luppolo

Di seguito i valori nutrizionali per 100g di coni essiccati di Luppolo:

  • Acqua: 6-12%
  • Acidi alfa (Umolone): 2-16%
  • Acidi beta (Lupolone): 1-10%
  • Olio essenziale: 0,5-2,5%
  • Aminoacidi: 0.1%
  • Zuccheri: 2%
  • Pectina: 2%
  • Oli e Acidi grassi: 0-2,5%
  • Proteine Carboidrati: 15%
  • Ceneri: 8-10%

FOTOGALLERY

Di seguito alcune foto del Luppolo, Humulus lupulus

Luppolo Humulus lupulus
Germogli di Luppolo, Humulus lupulus, Bruscandoli
Luppolo Humulus lupulus
Piante coltivate di Luppolo, Humulus lupulus
Luppolo Humulus lupulus
Primo piano sugli achenoconi di Luppolo, Humulus lupulus

Luppolo – Humulus lupulus @funghimagazine.it