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Bosco igrofilo – Ambiente igrofilo

Sai cosa significa Igrofilo? Se sei un appassionato di funghi non puoi non conoscere il significato di questo termine

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L’Ambiente igrofilo ed il Bosco Igrofilo

L’umido habitat di Salici, Ontani, Pioppi, Carpini e Olmi

Oggi ti farò conoscere uno degli ambienti boschivi più comuni nei fondovalle fluviali o pianure fluviali ma, anche uno degli ambienti meno conosciuti: il BOSCO E L’AMBIENTE IGROFILO.

In questa guida ti insegnerò a riconoscere questo particolare ambiente, spesso palustre e ad apprezzarlo come merita.

COSA SIGNIFICA IGROFILO?

IGROFILO

in biologia e botanica, indica una pianta terrestre che vive e si sviluppa normalmente solo in ambienti con suolo perennemente ricchi di acqua ed atmosfera sempre satura di umidità.

BOSCO IGROFILO

è una biocenosi vegetale (comunità delle specie di un ecosistema che vive in un determinato ambiente), che solitamente cresce vicino a corsi d’acqua, stagni o laghi.

L’AMBIENTE IGROFILO

lo puoi quindi trovare soprattutto nei fondovalle torrentizi o nelle pianure fluviali.

Si tratta di ambiente molto umido che di solito si sviluppa là dove l’acqua può ristagnare o comunque dove dilava a valle molto lentamente.

Quando il fiume divaga e si allontana dal suo vecchio percorso, si formano le lanche (rami abbandonati).

Qua si creano condizioni particolari di acque stagnanti, soggette ad un lento interramento.

La vegetazione tipica di questo ambiente è di tipo acquatico ed è ordinatamente disposta, affrancandosi gradualmente dall’acqua.

La successione va dalle piante completamente sommerse come i Ranuncoli (Ranunculus fluitans) a quelle natanti o idrofite non radicanti come la lenticchia d’acqua (Lemna minor).

Ci sono poi le idrofite radicate sommerse e quelle semi-sommerse o galleggianti come la Ninfa (Nymphea alba), il crescione d’acqua (Nasturtium officinale), il nannufero (Nuphar luteum) ed altre.

Dopo le piante galleggianti si passa alle piante erette sul pelo dell’acqua alle cinture periferiche popolate da canne di palude e da grandi carici.

LA VEGETAZIONE DEL GRETO

Per poter parlare della vegetazione del greto di fiumi e torrenti occorre fare una suddivisione tra foce, tratto inferiore, tratto medio e tratto superiore.

La successione vegetazionale ovviamente cambia in base al tratto in cui ci troviamo.




IL TRATTO SUPERIORE DI FIUMI E TORRENTI

Va dalla sorgente allo sbocco nella pianura e scorre nel tratto montano-collinare.

Questa frazione di tratto è caratterizzata dal cosiddetto “piano neutro” in cui l’alveo del torrente smette il suo processo di erosione tipico delle aree montane ed inizia il processo di deposito, tipico delle pianure.

IL TRATTO MEDIO

Proprio a valle del “piano neutro” inizia il tratto mediano del corso d’acqua.

Anche questo è divisibile in tre porzioni: superiore, intermedia e bassa.

LA PORZIONE SUPERIORE

Attraversa l’alta pianura. Qua l’alluvionamento domina sull’erosione grazie alla diminuzione di velocità dell’acqua per la minor pendenza dell’alveo.

Formano questo alveo, distese di alluvioni ciottolose e poco sabbiose, solcate da molti canali anastomizzati, ovvero che tendono a separarsi e riunirsi più volte formando numerose isolette.

Col sopraggiungere di piene, l’intero alveo fluviale viene inondato ed i canali o lo stesso fiume possono cambiare percorso.

LA PORZIONE INTERMEDIA

Interessa la prima parte della bassa pianura.

I depositi qua sono prevalentemente sabbiosi e perciò i boschi che si formano in questa porzione di fiume sono potenzialmente i più produttivi per quanto riguarda Verpe e Morchelle che amano suoli sabbiosi.

Limo ed argilla caratterizzano invece le aree golenali adiacenti al fiume.

C’è ancora buona corrente ma il numero di canali tende a ridursi fino a scomparire, per lasciar posto ad un unico corso d’acqua.

Qua le isole diventano più ampie e talvolta non vengono neppure allagate dalle piene, se non da quelle maggiori.

LA PORZIONE INFERIORE

Interessa la bassa pianura ed è caratterizzata da depositi di limi, argille e sabbie che formano spessi strati sovrapposti, ampiamente sfruttati per l’agricoltura.

Qua il fiume forma ampie e pigre anse e meandri, e l’acqua diventa sempre più placida.

Il deposito alluvionale è elevato mentre l’erosione è limitata alle sole sponde.

Spesso si formano nuove direttrici del corso che subito dopo le piene torna ad essere più rettilineo.

IL TRATTO INFERIORE E LA FOCE

Qua sono le maree a modellare la foce del fiume.

Sono ancora presenti isole o isoloni formati da materiali finissimi che frammentano il fiume in numerosi rami che sfociano in mare.

Molto spesso le foci dei fiumi vengono modificate però più dalle esigenze umane che non dalle variazioni naturali.

Qua di solito non sono presenti specie arboree ma solo specie erbacee e piante di palude.

La ragione è che le frequentissime alluvioni e spostamenti dei rami del fiume non consentono a specie arboree di avere il tempo di vegetare.




LA VEGETAZIONE DELLE GOLENE E DELLE SPONDE FLUVIALI

La prima formazione vegetale che si incontra è quella tipica dei greti di fiumi e torrenti.

Qua il substrato è instabile ed anche una leggera pendenza può provocare notevole caldo di umidità mentre una piccola depressione può farla subito aumentare.

Nelle zone secche le temperature del suolo raggiungono valori elevati perciò le specie devono poter contrastare la costante minaccia del disseccamento.

Qua dominano erbe e specie succulente appartenenti al genere Sedum.

Seguono poi gli aggruppamenti nitrofili, ovvero che per vegetare richiedono terreni ed ambienti ricchi di azoto assimilabile

Questi interessano le zone a discreta componente sabbiosa con minor presenza di materiale grossolano.

Spesso buona parte del greto è ancora priva di vegetazione o al più presenta piantine sparute ed isolate.

I rigogliosi “bidenteti”

Sono gli ambienti in cui la vegetazione è dominata dalle specie Bidens, assai più rigogliosi e su substrati più fini ed umidi.

Diventano presto perenni con coperture compatte.




Canneti e cariceti

A margine dei fiumi si possono trovare ambienti umidi che sono i veri e propri ambienti igrofili.

Stagni, risorgive, meandri abbandonati dal fiume, piccoli affluenti che non riuscendo a scaricare l’acqua nel fiume che forma depositi di ghiaia o sabbia, formano piccoli laghetti.

In questi ambienti dominano appunto le specie vegetali tipiche degli stagni.

Le specie elofite, ovvero piante palustri più tipiche sono le tìfe (Typha minima, T. laxmannii, T. angustifolia, T. latifolia), i giunchi, poi i canneti ed i cariceti tipici delle torbiere.

C’è da segnalare anche la presenza del fragmiteto con le tipiche cannucce di palude (Phragmites australis) mentre su suoli più asciutti è tipico il Giacciolo puzzolente (Iris foetidissima L.)

Tra canali irrigui ed altre zone umide con acqua corrente, da segnalare il grazioso Iris giallo (Iris Pseudacorus).

Gli ambienti palustri si possono riscontrare ovunque l’acqua sorgiva, piovana o fluviale rimane intrappolata in avvallamenti, oltre che vicino alle foci dei fiumi ed in ambienti lagunari

Oltre l’ambiente umido degli stagni (lacustre) si alternano i primi prati con le formazioni arboree più tipiche degli ambienti igrofili.

Molte zone di sponda dei fiumi, nei tratti intermedi, oggi sono fittamente colonizzate da specie aliene che hanno preso il sopravvento dopo esser sfuggite da parchi e giardini inselvatichendosi.

Tra le specie aliene più note c’è la Robinia pseudoacacia, anche detta Robinia, Acacia o Gaggia

Quest’albero appartenente alla famiglia delle Fabaceae (Leguminose).

É originaria dei monti Appalachi, nel Nord America, da dove venne importata (esattamente dallo stato della Virginia) in Europa nel 1601.

In Italia venne introdotta nel 1662 nell’orto botanico di Padova.

Oggi è naturalizzata dal piano ai 1000 mt d’altezza, soprattutto lungo i corsi d’acqua o in prati abbandonati, facilmente colonizzati da questa specie eliofila (che desidera piena luce e mai l’ombra).

Dove vegeta l’Acacia/Robinia NON CRESCONO FUNGHI

Oltre ad essere una specie infestante che, lungo i fiumi sta prendendo il sopravvento a Salici, Pioppi ed Olmi, i boschi di Robinia impediscono la vegetazione di molte specie vegetali autoctone e pure dei funghi.

A parte i fiori, utili per la produzione di miele e spesso usati in cucina per preparare ottime frittelle, tutte le altre parti della Robinia contengono sostanze tossiche.

Le foglie, commestibili solo per le capre, creano substrati tossici che avvelenano i miceli impedendone la sopravvivenza.




IL CHIODINO O FAMIGLIOLA, UNICO FUNGO DEI BOSCHI DI ROBINIA

Sono soltanto pochi funghi parassiti quali il Chiodino o Famigliola buona (Armillaria tabescens, A. mellea) a riuscire a vegetare sul legno della Robinia.

In presenza di molti altri alberi autoctoni, in un boschetto di Robinia si potrebbe trovare qualche Mazza di Tamburo (Macrolepiota procera) ed alcune Russule.

Molto più sporadicamente le Spugnole/Morchelle, purché la presenza di Robinia non sia superiore a quella di Frassini/Olmi.

IN UN BOSCO PURO DI ROBINIA NON CRESCONO FUNGHI

C’è chi difende a spada tratta quest’albero che è molto apprezzato, appunto per la produzione di ottimo miele, e come legna da ardere ma, tutti i cercatori di funghi sanno bene che dove cresce la Robinia non crescono funghi.

Un’altra specie aliena che infesta le sponde dei fiumi (ma anche bordi strada ed incolti) è la Fallopia japonica (Reynoutria japonica/Poligonum cuspidatum) o Poligono del Giappone

In Inglese comunemente detta Asian/Japonese knotweed. In Cina è detta Huzhang, mentre in Giappone itadori.

Si tratta di una specie invasiva che sta letteralmente distruggendo gli habitat naturali di sponda dei fiumi del Nord Italia, Toscana, Umbria e Campania.

É un arbusto perenne rizomatoso che colonizza facilmente le zone umide, ma che oggi inizia ad infestare anche i bordi strada-ferrovie oltre a competere con specie autoctone negli incolti.

Forma fitte ed impenetrabili colonie che tendono a favorire l’erosione poiché in inverno seccano lasciando il suolo nudo, mentre i propri rizomi possono spaccare cemento ed asfalto.

DOVE CRESCE LA FALLOPIA GIAPPONESE NON CRESCONO I FUNGHI

Anche questo arbusto, come la Robinia, tende ad intossicare il suolo.

La Fallopia infatti contiene sostanze molto acide sottoforma di sali di potassio, ossalati, antrachinoni, acido ossalico.

Se assaggi i sui teneri germogli ti sembrerà di masticare Erba brusca (Rumex acetosa) o acetosella.

Tutte le sue parti in inverno formano spessi depositi di foglie e canne che degradano molto lentamente, modificando notevolmente il ph del terreno stesso.

Le fitte coperture fogliari impediscono irraggiamento solare perciò, anche per questa ragione, dove cresce la Fallopia non crescono funghi.

La Fallopia Giapponese è tra i maggiori responsabili della perdita di aerale di vegetazione delle Morchelle nelle zone fluviali




Altri alieni dell’ambiente igrofilo

A margine delle aree palustri ci sono anche altre specie vegetali aliene che stanno colonizzando soprattutto le radure, gli arbustivi ed i prati incolti.

Tra queste ci sono soprattutto alcune varietà di gigli che, sfuggite da parchi e giardini si sono naturalizzate fino a diventare invasive.

L’HEMEROCALLIS FULVA

É una rizomatosa che ama i secchi suoli sabbiosi a margine dei fiumi.

Arriva dall’Asia, dove vegeta tra Caucaso e Giappone, ed oggi infesta i prati incolti vicino ai fiumi in buona compagnia con H. middendorfii ed H. citrina.

Per lo meno, esteticamente si tratta di specie vegetali molto belle da vedersi, soprattutto durante le abbondanti fioriture tardo primaverili.

Distesa di gigli gialli in radura erbosa umida a margine di un canale irriguo in alta Pianura Padana

IL BOSCO IGROFILO

Lasciate le aree paludose ed i prati, tutt’attorno specie arbustive tendono a formare dapprima piccoli boschetti, poi veri e propri boschi planiziali, un tempo assai diffusi ma oggi decimanti dall’uomo.

Agricoltura, insediamenti umani e taglio di legname stanno mettendo a rischio estinzione questi boschi, oggi per lo più protetti da parchi provinciali o regionali.

Scriveva lo scrittore romano Polìbio nel II secolo avanti Cristo:

«La quantità di ghiande provenienti dalle foreste di tutta la Pianura Padana può esser valutata tenendo conto che, pur essendo molto grande il numero di maiali macellati in Italia, sia per il consumo privato che per sfamare l’esercito, è quasi tutto fornito dai boschi di questa pianura»

  • Da: ricchezza della Gallia Cisalpina di Polìbio (Silvae glandariae).

Questo a riprova di come, anticamente la Pianura Padana dovette essere ricoperta da estese foreste di querce nei luoghi più secchi, mentre da boschi igrofili misti, nelle zone più umide.

I cosiddetti boschi planiziali oggi sono autentici relitti viventi che ospitano una vasta biodiversità, sia vegetale che animale, ma anche micologica.

Puoi approfondire la conoscenza del bosco planiziale attraverso questo articolo dedicato al CARPINO BIANCO – Carpinus betulus ed il suo habitat ideale.




GLI ALBERI DEL BOSCO IGROFILO

Vicino all’acqua troviamo i Pioppi (Populus spp.), diverse varietà di Salici (Salix spp.), Ontani (Alnus sp.) e sporadiche Farnie (Quercus robur).

In zone meno umide i Carpini bianchi (Carpinus betulus), Noccioli (Corylus avellana), Frassini (Fraxinus excelsior), Olmi campestri (Ulmus minor) e, più abbondanti le Farnie (Quercus robur) con il Sambuco nelle radure.

Tra Centro e Sud Italia sono presenti anche specie più termofile, come il Frassino meridionale (Fraxinus angustifolia), l’Ontano napoletano (Alnus cordata) ma anche il Cerro (Quercus cerris).

Oggi, come già accennato in precedenza, a queste specie arboree tipiche dell’ambiente igrofilo, si sono aggiunte piante aliene quali l’infestante Robinia/Acacia ma anche l’altrettanto infestante Ailanto (Ailanthus altissima).

Riconosci subito la presenza di quest’albero di origine asiatica, l’Ailanto, perché rami e foglie, se spezzati, producono un odore davvero sgradevole.

I FUNGHI DELL’AMBIENTE O DEL BOSCO IGROFILO

Dato per scontato che questo ambiente non è stato colonizzato da specie vegetali aliene, Pioppi, Salici, Olmi e Sambuco sono gli alberi prediletti dai funghi lignicoli.

I Pioppi

Diverse varietà di Pioppo si associano con il Piopparello o Pioppino (Calocybe cylindracea o Cyclocybe aegerita). Ottimo fungo commestibile tra i più ricercati ed apprezzati di questo ambiente boschivo.

L’Olmo

Si associa al cosiddetto fungo dell’Olmo (Flammulina velutipes), buon commestibile non da tutti apprezzato per il suo sapore leggermente asprigno, ma anche al fungo Orecchione o Gelone (Pleurotus ostreatus)

Disegno Pleurotus ostreatus, aggiornamento funghi 10 novembre 2018Il Pleurotus ostreatus si associa un po’ a tutte le piante tipiche dell’ambiente igrofilo, ma le sue preferite sono le varie specie di Pioppo, Salici, Sambuchi, Olmo e più sporadicamente Farnia e Ontano.

Raro ma non impossibile, trovare i Geloni su di Aceri, Tigli o Frassini.

Morchelle o Spugnole

morchella-disegnoAssai esigenti, le Spugnole o Morchelle sono i primi funghi di stagione e compaiono già a fine inverno, non appena le piante igrofile iniziano ad emettere i primi fiori o foglioline.

Si associano ai Frassini, più sporadicamente a Nocciolo, Olmo, Salice ma in ambienti non igrofili, anche ad alcune varietà di Pino.

In linea di massima le Morchelle possono però vegetare in qualunque ambiente e con piante non tipiche purché vi sia un buono strato di humus fresco formato da segatura, cenere e/o altro materiale in decomposizione.

Nelle zone umide più ricche di humus e con suoli calcarei, a inizio primavera non mancano neppure i profumatissimi Prugnoli (Calocybe gambosa).

I funghi del Carpino e della Farnia

Più complessa e variegata la quantità di specie fungine che si associano al Carpino ed alla Farnia.

Nell’ambiente igrofilo puro, con ricca presenza d’acqua, ma anche con Carpini e Farnie, dominano i Leccini del Carpino, un tempo detti Leccinun carpini, oggi rinominati in Leccinum pseudoscabrum.

Là dove l’acqua piovana o irrigua crea ristagni d’acqua, non appena questi vengono assorbiti dal terreno, o evaporano per effetto del caldo estivo, in questi ambienti è una autentica esplosione di Leccinum pseudoscabrum.

leccinum carpini o pseudoscabrum
leccinum carpini o pseudoscabrum

A fine estate non mancano i ricercatissimi Ovuli buoni (Amanita caesarea) ma sin dalla tarda primavera anche i saporitissimi Porcini estatini (Boletus reticulatus / B. aestivalis).

Il bosco igrofilo non va d’accordo con il Porcino edulis e neppure con il Porcino Nero o B. aereus

Nello stesso ambiente abbondano poi anche le Russule, Armillaria tabescens, Mazze di tamburo (Macrolepiota procera), Lactarius volemus, alcune varietà di Amanita commestibili e diverse varietà di funghi non commestibili.

Clathrus archeriTi segnalo tra le specie non commestibili, un fungo alieno che, giunto dall’Austraria con le spore intrappolate nelle balle di lana, sta colonizzando tutti i boschi igrofili e mesofili vicini ai poli industriali tessili.

Biellese, Comasco, Carpi, Prato sono le zone in cui è segnalata la maggior presenza di questo fungo a forma di stella, si tratta del Clathrus archeri.

Spesso presenti anche Clathrus ruber, Mutinus, Phallus ed alcune Ramarie.

Non mancano poi i funghi velenosi quali le Amanite ed in particolar modo la mortale Amanita phalloides.

Il bosco igrofilo può esser produttivo in tutte e quattro le stagioni, incluso l’inverno, se non particolarmente nevoso o siccitoso.

Se non lo hai ancora fatto puoi leggere la nostra guida:

ANDAR PER FUNGHI IN INVERNO, I FUNGHI INVERNALI



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