Porcini dopo la pioggia. Buttata rovinata? pioggia amica o nemica dei funghi?

Porcini dopo la pioggia copertina
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Porcini dopo la pioggia. Cosa accade nei boschi quando piove?

Molti lettori ci chiedono: “Che accade quando piove nel momento sbagliato?”

(Ma poi, qual è davvero il “momento sbagliato”?)

Cosa succede ai funghi dopo la pioggia

Dopo ogni fase asciutta, col ritorno delle pioggie partono le speranze ma anche le ansie da inconvenienti.

E se le piogge arrivano proprio nel momento sbagliato?

Per qualcuno, il momento sbagliato è quando la buttata sta per partire e la pioggia sembra arrivare a spegnere sul nascere i primi segnali di vita del bosco. Ma è proprio vero che questa pioggia interrompe davvero le nascite?

Per altri il momento critico è quando il sottobosco è già pieno di micelio superficiale, pronto a trasformarsi in funghi, e sopraggiunge una nuova perturbazione. A quel punto partono i dilemmi: devo azzerare il conteggio dei giorni post-pioggia? Riparto dall’ultima data di pioggia o il calcolo continua?

C’è poi chi teme il peggio quando il bosco, già umido di suo, si satura d’acqua fino a sembrare impraticabile: “Con i piedi a mollo i Porcini non possono certo crescere”, pensano in molti, perché così ci hanno insegnato, ma sarà davvero così?

Sono situazioni ricorrenti che agitano i fungaioli proprio nel momento più delicato, quando la buttata è appena partita o sta per esplodere. In questo articolo cercheremo di capire cosa accade davvero al micelio e alle nascite quando la pioggia si presenta in queste fasi cruciali.


Il dubbio di ogni cercatore: cosa accade nei boschi quando arriva la pioggia?

Buttata di Porcini e pioggia

Ogni cercatore di funghi che si rispetti sa bene che a innescare le nascite non sono riti magici, lune favorevoli, influssi astrali o misteriose macumbe, ma una cosa molto più semplice e indispensabile: la pioggia.

Eppure, tutti sappiamo che non tutte le piogge sono uguali. Alcune portano grandi buttate, altre passano quasi inosservate. Perché?

Perché capita di vedere sui radar meteo rovesci torrenziali che investono un’intera vallata, eppure dai pluviometri a terra i dati parlano di piogge modeste o addirittura trascurabili? E perché 30, 40 o 50 millimetri caduti in mezz’ora non bastano a generare nascite degne di nota, mentre precipitazioni persino inferiori, distribuite meglio, riescono a dare vita a buttate intense, anche se di breve durata?

Le risposte non sono immediate, ma neppure impossibili. Bisogna partire da un concetto: in estate i fattori sfavorevoli spesso superano quelli favorevoli.

I temporali estivi, infatti, possono essere accompagnati da venti forti e secchi che non portano benefici, anzi: asciugano il suolo e disidratano le chiome degli alberi, già stressate dal caldo. La pioggia cade, ma una parte consistente viene dispersa o evaporata ancor prima di penetrare nel terreno.

C’è poi il problema delle temperature elevate, che accelerano l’evaporazione e riducono drasticamente la quota di umidità effettivamente disponibile per il micelio. Non dimentichiamoci che l’acqua utile ai funghi non è quella che cade dall’alto, ma quella che resta a disposizione del suolo e della lettiera.

Infine, le piogge violente tipiche dell’estate hanno un altro effetto negativo: i ruscellamenti. L’acqua scorre rapida lungo i pendii, erode la lettiera e l’humus, porta via spore e, nei casi peggiori, perfino intere porzioni di micelio superficiale.

Per questo motivo l’estate è, senza dubbio, la stagione meno favorevole ai funghi. Non a caso i cercatori più esperti non la considerano il momento più atteso dell’anno. Questo non significa che nei mesi caldi non si possano trovare Porcini o altre specie: significa che in estate le nascite sono più complesse, meno regolari e spesso limitate a circostanze particolari.


Cosa succede alle spore quando piove?

Prima di parlare di germinazione delle spore, è bene chiarire un concetto fondamentale: i funghi non possono produrre carpofori a ciclo continuo per mesi e mesi.

Molti pensano che, se piovesse regolarmente e bene, magari una volta a settimana, i boschi potrebbero sfornare Porcini ininterrottamente da luglio fino a novembre.

La realtà è diversa: questa più che una speranza è una vera e propria illusione. I funghi, come qualunque altro essere vivente, hanno bisogno di recuperare energie dopo un “parto”. E la nascita di un Porcino, a tutti gli effetti, è un parto estremamente dispendioso. Dopo una buttata il micelio deve rigenerarsi, ricostituire le riserve nutritive e attendere nuove condizioni favorevoli. Per questo, tra una buttata e l’altra, c’è sempre un periodo refrattario in cui le colonie fungine si fermano, si “ricaricano” e si preparano alla successiva fase riproduttiva.

Ed è proprio in questa fase che entrano in gioco le spore. Dopo un periodo secco, le prime piogge creano le condizioni perché possano germinare. L’acqua attiva il processo e da ogni spora nasce un sottilissimo filamento bianco chiamato ifa, che crescendo e intrecciandosi con altri forma il micelio primario.

Se più miceli primari si incontrano, possono fondersi dando origine al micelio secondario, quello davvero fertile e in grado di produrre i nostri ricercatissimi Porcini.

Naturalmente non basta che piova per assicurare il buon esito del processo. Il suolo deve essere ricco di nutrienti e in condizioni tali da permettere alle ife di penetrare in profondità. Un terreno secco e compattato dal caldo non è accessibile, mentre un suolo umido e friabile diventa un habitat perfetto.

In questa fase delicatissima i miceli neonati sono estremamente vulnerabili. Un intreccio appena nato è ipersensibile a fattori avversi: vento, caldo eccessivo, gelo improvviso, grandine e soprattutto siccità. Basta poco per disidratare quei filamenti sottilissimi, che rischiano di seccarsi e morire prima ancora di potersi consolidare.

Per questo, dopo la pioggia, è fondamentale che nel sottobosco regnino condizioni stabili: poca ventilazione, temperature adeguate e soprattutto aria umida che resti costante il più a lungo possibile. Solo così le nuove ife possono radicarsi in profondità e formare un micelio abbastanza robusto da resistere alle intemperie.

Se piove in questa fase, la pioggia non solo non danneggia, ma diventa un vero e proprio alleato: favorisce lo sviluppo di miceli vigorosi e facilita la penetrazione nei terreni soffici e ricchi d’acqua. È proprio qui che si gettano le basi di quelle buttate che, settimane dopo, fanno felici i cercatori.


Pioggia su spore già germinate e miceli attivi

Quando la pioggia arriva in un bosco dove il micelio è già in attività, il suo effetto non è sempre lo stesso. Dipende da vari fattori:

  • Temperature miti: la pioggia è un alleato che mantiene il suolo umido e stimola i nodi riproduttive.

  • Piogge fredde e prolungate: il micelio rallenta l’attività, ma non muore. Resta in attesa di condizioni migliori.

  • Piogge estive con caldo: qui sta il vero rischio. L’acqua in eccesso e il caldo umido favoriscono batteri, muffe e funghi competitori (come Trichoderma e altri saprofiti), che possono bloccare o ridurre la buttata.


Competitori ingordi

Una delle situazioni più comuni, ma spesso sottovalutate dai cercatori, è proprio la competizione tra funghi.

Quando si parla di “competitori” non dobbiamo pensare solo a muffe invisibili o micromiceti: anche i macromiceti più noti – Russule, Mazze di tamburo, Amanite, altre Boletacee – rientrano a pieno titolo in questa categoria.

Questi funghi non si limitano a occupare spazio nel bosco: competono per le stesse risorse. Sono avidi consumatori di sali minerali, zuccheri e nutrienti che i Porcini, più lenti e delicati, faticano a reperire quando la concorrenza è elevata.

Chi frequenta i boschi lo sa bene: quante volte si sente dire “il bosco era pieno di fungacci, di fungarattole, di funghi stupidi” – termini popolari per indicare i non “nobili”.

E quante altre volte, al contrario, sentiamo lamentele del tipo: “non c’era neppure un fungaccio, quindi non è piovuto abbastanza”.

In realtà la lettura non è mai così semplice. Un bosco invaso da specie “non nobili” non sempre è un segnale positivo: potrebbe voler dire che quelle specie stanno drenando la maggior parte delle risorse disponibili, lasciando poco spazio ai Porcini.

Viceversa, un bosco apparentemente “vuoto” può essere in attesa della sua esplosione, perché le risorse accumulate non sono state ancora intercettate dai competitori.

La verità sta spesso nel mezzo: serve un equilibrio. Un bosco vivo, con una certa varietà di specie, è normale e persino auspicabile, ma se i competitori prendono il sopravvento la buttata dei Porcini rischia di essere più debole o più breve.


Micelio superficiale: il segnale che il bosco è pronto

Un segnale che i fungaioli conoscono bene è la comparsa del micelio superficiale, quel velo biancastro che si nota sugli aghi di pino, sulle foglie morte o direttamente sul terreno.

Per molti è la prova che la pioggia è stata sufficiente a far germinare le spore e che i miceli neonati stanno colonizzando la lettiera: un chiaro indizio che il bosco “si sta preparando” alla nascita dei Porcini.

Ma cosa succede se in questa fase arriva una nuova perturbazione e piove molto? Il micelio viene davvero annientato?

È questo il luogo comune che troppo spesso si legge nei forum e nelle chat di appassionati. Ma quanto c’è di vero in questa convinzione?


Micelio superficiale e boschi allagati: muore o resiste?

La scena è frequente: strati di micelio ben visibili sul terreno, tra aghi di pino e foglie marcescenti, e subito dopo un acquazzone torrenziale il bosco si trasforma in una palude. Il micelio resta immerso nell’acqua: resisterà o morirà? Bisognerà quindi far ripartire da zero il conteggio dei giorni post-pioggia?

La risposta è che, nella maggior parte dei casi, il micelio resiste. È vero che l’acqua stagnante e l’assenza di ossigeno non sono condizioni ideali, ma un micelio già avviato non muore certo in poche ore o giorni di sommersione.

Anzi: quando il terreno diventa troppo bagnato, il micelio superficiale tende a “ritirarsi” negli strati inferiori della rizosfera, dove trova rifugio e protezione da condizioni anaerobiche, freddo, grandine e altre avversità legate alle piogge abbondanti.

Il vero pericolo non è l’acqua in sé, ma la durata dell’allagamento e, soprattutto, la temperatura. Se il ristagno è prolungato e caldo (tipico delle estati umide), allora sì che possono svilupparsi muffe e batteri anaerobi capaci di ostacolare il micelio e impedirgli di riemergere.

Se invece si tratta di piogge autunnali o primaverili, fredde e temporanee, il micelio non solo resiste, ma spesso riparte ancora più vigoroso una volta che l’acqua si ritira e il terreno torna a respirare.

Del resto, se fosse vero che il micelio non tollera l’acqua, non vedremmo mai Porcini spuntare in stagioni notoriamente piovose come l’autunno e l’inverno.


Il caso del 2023: piogge torrenziali e buttata memorabile

Porcini dopo la pioggia, edulis rosicchiati dalle lumache
Porcini dopo la pioggia. 2023 tanti edulis ma rosicchiati dalle lumache

Funghi con il piede bagnato

Gli annali dei fungaioli più rigorosi – quelli che segnano con cura date, quantità di pioggia e località – sono pieni di esempi di buttate partite proprio nel momento in cui le piogge sembravano “rovinare tutto”.

Un caso recente e lampante lo abbiamo vissuto nell’agosto 2023. Attorno al 24-25 del mese caddero le prime piogge, sufficienti a far germinare un buon numero di spore. Nei giorni successivi il tempo rimase grigio, umido e nuvoloso: condizioni ideali per permettere ai miceli neonati di espandersi e consolidarsi.

Poi, tra il 27 e il 28 agosto, arrivò una poderosa perturbazione atlantica. Le piogge furono torrenziali: fino a 350 mm in Ossola, alto Vercellese e Biellese, e punte prossime ai 500 mm sui rilievi lombardi e ticinesi esposti alle correnti umide da sud. In poche ore i sentieri si trasformarono in torrenti, i boschi in paludi, e molti fungaioli temettero il peggio.

E invece accadde l’opposto. Con il ritorno del sole, il bosco esplose letteralmente: i Porcini, già “in gestazione” da giorni, erano rimasti allo stadio di piccoli primordi durante le piogge fredde, quasi come se fossero stati messi in pausa. Non appena le condizioni migliorarono, crebbero rapidamente e in modo massiccio.

Il 7-8 settembre si registrò una delle buttate più clamorose degli ultimi anni, con raccolti straordinari in gran parte del Nord Italia. Un evento che dimostra come la pioggia, anche abbondantissima, non sempre sia la nemica dei Porcini, ma possa anzi preparare il terreno per buttate memorabili.


Con i funghi non esistono regole assolute

Porcini e piogge abbondanti

Ogni stagione ci insegna che con i funghi non si possono applicare schemi rigidi.

Una pioggia abbondante può rivelarsi deleteria in estate, quando favorisce muffe e competitori, ma diventare benefica in autunno, quando invece alimenta le buttate. Può rallentare temporaneamente le nascite, ma difficilmente distrugge del tutto i nodi riproduttivi già avviati.

I Porcini hanno più volte dimostrato di saper crescere anche in condizioni che, a prima vista, sembrerebbero sfavorevoli. Quante volte ci è capitato di trovarne su un sentiero ancora allagato? La famosa regola del “piede asciutto” quindi non vale?

In parte sì: quando l’umidità diventa anaerobica, sottraendo ossigeno al suolo e favorendo lo sviluppo di competitori, allora il rischio è reale. Lo è anche quando la pioggia abbondante favorisce un altro nemico spesso sottovalutato: le lumache, ghiottissime di Porcini, capaci di divorare ogni primordio e dare l’impressione che la buttata non sia ancora partita, quando in realtà sta già nascendo ma viene sistematicamente falciata dalle loro mandibole.

Ecco perché affidarsi ai luoghi comuni, ai racconti da bar o alle superstizioni che ancora oggi circolano persino sul web, non è mai una buona idea. A tutto esiste un perché, e spesso è molto più banale – e spiegabile scientificamente – delle “leggende” che rimbalzano tra i fungaioli più creduloni.

Con i funghi, insomma, non si può mai fare di tutta l’erba un fascio: ogni buttata, ogni bosco e ogni pioggia raccontano una storia a sé.

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Porcini dopo la pioggia, aereus
Porcini dopo la pioggia, aereus
Porcini dopo la pioggia, estatini
Porcini dopo la pioggia, estatini

Last Updated on 22/02/2026 by Redazione FM

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Daniele

    Altro bellissimo articolo che mette, spiegando benissimo,i puntini sulle i alle domande che ogni persona che vuole frequentare il bosco in cerca di funghi si pone

    1. Redazione FM

      Ciao Daniele, grazie mille per l’apprezzamento e per avercelo sottolineato. Cerchiamo sempre di dare risposte utili 👊💥🍄🍄

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Angelo Giovinazzo

Divulgatore scientifico e studioso di Scienze Naturali, appassionato di Micologia, Geografia e Geologia. Dopo un’esperienza come redattore meteo, nel 2018 ha fondato Funghimagazine.it, oggi punto di riferimento per migliaia di appassionati. È autore di L’Arte di Cercare Funghi, edito da Newton Compton Editori (10/10/2025).