Rizomorfe Enciclopedia Funghimagazine

Rizomorfe

Rizomorfe (Rizomorfa)

In inglese: Rhysomorpha

Fanno parte dei caratteri morfologici dei funghi, così come pure dei caratteri distintivi, perché la loro presenza su di alcune specie fungine, ci fa individuare più facilmente la Specie di appartenenza.

Di solito non si utilizza questo termine al singolare perché, difficilmente alla base, per esempio di un fungo Porcino, troveremo una sola pseudo-radice, una sola rizomorfa, ma se ne troveranno diverse, agglomerate le une alle altre.

Ad ogni modo il termine ‘rizomorfo/rizomorfa‘ significa: “simile ad una radice“. Dal greco ῥίζα “radice” e μορϕή “forma” = a forma di radice.

Come avrai già vagamente intuito, si tratta dunque di qualcosa che può somigliare a radici, pseudo-radici, e che sta alla base dei carpofori, dei corpi riproduttivi dei funghi.

COME SONO FATTE LE RIZOMORFE

Si tratta esattamente di formazioni miceliari (particolare micelio), in tutto e per tutto simili ad un apparato radicale, formate da ife fascicolate, il cui colore cambia tra esterno ed interno, con l’età e col variare dell’abbondanza di nutrienti nel substrato di crescita, che si tratti di rizosfera-humus-lettiera o di legno-alberi-cortecce.

Le rizosfere sono più o meno grandi, anche molto lunghe, tenaci, difficili da rompere a mani nude senza l’ausilio di una forbice o cesoia, molto ben ramificate e presenti a partire dalla base del gambo di alcuni corpi fruttiferi, con la possibilità di raggiungere anche buone distanze.

All’atto pratico, per farti meglio capire di cosa si sta parlando, sappi che le rizomorfe sono quegli agglomerati di ife dall’aspetto di vere e proprie radici, in tutto e per tutto simili alle radici di vegetali, che formano reti miceliari, anche piuttosto estese, e che interessano esclusivamente le specie fungine dette saprofite o parassite.

Tecnicamente, le rizomorfe sono costituite da una massa miceliare, in cui le cellule si sviluppano all’apice del micelio stesso, conferendogli così l’aspetto di un vero e proprio apparto radicale. Queste speciali ife-micelio, hanno inizialmente colore bianco e comunque chiaro, ma col passare del tempo mutano di colore man mano che si irrobustiscono e si formano dei veri e propri cordoni che possono essere sia cilindrici che, più facilmente, lamellari.

💥NB: Attenzione però a non confondere porzioni di micelio bianchiccio, che potrebbe venire accidentalmente estratto frettolosamente dal terreno, all’atto di estrazione di un fungo micorrizico-simbionte (ad esempio un fungo Porcino o altro Boleto), perché le rizomorfe, come appena detto, non interessano questo tipo di specie fungine💥

Questi cordoni miceliari hanno funzione strutturale, servono perciò come ancoraggio al substrato di crescita, ma possono anche avere funzione nutrizionale, sia per l’acquisizione di nutrimento per l’utilizzo immediato, che di temporaneo stoccaggio.

Sono facilmente riconoscibili per l’aspetto di un vero e proprio apparato radicale formato da filamenti di ife inizialmente bianche, di minuscole dimensioni; man mano che le ife accrescono, per accumulo di nutrienti, diventano dei cordoncini o dei veri e propri cordoni tondi o lamellari.

Fin tanto che il nutrimento stoccato non è strettamente necessario, perché ce n’è buona disponibilità, i cordoncini rimangono di colore chiaro ma, in caso di scarsità di nutrienti, la colonia fungina inizia ad attingere risorse da questi cordoni che, più o meno rapidamente iniziano a “svuotarsi”.

La loro parte più esterna, fatta da ife grossolane, si disidrata e muore-secca, assumendo un colore che può variare dal marrone scuro-bruno, al nero antracite, nero-bluastro, assumendo l’aspetto di un ifenchima protettivo molto resistente.

La parte più interna rimane invece inizialmente in vita, ma può morire anch’essa, se il substrato si è esaurito e non ha più nutrienti da offrire. Ciò accade soprattutto in presenza di terreni poveri, terreni sabbiosi altamente drenanti che non trattengono acqua o in cui è presente pochissimo humus.

Studi effettuati in laboratorio su di funghi saprofiti coltivati, hanno stabilito che queste strutture si formano per deficit di azoto amminico in cui assenza, le ife fungine si affastellano in senso longitudinale ed in modo apicale, crescendo molto rapidamente.

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Varie tipologie di Rizomorfe

RIZOMORFE DI SPECIE PARASSITE

Non capiterà frequentemente di poter vedere cosa accade al di sotto della corteccia di un albero, a meno che questo venga abbattuto, ad esempio da agenti atmosferici, e rimanga a lungo a terra.

Non appena l’albero sarà completamente morto e la corteccia inizierà a sollevarsi e poi a staccarsi, al di sotto, si potrà osservare una fitta rete di radici coriacee, ben ramificate, fortemente avvinghiate al libro e cambio (i due strati più esterni dell’albero con ramificazioni che frequentemente possono raggiungere anche il sottostante alburno).

Non si tratta di radici interne dell’albero, ma di fitte reti miceliari sottocorticali, appunto rizomorfe di specie fungine parassite, che colpiscono duramente le piante infette.

Questa infezione, frequentemente non si limita ad interessare un solo albero, ma anche piante limitrofe, raggiunte attraverso reti di rizomorfe sotterranee.

Tutte le specie fungine parassite possono generare rizomorfe, ma le più note sono quelle di Armillaria mellea, perché assai frequenti, ben evidenti, ma soprattutto assai temute perché in grado di indebolire un’albero vivo al punto da portarlo fino alla morte.

Di solito tutti i funghi lignicoli (funghi parassiti degli alberi) presentano importanti formazioni miceliari a rizomorfa, che si diffondono rapidamente al di sotto delle cortecce delle piante parassitate.

🌳 In botanica, sono dette rizomorfe anche le radici di alcuni alberi tropicali, tra cui alcuni Ficus o Sterculia, la cui caratteristica è quella di svilupparsi a raggiera formando caratteristiche pseudo-radici laminari di colore bruno-nero🌳

In foto, rizomorfe cordoniformi e lamellari (in colore nero-antracite-bluastro) su povero substrato sabbioso.

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Rizomorfe su terreno sabbioso
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Rizomorfe su terreno sabbioso

 

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