
Tra gli spauracchi più comuni dei cercatori di Funghi (Porcini) c'è l'arrivo al capolinea della stagione: quel momento oltre il quale qualche sporadico Porcino potrà ancora nascere ma, ahimè, niente più funghi di buttata, niente più panieri e zaini stracolmi. Solo qualche coraggioso rimasuglio. Ma davvero siamo giunti al capolinea?
Nascite Porcini al capolinea? Assolutamente no! Nuove nascite in arrivo
Aggiornamento Nascite Funghi 23-10-2026
Chi fermerà le nascite dei Porcini? Non certo quattro giorni di freddo!
Tra gli spauracchi più comuni dei cercatori di Funghi (Porcini) c’è l’arrivo al capolinea della stagione: quel momento oltre il quale qualche sporadico Porcino potrà ancora nascere ma, ahimè, niente più funghi di buttata, niente più panieri e zaini stracolmi. Solo qualche coraggioso rimasuglio.
Ma davvero siamo giunti al capolinea?
Stando alle previsioni meteo e a quanto accaduto in passato, ASSOLUTAMENTE NO!
C’è ancora ampio spazio per ulteriori nascite, anche massicce e diffuse. Vediamo perché.
La domanda più gettonata: partirà una nuova buttata o il freddo bloccherà tutto?
Per rispondere a questa domanda, che in centinaia, o addirittura in migliaia, mi stanno rivolgendo, non torno indietro nel tempo a osservare che cosa è accaduto in passato, ma mi porto avanti, ai prossimi quindici giorni.
Precisamente alla pagina Modelli Matematici Meteorologici di Funghimagazine, dove le mappe eloquenti parlano chiaro.
L’inverno non è ancora alle porte. L’estate romana, invece, sì.
Tutti i principali modelli matematici, e in particolar modo i due più blasonati, il modello europeo ECMWF e quello americano GFS, sono concordi.
Da domenica 25 ottobre la residua Goccia Fredda, con il relativo maltempo associato e aria fresca-fredda molto instabile, abbandonerà definitivamente l’Italia, mentre da sudovest si affaccerà l’ennesimo Anticiclone a matrice africana, con al suo interno una nuova bolla d’aria calda del tutto anomala per il periodo.
Non si tratterà di una hot blob modello estate rovente, ma pur sempre di una bolla calda, con temperature che potranno raggiungere facilmente i 4/6°C oltre la media del periodo.
Anticiclone, di questi tempi, non significa necessariamente caldo. Non più 30°C e oltre, ma comunque temperature più che ideali per la fruttificazione, anche massiccia, dei funghi.
E se in passato, tra metà ottobre e inizio novembre, si sono trovati ancora molti funghi (anche Porcini) con temperature ben più basse, non si capisce perché non dovrebbero nascere quest’anno, in cui veleggiamo costantemente al di sopra delle medie trentennali, salvo pochi e brevi episodi, come quello freddo ancora in corso ma prossimo al capolinea.
La cosa buona di questo Anticiclone tardivo è che non sarà supportato da valori di geopotenziale troppo alti.
Rimarremo comunque prossimi al valore di 582 dam, elevato per il periodo, ma non tale da generare una compressione adiabatica in grado di vanificare gli effetti delle piogge appena cadute.
Anzi, questa fase di alta pressione atmosferica potrebbe essere caratterizzata da foschie e persino nebbie nelle ore fredde, a bassa quota, oltre che da strati nuvolosi bassi, ovvero nebbie che si sollevano da terra, impedendo un buon soleggiamento e la dispersione dell’umidità.
Non dimentichiamoci poi che, durante gli ultimi giorni, in tutta Italia è piovuto e localmente si sono registrati accumuli davvero importanti.
Nubifragi a ripetizione, piogge vere, con accumuli superiori ai 100 mm.
Insomma, piogge serie!
E come drena tutta questa pioggia, consentendo alle specie fungine che non amano la troppa umidità di poter fruttificare?
Le alternative sono almeno tre.
1 – Un Anticiclone con buon soleggiamento, che favorisce l’evapotraspirazione dell’acqua in eccesso.
2 – Suoli particolarmente asciutti, che, come spugne secche, sono in grado di assorbire grandi quantità di pioggia, da riversare nelle falde acquifere.
3 – Alberi stressati dalla continua siccità che, quasi giunti a fine corsa, hanno necessità di fare grandi scorte d’acqua prima dell’inverno.
C’è poi anche la possibilità che l’acqua dreni rapidamente se interviene il vento, senza contare la geologia locale, che può favorire un più rapido drenaggio.
Direi che, nel nostro caso, per i prossimi giorni saremo in una botte di ferro, nonostante la tanta pioggia caduta.
Ed evviva Iddio che finalmente si sono riviste le grandi piogge autunnali, di cui c’era pressante e urgente bisogno, anche semplicemente per gli usi antropici: agricoltura, industria e… acque minerali.
L’obiezione che in molti fanno è: «SÌ, MA FA TROPPO FREDDO!»
Vero. Ma è anche vero che una manciata di giornate fredde non ha mai ucciso alcun fungo.
E poi, come dico continuamente: freddo? Ma quale freddo?
Siamo al 23 ottobre e sulle Alpi non si vede ancora un fiocco di neve al di sotto dei 2.500 metri.
Tra oggi e domani si potrà avere qualche spruzzata di neve fin verso i 1.500/1.000 metri, ma nulla di che. Giusto un rapidissimo cenno di neve.
Negli anni precedenti all’avvio ufficiale del Riscaldamento Globale, al 23 ottobre le Alpi erano già abbondantemente innevate.
Non dimentichiamoci, per esempio, che tra il 24 e il 26 ottobre 1979 nevicò abbondantemente fin verso i 400 metri al Nordovest italiano.
Eppure i funghi (Porcini) nascevano sempre almeno fino a fine ottobre e, dopo i primi anni Ottanta, anche a inizio novembre.
Ad oggi non si è ancora vista la nebbia in Val Padana, così come non si è ancora vista una sola brinata.
Parlare di freddo è quindi del tutto fuori luogo.
Queste attuali sono temperature da metà settembre, non certo da ultima decade di ottobre!
L’altra domanda delle domande è:
«PERCHÉ NON È NATO NULLA DOPO LE PIOGGE DEL 5/9 OTTOBRE? BUTTATA SFUMATA?»
Non è nato nulla perché, come spesso è accaduto quest’anno, dopo le pur buone piogge di inizio mese, l’aria è tornata subito a essere nuovamente molto, troppo asciutta.
Sono comparsi i primi cenni di freddo notturno. Non freddo vero, ma si è comunque avuto un accenno di raffreddamento.
Gli alberi hanno avuto la percezione che l’autunno fosse entrato nel vivo e la conferma è arrivata dalle minori ore di luce e dalla riduzione della fotosintesi clorofilliana.
Ai suoli già di per sé molto asciutti, per la scarsità di piogge e gli eventi piovosi troppo distanti l’uno dall’altro, si possono essere aggiunti anche il fattore evapotraspirazione e, soprattutto, la necessità da parte delle piante di fare scorte d’acqua per l’inverno.
Insomma, manovre tipiche del periodo, che non vedono le necessità riproduttive dei funghi al centro delle priorità boschive.
Una cosa è certa: quando finalmente erano quasi maturi i tempi perché si vedessero gli effetti delle piogge del 6/9 ottobre, è tornato a piovere, e molto, e soprattutto è arrivato un accenno di freddo.
Il periodo refrattario tra una buttata e l’altra
Una cosa che puntualmente ci dimentichiamo è che, ogni anno, dopo una grossa buttata di funghi (Porcini), in corrispondenza dei titoli di coda, ovvero della fine della buttata, quando nei boschi si vedono solamente Amanite muscarie, magari persino in quantità, in autunno le colonie fungine entrano quasi sistematicamente in un periodo “refrattario”, privo di nascite, anche se è piovuto.
Non è pensabile che le colonie fungine si riproducano attivamente, continuamente e abbondantemente per ben quattro mesi consecutivi, senza soste.
Tra una buttata e l’altra, le colonie fungine costituiscono nuove ife e miceli strutturali, adatti ad acquisire acqua e nutrienti, penalizzando le strutture riproduttive.
A volte è semplicemente necessario trovare nuove risorse, che nel frattempo si sono esaurite durante il pieno della buttata.
Insomma, quel che è appena successo è stato la somma di fattori negativi che, con un’incredibile congiuntura, hanno impedito che, a distanza dei canonici 10/12 giorni dalle prime piogge utili, partissero le nuove nascite.
Non dimentichiamoci poi che noi cercatori siamo sempre molto, troppo smaniosi, per non dire ansiosi, di tornare a riempire i nostri cesti.
Molto spesso 10/12 giorni non sono sufficienti perché partano nuove nascite.
Come detto, le prime strutture riproduttive potrebbero non essere state generate immediatamente dopo la pioggia, oppure la scarsità di nutrienti potrebbe aver suggerito di attendere momenti migliori.
Sappiamo bene, infatti, che a volte possono occorrere dai 15 ai 20 giorni, senza troppo stupore.
E se, alla scadenza dei giorni post-pioggia, torna a piovere, e pure molto o troppo, ecco che il periodo refrattario si dilata e si allunga, tanto che non tornerà a nascere nulla finché l’acqua in eccesso non sarà drenata o, comunque, i boschi non saranno tornati meno fradici.
NUOVA BUTTATA QUINDI SALTATA? ASSOLUTAMENTE NO!
La nuova buttata ci sarà (facendo i debiti scongiuri) e, in talune zone, è persino già iniziata.
Nel Lazio, soprattutto meridionale, in Umbria settentrionale, in Campania collinare, nella Toscana orientale e nelle Marche occidentali, in Sardegna (sì, finalmente in Sardegna!), in Calabria e in diverse zone della Sicilia si sta già raccogliendo.
Molte le specie fungine presenti. Non solo Porcini, ma anche molte delle specie commestibili descritte come le 50 migliori d’Italia nel nostro apposito articolo, in cui abbiamo stilato le classifiche dei funghi più popolari e dei migliori tra i commestibili.
Per ora è solamente il Nord Italia a penare nell’attesa, che non sarà eterna.
Diamo tempo al nuovo Anticiclone di fare la sua parte e i funghi (Porcini) torneranno a nascere in buone quantità anche al Nord.
Il weekend si annuncia nuovamente ben “Porcino” tra Centro e Sud Italia, passato il fine settimana, qualcosa dovrebbe iniziare a vedersi anche al Nord. Per quanti dovessero avere la necessità di cambiare il proprio zaino da funghi perché logoro o non più utilizzabile, o per quanti volessero portarsi avanti con i regali di Natale per il proprio compagno o compagna, amici o parenti, consigliamo senza ombra di dubbio il nuovo ZAINO DA FUNGHI RA SPORT RNG-9 30L che abbiamo testato personalmente e di cui potrete leggere la recensione-prove fatte dai nostri collaboratori.
E a quanti si stanno già disperando perché siamo in piena Luna nuova, lunedì 26 sarà Luna piena e ancora non sta nascendo nulla, ricordo che aver saltato la fase lunare ritenuta migliore non significa che non nascerà più nulla perché ormai la stagione dei funghi è definitivamente defunta.
Significa semplicemente che i funghi nascono quando ci sono le condizioni ideali, anzi perfette, e non quando lo impone il calendario lunare.
DOVE NASCERANNO I FUNGHI (PORCINI) IN QUESTO FINE SETTIMANA?
Teoricamente ovunque, visto che è ben piovuto dappertutto.
Se dovessimo guardare la Luna, siamo in piena fase di Luna nuova, perciò dovremmo avere, a maggior ragione, grandi nascite sin da subito.
Ma una cosa è la teoria, altra è la pratica.
Dati i presupposti, e considerato quanto detto in apertura, diamo modo e tempo ai boschi di asciugare quel tanto che basta e, soprattutto, diamo modo e tempo all’Anticiclone di riportare le temperature a livelli ottimali per i funghi.
La nuova buttata ci sarà e, salvo imprevisti dell’ultima ora (o salvo le iettature del nostro Andrea da Ivrea, della nostra Chat Telegram, che sembra remarci sempre contro con il suo pessimismo cosmico), prima della fine del mese torneremo sicuramente a divertirci!
In autunno le nascite di Porcini iniziano dal basso
Prima di entrare nel merito delle nascite, però, una doverosa puntualizzazione. Anzi, è doveroso ribadire quanto già detto mille volte:
In autunno le nascite di Porcini iniziano sempre dal basso, per una semplice questione di temperature e di gradiente termico verticale.
Lo abbiamo visto bene in questi ultimi giorni, in particolar modo ieri, giovedì 22.
In Pianura Padana, tornato il sole, si registravano nuovamente dai 16 ai 22°C.
Nelle stesse regioni, a quote più elevate, non si andava oltre i 12/15°C in collina e non oltre i 6/12°C in media montagna.
Oggi tutto il Nord e Centro Italia, fin sul Molise, Campania e Puglia, si trova con un’isoterma di +8°C a 1.500 metri.
Solamente Sardegna, Sicilia e Calabria-Lucania hanno un’isoterma di +12°C a 1.500 metri, con addirittura un’isoterma di +4°C sul Triveneto e sulle Alpi occidentali.
Ovviamente, se le temperature in montagna sono così basse, le prime nascite non potranno avvenire al di sopra dei 1.000 metri.
Eppure in mille mi messaggiano chiedendomi se sia una buona idea andare a cercare funghi in montagna questo weekend, perché per tutta la stagione le nascite migliori sono sempre avvenute in alta montagna.
NO, non è affatto una buona idea. Anzi, è addirittura infelice.
Capisco che sia più bello cercare funghi nelle abetaie montane o nelle faggete d’alta quota, rispetto ai boschi più “sporchi” e misti di collina, ma chi vuole fare una passeggiata nei boschi scelga pure la montagna.
Chi vuole trovare ancora Porcini scelga le colline o le pianure, a meno che non abiti in Calabria, Sicilia o Sardegna.
UN’ULTERIORE PUNTUALIZZAZIONE SULLE PIOGGE CADUTE
Le piogge generose cadute negli ultimi giorni non sono e non saranno miracolose.
NON produrranno effetti immediati.
Lo dico ogni volta, ma sono costretto a ribadirlo perché i luoghi comuni e le convinzioni da bar sono davvero dure a morire.
I FUNGHI NON NASCONO IL GIORNO DOPO, DUE O TRE GIORNI DOPO LA PIOGGIA!
Nascono con i tempi necessari perché si formino ife riproduttive e relativi nodi e, soprattutto, con i tempi necessari affinché gli eccessi di acqua piovana liberino i miceli superficiali, rendendoli aerobici e ben ossigenati.
Senza contare che nascite massicce con suoli troppo bagnati significano necessariamente una maggiore esposizione a muffe, batteri nocivi e, soprattutto, voraci lumache.
Fruttificare in simili situazioni equivale a buttare alle ortiche tanta energia riproduttiva, sprecata per nulla.
Liguria, Piemonte, Lombardia e tutto il Triveneto dovranno quindi attendere ancora qualche giorno prima di vedere nascere Porcini di nuova buttata.
Anzi, per chi è più coraggioso, suggerisco di dare un’occhiata a prati, parchi, boschetti urbani e zone antropizzate.
Molti nostri lettori ci stanno segnalando che, come avviene ogni autunno inoltrato, i giardini cittadini e i boschetti adiacenti alle grandi aree urbane stanno già regalando Porcini che nessuno nota, perché in pochi si aspettano che lì possano esserci.
Abeti, anche solitari, Faggi o Castagni fuori contesto, Querce urbane, Querce Canadesi da rimboschimento, radure con Betulle.
Tutti ecosistemi adatti a ospitare Porcini sin da ora, indipendentemente da quanti giorni siano passati dopo le piogge, perché qui non vi era stata una precedente buttata e quindi non c’è stato alcun periodo refrattario.
Vale la stessa cosa per altre zone collinari.
Dove non era nato nulla precedentemente, il periodo refrattario non sarà presente. Le prime nascite saranno quindi legate al drenaggio dei suoli e al ritorno del sole in cielo, in questo periodo necessario quasi quanto lo è per le nostre scorte di vitamina D.
Resta comunque sempre valido, anzi di rigore, il detto:
«Se non vai, non sai».
Mai come in questo periodo è indispensabile andare a vedere con i propri occhi come reagisce ogni singolo bosco alle piogge, al freddo e al ritorno del sole.
TEMPO DI CHIODINI E ALTRI FUNGHI
Purtroppo per noi, scrivere di funghi Porcini è diventata quasi una necessità, non fosse altro perché un articolo che parla di Porcini viene letto da decine o centinaia di migliaia di persone, mentre uno che parla di altre specie fungine è capace di non superare il migliaio.
Vero è che nessuno ci obbliga a scrivere per forza di soli Porcini, ma altrettanto vero è che oggi avere online un sito web come Funghimagazine, messo in piena sicurezza contro i continui attacchi informatici, con costi dei server sempre crescenti, comporta spese non indifferenti.
Non a caso, da settimane rivolgiamo un appello ai nostri lettori affinché acquistino il nostro libro L’ARTE DI CERCARE FUNGHI, edito da Newton Compton Editori e scritto dal sottoscritto, Angelo Giovinazzo, venduto alla modica somma di 12,90 €.
Con i ricavati delle royalties possiamo contribuire a coprire i crescenti costi di gestione del sito e mantenerne alto il livello di protezione.
Se dovessimo pubblicare solamente articoli di nicchia, con pochissime letture, chiuderemmo baracca e burattini già domani.
Detto ciò, non dimentichiamoci che l’autunno NON è solamente la stagione dei Porcini, ma è quella in cui è presente nei boschi la maggior quantità di specie fungine.
Ribadisco, perché repetita iuvant: abbiamo da poco pubblicato un importante articolo pilastro in cui citiamo le 50 specie fungine commestibili, con tanto di foto e articoli dedicati, che in Italia purtroppo sono ancora sconosciute a molti, ma meriterebbero un posto al sole molto più dei Porcini.
Un’occasione per imparare a conoscere funghi ottimi e spesso anche facilmente riconoscibili, quali le Trombette dei Morti, i Piede di Capra, le Finferle-Lutescens, i Pleurotus, i funghi del genere Cantharellus-Finferli e i Lattari.
Tutti funghi con pochi sosia, che anche i principianti potrebbero imparare a riconoscere con un minimo di impegno.
Non serve molto: basta semplicemente aprire la nostra sezione denominata ATLANTE DEI FUNGHI DI FUNGHIMAGAZINE e scoprire più di 120 specie, a molti ancora sconosciute.
Attenzione invece a Chiodini e Mazze di Tamburo
Altro discorso riguarda i CHIODINI E LE MAZZE DI TAMBURO.
Funghi molto popolari, apparentemente semplici da identificare, MA con un sacco di sosia tossici e, soprattutto, funghi che, se non ben cotti, possono causare gravi intossicazioni e che, se scambiati per specie tossiche, possono risultare pericolosissimi.
I CHIODINI hanno un sacco di sosia tossici e loro stessi possono presentarsi con colori molto variabili.
Non a caso abbiamo pubblicato l’articolo:
FUNGHI CHIODINI CON STRANI COLORI: MA SONO TUTTI BUONI DA MANGIARE?
Sì, sono tutti buoni da mangiare, a patto che siano davvero Chiodini!
Riguardo invece alle Mazze di Tamburo, altri funghi molto popolari con cui apro la narrazione del mio libro L’ARTE DI CERCARE FUNGHI, bisogna essere molto accorti, perché sono funghi con una gran varietà di sosia tossici.
Ci sono funghi del genere Lepiota o Amanita, per esempio, che sembrano a tutti gli effetti delle Mazze di Tamburo più piccole.
E poi c’è l’ultima novità, portata dalla globalizzazione e dai Cambiamenti Climatici: le tossiche false Mazze di Tamburo arrivate dai Tropici.
Proprio ieri un utente dalla provincia di Alessandria (il primo caso simile, prima segnalazione per il Nord Italia!) ci ha segnalato la presenza della Falsa Mazza di Tamburo (Chlorophyllum molybdites) nei prati del Piemonte sud-occidentale!
Un fungo quasi identico alle vere Mazze di Tamburo, ma differente in alcuni importanti particolari, come descritto nell’apposita scheda dettagliatissima presente su Funghimagazine.
Infine, una buona notizia!
Quest’anno moltissimi lettori ci hanno segnalato l’ostinata assenza di Finferli-Cantarelli nei boschi durante l’estate e persino all’inizio dell’autunno.
Assenza del tutto giustificata dal perdurare della siccità, e sappiamo tutti quanti che i Finferli-Galletti sono funghi a comportamento igrofilo, ovvero che amano l’umido.
Ebbene, con il ritorno delle grandi piogge autunnali, sono tornati anche loro: i Galletti tanto amati dagli italiani!
E se ci sono loro, stiamo ben certi che non sta facendo assolutamente troppo freddo e che l’apparente freddo di questi giorni NON FERMERÀ… non la musica, ma le nascite di Porcini!
Last Updated on 23/10/2026 by Redazione FM

