
Ottobre spacciato? Stagione dei porcini defunta? Aggiornamento nascite funghi 23-10-2025
Caldo Africano, vento gelido e secco, piogge fredde e siccità, hanno prodotto castagneti silenziosi: il mese dei Porcini per eccellenza, sembra essersi fermato sul più bello.
Ma è davvero finita la stagione dei Porcini o il bosco ci riserverà ancora qualche insperata sorpresa?
Le tragicomiche disavventure del ragionier Porcino Fantozzi
Se qualcosa avesse potuto andare storto, stavolta ci è riuscito alla grande.
Come nelle più epiche sventure del ragionier Fantozzi, anche la nostra “buttata-bis” è finita travolta da una serie di disastri in perfetto stile tragicomico.
Dopo la “buttata furiosa” di settembre — che aveva mandato in estasi milioni di cercatori del Centro-Nord Italia, ridando speranza dopo un’estate rovente e priva di funghi — ecco che, sul più bello, il destino ci ha voltato le spalle.
Il nostro ragionier Porcino Fantozzi, insieme ai suoi miceli, è piombato nel caos e nella disperazione.
Prima il Caldo Africano, con colpo di coda finale dopo le grandi piogge; poi il vento gelido continentale, il crollo improvviso delle temperature, l’aria secca come il Sahara, i primordi freezati, i cieli eternamente coperti e, per non farci mancare nulla, l’assenza di rugiade notturne.
Insomma: un disastro perfettamente organizzato.
Se qualcosa poteva andare storto, ci è riuscito nel migliore dei modi.
Sembra che le inquietanti profezie del nostro Andrea da Ivrea fossero state scolpite sulle tavole d’ardesia in stile Mosè sul monte Ararat: “mille e non più mille”.
Mille porcini a disposizione e nulla più.
Ma quando pensavamo che peggio di così non potesse andare, a infierire ci si sono messi pure i castagni, già umiliati dal cinipide galligeno che li ha devastati negli ultimi decenni e poi ripresisi con grande fatica.
Ora, l’assalto di orde barbariche di cinghiali famelici e furiosi, che hanno devastato su larga scala le lettiere, ha completato l’opera: radici micorrizate divorate in pochi minuti dopo decenni di simbiosi faticosamente costruite.
E proprio quando iniziavano a cadere le prime castagne — e cresceva l’euforia dei cercatori, convinti che castagne a terra = Porcini in festa — è arrivata la batosta finale: neppure un cappello, neppure un gambo, neppure l’ombra di un Porcino.
Ma a infierire sul già nero umore dei cercatori, e a umiliare ulteriormente Porcino Fantozzi, ecco arrivare, ai tempi supplementari, i dispettosissimi Finferli, a far pernacchie e a prendersi gioco di lui con inspiegabili nascite fuori tempo massimo.
A quel punto, se la situazione era già drammatica, è persino peggiorata.
La persistenza dei cieli coperti ha dato il colpo di grazia a terreni già secchi e compattati, ormai inospitali per i miceli.
Cos’altro potrebbe mai andare storto?
Cosa potrebbe ancora infierire sul nostro Porcino Fantozzi, se non l’arrivo di un inverno sempre più vicino, pronto a spegnere ogni speranza di “consolazione finale”?
Riuscirà il nostro intrepido Porcino a ribellarsi al Direttore Generale, che da lassù comanda le nascite fungine con sadica precisione?
O assisteremo all’ennesimo disastro annunciato, dove anche il gol del pareggio, piazzato a porta vuota — in zona Cesarini — verrà annullato dal VAR del destino?
Cosa non ha funzionato (e perché)?
Aggiornamento nascite funghi 23-10-2025 – Prima parte
Dopo una sceneggiatura così, persino il ragionier Porcino avrebbe firmato le dimissioni volontarie e chiesto il trasferimento in un bosco tropicale.
Eppure, sotto l’apparente comicità della vicenda, si nasconde qualcosa di tremendamente reale. Quanto accaduto non è solo sfortuna, ma il risultato di una sequenza climatica senza precedenti: una concatenazione perfettamente infausta di fattori contrari.
Dalle grandi piogge di fine settembre ai venti secchi di inizio ottobre, passando per escursioni termiche azzerate e cieli costantemente coperti, tutto ha remato nella stessa direzione: bloccare i miceli, impedirne la respirazione e disinnescare l’impulso alla fruttificazione.
Abbiamo volutamente scherzato per non infierire e cedere alla disperazione ma, anche quando accade qualcosa di così misteriosamente strano, una ragione c’è, sempre, anche se nel nostro caso di ragione non ce n’è una sola ma tante che, prese tutte insieme, fanno sì che, dovendo tirare le somme di una intera annata fungina, i più si ritrovino a dire: annata pessima, da dimenticare!
Eppure, non vogliamo fare gli Andrea da Ivrea della situazione, abbiamo il serio e concreto dubbio che, da qua in avanti, con queste dinamiche climatiche, quanto si è visto quest’anno non possa essere altro che la punta di un iceberg, ancora ben nascosto, ma che, appena emergerà o si capovolgerà, non potrà che portare disastri ben peggiori.
Ecco la diagnosi completa di questo ottobre paradossale:
🔹 1. Il contesto stagionale anomalo
Ottobre è sempre stato il mese dei Boletus edulis nei castagneti di collina e bassa montagna, ma quest’anno (2025) si è verificata una sequenza meteorologica sfavorevole, senza mai un vero equilibrio tra umidità e temperatura.
Dopo le grandi piogge di fine settembre, le condizioni erano potenzialmente ottimali, ma:
-
le piogge sono state troppo prolungate e fredde, con terreni saturi e privi di ossigeno (→ condizioni anaerobiche);
-
subito dopo è arrivato vento secco e continuo, che ha prosciugato il suolo in pochi giorni (→ suoli inospitali con nutrienti diventati indisponibili);
-
le temperature minime si sono abbassate prima del previsto, ma senza il consueto rimbalzo termico diurno che stimola le buttate autunnali (→ percezione di inverno arrivato e stagione utile finita);
-
l’assenza di notti serene con rugiade ha impedito la ricostituzione dell’umidità di superficie, indispensabile per far “respirare” il micelio (→ le poche nascite sono avvenute solo in piccole nicchie ecologiche umide).
Risultato: un “blocco fisiologico” del micelio, già stressato e incapace di formare nuovi primordi.
🔹 2. Il ruolo dei castagneti
I castagneti sono ecosistemi estremamente sensibili alle variazioni di umidità e temperatura del suolo.
Rispetto a faggi, querce e abeti, hanno:
-
lettiere molto acide e poco spugnose, che si compattano facilmente dopo piogge intense e perdono facilmente umidità col vento o con anticicloni africani;
-
scarsa presenza di altri vegetali utili a diversificare l’ambiente e trattenere l’umidità;
-
maggiore esposizione al caldo eccessivo nelle zone di collina, soprattutto su balconi pedemontani, dove l’aria rovente delle pianure infuocate risale e amplifica l’insolazione, causando un rapido surriscaldamento e perdita d’umidità,
Questo spiega perché il blocco delle nascite sia stato più netto proprio nei castagneti, anche dove, in boschi termofili bagnati dalle piogge di fine agosto, si erano già visti Boletus aereus e reticulatus a settembre.
🔹 3. Un “retro-front” dei primordi
Con situazioni ambientali assai inospitali, i primordi che già si erano formati ed erano pronti a regalarci la “buttata-bis” si sono interrati o hanno abortito.
Quando il vento asciuga la lettiera e la tensione idrica del suolo scende sotto una certa soglia, i primordi si “ritirano”:
il micelio interrompe la crescita e richiude le ife apicali per conservare energia e acqua.
Non muore, ma entra in una sorta di dormienza difensiva.
Questo spiega anche perché non si vedano funghi neppure nei boschi “buoni” e dove in teoria l’acqua non manca più: il micelio non è morto, ma non trova ancora le condizioni per ripartire.
🔹 4. Una spiegazione unificata per tutti gli ambienti
Non è quindi un problema solo dei castagneti.
Faggi, abeti e querce stanno subendo lo stesso effetto:
una transizione troppo brusca da saturazione idrica a secco, con terreni che si sono compattati, perdendo struttura e capacità respiratoria.
Con terreni di colpo troppo asciutti, non può esserci osmosi radicale-miceliare. La formazione dei nuclei riproduttivi richiede tempo e stabilità. Ogni sconquasso della placida tranquillità è una minaccia attiva alle fruttificazioni: basta un giorno di vento per far saltare un intero mese di speranze.
Di fatto, Ottobre 2025 ha saltato la finestra utile:
niente alternanza sole/pioggia, niente escursioni termiche, niente umidità notturna.
E senza quella, Boletus edulis non fruttifica, neanche in presenza di miceli fertili.
🔹 5. In sintesi
La buttata è saltata per una concatenazione di eventi:
-
Piogge fredde e prolungate: suoli saturi e anaerobici, perdita sia di ossigeno e CO2.
-
Vento secco improvviso: disidratazione dei primordi e dei nuclei riproduttivi.
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Mancanza di rugiada e cielo coperto: impossibile ristabilire l’umidità superficiale.
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Terreni compattati e poveri di ossigeno: micelio “in apnea”.
-
Nessuna finestra di ripresa termica: niente stimolo alla fruttificazione.
Le tempeste Atlantiche: un disastro per i funghi
Cosa servirebbe ora per far partire una discreta buttata in extremis?
Tra oggi e domani si prospetta altro vento: pioverà ma con raffiche forti; nevicherà fino a quote medio-basse sulle Alpi e soffierà favonio nelle pianure occidentali. Nulla di buono all’orizzonte.
Le tempeste atlantiche non hanno infatti nulla di buono da offrire ai boschi e dopo la tempesta Amy, ora è il turno di Benjamin. Che disastro!
Ormai i miceli, già provati dalle oscillazioni termiche e dagli stress di settembre-ottobre, stanno entrando in una fase difensiva.
Ma, teoricamente, una “buttata in extremis” sarebbe ancora possibile solo a certe condizioni ben precise — e le riassumo qui di seguito, in modo chiaro e realistico.
🌧️ 1. Una pioggia “buona”, non una tempesta
Non serve altra pioggia fredda o ventosa: servirebbero precipitazioni tranquille, continue ma non violente, capaci di penetrare nel suolo senza creare saturazione né dilavamento.
In pratica: 20–30 mm distribuiti in 36-48 ore, con temperature tra 10 e 14 °C di giorno e 6–8 °C di notte.
Solo così il micelio riuscirebbe a riattivare i processi metabolici di superficie e a formare nuovi primordi.
🌬️ 2. Fine del vento e ristabilimento delle rugiade
Il vento, specialmente il favonio, è oggi il nemico numero uno per i funghi.
Finché continuerà a soffiare da ovest o da nord-ovest (Maestrale al centro-sud), l’aria rimarrà secca e le rugiade notturne impossibili.
Servirebbe un ristabilimento anticiclonico con alta pressione tiepida (ma non Africana), cieli sereni notturni e umidità in risalita dal basso.
Senza rugiada, il suolo resta “scollegato” dall’atmosfera: il micelio non respira e non sente lo stimolo di emergere.
🌡️ 3. Un paio di notti fredde ma non gelide
Paradossalmente, un leggero raffreddamento notturno (4-6 °C) seguito da giornate tiepide e luminose può fare miracoli.
Questo contrasto termico favorisce l’attività enzimatica e stimola i miceli maturi di Boletus edulis e B. pinophilus.
Senza escursione termica, invece, tutto resta fermo.
🌳 4. Microclimi ancora potenzialmente “vivi”
Qualche speranza residua potrebbe esserci:
-
nelle forre e impluvi freschi dei boschi di collina, pianura e litorali;
-
nei boschi misti con suolo profondo e copertura fogliare ancora abbondante;
-
nei pendii esposti a nord-est, dove l’umidità residua resiste sotto la lettiera.
Lì, se arriva una pioggia giusta e si placa il vento, una piccola ripresa a fine ottobre o primissimi di novembre non è da escludere.
Nei decenni passati abbiamo sempre avuto nascite di porcini tardivi fino a tutto novembre, in assenza di gelate ripetute o nevicate precoci.
⚡ 5. Perché le tempeste atlantiche non aiutano
Amy e Benjamin sono Cicloni troppo energetici e instabili: portano vento secco in quota, che talvolta raggiunge anche le pianure; piogge irregolari o violente; sbalzi termici repentini.
Per i funghi è la combinazione peggiore: non solo non stimola la fruttificazione, ma spesso danneggia anche il micelio nei suoli più superficiali, che si trovano prima sommersi e poi asciugati bruscamente.
🔮 In sintesi
Per far ripartire la buttata servirebbe una settimana di calma atmosferica, con:
-
pioggia moderata e continua,
-
assenza di vento,
-
cieli sereni di notte,
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temperature stabili tra 8 e 14 °C,
-
umidità del suolo in risalita ma senza ristagni.
Se ciò non accadrà entro fine mese, sarà difficile che i Boletus edulis ripartano — se non in microaree particolarmente favorevoli.
A quel punto, al povero ragionier Porcino Fantozzi non resterà che attendere la primavera, sperando che almeno allora il Direttore Generale conceda un piccolo rimborso morale… sotto forma di marzuoli.
Il Meteo & Funghi degli ultimi giorni, ovvero: come andrà a finire?

Aggiornamento nascite funghi 23-10-2025 – Ultima parte
A osservarlo con gli occhi – talvolta – ottimisti di Andrea da Ivrea, ci sono ancora speranze. Gli alberi hanno ancora una discreta fogliazione, c’è ancora fotosintesi clorofilliana, sta ancora piovendo ed è finalmente piovuto anche nei giorni scorsi. C’è variabilità climatica con alternanze di piogge e miti calori tardo estivi che fanno ancora ben sperare.
A guardarlo invece con gli occhi pessimistici di Max di Piacenza: stagione finita! Senza mezzi termini.
In realtà per molti lettori, non solo Max, la stagione dei Porcini 2025 è da considerarsi praticamente finta e archiviata (peraltro malamente).
La delusione per la mancata buttata-bis di ottobre è persino preponderante rispetto all’euforica ammucchiata di Porcini di settembre: durata troppo poco!
Categoricamente archiviata come troppo breve, troppo intensa, troppo insoddisfacente perché non sufficientemente goduta.
Eppure l’inverno non è ancora iniziato. E’ vero le tempeste autunnali stanno portando brevi incursioni fredde e ventose che mal si addicono alle esigenze porcine, tuttavia, la finestra micologica autunnale non è ancora stata chiusa, rimarrà teoricamente ancora spalancata almeno fino a metà o fine novembre, quindi?
Perché tanto pessimismo?
Il Meteo & Funghi degli ultimi giorni, ovvero: come andrà a finire?
A osservarlo con gli occhi – talvolta ottimisti – di Andrea da Ivrea, ci sono ancora speranze.
Gli alberi hanno ancora una buona fogliazione, la fotosintesi clorofilliana è ancora attiva, sta piovendo e, finalmente, è piovuto anche nei giorni scorsi.
C’è variabilità climatica, con alternanze di piogge e miti calori tardo-estivi che fanno ancora ben sperare.
A guardarlo invece con gli occhi più disillusi di Max da Piacenza, la diagnosi è secca: stagione finita!, senza mezzi termini.
In realtà, per molti lettori – non solo Max – la stagione dei Porcini 2025 è da considerarsi praticamente finita e archiviata (peraltro malamente).
La delusione per la mancata buttata-bis di ottobre è persino più forte dell’euforia per la “ammucchiata” di Porcini di settembre: durata troppo poco!
Un’autunnata giudicata da molti troppo breve, troppo intensa, troppo effimera per poter essere davvero goduta.
Eppure l’inverno non è ancora iniziato.
È vero: le tempeste autunnali stanno portando brevi incursioni fredde e ventose, che mal si addicono alle esigenze porcine.
Tuttavia, la finestra micologica autunnale non è ancora chiusa: rimarrà teoricamente aperta almeno fino a metà o fine novembre.
Quindi?
Perché tanto pessimismo?
Come andrà a finire non lo sappiamo, tuttavia…
il nostro ragionier Porcino Fantozzi resta in balìa degli umori inquieti del Direttore Megalattico dei cieli, ma – tra un disastro e l’altro – magari riuscirà ancora a farci sorridere con qualche attimo di tranquillità.
E poi, non dimentichiamolo: il Nord Italia non è l’ombelico del mondo.
È vero, la maggioranza dei nostri lettori si trova tra Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Toscana (Lazio), ma abbiamo anche una grande comunità di appassionati anche in Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Ce lo confermano i dati del Semaforo dei Funghi, che ogni settimana registrano migliaia di visite da tutte le regioni.
Dopo l’11 ottobre – data utile come finestra per nuove nascite porcine – si sono avute ottime piogge nella Sardegna occidentale, poi in Sicilia, e a seguire anche in Calabria e Campania, oltre che nuovamente in Sardegna.
Il 16 ottobre, ultimo giorno utile per le piogge recenti, è piovuto ancora nel Sud della Sardegna, in Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Molise e Puglia.
Nelle regioni meridionali, in realtà, è piovuto molto anche nei giorni successivi, con piogge copiose tra Molise e Puglia-Lucania.
Ci attendiamo quindi nascite imminenti in Sardegna, soprattutto nei settori occidentali e centrali, meno in quelli sud-occidentali dove i recenti nubifragi del Sulcis hanno praticamente inzuppato i boschi, ritardando le nascite.
Sarà invece festa grande in Sicilia, dove – oltre ai Porcini – si troveranno Agaricus, Finferli, Mazze di Tamburo, Cardoncelli e, sui monti più alti, anche le attese Trombette dei Morti.
Con un paio di giorni di ritardo sarà poi il turno di Calabria e Basilicata, quindi Campania, Puglia e Molise.
E il Centro-Nord?
Le regioni centro-settentrionali dovranno attendere ancora un po’.
Max e Andrea, a questo punto, direbbero: “Già, ancora un po’ più in là e saremo in pieno inverno.”
Tuttavia, osservando i modelli meteorologici, non si vedono disastri all’orizzonte – pur sapendo che il Grande Direttore Megalattico dei cieli è sempre pronto a tramare contro il povero ragionier Porcino Fantozzi, per cui il peggio può sempre arrivare all’improvviso.
La fine di ottobre dovrebbe comunque essere caratterizzata da un nuovo anticiclone mite.
Passato Benjamin, è atteso un rapido rialzo termico, con temperature ben al di sopra delle medie stagionali.
Perciò… mai disperare!
Ai primi di novembre, se tutto andrà come deve, Liguria, alta Toscana, Toscana marittima e – se Dio vuole – anche Piemonte e Lombardia potrebbero vivere una piccola ripresa tardiva.
Piemonte e Lombardia restano meno titolate, quindi meglio non farsi illusioni, ma qualcosa potrebbe comunque nascere.
Solo il Direttore Megalattico, da lassù, potrà deciderlo.
Nell’attesa, se mai lo troveremo in vendita negli store digitali, facciamo scorta di sano ottimismo, perché ad essere pessimisti non si guadagna mai nulla!
E a proposito di “scorte digitali”, non posso che chiudere questo aggiornamento con una bellissima notizia: ce l’abbiamo fatta!
Siamo stati talmente in tanti ad acquistare il mio ultimo libro “L’Arte di Cercare Funghi” che la prima edizione è ufficialmente esaurita!
Gli store digitali hanno ancora qualche copia di magazzino, ma l’editore – per far fronte alle continue richieste – ha già avviato la prima ristampa.
Un grandissimo grazie di cuore ❤️ a tutti coloro che hanno già acquistato “L’Arte di Cercare Funghi”, facendolo schizzare al 2° posto tra i libri scientifici più venduti su Amazon!
Un risultato che mi riempie d’orgoglio e che dedico a voi, i migliori lettori che Funghimagazine.it potesse desiderare.

Last Updated on 25/02/2026 by Redazione FM


Qui in provincia di Napoli sta piovendo pochissimo, l’opposto del nord… Tra settembre-ottobre (60 giorni quasi) ha piovuto in totale 60 mm d’acqua, e dopo ogni pioggia 4-5 di vento forte, da nord-est (Grecale), da nord (maestrale), ora anche da sud da un paio di giorni. Inoltre a parte i 3 giorni di freddo di due weekend fa qui fa ancora troppo caldo e si si suda ancora, troppo. Considerate che le minime sono sui 14-16 gradi, le massime sono sui 22-23 Serve un po’ di acqua, umidità e temperature adeguate.
Esatto Marco. Le condizioni climatiche che hai descritto non sono proprio le migliori per nascite fungine. Già se piove poco non c’è molta trippa per gatti, se poi ci si aggiunge anche questo pazzo vento che, arriva puntuale dopo ogni pioggia, allora le speranze di veder nascere qualcosa di buono si affievoliscono. Che dire… Incrociamo le dite e prendiamo atto che per lo meno le temperature sono ideali. Se solo si placasse il vento e piovesse uno zic in più, con quei gradi qualcosa di buono si potrebbe ancora vedere 🤞😉🍄🍄