
ANDAR PER FUNGHI IN INVERNO
I FUNGHI INVERNALI

I FUNGHI INVERNALI – INTRODUZIONE
Diciamolo francamente: cosa c’è di più affascinante, per un cercatore di funghi, del sapere che, anche in pieno inverno, guando i rigori invernali si fanno ben sentire, c’è qualche specie fungina che, noncurante del freddo, continua a vegetare e a fruttificare come se nulla fosse?
Mentre noi sapiens ce ne stiamo rintanati nei nostri caldi appartamenti a goderci il tepore dei nostri sistemi di riscaldamento, ci sono alcune specie fungine che, nel corso dei millenni, hanno affinato sistemi evolutivi che permettono loro di resistere, non solo al freddo ma anche al gelo e alla neve.
Quando gli ultimi tepori dell’autunno cedono il passo ai rigori dell’inverno, quando il freddo avanza e arriva anche la prima neve, nonostante tutto, non è il caso di appendere definitivamente il cesto al chiodo, perché, al contrario di quello che potremmo pensare, sono ancora molti i funghi invernali che ci consentono di poter continuare ad andar per funghi, anche in inverno.
In questa guida, ti illustro quali sono i funghi che non temono il freddo. I funghi invernali che continuano a fruttificare nonostante l’avanzare del gelo. Ti racconto gli ambienti migliori in cui andarli a cercare qeusti funghi, con le immagini dei funghi tipici del periodo, che peraltro sono anche riepilogati nella scheda illustrativa d’apertura. Ti guido negli ambienti in cui i funghi possono essere ancora abbondanti, nonostante il freddo, facendoti magari scoprire piacevoli ambienti boschivi di cui non eri a conoscenza dell’esistenza.
Aprirei questo lungo articolo con una domanda che in migliaia di lettori mi pongono puntualmente ad ogni inverno: “la domanda!”
I funghi temono la Neve?❄❄❄
Sì e no. In realtà non tutti i funghi temono freddo e neve.
Ce ne sono alcuni infatti, che possono vegetare persino sotto uno spesso strato di neve, è il caso per esempio dei funghi più emblematici di tutti: i Marzuoli o Dormienti.
Funghi che non solo gradiscono il freddo ma addiruttura gli è indispensabile, così come lo gradiscono ad esempio anche i Pleurotus/Funghi delle Nebbie/Orecchioni o ancor meglio i Funghi dell’Olmo.
Diciamo, per completezza d’informazione, che più che la neve, i funghi temono il vento, soprattutto quando questo è secco e gelido.
I funghi, invernali, primaverili, estivi o autunnali che siano, temono sempre il vento perché, è una caratteristica intrinseca di questo particolare fenomeno meteorologico, quella di disidratare ogni cosa. C’è da dire però, che c’è vento e vento. Non tutti i venti hanno un elevato potere disidratante. Anzi, al contrario, ce ne sono alcuni che hanno la caratteristica di calamitare grandi masse d’aria molto umida, aria che contiene molto vapore acqueo, che è sempre all’origine di abbondanti precipitazioni.
Parlo dei venti umidi meridionali che, sorvolando mari ricoperti da grandi masse di vapore acqueo, portano abbondanti precipitazioni orografiche, ovvero là dove i venti impattano contro le catene montuose. É il caso dello Scirocco umido, del Libeccio umido o dell’Ostro Umido. Il primo in genere soffia da Sudest verso Nordovest, il secondo da Sudovest verso Nordest ed infine l’ultimo l’Ostro o Mezzogiorno che soffia da Sud verso Nord.
Viceversa, sono venti tendenzialmente freddi e secchi la Tramontana, il Maestrale, il Levante e anche il Grecale.
Trovi di seguito riepilogati tutti i venti, in quella che viene normalmente detta LA ROSA DEI VENTI, dove puoi osservare la loro direzione di provenienza.
Durante la stagione invernale gli alberi entrano nella fase del riposo vegetativo detto quiescenza. Cadono le foglie e si riducono al minimo le funzioni vegetative. Inizia la dormienza e, con essa anche il letargo della maggior parte dei funghi simbionti, ovvero, di quei funghi che vegetano a stretto contatto con le radici degli alberi.
Ci sono però alcune piante che anche durante l’inverno risultano parzialmente o persino completamente attive. Queste sono le conifere ma soprattutto le piante ed arbusti che compongono la cosiddetta macchia mediterranea e più in generale le piante dette sempreverdi.
Funghi di terra, di lettiera e funghi lignicoli
I funghi di terra, ovvero quelli che vegetano sulla cosiddetta “lettiera“, sull’humus, sono i primi ad andare in riposo vegetativo. La ragione di questo riposo precoce è che il terreno si raffredda molto più velocemente rispetto all’acqua e al legno. L’humus gela rapidamente e l’acqua in esso contenuto forma cristalli di ghiaccio.
I funghi del legno, i cosiddetti “funghi lignicoli” invece, resistono un po’ più a lungo grazie ad un più lento raffreddamento da parte del legno che conserva calore fino alle prime gelate. Sappiamo che i funghi (intesi sia come il corpo fruttifero che noi raccogliamo che, come il sistema vegetativo che sta in terra o nel legno) per proliferare necessitano di adeguate temperature e tassi di umidità consoni.
Eppure, nonostante ci sia sempre stato detto che i funghi hanno bisogno di temperature costanti e prossime ai 20°C e umidità ideale, ci sono molti funghi invernali che sono in grado di sfidare i rigori dell’inverno, che non temono il gelo e che quindi noi catalogheremo semplicemente come “i funghi invernali“.
Sono funghi un po’ “speciali” perché, in buona sostanza, sono in grado di produrre sostanze antigelo.
Trattandosi di un articolo molto lungo, l’ho diviso in varie sezioni e pagine.
I FUNGHI INVERNALI – DOVE CERCARLI
Boschi di Macchia e Foresta Mediterranea, Boschi Costieri e Termofili🌳🌿
L’ambiente boschivo mediterraneo è il miglior ambiente in cui andare a cercare i funghi invernali, senza dover tornare a casa a mani certamente vuote.
Qua le nascite di funghi invernali commestibili sono soggette ai venti freddi che spesso soffiano tesi e insistenti. Non a caso, la macchia mediterranea è più diffusa e florida in area Tirrenica, rispetto a quella Adriatica, più soggetta agli sbuffi gelidi, provenienti dalle regioni continentali orientali.
Dalla Liguria alla Calabria, e poi su fino alla Basilicata e Puglia, i boschi costieri del Mar Ligure, Tirreno e Jonio, possono essere ancora adeguatamente produttivi durante l’intero inverno.
Le isole poi sono l’habitat migliore in cui poter fare ottime raccolte di funghi invernali, a patto che non soffi forte, gelido e secco il Maestrale e comunque che non soffino venti secchi di qualsivoglia provenienza.
La macchia mediterranea 🌲🌳🌿🍃🍂
La cosiddetta Macchia Mediterranea è formata da vegetazione prevalentemente arbustiva, con specie tipicamente sclerofille, ovvero specie vegetali con foglie persistenti, coriacee e lucide; ma può essere anche costituita da specie vegetali più alte, con arbusti a portamento semi-arboreo o del tutto arboreo con veri e propri alberi, quali ad esempio il Leccio, la Sughera o Quercia da Sughero, l’Ilastro, il Corbezzolo, il Ginepro rosso e anche il Lentisco, ma può essere anche bassa o persino strisciante, con arbusti quali il Cisto, l’Erica arborea, l’Euforbia arborea e le Ginestre.
La foresta mediterranea sempreverde 🌲🌳
La foresta mediterranea sempreverde è formata da piante a portamento arboreo alto, il cui elemento più comune è il Leccio, insieme con la Sughera, anche detta Quercia da Sughero.
In Italia le foreste mediterranee spesso sono frammiste al cosiddetto Lauretum.
Il Lauretum è caratterizzato dalla presenza prevalente del Lauro, ma sono piante tipiche le seguenti:
- Sughera o Quercia da Sughero,
- Leccio o Quercia sempreverde,
- Carrubo,
- Olivastro,
- mentre le Conifere sono presenti con:
- Pino domestico,
- Pino d’Aleppo,
- Pino marittimo
- Cipressi,
- Ginepri.
Nelle aree più umide il Lauretum può ospitare anche piante di Acero, Cerro, Frassino, Olmo, Ontano, Orniello, Pioppo bianco e Salice.
I boschi termofili
Se il termometro non scende in picchiata con venti gelidi, ma soprattutto finché non cade la prima neve, i boschi termofili possono essere ancora leggermente produttivi anche durante l’inverno. La ragione per cui questi particolari ambienti boschivi possono rimanere relativamente caldi-miti anche durante l’inverno, risiedono proprio nelle caratteristiche fondamentali tipiche di questi ambienti.
Non ti sto a riepilogare ora che cos’è un bosco termofilo, poiché sarebbe difficile farlo in poche righe. Ti dico però che ho descritto con una vera e propria guida → l’ambiente termofilo in cui ti racconto la vegetazione e i funghi tipici di questo prezioso ecosistema con relative fitocenosi, molto comune in Italia, ma che a molti cercatori di funghi risulta ancora completamente sconosciuto.
DOVE SI TROVA LA MACCHIA MEDITERRANEA IN ITALIA?
I funghi invernali – seconda parte
Non tutti sanno che cosa sia esattamente la cosiddetta Macchia Mediterranea ma, soprattutto coloro che abitano ben distanti dai mari, potrebbero non sapere dove si trova questo particolare ecosistema tipico del Clima Mediterraneo.
La Macchia Mediterranea si può trovare sostanzialmnete in luoghi prevalentemente caldi, in prossimità del mare ma, in alcune aree del Sud Italia ed Isole, soprattutto in quelle a comportamento temofilo, la si può trovare anche nel primo entroterra, per esempio in Sardegna è diffusa ovunque sull’isola, tranne che in poche zone più elevate del gruppo dei monti del Gennargentu.
Dal Nord Italia al Sud, eccoti dove trovare le Riserve e Parchi in cui sono osservabili i più begli esempi di flora mediterranea spontanea, la Macchia Mediterranea:
Macchia Mediterranea nel Veneto
🏞 Parco Naturale dei Colli Euganei
Unico esempio di macchia mediterranea presente in Italia a Nord dell’Appennino.
Liguria
🏞 Parco Nazionale delle Cinque Terre
🏞 Parco Naturale Regionale di Portofino
La Macchia Mediterranea in Liguria è abbastanza uniformemente distribuita in aree non urbanizzate ove non siano presenti boschi. In particolar modo nella provincia di Imperia e di La Spezia.
Toscana
🏞 Isola del Giglio / Parco Nazionale Arcipelago Toscano
🏞 Parco naturale della Maremma
In Toscana la Macchia Mediterranea è spesso frammentata, confinata a poche aree selvagge costiere dove l’urbanizzazione, l’industria balneare-turistica e l’agricoltura non hanno completamente distrutto questi ecosistemi che, sopravvivono soprattutto sulle isole dell’Arcipelago toscano, sul promontorio di Piombino, di Talamone-Uccellina e sull’Argentario.
Marche
Anche nelle Marche la Macchia Mediterranea soccombe sotto l’avanzata dell’agricoltura, dell’urbanizzazione ma soprattutto dell’industria balneare. Oggi ancora ben visibile, quasi esclusivamente lungo il complesso montuoso del Conero.
Abruzzo
🏞 Riserva naturale guidata Lecceta di Torino di Sangro
Lazio
🏞 Parco naturale dei Monti Aurunci
🏞 Riserva naturale regionale Tor Caldara
Un tempo assai più diffusa rispetto ai giorni d’oggi, la Macchia Mediterranea del Lazio è per lo più relegata al Parco Nazionale del Circeo e lungo le coste da Terracina al Minturno ai piedi dei monti del Parco Naturale dei Monti Aurunci.
Sardegna
🏞 Parco Nazionale dell’Isola dell’Asinara
🏞 Parco Nazionale dell’Isola della Maddalena
🏞 Alghero Parco Naturale Regionale di Porto Conte
🏞 Parco Naturale Rgionale di Gutturu Mannu
🏞 Parco Regionale Sette Fratelli – Monte Genis
🏞 Parco Regionale del Sinis – Montiferru
🏞 Parco Regionale Monte Linas – Marganai
La Sardegna vanta chilometri e chilometri di coste, fortunatamente, ancora caratterizzate dalla ricca presenza di Macchia Mediterranea, questa più presente però sui settori Est dell’isola, rispetto ai settori occidentali.
Campania
🏞 Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina-Foce Garigliano
🏞 Riserva naturale Foce Volturno – Costa di Licola – Falciano
🏞 Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
In Campania la Macchia Mediterranea è legata alla sopravvivenza di aree non urbanizzate-coltivate. Poco presente sui settori settentrionali costieri della regione, è assai più ricca e florida da Agropoli verso Sud fino a Sapri, sul Cilento, con ancora discreta presenza anche sulla Penisola Sorrentina e Isole.
Puglia
🏞 Parco Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase (Salento)
🏞 Parco Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo
🏞 Parco Naturale regionale Lama Balice
🏞 Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano
Nonostante l’urbanizzazione, agricoltura e industria balneare, in Puglia sopravvivono molte aree con Macchia Mediterranea, presente ovunque vi siano aree selvagge non urbanizzate e/o coltivate, anche in aree interne della regione. Macchia e Bosco Mediterraneo risultano meglio presenti sulla penisola del Gargano.
Calabria
🏞 Riserva Naturale Lago di Tarsia e Foce del Fiume Crati
🏞 Area Marina Protetta Capo Rizzuto
🏞 Parco Nazionale dell’Aspromonte
🏞 Oasi Naturale del Pantano di Saline Joniche
🏞 Riserva Naturale Orientata Valle del Fiume Argentino / Orsomarso
🏞 Riserva Naturale Valle del Fiume Lao
La Macchia Mediterranea in Calabria è ben presente non solo lungo le aree costiere, ma anche in tutte le aree interne non spiccatamente montane. Tolte le aree del Pollino, Sila, Serre e Aspromonte, il resto della regione vanta vaste estensioni di Macchia Mediterranea, soprattutto lungo le foci ed interi corsi non montani delle varie fiumare che molto spesso formano veri e propri burroni “timpe” caratterizzate da Macchia e soprattutto Bosco Mediterraneo a prevalenza di Leccio e Sughere.
Sicilia
🏞 Riserva naturale orientata dello Zingaro
🏞 Riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi
🏞 Riserva naturale orientata Bosco di Favara e Bosco Granza
🏞 Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro
🏞 Riserva naturale orientata oasi faunistica di Vendicari
La Sicilia è terra di Macchia e Bosco Mediterraneo. Questi ecosistemi si estendono dalle coste alle zone montane inferiori, con assenza solamente nelle aree montane superiori.
Queste appena elencate, sono solamente alcune tra le tante aree d’Italia in cui è possibile trovare la Macchia o il Bosco Mediterraneo.
Ambienti che per fortuna risultano ancora abbastanza comuni anche al di fuori dei Parchi o Riserve Naturali appena citati, soprattutto sulle isole o penisole.
I funghi invernali – terza parte
Tolte le aree strettamente mediterranee, quindi le zone boschive costiere, i funghi invernali possono ancora vegetare e fruttificare anche in boschi mesofili (freschi ed umidi) di collina e di bassa montagna, anche se però, in questo caso, non si tratterà più di funghi terricoli, ovvero che fruttificano sul terreno nudo-humus, sulle lettiere di foglie ma, di funghi lignicoli che vegetano e fruttificano sul legno.
I FUNGHI LIGNICOLI INVERNALI
Durante l’inverno diversi funghi lignicoli possono risultare ancora ben presenti, ovunque vi siano boschi di bassa quota a lungo privi di neve, a patto che non soffi costantemente il vento secco e che piova o nevichi abbastanza regolarmente, così da mantenere sufficientemente umidi gli eventuali alberi abbattuti, su cui vegetano le specie fungine che si nutrono di legno.
Chiodini / Famigliole

I funghi del genere Armillaria, meglio noti come funghi Chiodini o Famigliole, sono più che altro funghi autunnali che talvolta possono vegetare anche in pieno inverno, se l’autunno si è rivelato particolarmente caldo e secco e se la loro fruttificazione non è potuta avvenire prima, durante la loro stagione tipica.
La loro presenza però diventerà sempre più rara con l’aumentare del freddo e comunque, solamente nel caso in cui le nascite non siano avvenute prima. Ti ricordo che i funghi Chiodini effettuano una sola “buttata”, nascono tutti insieme al primo cenno di freddo dopo buone piogge, poi non nasce più nulla perciò, ostinarsi a cercarli dopo che sono già nati una prima volta, non è una buona idea.
I Pleurotus
Noti soprattutto con i nomi comuni di Gelone, Orecchione, Fungo ostrica, Cerrena, Recchia, Gradella o Cardoncello, i Pleurotus sono funghi lignicoli tipicamente invernali, che possono continuare a fruttificare durante l’intera stagione fredda, fino a inizio primavera.
Pleurotus ostreatus

Su Funghimagazine trovi una dettagliata scheda monotematica dedicata proprio al ► Pleurotus ostreatus il più comune tra i funghi lignicoli dei boschi igrofili e dei boschi planiziali.
Il Pleurotus Ostreatus non necessita di boschi caldi, ma piuttosto di ambienti umidi. Non disdegna i climi freddi e persino il gelo, vegetando principalmente durante i mesi invernali, con possibilità però di vegetare dodici mesi all’anno, qualora il clima dovesse risultare assai fresco/freddo e contestualmente anche adeguatamente umido, cosa che da decenni non accade più durante i mesi estivi caratterizzati da clima torrido dalle caratteristiche prettamente Sahariane.
Tra Centro-Sud Italia ed Isole c’è una varietà di Pleurotus che risulta decisamente più diffusa e ricercata.
Plaurotus eryngii / Cardoncello
Questo fungo lo puoi trovare negli incolti in cui vi siano specifici tipi di piante tipiche della flora mediterranea. Principalmente vari tipi di Cardo (da cui deriva il nome comune di Cardoncello), alcune ombrellifere tra cui la Ferula, ma soprattutto l’arbusto da cui prende il nome, ovvero: l’Eringium o Eringio, che sia di varietà ametystinum o maritimum.
Anche il Basilisco o Magydaris pastinacea, è un ottimo simbionte di questo fungo che non tarda a colonizzarlo in presenza di un clima adeguatamente umido. Il Cardoncello fruttifica dalla primavera all’autunno ma, con condizioni climatiche ottimali, soprattutto in Puglia, tra Murge e Salento, lo si può trovare anche in pieno inverno.
Sia il Pleurotus ostreatus che P. eryngii si possono facilmente coltivare in casa, su apposite ballette che si possono acquistare presso vivai o centri fai da te.
Piopparelli / Pioppini

Il fungo Piopparello/Pioppino (Cyclocybe cylindracea ex Cyclocybe aegerita, ex Agrocybe aegerita), qualunque sia il suo esatto nome scientifico di questo fungo, per la quasi totalità degli italiani è conosciuto con il comune nome di Famigliole, Piopparello o Pioppino.
É un fungo lignicolo saprofita (se cresce sul legno morto), o Parassita, nel caso in cui attacchi un albero vivo che può giungere rapidamente alla morte dopo il suo pesante attacco.
Vegeta solitamente associato a varie specie di Pioppo, da cui prende il nome, dalla primavera all’autunno ma, in luoghi umidi e freschi, in presenza di lunghi periodi con assenza di nevicate, brinate e venti gelidi, lo si può trovare anche in pieno inverno. Il Piopparello è per eccellenza il fungo della Pianura Padana e delle valli fluviali d’Italia.
Anche questa specie fungina la trovi dettagliatamente descritta nella specifica scheda monotematica di Funghimagazine► Cyclcocybe cylindracea/Piopparello.
Flammulina velutipes / Il Fungo dell’Olmo

Il Fungo dell’Olmo (Flammulina velutipes) è un fungo lignicolo cespitoso, che quindi cresce in ceppi, preferibilmente sul legno di Olmo (Hulmus), ma saltuariamente anche su altre Latifoglie.
E’ un fungo Parassita dell’albero vivo che lo ospita, ma può essere pure saprofita, nutrendosi di materia organica morta o in decomposizione. É considerato il fungo invernale per eccellenza, dal momento che inizia a fruttificare con l’arrivo dei primi rigori dell’inverno, rimanendo in attesa di tempi migliori, fin tanto che non farà sufficientemente freddo. Ama la neve, il gelo, ma più in generale, il freddo-gelido ed umido.
Il Fungo dell’Olmo, come suggerisce il suo nome comune, vegeta preferibilmente su legno di Olmo ma, può esser rinvenuto anche su Acero, Salice, Sambuco e molto più sporadicamente su legno di Pioppo, Quercia o Faggio.
É tipico dell’Italia settentrionale mentre risulta più sporadico in centro e sud Italia dov’è per lo più presente in Appennino.
In giro per il pianeta, oggi questo fungo è meglio noto col nome Giapponese di ENOKITAKE ed è apprezzato anche per le sue qualità curative.
Trovi questo fungo dettagliatamente descritto nell’apposita scheda di Funghimagazine ► Flammulina velutipes/Fungo dell’Olmo.
I FUNGHI TERRICOLI INVERNALI
I funghi invernali – quarta parte
I Sanguinelli / Lattari

I funghi Sanguinelli o Lattari, sono fungi tipici della stagione estiva-autunnale ma, nel caso di estati ed autunni troppo caldi, e di inverni poco freddi, è facile rinvenirli anche a fine stagione autunnale e per buona parte di inizio inverno. La loro presenza nei boschi è sempre legata all’assenza di vento e buona umidità.
Si tratta di funghi terricoli, cioè, che crescono direttamente sull’humus, sul terreno spoglio/nudo o più facilmente sulla lettiera e non sugli alberi. In genere vegetano preferibilmente su lettiere composte da spessi strati di aghi in decomposizione.
Lactarius Deliciosus / Lattario delizioso e altri
Tra tutti i funghi Sanguinelli/Lattari, questo fungo è uno dei più noti.
Cresce soprattutto nei boschi di Pino da pinoli o domestico, Pino Silvestre, Pino Nero, Pino Strobo, ma anche Ginepro, però su suolo acido ► (pH acidità). Il L. deliciosus risulta essere uno dei funghi più apprezzati e raccolti in Liguria (Sanguin) ed in Calabria, d0v’è conosciuto col nome di Rosito.
Più diffuso ed abbondante, soprattutto nelle pinete litoranee, è il suo simile, ugualmente commestibile, il Lactarius sanguifluus o Rosito.
Durante tutti i mesi invernali nelle pinete a ridosso del mare e su suoli calcarei, soprattutto in Sicilia e Puglia, è più facile trovare il Lactarius sanguifluus var. violaceus. Facilmente riconoscibile per le tonalità violacee-lilla che inverdiscono maggiormente rispetto alle altre varietà.
I Lattari/Sanguinelli sono considerati i migliori funghi da cuocere alla griglia, perché solo con questa cottura conservano il proprio ottimo aroma. Ideali per la conservazione sott’olio o sott’aceto ma si possono anche essiccare.
Il lattice (Latice) dei funghi Lattari
I funghi “Lattari” «Lactarius» sono tra i funghi invernali più facili da riconoscere grazie all’emissione di lattice/latice, alla frattura. Le varietà commestibili hanno tutte lattice color carota-salmone-rosso-vinoso, tutte le varietà a lattice bianco risultano non commestibili o tossiche, tranne Lactarius volemus e Lactarius rugatus.
Il Lactarius sanguifluus ha lattice di colore subito aranciato che diventa rapidamente rosso sangue-vinoso. Il Lactarius deliciosus al taglio, ha carne color carota immutabile, cappello zonato (con cerchi concentrici), inverdisce poco, ed ha lattice color carota.
Lepista nuda / Santa Caterina

La Lepista Nuda è anche nota con il nome comune di Fungo di S. Caterina o Agarico violetto.
Cresce dal tardo autunno fino alla primavera, evitando di fruttificare soltamente nei periodi di gran gelo e/o di molta neve presente al suolo.
Nasce a gruppi, spesso a cerchi, in luoghi molto umidi e ricchi di ottimo humus, sia nei boschi di Latifoglie che, preferibilmente, nei boschi di Conifere. É diffusa nei boschi di tutto il mondo è può persino esser coltivata in giardino. Facilmente riconoscibile per il suo colore rosa-viola-violetto-grigio.
Se conosci un bosco di Conifere ad ago lungo che è anche pianeggiante, vai certamente a dargli un’occhiata durante l’inverno, perché qua potresti facilmente trovarci le Lepista Nuda. Questo è anche uno dei pochi funghi commestibili che amano vegetare nei boschi artificiali di Pino Strobo e di Abete di Douglas.
Va sempre consumato solamente dopo una adeguata cottura, di almeno 15 minuti dal primo bollore, altrimenti può risultare leggermente tossico.
Lepista sordida
Molto simile alla precedente specie, ovvero alla Lepista nuda, la L. sordida risulta di colore viola in tutte le sue parti quindi di facile identificazione. E’ però meno robusto rispetto alla L. Nuda ed ha un colore più uniforme monocromo.
A differenza della varietà “Nuda”, la “Sordida” predilige i prati erbosi, parchi e giardini anche antropizzati (ambienti urbani). Entrambe le varietà Lepista hanno la caratteristica di inglobare il substrato di crescita alla base del gambo, ma la Sordida ne ingloba decisamente molto di più. In inverno, la Sordida, risulta essere piuttosto frequente nei parchi cittadini.
Entrambe le due specie di Lepista vanno consumate soltanto se non sono state colpite da intense gelate, in questo caso il fungo emetterebbe anche un forte odore di rancido, e dopo lunga ed adeguata cottura.
CANTARELLI, TROMBETTE, FINFERLE
Cantarelli, Trombette e Finferle sono alcuni tra i funghi invernali che, pur essendo tipicamente estivi o autunnali, non disdegnano di fruttificare anche durante la stagione fredda, se questa si presenta ancora priva di neve e/o gelate.
Cantarelli / Finferli
I Galletti/Cantarelli sono funghi che normalmente fruttificano nelle stagioni temperate, non troppo calde ma neppure gelide, quindi preferibilmente tra fine estate ed autunno.
Quando pensiamo ai Galletti/Finerli però, non sempre sappiamo che, quegli squisiti funghetti gialli che ci consolano quando non troviamo Porcini, non sono sempre esattamente gli stessi funghi che abbiamo raccolto tra estate ed autunno ma, possono essere cugini primi, gemelli diversi, simili per forma e colori ma differenti per specie e DNA.
Per essere più precisi, i Galletti che raccogliamo durante i periodi ancora caldi, sono i Finferli nella varietà Cantharellus cibarius mentre i Finferli tardo-autunnali-invernali possono appartenere alle seguenti specie: Cantharellus alborufescens, Cantharellus amethysteus, Cantharellus ferruginascens e più sporadicamente anche Cantharellus friesii.
Tutte quattro queste specie di Cantarello sono tipiche degli ambienti termofili o mediterranei e non vegetano in boschi mesofili durante l’inverno. Li si può incontrare in boschi che non hanno ancora perduto le foglie in autunno, oppure sotto ad alberi sempreverdi in inverno, perciò tra i Lecci, tra le Sughere, Corbezzoli o in mezzo ai cespugli ed arbusti della macchia mediterranea, inclusi il Cisto e l’Erica Arborea, oltre che tra le Ginestre.
Scopri il Cantarello/Galletto, con tutte le più importanti specie simili presenti in italia, consultando la nostra scheda monotematica dedicata → Cantarellus cibarius e le altre specie di Galletto.
Finferle / Lutescens

Note anche come Fiammiferini, le Finferle non vanno confuse con i Finferli (Garitule/Margherite/Cibo giallo/Cantarelli ecc).
Le Finferle, con nome comune rigorosamente al femminile, sono note come Craterellus lutescens ex Cantharellus lutescens e sono apprezzatissime per il loro delicato aroma e per la dolcezza delle proprie carni dal sapore di frutta dolce.
Vegetano prevalentemente tra le Conifere, soprattutto Pini del tipo Pino Silvestre/Nero/Laricio/Domestico/Marittimo o Strobo ma, localmente le si può trovare anche tra gli Ornielli o poche altre latifoglie, purché non ancora spoglie, tra i Corbezzoli e nelle torbiere. Fruttificano tra la tarda estate (nelle zone alpine del Triveneto) e l’autunno ma raggiungono il proprio apice di fruttificazione durante l’inverno quando, necessitano di molta umidità e di freddo, sopportando egregiamente il gelo, purché questo non sia secco e ventoso, perché le disidraterebbe.
Su Funghimagazine trovi una dettagliatissima scheda monotematica dedicata a quest’ottimo fungo che rappresenta al meglio i funghi invernali → Craterellus lutesces ex Cantharellus lutescens/Finferle.
Trombetta da Morto, Di Morto, Dei Morti

Quale sia la versione più corretta del loro nome comune lo lasciamo scegliete a te che stai leggendo questo articolo. Quella che ti suona meglio! Il loro nome scientifico è Craterellus cornucopioides, la cornucopia della bontà.
Ottimi funghi commestibili, che hanno il solo difetto di avere un colore scuro-grigiastro-bruno-nerastro che ad alcuni cercatori di funghi può risultare poco invitante o, talmente mimetico da non riuscire a vederli durante le gite nei boschi.
Non sono funghi tipicamente invernali ma si possono comunque annoverare tra i funghi invernali dei boschi mediterranei caldi e ben umidi. Questi funghi sono dei simbionti che micorrizano piante che frequentemente perdono le foglie durante l’inverno ma, possono creare simbiosi anche con sempreverdi quali il Leccio, la Sughera ed il Corbezzolo, perciò in caso di inverni poco rigidi e poco nevosi, li si può trovare anche durante l’inverno.
Anche questa specie fungina è presente su Funghimagazine con una sua specifica e dettagliata scheda monotematica → Craterellus cornucopioides / Trombette da morto.
Steccherino Dorato

Lo Steccherino dorato, così viene comunemente chiamanto l’Hydnum repandum, si riconosce facilmente perché possiede degli aculei al posto delle lamelle.
Al contrario dei Galletti, lo Steccherino ha aspetto piuttosto tozzo, sodo e poco fragile. Cresce dall’autunno all’inverno inoltrato. Fruttifica nelle zone temperate. In autunno nelle faggete, dove forma fitte colonie tappezzanti o a strisce. In Inverno nei boschi termofili di collina a prevalenza di Quercia o di Castagno, ma anche nei boschi litoranei detti Lauretum con buona presenza anche in pineta.
Nel Nord Italia lo Steccherino Dorato si può raccogliere in autunno poi a Ottobre diventa più raro per scomparire già a Novembre con la caduta delle ultime foglie dagli alberi. Più frequente anche nella stagione invernale invece, nei boschi del Centro e Sud Italia, purché in assenza di gelo e neve e in presenza di piante sempreverdi.
Lo Steccherino dorato deve il suo nome comune agli aculei biancastri o color rosa-salmone detti “idni”, sporgenti dalla parte alta del gambo e sotto al cappello.
Trovi su Funghimagazine una dettagliatissima scheda monotematica dedicata a questo fungo → Steccherino dorato / Hydnum repandum.
BOLETI INVERNALI / BOLETACEE
Il Porcinello invernale / Leccino
Il Leccinellum lepidum è per eccellenza il più comune tra tutte le boletacee invernali, quindi è il leccino che meglio rappresenta i funghi invernali provvisti di spugna.
Chi abita nel Nord Italia potrebbe non averlo mai visto di persona. Il suo aerale di distribuzione infatti è identico a quello dell’ulivo, ovvero i boschi caldi e sempreverdi del Mediterraneo, che non si trovano al Nord, se non in Liguria ed in piccola parte sui bassi colli vicentini in Veneto.
Chi abita dalla Liguria al Sud Italia ed Isole, conosce invece molto bene questo fungo, la cui forma ricorda moltissimo quella di un fungo Porcino dal gambo però giallognolo e ricoperto di piccole scagliette dello stesso colore.
Il Leccinellum Lepidum vegeta prevalentemente tra i Lecci (Quercus Ilex), una Quercia sempreverde comune nelle regioni Mediterranee e le Querce da Sughero, oltre che tra i Corbezzoli, non disdegna di vegetare anche in associazione con arbusti/cespugli sempreverdi della macchia mediterranea, non vegeta tra le conifere.

Nell’Italia mediterranea lo si può trovare più facilmente in Autunno, da quando arrivano i primi freddi, fino Dicembre inoltrato, se non soffia forte la Tramontana, con qualche fruttificazione extra anche tra Gennaio e Febbraio, in zone costiere con dune sabbiose che lo riparano dal freddo vento di maestrale. In Sardegna, anche in pieno inverno, può essere abbastanza comune nei boschi Mediterranei della costa Orientale, più riparata rispetto al vento da Ovest, grazie ai monti del Gennargentu e limitrofi.
Simili a questo fungo Leccino sono anche il Leccinellum corsicum, una variante dello stesso fungo che però vegeta e fruttifica esclusivamente nella macchia tra i cespugli di Cisto, di cui è un simbionte micorrizico esclusivo, il Leccino dal nome scientifico di Hemileccinum impolitum, abbastanza simile ai due funghi appena citati e Leccinellum crocipodium, quest’ultimo per quanto anche lui abbastanza somigliante al lepidum, si distingue per il suo habitat che è quello del bosco termofilo di sole latifoglie, quindi soggetto al letargo invernale con la caduta/cascola delle foglie.
Su Funghimagazine trovi le schede monotematiche dedicate sia al → Leccinellum lepidum, che al → Leccinellum crocipodium.
Il Porcino Nero /Aereus
Il Porcino Nero o Boletus aereus è un fungo simbionte termofilo tipico dell’ambiente mediterraneo, che durante le stagioni fresche o fredde può ancora vegetare nelle sole zone costiere ben riparate dal vento. E’ spesso associato al Cerro (Quercia comune), all’Erica Arborea, Leccio, Rovere, Sughera, localmente in ambienti caldi anche al Castagno, ed al Pungitopo.
Non fa parte de i funghi invernali ma, nei temperati boschi mediterranei, in assenza di gelate, vento secco e nevicate, può fruttificare anche durante l’inverno, in associazione con piante sempreverdi, quindi prevalentemente Lecci, Sughere e Corbezzoli.
Trovi su Funghimagazine una dettagliatissima e completa scheda monotematica dedicata a questo fungo: → Porcino Nero / Boletus aereus.
Il Porcino Edulis
Il sogno di ogni cercatore di funghi: ANDAR PER FUNGHI IN INVERNO in cerca de i funghi invernali e poter raccogliere ancora i Porcini edulis. Chiariamolo subito: I Porcini edulis non fanno parte della categoria de i funghi invernali. Il Porcino edulis ama il fresco, ma non ama il clima rigido.
Questo non significa che sia impossibile trovare ancora qualche Porcino chiaro autunnale durante la stagione invernale, ma questa evenienza è riservata ai soli boschi litoranei ancora sufficientemente temperati, in cui siano presenti piante micorrizabili sempreverdi, ovvero con foglie verdi che possano ancora effettuare le fotosintesi clorofilliana.
Evenienza che quindi è riservata ai boschi radi, ben esposti al tiepido sole invernale, in prossimità del mare, ma sufficientemente riparati dai venti marini, con ottima presenza di lettiera di foglie o aghi, tra i Lecci, Corbezzoli, Sughere e talvolta, o più sporadicamente tra i Pini.
Trovi su Funghimagazine la specifica scheda dettagliata e monotematica dedicata proprio al → Boletus edulis il Porcino Chiaro Autunnale.
ALTRI FUNGHI TERRICOLI TIPICI INVERNALI
I Funghi invernali – Ultima parte
Benché propriamente più tipici della stagione autunnale o al più tardo autunnale, ci sono alcuni altri funghi terricoli che possono risultare particolarmente comuni o anche abbondanti durante la stagione invernale, divenendo così, a tutti gli effetti funghi invernali. Si tratta di funghi che possono essere sia saprofiti di lettiera che simbionti micorrizici quali le pseudo-russule che tanto sono ricercate nelle regioni Tirreniche, ovvero i Lardaioli bianchi o rossi.
Tra i funghi invernali che suscitano maggior interesse durante la stagione fredda ci sono:
Le Morette / Tricholomi

I Tricoloma o Morette, sono tra funghi più amati nelle regioni del Centro Italia dove, abbondano in autunno ma si possono trovare anche in pieno inverno, in assenza di neve-gelate e venti gelidi Orientali. Molto comuni ovunque vi siano pinete litoranee o di bassa collina.
Le Morette vegetano e fruttificano preferibilmente sotto il Pino Nero / Pinus Nigra ma non disdegnano anche altri tipi di Conifera e spesso persino il Leccio. Amano il freddo-umido non ventato, fruttificano dalla primavera all’inverno inoltrato, con pausa soltanto nei caldi e secchi mesi estivi.
Alcune varietà di Tricholoma
Distinguere le varie specie di Tricholoma non è semplice. Se ancora non raccogli regolarmente queste specie fungine, ti consiglio di evitare di farlo, se non in presenza di persone veramente esperte, perché la confusione tra specie commestibili e specie fortemente tossiche è davvero elevatissima.
Nel caso in cui dovessi trovare nei boschi funghi che riconoscerai essere dei Tricholoma, ti raccomandiamo di non consumarli basando il riconoscimento attraverso libri sui funghi o chiedendo ad amici e conoscenti, o peggio ancora sui Social, se il fungo è buono, ma di recarti immeditamente presso un Ispettorato Micologico di una ASL, o presso un Micologo professionista, per farlo riconoscere ed escludere si tratti di specie tossica.
Tricholoma scalpturatum è più autunnale e fruttifica nei boschi di Conifere. Risulta essere presente in tutte le foreste d’europa. Ha lamelle che, se sfregate diventano gialle.
Tricholoma squarrolosum/atrosquamosum è tipico dei boschi caldi di Latifoglie. Spesso associato alla presenza di Pini ad ago lungo o di Pungitopo. Ha il cappello ed il gambo feltrato con squamette sul cappello. Il gambo di questo fungo ricorda quello del Leccino. Abbonda anche in Inverno tra Toscana e Lazio.
Non mi spingerò oltre nella descrizione di altre specie di Tricholoma, proprio perché, come spiegato, queste specie fungine vanno raccolte solo se accompagnati da veri esperti e non grazie al fai da té attraverso lettura di libri e guide.
Lardaioli / Scimunin / Hygrophorus
I funghi invernali più apprezzati nelle regioni tirreniche, dove sono più comuni ed abbondanti rispetto al resto d’Italia, sono i cosiddetti Lardaioli/Scimunin, funghi che molti cercatori considerano a tutti gli effetti come delle Russule invernali, ma che Russule non sono, visto che appartengono al genere Hygrophorus, con distinzione anche sulla famiglia di appartenenza che è quella delle Hygrophoraceae.
I lardaioli, come vengono comunemente chiamati in Toscana, Scimunin invece in Liguria, si dividono in: bianchi e rossi o vinati. Il Lardaiolo rosso o vinato si chiama Hygrophorus russula mentre quello bianco è detto Hygrophorus penarius.
Questi funghi sono tipici degli habitat temperati mediterranei, condividono lo stesso aerale dell’ulivo e risultano al momento ancora completamente assenti a Nord dell’Appennino, tranne che in alcune zone delle Langhe-Roero-Monferrato e dei colli Romagnoli, oltre che dei colli vulcanici vicentini. Non c’è però molto da stupirsi se da qua a pochi anni, si inizieranno a trovare anche sulle pedemontane a nord del Po, pur prediligendo suoli calcarei e non acidi-granitici, grazie ai cambiamenti climatici ed al continuo rapido riscaldamento globale del pianeta. Una specie a loro consimile per habitat, ovvero il Cimballo/Geotropa è già prontamente localmente arrivato su alcuni colli pedemontani a nord del Po.
Alcuni abitanti delle regioni Alpine non li hanno neppure mai visti o persino mai sentiti nominare.
Hygrophorus Russula

Un tempo era detto Agarico vinato, oggi si preferisce chiamarlo Lardaiolo vinato o Lardaiolo rosso. Facilissimo da riconoscere per via delle screziature color rosa scuro-fucsia-vino su fondo rosato chiaro del cappello. Vegeta sempre leggermente o persino quasi completamente interrato nell’humus, spesso ben ricoperto da spesso strato di foglie, per lo più di Leccio o Corbezzolo. Per questa ragione risulta spesso sporco di terra dopo la raccolta.
É un fungo solitamente primaverile ed autunnale ma, in presenza di lunghe e calde estati, grazie al recente Riscaldamento Globale del Pianeta, diventa un fungo di facile rinvenimento anche durante l’inverno quando, lungo le coste tirreniche, diventa particolarmente abbondante dopo importanti piogge, quando il vento marino porta un cenno di mite tepore fin nel primo entroterra. Può crescere anche in forma simil-cespitosa, con molti esemplari assembrati tra di loro, appressati l’uno accanto all’altro e talvolta anche uniti al piede.
Durante il mese di Dicembre, nei boschi Termofili marittimi mediterranei o nella macchia della Liguria di Levante e Toscana-Maremma Laziale, lo si può trovare dopo i temporali tardivi anche con fruttificazioni massicce, quasi tappezzanti. Predilige specie arborre mediterranee quali il Pino Marittimo o Nero, con anche presenza di Leccio (Quercus Ilex), Quercia da Sughero, Carrubo, ma soprattutto con specie arbustive quali: Corbezzolo, Mirto, Ginepro, Orniello, Olivastro, Rosmarino, Pungitopo, Ilatro, Lentisco Ginestra Spinosa o Odorosa, Cisto e Alloro.
In Toscana è detto LARDAIOLO. Nella Liguria di Levante invece è detto SCIMUNIN, SIMONIN, SIMUNIN o fungo di San Simone. Nell’Imperiense e resto della Liguria è spesso detto GIANDULIN, SIMUNIN o GIARDUIN. Nell’Alessandrino è detto GIANDULEN. In Umbria viene detto SANGUINELLO ma non va confuso con il vero Sanguinello, il Lactarius Deliciosus.
Scopri Hygrophorus russula, nell’apposita scheda di Funghimagazine ► Lardaiolo Vinato.
Hygrophorus Penarius, Hygrophorus penarioides – Lardaiolo bianco
Hygrophorus penarius è detto Lardaiolo Bianco.
Abbonda nei boschi Termofili di tutta l’Italia insulare dov’è apprezzatissimo per il suo ottimo profumo di latte caldo e per la facilità di riconoscimento. Predilige i boschi di Quercia e Sughere ma si adatta bene anche al Castagno, al Pino ed al Corbezzolo.
Questo fungo andrebbe consumato sempre allo stadio giovane poiché con la maturità subisce forti attacchi da parte di larve. Hygrophorus barbatulus è una variante di Lardaiolo bianco che cresce quasi esclusivamente nel bosco di faggio di cui è simbionte.
Entrambi questi due Hygrophorus sono assai apprezzati per la conservazione sott’aceto-sott’olio.
Scopri Hygrophorus penarius/Hygrophorus penarioides nell’apposita scheda di FM ► Il Lardaiolo bianco.
Ordinale / Cimballo
Il suo nome scientifico è Clitocybe geotropa. l’Ordinale, è un fungo dalle grandi qualità gastronomiche ed è apprezzatissimo per il suo ottimo aroma che rende squisite tutte le pietanze.
Cresce soprattutto nei prati e pascoli pianeggianti del Centro e Sud Italia, in Pianura Padana è presente esclusivamente sui settori più orientali tra Veneto-Friuli e Romagna ma, grazie ai cambiamenti climatici, si iniziano a trovare i primi esemplari anche tra l’altra Pianura Lombarda e quella del Piemonte orientale, oltre che in Emilia.
Spesso lo si rinviene in gruppi di numerosi esemplari che generalmente formano un circolo (detto cerchio delle streghe). L’Ordinale o Geotropa fruttifica anche e soprattutto, tra i cespugli spinosi di Rovo e Prugnolo, tra l’estate e l’autunno inoltrato ma, in assenza di neve e di gelate lo si può trovare anche a inizio inverno, così da poter tranquillamente essere annomerato tra i funghi invernali.
In Italia L’Ordinale ha una infinita varietà di nomi locali. Ordinale/Ordinarello/Brumino rosa-nocciola in Toscana. Cardinale in Campania. Maremmano/Cimballo/Brumino bianco/Catenari tra Umbria e Lazio. Fungo di Ruota nel Palermitano. Fungo di Filera tra Nebrodi e resto della Sicilia. Ordinario/Ordinale/Fungo di Ringo in Puglia. Sementino in Liguria. Brisa Priola o Brisa di Streja in Veneto.
Marzuoli / Dormienti
I funghi Marzuoli o Dormienti sono funghi noti per essere funghi tardo invernali-primaverili. Funghi che si solito si rinvengono a fine inverno, quando la neve inizia a sciogliersi e liberare le lettiere e gli spessi strati di accogliente humus, all’interno dei quali il fungo Hygrophorus marzuolus trascorre l’intero inverno, al riparo dalle intemperie, ma bene al freddo e gelo.
In genere le prime fruttificazioni di questo fungo avvengono già a partire dalle prime giornate rigide, tra fine novembre e dicembre ma, fruttificando quasi completamente interrato, individuarne le colonie fungine non è semplice. Più facile invece trovarli allo sciogliemento della neve quando, humus e lettiera risultano ben compattati.
Di norma i migliori raccolti di questo fungo, con conseguenti ottime nascite, avvengono attorno al mese di marzo, non a caso il fungo è detto “marzuolus” ma, la norma sappiamo che si è affrancata ormai da tempo dall’andamento climatico sempre più soggetto al Riscaldamento Globale del Pianeta, con tutti i suoi capricci. Non è perciò raro trovare ottime fruttificazioni di questo fungo, a partire dal mese di gennaio fino al mese di maggio, a seconda della quantità di neve che si è depositata al suolo durante l’inverno.
Benché dai più ritenuto essere un fungo tipicamente primaverile, H. marzuolus o Marzuolo/Dormiente può essere invece a tutti gli effetti considerato tra i funghi invernali.
Scopri tutto sul fungo Marzuolo/Dormiente, nell’apposito scheda su Funghimagazine ► Hygrophorus marzuolus.
Andar per funghi in Inverno – I funghi invernali
Scritto e pubblicato da: Angelo [email protected] – Ultima revisione di questo articolo: Dicembre 2024
Last Updated on 25/02/2026 by Redazione FM



