
Coltivare i Porcini in giardino: è davvero possibile? La risposta che non ti aspetti
Questo articolo nasce da una serie di domande che ci ha posto il nostro lettore Luca come commento all’articolo “Quanto tempo impiega a crescere un fungo Porcino?”. Si tratta di quesiti molto interessanti, perché toccano alcuni dei dubbi più frequenti che riceviamo via email o sulla nostra chat Telegram.
Luca ci scrive:
«Vorrei provare a fare un esperimento sia in pianura che in collina. Mi chiedevo se i porcini comprati, nonostante il lungo viaggio, contengano ancora spore da poter utilizzare. L’edulis può crescere in pianura, nonostante le temperature elevate? Pensavo di coltivare alcune piante in vaso, come castagni, lecci e carpini, mescolando terra acida e sabbia, per poi versarvi l’acqua di lavaggio dei porcini per estrarne le spore. Potrebbe funzionare?»
Domande legittime, che ci portano a riflettere su un tema affascinante: i Porcini possono davvero crescere in giardino? E se ci fosse qualche possibilità? È un sogno irrealizzabile o esistono metodi efficaci?
In questo articolo risponderemo punto per punto, smontando falsi miti e spiegando cosa serve davvero per far crescere i Porcini, approfondendo anche un altro interrogativo molto diffuso: acqua di lavaggio e scarti di funghi possono davvero dar vita a una fungaia?
Le domande, su questo argomento, potrebbero essere centinaia. Partiamo allora da quelle di Luca e vediamo cosa dice la scienza (e l’esperienza).

⭐ «Mi chiedevo se i porcini comprati, nonostante il lungo viaggio, contengano ancora spore da poter utilizzare»
I Porcini destinati alla vendita subiscono trattamenti piuttosto invasivi. Prima di arrivare nei negozi, devono superare rigidi controlli igienico-sanitari, vengono maneggiati più volte, sballottati durante il trasporto e, soprattutto, sottoposti a abbattimento termico.
La maggior parte dei Porcini in vendita in Italia proviene dall’estero, non perché il nostro Paese non ne produca abbastanza, ma per ragioni economiche: i funghi importati costano meno e garantiscono ai rivenditori margini di guadagno più elevati. Questo comporta un lungo percorso che influisce sulla vitalità delle spore:
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Dopo la raccolta, i funghi vengono depositati in centri di raccolta, dove vengono continuamente movimentati, smistati in cassette e trasferiti in grandi cassoni destinati al trasporto su camion. ► Leggi in proposito l’articolo di Slow Food: La grande truffa dei porcini. Attenti a quelli che vengono dall’Est.
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Durante il tragitto, subiscono ulteriori sballottamenti e compressioni, favorendo la dispersione forzata delle spore.
Ma l’elemento più critico è l’abbattimento termico, una pratica utilizzata per ridurre la carica batterica e prolungare la conservazione del prodotto. Esistono due tipologie di abbattimento:
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Abbattimento positivo (0-4°C): non distrugge direttamente le spore, ma può comprometterne la vitalità nel tempo. Inoltre, l’umidità del fungo può alterare la capacità di dispersione delle spore, atrofizzando tubuli e pori.
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Abbattimento negativo (-20°C o inferiore): qui il danno alle spore è quasi totale. Le spore, come qualsiasi cellula vivente, subiscono danni da cristallizzazione dell’acqua interna, che può rompere le pareti cellulari e ridurre drasticamente la loro germinabilità. Anche se qualche spora sopravvivesse, le probabilità che possa sviluppare un micelio fertile sarebbero molto basse.
Anche i Porcini freschi raccolti in Italia e non sottoposti ad abbattimento affrontano comunque svariati passaggi critici: dalla raccolta al trasporto fino all’esposizione sui banchi di vendita. Considerando tutti questi fattori, è altamente improbabile che un Porcino acquistato al mercato o al supermercato sia ancora carico di spore vitali in quantità sufficiente per generare una nuova fungaia.
⭐ «L’edulis può crescere in pianura, nonostante le temperature elevate?»
In teoria sì, ma dipende dalla zona e dalle temperature effettive.
La Pianura Padana, ad esempio, presenta suoli chimicamente compatibili con la vegetazione tipica del Boletus edulis. Tuttavia, il problema principale è il clima: le temperature estive sono troppo elevate per la fruttificazione, ma tardo autunno e inizio inverno possono offrire condizioni più favorevoli.
Ogni anno riceviamo segnalazioni dai lettori e dagli utenti della nostra chat Telegram riguardo a ritrovamenti di Porcini di pianura, soprattutto Boletus reticulatus o Boletus edulis, in parchi, giardini e piccoli boschi urbani. Queste nascite sono favorite da microclimi particolarmente umidi e temperati che si creano nelle aree urbane, anche quando in aperta campagna iniziano le prime gelate notturne.
A favorire queste fruttificazioni contribuisce la presenza di alberi simbionti, come abeti, pini, faggi, carpini e, in casi eccezionali, castagni, oltre a specie più tipiche della pianura, Latifoglie quali querce e tigli.
💥🔥 E a proposito di Latifoglie… Sapreste riconoscere le diverse specie arboree dei nostri boschi? Saperle distinguere è fondamentale, perché ogni pianta instaura relazioni micorriziche solo con determinate specie fungine, e non con tutte.
In questo dettagliatissimo articolo enciclopedico vi guiderò alla scoperta delle Latifoglie, le piante a foglia larga, per lo più caduca, comprese quelle predilette dai funghi Porcini. Dalle più comuni alle più rare, dalle specie autoctone a quelle aliene e invasive: un viaggio completo per imparare a riconoscerle e scoprire quali funghi le popolano.
Una guida definitiva ed essenziale per chi vuole conoscere meglio i boschi italiani e le loro incredibili interazioni!
→ Latifoglie: sai riconoscerle? Ecco gli alberi preferiti dai Porcini. La guida definitiva sulle Latifoglie italiane.
Di seguito due video che abbiamo realizzato di funghi Porcini nati in città:
Dove si trovano i Porcini in pianura?
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In Piemonte e Lombardia, Boletus edulis fruttifica regolarmente a fine autunno, prima delle prime gelate, nelle alte pianure del Cuneese, Torinese, Biellese, Vercellese e Novarese, dove sopravvivono boschi planiziali relitti.
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Nel resto del Nord Italia, la situazione è più complessa a causa della scarsa presenza di boschi. Tuttavia, in zone adiacenti ai grandi fiumi o in parchi protetti, possono verificarsi sporadiche fruttificazioni.
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Puoi approfondire l’ecologia del Boletus edulis leggendo la scheda su Funghimagazine, oppure scoprire dove si trovano i boschi planiziali adatti alla fruttificazione dei Porcini nel mio ebook “Gli ambienti boschivi d’Italia, tutti i tipi di boschi, piani vegetazionali, climi & fungi. Un bosco per ogni tipo di fungo”.
Porcini in pianura nel Centro-Sud Italia
Situazione diversa per le pianure del Centro-Sud, dove le temperature sono generalmente troppo alte per il Boletus edulis. Tuttavia, in Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Calabria, nei periodi più freschi prima dell’arrivo delle gelate, si segnalano ritrovamenti di Boletus edulis in boschetti costieri sempreverdi di corbezzolo (Arbutus unedo), leccio e altre querce. In queste aree, la presenza di un buon strato di humus e lettiera può mitigare l’effetto negativo dei suoli generalmente neutri o basici, dovuti alla presenza di calcare.
Scopri tutto sulle piante sempreverdi nel nostro apposito articolo: Latifoglie sempreverdi: importanti piante da funghi. Quali sono e perché non perdono mai le foglie?
In definitiva, il Boletus edulis in pianura è piuttosto raro, mentre sono più comuni specie come Boletus reticulatus e Boletus aereus, che si adattano meglio ai climi più caldi e asciutti.

⭐ «Pensavo di coltivare alcune piante in vaso, come castagni, lecci e carpini, mescolando terra acida e sabbia, per poi versarvi l’acqua di lavaggio dei porcini per estrarne le spore. Potrebbe funzionare?»
Coltivare piante micorrizate in vaso può funzionare con alcune specie di funghi, ma è estremamente difficile con i Porcini. I funghi ectomicorrizici, come i Porcini, necessitano di un sistema radicale esteso e un ecosistema complesso per svilupparsi e fruttificare. Replicare queste condizioni artificialmente è quasi impossibile.
Perché le micorrize dei Porcini sono difficili da ottenere in vaso?
La simbiosi tra Porcini e alberi avviene attraverso l’avvolgimento delle radici da parte del micelio fungino, senza che questo penetri all’interno. Questo rende il processo di scambio di acqua e nutrienti molto delicato e soggetto a disturbi. Basta una minima alterazione delle condizioni (umidità, temperatura, pH) per compromettere la micorrizazione.
In un vaso, controllare costantemente questi parametri è quasi impossibile senza un laboratorio specializzato. Anche chi ha provato in ambienti controllati non ha mai ottenuto risultati soddisfacenti.
Anche se la pianta venisse micorrizata con successo, la fruttificazione in vaso è tecnicamente impossibile, perché ad oggi non esistono prove documentate di successo.
Le piante micorrizate con Porcini in commercio funzionano?
Non posso esprimermi con certezza sull’efficacia delle piante micorrizate vendute da alcune aziende. Personalmente, non ho mai provato. Tuttavia, per quanto ne so, le aziende stesse non garantiscono il successo della fruttificazione. Anzi, nelle istruzioni viene specificato che, affinché la pianta possa sviluppare un micelio fertile, è necessario adottare pratiche accessorie impegnative, come:
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Versare per anni acqua di lavaggio e scarti di Porcini attorno alla pianta.
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Creare condizioni ottimali di suolo, umidità e pH nel lungo periodo.
Francamente, non ho riscontri diretti di successi ottenuti con questo metodo. Se fosse davvero efficace al 100%, oggi esisterebbe uno standard consolidato per la coltivazione dei Porcini, cosa che invece non è mai avvenuta, nemmeno nei paesi che investono molto nella coltivazione dei funghi, come la Cina.
Ma l’acqua di lavaggio dei funghi può funzionare?
L’idea di utilizzare l’acqua di lavaggio per disperdere le spore ha qualche possibilità di successo, ma solo in condizioni molto particolari. Alcuni amici fidati hanno provato con successo questa tecnica sui Finferli (Cantharellus cibarius), trasportando l’acqua di lavaggio in bottiglie e versandola in boschi adatti, dove erano già presenti:
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Muschi e sufficiente umidità.
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Piante simbionti come querce e castagni.
Dopo circa due anni, si sono avute le prime fruttificazioni.
Per i Porcini, però, il discorso è più complesso. Anche se un micelio si sviluppasse da spore disperse in un ambiente favorevole, resterebbe sterile, a meno che non incontri un altro micelio compatibile con cui scambiare materiale genetico.
Il problema del micelio primario e della “fecondazione”
Un micelio nato da spore in condizioni ottimali rimane primario e improduttivo fino a quando non si accoppia con un altro micelio compatibile, diventando micelio secondario e fertile.
Se un albero è isolato dal resto del bosco, anche se micorrizato, potrebbe rimanere sterile per sempre, finché non entra in contatto con un altro micelio. Questo è un aspetto che pochi considerano quando parlano di coltivazione artificiale dei funghi.
Inoltre, anche se un albero viene piantato con un panetto di terra acida per favorire la micorrizazione, potrebbe essere circondato da suoli basici o mineralizzati, che impedirebbero al micelio di connettersi con altri sistemi fungini del bosco.
Conclusione: si può fare, ma…
Coltivare funghi Porcini artificialmente non è impossibile, ma non bisogna illudersi che sia un metodo garantito. Se si riesce ad ottenere una fruttificazione, sarà più per fortuna che per la capacità di aver ricreato un ecosistema ideale.
Perché a noi è riuscito l’esperimento ma smorziamo l’entusiasmo di chi legge?
Domanda lecita, che sicuramente chi sta leggendo si sarà posto. Non voglio smorzare l’entusiasmo di nessuno, ma rimanere con i piedi per terra, senza dare false illusioni.
Il nostro esperimento, documentato nell’articolo “Quanto tempo impiega a crescere un fungo Porcino”, ha avuto successo non per nostra abilità, ma per una serie di condizioni favorevoli, che nell’insieme hanno reso possibile il risultato.

Perché l’esperimento ha funzionato?
Prima di tutto, gettare per lungo tempo scarti di funghi o funghi maturi ha sicuramente contribuito a creare una riserva di “semi” (le spore). Ma questo, da solo, non basta per micorrizare una pianta.
In natura, miliardi di spore sono costantemente disperse nei suoli di tutto il pianeta, eppure non germinano ovunque. Lo fanno solo dove trovano le giuste condizioni ambientali e chimiche. Nulla e nessuno potrà garantirci che, nel luogo del nostro esperimento, le condizioni ideali non fossero già presenti naturalmente e che, anche senza il nostro intervento, le prime fruttificazioni non sarebbero comunque apparse dopo qualche anno.
L’esperimento: cosa abbiamo fatto?
Per chi non avesse ancora letto l’articolo, il nostro esperimento è consistito nel depositare per due anni consecutivi scarti di funghi e funghi vecchi sotto un abete argentato, circondato da rododendri himalayani, che creavano un sottobosco fitto, ombroso e umido, con abbondante humus scuro e zone coperte da muschi.
A circa dieci metri dall’abete argentato si trovava un faggio rosso ornamentale, poco oltre un castagno secolare sopravvissuto al disboscamento.
Il contesto è importante: l’abitazione al centro del parco sorge dove un tempo c’era un bosco misto di querce e castagni, con alberi secolari già naturalmente micorrizati, che producevano Boletus reticulatus tra le querce e Boletus edulis tra i castagni.
I lavori di costruzione e il disboscamento hanno distrutto la colonia fungina originale, ma nel tempo il patrimonio micologico ha iniziato lentamente a ricostituirsi.
Il ruolo delle bagnature e della gestione del suolo
Per favorire il processo, il substrato è stato mantenuto costantemente umido, con bagnature regolari con acqua di pozzo (priva di cloro), nebulizzata durante le giornate più calde dell’estate.
Al terzo anno, sono comparsi i primi tre Boletus edulis. Ovviamente non sono stati raccolti, affinché potessero rafforzare la colonia fungina. L’anno successivo, le nascite sono aumentate, e i funghi danneggiati dalle lumache sono stati raccolti, mentre quelli sani sono stati lasciati a maturare per completare il ciclo di dispersione delle spore.
Oggi la colonia fungina è sana e stabile, con fruttificazioni costanti in autunno, ancora supportate dalle bagnature del sottobosco.
Non fortuna, ma intuizione
Non si è trattato solo di fortuna, ma neanche di un metodo replicabile ovunque. L’intuizione vincente è stata riconoscere che, in passato, esisteva già una colonia fungina e che, più che “creare dal nulla” un nuovo habitat, andava semplicemente aiutata a riattivarsi.
Alternative efficaci per garantirsi il successo nel coltivare i Porcini
Se si vuole sperimentare con la coltivazione dei funghi, è fondamentale essere consapevoli di un aspetto cruciale: per quanto possiamo essere abili, la nostra capacità di controllare un ecosistema è limitata e spesso gli interventi umani si rivelano più dannosi che vantaggiosi.
Apportare modifiche a un ecosistema è un’operazione delicatissima, che può avere conseguenze negative irreversibili. Basti pensare agli effetti di incendi, disboscamenti o inquinamento: ciò che viene distrutto in pochi giorni può impiegare decenni o secoli per ricostituirsi.
Tuttavia, esistono interventi mirati che, se eseguiti con criterio e nel rispetto della natura, possono favorire la crescita dei funghi.
Quando un intervento può essere utile?
Alcuni piccoli interventi possono aiutare a ripristinare un ecosistema e le relative colonie fungine, purché siano ben pianificati:
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Un incendio controllato, come quelli talvolta eseguiti dai forestali per contenere specie infestanti o pioniere, può nel lungo periodo favorire il ritorno di funghi e piante simbionti.
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Uno sfoltimento selettivo di un bosco troppo vecchio e fitto può favorire la crescita di funghi. Col tempo, un bosco eccessivamente buio e inospitale può diventare anaerobico, ovvero poco ossigenato, saturo di cataboliti e povero di aria e luce. In questi casi, uno sfoltimento controllato delle piante non micorrizabili può stimolare il ripristino di fungaie quiescenti o estinte.
Un caso concreto: il mio intervento in un bosco privato
Nel mio caso, ho sperimentato con successo questa tecnica in un bosco privato, dove ho effettuato un sfoltimento selettivo, eliminando specie infestanti e favorendo un migliore equilibrio ecologico.
L’intervento ha coinvolto:
✅ Taglio netto di arbusti invasivi (robinie pseudoacacie, rovi, caprifoglio e clematide) che soffocavano giovani carpini.
✅ Eliminazione di piante non micorrizabili, che impoverivano il suolo e creavano un ambiente sfavorevole ai funghi.
✅ Mantenimento delle piante simbionti (querce, castagni, carpini e alcuni noccioli).
Il risultato? Già dal secondo anno sono comparsi i primi Finferli, mentre al terzo anno si è verificata una sorprendente buttata di Porcini, prima con Boletus reticulatus, poi con Boletus aereus e infine, in tardo autunno, anche con Boletus edulis.
Va detto che questo bosco, in passato, era stato rigoglioso e molto produttivo, ma col tempo si era impoverito, diventando troppo buio, saturo di detriti e localmente impenetrabile. Il mio intervento non ha riguardato le piante micorrizate, ma solo quelle che compromettevano l’ecosistema fungino.
Il consiglio per chi vuole sperimentare
Chi desidera provare a stimolare la crescita dei Porcini dovrebbe evitare di pensare di “creare da zero” un bosco coltivato, come si farebbe con un orto. Piuttosto, può cercare boschi esistenti che necessitano di piccoli interventi di miglioramento.
Attenzione, però: se si tratta di boschi demaniali, intervenire senza autorizzazione può essere illegale. È meglio informarsi sulla proprietà dei boschi e, se possibile:
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Cercare boschi abbandonati, di proprietà di persone anziane decedute senza eredi, o eredi che vivono all’estero e non si occupano delle loro terre.
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Concordare interventi gratuiti di pulizia boschiva con proprietari privati, come ho fatto io con il bosco di una mia amica.
In molti casi, un intervento mirato può ridare vita a un ecosistema in pochi anni, restituendo produttività a un bosco che sembrava ormai sterile.
In conclusione, coltivare i Porcini in giardino è davvero possibile? 🍄🍄
Coltivare i Porcini in giardino o in un bosco non è impossibile, ma nemmeno così semplice come spesso viene fatto credere. Non basta spargere spore, versare acqua di lavaggio o piantare alberi simbionti in vaso per ottenere una fungaia.
💥 La natura ha i suoi tempi e le sue regole, e forzarla raramente porta ai risultati sperati. Il successo dipende dall’esistenza di condizioni già favorevoli, che non sempre possiamo ricreare artificialmente.
💥 Un bosco ben gestito e in equilibrio può favorire la crescita spontanea dei Porcini, ma un ecosistema danneggiato o alterato difficilmente risponderà positivamente agli interventi umani.
💥 Lavorare con la natura, e non contro di essa, è la strategia vincente: piccoli miglioramenti, sfoltimenti mirati e il rispetto delle dinamiche naturali possono aiutare le fungaie a riprendersi, come dimostrano esperienze concrete.
Se l’obiettivo è vedere i Porcini spuntare nel proprio giardino, bisogna ridimensionare
le aspettative: le possibilità di successo sono basse. Se invece l’intento è favorire il ritorno dei funghi in un bosco degradato, allora un approccio consapevole e rispettoso può dare buoni risultati nel tempo.
🍄🍄 In definitiva, più che “coltivare” i Porcini, possiamo creare le giuste condizioni affinché siano loro a scegliere di fruttificare. E quando questo accade, sono grandi soddisfazioni per noi e per la natura.
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Si possono coltivare i Porcini in [email protected] di Angelo Giovinazzo
Last Updated on 25/02/2026 by Redazione FM


Grazie mille, l’ articolo è molto esaustivo e molto tecnico. E’ un sito che consulto spesso perchè molto ben fatto ed è uno dei pochi che parla anche di habitat dei funghi in maniera dettagliata.Diciamo che ho un buon successo con i funghi lignicoli e quindi continuerò su quella strada.Concordo sul fatto che spesso e volentieri la protezione dell’ambiente viene messa in secondo piano, come la sua conservazione e purtroppo questo ci fa perdere un patrimonio enorme e si riducono di molto gli areali delle specie, compresi i funghi.E’ un vero peccato che dove abito io, molti funghi e boschi autoctoni siano scomparsi e che spesso sono stati sostituiti con specie esotiche, per non parlare poi dell’inciviltà della gente che lascia rifiuti praticamente ovunque.Ad ogni modo grazie ancora per tutte le informazioni date.
Che dire, Luca… Anzitutto, grazie ancora per il tuo apprezzamento, sia per l’articolo che per il sito. Gli aggiornamenti ci richiedono molto tempo, ma lo facciamo con passione, perché crediamo nell’importanza di diffondere conoscenza su questi temi. Purtroppo, hai ragione: i funghi sono spesso ignorati quando si parla di tutela ambientale, e il fatto che poche specie siano inserite nelle liste di protezione lo dimostra. Eppure, senza di loro, gli ecosistemi sarebbero in ginocchio. Lo stesso vale per la sostituzione dei boschi autoctoni con specie esotiche: robinia, ailanto, conifere importate da mezzo mondo… il risultato è un impoverimento della biodiversità che pagheremo caro. E poi c’è il solito problema dell’inciviltà. A un quarto di secolo dall’inizio del 2000, ancora non riusciamo a gettare i rifiuti nei cestini. È sconfortante. Ma nel nostro piccolo, continuiamo a informare e sensibilizzare, sperando che sempre più persone capiscano quanto sia importante rispettare i boschi e tutto ciò che vi abita, funghi compresi. Grazie ancora per il tuo contributo alla discussione! 👊🍄🔥
Ha scritto tutto quello che realmente è onestamente era scrivibile dando un indicazione chiara e comprensibile non solo sulla quasi impossibile coltivazione ma aprendo l’argomento alla sua complessità in quanto parte di un ecosistema difficilmente ripetibile con sistemi artificiali quindi non ci resta che essere custodi e protettori di una fortuna unica per chi ha la possibilità di trovare porcini non lontano da casa
Ciao Eliano. Grazie per il tuo commento! Hai colto perfettamente il punto: la coltivazione dei porcini è praticamente impossibile proprio perché questi funghi dipendono da un ecosistema complesso e da interazioni che non si possono replicare artificialmente. Sono il risultato di equilibri sottili tra alberi simbionti, suolo, clima e interazioni microbiche. Per questo motivo, più che cercare di “coltivarli”, ha senso proteggere e rispettare i boschi in cui crescono spontaneamente. Chi ha la fortuna di trovarli vicino a casa ha davvero un tesoro naturale da custodire (non da depredare)! 👊😉🍄
Sono d’accordissimo con quanto letto.ho un terreno in cui ho fatto crescere in maniera spontanea tutte le varietà di querce, corbezzoli,erica e con qualche nocciolo e castagni.ho sempre tenuto il terreno pulito, e potato i rami bassi x arieggiare.risultato, ogni autunno raccolgo x diverse settimane cestini di bellissimi porcini che prima di raccogliere…ammiro, anche x più giorni.e parlo di un terreno di solo 5000 mq, chiaramente recintato a prova di..barbari.x quanto mi riguarda se fossi obbligato a scegliere tra il mangiarli o trovarli, non avrei dubbi, trovarli e ammirarli.
Saluti
Che dire Mario. Mi trovi d’accordissimo! Ammirarli sempre. Cosa c’è di più bello del vederli crescere, giorno dopo giorno, seguendone le fasi dello sviluppo e crescita, stupiti nel constatare che la loro crescita è sempre un mistero. Alcuni si sviluppano velocemente, altri molto meno. Non sai mai cosa ti attende quando torni a vederli e loro sono ancora lì che aspettando di essere ammirati. Peccato che tutto questo non possa accadere quasi mai nei boschi pubblici dove c’è chi raccoglie anche funghi più piccoli di un euro. Continua così e tanti fungi a te! 🍄🍄🔥💥
Un bellissimo articolo, mi ha fatto voglia di provarci .in un boschetto di mia proprietà .
Ciao
Ciao Nicola, perché no. Al limite, se anche i funghi porcini non nasceranno, avrai contribuito a rendere un boschetto più florido e ricco di biodiversità. E ricordati che, il fatto che non nascano Porcini non significa che la micorrizazione non ha necessariamente avuto successo. Magari le piante si sono micorrizate ma in quel preciso posto non trovano le condizioni ideali anche per fruttificare. Per fortuna, nonostante i nostri studi e conoscenze, la natura rimane ancor sempre un incredibile mistero. Modificarla è sempre pericoloso ma, aiutarla da’ sempre buoni frutti 🍄🍄👊