Latifoglie sempreverdi: importanti piante da funghi. Quali sono e perché non perdono mai le foglie?

Latifoglie sempreverdi copertina
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Latifoglie sempreverdi: importanti piante da funghi. Quali sono e perché non perdono mai le foglie?

Latifoglie sempreverdi – parte 1 – etimologia e descrizione

Come abbiamo visto nell’articolo: Latifoglie: sai riconoscerle? Ecco gli alberi preferiti dai Porcini, in cui abbiamo descritto tutte le Latifoglie presenti in Italia—sia le specie “maggiori” che quelle “minori”, arbustive o di piccola taglia—le latifoglie sono piante caratterizzate da foglie larghe, in contrasto con le conifere o aghifoglie, come pini e abeti, che presentano foglie aghiformi.

Abbiamo anche visto che le latifoglie a foglia larga si suddividono in due categorie:

1️⃣ Latifoglie decidue (a foglia caduca) → Perdono le foglie in autunno attraverso il processo di abscissione, una risposta fisiologica agli stress ambientali stagionali.
2️⃣ Latifoglie sempreverdi → Mantengono il fogliame attivo tutto l’anno.

Il termine sempreverde deriva dal latino: “Semper” = sempre, ininterrottamente, più “Viridis” = verde, rigoglioso.

Quindi “semperviridis” significa letteralmente “sempre verde”, riferendosi alle piante che non perdono le foglie stagionalmente. Il termine è ancora utilizzato in botanica, ad esempio nel nome di alcune specie come Vinca minor (nota come “pervinca sempreverde”).

💥 Curiosità linguistica:

  • In testi più antichi si trova anche la forma latina “semper virens”, con lo stesso significato.
  • In inglese “evergreen” ha la stessa origine, mentre in francese si usa “persistant” per indicare le piante sempreverdi.

Anche le latifoglie sempreverdi appartengono alle angiosperme, in quanto:

✅ Producono fiori e semi racchiusi in un frutto (a differenza delle gimnosperme, che hanno semi nudi).
✅ Hanno foglie larghe e piatte invece che aghiformi.


Caratteristiche principali delle latifoglie sempreverdi

Latifoglie sempreverdi Scheda illustrativa
Latifoglie sempreverdi Scheda illustrativa

Le latifoglie sempreverdi si distinguono per la loro capacità di mantenere il fogliame attivo tutto l’anno, adattandosi a condizioni climatiche in cui perdere le foglie sarebbe svantaggioso. Questo le rende predominanti in ecosistemi come la macchia mediterranea, le foreste temperate calde e le zone subtropicali.

Le loro caratteristiche principali sono:

✅ Foglie coriacee e spesse → La superficie fogliare è spesso rigida e cerosa, per ridurre la perdita d’acqua e resistere a condizioni climatiche secche o ventose.
✅ Cuticola spessa e lucida → Un rivestimento ceroso o lucido sulle foglie aiuta a limitare l’evaporazione e a proteggere dai raggi solari intensi.
✅ Stomi ridotti o protetti → I piccoli pori delle foglie (stomi), responsabili della traspirazione, sono spesso ridotti o situati nella parte inferiore della foglia per limitare la perdita d’acqua.
✅ Durata fogliare prolungata (da 2 a 5 anni) → A differenza delle latifoglie decidue, che rinnovano il fogliame ogni anno, le sempreverdi sostituiscono gradualmente le foglie nell’arco di più anni, evitando un dispendio energetico elevato.
✅ Capacità di effettuare la fotosintesi clorofilliana tutto l’anno → Questa caratteristica permette alle latifoglie sempreverdi di continuare a produrre energia e sostanze nutritive anche in inverno, favorendo l’attività dei miceli nel suolo. Questo aspetto è particolarmente importante per le specie ectomicorriziche, che ricevono un flusso costante di zuccheri e nutrienti dalla pianta. Se le temperature non sono troppo rigide e il suolo non è completamente gelato, alcune specie fungine possono fruttificare anche in pieno inverno, grazie alla continua attività fotosintetica delle piante ospiti.
✅ Presenza di spine per difesa e riduzione dell’evapotraspirazione → Alcune latifoglie sempreverdi, soprattutto in ambienti aridi o xerofili, sviluppano foglie spinose o margini fogliari pungenti come strategia di difesa contro gli erbivori e per ridurre la perdita d’acqua.
Esempi:

  • Agrifoglio (Ilex aquifolium) → Le foglie giovani hanno margini spinosi per scoraggiare gli animali erbivori.
  • Ginestra spinosa (Calicotome spinosa) → Adattata ai suoli poveri e secchi, con spine rigide per protezione.
  • Carrubo (Ceratonia siliqua) → I giovani rami possono avere spine per protezione.
  • Mirto (Myrtus communis) → Sebbene non spinoso, ha foglie dure e aromatiche per difendersi dagli erbivori.

✅ Adattamenti alla siccità e al caldo → Molte specie sempreverdi prosperano in climi aridi o con scarse precipitazioni, grazie alla capacità di ridurre al minimo l’evaporazione e sfruttare l’umidità del suolo.
✅ Presenza di oli essenziali e composti aromatici → Alcune latifoglie sempreverdi, come alloro, corbezzolo e mirto, producono oli essenziali che riducono la traspirazione e hanno anche funzioni difensive contro erbivori e patogeni.
✅ Maggiore resistenza ai suoli poveri e calcarei → Molte di queste specie si adattano bene a substrati poco fertili, come quelli della macchia mediterranea o delle aree litoranee.

🌳🌲🌲 Differenza con le aghifoglie sempreverdi
Le latifoglie sempreverdi, pur mantenendo il fogliame tutto l’anno, differiscono dalle conifere sempreverdi perché hanno foglie larghe e non aghiformi, e appartengono alle angiosperme, producendo fiori e frutti.


Latifoglie sempreverdi – parte 2 – Quali alberi appartengono alle Latifoglie sempreverdi?

Anche nel caso delle sempreverdi, così come abbiamo fatto con le latifoglie a foglia caduca, divideremo questa tipologia di piante in piante ad alto fusto e piante arbustive o specie minori, oltre che in specie aliene o invasive.

Prima della suddivisione e descrizione, possiamo dire che le sempreverdi sono una componente essenziale della macchia e del bosco mediterraneo.
All’interno di questi ecosistemi, le sempreverdi si possono presentare sia in forma rada, come nella gariga, sia in forma boschiva densa, spesso in associazione con particolari aghifoglie come il pino marittimo (Pinus pinaster) o il pino d’Aleppo (Pinus halepensis).

🌿🌱🍃 La Macchia Mediterranea: un ecosistema di resistenza e biodiversità

La macchia mediterranea, insieme alla gariga, rappresenta uno degli ecosistemi più iconici del nostro territorio nazionale, soprattutto nelle regioni costiere e insulari. È caratterizzata da vegetazione adattata al clima caldo-arido, con estati torride e inverni miti. Le specie presenti hanno sviluppato strategie per sopravvivere alla siccità e agli incendi, come:

  • Foglie coriacee e cerose, per ridurre l’evaporazione (es. corbezzolo, leccio, lentisco).
  • Radici profonde, per attingere alle riserve idriche del suolo (es. carrubo, sughera).
  • Sostanze aromatiche e oli essenziali, che fungono da difesa contro erbivori e limitano la traspirazione (es. mirto, alloro, cisto).
  • Presenza di spine, come ulteriore protezione da predatori e stress ambientali (es. agrifoglio, olivello spinoso).

💥🌟 Curiosità: La macchia mediterranea non è un ambiente statico, ma si evolve in base a fattori climatici e antropici. Quando lasciata indisturbata, può trasformarsi gradualmente in bosco mediterraneo sempreverde, dominato da leccio e sughera, mentre se degradata per incendi o pascolo eccessivo, regredisce a gariga, con vegetazione più bassa e sparsa.

🔥 Abbiamo descritto le zone d’Italia in cui è possibile ammirare la macchia e il bosco mediterraneo nell’articolo ► Andar per funghi in Inverno.


🌳🌳 Le Latifoglie Sempreverdi più rappresentative in Italia

Le sempreverdi italiane più comuni e caratteristiche sono:

🌳 Alberi e arbusti di alto fusto

✅ Leccio (Quercus ilex) – Il re delle foreste sempreverdi e la quercia sempreverde più diffusa in Italia. È presente non solo nelle foreste e nei boschi litoranei, ma anche nell’entroterra del Centro e Sud Italia, spingendosi fino alle colline e, in alcune aree riparate, alle zone montane. ► Prosegui la lettura per tutti i dettagli. 🌟 Scopri le Querce d’Italia nel nostro dettagliatissimo articolo.

✅ Sughera (Quercus suber) – Iconica per la produzione di sughero.

✅ Carrubo (Ceratonia siliqua) – Simbolo del paesaggio mediterraneo arido, è particolarmente diffuso in Sicilia e nelle regioni costiere del Sud Italia, ma presente anche in altre aree del Mediterraneo. Predilige zone litoranee impervie, garighe, macchie e boschi radi, adattandosi a suoli aridi e rocciosi. I suoi frutti, le carrube, sono ricchi di fibre e zuccheri naturali e vengono utilizzati sia in ambito alimentare che come foraggio per il bestiame.

✅ Corbezzolo (Arbutus unedo) – Pianta a portamento arbustivo o alberello, solitamente alta 5-6 metri, ma in condizioni ottimali può raggiungere i 10-12 metri. Produce frutti edibili ricchi di vitamine B e C, potassio, zuccheri semplici, flavoni, antociani e acidi organici. Tuttavia, se consumati in grande quantità, possono provocare un leggero effetto inebriante. ► Scopri tutto sul Corbezzolo nel nostro dettagliato articolo.

✅ Alloro (Laurus nobilis) – Conosciuto per le sue foglie aromatiche, può crescere fino a 15-20 metri, con rami flessibili e tronco dritto. Forma boscaglie dense nelle aree mediterranee, ma, grazie ai cambiamenti climatici, si sta diffondendo sempre più anche nelle zone pedemontane del Nord Italia. Oltre alle foglie, si utilizzano anche i frutti (drupe nere), da cui si estrae un olio aromatico impiegato in ambito alimentare e cosmetico.

✅ Olivastro (Olea europaea var. sylvestris) – Considerato l’antenato selvatico dell’olivo coltivato, è un arbusto cespuglioso o un piccolo albero spontaneo tipico della macchia mediterranea. Predilige ambienti costieri, ma può trovarsi anche nelle colline interne su suoli aridi e rocciosi.

🌳 Querce sempreverdi in espansione in Italia

Grazie ai cambiamenti climatici e alla globalizzazione, alcune querce sempreverdi, tradizionalmente più comuni in aree mediterranee più calde, stanno espandendo il loro areale in Italia:

🍃 Quercia spinosa o coccifera (Quercus coccifera) → Originaria del Mediterraneo orientale, resiste alla siccità e si sta diffondendo anche in Italia meridionale e nelle aree litoranee.
🍃 Fragno o Quercia macedone (Quercus trojana) → Tipica della Puglia e della Basilicata, ma con popolazioni in espansione.
🍃 Quercia vallonea (Quercus ithaburensis subsp. macrolepis) → Una quercia semi-sempreverde, presente in Puglia con nuclei relitti, ma in lieve espansione. Mantiene le foglie in inverni miti e le perde solo in caso di forte stress ambientale.

🌱🌿🍃 Arbusti e specie minori

  • Agrifoglio (Ilex aquifolium) – Arbusto sempreverde molto apprezzato per il suo valore ornamentale, grazie al fogliame lucido e spinoso e alle caratteristiche bacche rosse, che però sono tossiche se ingerite. È una componente fondamentale degli ecosistemi mesofili freschi, diffuso nei boschi di latifoglie montani e collinari, dove predilige suoli freschi e umidi.

  • Alaterno (Rhamnus alaternus) → Arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e dei boschi termofili, molto resistente alla siccità. Produce bacche rosse che, a maturazione, diventano nere e sono tossiche per l’uomo. Spesso utilizzato a scopo ornamentale, soprattutto per siepi e bordure.

  • Bosso (Buxus sempervirens) – Arbusto o piccolo albero comune nei giardini storici, originario dell’Europa meridionale, del Mediterraneo e dell’Asia Minore, con distribuzione spontanea frammentata. Cresce in boschi radi, su pendii rocciosi e in ambienti xerofili, prediligendo suoli calcarei ben drenati.
    Negli ultimi decenni, il bosso è stato colpito da un rapido declino a causa di due principali fattori: l’attacco della falena del bosso (Cydalima perspectalis), un insetto invasivo che ne provoca la defogliazione, e la boxwood blight, una malattia fungina causata da Calonectria pseudonaviculata. Questi agenti agiscono in sinergia, indebolendo la pianta e rendendola più vulnerabile a stress ambientali come siccità e condizioni climatiche estreme, accelerandone il degrado.

  • Cisto (Cistus monspeliensis, C. salviifolius) – Arbusto tipico della macchia mediterranea bassa e della gariga, fondamentale nella colonizzazione di suoli poveri e degradati, specialmente dopo incendi. Esistono diverse specie di cisto, con fiori che variano dal bianco (C. salviifolius) al lilla-violaceo (C. monspeliensis e altre specie affini). Vegeta in ambienti aridi, sassosi e ben soleggiati. Perde parzialmente o completamente le foglie nelle stagioni più aride o fredde, ma in condizioni favorevoli mantiene il fogliame tutto l’anno.

  • Erica arborea (Erica arborea) – Arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea e dei boschi di leccio, presente soprattutto su suoli acidi o silicei.

  • Erica scoparia (Erica scoparia) – Simile alla precedente, ma con una maggiore capacità di colonizzare suoli poveri e aridi, spesso in aree degradate o dopo incendi.

  • Fillirea-Ilatro-Lilatro (Phillyrea latifolia) – Arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, spesso associato a leccio e sughera, presente anche nelle boscaglie rade e nelle leccete più mature. Utilizzato per siepi e bordure in giardini e orti, produce piccoli frutti neri non commestibili e potenzialmente tossici.

  • Laurotino o Lentaggine (Viburnum tinus) → Arbusto sempreverde tipico della macchia mediterranea, presente anche nei boschi termofili e nelle zone collinari. Produce frutti neri contenenti saponine, potenzialmente tossici se ingeriti. Molto apprezzato a scopo ornamentale, è coltivato sia nei giardini che in vaso su balconi e terrazzi.

  • Lentisco / Terebinto (Pistacia lentiscus – Pistacia terebinthus) – Due arbusti fondamentali per la macchia mediterranea. Il Lentisco è tipico di ambienti aridi, dalla costa fino alle colline, crescendo su suoli poveri e sabbiosi. Il Terebinto, invece, predilige zone più fresche e ricche di nutrienti, sviluppandosi su pendii collinari e aree basso-montane. I frutti di entrambe le specie sono utilizzati per aromatizzare carni e cacciagione, mentre il seme contenuto nel loro nocciolo è commestibile e ricorda il pistacchio. Dal lentisco si estrae un pregiato olio tradizionalmente impiegato sia in cucina che per usi cosmetici.

  • Ligustro (Ligustrum vulgare) → Uno dei pochi arbusti semisempreverdi tipici della Pianura Padana, diffuso come specie spontanea nei boschi umidi planiziali, nelle siepi campestri e ai margini delle radure boschive. Molto utilizzato per siepi e bordure, produce profumatissime infiorescenze bianche. I suoi frutti scuri, sebbene graditi agli uccelli, sono tossici per l’uomo e non commestibili.

  • Mirto (Myrtus communis) – Pianta aromatica simbolo del Mediterraneo, nota localmente anche come Morta o Mortella a seconda delle regioni. Arbusto sempreverde alto tra i 50 cm e i 3 metri, teme il freddo e predilige ambienti caldi, terreni poveri e ben drenati. Sebbene sia una specie xerofila, ottime piogge estive favoriscono una fruttificazione più abbondante. Diffuso soprattutto nella macchia mediterranea bassa, il mirto produce bacche nere utilizzate per la preparazione del celebre liquore di mirto e, in alcune tradizioni culinarie, anche come spezia per aromatizzare carni e piatti rustici.

  • Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides) – Arbusto pioniero capace di colonizzare ambienti difficili come zone costiere, ghiaioni, dune sabbiose e terreni aridi, resistendo sia alla salinità che ai suoli poveri. Vegeta dai litorali e dai primi entroterra fino alle zone alto collinari. I suoi frutti commestibili, ricchi di vitamine B e C, acidi organici, zuccheri semplici, glicosidi e tannini, sono apprezzati sia al naturale che trasformati in confetture, gelatine e sciroppi. Possono essere conservati sotto spirito e utilizzati per preparare salse adatte ad accompagnare carni, pesce e legumi.

  • Pungitopo (Ruscus aculeatus) – Piccolo arbusto sempreverde, noto per le sue bacche rosse e spesso utilizzato come ornamento natalizio. È una componente tipica del sottobosco delle pinete e delle leccete del bioma mediterraneo, ma può trovarsi anche in boschi mesofili caldi, tra querce e talvolta faggi e castagni di bassa quota. Predilige terreni calcarei, ma può adattarsi anche a suoli neutri o leggermente acidi. I suoi giovani germogli, dal sapore amarognolo, sono apprezzati in cucina e paragonati agli asparagi selvatici. Tuttavia, la raccolta è vietata in molte regioni per la tutela della specie.

👽 Specie aliene e/o invasive

  • Lauroceraso (Prunus laurocerasus) – Originario dell’Anatolia, del Caucaso e dell’Asia Minore, è stato introdotto in Europa per scopi ornamentali e si è rapidamente diffuso anche in modo spontaneo. Apprezzato soprattutto per la formazione di siepi, è una pianta molto resistente e adattabile.
    I suoi frutti contengono glicosidi cianogenetici e devono essere consumati solo a piena maturità e in quantità molto limitate. Tradizionalmente, vengono conservati sotto spirito, mentre la polpa e il succo sono utilizzati per la produzione del ratafià. Massima cautela con i semi, che, se masticati, rilasciano cianuro e risultano velenosi.

  • Nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica) – Coltivato, ma a volte sfuggito alla coltivazione.

  • Mirto crespo (Lagerstroemia indica) – Pianta ornamentale di origine asiatica.

  • Pittosporo (Pittosporum tobira) – Arbusto ornamentale originario dell’Asia orientale, ampiamente utilizzato per siepi e bordure e ormai naturalizzato in molte zone mediterranee. Si inselvatichisce facilmente, soprattutto nelle regioni costiere e in aree urbane. Apprezzato per i suoi fiori primaverili dal profumo intenso, è una pianta resistente che prospera nei climi temperati. Le sue bacche, non commestibili, possono essere tossiche se ingerite.

🌱Specie semi-sempreverdi

✅ Ailanto (Ailanthus altissima) → Specie aliena invasiva, si comporta come caducifoglia nelle zone fredde, ma può mantenere parte delle foglie nei climi più miti, soprattutto in inverni caldi. È estremamente aggressivo e inibisce la crescita di altre piante grazie alle sue sostanze allelopatiche.

✅ Bagolaro (Celtis australis) → Albero tipico della fascia collinare e mediterranea, può mantenere alcune foglie durante l’inverno nei climi più miti, mentre nelle zone più fredde diventa totalmente caducifoglia.

✅ Carrubo (Ceratonia siliqua) → Considerato un sempreverde, ma in condizioni di forte siccità o stress ambientale può perdere parte delle foglie, comportandosi come un semi-sempreverde.

✅ Marruca o Paliuro (Paliurus spina-christi) → Arbusto tipico di ambienti xerotermici, nelle zone più miti può mantenere alcune foglie in inverno, mentre nei climi più freddi le perde completamente.

✅ Tamerice (Tamarix gallica, T. africana) → Arbusto o piccolo albero tipico delle zone litoranee e fluviali. In climi caldi può conservare parte delle foglie, ma nelle regioni più fredde si comporta da caducifoglia. La sua somiglianza con alcune conifere (per via delle foglie squamiformi e della resistenza alla siccità) ha portato a confusione, ma botanicamente è una latifoglia sempreverde o semi-sempreverde, a seconda del clima.

✅ Buddleja (Buddleja davidii) → Nota come “Albero delle Farfalle”, è un arbusto semi-sempreverde particolarmente apprezzato per la sua abbondante fioritura e per la capacità di attrarre numerosi insetti impollinatori. Le infiorescenze, a pannocchia conica-piramidale, sono composte da piccoli fiori raggruppati, solitamente di colore lilla-violetto.
Nei climi miti mantiene una chioma folta, mentre in condizioni più rigide può perdere parte del fogliame, assumendo un comportamento più deciduo. Questa flessibilità fenologica gli consente di adattarsi a diversi contesti paesaggistici e climatici in Italia.

✅ Rovo da more (Rubus ulmifolius e Rubus ssp.) → Conosciuto per i suoi frutti succosi e per la presenza di spine, il rovo da mora è una pianta estremamente adattabile, in grado di alternare caratteristiche semi-sempreverdi o decidue a seconda del clima.
Nei climi temperati può mantenere parte o tutto il fogliame durante l’anno, mentre in condizioni più rigide tende a perdere la vegetazione, evidenziando un’elevata capacità di adattamento. Questa flessibilità lo rende un elemento caratteristico e versatile del paesaggio italiano, capace di colonizzare sia ambienti aperti che bordi di boschi e terreni incolti.


🧭🛤 Dove si trovano le latifoglie sempreverdi in Italia?

Le latifoglie sempreverdi sono predominanti nei boschi mediterranei e nelle foreste costiere, mentre sono quasi assenti nelle regioni settentrionali, ad eccezione di poche specie adattate al freddo o in espansione a causa del cambiamento climatico.

Nel Nord Italia, le latifoglie sempreverdi sono rare:

✅ Il Leccio (Quercus ilex) è presente fino alla Romagna, ai Colli Euganei e Berici, e nel Carso triestino.
✅ Piccole colonie di lecci spontanei stanno iniziando a colonizzare il Piemonte, specialmente nelle Langhe, nel Monferrato e persino in Val Susa, dove il riscaldamento climatico sta favorendo la loro espansione.

Arbusti prostrati o di piccole dimensioni, sempreverdi alpini:

✅ Brugo (Calluna vulgaris) – Arbusto prostrato e ramificato, con piccole foglie squamiformi. Fiorisce tra la fine dell’estate e l’autunno, producendo delicati fiori rosei. Predilige suoli acidi e poveri ed è una componente caratteristica delle brughiere e delle lande acide.
🍄🍄🍄Tra i cespugli di brugo è comune trovare nascosti diversi funghi amanti dei suoli acidi, tra cui Porcini (Boletus edulis e Boletus pinophilus), e il caratteristico Piede di Capra (Scutiger pes-caprae).

✅ Citiso peloso e Citiso di Zumaglini (Chamaecytisus hirsutus, C. hirusus var. proteus-Zumaglini) – Arbusto legnoso alto 30-80 cm, con rami erbacei ascendenti e foglie semi-sempreverdi, entrambe ricoperte da una fitta peluria. In inverno le foglie cadono nelle zone più fredde, mentre resistono nelle aree più calde e soleggiate. I suoi fiori, simili a quelli delle ginestre, presentano una gamma di colori che va dal bianco-giallo al rosa, porpora, fucsia e bruno-rosato. Il frutto è un legume lungo 2-3 cm, anch’esso ricoperto da una fine peluria.
🍄🍄
Tra i cespugli di citiso, in condizioni ottimali, possono nascondersi funghi Porcini.

✅ Erica o Erica carnicina (Erica carnea) – Arbustino sempreverde con fusti legnosi striscianti, molto ramificati, che possono raggiungere i 20-50 cm di altezza. Le foglioline sono aghiformi, acuminate, lucide e persistenti. Fiorisce con infiorescenze in racemi terminali, caratterizzate da piccoli fiori a forma di orciolo, di colore roseo scuro, con antere bruno-nerastre sporgenti dalla corolla, più lunga del calice. Predilige suoli basici, ma può adattarsi anche a substrati neutri.
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Tra i cespugli di erica si trovano spesso funghi legati ai suoli calcarei, tra cui alcune specie di porcini e altre micorriziche tipiche di questi ambienti.

✅ Falso bosso, Bozzolina o Bosso strisciante (Polygala chamaebuxus) – Arbustino sempreverde strisciante, con rami prostrati e ascendenti alti 5-15 cm. I fiori, solitari o riuniti a coppie, sono brevemente peduncolati e spuntano all’ascella delle foglie o all’apice del fusto. Presentano sepali bianchi-gialli o rosa-porpora-violacei, con petali dal caratteristico apice giallo o brunastro. Sono profumatissimi e sprigionano un intenso odore di pesca. Vegeta fino in alta quota, prediligendo ambienti rupestri e boschi montani.
🍄🍄
Il falso bosso può formare micorrize con funghi Porcini, specialmente in alta quota.

✅ Mirtillo rosso (Vaccinum vitis-idaea) – Piccolo arbusto (frutice) con fusti eretti ascendenti alti 10-30 cm. Le foglie sono coriacee, sempreverdi e glabre. Fiorisce tra giugno e luglio, producendo piccoli fiori bianchi penduli, riuniti in racemi terminali. I suoi frutti, rossi a maturità, sono eduli e hanno un sapore acidulo e leggermente tannico. Ricchi di vitamina C e antiossidanti, possono essere consumati freschi, ma sono particolarmente apprezzati per la preparazione di conserve, succhi, salse e dolci.
🍄🍄🍄In area alpina, tra la piena estate e l’inizio dell’autunno, tra i cespugli di mirtillo rosso e fino a 2.500 metri, possono fruttificare Porcini (Boletus edulis e B. pinophilus), specialmente dopo frequenti piogge con temperature massime intorno ai 18-20°C.

✅ Rododendro delle Alpi o Rosa delle Alpi (Rhododendron ferrugineum) – Arbusto sempreverde alto 1-1,5 metri, molto ramificato ma con rami fragili. È particolarmente apprezzato per le sue abbondanti fioriture, che variano dal rosa scuro al rosso porpora. Vegeta esclusivamente su suoli acidi, dove forma vasti cespugli tappezzanti, spesso in ambienti montani.
🍄🍄In condizioni ideali, tra i cespugli del rododendro selvatico si possono trovare Porcini (Boletus edulis) e alcune specie di Russula, specialmente in zone fresche e umide.

✅ Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi ) – Suffrutice strisciante che può raggiungere il metro di lunghezza, con rametti eretti alti 10-20 cm. Ha foglie sempreverdi coriacee e produce piccoli fiori a calice con corolla bianca, talvolta sfumata di rosa. I suoi frutti, sferici e rossi a piena maturità, sono commestibili ma dal sapore insipido e astringente. Vengono utilizzati principalmente in tisane ed estratti fitoterapici.
🍄🍄
In piena estate, oltre il limite della vegetazione arborea e fino a 2.500 metri di quota, non è raro trovare Porcini (Boletus edulis e B. pinophilus) associati a questo piccolo cespuglio.

✅ Piante succulente sempreverdi – Diverse piante succulente di piccole dimensioni, come Sempervivo (Sempervivum spp.), Sassifraghe (Saxifraga spp.) e altre specie xerofile, sono sempreverdi e ben adattate a suoli poveri e rocciosi, spesso in ambienti montani o rupestri. Queste piante resistono a condizioni estreme grazie alla loro capacità di immagazzinare acqua nei tessuti e di tollerare lunghi periodi di siccità.
🍄 A differenza di molte altre piante sempreverdi, non sono note micorrize con queste specie, poiché il loro metabolismo e il loro adattamento ai terreni aridi non richiedono simbiosi con funghi micorrizici.

🧭 Nel Centro Italia, le latifoglie sempreverdi diventano molto più diffuse:

✅ Leccete estese si trovano lungo la costa tirrenica (Toscana, Lazio, Umbria occidentale, Marche meridionali, Abruzzo costiero).
✅ La Sughera (Quercus suber) è presente nelle aree collinari della Toscana e in parte dell’Italia centrale, soprattutto attorno al Conero nelle Marche e in Umbria.

🧭 Nel Sud Italia e nelle Isole, le latifoglie sempreverdi dominano il paesaggio:

✅ Grandi leccete in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
✅ Foreste di Sughera e Corbezzolo nel basso Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.
✅ Macchia mediterranea sempreverde con Lentisco, Mirto, Fillirea ed Erica arborea in tutte le regioni meridionali.
✅ La Sicilia e la Sardegna ospitano i più grandi boschi di Querce sempreverdi, alternati alla vegetazione mediterranea.
✅ La Puglia ospita il maggior numero di querce sempreverdi, molte delle quali non autoctone, di provenienza medio-orientale, ma ormai naturalizzate. Tra queste spiccano Quercus coccifera, Quercus trojana (Fragno) e Quercus ithaburensis ssp. macrolepis (Quercia Vallonea).


🌳🌳 I boschi di leccio e sempreverdi più famosi d’Italia

In Italia esistono leccete e boschi sempreverdi storici e di grande valore ecologico, spesso protetti in parchi naturali e riserve, che ospitano una biodiversità unica.

🧭Nord Italia

✅ Bosco della Mesola (Emilia-Romagna) → Una delle ultime foreste di leccio della Pianura Padana, situata nel Delta del Po.
✅ Carso Triestino (Friuli Venezia Giulia) → Qui il leccio cresce in un ambiente roccioso e ventoso, tra macchia mediterranea e boschi misti.

🧭 Centro Italia

✅ Lecceta di Torre Guaceto (Puglia) → Un bosco sempreverde costiero, parte della Riserva Naturale di Torre Guaceto.
✅ Macchia della Magona (Toscana) → Un’estesa foresta di leccio e sughera, situata nella Val di Cecina.
✅ Foresta di Orbetello (Toscana) → Uno dei più importanti boschi mediterranei sempreverdi della Maremma.
✅ Bosco di Monte Conero (Marche) → Lecceta costiera con affacci spettacolari sul mare Adriatico.

🧭 Sud Italia e Isole

✅ Foresta Umbra (Puglia) → Uno dei boschi più antichi del Gargano, con leccete, cerri e faggi.
✅ Bosco di Santo Pietro (Sicilia) → La più grande sughereta della Sicilia, con tratti di lecceta e macchia mediterranea.
✅ Sughereta di Santu Baltolu (Sardegna) → Una delle sugherete più suggestive della Sardegna.
✅ Foresta di Montarbu (Sardegna) → Un bosco di leccio, sughera e tasso, tra i meglio conservati dell’isola.
✅ Lecceta di Castel Volturno (Campania) → Un raro esempio di bosco sempreverde nella pianura costiera tirrenica.
✅ Macchia mediterranea dello Zingaro (Sicilia) → Un’area protetta con lecci, corbezzoli, mirto e lentisco che si estende lungo la costa.

Nel nostro articolo ► Andar per funghi in inverno sono descritti tutti i boschi mediterranei, la macchia mediterranea e le località in cui è possibile osservare dal vivo questi ecosistemi.


🍄🍄🍄 I funghi delle latifoglie sempreverdi

Come abbiamo già accennato tra le caratteristiche principali delle latifoglie sempreverdi, una loro peculiarità è la capacità di supportare i funghi micorrizici (in particolare ectomicorrizici) anche in pieno inverno, grazie alla fotosintesi clorofilliana attiva tutto l’anno.

Questo aspetto è spesso sottovalutato dai cercatori di funghi e persino da alcuni micologi, perché si tende a pensare che in inverno faccia troppo freddo per la fruttificazione dei funghi micorrizici terricoli. Tuttavia, gli inverni degli ultimi decenni, caratterizzati da un riscaldamento globale senza precedenti, stanno modificando questa dinamica.

Più gli inverni diventano brevi e poco incisivi, meno il gelo influisce sulla quiescenza miceliare. In assenza di gelate intense e con piogge regolari, molti funghi riescono a mantenere attivo il proprio metabolismo e fruttificare anche in inverno.

❄🌞 Dove si verifica maggiormente questo fenomeno?

🌳🌲🏖🏜🏝 Boschi sempreverdi in avanzata

Le aree più sensibili ai cambiamenti climatici, dove gli inverni sono sempre più miti e privi di gelo, si trovano principalmente nel Centro-Sud Italia e nelle isole, in zone caratterizzate dalla presenza di boschi di latifoglie sempreverdi.

🏖🏜 Salento → Tra le località con maggiore presenza di boschi sempreverdi troviamo le Serre Salentine, la Foresta di Rauccio vicino Lecce e i boschi della costa ionica tra Porto Selvaggio e Punta Pizzo.

🏖🏜 Calabria ionica (Marchesato-Locride) → Nella Calabria orientale, le foreste del Marchesato crotonese e dell’Alta Locride sono tra le più rappresentative, con presenza di leccio, sughera e corbezzolo. Boschi importanti si trovano anche nei dintorni di Stilo e Monasterace, così come nelle zone di Santa Severina e della Riserva Valli Cupe.

🏖🏜 Sicilia costiera → Le aree dove il fenomeno è più evidente comprendono la Riserva dello Zingaro, la Macchia di Gela, le foreste sempreverdi del Monte Pellegrino presso Palermo e la macchia mediterranea del Siracusano e Ragusano.

🏖🏜 Sardegna meridionale → Le aree boschive più rilevanti sono la Foresta di Monte Arcosu, il Sulcis, i boschi del Sarrabus-Gerrei e la Riserva di Monte Linas-Oridda-Marganai.

🍄💥 In queste zone, si registrano nascite regolari di funghi micorrizici anche nei mesi invernali, un fenomeno che fino a qualche decennio fa era molto più raro.


▶ Morchella dunalii il fungo delle sempreverdi mediterranee

C’è una specie fungina che nel corso degli ultimi anni ha allargato di molto la sua area di vegetazione e fruttificazione, grazie proprio ai cambiamenti climatici. É una specie di Morchella il cui nome scientifico è: Morchella dunalii.

Una Spugnola tipica degli ecosistemi mediterranei ben presente nella Penisola Iberica, sud della Francia e coste meridionali del Mediterraneo, ma che sta allargando il suo areale anche alle coste italiane dalla Liguria alla Toscana, incluse Corsica e Sardegna, che ben presto potrebbe estendere la sua distribuzione anche a Lazio-Campagnia-Basilicata-Calabria e Sicilia, dove vi siano suoli basili o neutri, quindi con presenza di calcare.

► Scopri tutto su questa specie primaverile, già presente nei nostri boschi sempreverdi con Lecci, Corbezzoli, Pino d’Aleppo e altri, nell’apposito articolo: Morchella dunalii: la pregiata Spugnola mediterranea che pochi conoscono.

🔎 Hai osservato nascite di funghi micorrizici invernali nei boschi del Sud Italia?
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🍄❄ Funghi tipici delle latifoglie sempreverdi in inverno

Tra le specie che possono fruttificare in queste condizioni troviamo:

✅ Leccinellum lepidum e Leccinellum corsicum (legati ai lecci i primi, ai cisti i secondi)
✅ Steccherini dorati e rossi (Hydnum repandum, Hydnum rufescens, inoltre: Aurantiporus croceus e Stereum hirsutum)
✅ Finferle e Finferli (Craterellus tubaeformis, Craterellus lutescens e Cantharellus ssp.)
✅ Amanite e Russule (specie selettive per querce sempreverdi)
✅ Agaricus spp. (in alcune aree con suolo ricco di sostanza organica)
✅ Porcini sporadici (Boletus aereus e Boletus edulis), soprattutto sotto querce sempreverdi e corbezzolo in condizioni particolarmente favorevoli.

🌲🌲 Anche le conifere favoriscono questi fenomeni

Non solo le latifoglie sempreverdi, ma anche alcune conifere possono supportare fruttificazioni micorriziche invernali. Sebbene abbiano una superficie fogliare esposta minore, il loro metabolismo resta attivo anche con il gelo e la loro fotosintesi, pur ridotta, è sufficiente a mantenere il micelio in attività.

I funghi tipici delle latifoglie sempreverdi:

Le latifoglie sempreverdi ospitano un’ampia varietà di funghi micorrizici ed ectomicorrizici, oltre a specie saprotrofe che decompongono la lettiera e arricchiscono il suolo. Questi funghi sono spesso adattati ai climi più miti e, in presenza di condizioni favorevoli, possono fruttificare anche in inverno.


🍄🌳 Funghi micorrizici delle querce sempreverdi

Querce sempreverdi come Leccio (Quercus ilex) e Sughera (Quercus suber) e le altre descritte precedentemente, formano simbiosi con diversi funghi di grande interesse:

✅ Boletus aereus → Il Porcino Nero, predilige boschi caldi di leccio e sughera.

✅ Boletus reticulatus → Presente in boschi di latifoglie sempreverdi, soprattutto in estati piovose.

✅ Boletus edulis → Più raro, ma possibile in aree fresche con suoli ben drenati e ricchi di humus, con un’acidità sufficiente a mitigare gli effetti di sottostanti strati calcarei o comunque a pH basico o neutro.

✅ Amanita caesarea → Predilige il leccio e la sughera, con fruttificazioni nei periodi caldi.

✅ Amanita ovoidea → Tipica del bosco mediterraneo. Cresce prevalentemente nei boschi di leccio e sughera o altre sempreverdi, ma può trovarsi anche in pinete costiere, con fruttificazioni anche invernali.

✅ Cantharellus cibarius, C. pallens, C. alborufescens, C. ferruginascens, C. amethysteus → Diffusi nei boschi di querce sempreverdi.

✅ Hygrophorus russula → Noto come Lardaiolo vinato è un fungo di grande interesse culinario che attira nei boschi molti cercatori di funghi tra autunno e inverno. Predilige i boschi mediterranei, corbezzoli e leccete.

✅ Lanmaoa fragrans → Tipico di sugherete e leccete mediterranee. Dall’inconfondibile e gradevole profumo di frutta.

✅ Leccinellum lepidum → Forse il fungo più tipico delle leccete mediterranee, da cui prende il nome comune di “Leccino”. Micorrizico del leccio e della sughera, predilige suoli ben drenati con fruttificazioni autunnali e pure invernali.

✅ Russula vesca, R. cyanoxantha, R.amoenolens → Russule adattate ai suoli acidi delle querce sempreverdi.

✅ Tuber aestivum e Tuber melanosporum → Tartufi associati a sughera e leccio.

✅ Altre specie tipiche del leccio:

Oltre alle specie più note, il leccio ospita numerosi altri funghi meno conosciuti, ma di grande interesse ecologico e micologico:

Amanita porrihnensis
Clitocybula lenta
Cystolepiota cystophora
Gymnopus dryophilus var. lanipes
Hydropus floccipes
Leucopaxillus amarus
Microphale cauvetii
Rubroboletus ssp. → Alcune specie di Rubroboletus si trovano spesso in leccete e sugherete con preferenze pedologiche differenti: R. lupinus e R. rhodoxanthus presenti su suoli acidi o subaciti, Rubroloetus satanas cresce esclusivamente su suoli basici-calcarei.
Tricholoma equestre, T. portentosum.
Xerocomus/Xerocomellus ssp.
→ Diverse specie di Xerocomus, Hemileccinum e Xerocomellus prediligono i boschi mediterranei, crescendo tra la lettiera di leccio e sughera, spesso in ambienti più aridi rispetto ai classici Boletus. Il più rappresentativo è Hemileccinum impolitum, spesso confuso con Leccinellum lepidum.


🍄🌿 Funghi associati ad arbusti mediterranei (Mirto, Lentisco, Corbezzolo, Fillirea, Erica arborea)

Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo
Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo – Boletus aereus
Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo
Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo – Boletus aereus
Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo
Latifoglie sempreverdi i funghi invernali della macchia e bosco mediterraneo
Latifoglie sempreverdi i funghi della macchia e bosco mediterraneo
Latifoglie sempreverdi i funghi invernali della macchia e bosco mediterraneo

Gli arbusti tipici della macchia mediterranea ospitano funghi meno conosciuti ma molto interessanti:

✅ Boletus aereus e B. reticulatus → Legati a corbezzolo, erica arborea e altri arbusti mediterranei, non si trovano solamente nel bosco mediterraneo, ma possono fruttificare anche in zone aperte, radure e persino nella gariga, dove il microclima e il suolo lo permettono.

✅ Leccinellum lepidum e Leccinellum corsicum → Legati a leccio, corbezzolo e cisto, fruttificano anche in inverno nelle regioni più calde.

✅ Scleroderma citrinum e S. verrucosum → Funghi simbionti tipici di suoli poveri, associati a corbezzolo e mirto.

✅ Hygrophoropsis aurantiaca → Fungo saprotrofo diffuso nelle lettiere di sughera e leccio.

✅ Altre specie tipiche della macchia con corbezzolo:

Amanita ovoidea
Boletus Aereus
Crinipellis sardoa
Hygrophorus Penarius, H. Russula


🍄🍄🍂🍂 Funghi saprotrofi che degradano la lettiera o il legno delle sempreverdi

Nei boschi di latifoglie sempreverdi, i funghi saprotrofi sono fondamentali per la decomposizione della lettiera e del legno morto, contribuendo alla fertilità del suolo e al ciclo dei nutrienti. Di seguito alcuni tra i più comuni:

✅🍂 Steccherinum ochraceum e Stereum hirsutum → Funghi lignicoli che degradano legno e lettiera nelle foreste mediterranee.
✅🍂 Clitocybe nebularis (Fungo della nebbia) → Spesso abbondante nelle leccete.
✅ 🍂 Gymnopilus spectabilis → Cresce su legno morto di latifoglie sempreverdi.
✅ 🍂 Infundibulicybe geotropa (Ordinale) → Frequente in autunno e inverno nelle leccete e bosco mediterraneo.
✅ 🍂 Macrolepiota procera (Mazza di Tamburo) → Cresce soprattutto nelle radure.
✅ 🍂 Pluteus chrysophaeus → Tipico dei boschi di sughera e leccio.
✅ 🍂 Trametes versicolor → Diffuso su tronchi di querce sempreverdi.


Conclusione: il ruolo delle latifoglie sempreverdi e il legame con i funghi

Le latifoglie sempreverdi sono una componente fondamentale degli ecosistemi mediterranei e temperati caldi. La loro capacità di mantenere attivo il metabolismo tutto l’anno le rende un habitat ideale per numerose specie fungine, sia micorriziche che saprotrofe, favorendo fruttificazioni anche in autunni tardivi e inverni miti.

In questo articolo abbiamo esplorato le principali specie di alberi e arbusti sempreverdi, il loro ruolo ecologico e i funghi tipici che si sviluppano in simbiosi con esse.

Se ti interessa approfondire ulteriormente il mondo delle latifoglie, scopri anche il nostro articolo dedicato alle latifoglie a foglia caduca, dove troverai un’analisi dettagliata delle specie che caratterizzano boschi e foreste del nostro territorio.

💥 Leggi anche:
🌿 Latifoglie a foglia caduca: quali sono e quali funghi ospitano.
🌳 Ti ricordo che le sempreverdi e la macchia mediterranea trovano ampio spazio anche in uno degli articoli più letti da sempre sul nostro sito ► Andar per funghi in inverno
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FOTOGALLERY DI LATIFOGLIE SEMPREVERDI

Latifoglie sempreverdi Alaterno
Latifoglie sempreverdi Alaterno
Latifoglie sempreverdi Alloro-Lauro
Latifoglie sempreverdi Alloro-Lauro
Latifoglie sempreverdi Bosso
Latifoglie sempreverdi Bosso
Latifoglie sempreverdi Carrubo e carrube
Latifoglie sempreverdi Carrubo e carrube
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Cisto
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo fiori
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo fiori
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo e frutti
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo e frutti
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo e frutti
Latifoglie sempreverdi Corbezzolo e frutti
Latifoglie sempreverdi Erica arborea
Latifoglie sempreverdi Erica arborea
Latifoglie sempreverdi Eucalipto
Latifoglie sempreverdi Eucalipto
Latifoglie sempreverdi Fillirea-Ilatro
Latifoglie sempreverdi Fillirea-Ilatro
Latifoglie sempreverdi Lauroceraso fiori
Latifoglie sempreverdi Lauroceraso fiori
Latifoglie sempreverdi Lauroceraso frutti
Latifoglie sempreverdi Lauroceraso frutti
Latifoglie sempreverdi Leccio
Latifoglie sempreverdi Leccio
Latifoglie sempreverdi Leccio
Latifoglie sempreverdi Leccio
Latifoglie sempreverdi Leccio a foglia tonda
Latifoglie sempreverdi Leccio a foglia tonda
Latifoglie sempreverdi Lentaggine
Latifoglie sempreverdi Lentaggine
Latifoglie sempreverdi Lentisco
Latifoglie sempreverdi Lentisco
Latifoglie sempreverdi Ligustro
Latifoglie sempreverdi Ligustro
Latifoglie sempreverdi Mirto frutti
Latifoglie sempreverdi Mirto frutti
Latifoglie sempreverdi Mirto fiori
Latifoglie sempreverdi Mirto fiori
Latifoglie sempreverdi Olivello spinoso
Latifoglie sempreverdi Olivello spinoso
Latifoglie sempreverdi Olivello spinoso
Latifoglie sempreverdi Olivello spinoso
Latifoglie sempreverdi Pittosporo
Latifoglie sempreverdi Pittosporo
Latifoglie sempreverdi Sughera
Latifoglie sempreverdi Sughera
Latifoglie sempreverdi Sughera e macchia
Latifoglie sempreverdi Sughera e macchia
Latifoglie sempreverdi Sughera
Latifoglie sempreverdi Sughera
Latifoglie sempreverdi Tamerice
Latifoglie sempreverdi Tamerice
Latifoglie sempreverdi Terebinto
Latifoglie sempreverdi Terebinto
Latifoglie sempreverdi la macchia mediterranea
Latifoglie sempreverdi la macchia mediterranea

Latifoglie [email protected] a cura di Angelo Giovinazzo

Last Updated on 31/03/2025 by Redazione FM

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Maria Leto (Mary chat Funghimagazine)

    👏👏👏💯

    1. Redazione FM

      Ciao Mary. Senza dubbio sei la nostra fan numero 1. Grazie infinite! 💖🔥

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Angelo Giovinazzo

Divulgatore scientifico e studioso di Scienze Naturali, appassionato di Micologia, Geografia e Geologia. Dopo un’esperienza come redattore meteo, nel 2018 ha fondato Funghimagazine.it, oggi punto di riferimento per migliaia di appassionati. È autore di L’Arte di Cercare Funghi, edito da Newton Compton Editori (10/10/2025).