Latifoglie: sai riconoscerle? Ecco gli alberi preferiti dai Porcini!

Latifoglie significato e specie
Latifoglie significato e specie, bosco di latifoglie
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Latifoglie: sai riconoscerle? Ecco gli alberi preferiti dai Porcini!
La guida definitiva sulle Latifoglie italiane

Latifoglie significato e specie – Prima parte – Le latifoglie e il mondo dei funghi

Quando si parla di funghi e di boschi, il termine latifoglie compare spesso nei manuali e nelle guide di micologia. Ma sappiamo davvero cosa significa? Quali alberi rientrano in questo gruppo? E, soprattutto, quali di essi possono ospitare i funghi simbionti più ambiti, come i Porcini?

Scorrendo tra le statistiche di Funghimagazine, notiamo che il termine “latifoglie” è tra i più ricercati dall’inizio del 2025. Questo suggerisce che molti nuovi lettori del nostro sito desiderano approfondire le proprie conoscenze sui funghi e sugli ecosistemi in cui crescono.

Eppure, sebbene nei manuali di micologia questa parola sia onnipresente, spesso si dà per scontato che il lettore ne conosca il significato esatto e sappia quali piante appartengano a questo gruppo.

Vediamo quindi di fare chiarezza e rispondere a tutte le curiosità su questo argomento!

Cosa significa “LATIFOGLIE”?

Il termine latifoglie indica un gruppo di alberi caratterizzati da foglie larghe e piatte. Deriva dal latino latus, che significa “largo”, e folia, ovvero “foglia”, quindi il suo significato letterale è “foglia larga”. Questo termine si contrappone a conifere, che identifica le piante che producono coni o pigne, e ad aghifoglie, riferito alle specie con foglie aghiformi.

Le latifoglie appartengono generalmente al gruppo delle angiosperme e comprendono molte specie comuni nelle foreste temperate e mediterranee. Molte di esse sono anche decidue o caducifoglie, termini che indicano la perdita stagionale delle foglie in autunno, come avviene per querce, faggi e aceri. Deciduo deriva dal latino decidere (cadere), mentre caducifoglia deriva da caducus (destinato a cadere) e folium (foglia). Entrambi i termini si contrappongono a sempreverde, usato per le piante che mantengono il fogliame tutto l’anno.

🌳 Caratteristiche principali delle latifoglie

Le latifoglie sono piante a foglia larga e, nella maggior parte dei casi, caduche, ovvero perdono le foglie in autunno. Le specie a foglie caduche vengono chiamate anche caducifoglie, mentre quelle che mantengono le foglie durante tutto l’anno sono dette sempreverdi.

► Nel corso dell’articolo vedremo nel dettaglio le latifoglie a foglia caduca, mentre le latifoglie sempreverdi vengono citate ma, sono trattate diffusamente in questo apposito articolo:
Latifoglie sempreverdi: importanti piante da funghi. Quali sono e perché non perdono mai le foglie?

🌳🌲 Le latifoglie si contrappongono alle conifere (anche dette aghifoglie o aghiformi), che si riconoscono per le foglie sottili e allungate a forma di ago e per la produzione di coni (pigne), che contengono i loro semi.

⭐ Riproduzione: le latifoglie si riproducono attraverso la produzione di fiori, che successivamente danno origine ai frutti. I più noti sono le ghiande delle querce e le castagne del castagno, ma esistono molti altri frutti meno conosciuti che vedremo a breve.

🌩 Preferenze climatiche:

  • Le latifoglie a foglie caduche prediligono climi temperati-freddi, come quelli montani e collinari.
  • Le latifoglie sempreverdi si trovano più frequentemente in zone calde o aride, come la macchia mediterranea.

Quali alberi appartengono alle Latifoglie?


Latifoglie scheda illustrativa
Latifoglie significato e specie, scheda illustrativa

Le latifoglie rappresentano un gruppo molto numeroso di alberi nel mondo. In Italia le specie “maggiori” presenti sono relativamente poche, così come non sono molte neanche le aghifoglie (conifere). Tuttavia, la biodiversità italiana include un buon numero di specie “minori”, per lo più arbustive o di piccola taglia, che a molti risultano sconosciute.

Le latifoglie dominano molte foreste temperate e mediterranee, creando ambienti ricchi di biodiversità. Questi boschi, con il loro sottobosco ricco di materia organica, ospitano una grande varietà di funghi, tra cui specie simbionti e saprotrofe. Se in autunno le querce e i faggi favoriscono la crescita di numerose specie micorriziche, nelle aree più aride della macchia mediterranea, caratterizzate da una vegetazione più rada, spesso sempreverdi, troviamo funghi adattati a suoli poveri e climi secchi.

Un esempio interessante è il Pleurotus eryngii, un fungo saprotrofo noto anche come “cardoncello“, che cresce nelle regioni mediterranee su piante erbacee come la Ferula, quindi non su latifoglie vere e proprie. Questo adattamento lo rende un ottimo indicatore di ecosistemi aridi e caldi, spesso ai margini di aree boschive.
Scopri di più su questo fungo molto popolare e ricercato nel nostro articolo: Pleurotus eryngii complex, il fungo Cardoncello.


Latifoglie significato e specie – Seconda parte
🌳 Le principali latifoglie arboree italiane

Querce (Quercus spp.): la famiglia più diffusa

Latifoglie significato e specie, le querce
Latifoglie significato e specie, le querce

Le querce sono tra gli alberi più comuni in Italia e si adattano a una vasta gamma di ambienti. Prediligono climi moderatamente caldi, temperati e mediterranei, mentre sono meno diffuse in zone montane fredde. Possono crescere dal livello del mare fino alla bassa montagna.

🌳 Querce a foglia caduca

🌳 Querce a foglia sempreverde

  • Leccio (Quercus ilex)
  • Sughera o Quercia da sughero (Quercus suber)
  • Quercia spinosa o coccifera (Quercus coccifera)
  • Fragno o Quercia macedone (Quercus trojana)
  • Quercia vallonea (Quercus ithaburensis) → Quercia semi-sempreverde

💥 Vuoi scoprire di più sulle querce italiane? Leggi il nostro approfondimento su “Le Querce d’Italia: varietà e diffusione“.
💥 Leggi anche l’articolo dedicato alle Roverelle: Quercus pubescens – Roverella.

🍄🍄 Querce e funghi: quali specie ospitano?

Le querce italiane sono alberi ideali per molte specie fungine, soprattutto per i funghi termofili, che amano i boschi caldi. Tra questi troviamo:

🍄 I 4 Porcini: Boletus reticulatus/aestivalis (Porcino estivo), B. aereus (Porcino nero o bronzino), B. edulis (Porcino chiaro autunnale, più presente al Nord), B. pinophilus (Porcino rosso, meno comune),
 Amanita caesarea (Ovolo reale),
 Cantharellus spp. (Finferli o Galletti),
🍄🍄🍄 Altre specie tipiche delle querce:
Agaricus haemorrhoidarius, A.squamulifer,
A. citrina, A. crocea,  Amanita erythrocephala, A. ovoidea, A. phalloides, A. rubescens, A. pantherina, A. verna,
Armillaria mellea, A. tabescens,
Butyriboletus appendiculatus, B. regius,
Clitocybe nebularis,
Clitopilus prunulus,
Cortinarius orellanus (soprattutto Leccio),
Craterellus cornucopioides,
Cyanoboletus pulverulentus,
Cyatus striatus,
Entoloma lividum,
Fistulina Epatica,
Grifola Frondosa,
Gymnopus fusipes,
Hemimycena cephalotricha,
Hydnum Repandum,
Hygrophorus arbustivus, H. nemoreus, H. penarius, H. persoonii, H. russula,
Infundibulicybe geotropa, I. gibba,
Lanmaoa fragrans,
Leccinellum crocipodium, L. Lepidum (Leccio), (Leccini vari),
Lycoperdon perlatum,
Lyophyllum conglobatum,
Macrolepiota procera,
Neoboletus erythropus,
Pleurotus Dryinus,
Ramaria botrytis,
Rubroboletus satanas, R. dupainii,
Russule varie, soprattutto Russula vesca,
Suillellus queletii,
Tricholoma acerbum, T. Squarrulosum,
Xerocomus subtomentosus, altri Xerocomus/Xerocomellus.
🍄 Tartufi: Tuber Aestivum, T. Aldidum, T. Brumale, T. Melanosporum, T. Uncinatum


Latifoglie significato e specie, il faggio
Latifoglie significato e specie, il faggio

Faggio (Fagus sylvatica): il re delle foreste montane

Il faggio è considerato l’albero simbolo delle foreste montane italiane. Vegeta solitamente sopra i 500 metri, preferendo boschi ombrosi, umidi e freschi, con suoli ricchi di materia organica.

🌰 I frutti del faggio: le faggiole

Il faggio produce piccoli frutti chiamati “faggiole”, poco conosciuti ma interessanti dal punto di vista alimentare. Crude non sono adatte al consumo perché contengono alcaloidi e tannini, sostanze potenzialmente tossiche. Un tempo venivano tostate, in modo da eliminare queste sostanze, e poi utilizzate per ottenere farine e oli, sia per uso alimentare che per l’illuminazione.

I funghi tipici delle faggete

🍄 Boletus edulis (tipico del Nord,  B. reticulatus (diffuso al Centro-Sud), B. pinophilus,
🍄 Boletus aereus e Amanita caesarea – Un tempo rari nei boschi di faggio, ma oggi più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, al centro-sud si possono trovare anche fin verso i 1000 mt.,
 Cantharellus cibarius,
🍄
🍄🍄 Altre specie tipiche delle faggete:
Amanita muscaria, A. rubescens, A. submembranacea, A. verna, A. virosa,
Craterellus Lutescens (non molto comume ma presente),
Caloboletus calopus,
Craterellus Cornucopioides,
Entoloma sinuatum,
Gymnopus brassicolens,
Gymnopus hariolorum,
Gyroporus cyanescens,
Hoenbuhelia mastrucata,
Hydnum Repandum,
Hydnum Rufescens,
Hydropus subalpinus,
Hygrophorus eburneus, H. fagi, H. marzuolus, H, penarioides, H. poetarum,
Imleria badia,
Lentinellus cochleatus,
Marasmius alliaceus,
Microphale cauvetii,
Mycena pelianthina, M. rosea,
Neoboletus erythropus,
Oudemansiella mucida,
Pleurotus dryinus,
Rhodocybe nitellina,
Scutiger pes-caprae,
Strobilomyces strobilaceus
Inoltre molte tra le specie elencate tra i funghi delle querce.


Latifoglie significato e specie, il carpino bianco
Latifoglie significato e specie, il carpino bianco

Carpino (Carpinus spp.): simile al faggio, ma non troppo

Il carpino è spesso confuso con il faggio, ma si distingue per il portamento più ridotto, il tronco più ramificato, con rami che partono anche dalla base, non liscio come nel faggio ma più lobato e le foglie più piccole e seghettate.

🌰 Frutti del carpino: le nucule
A differenza del faggio, che produce faggiole, il carpino sviluppa piccoli frutti secchi chiamati “nucule”. Ogni nucula è avvolta da una brattea trilobata, che aiuta la dispersione con il vento (anemocoria).

In Italia esistono due specie principali di carpino:

  • Carpino bianco (Carpinus betulus) → Diffuso nei boschi umidi di collina e bassa montagna, è uno dei componenti principali dei boschi planiziali della Pianura Padana, spesso rinvenibile anche in altre pianure fluviali.
  • Carpino nero (Ostrya carpinifolia) → Predilige ambienti più caldi e assolati, spesso mescolandosi con l’orniello (Fraxinus ornus) con cui forma i cosiddetti orno-ostrieti. Nel nord Italia è spesso utilizzato quale albero ornamentale, in recinzioni, bordure o nei viali.

🍄 I funghi del carpino

🍄 Boletus reticulatus e Boletus aereus principalmente,
Amanite, tra cui: A. caesarea, A. rubescens, A. phalloides,
Russule, tra cui: R. adusta, R. aurea, R. cyanoxantha, R. foetens, R. heteophylla, R. vesca, R. virescens,
Leccini vari.
Leccinellun pseudoscabrum un tempo era detto L. carpinii, per la sua predilezione per i carpini,

🍄💥 Tartufi – I carpini sono alberi ideali per la ricerca dei tartufi!

⭐ Vuoi approfondire l’argomento Carpino? Scopri di più nel nostro articolo su Carpino Bianco (Carpinus betulus).


Latifoglie significato e specie, la betulla
Latifoglie significato e specie, la betulla

Betulla (Betula spp.): la pioniera delle foreste

La betulla è un albero pioniere, capace di colonizzare terreni poveri o degradati grazie alla sua straordinaria resistenza. Si trova prevalentemente in collina e montagna, ma può crescere anche in alcune aree della pianura padana, specialmente su suoli aridi e sabbiosi. La sua caratteristica più distintiva è la corteccia bianca, che si sfoglia in sottili strati simili a fogli di carta sovrapposti.

Questa specie è tipica di climi freschi e non è presente negli ambienti caldi-mediterranei. Tuttavia, nel Sud Italia esistono alcune colonie relitte, sopravvissute alle grandi glaciazioni. Le più note si trovano sull’altopiano della Sila e, soprattutto, tra l’Etna e i Nebrodi, dove cresce la Betula aetnensis, una specie endemica adattatasi ai suoli vulcanici e testimone di un passato climatico molto diverso.

🍄 I funghi della betulla

🍄I funghi detti Porcinelli o Leccini sono i più comuni tra le betulle (Leccinum scabrum, L. aurantiacum e altri simili).
🍄🍄🍄
Le Betulle ospitano anche:
Boletus Edulis,
spesso associato ad Amanita muscaria, fungo da molti ritenuto una “spia” dei Porcini,
Chalciporus piperatus,
Hygrophorus hedrychii,
Neoboletus erythropus,
Tricholoma Flavobrunneum, T. fulvum.
🍄
Caratteristici delle betulle: il fungo lignicolo Piptoporus betulinus un fungo a mensola bianchiccio, parassita,
Lactarius torminosus un micorrizico quasi esclusivo di questa pianta.


Latifoglie significato e specie, il castagno
Latifoglie significato e specie, il castagno

Castagno (Castanea sativa): un gigante introdotto dai Romani

Il castagno non è una specie autoctona, ma è ormai parte integrante del paesaggio italiano. Si trova dall’Appennino alle Alpi, ma in alcune zone cresce fino al livello del mare (come sull’isola d’Elba e in Liguria di levante).

🍄 I funghi del castagno

🍄 I funghi più caratteristici del castagno sono:
Boletus aereus, B. edulis, B. reticulatus
, B. pinophilus,
Amanita caesarea,
Cantharellus cibarius,
Tra i castagni sono però presenti anche la maggior parte dei funghi segnalati tra le querce e i faggi.

💥 Scopri di più sul castagno e i funghi che ospita nel nostro articolo: Castagno – Castanea sativa.


Latifoglie significato e specie, il tiglio
Latifoglie significato e specie, il tiglio

Tiglio (Tilia L. spp.): l’albero dei viali

Il tiglio non è una singola specie, ma un gruppo di alberi che spesso si ibridano tra loro. In Italia, le specie più diffuse sono:

  • Tiglio selvatico a foglia piccola (Tilia cordata Mill.)
  • Tiglio nostrano (Tilia platyphyllos Scop.)
  • Tiglio europeo o comune (Tilia × europaea), un ibrido naturale tra le due specie precedenti.

Nei parchi e lungo i viali urbani, invece, si utilizza spesso il Tiglio americano (Tilia americana L.), una specie introdotta dal Nord America per la sua crescita rapida e la resistenza all’inquinamento.

🍄 Sapevi che il tiglio è un ottimo albero per i funghi?

Molti non lo sanno, ma il tiglio è facilmente micorrizabile da diverse specie fungine, tra cui:
🍄 Boletus edulis, B. reticulatus,
Cantharellus cibarius,
diverse Amanita tra cui: Amanita caesarea, A. pantherina, A. phalloides, A. rubescens,
diverse
Russule
Leccinum spp. (Leccini o Porcinelli).

💥 Non perderti il nostro dettagliatissimo articolo: Tiglio – Tilia cordata, Tilia Platyphyllos e Ibridi.


Latifoglie significato e specie, l'Olmo
Latifoglie significato e specie, l’Olmo

Olmo (Ulmus spp.): il gigante in pericolo

L’Olmo è un genere di alberi maestosi, diffuso in tutta Europa e in Italia, dove le specie più comuni sono:

🌳 Olmo campestre (Ulmus minor Mill.), una delle specie più presenti nei boschi planiziali e nelle siepi campestri.
🌳 Olmo montano (
Ulmus glabra Huds.), tipico delle zone collinari e montane, spesso presente lungo i corsi d’acqua e nei boschi misti.
🌳 Olmo siberiano (
Ulmus pumila L.), una specie introdotta, diffusa in alcuni parchi urbani per la sua resistenza alla siccità e alle avversità climatiche.

Nei parchi e lungo i viali delle città si trovano spesso ibridi e cultivar ornamentali, selezionati per la loro crescita veloce e la maggiore resistenza alla grafiosi, la malattia fungina che ha decimato le popolazioni di olmo in Europa.

💥⭐ Lo sapevi? L’Olmo è un ottimo albero per i funghi!

Molti non lo sanno, ma l’Olmo può essere associato a diverse specie fungine, tra cui:

🍄 Il più caratteristico e tipico è: Flammulina velutipes, anche detto Fungo dell’Olmo,
 Calocybe gambosa o Prugnolo è un altro fungo che si rinviene abitualmente tra rovi, rosacee in presenza di olmi
,
🍄🍄🍄
Tra le altre specie comuni:
Clitocybe Geotropa,
Entoloma aprile, E. saundersii, E. sepium,
Hypsizygus ulmarius,
Leccinum duriusculum,
Morchella Deliciosa,
Morchella Rotunda,
Rhodotus palmatus
,

🍄 Non comuni, ma in alcuni casi possono ospitare Boletus reticulatus, Russule, Lattari e alcune specie di Amanita.


Latifoglie italiane, l'Ontano
Latifoglie italiane, l’Ontano

Ontano (Alnus spp.): il custode delle zone umide

L’ontano è un albero tipico degli ambienti umidi, diffuso lungo le rive dei fiumi, nelle zone palustri e nei boschi igrofili. Predilige suoli saturi d’acqua, dove svolge un ruolo ecologico fondamentale stabilizzando il terreno e contribuendo all’arricchimento del suolo con azoto, grazie alla simbiosi con batteri azotofissatori presenti nelle sue radici.

In Italia si trovano principalmente tre specie:

🌿 Ontano nero (Alnus glutinosa), il più diffuso, tipico delle zone umide di pianura e collina.

🌿 Ontano bianco (Alnus incana), presente soprattutto lungo i corsi d’acqua delle regioni alpine e prealpine.

🌿 Ontano napoletano (Alnus cordata), una specie endemica dell’Italia meridionale, diffusa nelle zone montane.

⭐ Una caratteristica distintiva dell’ontano sono le radici rossastre, che spesso emergono dal limo o dalla sabbia, e le sue foglie dure e coriacee, che lo rendono facilmente riconoscibile.

🍄 I funghi dell’ontano

A differenza di molte altre latifoglie, l’ontano ha una relazione micorrizica con due sole specie fungine:

🍄 Amanita friabilis – una specie poco conosciuta, rara e strettamente legata a questa pianta.
🍄 Gyrodon lividus – simbionte specifico dell’ontano (Alnus spp.). Specie ectomicorrizica che instaura una simbiosi mutualistica con le radici degli ontani, aiutando la pianta nell’assorbimento dei nutrienti, in particolare del fosforo, e beneficiando in cambio degli zuccheri prodotti attraverso la fotosintesi.
Questo fungo è tipico degli ambienti umidi e alluvionali, dove gli ontani sono presenti, ed è spesso trovato nei pressi di corsi d’acqua, torbiere e zone paludose. È caratterizzato da un cappello viscido, da tubuli decorrenti sul gambo e da una colorazione giallastra-olivastra. A differenza di altri boleti, le sue spore hanno una colorazione bruno-rossastra. Dal punto di vista ecologico, la sua presenza è un ottimo indicatore di ambienti umidi ben conservati.


Latifoglie italiane, il Frassino
Latifoglie italiane, il Frassino

Frassino (Fraxinus spp.): l’albero delle Morchelle

Il frassino è un albero sempre più a rischio. Negli ultimi anni sta subendo gravi attacchi da parte di insetti xilofagi, come il Bostrico tipografo, e da micromiceti patogeni, che ne compromettono rapidamente la salute portandolo alla morte.

🐛Non perderti questo articolo: I Parassiti del Frassino – Frassini morenti e Morchelle in crisi.

Predilige ambienti umidi, come zone golenali, boschi igrofili e pascoli montani.

In Italia si trovano principalmente due specie:

  • Frassino maggiore (Fraxinus excelsior), più diffuso nel Nord e nelle aree montane.
  • Frassino meridionale (Fraxinus angustifolia), tipico del Centro-Sud e delle zone costiere.

⭐ Anche l’Orniello (Fraxinus ornus) è un frassino a tutti gli effetti, sebbene pochi lo sappiano, ne conoscono l’esistenza o siano in grado di riconoscerlo.

🍄 I funghi del frassino

A differenza di molte altre latifoglie, il frassino non forma micorrize con i Porcini o altre Boletacee.
In realtà, non è particolarmente incline a legarsi con molte specie fungine, ma è noto per ospitare ai suoi piedi pregiate Morchelle o Spugnole (Morchella spp.), in particolare:
🍄 Morchella esculenta (Spugnola), insieme con Disciotis venosa e Dumontina tuberosa.

💥⭐Ti consiglio di leggere questo articolo: Morchelle in Giardino? Ecco come coltivare le Morchelle.


Latifoglie italiane, l'Orniello
Latifoglie italiane, l’Orniello

Orniello (Fraxinus ornus): lo sconosciuto albero da Porcini

L’Orniello è un albero poco conosciuto, nonostante sia molto comune in Italia, soprattutto nelle aree mediterranee. Non raggiunge grandi dimensioni, ma nelle condizioni ideali può superare i 20 metri di altezza.

È noto anche come “albero della manna”, poiché dalla sua linfa si estrae la manna, un dolcificante naturale con leggere proprietà lassative, citato persino nelle Scritture.

🍄 I funghi dell’Orniello

Non tutti sanno che l’Orniello è un ottimo albero da Porcini! Ospita diverse specie fungine ma le più ricercate sono:
🍄
Boletus aereus, B.reticulatus, sporadicamente B. edulis,
Amanita caesarea, A. rubescens,
tra gli ornielli si possono trovare molte tra le specie termofile più comuni, alcuni Cantharelli, diverse Russule.

💥⭐Non perderti questo articolo: Orniello / Orno / Fraxinus ornus.


Sorbo (Sorbus aria e Sorbus aucuparia): la dispensa degli uccelli

Il sorbo è spesso più noto come albero da frutto che come latifoglia dei nostri boschi. Esiste inoltre spesso confusione tra le specie:

🌳 La nespola (Mespilus germanica), detta anche Nespolo o Sorbo germanico, non appartiene ai sorbi, ma è una specie a sé stante ed è anche una sempreverde.
🌳 Il vero sorbo domestico (Sorbus domestica), noto per i suoi frutti chiamati sorbe, è un alberello coltivato per la produzione di frutta.
🌳 Le due specie selvatiche presenti nei boschi italiani sono:

  • Sorbo montano (Sorbus aria), che cresce prevalentemente in ambienti montani aperti.
  • Sorbo degli Uccellatori (Sorbus aucuparia), più comune nei boschi montani fitti.

Entrambe le specie producono frutti ricchi di tannini, molto apprezzati da merli e altri uccelli, che contribuiscono alla dispersione dei semi.

🍄 I funghi del sorbo

Non tutti sanno che il sorbo può ospitare funghi simbionti! In particolare, è spesso associato a:
🍄 Boletus edulis, B. reticulatus, Cantharellus cibarius, Armillaria ssp. (Chiodino).

💥⭐ Ho descritto dettagliatamente le due specie selvatiche in questi articoli:


Latifoglie italiane, Acero ornamentale
Latifoglie italiane, Acero ornamentale

Acero (Acer ssp.) l’albero della bandiera canadese

In Italia si trovano diverse specie di aceri, alcune delle quali diffuse come ibridi ornamentali. I più apprezzati nei parchi e giardini sono quelli a foglia rossa appuntita (Acero giapponese palmato), noti per il loro aspetto decorativo.

Le specie selvatiche italiane, sono tre:

  • Acero campestre (Acer campestre) → Specie mesofila, diffusa dal livello del mare fino ai piedi dei monti.
  • Acero montano (Acer pseudoplatanus) → Cresce in ambienti più freschi, dai colli fino alla media montagna.
  • Acero italico o Opalo (Acer opalus) → Cresce sui rilievi del centro-sud su suoli calcarei, poco diffuso.

Tra le specie utilizzate in parchi, giardini, ibrivi vari o specie provenienti dal resto del pianeta ci sono: Acero tridente, Acer capillipes, Acero del Caucaso, Acero a foglia di carpino, Acero circinato, Acero a foglia di cissus, Acero a foglia di crataegus, Acero di David, Acero di Amour, Acero grigio, Acero di Henry, Acero giapponese e giapponese palmato, Acero di Lobel, Acero dell’Oregon, Acero di Miyabe, il Negundo, Acero della Pensylvania, Acero riccio o di Norvegia, Acero rosso, Acero Rufinerve, Acero argentato, Acero saccarino, Acero di Shirasawa, Acero di Siebold, Acero Sicamoro o di monte, Acero dalla gemma rossa, Acero trifloro, Acero velutinum.

🍄 L’acero è poco noto tra i fungaioli italiani, poiché non forma micorrize con molte specie fungine. Tuttavia, in boschi misti dove è presente insieme ad altre latifoglie simbionti, è possibile trovare: Russule, Finferli e sporadicamente anche Porcini (Boletus edulis e B. reticulatus).
🍄 Talvolta presenti su legno di acero anche Pleurotus ostreatus e Flammulina velutipes.


Latifoglie italiane, filare di Pioppi
Latifoglie italiane, filare di Pioppi

Pioppo (Populus spp.) e Pioppo tremulo (Populus tremula): i giganti dei boschi umidi e delle pianure alluvionali

I pioppi sono alberi a foglia caduca diffusi in tutta Italia, soprattutto lungo i corsi d’acqua, nei boschi igrofili e nelle pianure alluvionali. Crescono rapidamente e svolgono un ruolo ecologico fondamentale nel consolidamento dei terreni e nella purificazione dell’acqua.

Il pioppo è anche un albero di grande importanza economica, ampiamente coltivato per la produzione di cellulosa e legname. Tuttavia, queste piantagioni non sono veri e propri rimboschimenti, ma coltivazioni destinate al taglio. Tra le varietà più utilizzate a questo scopo troviamo:

  • Pioppo canadese (Populus × canadensis) – Ibrido molto diffuso per la produzione di legname leggero e cellulosa.
  • Pioppo balsamico (Populus balsamifera) – Specie nordamericana coltivata per il suo legno tenero e resistente.
  • Pioppo gatterino (Populus alba × Populus tremula) – Ibrido a crescita rapida, impiegato nell’industria cartaria e per il legno da imballaggio.

🌿 Le principali specie spontanee in Italia

  • Pioppo nero (Populus nigra) – Tipico delle rive dei fiumi e delle zone umide, si riconosce per il tronco scuro e le foglie triangolari.
  • Pioppo bianco (Populus alba) – Comune nei boschi planiziali e lungo i corsi d’acqua, ha tronco chiaro e foglie biancastre sulla pagina inferiore.
  • Pioppo tremulo (Populus tremula) – Diffuso nei boschi montani e collinari, si distingue per le sue foglie rotonde e sottili, che vibrano al minimo soffio di vento. È una pianta pioniera, capace di colonizzare rapidamente suoli poveri e degradati, contribuendo alla rigenerazione del bosco. Si trova in zone mesofile dalle alte pianure ai monti.
  • Pioppo cipressino o Pioppo lombardo (Populus nigra ‘Italica’) – Varietà clonale del Pioppo nero, selezionata in Italia nel XVIII secolo. Ha un portamento colonnare molto slanciato, con rami ascendenti paralleli al tronco, che gli conferiscono un aspetto simile al cipresso. È comunemente piantato in filari lungo le strade, i campi e i corsi d’acqua, costituendo una delle varietà più iconiche del paesaggio agrario italiano.

🍄 I funghi del pioppo e del pioppo tremulo

Il Pioppino (Cyclocybe cylindracea, ex Agrocybe aegerita) è l’unica specie di interesse culinario associata al pioppo, ed è ampiamente coltivato su substrati di pioppo per la sua qualità gastronomica. Tuttavia, i pioppi sono associati a numerose specie saprofite e parassite, tra cui:
Phellinus populicola – Fungo lignicolo che attacca i tronchi vecchi e indeboliti.
Ganoderma resinaceum – Parassita che può causare marciume radicale negli esemplari più vecchi.
Flammulina velutipes (fungo dell’Olmo),
Helvella lacunosa,
Hypsizygus ulmarius,
Lentinus tigrinus

Tricholoma populinum.

Il Pioppo tremulo, a differenza degli altri pioppi, è un discreto simbionte dei Porcini, in particolare di: Boletus edulis e B.reticulatus, soprattutto in boschi misti con altre latifoglie micorriziche,
Leccini (Leccinum aurantiacum, Leccinum scabrum),
Neoboletus erythropus (ex Boletus erythropus).

Dopo la sua morte, il pioppo tremulo viene costantemente attaccato dal Pleurotus ostreatus, uno dei funghi lignicoli più ricercati, oltre che da Schizophyllum commune ed Exidia nigricans.


Latifoglie italiane, filare di Platani
Latifoglie italiane, filare di Platani

Platano (Platanus spp.): il gigante delle alberate urbane e fluviali

Il platano è una maestosa latifoglia a foglia caduca, diffusa in Italia sia in ambiente naturale che nelle alberature urbane. Cresce principalmente lungo i fiumi, nei boschi igrofili e nelle pianure alluvionali, ma è anche ampiamente utilizzato nei viali cittadini e nei parchi per la sua resistenza all’inquinamento e alla potatura.

🌿 Le principali specie in Italia

🍃 Platano comune (Platanus × acerifolia) – Ibrido tra il platano orientale (Platanus orientalis) e il platano occidentale (Platanus occidentalis), diffuso in città, lungo strade e piazze.

🍃 Platano orientale (Platanus orientalis) – Specie spontanea nelle regioni meridionali e lungo i corsi d’acqua, caratterizzata da foglie profondamente lobate.

Il platano è facilmente riconoscibile per la sua corteccia che si sfoglia a chiazze, rivelando strati di colore verde chiaro e grigio, e per le sue grandi foglie palmate simili a quelle dell’acero.

🍄 I funghi del platano

Sebbene non abbia relazioni micorriziche con specie di interesse gastronomico, il platano può ospitare funghi saprofiti e parassiti del legno, come:

🍄 Ganoderma applanatum e Ganoderma australe – Lignicoli che degradano il legno vecchio e indebolito,
Inonotus hispidus – Un fungo parassita che provoca carie bianca nei tronchi più anziani.
Pholiota squarrosa – Un fungo saprofita che cresce alla base degli alberi morenti.

A causa del Ceratocystis platani, un fungo patogeno responsabile del cancro colorato del platano, molte alberature urbane sono oggi a rischio, con gravi conseguenze per il verde pubblico e la stabilità degli ecosistemi urbani.


Latifoglie significato e specie – Terza parte 🌳 Altre latifoglie minori o arbustive

  • Bagolaro o Spaccasassi (Celtis australis) è un albero vero e proprio che può raggiungere i 20-25 metri, spesso percepito come albero ornamentale da viali, ma in realtà è un albero spontaneo nei boschi radi mediterranei, specialmente in aree rupestri. È noto per i suoi frutti neri, piccoli e commestibili, che possono essere consumati al naturale o sotto spirito.
    – Non è un albero noto per essere micorrizato, ma in boschi misti può trovarsi associato a finferli e, più sporadicamente, ai porcini.
  • Biancospino (Crataegus monogyna / Crataegus oxycantha) è un arbusto spinoso caratteristico dei boschi radi di pianura e collina, spesso presente in ambienti fluviali. Produce frutti rossi, molto apprezzati dagli uccelli, mentre nelle varietà ibride vengono utilizzati per la preparazione di marmellate. Particolarmente noto è l’Azzeruolo (Crataegus azarolus), i cui frutti vengono impiegati per bevande e conserve.
    – Il biancospino è spesso rinvenibile negli habitat tipici delle Morchelle.
  • Ciavardello (Sorbus torminalis) è una specie intermedia tra il biancospino e il sorbo, con foglie decidue simili a quelle del biancospino, ma più appuntite. Produce frutti rossi astringenti, commestibili solo a maturazione avanzata, tradizionalmente utilizzati per la produzione di sidro.
  • Ciliegia di volpe (Lonicera xylosteum) è un arbusto che forma siepi spontanee in bassa collina, caratterizzato da foglie ellittiche e frutti rossi. Questi ultimi, se ingeriti, possono irritare la mucosa intestinale e causare altri disturbi, rendendoli non commestibili.
  • Ciliegio selvatico (Prunus avium), pur essendo molto comune nei boschi italiani, è spesso sottovalutato rispetto al ciliegio domestico.
    – Non è un albero micorrizico, ma il suo legno morto ospita frequentemente Daedaleopsis tricolor, un fungo lignicolo dai caratteristici colori rossicci concentrici.
  • Corniolo (Cornus mas), apprezzato per i suoi frutti rossi ricchi di vitamina C.
    – Non è un albero micorrizico ma cresce spesso nelle vicinanze dei prugnoli e dei loro funghi simbionti. Il corniolo si trova spesso nelle vicinanze di fungaie con funghi Prugnoli (Calocybe gambosa).
  • Fico comune (Ficus carica), Il fico è una pianta dalle origini antichissime, presente in forma spontanea soprattutto nel Sud Italia e nelle regioni costiere. Cresce su terreni aridi, lungo le scarpate e nelle zone abbandonate, grazie alla sua straordinaria capacità di adattamento. Le sue radici profonde lo rendono molto resistente alla siccità.
    – Nelle zone più umide, su tronchi morti o rami in decomposizione, si possono trovare piccoli Ascomiceti come Daldinia concentrica e Xylaria spp., talvolta sul fico può vegetare anche Pleurotus ostreatus.
  • Frangola (Rhamnus frangula, Frangula alnus) – Arbusto tipico delle boscaglie rade, dei margini boschivi e delle brughiere umide mesofile. Ha foglie ellittico-obovate, picciolate e lucide, mentre i frutti, globosi e neri a maturità, non sono commestibili. Non è una pianta simbionte.
  • Frangola alpina ((Rhamnus alpina) – Arbusto montano che cresce su pendii ciottolosi e lungo i corsi d’acqua. Alto 1-3 metri, ha foglie ovaliformi, crenate ai margini e lucide. I frutti, globosi e porpora-nerastri a maturità, non sono commestibili. Non è una pianta simbionte.
  • Fusaggine o Berretto del prete (Evonymus europeus) – Arbusto di 2-3 metri, tipico di boscaglie rade, incolti, pianure e colline mesofile. È noto per i suoi frutti ornamentali: capsule rosa-rossastre con quattro rigonfiamenti, che a maturità si aprono rivelando semi arancione brillante. L’intera pianta è tossica. Non è una specie simbionte.
  • Gelso (Morus alba, Morus nigra) – Sebbene sia principalmente una pianta da frutto, alcune specie si sono naturalizzate in Italia. Morus alba, introdotto dall’Asia per l’allevamento del baco da seta, è oggi diffuso in molte aree.
    – Entrambi i gelsi sono noti per i loro ottimi frutti dolci, bianchi o rossi-nerastri, e spesso ospitano funghi lignicoli, tra cui i pregiati Pioppini (Cyclocybe aegerita) e le Orecchie di Giuda (Auricularia auricula-judae).
  • Lantana (Viburnum lantana), più conosciuta come arbusto ornamentale che come specie spontanea, è diffusa nel bacino del Mediterraneo e non è nota per formare simbiosi micorriziche.
  • Maggiociondolo (Laburnum anagyroides) è un alberello alto fino a 5-6 metri, tipico di zone mesofile, spesso coltivato nei parchi per il suo valore ornamentale. È noto per la spettacolare fioritura tra maggio e giugno, con lunghi racemi penduli di fiori gialli. Da non confondere con i fiori d’acacia: sebbene abbiano una forma simile, sono tossici e non commestibili. Non è una pianta simbionte.
  • Melo selvatico (Malus sylvestris) – Albero tipico dei boschi planiziali e pedemontani mesofili, inizialmente spontaneo e successivamente coltivato per i suoi frutti, che nella forma selvatica restano piccoli e aspri.
    – Probabilmente non è una pianta simbionte, ma si trova spesso nei pressi di Ovoli reali (Amanita caesarea) e Porcini estatini (Boletus reticulatus) nei boschi umidi e ombrosi della Pianura Padana.
  • Mandorlo selvatico (Prunus dulcis var. amara), è una latifoglia a foglia caduca che cresce spontaneamente nel Sud Italia, soprattutto nelle regioni più aride e calde. Si trova lungo pendii rocciosi, in pascoli incolti e ai margini dei boschi mediterranei, dove resiste alla siccità grazie alle sue radici profonde. La varietà selvatica del mandorlo coltivato è più rustica e resistente, si riconosce per i frutti piccoli e amari, ricchi di amigdalina, una sostanza tossica se consumata in grandi quantità.
    – Sebbene il mandorlo non formi micorrize con funghi di interesse gastronomico, può ospitare alcune specie saprofite e parassite:
    🍄 Cytospora prunicola – Un fungo patogeno che causa necrosi e cancri rameali nei mandorli e nelle drupacee, Fusicoccum amygdali – Responsabile della “moria dei rami”, una malattia che colpisce i mandorli in condizioni di stress idrico, Polyporus tuberaster – Talvolta presente su legno morto di mandorlo, noto per la sua capacità di svilupparsi su tronchi secchi.
  • Mirabolano o Ciliegio-susino (Prunus cerasifera) – Albero da frutto inizialmente selvatico, oggi ampiamente utilizzato come portainnesto per altre specie di Prunus o per gli ornamentali ciliegi giapponesi. Il vero susino selvatico ha foglie e frutti di colore rossiccio-bordeaux ma oggi per esensione si considerano come Prunus cerasifera anche susini a foglia verde, spesso chiamati anche Amolo, Bromolo, Marusticano, Susinciliegio, mentre la prugna selvatica è detta Ramazzina o Ramasin-Ramassin. Non è una pianta simbionte.
  • Nocciolo (Corylus avellana), piccolo albero o grande arbusto più noto per le sue nocciole che per i suoi funghi, può comunque ospitare finferli, russule e porcini in boschi misti.
  • Noce (Juglans regia) – Albero a foglia caduca diffuso sia in ambienti naturali che coltivati, apprezzato per i suoi frutti e il legno pregiato. Produce juglone, una sostanza allelopatica che inibisce la crescita di molte piante vicine.
    – Non è una pianta simbionte, ma spesso ospita funghi lignicoli parassiti, tra cui il Poliporo sulfureo (Laetiporus sulphureus), noto anche come “Gallina dei boschi”, e il Ganoderma (Ganoderma spp.).
  • Pado o Ciliegio a grappoli (Prunus padus) – Albero alto fino a 10-15 metri, abbondante nelle golene, zone umide di pianura e submontane. In primavera produce spettacolari grappoli di fiori profumatissimi, che formano ampie macchie bianche decorative. I frutti neri, ricchi di tannini, legano in bocca e non sono commestibili da crudi, ma risultano ottimi per marmellate, ratafià e preparazioni sotto spirito. Non è un albero simbionte.
  • Palla di neve o Pallone di maggio (Viburnum opulus) – Arbusto alto 1-3 metri, tipico delle boscaglie rade e fresche di pianura, spesso associato ai pioppi. Si riconosce facilmente per i frutti rossi penduli, riuniti in piccoli ombrelli, non commestibili. Non è una pianta simbionte.
  • Pero corvino (Amelanchier ovalis) – Arbusto o piccolo albero deciduo, tipico di pendii aridi, rupi e boscaglie rade. Produce fiori bianchi primaverili e frutti scuri commestibili, simili a piccole bacche. In autunno il fogliame si tinge di giallo, arancio o rosso prima della caduta. Non è una pianta simbionte.
  • Pero mandorlino (Pyrus amygdaliformis) – Alberello o arbusto deciduo, diffuso in boscaglie aride, garighe e pendii rocciosi mediterranei. Ha foglie strette e allungate, simili a quelle del mandorlo, e produce piccoli frutti sferici giallo-brunastri. Non è una pianta simbionte.
  • Pero selvatico (Pyrus pyraster) – Albero o arbusto deciduo, spinoso, diffuso in boschi radi, margini forestali e siepi campestri, dal livello del mare fino alle zone collinari e submontane. Ha foglie ovali o rotondeggianti e fiori bianchi primaverili. I frutti sono piccoli e molto duri da crudi, ma diventano più dolci e commestibili dopo l’ammezzimento.
    – Non è una pianta simbionte. Sul pero selvatico è possibile trovare funghi saprofiti come Phellinus tuberculosus e Fomitiporia punctata, che attaccano il legno indebolito.
  • Pistacchio (Pistacia vera) – Alberello deciduo, tipico di ambienti aridi e collinari mediterranei, coltivato per i suoi frutti pregiati. Ha foglie pennate che in autunno assumono colorazioni rossastre prima della caduta.
    – Non è una pianta simbionte, ma in Sicilia è particolarmente apprezzato per una varietà locale della Gallina dei boschi (Laetiporus sulphureus), molto ricercata sull’isola.
  • Prugnolo (Prunus spinosa), arbusto diffuso in radure e margini boschivi, è noto per la sua associazione con il fungo di San Giorgio (Calocybe gambosa), che fruttifica nei prati circostanti.
  • Salice, presente in varie specie, è in gran parte a portamento arbustivo, con eccezioni come il salice delle capre (Salix caprea), noto per i suoi fiori primaverili chiamati “gattini”, e il salice bianco (Salix alba), tipico delle zone umide e golenali.
    – Non è una latifoglia micorrizica, ma ospita frequentemente l’Orecchia di Giuda (Auricularia auricula-juda) e Pleurotus ostreatus sui tronchi morti.
  • Sambuco nero (Sambucus nigra), comune ai margini dei boschi, è apprezzato per i suoi fiori e frutti utilizzati in cucina. La specie montana detta Sorbo rosso (Sambucus racemosa) produce invece frutti rossi non commestibili.
    – È un ospite abituale dell’Auricularia auricula-juda, talvolta anche di Flammulina velutipes e Pleurotus ostreatus che crescono sul legno morto.
  • Sanguinello (Cornus sanguinea) – Arbusto deciduo molto simile al Corniolo, diffuso in boscaglie, margini di boschi e siepi campestri, dal livello del mare fino alle zone collinari e submontane. Si riconosce per i rami rossastri, che in autunno diventano particolarmente evidenti, e per le foglie ovate che si tingono di rosso scarlatto prima di cadere. I frutti scuri e globosi non sono commestibili per l’uomo, ma rappresentano un’importante fonte di cibo per la fauna selvatica. Non è una pianta simbionte.
  • Spincervino (Rhamnus cathartica) – Arbusto o piccolo albero deciduo, spinoso, tipico di boscaglie rade, margini boschivi e siepi campestri su suoli calcarei, dal livello del mare fino alle zone collinari. Ha foglie opposte o sub-opposte, ovali e seghettate, e produce frutti globosi neri a maturità, altamente tossici per l’uomo, ma graditi agli uccelli. Non è una pianta simbionte.
  • Terebinto (Pistacia terebinthus) – Arbusto o piccolo albero deciduo, tipico di boscaglie aride, garighe e pendii rocciosi mediterranei. Ha foglie pennate e aromatiche, che in autunno assumono splendide tonalità rossastre prima della caduta. Produce piccoli frutti rossastri, non commestibili per l’uomo ma graditi alla fauna selvatica. Dal suo tronco si estrae una resina profumata, usata un tempo per scopi medicinali e aromatici. Non è una pianta simbionte.
  • Versicaria o Senna (Colutea arborescens) è un arbusto leguminoso che ricorda la ginestra, con fiori gialli e foglie ellittiche o ovate. Produce baccelli rigonfi contenenti semi non commestibili. Diffusa in tutta l’area mediterranea, cresce anche nella macchia e nelle zone rupestri.
    – Non è una pianta notoriamente simbionte, tuttavia quando si trova nella macchia mediterranea, può ospitare nei paraggi funghi tipici della macchia, tra cui anche Porcini .

Latifoglie significato e specie – Quarta parte 🌳 Latifoglie particolori. Specie aliene-invasive

L’introduzione di specie esotiche ha avuto un forte impatto sugli ecosistemi forestali italiani. Alcune latifoglie aliene si sono naturalizzate senza alterare eccessivamente la biodiversità, mentre altre sono diventate invasive, diffondendosi in modo incontrollato e modificando la composizione del bosco. Queste specie possono competere con la vegetazione autoctona, alterare la qualità del suolo e, in alcuni casi, rendere il sottobosco sfavorevole alla crescita dei funghi simbionti, come i Porcini.

Castagno d’India o Ippocastano (Aesculus hippocastanum)

Albero molto conosciuto e onnipresente in parchi, giardini e viali alberati, ma non spontaneo nei boschi italiani. Originario dei Balcani, è stato introdotto in Europa occidentale nel XVI secolo per il suo valore ornamentale.
– Non forma micorrize, quindi non favorisce la crescita di funghi simbionti, ed è vulnerabile alla cameraria, un parassita che danneggia le sue foglie.

In Italia, oltre alla specie Aesculus hippocastanum, sono spesso presenti in parchi e giardini anche: Ippocastano californiano, I. rosa, I. giallo, I d’india, Aesculus X Negecta e I. rosso.

Di seguito, alcune delle latifoglie invasive che hanno modificato profondamente gli ecosistemi boschivi italiani:

Robinia (Robinia pseudoacacia)

Albero deciduo, originario del Nord America, introdotto in Europa nel XVII secolo e oggi ampiamente naturalizzato e invasivo. Si diffonde rapidamente grazie ai suoi polloni radicali e alla capacità di colonizzare suoli poveri e scoscesi, spesso ai margini dei boschi. La sua crescita aggressiva altera la composizione forestale, riducendo la biodiversità e impoverendo il suolo.
– Forma boschetti densi che ostacolano la crescita di funghi simbionti, rendendo difficoltosa la presenza di specie come i Porcini. Un paio di piante di Robinia nel bosco misto pregiato, non fanno grande danno ai funghi micorrizici ma, una presenza oltre il 10% ostacola la vegetazione di tutti i funghi, rilascia infatti nel suolo sostanze che ostacolano la presenza di specie micorriziche.
Riguardo invece le specie saprofite o parassite, Armillaria mellea è in grado di vegetare prevalentemente sulle sue radici o su ceppaie morte di questa pianta.
Anche Macrolepiota procera può vegetare in un bosco non esclusivo di Robinia pseudoacacia, purché questa specie non sia prevalente nel bosco.

Il suo legno è apprezzato per la resistenza, e i suoi fiori forniscono nettare per la produzione del pregiato miele di acacia.

Ailanto (Ailanthus altissima)

Albero deciduo, originario della Cina, introdotto in Europa nel XVIII secolo come pianta ornamentale e oggi invasivo nei contesti urbani e naturali. Cresce rapidamente e si riproduce in modo massiccio, colonizzando margini boschivi, terreni abbandonati e scarpate. Le sue foglie e radici rilasciano sostanze allelopatiche che inibiscono la crescita di altre piante e impoveriscono il sottobosco.
– È considerato un “scacciafunghi”, poiché le sostanze che rilascia nel suolo ostacolano la presenza di specie micorriziche.

Quercia rossa (Quercus rubra)

Specie originaria del Nord America, introdotta in Europa per rimboschimenti e scopi ornamentali. Oggi si sta naturalizzando in diversi boschi italiani, in particolare su suoli acidi o poveri. A differenza di altre latifoglie invasive, la Quercia rossa è un ottimo albero micorrizico, capace di ospitare funghi simbionti di grande valore. In boschi maturi, si associa con Boletus reticulatus e Boletus edulis, e in rari casi anche con Boletus aereus e Boletus pinophilus. Dove il bosco non è soffocato dall’eccesso di foglie e rametti caduti, possono fruttificare anche Russule e Finferli (Cantharellus ssp.).

Da segnalare che tra le querce rosse, spesso introdotte in Italia a scopo ornamentale o in rimboschimenti, si possono trovare anche Quercia scarlatta (Quercus coccinea), riconoscibile per le foglie meno larghe e più appuntite, Quercia settentrionale acuminata (Quercus ellipsoidalis) specie nordamericana anche questa con foglie profondamente lobate e appuntite e la Quercia spagnola di palude (Quercus palustris), specie statunitense ormai ampiamente diffusa in rimboschimenti di Piemonte, Lombardia e Veneto, ha le foglie leggermente meno larghe e più appuntite rispetto alla quercia rossa.

– In ambienti ben strutturati, dove siano presenti alberi longevi, che producono già frutti e in cui vi siano anche giovani piantine nate da seme, posso essere presenti la gran parte delle specie fungine descritte tra le querce, in particolar modo di Porcini nelle varietà aereus, edulis e reticulatus.

Noce nero (Juglans nigra)

Specie nordamericana, introdotta in Europa per la produzione di legno pregiato. Cresce rapidamente e forma boschetti densi, grazie alla capacità di rilasciare juglone, una sostanza allelopatica che inibisce la crescita di molte piante e funghi simbionti.
– Non è una pianta simbionte, ma può ospitare funghi lignicoli parassiti come il Poliporo sulfureo (Laetiporus sulphureus, “Gallina dei boschi”) e il Ganoderma (Ganoderma spp.).

Castagno americano (Castanea dentata)

Specie un tempo diffusa nel Nord America, oggi rara nel suo habitat naturale a causa della cancro del castagno, ma introdotta in Europa per prove di rimboschimento. In Italia è presente in forma limitata e non è un albero simbionte. A differenza del Castagno europeo (Castanea sativa), che forma associazioni con diversi funghi simbionti (tra cui Porcini e Galletti).
– Il Castagno americano non favorisce una ricca biodiversità micologica.

Ciliegio tardivo (Prunus serotina)

Introdotto in Europa nel 1922, questa specie esotica ha progressivamente colonizzato diverse aree, inclusi i boschi attorno a Malpensa e nell’ovest della Lombardia. Negli ultimi decenni, il Prunus serotina è diventato particolarmente invasivo nella pianura e nel pianalto insubre (provincia di Varese), formando boschi densi che possono alterare gli ecosistemi locali.
– Al momento non sono ancora note specie fungine associate a questa pianta.

Paulonia (Pawlonia tomentosa)

É una specie esotica originaria della Cina, ormai ampiamente diffusa nei boschi italiani, soprattutto in ambienti ripariali e aree ruderali. Si riconosce facilmente per le sue grandi foglie vellutate e per le spettacolari fioriture primaverili di colore viola-lilla. Cresce rapidamente e si adatta a suoli poveri, ma è considerata una specie invasiva in alcune zone, poiché tende a colonizzare facilmente ambienti disturbati.
– Al momento non sono ancora note specie fungine associate a questa pianta.

Catalpa (Catalpa bignonioide)

La Catalpa è un albero ornamentale originario del Nord America, che si trova spesso in forma inselvatichita nei boschi italiani, grazie alla dispersione dei suoi semi da parte degli uccelli. Si distingue per le grandi foglie cuoriformi e per le spettacolari fioriture a campana bianco-lilla in tarda primavera. Un segno distintivo della pianta sono i lunghi baccelli sottili, simili a fagiolini giganti, che rimangono sulla pianta anche durante l’inverno.
– Al momento, non sono note specie fungine associate a questa pianta.

Le latifoglie sempreverdi

Come detto in apertura, elenchiamo le più importanti sempreverdi della flora italiana ma, queste piante sono trattate in dettaglio nell’apposito articolo:
Latifoglie sempreverdi: importanti piante da funghi. Quali sono e perché non perdono mai le foglie?

  • Le Querce sempreverdi italiane sono state elencate in apertura
  • Agrifoglio (Ilex aquifolium)
  • Alaterno (Rhamnus alaternus)
  • Alloro o Lauro (Laurus nobilis)
  • Bosso (Buxus sempervirens)
  • Carrubo (Cerotina siliqua)
  • Cisto (Cistus monspeliensis e Cistus salviifolius)
  • Corbezzolo (Arbustus unedo)
  • Erica arborea (Erica arborea)
  • Erica scoparia (Erica scoparia)
  • Fillirea o Ilatro (Phillyrea latifolia)
  • Lauroceraso (Prunus laurocerasus)
  • Laurotino o Lentaggine (Viburnum tinus)
  • Lentisco (Pistacia lentiscus)
  • Ligustro (Ligustrum vulgare)
  • Mirto (Myrtyus communis)
  • Mirto crespo (Lagerstroemia indica)
  • Nespolo del Giappone (Eryobotrya japonica)
  • Olivastro (Olea europea oleaster)
  • Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides)
  • Pittosporo (Pittosporum tobira)

Una biodiversità spesso ignorata

Pensavi che in Italia esistessero così tante latifoglie, sebbene in forma arbustiva? Siamo sempre stati abituati a riconoscere solo le grandi specie arboree, quelle note per i loro frutti o per l’associazione con i funghi più ricercati. Eppure, attorno a noi esiste una biodiversità molto più vasta di quanto immaginiamo.

Molti degli arbusti citati sono perlopiù sconosciuti ai più; alcuni li hanno notati di sfuggita, senza prestarvi troppa attenzione, magari imprecando quando si sono trovati di fronte a una barriera impenetrabile mentre cercavano di raggiungere le proprie fungaie. Eppure, ogni pianta ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema. Anche quelle che non formano micorrize e non favoriscono la crescita dei funghi più ambiti contribuiscono a mantenere in equilibrio il bosco, offrendo rifugio e nutrimento a numerose specie animali.

La loro presenza è parte integrante del nostro patrimonio naturale, e come tale va conosciuta, valorizzata e tutelata.

💥❤ Non perderti l’articolo sulle Morchelle del Mediterraneo ► Morchella dunalii: la pregiata Spugnola del mediterraneo che pochi conoscono!

FOTOGELLERY DI LATIFOGLIE ITALIANE

Latifoglie, Robinia pseudoacacia
Latifoglie, Robinia pseudoacacia
Latifoglie, Acero montano
Latifoglie, Acero montano
Latifoglie, Ailanto
Latifoglie, Ailanto
Latifoglie, Bagolaro
Latifoglie, Bagolaro
Latifoglie, Biancospino
Latifoglie, Biancospino
Latifoglie, Carpino bianco
Latifoglie, Carpino bianco
Latifoglie, Castagno
Latifoglie, Castagno
Latifoglie, ciliegia di volpe
Latifoglie, ciliegia di volpe
Latifoglie, filare di ciliegi selvatici
Latifoglie, filare di ciliegi selvatici
Latifoglie, filare di ciliegi selvatici
Latifoglie, filare di ciliegi selvatici
Latifoglie, Corniole
Latifoglie, Corniole
Latifoglie, Corniolo
Latifoglie, Corniolo
Latifoglie, Faggio spoglio
Latifoglie, Faggio spoglio
Latifoglie, Frangola
Latifoglie, Frangola
Latifoglie, Fusaggine
Latifoglie, Fusaggine
Latifoglie, Gelso bianco
Latifoglie, Gelso bianco
Latifoglie, Gelso nero
Latifoglie, Gelso nero
Latifoglie, Ippocastano
Latifoglie, Ippocastano
Latifoglie, Maggiociondolo
Latifoglie, Maggiociondolo
Latifoglie, Nocciolo
Latifoglie, Nocciolo
Latifoglie, Noce americano
Latifoglie, Noce americano
Latifoglie, Noce domestico
Latifoglie, Noce domestico
Latifoglie, fiori di Pado
Latifoglie, fiori di Pado
Latifoglie, fiori di Palla di neve
Latifoglie, fiori di Palla di neve
Latifoglie, frutti di Palla di neve
Latifoglie, frutti di Palla di neve
Latifoglie, Pioppo bianco
Latifoglie, Pioppo bianco
Latifoglie, Pioppo tremulo
Latifoglie, Pioppo tremulo
Latifoglie, Pistacchio frutti
Latifoglie, Pistacchio frutti
Latifoglie, Prugnolo
Latifoglie, Prugnolo
Latifoglie, Prugno selvatico
Latifoglie, Prugno selvatico
Latifoglie, Quercia rossa
Latifoglie, Quercia rossa
Latifoglie, fiori di Salice delle capre
Latifoglie, fiori di Salice delle capre
Latifoglie, fiori di Sambuco nero
Latifoglie, fiori di Sambuco nero
Latifoglie, Sambuco rosso
Latifoglie, Sambuco rosso
Latifoglie, Sambuco nero
Latifoglie, Sambuco nero
Latifoglie, Sanguinello
Latifoglie, Sanguinello fiori
Latifoglie, Sanguinello
Latifoglie, Sanguinello frutti maturi
Latifoglie, Sorbo degli uccellatori
Latifoglie, Sorbo degli uccellatori
Latifoglie, Sorbo domestico
Latifoglie, Sorbo domestico
Latifoglie, Nespolo germanico
Latifoglie, Nespolo germanico
Latifoglie, il sorbo montano
Latifoglie, il sorbo montano

Latifoglie significato e specie@Funghimagazine.it

 

Last Updated on 31/03/2025 by Redazione FM

Questo articolo ha 12 commenti

  1. Ravera Daniela

    Una lettura di grande qualità, letto cose di cui non sapevo niente, solo una grande mente e bravura poteva realizzare tale scritto.

    1. Redazione FM

      Grazie infinite Daniela per il tuo apprezzamento. Sei davvero molto gentile. L’apprezzamento per quello che facciamo è un continuo stimolo a migliorarci. Grazie di ❤😘

  2. Maria Leto (Mary chat Funghimagazine)

    Come sempre siete dei grandi 💪

    1. Alfonso Conti

      Grazie di cuore, Maria! 💪✨ Il tuo supporto ci dà ancora più carica per continuare a creare contenuti di qualità. A presto con nuovi articoli! 😉

  3. Andrea

    Complimenti per questi articoli sempre curati e approfonditi! Questa guida tascabile è davvero preziosa, ho trovato tutte le informazioni che cercavo in modo chiaro e dettagliato. Grazie! ❤️

    1. Alfonso Conti

      Grazie mille Andrea per il tuo apprezzamento! Ci fa davvero piacere sapere che la guida ti sia stata utile. Continueremo a impegnarci per offrirti sempre contenuti chiari e completi. A presto! 😊

  4. Chiara

    Articolo davvero fantastico e molto completo! Complimenti per la chiarezza e la profondità delle informazioni! 💪🍄

    1. Redazione FM

      Ciao Chiara, grazie mille anche a te per l’apprezzamento. Una iniezione di carica ed energia! 👊😜

    1. Redazione FM

      Ciao Romano. Grazie mille anche a te per averlo apprezzato 👊😜🔥

  5. Teoninja

    Come sempre la Redazione di FunghiMagazine riesce ad essere esaustiva in tutti gli argomenti che tratta. Grazie per aver approfondito il tema sugli alberi micorizzati e non a foglia “larga”..ancora grazie e complimenti aspettando il prossimo articolo.

    1. Redazione FM

      Teo sei gentilissimo. Ti ringrazio per l’apprezzamento, a nome mio e di Alfonso, preziosissimo collaboratore. Ancora grazie a te e speriamo che gli insegnamenti dei nostri articoli siano il carburante per incredibili stagioni fungine! 🍄🍄🌳🌲😜👊

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Angelo Giovinazzo

Divulgatore scientifico e studioso di Scienze Naturali, appassionato di Micologia, Geografia e Geologia. Dopo un’esperienza come redattore meteo, nel 2018 ha fondato Funghimagazine.it, oggi punto di riferimento per migliaia di appassionati. È autore di L’Arte di Cercare Funghi, edito da Newton Compton Editori (10/10/2025).