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Meteofunghi 11-11-2020 Funghi Porcini? Ecco dove cercarli a Novembre

Tenendo conto delle restrizioni regionali al libero movimento, dovute alla pandemia da Covid-19, ecco dove si possono trovare ancora funghi Porcini in Italia. I funghi Invernali perché nascono, e cosa impedisce nuove nascite di funghi Porcini? Funghi lignicoli e funghi delle piante sempreverdi

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Meteofunghi 11-11-2020 – Funghi Porcini? Ecco dove cercarli a Novembre

L’inverno astronomico si avvicina a grandi passi, ma quello meteorologico quest’anno ha deciso di seguire l’andamento climatico degli ultimi anni, ovvero qualche piccolo cenno di freddo al cambio di stagione, poi il ritorno dei caldi Anticicloni, spesso a matrice Africana, che non vogliono saperne di cedere il passo alle Perturbazioni Nord Atlantiche di chiaro stampo invernale.

Nonostante le limitazioni agli spostamenti, che sono più severe e più limitanti nelle regioni cosiddette ‘rosse‘, con più contagiati e più circolazione del virus, tra i cercatori di funghi c’è ancora molta voglia di boschi e di funghi, quindi di non appendere il cesto al chiodo (→ leggi COVID-19 NUOVI LOCKDOWN. NELLE ZONE ROSSE SI PUO’ ANDARE A FUNGHI?)

In queste ultime due settimane, diversi lettori mi hanno domandato come mai, in alcune zone d’Italia, ci sarebbero anche le condizioni ideali per fare ancora buoni ritrovamenti di funghi, visto che nel corso degli ultimi venti giorni è pure piovuto e poi è tornato il sole, persino mite o quasi caldo, ma non si sta trovando un granché.

La domanda più tipica del momento è:

PERCHE’ NONOSTANTE IL CLIMA APPARENTEMENTE PERFETTO NON C’E’ BUTTATA DI FUNGHI PORCINI?

Tra la gran parte dei cercatori di funghi italiani, ed i componenti della nostra Chat Telegram lo confermano (→ clicca questo link per chattare col sottoscritto o per chiedermi di inserirti nella Chat Nazionale Telegram Funghimagazine) c’era la ferma convinzione che a partire dal primo fine settimana di Novembre, ma soprattutto dalla metà della seconda settimana, sarebbe dovuta partire una ultima interessante buttata di funghi Porcini.

Chi abita nelle località distanti dai boschi, soprattutto se incluse nelle zone rosse, non saprà mai se questa convinzione verrà confermata o meno, dal momento che, non potrà muoversi per verificarlo.

Chi più fortunato, abita in regioni considerate zone gialle, quindi con possibilità di andare ancora in giro per boschi, rispettando le regole del distanziamento sociale e degli spostamenti tra Comuni, oppure ha il bosco proprio dietro casa, ci sta confermando che la prevista ultima buttata di funghi Porcini non c’è stata tra Querce e Castagni ma che sta invece partendo discretamente bene tra i Lecci, Corbezzoli ed altre sempreverdi, quindi tra bosco e Macchia Mediterranea.

Le probabili ragioni per cui la buttata non c’è stata potrebbero essere due. Una di natura meteorologica, l’altra invece fa parte del normale avvicendarsi dei cicli riproduttivi dei funghi.

ANTICICLONI AFRICANI E MANCATE NASCITE DI FUNGHI PORCINI

La ragione meteorologica, dovremmo ormai aver imparato a conoscerla ed è strettamente legata agli Anticicloni Africani che, da quand’è iniziata l’attuale fase di Cambiamenti Climatici sono sempre più invadenti e tendono a rimanere semi-permanenti non più sul solo Continente Africano, ma spesso anche assai più a Nord, includendo l’intero Mediterraneo e la nostra Penisola, incluse le Alpi e, in Oceano fino alle Latitudini della Francia settentrionale o persino dell’Irlanda.

Chiamarli Anticicloni Africani non sarebbe del tutto corretto. La dizione esatta sarebbe: Anticicloni Sub-Tropicali o Anticicloni a matrice Africana (che significa che hanno avuto origine sul Continente africano), anche se oggi sappiamo che la matrice di questi Anticicloni è prettamente Tropicale, continentale o oceanica che sia.

Questi Anticicloni a matrice Tropicale hanno una caratteristica peculiare che li contraddistingue da quelli delle regioni Temperate… Si sono formati a seguito di veloce perdita di umidità e rapida acquisizione di calore, ai margini delle aree Equatoriali.

Per descriverla in modo improprio, ma che rende bene l’idea di cosa si tratti, ti basti pensare ad una massa d’aria che ha perso tutta la sua umidità e che si è surriscaldata più del normale.

Questa massa d’aria, risultando ‘svuotata‘-‘priva‘ di umidità, tende a risucchiarne in quantità, soprattutto nelle aree periferiche della sua circonferenza.

CAMBIAMENTI CLIMATICI SEMPRE PIU’ EVIDENTI

Nel corso degli ultimi anni, questa zona periferica degli Anticicloni Tropicali, non risiede più strettamente attorno ai Tropici, dove si sviluppavano le Savane ed i Deserti, ma si è estesa fin sulla nostra Penisola, il Sud della Francia e l’intera Penisola Iberica.

Quando queste masse d’aria giungono verso Nord, si immettono nel flusso Atlantico Occidentale innescato dalla cosiddetta ‘Forza di Coriolis‘, di fatto spodestando la cosiddetta ‘Cella di Hadley‘ cui si associava il vecchio e quasi estinto Anticiclone delle Azzorre.

Accade qualcosa di nuovo, di inedito, dal momento che i venti che dovrebbero soffiare da Nordest verso Sudovest sul deserto del Sahara, vengono sostituiti da venti da Sud-Sudest che spingono masse d’aria secchissima verso il Mediterraneo e la nostra Penisola.




VENTI ALISEI AL POSTO DELLE WESTERLIES (CORRENTI ALTANTICHE OCCIDENTALI)

I venti da Nordest, anziché soffiare sul Sahara, soffiano a Nord del 40° o 45° Parallelo, quindi a Nord di Napoli-Roma-Firenze, sostituendosi di fatto alle normali Correnti Oceaniche Occidentali, portando così aria instabile da Nord Est sulle nostre regioni dell’Adriatico Sudorientale e Jonio, con frequenti temporali tra Puglia-Salento-Metapontino e ancor di più tra Calabria e Sicilia joniche, mentre sulla Pianura Padana e sulle pianure dell’Arno e del Tevere, giungono masse d’aria secca e favonica da Nordest con effetto di caduta dall’Appennino e soprattutto dalle Alpi.

Di norma non ce ne accorgiamo ma, quando queste masse d’aria ex Tropicale arrivano sui nostri cieli, tornano a perdere anche quel poco di umidità che avevano acquisito sorvolando il Mediterraneo, per effetto di caduta dalle alte quote verso il suolo, con ulteriore nuovo surriscaldamento, mentre quelle in arrivo da Nordest perdono umidità per effetto di caduta (→ detto: effetto adiabatico) dai monti verso valle o verso il piano.

Si spiegano così le temperature eccezionalmente elevate che ultimamente si registrano in estate nel Sud dell’Europa, con aria torrida, e pure con temperature decisamente più alte della norma, che caratterizzano le cosiddette ‘Ottobrate Romane‘.

SENSORI METEOROLOGI CHE REGOLANO LE NASCITE DEI FUNGHI

Meteofunghi 11-11-2020

Come ti ho già spiegato in molti altri articoli pubblicati di recente, le colonie fungine dispongono di veri e e propri ‘SENSORI METEOROLOGICIche servono ad ottimizzare le nascite dei funghi, affinché nessuna di queste vada sprecata.

Miceli superficiali (spesso ben visibili sul suolo nudo), tastano l’aria per capire se vi siano o meno le condizioni ideali per una buttata.

Quando il responso sarà positivo, perché è piovuto adeguatamente e/o ristagna umidità nell’aria, allora ecco che le nascite potranno partire o proseguire. Diversamente tutto sarà rimandato a data da destinarsi, attendendo tempi migliori.

Ecco, in questo periodo eccezionalmente più mite del normale, accade che le masse d’aria presenti, di lontana origine Tropicale, pur non essendo più torride, men che meno roventi, rimangono comunque particolarmente secche e potenzialmente ‘risucchiatrici‘ di umidità dalla vegetazione, dal suolo, dall’aria prossima al suolo dove, durante la notte si deposita quel poco di rugiada che è frutto della condensazione notturna di quel poco di umidità presente nei bassi strati atmosferici, che nelle stagioni fredde tendono a far ristagnare aria più fredda o comunque fresca, verso il piano, mantenendo l’aria calda in quota.

Il fatto che l’aria calda si mantenga in quota, non significa che questa smetta di risucchiare aria umida dai bassi strati atmosferici. Si spiega così la progressiva scomparsa, o comunque diradamento delle nebbie, o delle giornate nebbiose con nebbia persistente durante l’intera giornata.

Quello del diradamento e scomparsa delle nebbie purtroppo sta diventando un bel problema, oltre che un lontano ricordo. Un problema perché è la prova del nove, la certificazione ufficiale, che qualcosa non quadra nel nostro clima attuale, ovvero che la fascia della Convergenza Intertropicale, un tempo presente pochissimo più a Nord del Parallelo dell’Equatore, oggi si manifesta molto più a Nord, addirittura persino in pieno Sahara centrale con innalzamento della fascia dei cosiddetti ‘Southeasterly trades’ (Alisei del Sud) che soffiando dal deserto verso le isole del Capo Verde, delle Canarie e delle Azzorre, immettono aria secchissima Tropicale all’interno delle Cella di Hadley che a sua volta viene spinta verso l’Italia dalla ‘Forza di Coriolis’.

Ne consegue che l’aria in arrivo sulle nostre regioni è nettamente contraria al proliferare dei funghi, le cui nascite verranno concentrate in brevissimi episodi di breve ma intensa durata, che solo eccezionalmente, in presenza di cicli di ritorno a correnti Sciroccali umide o a correnti umide Oceaniche, potranno durare anche 20/30 giorni ininterrottamente.

Al momento ci troviamo in una fase in cui il clima ha caratteristiche contrarie al proliferare dei funghi, soprattutto di quelli più esigenti, quali sono i funghi Porcini, con nascite relegate alle sole zone pianeggianti o conche vallive-collinari dove si registra deposito di rugiada notturna con maggior presenza di funghi Porcini tra le Macchie Mediterranee con poca vegetazione arborea e maggior presenza di specie arbustive, le cosiddette ‘scope’ (Eriche/Brughi), Ginepri, Ginestre, Cisto, Mirto ed altri cespugli sempreverdi che aiutano la condensazione dell’umidità notturna ed il relativo deposito al suolo delle micro-particelle d’acqua.

Tra Marocco ed Algeria si sta sperimentando un metodo che consente di intrappolare la nebbia da condensazione notturna dei bassi strati atmosferici, al fine di produrre acqua potabile da immettere negli acquedotti.

Capirai perciò che, la rugiada e la sua condensazione, al momento risultano esser persino più preziose rispetto alle piogge che potrebbero risultare invece troppo fredde e quindi inibitrici di ulteriori nascite di funghi, almeno in questo periodo dell’anno.

L’altra ragione (non meteorologica) per cui i funghi Porcini risultano al momento poco presenti è dovuta, non certo al tipo di Luna presente in cielo ( → leggi: MA LA LUNA FA NASCERE I FUNGHI PORCINI O NO? E SE SI’ QUAL E’ LA LUNA GIUSTA?) ma al normale avvicendarsi delle fasi riproduttive che, solo in presenza di climi eccezionalmente favorevoli, possono protrarsi oltre i 20 giorni, arrivando in pochi casi a proseguire fino ad almeno 40 o 45 giorni consecutivi.

Di questi episodi però ne è scarsa la statistica, mentre è più frequente e normale assistere a cicli riproduttivi di 15/20 giorni, seguiti da altrettanti periodi con assenza di nascite di funghi di altri 15/20 giorni.

ULTIME NASCITE DI FUNGHI PORCINI CON L’ARRIVO DEL FREDDO

Meteofunghi 11-11-2020

Approfondirò in uno dei prossimi articoli la correlazione che avviene tra nascite di funghi Porcini durante la stagione fredda e le piane sempreverdi, così come domandatomi privatamente da diversi lettori.

Ti anticipo però che i funghi Porcini sono funghi micorrizici che vegetano esclusivamente a stretto contatto con alcuni tipi di piante con cui entrano in simbiosi. Puoi scoprire quali sono questi tipi di alberi o piante leggendo il mio articolo: → GLI ALBERI DEI FUNGHI PORCINI.

Meteofunghi 23-10-2020 Funghi Porcini
Mix di Boleti con le 4 varietà di Porcini trovati in unica zona del Piemonte. Ottobre 2020 foto: Angelo Giovinazzo

La micorrizazione, quindi la simbiosi, implicano che, tra albero ospitante e funghi simbionti, si venga a creare un mutuo scambio di favori e di opportunità.

Gli alberi, per quanto siamo abituati a pensarli come degli efficientissimi organismi viventi in grado di creare lunghi e perfetti apparati radicali, in realtà, da questo punto di vista sono un po’ pigri.

Preferiscono generare grandi radici che possano ancorare egregiamente la pianta al suolo, trascurando, quasi sempre la creazione di radici capillari superficiali.

Questa trascuratezza è dovuta al fatto che le sue radici, per quanto fini, non sono efficientissime nell’estrarre sostanza inorganica dai suoli, così come lo sono invece i funghi che, al contrario attraverso fitte ed estesissime reti super-capillari di miceli, possono assorbire anche parti infinitesimali di umidità e nutrienti.

Questi nutrienti grezzi che i funghi estraggono dalla lettiera o comunque dall’humus, dal suolo superficiale, sono grezzi e rimangono comunque inorganici. Per esser trasformati in sostanza organica, necessitano dell’intervento degli alberi, perché i funghi non sono organismi in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana.

Accade perciò che i funghi estraggano sostanze grezze dalla lettiera, che però non potranno esser utilizzate come fonte di energia.

Queste sostanze i funghi le cedano agli alberi attraverso avvinghiamenti-avviluppamenti del micelio sulle radici degli alberi. Le sostanze cedute, vengono inviate alle foglie dove, attraverso la luce solare si trasformano in sostanze zuccherine-energetiche non più inorganiche ma ormai organiche, e quindi utilizzabili ai fini nutrizionali anche dai funghi.

I funghi cedono dunque agli alberi sali minerali grezzi ed acqua, questi restituiscono agli stessi funghi, sostanze zuccherine che sono fonte di energie semplici e facilmente assimilabili.

Un lavoro effettuato in strettissima simbiosi, per poter trarne reciproco vantaggio.

CADONO LE FOGLIE, TERMINA LA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA

Durante le stagioni fredde, gli alberi vanno in letargo.

Il letargo invernale, anche detto quiescenza ( → stato di riposo ed inattività), serve agli alberi per poter superare indenni gli stress di temperatura che sono tipici dell’inverno.

Le foglie degli alberi a foglia caduca non possiedono sostanze antigelo che possano preservarle dalle gelate, se queste non cadessero, rischierebbero di far morire l’intera pianta.

Oltretutto durante l’inverno, le radiazioni solari diminuiscono d’intensità e la luce sempre più attenuata potrebbe non consentire una corretta fotosintesi clorofilliana.

Quando gli alberi perdono le foglie perciò, termina anche il periodo riproduttivo dei funghi, ed i loro miceli, al pari degli alberi, vanno in quiescenza

Questa è la ragione per cui, al cader delle foglie, le nascite di funghi Porcini, e di tutti gli altri funghi simbionti, cessano progressivamente fino a terminare completamente nel giro di poche settimane.

FUNGHI PORCINI E PIANTE SEMPREVERDI

Meteofunghi 11-11-2020

Al contrario delle piante a foglia caduca, le piante sempreverdi rimangono attive dodici mesi all’anno, grazie alla produzione di sostanze antigelo che le preservano dal freddo e dal gelo.

A parte le conifere, che hanno ridotto le proprie foglie ad aghi, per impedire una eccessiva perdita di umidità ed offrire meno superficie al gelo estremo, le sempreverdi non amano comunque il freddo delle zone montane troppo elevate, o le latitudini troppo settentrionali.

I Lecci per esempio, sono Querce che vegetano esclusivamente in regioni a clima mediterraneo con inverno mai rigido. Altre varietà di Quercia possiedono foglie sempreverdi → Scoprile in questo articolo ► LE QUERCE D’ITALIA, VARIETA’ E DIFFUSIONE.

Leccio Quercus ilex
Leccio Quercus ilex – Scheda di Funghimagazine

Sono sempreverdi anche il Corbezzolo, il Lauro, il Mirto, l’Erica arborea, insomma alberi o arbusti che vegetano in regioni a clima caldo al riparo dal gelo estremo invernale, dove in associazione con alcune Querce e Conifere formano il cosiddetto bosco Mediterraneo, mentre in zone caratterizzate da suoli poco ospitali, formano insieme con Ginepri, Ginestre ed altre erbe o arbusti la MACCHIA MEDITERRANEA.

E’ qua che durante la stagione invernale possono proseguire le nascite di funghi simbionti, primi tra tutti i funghi Leccini di Leccio e Sughera ( → in foto) o Leccino invernale ( → vai alla scheda del fungo Leccino / Leccinellum lepidum), ed i Porcini Neri ( → vai alla scheda del fungo Porcino Nero / Boletus aereus).

Leccinellum lepidum
Leccinellum lepidum – foto: Gianni valdes

FUNGHI LIGNICOLI E FUNGHI INVERNALI

Discorso a parte invece per i funghi lignicoli che, risultano decisamente più resistenti al gelo rispetto ai funghi di lettiera o ai simbionti.

I funghi lignicoli ( → che vegetano sul legno) sono molto spesso coriacei, alcuni non sono commestibili, non perché tossici ma perché assai duri-coriacei o perché hanno un intenso sapore di legno affatto gradevole.

Tra i funghi Lignicoli più pregiati ci sono senz’altro i funghi Pioppini o Piopparelli dal nome scientifico più impronunciabile → Cyclocybe cylindracea o Agrocybe aegerita.

Nel Centro e Sud Italia i funghi Cardoncelli (Pleurotus eryngii) anche se in questo caso si tratta di funghi di cespuglio e non d’albero, dal momento che crescono da saprofiti-parassiti dove ci sono cespugli morti o morenti di Eringio, Cardo o altre Ombrellifere tra cui le Ferule.

I funghi Pleurotus o Orecchioni o Geloni (Pleurotus ostreatus) che vegetano anche in pieno inverno, in assenza di neve e forte gelo, quali saprofiti-parassiti prevalentemente su alberi di Pioppo, Poppo Tremulo, Sambuco.

I funghi dell’Olmo (Flammulina velutipes) non a tutti noti, ma spesso ben apprezzati nelle Regioni padane. Funghi tipicamente invernali che, grazie alle sostanze antigelo prodotte, possono vegetare anche sotto la neve.

Flammulina velutipes fungo dell'Olmo
Flammulina velutipes o fungo dell’Olmo

Tra i più noti e diffusi funghi lignicoli del periodo autunnale pre-invernale ci sono i funghi Chiodini o famigliole buone (Armillaria mellea, A. gallica, A. tabescens, A. cepistipes).

Funghi controversi a causa della loro elevatissima tossicità, qualora vengano raccolti dopo una gelata o se mal cucinali-conservati, e facilmente confondibili con i non commestibili funghi Pholiota o i fortemente tossici Hypholoma.

Tra i funghi invernali più comuni al momento tra Centro e Sud Italia ti segnalo un fungo che riscuote enorme successo tra Toscana-Lazio ed Umbria, ma pure in Liguria ed in Campania.

In Toscana è detto fungo Lardaiolo, lo si trova in due versioni, una completamente bianca, l’altro screziato dai colori vinati su sfondo rosato.

Si tratta di Hygrophorus russula (Lardaiolo vinato) (→ in foto) e Hygrophorus penarius (Lardaiolo bianco).

Hygrophorus russula Lardaiolo
Funghi Hygrophorus russula o Lardaiolo  vinato- foto: Grazia Neri

RICONOSCIMENTO DEI FUNGHI

Da settimane, soprattutto da quando nei boschi sono iniziati ad abbondare Mazze di Tamburo prima, funghi Chiodini dopo, ricevo decine di email o messaggi privati whatsapp / Telegram / Facebook, da parte di lettori che mi mandano fotografie (spesso sfuocate, buie o indecifrabili) di funghi cresciuti in giardino o vicino casa, e mi chiedono di identificarli e di dire se sono funghi commestibili.

Sono costretto a declinare queste richieste e ricordare a tutti i lettori che, è ASSOLUTAMENTE VIETATO fare un riconoscimento e dare un parere di commestibilità dei funghi, attraverso fotografie.

Oggi esiste uno strumento legislativo detto “RESPONSABILITA’ CIVILE” che implica che, se qualcuno che NON E’ preposto allo scopo, dovesse dare un parere erroneo ed errato di commestibilità ad un fungo e chi lo ha consumato dovesse incorrere in una intossicazione, o peggio alla morte, subentrerebbero conseguenze a dir poco catastrofiche verso chi ha dato questo parere.

Le conseguenze prevedono processi con pene a dir poco severe, risarcimenti danni onerosi e persino l’arresto.

Diffidate pertanto dal vicino di casa che vi dirà che ad esempio lui ha sempre raccolto e mangiato il fungo della nebbia (Clitocybe nebularis), perché si tratta di fungo la cui raccolta oggi è vietata per Legge, perché responsabile di accumulo di tossine nel fegato che, a lungo andare possono generare cirrosi epatica o anche peggio. Se lo fa costui si assume la responsabilità di quanto affermato.

Diffidate pure dai Micologi o presunti tali, che su gruppi Facebook vi diranno che il fungo in foto è un fungo commestibile. Un Micologo serio opera esclusivamente in appositi Studi o presso Associazioni o ASL e non tramite Facebook.

Il riconoscimento di un fungo può e deve esser effettuato SOLAMENTE IN PRESENZA, dal vivo, portando fisicamente il fungo a far riconoscere, descrivendo l’habitat in cui questo è cresciuto, presso un Micologo, nel suo studio o presso un’Associazione Micologica o presso uno dei 331 ISPETTORATI MICOLOGICI presso una ASL.

CONSULTA IL FILE PDF CON L’ELENCO COMPLETO DEI 331 ISPETTORATI MICOLOGICI D’ITALIA

ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA e Associazioni aderenti

ASSOCIAZIONI MICOLOGICHE DEL LAZIO E ALTRE REGIONI

Funghimagazine, nella persona del sottoscritto Angelo Giovinazzo o suoi collaboratori, attraverso il sito/blog, la chat Telegram o il gruppo Facebook NON EFFETTUA RICONOSCIMENTI DI FUNGHI, pertanto queste richieste verranno ignorate.

Fatte queste dovute precisazioni, ti invito a leggere questo mio articolo, in cui ti descrivo i principali habitat in cui poter → ANDAR PER FUNGHI D’INVERNO – I FUNGHI INVERNALI e quelle che sono le specie fungine più comuni durante questa insolita stagione che, nonostante il freddo, può regalare ancora tante gradite sorprese (Covid permettendo!).

Infine ti ricordo che, a partire dal mese di Novembre 2020 su funghimagazine, ogni mese troverai pubblicata la pagina con il riepilogo di tutte le mappe giornaliere delle piogge cadute in Italia, divise per mese e facilmente consultabili per poter verificare dove e quanto è piovuto in Italia → Consulta la pagina PIOGGIA ITALIA NOVEMBRE 2020.

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