Cortinarius violaceus

Cortinarius violaceus

CORTINARIUS VIOLACEUS (L.) Gray 1821

Cortinarius violaceus scheda illustrativa
Cortinarius violaceus scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Nell’Arcobaleno dei Funghi: →  violetta/viola-scuro/porpora/azzurrognolo/bronzato

Banner Colori Cortinarius ViolaceusCome riconoscere al volo Cortinarius violaceus?

Cortinarius violaceus è un “fungo dotato di lamelle” ha un umbone centrale, un gambo robusto con fibrille più scure verso la base, a volte nei giovani sporofori nell’imenoforo, la porzione fertile sotto il cappello, è presente la cortina, una specie di ragnatela di ife, residuo del velo parziale protettivo. La sua caratteristica distintiva è il colore viola-glicine uniforme dello sporoforo. Ha una carne di colore pallido lilla-violetto che ha un odore tipido di legno di cedro. E’ una specie abbastanza diffusa in Italia ed Europa. Appare normalmente nei boschi di latifoglie, in particolar modo sotto faggi, da luglio fino a novembre. Fungo commestibile con riserva.

Cortinario viola

Sinonimi obsoleti:       

Agaricus violaceus L., Sp. pl. 2: 1173 (1753)
Amanita araneosa var. violaceus (L.) Lam., Encycl. Méth. Bot. (Paris) 1(1): 106 (1783)
Cortinarius violaceus (L.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 628 (1821) var. violaceus
Cortinarius violaceus (L.) Gray, Nat. Arr. Brit. Pl. (London) 1: 628 (1821) subsp. violaceus
Inoloma violaceum (L.) Wünsche, Die Pilze: 128 (1877)
Gomphos violaceus (L.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(2): 478 (1898)
Agaricus violaceus L., Sp. pl. 2: 1173 (1753) var. violaceus
Agaricus violaceus var. elegans Pers., Observ. mycol. (Lipsiae) 2: 44 (1800)
Agaricus violaceus var. opacus Pers., Observ. mycol. (Lipsiae) 2: 44 (1800)

Cortinarius violaceus Fr. (1838)

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Cortinariaceae
Genere:Cortinarius
Specie:Cortinarius violaceus
Nome italiano:Cortinario viola
Tipo nutrimento:Simbionte (simbiosi mutualistica) Ectomicorrizico
Periodo vegetativo:dalla fine estate all’autunno-tardo autunno-inverno
Commestibilità o Tossicità:COMMESTIBILE CON RISERVA

NOMI INTERNAZIONALI

English: Violet webcaps or Violet cort
čeština:  Pavucinec fialovy
Deutsch: Dunkelviolette Schleierling
suomi: Violettiseitikki
français: Cortinaire violet
Nederlands: Violette gordijnzwam
norsk: Mørkfiolett slørsopp
polski:  Zasłonak fioletowy
svenska: Lövviolspindling
română: Cortinarius violaceus

Nomi comuni italiani

Questo fungo è conosciuto in Italia con il nome comune di “Cortinario viola“.

Questa specie ha una morfologia e colori simili a diverse specie appartenenti al genere Cortinarius, che però sono distinguibili grazie alla presenza di caratteristiche distintive e facilmente riconoscibili.

Le specie di basidiomycota conosciute oggi giorno e descritte  sono circa 30.000, per questo motivo a volte per distinguere due specie diverse è necessario utilizzare il microscopio, ad esempio per valutare la forma e il colore delle spore. In Italia sono presenti diversi funghi dello stesso genere che sono considerati velenosi e addirittura mortali e poche specie sono commestibili per questo bisogna prestare molta attenzione.

I nomi più utilizzati per identificare il C. violaceus, sono cortinario viola in quasi tutte le regioni italiane

Etimologia

Violaceus deriverebbe dalla stessa parola latina il cui significato è ovviamente: viola, violaceo, riferendosi al colore viola dello sporoforo.

Il nome del genere, Cortinarius, si riferisce alla presenza della cortina, cioè un residuo del velo parziale: un insieme di filamenti molto sottili, che proteggono le lamelle sotto il cappello, il velo filamentoso del C.violaceus, solitamente si protrae dal margine del cappello fino alla porzione più apicale del gambo, a volte anche nella metà del gambo. Questa membrana, che ricorda una fitta “ragnatela” è molto fragile, proprio per questo, spesso non è più visibile negli sporofori adulti.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Il Cortinarius violaceus è una specie considerata commestibile, ma scarsamente consumata a causa del suo forte odore resinoso di cedro del Libano e per via del suo scarso sapore, nonostante ciò, è specie abbastanza conosciuta dai ricercatori di funghi, non fosse altro perché assai comune, tuttavia i nomi locali internazionali utilizzati per il riconoscimento sono pochi. Gli appellativi maggiormente utilizzati sono tenda viola, cortina violacea, cortina argenteo-violacea, cortinario, tutti nomi che riflettono la sua caratteristica distintiva, il colore viola e la cortina.

Queste le traduzioni dei nomi comuni stranieri:

  • inglese: tenda viola
  • Tedesco: velo scuro viola, in riferimento al colore uniforme dello sporoforo e la sua cortina, tratto distintivo del genere cortinarius.
  • Francese: Cortinario viola
  • Ceco: pianta del ragno viola, il ragno è un chiaro rimando alla sua cortina.
  • Olandese: fungo della tenda viola
  • Polacco: velo rosso, velo in riferimento ai residui del velo parziale, che collega il margine del cappello al gambo per proteggere le spore, e far sì che non vengano rilasciate, prima di aver completato la maturazione; rosso perchè la cortina assume delle colore bruno-rossastre.
  • Finlandese (suomi): cappello viola
  • Norvegese: fungo dal velo viola scuro
  • Svedese: foglie violette

DISTRIBUZIONE

Cortinarius violaceus è un fungo tipico di diverse latifoglie

Il cortinario viola (Cortinarius violaceus) è una specie diffusa in tutto in mondo, comprese tutte le regioni temperate del Nord America, in Europa non è diffuso in tutte le regioni, in particolare lo si può ritrovare in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali, in Francia, Germania e altri stati.
In Gran Bretagna è un fungo considerato molto raro, lo si può ritrovare anche in Irlanda, in estate e autunno. Nelle isole della Gran Bretagna fa parte dell’elenco delle specie a rischio di estinzione. Raramente vegeta nelle aree subartiche occidentali della Groenlandia.

Alcune specie strettamente imparentate con il C. violaceus crescono in Malesia, America centrale e meridionale, Australia, Papua Nuova Guinea, Malesia.

In Italia non è un fungo molto comune al Sud, preferisce boschi mesofili di latifoglie del Centro-Nord. Come vedrai nella sezione Habitat infatti, questo è un fungo tipico dei boschi di latifoglie, come le faggete, e soprattutto in boschi di betulle, dove solitamente cresce in gruppi di numerosi esemplari.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT del Cortinario Viola

Cortinarius violaceus in habitat
Cortinarius violaceus in habitat di faggio

L’habitat ideale per il Cortinarius violaceus

Si tratta di una specie che crea simbiosi ectomicorriziche.

Il Cortinarius violaceus viene utilizzato come bioindicatore, la sua presenza infatti indica che l’ecosistema forestale è ben conservato.

Questo fungo ama i boschi a prevalenza di latifoglie, ma lo si può trovare anche nelle foreste temperate di conifere, spesso però nelle foreste di aghifoglie è più probabile trovare la sua specie affine, Cortinarius hercynicus, quasi identico ma con spore subglobose.

Il Cortinarius violaceus viene infatti frequentemente confuso con la specie consimile: C. hercynicus che si differesce dalla prima per l’habitat, infatti, quest’ultimo preferisce vegetare in boschi montani di conifere, come pino, abete, larice, cedro (Cedrus brevifoglia), soprattutto l’abete rosso o peccio, Picea abies, nelle aree del bosco ricche di muschio. Il cortinario viola però soprattutto in Italia è più facile trovarlo in boschi di latifoglie composti da betulle bianche (Betula pubescns), soprattuto nelle regioni del Nord, e faggi europei (Fagus sylatica), in zone umide e muscose su substrati calcarei. A volte può fruttificare anche nelle radure associato alle felci.

Alcune popolazioni di queste due specie preferiscono alberi decidui, altre pini, ma non è stata trovata alcuna divergenza genetica tra le due popolazioni, sebbene Indexfungorum tratti Cortinarius hercynicus come specie a sé stante e non come varietà di C. violaceus.

Questo fungo nel nostro centro-sud vegeta prevalentemente su terreni calcarei e gessosi, con un pH basico o leggermente alcalino, mentre sull’Appennino settentrionale e in tutto il nord Italia, vegeta su terreni leggermanete acidi con pH sotto il 7.

E’ una specie non molto frequente nei boschi del centro-sud Italia, molto più diffusa al Nord; quando si trovano degli esemplari, questi sovente hanno una crescita gregaria. Si trovano dei gruppi di sporofori che crescono vicini nell’ambiente, ma la base del gambo non è coesa, il numero di corpi fruttiferi adiacenti può variare da 2, 3, 5 o più, a seconda delle condizioni abiotiche e biotiche dell’habitat. Spesso vegeta vicino a materiale legnoso marcescente.

Talvolta i basidiomi possono crescere formando i cosìdetti cerchi delle streghe 

Fruttifica dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, soprattuto in ambienti-regioni con un clima umido e temperato, tende a crescere in assenza di un caldo secco ed eccessivo perciò il suo ambiente ideale è quello Mesofilo. Non lo si trova in habitat termofili o in boschi-foreste mediterranee.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 Questa specie è facilmente riconoscibile per l’aspetto violaceo uniforme, e l’odore caratteristico e forte, che ricorda il legno di cedro, o secondo altri autori, il legno di matita, o il cuoio di Russia,  in ogni caso un odore non particolarmente gradevole.   

💥 Il cuoio di Russia è un tipo di pelle conciata con un metodo tradizonale che utilizza la corteccia di betulla, questa tecnica dona al materiale un profumo distintivo e duraturo, etereo e pungente. La lavorazione prevedeva l’uso di catrami vegetali e tannini. La sua lavorazione donava resistenza al cuoio e veniva utilizzato per fabbricare scarpe di alta qualità.

💥 il colore viola di questa specie ( C. violaceus) è dovuto alla presenza di antocianine, ovvero una classe di flavonoidi idrosolubili, che sciogliendosi in acqua la colora prima di viola poi grigio scuro; questi vengono assorbiti dal substrato sul quale vegeta il fungo o direttamente dalle piante grazie alle associazioni simbiontiche. In particolare un pigmento fugace, che è stato isolato con difficoltà, fino al 1998, si tratta di un complesso di ferro (III) di ( R )-3′,4′-diidrossi-β-fenilalanina [( R )-β-dopa]. Questo fungo contiene fino a 100 volte più ferro delle altre specie di fungo. Le antocianine hanno diverse funzioni nei funghi, sono antiossidanti ovvero contrastano l’azione dei radicali liberi, forniscono una maggiore resistenza alla siccità dovuta ad un’eccessiva esposizione solare, proteggendo dalle radiazioni UV. Dobbiamo ricordare però che la quantità di antocianine nei funghi può essere differente rispetto a quella dei frutti delle piante e la presenza di antocianine nei funghi non è molto comune.

💥Grazie ad uno studio del 2015, è stato scoperto che il C. violaceus e i suoi parenti più stretti hanno avuto origine nell’area dell’Australasia. Questi funghi hanno iniziato a divergere in specie differenti da un antenato comune, circa 12 milioni di anni fa, durante il periodo geologico chiamato Miocene. In particolare, il C. violaceus ha iniziato a differenziarsi dal suo parente più prossimo circa 3,9 milioni di anni fa. Il fatto che queste specie si siano evolute separatamente in un periodo relativamente breve suggerisce che siano riuscite a spostarsi (lasciarsi trasportare dalle correnti) attraverso grandi distanze d’acqua, come gli oceani. Inizialmente, questi funghi vivevano in simbiosi con le angiosperme (piante da fiore). Più tardi, il C. violaceus, o un suo antenato diretto, ha sviluppato una relazione simile anche con i pini. Questo cambiamento potrebbe aver aiutato il fungo a diffondersi anche nell’emisfero nord del pianeta.

💥 il genere Cortinarius comprende molte specie, circa 400, tra cui due mortali Cortinarius orellanus e il suo parente stretto, Cortinarius rubellus.
Queste due specie soprattutto sono responsabili della pericolosa sindrome orellanica, tuttavia, è stato solo nel 1952  che si è compreso che non fossero commestibili, grazie ad un avvelenamento di massa nel 1952, in Polonia, che colpì circa cento persone e provocò numerosi decessi. La sindrome orellanica è molto particolare, è sicuamente da considerare a lunga incubazione-latenza, in quanto i sintomi possono manifestarsi anche 15-20 giorni dopo il pasto a base di funghi.

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre in agguato. Non consumare mai i funghi se non si è certi della conoscenza della specie e della commestibilità. Se li raccogli, prima di consumarli, rivolgiti ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona e non attraverso a fotografie. Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI, CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL Cortinarius violaceus

Il Cortinario viola è un basidiomicota con un CAPPELLO con larghezza variabile di 5-15 cm, è carnoso, prima emisferico poi aperto campanulato e convesso.
Al centro del cappello ha un umbone leggermente  pronunciato, ottuso; ha una cuticola asciutta e opaca finemente ricoperta da fibrille e fioccosità concolor.
Il suo margine è per tutta la sua circonferenza involuto, ovvero ripiegato verso il gambo, presenta delle fessure disposte in modo casuale, nel contorno del cappello.
Il colore del cappello del corpo fruttifero giovane, è violetto scuro sfumato di porpora poi con dei riflessi bronzati negli esemplari “adulti”.

L’IMENOFORO è costituito da lamelle larghe, adnate-uncinate molto spaziate e sinuose, che sono intervallate da lamellule, queste hanno un colore molto simile a quello del cappello negli esemplari di giovane età, poi a maturazione diventano di colore bruno-ruggine.

Le spore sono amigdaliformi, ovvero ricordano una mandorla, elissoidali, sono decorate con verruche medie e basse, sono di color bruno-ruggine in massa, sono grandi 12-17 x 7-9 µm.

Negli esemplari molto giovani, limenio può essere ricoperto da una cortina violacea e fugace poco persistente, lascia nella porzione apicale del gambo dei segni di colore ruggine, dovuti ai residui sporali.

💥 Precisazione sulla funzione della cortina: prende il nome di VELO PARZIALE, ha funzione protettiva dell’imenio, ad esempio nei confronti degli eventi atmosferici, come la pioggia, evita l’essicazione delle preziose spore, evita anche la dispersione delle spore non mature e ne consente il corretto tempo di maturazione. Inoltre può avere diversi colori a seconda del genere di Cortinarius (bianco-giallo-rosso-blu-nero). Il velo parziale è anche un carattere fenotipico utilizzato per distinguere le specie diverse. L’anello che è presente su alcune specie di funghi è ciò che rimane del velo parziale.

Il suo GAMBO ha un’ altezza di 6-15 cm e una larghezza di 1,5-4cm; è abbastanza robusto, è pieno nella parte superiore, poi cavo verso la porzione inferiore, è cilindrico e si dilata in modo graduale andando verso il basso; è decorato in senso longitudinale da fibrille setose, di un colore viola scuro-blu.

La sua CARNE è compatta, ha un colore che varia dal bianchiccio, beige-pallido al viola o comunque screziata di violetto, può avere un odore forte e caratteristico di olio o legno di cedro, che viene anche detto odore di cuoio di Russia o russo-coriaceo, ed un sapore dolce. La carne diventa rossastra a contatto con l’idrossido di potassio, KOH.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO COMMESTIBILE CON RISERVA (da sconsigliare) (!!)

La consumazione di questo fungo, secondo la tradizione che vuole che, la gran parte dei testi e siti web, facciano il classico copia-incolla di ciò che è stato scritto, e mai approfonditamente verificato, in un passato ormai remoto, andrebbe vivamente sconsigliata per via il suo odore forte che ad alcune persone potrebbe risultare sgradevole, in realtà abbiamo riscontri diretti di persone che consumano regolarmente questo fungo, in piccole quantità e che riferiscono che il fungo in realtà ha giusto un cenno di odore di resina, per nulla affatto sgradevole, che può intensificarsi durante la cottura, senza tuttavia renderlo così sgradevole come raccontato da molti autori. La qualità della sua carne viene anch’essa descritta da molti autori come mediocre, perché tende a disfarsi se cotta troppo a lungo. Infine, molti autori parlano negativamente di questo fungo perché durante la cottura, tende a colore tutto in modo uniforme di violetto. Conosciamo personalmente chi, utilizza volutamente piccole quantità di questo fungo, proprio per la sua piacevole caratteristica di colorare i risotti di un insolito colore violaceo.

Ciò detto, è bene sottolineare che, non esiste una specifica, approfondita ed accurata letteratura riguardo alla commestibilità di questa specie fungina. Benché molti micologi consumino saltuariamente questa specie, senza aver mai registrato situazioni avverse o casi di intossicazione (ad esempio il micologoco di nostra conoscenza che utilizza piccole quantità di questo fungo appositamente per colorare i propri risotti), non sono mai stati fatti studi scientifici in laboratorio, non sono quindi mai state fatte approfondite ispezioni. La commestibilità riferita da CETTO (1970-1995) o da Associazione Micologica Bresadola, si basa unicamente su esperimenti empirici effettuati in passato.

Qui riporto quello che dice la Guida ragionata alla commestibilità dei funghi della regione Piemonte, di Nicoloa Sitta Paolo Davoli, Marco Floriani ed Edoardo Suriano, riguardo alla specie C. violaceus e specie simili:

Cortinarius violaceus e le specie di Cortinarius a carne bianca o violacea, appartenenti al sottogenere Phlegmaciumsono funghi che spesso vengono considerati innocui, ancorché in assenza del necessario approfondimento speciografico e di sufficienti informazioni relative al consumo alimentare. Numerosi Cortinarius vengono definiti commestibili nell’opera di Cetto (1970-1995) e anche in trattazioni più recenti come l’Atlante pubblicato dall’Associazione Micologica Bresadola, nel quale sono indicati commestibili C. violaceus, C. claricolor, C. triumphans, C. varius, C. cumatilis, C. praestans, C. largus, C. variecolor, C. allutus, C. glaucopus, C. subbalteatus, C. balteatoalbus, C. pseudocrassus, C. fraudulosus, C. subvalidus, C. olidus, C. caligatus, C. aleuriosmus, C. moenne-loccozii, C. balteatocumatilis, C. turmalis, C. cephalixus, C. variiformis (Papetti & al. 2005; Consiglio & Papetti 2009).
Il consumo alimentare di gran parte di queste specie è praticamente inesistente e si può affermare che il giudizio di commestibilità è stato espresso solo in base a “prove di consumo” effettuate da micologi o alla conoscenza di un consumo occasionale da parte di poche persone, oltre a un dato di assenza di casi di intossicazione. Localmente è stato rilevato il consumo sottolio di C. variecolor, C. largus e specie vicine, soprattutto in Liguria ove è maggiormente diffuso l’utilizzo alimentare di Lepista nuda. C. violaceus è occasionalmente consumato, ma si tratta di un fenomeno relativamente recente, che riguarda un numero limitato di persone, in asssenza di tradizioni storiche.
Per quanto riguarda le specie citate, in assenza di conoscenza tradizionale in Italia (e di conseguenza di sufficienti informazioni relative all’utilizzo alimentare), nonché a causa della difficoltà nella loro determinazione, si ritiene che il consumo di queste specie sia da sconsigliare.

ALCUNE SPECIE DEL GENERE CORTINARIUS SONO RESPONSABILI DELLA SINDROME ORELLANICA

BREVE RIASSUNTO DELLE SINDROME ORELLANICA

Generalmente è considerata una sindrome a lunga latenza, ovvero i sintomi vengono manaifestati dopo almeno 6 ore dall’ingestione dei funghi, tuttavia in realtà è bifasica. Ci sono dei sintomi manifestati a medio-breve latenza, nella fase pre-renale,  Dopo alcune ore dal pasto, ci possono essere nausea, dolori addominali, vomito, tremori ed un sapore metallico in bocca.

Dopo i primi sintomi c’è una lento e graduale peggioramento del paziente, dovuto alla diffusione dell’orellanina soprattuto nei tessuti renali, così inizia la fase renale vera e proprio, caratteristica della S. orellanica, quest’ultima ha un periodo di incubazione molto variabile, subdolo, che va dalle 12 ore fino a 18-20 giorni. La sintomatologia e è provocata dalla tossina orellanina, contenuta in diverse specie di funghi, appratenenti soprattutto al genere Cortinarius, tra cui appunto il Cortinarius orellanus, che contiene una concentrazione più elevata della tossina; C. rubellus (C.speciosissimum), C. fluorescens (in Sud America) etc… le specie di Cortinarius fino ad ora accertate di essere tossiche, sono fino ad ora almeno 14, le sospettate però 23.

Nella fase renale i sintomi maggiormente manifestati sono: convulsioni, dolori addominali, ipotermia, mialgie fino ad arrivare all’insufficienza renale cronica.

A riguardo pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi”.

Inoltre la sindrome orellanica, provocata da questa specie e altre del genere Cortinarius, è ben descritta sul nostro sito alla voce:  ► Sindrome orellanica.

⚠️ A volte, potrebbe capitare di aver subìto una intossicazione a causa dell’ingestione di specie simile, assai o in tutto simile, ad esempio Cortinarius rubellus, come avvenuto in Polonia nel 1952. La maggior parte dei funghi appartenenti al genere Cortinarius rilasciano una sporata di colore rossiccio, ocra, come descritto sopra. ⚠️

Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI A CORTINARIUS VIOLACEUS

Cortinarius violaceus è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili, strettamente imparentate, come il Cortinarius hercynicus una specie consimile che però preferisce vegetare sotto aghifoglie e che si riesce a distinguere dalla precedente grazie alla forma delle spore, che è subglobosa, più corte e più larghe.

Questo è un elenco di molte, specie commestibili e NON COMMESTIBILI, o di scarso valore culinario e commerciale, affini al Cortinarius violaceus, o in italiano Cortinario viola;

Cortinarius salor; è una specie non commestibile, cresce nelle foreste di conifere, appare simile in apparenza ma si riesce a distinguere per altri spetti. Il C. salor cresce nelle foreste di conifere, a maturazione il colore del gambo diventa ocra-giallo, così come il cappello.

Cortinarius cyanites; ha il colore della superficie del cappello marrone chiaro, conocolore al gambo, tuttavia la carne è viola chiaro, ma tende ad essere bianca verso la porzione centrale, ha una struttura tozza e robusta.

Cortinarius orellanus; specie più PERICOLOSA DEL GENERE CORTINARIUS, tuttavia ha un colore nettamente diverso rispetto al violaceus, infatti, l’orellanus ha la cuticola del cappello di colore arancio-rossastro-bruno.

Cortinarius brunneus; estremamente differente dal C. violaceus, il nome suggerisce infatti che il suo colore è bruno-cioccolato e non violetto-glicine.

Cortinarius alboviolaceus; come indica il nome, ha un colore uniforme che però tende nettamente al bianco (albo).

SPECIE COMMESTIBILI SIMILI AL CORTINARIUS VIOLACEUS 

  • Cortinarius praestans; in italia è sicuramente la specie somigliante più consumata, soprattuto nelle regioni appenniniche, è uno dei pochi cortinari non velenosi, RICORDO però che deve essere consumato dopo cottura, poichè possiede tossine termolabili che possono causare disturbi gastrintestinali; ha un anello fugace sul gambo, spesso lo si ritrova con ancora la cortina sottostante al suo cappello. Si distingue dal violaceus dal colore nocciola del praestans e dalla dimensione più grande.
  • Lepista nuda; questa ha un colore più chiaro del violaceus, inoltre ha un gambo senza sfumature e fibrille con un colore lilla chiaro uniforme, nel complesso la Lepista nuda ha na superficie del cappello più liscia meno feltrata di quella del violaceusuna carne molle e acquosa rispetto a quella carnosa del C. viola.
  • Cortinarius iodes; sebbene il suo valore alimentare sia mediocre, è un fungo considerato commestibile, è molto simile al C. violaceus ma si distingue per sua cuticola del cappello viscida, quella del Violaceus è vellutata, anche il colore del cappello del iodes è più chiaro, con riflessi verdi.
  • Cortinarius purpurascens; nel complesso è similare al violaceus ma grazie ad alcune caratteristiche si può identificare facilmente. come habitat predilige le foreste di conifere, il suo cappello diviene marrone a maturazione, così come le lamelle diventano arancioni-marroni.
  • Lepista sordida; si distingue abbastanza facilmente dal C. violaceus, grazie al suo colore lilla chiaro, quasi sbiadito, inoltre nella parte centrale del cappello può essere presente un piccolo umbone, protuberanza di colore brunastro pallido. L’habitat è differente, L. sordida è un fungo saprotrofo che vegeta e cresce anche in assenza di alberi in parchi, giardini sulla lettiera ricca di humus

PHOTOGALLERY DI CORTINARIUS VIOLACEUS

Il cortinario viola

Cortinarius violaceus
Gruppo di Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus, particolare sulle lamelle brune di esemplare adulto
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus
Cortinarius violaceus

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Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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