Lepiota brunneoincarnata
Lepiota brunneoincarnata

Lepiota brunneoincarnata

LEPIOTA BRUNNEOINCARNATA Chodat & C. Martín (1889)

Lepiota brunneoincarnata scheda illustrativa
Scheda illustrativa di Lepiota brunneoincarnata

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Arcobaleno dei funghi colore marrone-brunoNell’Arcobaleno dei Funghi: → Bruno, Bianco sporco con tonalità rosa

Come riconoscere al volo Lepiota brunneoincarnata?

Lepiota brunneoincarnata è un “fungo con le lamelle” appartenente al genere Lepiota. È molto diffuso in Italia e in Europa, oltre che nelle regioni temperate dell’Asia e dell’Estremo Oriente. Fruttifica dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, prediligendo i margini erbosi nelle immediate vicinanze di latifoglie. È una tra le numerose Lepiota di piccola taglia, molto simili tra loro e difficilmente identificabili; talvolta è necessaria un’approfondita analisi macroscopica accompagnata dall’osservazione dei caratteri microscopici per assicurare una più corretta determinazione. Fungo tossico e responsabile della sindrome falloidea mortale.

Lepiota brunneoincarnata

Sinonimi obsoleti:

Lepiota barlae Pat., Bull. Soc. mycol. Fr. (1903)
Lepiota barlaeana Pat., C. r. Congr. Soc. sav., Paris Dépts, Sec. Sci., (1909)
Lepiota brunneoincarnata f. pallida Bon & A. Caball., Bulletin Semestriel de la Fédération des Associations Mycologiques Méditerranéennes (2000)
Lepiota patouillardii Sacc. & Trotter [as ‘patouillardi’], Syll. fung. (Abellini) (1912)

Lepiota brunneoincarnata Chodat & C. Martín (1889)
Lepiota mortale – Falsa Mazza di Tamburo mortale

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Agaricaceae
Genere:Lepiota
Specie:Lepiota brunneoincarnata
Nome italiano:Lepiota mortale, Falsa mazza di tamburo mortale
Tipo nutrimento:Saprofita, talvolta saprofita-micorrizica
Periodo vegetativo:Dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato
Commestibilità o Tossicità:Velenoso mortale ⛔️☠️

NOMI INTERNAZIONALI

  • Inglese-English: deadly dapperling
  • Ceo-čeština: bedla hnědočervenavá
  • Gallese-Cymraeg: pertyn marwol
  • Tedesco-Deutsch: Fleischbräunlicher Schirmling
  • Estone-eesti: roosa harisirmik
  • Basco-euskara: Galaperna arre-arrosa
  • Finlandese-suomi: Myrkkyukonsieni
  • Francese-francais: Lépiote brun-rose
  • Ungherese-magyar: Húsbarnás őzlábgomba
  • Norvegese-norsk bokmål: giftparasollsopp
  • Olandese-Nederlands: Gegordelde parasolzwam
  • Polacco-polski: Czubajeczka brązowoczerwonawa
  • Svedese-Svenska: Bandad giftfjällskivling, Rödbrun giftfjällskivling
  • Ucraino-українська: Лепіота коричнево-червонувата
  • Vietnamita-Tiếng Việt: Nấm Deadly Dapperling

Nomi comuni italiani

Si tratta di una delle numerose Lepiote di piccola taglia, diffusa in tutta Italia, tuttavia non facilmente riconoscibile, specialmente per i meno esperti e spesso sottovalutata dai cercatori di funghi commestibili. Il genere Lepiota comprende diverse specie tutte velenose o addirittura mortali. È comunemente conosciuta tra gli esperti come Piccola LepiotaLepiota Mortale, quest’ultima denominazione dovuta al suo elevato grado di tossicità, ma l’uomo di strada, che non conosce neppure l’esistenza del genere Lepiota, la conosce e la chiama semplicemente: Falsa mazza di tamburo per via della sua somiglianza con le Lepiote di grandi dimensioni (Macrolepiota).

Questo fungo contiene amatossine, responsabili della sindrome falloidea mortale.

L’epiteto brunneoincarnata è attribuito unicamente a questa specie del genere Lepiota ed è ampiamente conosciuto nell’ambito micologico, dov’è stato assegnato in riferimento alla sua caratteristica di incarnato a colorazione bruno carnicino, infatti il nome scientifico brunneoincarnata deriva dal latino “Brùnneo” (bruno) e “incarnatus” (carnicino), riflettendo il colore bruno carnicino del cappello del fungo.

Lepiota invece, ha origine dal greco “λεπίδοϛ” (lepídos), che significa “squama”, e da “ὠτόϛ” (otós), che significa “orecchio” o “cappello”, indicando un fungo caratterizzato da un cappello squamoso.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

I nomi comuni internazionali sono quasi tutti centrati sulla traduzione nella lingua locale dell’epiteto brùnneusincarnatus oppure di Lepiota, ma più generalmente si fa riferimento alla sua piccola taglia.

Questi alcuni dei nomi comuni stranieri:

  • In Inglese il fungo è detto Agghindato letale o Sosia letale;
  • In Gallese è detto Il sosia mortale, riferendosi alla somiglianza con la Mazza di Tamburo di cui è sosia;
  • In Basco è detto Fungo somigliante alla livrea della quaglia, marrone-rosa o bruno-rossastro;
  • In Finlandese è detto più semplicemente Fungo velenoso;
  • In Ungherese è detto Fungo color carne;
  • In Polacco è detto Fungo crestato bruno-rossastro oppure Fungo somigliante alla livrea della falena, bruno-rossastra;
  • In Svedese è il fungo velenoso fasciato o velenoso rossa-marrone;
  • In Ucraino è la lepiota bruno-rossastra;
  • In Vietnamita è detto il Fungo pezzato mortale.

DISTRIBUZIONE

Lepiota brunneoincarnata è un fungo che predilige la fascia climatica temperata

Lepiota brunneoincarnata è molto diffusa in Europa, soprattutto meridionale, e nelle regioni a clima temperato dell’Asia, compreso il sud-est asiatico, ma è stata rinvenuta anche in Gran Bretagna e in Germania, dove è incluso negli elenchi delle specie a rischio di estinzione. In alcune nazioni può essere raro o persino assente.

Cresce singolarmente o in piccoli gruppi dalla fine dell’estate fino all’autunno inoltrato, prediligendo terreni sabbiosi e ricchi di humus. Spesso si trova in luoghi antropizzati, come campi, parchi e giardini, ed è frequentemente confusa con specie fungine commestibili.

Nel nostro paese esistono diverse specie di piccole Lepiota, con la presenza di amatossine responsabili della sindrome falloidea. Simili e difficilmente identificabili fra loro, possono essere distinte soltanto attraverso un’analisi macroscopica accurata accompagnata dall’osservazione dei caratteri microscopici, che ne assicura una determinazione corretta. Riconoscere le Lepiote, quindi, non è affatto semplice.

In Italia è presente in modo uniforme, ma con una preferenza per le regioni meridionali. È meno frequente nell’estremo nord, lungo l’arco alpino. Si trova principalmente nelle foreste montane e submontane di latifoglie, con una marcata presenza nelle foreste sempreverdi mediterranee.

Lepiota brunneoincarnata
Giovani esemplari di Lepiota brunneoincarnata. Autore: Massimo Fedetto – Funghi dal vero (profilo Facebook)

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT della Lepiota brunneoincarnata

L’habitat ideale per la Lepiota brunneoincarnata

Si tratta di una specie saprofita, il che significa che questo fungo si nutre di materia organica in decomposizione, contribuendo al processo di deterioramento e riciclo dei nutrienti nell’ambiente. Questo fungo si sviluppa su substrati organici morti o in via di decomposizione come foglie cadute, legno marcio, detriti legnosi e altri materiali organici. Svolge un ruolo fondamentale nell’ecosistema, contribuendo a smaltire la materia organica morta e trasformandola in sostanze nutritive che possono essere riassorbite dalle piante e da altri organismi.

Lepiota brunneoincarnata, così come tutte le specie del genere, si trova principalmente in habitat boschivi, spesso associato a foreste miste di conifere (Cedro del Libano) e latifoglie, con una preferenza per queste ultime. Questo fungo cresce solitamente su terreni ricchi di humus, come quelli ricoperti da foglie in decomposizione o residui vegetali. È comune trovarlo in luoghi umidi e ombreggiati, dove il suolo è ricco di sostanza organica e l’umidità è relativamente alta, in particolar modo quelli di pianura e/o di medio-bassa collina, fino a rarefarsi salendo di quota nei boschi di alta montagna.

Specie molto comune e frequentissima tra l’erba di parchi e giardini, radure, specialmente nelle immediate vicinanze di latifoglie, dov’è possibile rinvenirla dall’inizio dell’estate fino all’autunno inoltrato a seconda della latitudine. Può crescere solitaria o in gruppi di diversi individui, talvolta, anche in modo cespitoso. Ama i suoli con prevalente componente sabbiosa.

Nei punti più caldi-soleggiati, dove il bosco è poco fitto, in presenza di radure o sentieri privi di alberi, può iniziare a fruttificare già dal mese di giugno, con possibile pausa in piena estate, per poi riprendere da settembre, con fruttificazioni che potranno protrarsi fino all’autunno inoltrato.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 Questa specie è soggetta a numerose interpretazioni a seconda delle diverse scuole di micologia; l’avvento della ricerca molecolare dovrebbe fare luce sulle tante linee di pensiero.
💥 Cresce nel medesimo periodo e negli stessi ambienti di Lepiota subincarnata, anch’essa velenosa mortale; tuttavia si distingue per i colori bruno-rossicci, il cappello e l’armilla del gambo verrucosi.
💥 Sono numerose le Lepiote presenti nel nostro territorio, tra cui alcune come: Lepiota helveola, L. pseudohelveola, L. brunolillacea, L. subincarnata ex josserandi, L. forquignonii e L. fuscovinacea, alcune responsabili della sindrome falloidea. Difficili nella distinzione sono tutte da considerare velenose.

⛔🖐️ Se nel bosco vedi un fungo simile a una mazza di tamburo, ma dalle dimensioni nettamente più piccole, fai bene attenzione! Non precipitarti a raccoglierlo alla leggera, ingannato dalle colorazioni simili del cappello e da alcuni dei caretteri macroscopici, perché potrebbe trattarsi di un esemplare delle velenosissime Lepiota, come nel caso di Lepiota brunneoincarnata responsabile della sindrome parafalloidea. ⛔

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

Lepiota brunneoincarnata
Lepiota brunneoincarnata. Autore: Massimo Fedetto – Funghi dal vero (profilo Facebook)

COME RICONOSCERE LA LEPIOTA BRUNNEOINCARNATA

Il carpoforo-corpo fruttifero di questo fungo è formato da un cappello, al di sotto del quale si trova il cosiddetto imenoforo, che a sua volta ospita delle lamelle di colore bianco, insieme con un gambo, anch’esso per lo più bianco/bianco-sporco.

Il cappello, di piccole dimensioni, è subglobuloso-convesso nella fase giovanile, poi piano-convesso, disteso a maturità, presenta un umbone poco delineato. La cuticola, fin dalle prime fasi, appare dissociata in piccole squamette concentriche disposte irregolarmente, abbastanza compatte al disco, più rade nella zona periferica. Colorazione pileica brunastra, più scura verso il centro del cappello su base di fondo rosa, margine abbastanza regolare leggermente debordante. Ha un diametro medio di 4/5 cm.

💥 Lepiota brunneoincarnata appartiene alla Sezione Ovisporae, un gruppo con specie dai caratteri morfocromatici molto simili tra loro, sono di difficile separazione macroscopica e la certezza determinativa nella maggiore parte dei casi è basata sulle osservazioni al microscopio ottico biologico.💥

Limenoforo, ovvero la parte fertile del frutto, è ubicato nella parte inferiore del cappello ed è formato da lamelle relativamente fitte in gioventù che tendono a distanziarsi a maturazione, sono libere al gambo e intercalate da lamellule diseguali; si presentano di colore bianco-avorio, crema pallido, più marcato nei vecchi esemplari con filo concolore ed appena fioccoso all’osservazione con la lente. 

Le spore sono ellittico-ovaloidi con apicolo ben evidente. Liscie, destrinoidi di colore bianco (leucosporeo). Misurano 6,5-8,5 x 4-5 µm.

Il gambo è cilindrico, abbastanza sodo nei giovani esemplari, fibrosetto e presto cavo a maturazione, di colore bianco sporco con toni rosa, decorato da squamule brunastre disposte a spirale, che lo avvolgono fin quasi alla base; la parte apicale denota una fascia biancastra pruinosa-fibrillosa. L’anello è poco distinto, riscontrabile nella parte alta del gambo sottoforma di residui o frammenti ocra-brunastri che formano una fascetta circolare. Può misurare fino a 2/3,5 cm di lunghezza e 0,3/0,6 cm di diametro.

La carne di colore biancastro, caratteristicamente con tonalità vinose chiare verso la base del gambo, rosacea nella zona corticale, sapore da mite a leggermente acidulo con odore penetrante, inconstantemente futtato o di frutta acerba.

Lepiota brunneoincarnata
Dettagli macroscopici di Lepiota brunneoincarnata. Autore: Massimo Fedetto – Funghi dal vero (profilo Facebook)

COMMESTIBILITA’

LA LEPIOTA BRUNNEOINCARNATA È UN FUNGO TOSSICO NON COMMESTIBILE, POTENZIALMENTE PERICOLOSO, CHE PROVOCA LA SINDROME FALLOIDEA! NON VA RACCOLTO SE NON LO SI CONOSCE PERFETTAMENTE, PER EVITARE DI METTERE NEL CESTO FUNGHI VELENOSI O ADDIRITTURA MORTALI!

Riguardo alla commestibilità di questo fungo, non ci sono dubbi che sia un fungo velenoso e potenzialmente assai pericoloso per la salute. Non si può che ribadire che questo fungo va raccolto solamente per studi micologici, se si sa cosa si sta facendo e solamente se si ha la piena consapevolezza del tipo di fungo che si sta raccogliendo.

Fino a non molto tempo fa veniva descritto e considerato, nei diversi testi di divulgazione a larga distribuzione, un fungo con proprietà tossiche. Più recentemente, studi approfonditi hanno evidenziato la presenza di pericolose e velenose AMATOSSINE sia in L. brunneoincarnata e tra alcune specie affini come L. helveola, L. pseudohelveola, L. kuehneri e L. subincarnata ex josserandii.

I danni recati dalle intossicazioni da questo tipo di funghi, sono principalmente alle cellule epatiche, che spesso colpiscono in modo irreversibile, arrivando anche alla necrosi delle stesse e al manifestare di emorragie interne; inoltre, la lunga latenza dei sintomi (a volte anche 48 ore) è una delle ragioni che impediscono il ricorso di terapie tempestive e risolutive.

Senza voler demonizzare nulla e senza voler creare inutili allarmismi, non possiamo che rilevare come, ogni anno, diverse persone, talvolta anche intere famiglie, com’è il caso di Napoli-maggio 2023, finiscono intossicate o direttamente al cimitero per un consumo non consapevole di funghi raccolti all’acqua di rose, avendo scambiato funghi tossici-velenosi per specie commestibili.

⭕️ Nel mese di ottobre 2014 in Calabria si sono verificati due distinti episodi di avvelenamento da amatossine o amanitine presenti in funghi del Genere Lepiota, raccolti e consumati in ambito familiare. Il primo si è verificato in provincia di Reggio Calabria e ha riguardato tre persone. I funghi consumati, Lepiota di piccola taglia, erano stati scambiati per “mazze di tamburo” [Macrolepiota procera (Scop.) Singer], una specie buona commestibile previa adeguata cottura.

Fatte queste dovute premesse, vediamo cosa dicono al riguardo gli autorevoli autori Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano, nella loro importante: “Guida ragionata alla Commestibilità dei Funghi“:

Alcune specie di Lepiota contengono amanitine e sono velenose potenzialmente mortali, in quanto provocano sindrome falloidea.
La casistica italiana è piuttosto rilevante, con numeri di intossicazioni da Lepiota che spesso superano quelli da Amanita! In base alle ricerche di Sgambelluri & al. (2014) la specie con maggiore concentrazione di amanitine è L. subincarnata (= L. josserandii) e le tossine sono presenti anche in L. brunneoincarnata; inoltre non è da escludere che siano presenti anche in altre specie del gruppo di L. helveola (sez. Ovisporae). Invece in L. cristata, L. clypeolaria e L. magnispora le amanitine non sono state rilevate (Sgambelluri & al. 2014) ed è probabile che siano assenti anche in altre specie delle sez. Fusisporae e Stenosporae. Per altre specie segnalate come contenenti amanitine (per es. Lepiota castanea) manca il supporto di ricerche biochimiche recenti. Non è dato sapere se si tratti comunque di specie tossiche gastrointestinali oppure addirittura non tossiche, come sostenuto da alcuni autori per L. cristata (Herrmann 1984).
Chamaemyces fracidus è un fungo lepiotoide relativamente poco frequente, che non risulta essere consumato se non per errore. Si conosce un caso di intossicazione ben documentato, con sindrome gastrointestinale e determinazione certa della specie responsabile, inoltre esiste un potenziale problema di confondibilità con le Lepiota di piccola taglia velenose potenzialmente mortali. Si tratta pertanto di un fungo da ritenere certamente non commestibile.
In sintesi, il genere Lepiota comprende specie di difficile determinazione macroscopica, alcune delle quali sono potenzialmente mortali; tutte le specie di piccola taglia devono pertanto essere considerate tossiche o non commestibili, pur tenendo presente che esistono diversi livelli di pericolosità, con la specie L. subincarnata nettamente al primo posto.


Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI

Lepiota brunneoincarnata, così come tutte le specie del genere Lepiota, non sono funghi di facile identificazione. Il cercatore di funghi distratto o poco informato potrebbe facilmente essere ingannato dalla presenza nei boschi di una o più specie di funghi del genere Lepiota, scambiandoli con altri funghi simili, in genere Mazze di Tamburo, alcuni anche velenosi o addirittura mortali.

Lepiota brunneoincarnata
Lepiota brunneoincarnata e i suoi sosia. Autori: Vincenzo Migliozzi, Marco Barbanera, Massimo Fedetto, Sergio Berra (dai profili Facebook)

Di seguito alcuni funghi somiglianti a Lepiota brunneoincarnata, tutti tossici o velenosi:

  • Lepiota sublaevigata molto simile però di taglia inferiore (gambo 3-5 cm), ha squame fulvo-rosate, specie autunnale di latifoglie e conifere.
  • Lepiota clypeolaria molto simile. Gambo 5-10 cm, ha squame concentriche bruno-ocraceo. Estiva-autunnale tra latifoglie e conifere
  • Lepiota magnispora molto simile ma più ocracea. Gambo 5-10 cm, ha squame brunastre su fondo giallastro. Estiva-autunnale sotto aghifoglie.
  • Lepiota helveola molto simile ma più piccola. Gambo 3-5 cm, cappello tomentoso bruno-rosaceo. Tardo autunno in prati e radure.
  • Lepiota subincarnata molto simile ma piccina. Gambo 2-5 cm, con cappello bruno-carnicino e squame più fitte al centro dello stesso. Specie estiva-autunnale comune in parchi, giardini, zone antropizzate.
  • Lepiota xanthophilla abbastanza simile ma più giallognola. Gambo 3-6 cm, con cappello giallastro a toni fulvastri al centro. Estiva-autunnale, predilige i terreni sabbiosi nudi o erbosi con erba rada.
  • Lepiota felina molto simile ad una micro-mazza di tamburo. Gambo 3-5 cm, con cappello chiaro con fibrille scure, bruno-nerastre con umbone nerastro. Estiva-autunnale che predilige parchi, giardini, boschi radi sia di latifoglie che aghifoglie.
  • Lepiota lilacea come suggerisce il nome scientifico, ha squamette bruno-lilacino su fondo biancastro. Gambo 3-5 cm. Estiva-autunnale tra erba, terreno nudo, parchi e giardini, nei pressi di latifoglie.
  • Lepiota cristata è molto simile. Gambo 3-6 cm con cappello umbonato e superficie bruno-rossastra. Estiva-autunnale, gregaria, su terreno nudo in zone boschive rade, anche sentieri e parchi. Molto comune dall’estate all’autunno.
  • Lepiota aspera è decisamente più grandicella e quindi di dimensioni più prossime alle comuni Mazze di Tamburo. Gambo 5-10 cm, cappello campanulato con ciuffetti fibrillosi fulvastri. Estiva-autunnale in zone boschive aperte, su terreno ricco di humus. Non è tossica ma è comunque non commestibile.
  • Chlorophyllum rhacodes, già nota come Falsa Mazza di Tamburo arrossente. Molto simile ma d’aspetto più prossimo ad una Mazza di Tamburo ma con carne arrossente al taglio. Ampiamente descritta nell’articolo dedicato su FM Chlorophyllum rhacodes.
  • Chlorophyllum molybdites, già nota come Falsa Mazza di Tamburo arrivata dai Tropici. Sta espandendo gradualmente il suo areale grazie ai cambiamenti climatici. Molto simile ad una Mazza di Tamburo ma pure a questa Lepiota, ha spore e lamelle verdognole. Ampiamente descritta su FM nell’articolo dedicato Chlorophyllum molybdites.
  • Macrolepiota venenata, altra Falsa Mazza di Tamburo molto simile a questa lepiota. Come C. rhacodes ha carne arrossente al taglio e rossiccio è anche il suo umbone a forma di stella. Adora i campi concimati, luoghi antropizzati ricchi di azoto. Estiva-autunnale.

PHOTOGALLERY DI LEPIOTA BRUNNEOINCARNATA

LEPIOTA MORTALE, FALSA MAZZA DI TAMBURO MORTALE

Mazze di Tamburo Velenose Lepiota brunneoincarnata
Mazze di Tamburo Velenose – Lepiota brunneoincarnata, specie velenosa mortale PH@Javier_ormad

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Lepiota brunneoincarnata@funghimagazine.it

Alfonso Conti

Alfonso Conti è il Social Media Manager di Funghimagazine. Oltre che occuparsi dei nostri Social, Alfonso è anche autore di artcoli per FM. Studioso di Funghi e Natura, è anche un ottimo informatico

Questo articolo ha 2 commenti

  1. Avatar
    Pasqualotto carla

    Come distinguere senza ombra dubbio la mazza di tamburo con altre specie simili

    1. Redazione FM
      Redazione FM

      Eh non è semplice, i sosia sono molti, di base le Mazze di Tamburo devono sempre essere alte, se hanno il cappello aperto devono essere almeno più alte di 10 cm e questo deve anche avere un buon diametro, dovrebbero essere almeno più larghi della circonferenza di un cd/dvd, devono avere il caratteristico profumo che le contraddistingue, altre specie non commestibili non profumano allo stesso modo. Infine le vere Mazze di Tamburo hanno il gambo fibroso bianco, ricoperto da squamette-zebrature scure, hanno una sorta di capezzolo di mammella scusa al centro del cappello e non subiscono cambiamenti di colori al taglio. Trovi comunque sul sito una apposita scheda dedicata proprio alle vere Mazze di Tamburo

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