Collybia nuda Lepista nuda
Collybia nuda Lepista nuda

Collybia nuda ex Lepista nuda

COLLYBIA NUDA (Schumach.) Z.M. He & Zhu L. Yang 2023; Agaricales

Collybia nuda ex Lepista nuda

Collybia nuda Lepista nuda scheda illustrativa
Collybia nuda Lepista nuda scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

I colori di Collybia nuda ex Lepista nuda I colori prevalenti di Collybia nuda ex Lepista nuda sono il lilla, violetto, rosa antico, marroncino, viola ma talvolta anche blu-celeste-azzurrognolo, in particolar modo il gambo è quasi sempre di tonalità lilacine mentre il cappello può assumere tonalità differenti in base ai tassi d’umidità-siccità, temperature e piogge, oltre che in base agli ecosistemi in cui nasce.

Nell’Arcobaleno dei Funghi: Collybia nuda, può essere considerata una specie abbastanza igrofana, che quindi può cambiare di colore e tonalità, a seconda delle diverse condizioni ambientali abiotiche in cui si sviluppa, ovvero condizioni chimico-fisiche, come umidità dell’aria, luce solare e soprattutto piovosità.

Difficilmente troviamo degli esemplari con una colorazione del cappello omogenea e distribuita in modo uniforme. A volte può capitare persino di trovare esemplari con colori differenti, pur all’interno della stessa fungaia, persino a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri.

Oggettivamente parlando, osservando attentamente gli sporofori ritrovari, vediamo che le colorazione dominante è quasi sempre il lilla (soprattutto sul gambo), poi il viola pieno, con eventuali macchie brunastro-ocra o Marroncine.

Come riconoscere in un batter d’occhio Collybia nuda, già nota come Lepista nuda?

Innanzitutto per la presenza delle lamelle, quindi per essere un fungo che vegeta principalmente quando molti altri funghi vanno già in letargo, ovvero dopo l’arrivo dei primi freddi autunnali, con nascite anche in pieno inverno, in assenza di neve e gelo. Possiamo perciò definirlo un fungo invernale. I colori, come visto sopra, sono assai caratteristici e ci suggeriscono che potremmo aver trovato proprio questo fungo. Altra caratteristica distintiva è il fatto che, una volta prelevato da terra, il fungo si porta con sé, attaccata al gambo, una ricca porzione di frammenti di substrato che possono essere aghi, foglie, muschio, oltre che buone porzioni del suo stesso micelio. Da sempre considerato un ottimo commestibile, dopo adeguata cottura, con tradizione di raccolta in molte zone d’Italia, oggi è tacciato di essere potenzialmente meno sicuro di quel che si pensava, poiché individualmente, potrebbe dare piccole reazioni avverse in persone predisposte all’intolleranza di questo fungo.

Collybia nuda – Lepista nuda

Lo sporoforo di questa specie, fu descritto per la prima volta da Pierre Bulliard nel 1790, nella sua opera Herbier de la Francee, lo chiamò Agaricus nudus, nome che è stato utilizzato per molti anni. Bulliard inoltre, descrisse due varietà di A. nudus: una le cui lamelle e il cappello sono inizialmente lilla e a maturazione viola scuro con sfumature bordeaux, mentre l’altra con le lamelle color vino, che si intensifica con l’età.

Aggiunse ancora che la prima varietà, veniva frequentemente confusa con Cortinarius violaceus, sebbene avesse un cappello “nudo” e nessuna cortina, a differenza degli altri cortinari. Nel 1791 il naturalista inglese James Bolton, nel suo “An History of Fungusses growth about Halifax“, gli diede il nome Agaricus bulbosal’agarico bulboso. Successivamente John Sibthorp nella sua opera del 1794 “Flora Oxoniensis lo chiamò l’agarico dalle lamelle blu.

Quasi 100 anni più tardi, nel 1871, il micologo tedesco Paul Kammer inserì l’agarico, all’interno del genere Tricholoma, attribuendogli il nome di Tricholoma nudum, nome che venne utilizzato per molti anni. Contemporaneamente a Kammer, il botanico inglese Mordecai Cubitt Cooke lo chiamò Lepista nuda, poi ancora Lepista ametista, per la sua ” tinta “.

Naturalmente tutti questi gomitoli linguistici, riguardo al nome corretto della specie, hanno portato solo maggiore confusione tassonomica. Per questo motivo, molti anni più tardi, nel 1969, Howard E. Bigelow e Alexander H. Smith decisero di provare a risolvere i disaccordi sul nome corretto da attribuire, dei periodi precedenti, spesso dibattuti da micologi, naturalisti e botanici, e fare chiarezza una volta per tutte, facendo un’ulteriore, nuova classificazione; ovvero considerando questa specie come un sottogenere separato del Clitocybe. Anche Harri Harmaja, micologo finlandese, chiese l’inserimento di Lepista nuda nel genere Clitocybe, identificando il micete, C. nebularis, specie tipo per il genere Clitocybe.

Proprio per questo motivo, i nomi maggiormente utilizzati nei libri di micologia, per identificare questo fungo, sono Lepista o Clitocybe nuda, anche se ad oggi, sappiamo che questi due generi, che un tempo gli scienziati percepivano un univoco gruppo filetico, a dire il vero sono polifiletici, quindi sono specie che derivano da più antenati ancestrali differenti. Dopo tutta questa noiosa storia sulla tassonomia, arriviamo finalmente ai giorni nostri.

Uno studio genetico del 2015 ha rilevato che sì, i generi Collybia e Lepista erano strettamente imparentati con il clade principale di Clitocybe, ma che tutti e tre erano polifiletici. Grazie a questi dati, i ricercatori redassero quindi nuove classificazioni, cambiando il genere di alcune specie, cercando di raggruppare quelli più imparentati tra di loro. Tuttavia a complicare le cose, è stato scoperto che Lepista nuda non è imparentato con alcune specie dello stesso genere come Lepista densifolia, per cui Alvarado e i colleghi ricercatori hanno proposto diverse opzioni per la classificazione tassonomica, ma hanno anche evidenziato la necessità di fare un’analisi più specifica e approfondita.

Come hai appena letto, il nome di questa specie, è stato oggetto di inutili ed inconcludenti disciussioni che si sono protratte per ben due secoli, mettendo in luce rivalità tra micologi, più interessati ad una visione egocentrica della micologia, che non ad una visione meramente scientifica, qualunque fosse il vero genere d’appartenenza, cosa che da secoli si ripete molto frequentemente in ambito micologico, dove si è agito a ruota libera, uno contro tutti, rifiutando di creare ed aderire ad uno standard uguale per tutti.

Questi cambi di nome, sono certamente dovuti ad un approccio sbagliato, o forse sarebbe meglio dire non adatto ad una scienza che, per colpa di questa mancanza di uno standard univoco, è sempre stata considerata figlia di un Dio minore. Ancora oggi, molto frequentemente le informazioni riguardanti moltissime specie fungine, sono il frutto di antichi studi empirici o di passa parola tra i nostri avi.

Fortunatamente, seppur con estrema ritrosia da parte di una vecchia generazione di micologici, ancora arroccati sulle proprie certezze, qualcosa sembra stia cambiando.

A metter fine ad ataviche diatribe a veri e propri litigi e discussioni inconcludenti, ci stanno pensando le moderne strumentazioni tecnologiche, la cui creazione non è stata certo per scopi micologici, ma che ben si adatta per poter metter fine a sciocche contese. Oggi con esami tutt’altro che complessi, si può infatti avere un quadro generale, esaustivo e oggettivo, circa l’attribuzione di generi e specie. Parliamo delle indagini molecolari basate sullo studio del DNA e dell’RNA, e non più sui caratteri macroscopici o microscopici dei funghi.

Ne consegue perciò che anche questa specie, che fino al 2023 (e probabilmente, per molte persone, ancora oggi), era conosciuta come Lepista nuda, grazie ai nuovi studi scientifici e soprattutto, grazie all’applicazione delle analisi tassonomiche e filogenetiche basate sulla biologia molecolare, si è potuto comprendere che Lepista nuda fa effettivamente parte al genere Collybia e non già al Lepista perciò, dal 2023 il suo nome ufficiale non sarà più Lepista nuda ma bensìCollybia nuda.

Sinonimi obsoleti:

Lepista nuda (Bull.) Cooke 1871; Agaricales
Lepista nuda f. gracilis Noordel. & Kuyper 1995; Agaricales
Lepista nuda f. nuda (Bull.) Cooke 1871; Agaricales
Lepista nuda var. armeriophila Blanco-Dios 2015; Agaricales
Lepista nuda var. lilacina (Quél.) Singer 1951; Agaricales
Lepista nuda var. nuda (Bull.) Cooke 1871; Agaricales
Lepista nuda var. pruinosa Poisy 1984; Agaricales
Lepista nuda var. pruinosa (Bon) Bon ex Courtec. 1985; Agaricales
Lepista nuda var. tridentina (Singer) Singer 1951; Agaricales
Lepista nuda var. tucumanensis Singer 1952; Agaricales
Lepista nuda var. tyrianthina (Fr.) Bon 1997; Agaricales
Lepista nuda var. violaceofuscidula (Singer) Singer 1951; Agaricales
Clitocybe nuda (Bull.) H.E. Bigelow & A.H. Sm. 1969; Agaricales
Gyrophila nuda (Bull.) Quél. 1886; Agaricales
Gyrophila nuda var. nuda (Bull.) Quél. 1886; Tricholomataceae
Tricholoma nudum (Bull.) P. Kumm. 1871; Agaricales
Tricholoma nudum var. lilaceum Quél., Agaricales
Tricholoma nudum var. majus Cooke 1871; Agaricales
Tricholoma nudum var. nudum (Bull.) P. Kumm. 1871; Tricholomataceae
Rhodopaxillus nudus (Bull.) Maire 1913; Agaricales
Rhodopaxillus nudus var. nudus (Bull.) Maire 1913; Agaricales
Rhodopaxillus nudus var. pruinosus Bon 1975; Agaricales
Rhodopaxillus nudus var. tridentinus Singer 1943; Agaricales
Rhodopaxillus nudus var. tucumanensis (Singer) Raithelh. 2004; Agaricales
Rhodopaxillus nudus var. violaceofuscidulus Singer 1943; Agaricales
Agaricus nudus Bull. 1790; Agaricales
Agaricus nudus Larber 1829; Agaricaceae
Agaricus nudus Harzer 1845; Agaricaceae
Agaricus nudus var. aggregatus Pers. 1828; Agaricales
Agaricus nudus var. allochrous Pers. 1828; Agaricales
Agaricus nudus var. majus Cooke 1883; Agaricales
Agaricus nudus var. nudus Bull. 1790; Agaricaceae
Agaricus nudus var. sylvaticus Alb. & Schwein. 1805; Agaricales
Tricholoma nudum var. lilaceum Quél; Agaricales
Tricholoma nudum var. majus Cooke 1871; Agaricales
Tricholoma nudum (Bull.) P. Kumm. 1871; Agaricales
Cortinarius nudus (Bull.) Gray 1821; Agaricales

Collybia nuda (Schumach.) Z.M. He & Zhu L. Yang 2023; Agaricales

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Tricolomataceae
Genere:Collybia
Specie:Collybia nuda (ex Lepista nuda)
Nome italiano:Agarico viola, fungo di Santa Caterina
Tipo nutrimento:Per lo più Saprofita
Periodo vegetativo:Dalla primavera fino al tardo autunno-inizio inverno
Commestibilità o Tossicità:COMMESTIBILE – previa cottura

NOMI INTERNAZIONALI

  • Inglese: Blewit, Wood blewit
  • Giapponese: ムラサキシメジ (Murasakimeji)
  • Francese: Pied bleu 
  • Olandese: Paarse schijnridderzwam
  • Polacco: Gąsówka fioletowawa
  • Svedese: Blåmusseron
  • Ucraino: Рядовка фіолетова або лепіста фіолетова
  • Georgiano: იისფერა
  • Spagnolo: seta de pie azul, Valladolid la nazarena del bosque
  • Croato: Klobuk
  • Ungherese: lila pereszke
  • Serbo: Modrikača
  • Basco: Ziza hankaurdin oin-urdina
  • Slovacco: Pôvabnica fialová
  • Finlandese: Sinivalmuska
  • Rumeno: nicorete violet, nicorete vânăt sau ciupercă mov
  • Ceco: Čirůvka fialová
  • Tedesco: Violette Rötelritterling

Nomi comuni italiani

Lepista nuda, adesso nota come Collybia nuda, è una specie molto conosciuta, sia in Italia che all’estero.

In Italia, molti dei nomi comuni presenti, vengono utilizzati quasi esclusivamente da micologi o da veri appassionati di funghi, la rimanente parte di cercatori di funghi non particolarmente informata, usa chiamare questo fungo Agarico violetto o più facilmente Fungo di Santa Caterina, se non del tutto semplicemente “il Santa Caterina” o il fungo Viola, Violetto, Blu, Celeste, Azzurro, data la sua cromia piuttosto variabile.

Esistono però diversi nomi prettamente locali, i più diffusi dei quali riguardano la Liguria, la Toscana, la Lombardia, Veneto, Umbria e Calabria, dove il fungo risulta essere più facilmente reperibile, pur essendo ovunque diffuso sulle Alpi ed Appennino settentrionale.

ALTRI NOMI DIALETTALI O LOCALI USATI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA COLLYBIA NUDA

Da Nord a Sud, il fungo è detto Func bleu in patois aostano, Func bleu anche in Lombardia, dov’è anche detto “Il Violetto“oppure Fungo Blu o Fungo Viola. Curioso il nome locale mantovano dov’è detto Sgarzena, termine che deriverebbe da sgarzare, cancellare o raschiare per mezzo di uno sgarzino, poichè le lamelle di questo genere si rimuovono facilmente raschiando con le mani.

In Veneto è detto semplicemente “Il Nudo” o “Il Violetto” con tutte le varianti dialettali locali, per via del suo cappello nudo oppure ovviamente per via del colore.

In Liguria esistono vari nomi locali, oltre a Funzo o Funz de Santa Caterina, che è il più comune, ci sono anche: Panarengo, Pavèn, Peven, assai comuni, Brunetto, Muffuin, Funz d’autunno, Muffuin gianu o Borzoli.

In Toscana è comunemente detto Cimballo viola, Cicciola/Cioccola/Ciocciola viola o Cardinale viola. Essendo assai comune nei periodi tardo autunnali-invernali nei boschi di Pino che si sviluppano tra Massa-Carrara, Versilia e poi tra Monte Serra, Pontedera, Colle Salvetti, Cascina, Fucecchio, Montopoli Val d’Arno, San Miniato e Pontedera, molti dei nomi locali trovano origine da queste zone, dov’è anche detto Ordinale viola, oppure Ordinario/Ordinello viola, per via della sua caratteristica di vegetare spesso, ordinatamente in file o cerchi. Altri nomi locali sono: Bruma, per via della sua crescita con le brume, nebbie, Ardello, Orcéllola, Orcella viola/grigia o blu,

In Umbria e nel Centro Italia, è detto Ordinario o Ordinale viola/blu/azzurro, Brumale/Brumano o Brumajo viola, persino Brugnolo viola o Bastardo viola, ricordiamo che normalmente il Brugnolo è il fungo Prugnolo primaverile (Calocybe gambosa), Cromato viola è un altro nome in uso in Centro Italia.

Nel Sud Italia è detto ugualmente Ordinario/Ordinale viola con tutte le sue varianti dialettali, Violettu, Fungiu Viola o Funciu Viola, Fungo di Spina, con tutte le variabili dialettali locali, di spina perché comunemente rinvenibile tra cespugli spinosi; Fungo di Latticogna o Listignu in Sicilia; Sallazzaru viola in Sardegna.

Etimologia

Grazie ad alcuni efficienti ricercatori asiatici, il nome del genere, di questa specie è stato da poco cambiato, da Lepista in Collybia.

Scienziati cinesi (Zheng me e altri) nel novembre 2023 hanno pubblicato uno studio che aveva come obiettivo, quello di fare ordine, geneticamente parlando, tra le specie fungine della recente famiglia delle Clytocibaceae, proponendo così una classificazione delle 32 specie esaminate in 6 diversi generi.

Si pensa che questo gruppo di funghi, appunto delle Clytocibaceae, sia nato ben 60 milioni di anni fa, ed alcune delle sue specie contengano la muscarina, sostanza responsabile della nota sindrome panterinica.

Per quanto riguarda specificamente il nome del fungo, Collybia è un termine che non fa riferimento alla famiglia delle Tricholomataceae ed ha un origine incerta, probabilmente associata alle forme e dimensioni di alcune specie di miceti di questa famiglia.

Il termine Collybia deriva dal greco “κόλλυβος kóllybos” moneta spicciola, quindi di poco valore, oppure da collúbia, nome di biscotti rotondi color pane, leggermente convessi e cotti al forno (dal verbo collúbere che significa piacere). Inoltre per moneta spicciola si potrebe intendere anche monetina, forse per le dimensioni ridotte degli sporofori delle specie di questo genere di funghi.

L’epititeto “nuda” deriva dal latino “nudus” che significa nudo, ovvero liscio, poichè è un termine usato per indicare il suo tipico cappello, meglio dire superficie di esso, in quanto risulta privo di ornamentazioni, come squame, scaglie, areole, verruche o zonature. L’unico elemento distintivo del cappello o pileo, termine tecnico, è la variabilità cromatica, più o meno accentuata, a seconda della piovosità, umidità, temperatura e vento.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali della specie Collybia nuda

Traduzioni letterali dei nomi comuni stranieri, elencati in precedenza.

  • in basco, lingua parlata in alcune regioni situate nella spagna settentrionale e nella Francia a sud-est, è detto Fungo con gambo, di colore blu, ma è curiosa la traduzione in italiano che sarebbe di “verme con una gamba blu”. 
  • Nella lingua ceca, ed in Croazia, viene denominato fungo color mirtillo viola.
  • in Gipponese, è il fungo Komurasakimeji.
  • in Francia la traduzione letterale è Fungo-piede blu.
  • in Finlandia è fungoacero blu.
  • Nei paesi di lingua inglese è detto il trasformista dei boschi, l’illusore, il confondibile, per via delle sue innumerevoli colorazioni che spaziano dal viola al blu-celeste.
  • in Olanda è conosciuto come in inglese, come il fungo beffardo viola, sia per la sua gran varietà di cromatismi, sia perchè potrebbe essere confuso con la specie Collybia sordida, che per i riceratori inesperti risulta essere praticamente identica alla nuda. Ci sono anche altre specie molto simili commestibili (cotte) come il Cortinarius violaceus.    
  • in Polonia, viene tradotto come fungo-papera viola.
  • in Ucraino è conosciuto con il nome di fungo snello blu.
  • in Ungheria, dove si parla il Magyaro, viene detto semplicemente fungo viola.
  • in rumeno, lingua neolatina, indoeuropea, officiale della Romania, gli esperti utilizzano diversi nomi, il più noto e facile da ricordare è fungo viola.
  • in Slovacco (sk) viene chiamato come la specie Laccaria amethystina, ingannatore viola. Forse anche perchè essendo fungo dotato di igrofaneità, può trarre in inganno, anche con il cambio del suo colore, dovuto all’invecchiamento, che passa dal violetto a marrone.
  • in spagnolo sono presenti diversi nomi comuni, fungo dal piede azzurro, nazareno della foresta o pimpinella morada.
  • in svedese ha una traduzione curiosa, fungo pulsante blu, pulsante forse perchè, negli sporofori più giovani ha una forma più bombata, che ricorda quella di un cuore quando batte.                                                                                                                                                                           
  • in tedesco è il cavaliere rosso violaceo. Cavaliere in riferimento ad una tra le prime classificazioni, all’interno del genere Tricholoma, funghi chiamati cavalieri.

SE VUOI IMPARARE A DISTINGUERE LE  SPECIE CHE SOMIGLIANO ALLA COLLYBIA NUDA CONTINUA A LEGGERE FINO ALLA FINE

DISTRIBUZIONE della Collybia o Lepista nuda

DISTRIBUZIONE

L’ordinale viola o agarico viola, Collybia nuda, è un basidiomicete commestibile, originario dell’Europa e del Nord America, aree geografiche in cui è ben presente, anche se in realtà è diffuso in tutti gli stati del mondo, è comune, soprattutto nelle regioni temperate dell’emisfero settentrionale, ma recentemente è stato ritrovato anche in Nord Africa, escluso il Sud America.

Sembra invece, che sia stato introdotto nell’emisfero australe. In Australia, e Nuova Zelanda, il suo areale, si sta espandendo molto velocemente, diventando sempre più comune, sviluppando una relazione simbiontica con specie di Eucalipto e Ginestre, modello di crescita completamente differente dalle specie saprotrofe europee e americane. Nel Regno Unito appare da settembre a dicembre.

Questo fungo è molto comune sia nei Paesi Bassi, che nella Finlandia meridionale, di minor presenza nella Finlandia centrale, raramente cresce nelle zone molto vicine alla Lapponia. Non è sulla lista rossa e non è in pericolo di estinzione. In Europa cresce comunemente nelle foreste conifere e miste, e lo si può trovare ancora in Spagna, in particolare in  Catalogna, in stati più centrali come la Romania , Bessarabia e Bucovina settentrionale, dove fruttifica nelle foreste decidue di conifere ed infine Turchia, dove è stato ritrovato nelle zone intorno a Karaman. Si trova anche in tutta l’Ucraina, nell’Asia settentrionale e meridionale, come in Cina e Giappone, nel quale vegeta principalmente, nelle boscaglie di angiosperme (latifoglie) decidue.  

Collybia nuda, può anche essere coltivata, cosa che avviene in diversi paesi, tra cui Inghilterra, Olanda, Francia, ed in Giappone. A differenza di moltissime altre specie fungine, come ad esempio gli Enoki (Flammulina velutipes) e il Nameko (Pholiota nameko), che vengono fatti crescere in condizioni altamente controllate, invece, per C. nuda vengono usate delle aree aperte del terreno forestali, arricchite di sostanza organica, che deriva per lo più da paglia di riso, compost o segatura, crusca, come quella di riso.

Collybia nuda può essere coltivata anche in casa, ad esempio acquistando le spore online, ed i materiali adatti. Si inizia a comporre un substrato di crescita adatto e ricco di nutrienti. Per farlo, dobbiamo poi sceglire un luogo ben areato e aperto, con una superficie di 2-3  m², ad esempio del giardino; bisogna formare una lettiera di sostanza organica, ad esempio composta da foglie, o residui di corteccia, di uno spessore di circa 10 cm, spargere su diversi livelli le spore granulari ed innaffiare con acqua, infine lo strato superiore, superficiale può essere ricoperto con un tessuto non tessuto o con una pellicola plasticosa forata; questa dovrà poi essere rimossa circa a metà ottobre, in modo da permettere la fruttificazione e le crescita dei corpi fruttiferi in autunno inoltrato.
La crescita è migliore se vengono utilizzati residui legnosi, di abete rosso e faggio. Spruzzando un altro rastrello, possiamo espandere la cultura e mantenerla per molti anni.

L’analisi del terreno contenente micelio proveniente da un cerchio delle streghe presente sotto l’abete rosso ( Picea abies ) e il pino silvestre ( Pinus sylvestris ) nel sud-est della Svezia ha prodotto quattordici composti organici alogenati a basso peso molecolare, tre dei quali erano bromurati e gli altri clorurati. Non è chiaro se si trattasse di metaboliti o di sostanze inquinanti. I composti bromurati sono sconosciuti come metaboliti dei funghi terrestri.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT della Collybia nuda, ex Lepista nuda

Collybia nuda Lepista nuda
Collybia nuda, Lepista nuda in bosco di Pino Strobo

Habitat e nicchia ecologica ideale

Questa specie fungina vive sia nei boschi di conifere che di latifoglia, oltre che nella macchia e nei campi aperti.

Tra le foreste di aghifoglie, predilige quelle formate dall’abete rosso (Picea abies) e il pino silvestre (Pinussylvestris),ma risulta assai comune anche in boschi di Pino strobo. Secondo alcune fonti potrebbe crescere stringendo un’associazione simbiontica con i pioppi (Populus spp.). Come già accennato, in Australia e Nord Africa, paesi nel quale Collybia nuda è stato recentemente introdotto, si è ormai acclimatato, e riesce a crescere in relazione con le piante di Eucalipto e Ginestre.

Oltre alle specie appena citate, Collybia nuda può crescere anche in boschi misti, composti da molti organismi differenti, quindi con un’elevata biodiversità, ad esempio in presenza di abete rosso e quercia o abete rosso e pino, sia silvestre che strobo, o entrambi contemporaneamente. Le aree boschive in cui le condizioni ambientali sono migliori per questo fungo, si trovano lungo i margini delle strade forestali di montagna, nei fossati, e persino nei pressi di casolari adiacenti al bosco, aree più erbose, come prati, giardini, parchi, ai bordi delle strade o in zone fertili o antropizzate; essendo una specie saprotrofa spesso cresce vicino o su cumuli di compost, sterpaglie o paglia. Cresce più spesso sui detriti legnosi e nelle spesse lettiere di aghi-foglie e legno dei boschi di faggio e di abete rosso.

Riassumendo, possiamo dire che questo fungo vegeta ovunque vi sia materiale organico ” morto “ da degradare ed assimilare.

Rispetto però alla Collybia sordida, specie dello stesso genere, con cui è strettamente imparentata, C. nuda cresce maggiormente nel mezzo del sottobosco, dove si accumulano le foglie, meno ai margini e sul compost.

Predilige terreni ricchi di humus, e sostanze nutritive, con lettiera abbondante e diversificata, composta soprattuto da foglie, ma anche rami, rametti o aghi, e muschio, è un fungo saprofita che trae il suo nutrimento, secernendo enzimi che decompongono i materiali vegetali organici morenti o già morti, ciò facendo, provoca una specie di marciume bianco. Lo strato miceliale si estende sullo strato umico grossolano dello strato deciduo e non si formano micorrize.

Il terreno, presente sotto alberi di abeti rossi, e pino silvestre, con il micelio della Collybia nuda è stato analizzato, nel sud-est della Svezia. Grazie a queste analisi sono stati trovati quattordici composti organici alogenati a basso peso molecolare, tre dei quali erano bromurati e gli altri clorurati. Non è chiaro se si trattasse di metaboliti o di sostanze inquinanti. I composti bromurati sono conosciuti, come metaboliti dei funghi terrestri. La forma glaucocana si trova negli ambienti montuosi. Difficilmente cresce su un terreno scoperto ed eccessivamente areato.

In autunno (anche se lo si può trovare pure in primavera e anche in inverno), cresce da settembre a dicembre, quando la stagione e il clima si fanno più freddi. In questo caso, lo si troverà maggiormente nelle aree soleggiate e più tiepide, ad esempio vicino ai margini del bosco, mentre quando farà caldo e secco, nelle zone d’ombra. Questa specie è in grado di tollerare molto bene le gelate leggere.

Collybia nuda, può crescere singolarmente o in compagnia, solitamente la si ritrova in gruppetti formati da numerosi esemplari, vicini tra loro (crescita gregaria), a formare delle file o semicerchi o addirittura,  abbastanza frequentemente, grandi anelli, cioè cerchi delle streghe.

💥🔥 Piccole curiosità

💥 Collybia nuda (Lepista nuda), è un fungo dal colore molto curioso, vario e appariscente, tanto da farlo sembrare un fungo magico. Come altre specie nel Regno dei funghi, anche questa è in grado di cacciare. Ebbene si cacciare, proprio come l’essere umano, infatti essendo una specie saprotrofa, uno degli elementi di cui necessita una grande quantità è lazoto (N), sostanza che non è sempre presente in grandi quantità nei suoli forestali, per cui riesce a ricavare l’azoto, cacciando e attaccando i batteri azoto-fissatori, con le sue ife.
Come detto in precedenza è una specie in grado di degradare materiali vegetali morti, ovvero lignocellulosici, per farlo vengono utilizzati degli enzimi come le laccasi, che sono per l’appunto composte da questo elemento (N). Inoltre questa specie è in grado di trasformare composti chimici come urea e ammoniaca, in sostanze azotate magiormente assimilabili dalle piante, processo fondamentale per la salute e la fertilità del suolo forestale. Da tutte queste informazioni, viene facile dedurre che Collybia nuda risulta molto importante nel riciclaggio dei nutrienti presenti negli ecosistemi forestali.
💥 A volte questo fungo, quando trova un substrato con una lettiera ricca di nutrienti e soprattuto azoto, nel periodo di massima fruttificazione, tende a formare e/o disporsi in ampi cerchi, che sono normalmente detti i “Cerchi delle Streghe”, che qualcuno chiama anche “Cerchi delle Fate”.

⛔🖐️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre in agguato. Non consumare mai funghi che ancora non conosci, se prima non li hai mostrati, in presenza ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona (e non attraverso a fotografie). Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔🖐️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE Collybia nuda EX Lepista nuda🍄 🕵️

Collybia nuda Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda

CAPPELLO

Collybia nuda, è un fungo dallo sporoma piuttosto grande e largo.
Nella sua interezza, ha una colorazione violetta poi marrone. Il suo cappello è di dimensioni, assai variabili, che vanno dai 4 ai 15/20 cm di diametro.
Ha una consistenza densa e carnosa. Gli sporofori giovani  crescono con una forma più emisferica, arcuata trasversalmente, quasi bombata come un cuscino, poi a maturazione diventa più convesso e irregolare, fino a distendersi, schicciarsi, diventando piatto e allargato, a volte, addirittura depresso, a ricordare vagamente un imbuto. Raramente è presente una sorta di umbone, a cui non viene data molta importanza.

Negli sporofori giovani la colorazione della cuticola è lilla bluastro brillante, poi con l’avanzare dell’età, a partire dal centro, il colore varia, assumendo diverse sfumature cromatiche, acquisendo prima una tinta rosa-violetto, poi sempre più grigiastra-brunastra e ocra, talvolta marrone con un tono più scuro. Se volessimo utilizzare un organismo di riferimento per indicare il colore di questo fungo, sarebbe il fiore della Malva.

Come il suo stretto parenteC. sordidaanche la nuda è da considerare un fungo igrofano, per cui, il colore della superficie del cappello, varia notevolmente a seconda delle condizioni ambientali, climatiche e le precipitazioni atmosferiche; è più chiaro, lilla o ocra pallido con aria secca e tempo asciutto, screziato e più variegato quando è bagnato.

Nel complesso, il colore presenta diverse sfumature e non è omogeneo.

Il margine è sottile, ricurvo, controto, sinuoso e arrotolato, ovvero arricciato, quasi involuto, nella sua circonferenza, ma spesso, solo direzionato verso il basso; non è mai striato, ma spesso è ondulato o scanalato. I margini sono pruinosi,  di una tonalità rosata smerigliata e lucida da giovane. Anche se il centro del cappello a maturità diventa marrone, i margini solitamente rimangono chiari, a meno che si tratti du un fungo estremamente vecchio. 

La cuticola del cappello superficialmente risulta essere liscia e lucida, ovvero nuda (ad occhio nudo) caratteristica dal quale prende il nome (epiteto latino), tuttavia è finemente polverosa al microscopio, soprattutto se l’esemplare osservato è vecchio. Non si impregna d’acqua, ma risulta viscida quando bagnata. E’ molto sottile, e molto difficile da separare dalla carne sottostante, leggermente appiccicosa quando bagnata. Alcuni esemplari nordamericani sono più opachi e tendono ad inscurirsi maggiormente, ma di solito hanno lamelle e gambo concolori a quelli europei.

GAMBO (STIPITE)

Questo fungo ha un gambo tendenzialmente tozzo e robusto, glabro spesso ha una forma cilindrica, raramente a forma di clava e fortemente allargato, leggermente rigonfio e feltroso verso la base, quasi bulboso, appena sopra la superficie basale. che cresce fino a 2-12 cm di lunghezza, e 1-3,5 cm di diametro (spessore). La suasuperficie generalmente è liscia, appena fibrosa longitudinalmente, il che significa che è ricoperta da una pruina, costituita da scaglie, fibrille cioè striature molto fini più chiare, biancastre con dei riflessi argentati che si dilungano sul gambo.

Ha una carne solida, pina, prima carnosa densa, dura e consistente, nei funghi giovani, poi fibrosa, leggermente elastica a maturazione. Inoltre il gambo diventa cavo a maturazione. All’apice lo stipite, sotto il cappello è circondato da un rivestimento flocculante di colore più chiaro, probabilmente dovuto al deposito di spore (questa parte polverosa si rimuove facilmente con le dita).  morbido ed elastico e in particolare nella parte inferiore diventa spugnoso e si sfalda facilmente.

Il Gambo (stipite) ha una colorazione violetta sia esternamente che internamente, soprattuto vicino alla superficie, mentre nella parte vicino al canale è biancastra. Può anche diventare marrone-giallastro, nei funghi in età avanzata. La base del gambo è più o meno ingrossata, frequentemente quando gli sporofori vengono raccolti, portano con sé parti del micelio e abbondanti frammenti del substrato, come muschio, foglie etc. La base è più grande negli esemplari giovani e si assottiglia con il passare del tempo.

COLORE DEL GAMBO 
La superficie del gambo ha un colore similie a quello delle lamelle, o leggermente più chiaro. Prima è lilla o viola chiaro, raramente più porpora brillante, poi diventa grigio-violaceo, ed infine, a maturazione chiaro e brunastro. La base è più color rosa-porpora.

IMENOFORO

L’imenoforo è la sezione del fungo, dove alloggia l’imenio, parte che ha il compito di produrre le basidiospore. É situato nellasuperficie inferiore, sottostante al cappello, ed è costituito da lamelle; quest’ultime sono relativamente fitte, quindi vicine tra loro, hanno uno spessore che va dai 0,3-1 cm massimo, che si aggiungono per attrito con un piccolo dente ritagliato.

Sono di colore lilla chiaro, talvolta più intenso negli sporofori di media taglia, poi a maturità sbiadiscono, variando dal rosa-viola, poi grigio-viola, quasi incolore ed infine ocra-brunastro opaco.

Le lamelle generalmente sono più o meno, decorrenti, quindi adnate e attaccate, uncinate allo stipite tramite delle piccole rientranze verso la circonferenza del gambo, hanno una forma contorta e in certi punti, arrotondata. Possono essere dentellate o leggermente pendenti, a ricordare una scollatura; nell’insieme sono disuguali e serrate.

Le lamelle più grandi sono intervallate da lamellule più piccole, arcuate e irregolari. con lame molto sottili e serrate , che sono facilmente asportabili (spostandole lateralmente), quindi si staccano facilmente dal resto del cappello. Quest’ultima caratteristica, è comune in quasi tutte le specie del genere Collybia e Lepista. 

OLFATTO E GUSTO

Collybia nuda ha una odore caratteristico che vanamente ricorda l’anice. Il sapore è debole ma anch’esso, così come per il profumo forte e distintivo, dolce delicato ma aromatico, quasi agrodole, secondo alcuni leggermente nocciolato che ricorda i biscotti speziati, la viola (fruttato) o il legno appena tagliato; quindi molte persone lo trovano gradevole. I corpi fruttiferi di questa specie raramente sono inodore. Il profumo può cambiare a seconda dell’habitat di nascita, quindi non ben definibile.

CARNE è la porzione interna del cappello e del gambo. In generale, ha una consistenza carnosa, densa, è più consistente da giovane, poi più tenera, fragile e abbastanza acquosa a maturazione, più elastica nel gambo. Ha un coloramento biancastro violetta chiaro o talvolta più violaceo negli sporomi giovani, ma tende a sbiadire, per poi assumere delle tonalità crema-ruggine-ocra leggero.

Grazie ad alcune reazioni chimiche, cambia colore a contatto con il fenolo, diventando marrone, mentre viola-pallido con la sulfovanilina. Il gambo è abbastanza fibroso, ha una corporeità elastica e acquosa, è di tonalità lilla nella porzione più esterna, vicino alla superficie e grigiastra, bianca verso il centro.

La polpa è carnosa, densa, poi più morbida e di colore crema-ruggine, violacea, grigio-lilla, con odore e sapore deboli ma gradevoli di farina fresca.

CARATTERISTICHE MICROSCOPICHE

SPORE

Le spore sono ellittiche e curve, largamente elissoidali, a forma di goccia, granulari e ruvide, con delle verruche minute. Prese singolarmente sono incolori, ialine. Misurano 5/6,5-8,5 di lunghezza e sono larghe (diametro) 3,5-5 micron (µm).

L’IMPRONTA SPORALE (spore in massa) ha un colore biancastro distintivo, negli sporofori giovani e piccoli, giallo rosa-crema in quelli di media età, infine con una leggera sfumatura rosa o rosa pallido in quelli maturi, raramente rosa-viola scuro.

COMMESTIBILITA’ COLLYBIA NUDA

TRATTASI DI FUNGO COMMESTIBILE CON ALCUNE RISERVE

ANCHE RITENUTO DUBBIO E SOSPETTO DI TOSSICITA’ (SINDROME GASTROINTESTINALE)

Riguardo alla commestibilità del Collybia nuda, esistono pareri contrastanti in giro per il mondo, come potrai leggere nel prossimo paragrafo. In alcune nazioni è ancora consentito il consumo, vista anche la consolidata abitudine di alcuni popoli di consumare questa specie fungina, in altre si è preferito precauzionalmente vietarne la commercializzazione e il consumo.

In assenza di norme universali, pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“.

«🍴🔴Lepista (incluso Paralepista)
Nessuna specie di Lepista risulta essere tossica anche se a carico di alcune sono segnalate con discreta frequenza reazioni avverse dovute a predisposizione individuale, comunque in numero modesto rispetto alla diffusione del consumo alimentare. Si tratta in ogni caso di funghi da sottoporre a completa cottura.
Le specie del gruppo di L. flaccida (= L. inversa = Paralepista flaccida), in varie zone d’Italia sono oggetto di consumo tradizionale, anche se non diffusissimo e spesso derivante da associazione con Clitocybe gibba /C. geotropa; sono inoltre inserite nella lista positiva delle specie commercializzabili in Provincia di Trento. L. inversa è presente nella lista dei funghi commercializzabili in Belgio (2017) e Francia (2017), mentre in Svizzera (2020) L. flaccida e L. gilva non sono più ritenute idonee alla commercializzazione per l’elevata confondibilità con specie tossiche (C. amoenolens). Tale decisione della Svizzera appare quantomeno singolare, considerato che si tratta di una confondibilità puramente teorica, in mancanza di una casistica di intossicazioni da C. amoenolens. Alcune pubblicazioni in lingua tedesca, che mettono in dubbio la commestibilità di L. flaccida, basano il loro giudizio di sospetta tossicità su un’unica fonte (Wöllner 1984) che in realtà consiste solo nel resoconto di un episodio aneddotico e del tutto insufficiente per ipotizzare una sospetta tossicità. Viene infatti descritto un caso di intossicazione avvenuto in Germania, causato dal consumo di un misto di varie specie fra cui alcuni esemplari di L. flaccida che erano stati aggiunti crudi a fine cottura, il tutto consumato insieme a birra. I sintomi, gastrointestinali e simil-muscarinici, si sono ripetuti a distanza di un giorno dopo un nuovo consumo di alcolici (Wöllner 1984). A nostro avviso, ammesso che la responsabilità sia di L. flaccida e non di altre specie fungine o altre pietanze consumate, la problematica è da imputare al consumo allo stato crudo; inoltre, basandoci sull’assenza di successive segnalazioni, riteniamo che anche la presunta tossicità in associazione con alcool rappresenti soltanto una congettura. La scarsa digeribilità di questa specie, segnalata da un altro autore tedesco anche per esperienza personale (Ludwig 2001), può essere ricondotta ai fenomeni dovuti a predisposizione individuale. In conclusione riteniamo che L. flaccida sia un fungo commestibile dopo completa cottura, alla pari delle specie del gruppo di C. gibba s. l. alle quali generalmente viene associata a livello popolare.
Nel genere Lepista si annoverano le seguenti specie commestibili, raccomandandone la completa cottura:
– Le specie del gruppo di Collybia (Collybia nuda, L. glaucocana e C. sordida): coltivate e diffuse sul mercato francese, sono tradizionali in alcune zone d’Italia e in particolare in Liguria. In questa Regione, come anche in Puglia e in Provincia di Trento, C. nuda è inserita nell’elenco delle specie commercializzabili in ambito locale; ammessa alla vendita anche in Austria (2006), Belgio (2017), Francia (2017), Germania (2008), Repubblica Ceca (2013), Svizzera (2020) e Ungheria (2019), in quest’ultimo Paese con l’avvertimento che si tratta di funghi “aromatici” che possono provocare “reazioni da sensibilità individuale”.
Talora L. glaucocana e Collybia sordida vengono scartate per l’odore definito sgradevole, ma non sussiste alcun’altra ragione per differenziarle: anch’esse, pertanto, possono essere considerate commestibili alla pari di L. nuda. Oltretutto L. sordida è elencata fra le specie ammesse alla vendita in Francia (2017) e Svizzera (2020).
– L. panaeola s. l. (inclusa L. luscina) nella pianura friulana, nell’Italia centro-meridionale e localmente in Sardegna è tradizionalmente consumata per associazione con i Pleurotus del gruppo di P. eryngii o con una sua specifica identità. Commercializzabile in Spagna (2009), Francia (2017) e Svizzera (2020).
– L. irina (in particolare nella var. montana) e L. personata: pur essendo specie abbastanza rare in Italia, sono tradizionalmente consumate in territori molto localizzati, a livello popolare conosciute con specifica identità o per associazione ad altre specie. L. personata (in alcuni casi sub L. saeva) è commercializzabile in Repubblica Ceca (2013), Spagna (2009), Francia (2017), Svizzera (2020) e Ungheria (2019), in quest’ultimo Paese con l’avvertimento che si tratta di funghi “aromatici” che possono provocare “reazioni da sensibilità individuale”.
L. irina è elencata fra le specie ammesse alla vendita in Svizzera (2020). Per le altre specie di Lepista (L. ricekii, L. caespitosa e altre) poiché sono di colore bianco o biancastro-laccato, vale quanto detto per Lyophyllum connatum: non sono tradizionalmente consumate e sono potenzialmente confondibili con le Clitocybe bianche muscariniche, per cui sono da considerare non commestibili.

⚠️ A volte, potrebbe capitare di aver subìto un avvelenamento a causa dell’ingestione di specie simile, assai o in tutto simile, ad esempio del genere Tricholoma o Cortinarius. Quando entrambe queste specie sono allo stadio di piccoli carpofori, risulta difficile distinguere gli uni dagli altri. ⚠️

Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI A COLLYBIA NUDA ( EX LEPISTA NUDA)

Il fungo di Santa Caterina (C. nuda) è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili, alcune di queste, addirittura, si possono distinguere solamente confrontando il colore dell’impronta sporale, l’odore, e l’habitat, per cui bisogna stare molto attenti, anche perchè alcune specie simili sono commestibili e abbastanza conosciute-consumate come il Cortinarius violaceus, altre invece non sono commestibili.

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con il fungo di Santa Caterina, Collybia nuda:

Collybia sordida COMMESTIBILE ma di scarso valore organolettico differisce dalla Collybia nuda, soprattutto per l’odore ma anche per l’habitat e colore; difatti C. sordida ha uno sporoma inodore, e non speziato, inoltre preferisce fruttificare nel mezzo del sottobosco, dove ci sono molte foglie, meno ai margini più caldi e areati. Infine C. sordida ha un colore sempre lilacino, come la nuda, ma che tende di più al grigio.

► Cortinarius violaceus – COMMESTIBILE – ha un gambo in parte cavo, un tipico odore di cedro, il cappello è lievemente rugoso e non liscio, presenta dei riflessi bronzati inoltre, caratteristica distintiva dei Cortinarius, è la presenza della cortina, che ricopre l’imenoforo, anche se questa spesso non è presente nella sua interezza.

► Cortinarius alboviolaceusNON COMMESTIBILE – è di color lilla chiaro, ha la carne bianca poi ocracea, cresce nei boschi di latifoglie spesso sotto betulle.

► Cortinarius traganus SOSPETTO DI TOSSICITA – si riconosce dall’odore molto forte, quasi di caprone, dal colore delle lamelle, giallognolo legno poi ocracee e ruggine, spesso inoltre, la superficie del gambo ha dei rimasugli lanuginosi, di color lilla del velo parziale. Cresce prevalentemente in peccete, in generale foreste di conifere, in aree umide e ricche di muschio. La carne è ocracea.

Laccaria amethystina – COMMESTIBILE IN MODERATI QUANTITATIVI – ha una cappello più imbutiforme, un gambo cavo, le lamelle sono larghe e decorrenti e non fitte e adnate come Collybia nuda. 

► Rugosomyces ionides PRIVO DI INTERESSE ALIMENTARE – ha le lamelle biancastre, ha odore debole, e farinaceo, ha un cappello fibrilloso-vellutato, di colore violaceo-lilacino. Differisce dalla C. sordida per il colore delle lamelle bianche e non lilla, e generalmente dal colore più violaceo e meno grigiastro.

PHOTOGALLERY DI COLLYBIA NUDA ex LEPISTA NUDA

IL FUNGO DI SANTA CATERINA, VIOLETTO

Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda in bosco di Quercia nel mese di Dicembre 2023
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda in bosco di Abete rosso
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda in bosco di Pino strobo
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda in bosco di Abete rosso
Collybia nuda Lepista nuda
Collybia nuda ex Lepista nuda

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Collybia nuda ex Lepista nuda@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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