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Suillus grevillei o Laricino – Funghi Commestibili

Il Suillus Grevillei o Boleto Laricino vive a stretto contatto con il Larice con cui è simbionte. Scopriamolo in questo articolo in cui ti illustro il suo habitat, alcune curiosità, ed i luoghi in cui sono più diffusi i boschi di Larice in cui andare a cercarlo

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SUILLUS GREVILLEI O LARICINO

Divisione:Basidiomycota
Classe:Basidyomicetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Suillaceae
Genere:Suillus
Specie:Suillus grevillei (Klotzsch) Singer, Farlowia 2: 259 (1945)
Sinonimi:Boletus elegans, Suillus elegans
Nome comune:Laricino, Boleto del Larice
Tipo di nutrimento:Simbionte. Vegeta a stretto contatto con il Larice

TAVOLA ILLUSTRATA

Suillus grevillei o Laricino
Suillus grevillei o Laricino – Tavola illustrata

Periodo vegetativo

Da due settimane dopo lo scioglimento delle nevi fino a Settembre-Ottobre, ma in epoca di Cambiamenti Climatici il suo periodo vegetativo si può protrarre fin tanto che i Larici non avranno cambiato colore, con gli aghi che vireranno dal verde al giallo-arancio.

→ Data la sua associazione esclusiva con il Larice, questo fungo risulta pressoché assente da molte zone del Centro-Sud Italia.

Commestibilità o Tossicità

Discreto Commestibile, da alcuni considerato di scarso valore a causa della sua elevata vischiosità-viscidità e carne assai molle. Buono o ottimo tuttavia il sapore.

Nel cucinarlo va asportata la cuticola pileica (pellicina del cappello) che risulta indigesta, amara e potenzialmente lassativa.

Suillus grevillei o Laricino

HABITAT – ECOLOGIA

Il Suillus grevillei è un fungo micorrizico (simbionte) che crea associazione esclusiva con il Larice (Larix decidua).

Il Larice è una conifera appartenente alla famiglia delle Pinaceae, facilmente riconoscibile perché ha una caratteristica unica nel suo genere: durante la stagione fredda i suoi aghi virano dal colore verde al giallo-arancio, per poi rimanere completamente spoglio e privo di aghi per l’intera durata della stagione invernale, con comparsa di piccoli germogli assai precoci, già a fine inverno, quando i primi sbuffi tiepidi primaverili sono imminenti.

Si tratta di una pianta facilmente riconoscibile anche per la sua spessa corteccia che, negli esemplari più adulti, può formare scanalature profonde anche fino a 5/8 centimetri.

E’ una specie tipicamente boreale che vegeta esclusivamente in ambiente fresco o freddo, montano-alpino nel Sud-Europa, fino al piano, in zone artiche, dove può giungere fino a ridosso della tundra e dei ghiacci polari.

Sulle Alpi vegeta dai 5/600 metri in vallate ben illuminate, fredde anche se tutt’altro che ombrose, salvo in zone di rimboschimento artificiale, ma più normalmente oltre i 700 metri e nel pascolo alpino, spingendosi fino al limite della vegetazione arborea, con esemplari tozzi e compatti che possono oltrepassare i 2.000 metri d’altezza fin verso i 2.300/2.400 metri.

Si tratta di un relitto glaciale, sceso fin sul nostro territorio durante le ere glaciali, con successiva permanenza in Italia, solamente in aree alpine dove, ancor oggi forma boschetti o veri boschi esclusivi a partire dai 1.000 metri con buona presenza sulle Alpi occidentali, ma ancor di più su quelle centro-orientali, soprattutto in Friuli Venezia Giulia, Bellunese e Trentino Alto Adige, dove spesso si associa ad altre Conifere.

Suillus grevillei o Laricino il Larice
Alberi di Larice in veste autunnale presso l’Alpe Devero in alto Piemonte

E’ importante conoscere l’ecologia del Larice, essendo albero micorrizico esclusivo, ovvero, questo fungo non può vegetare in assenza nel suolo di radici del suo albero simbionte.

L’habitat ideale del Laricino (Suillus grevillei) è l’ambiente umido, ricco di muschio, erbe alpine basse, ed una ricca lettiera di aghi in avanzato stato di decomposizione, ma in presenza nei paraggi di uno o più piante di Larice, si adatta molto bene a vegetare anche tra prati e pascoli alpini.

Ciò nonostante, non è comunque raro incontrare vere e proprie colonie di questo fungo su suoli sabbiosi, apparentemente inospitali, dove il Larice si comporta da specie pioniera, ovvero che ricolonizza in maniera frugale, zone interessate da precedente disboscamento o dissesti idro-geologici.

In presenza di almeno un esemplare di Larice semi-adulto, che abbia compiuto almeno i vent’anni di vita, se il clima è particolarmente umido, con humus o lettiera ben bagnati, non mancheranno di vegetare colonie formate da diversi esemplari di Laricino, raramente isolati, più facilmente aggregati, magari pure concresciuti e cespitosi, tanto da apparire quasi infestanti.

Puoi cercarli nei boschi già uno o due giorni dopo la pioggia, se il bosco era precedentemente ben umido, nei prati e radure, fino a 7/12 giorni dopo piogge importanti, con clima che permane umido.

COME RICONOSCERE IL FUNGO SUILLUS GREVILLEI O LARICINO

Suillus grevillei o Laricino
Suillus grevillei o Laricino

Il Suillus grevillei è uno dei pochi funghi che non desta grandi preoccupazioni, a patto che chi lo cerca usi la testa, e che non raccolga qualunque fungo a casaccio, postando poi le foto su gruppi Facebook, domandando che fungo è, e soprattutto se è commestibile, cosa per altro vietata, oltre che assolutamente sbagliata.

Ricorda, di non raccogliere nessun fungo se prima non lo hai ben osservato attentamente in ogni sua parte.

Ad ogni modo il Laricino, pur avendo nel suo ordine e genere una quindicina di specie, nessuna delle quali tossica o velenosa, va raccolto con testa e giudizio, favoriti dal fatto che si tratta di uno dei pochi funghi che cresce tra i Larici, da cui prende il nome.

IL CAPPELLO

Il suo cappello si presenta inizialmente emisferico, poi convesso ma la sua caratteristica principale: è conico-smussato o campanulato con bordo lievemente involuto (→ bordo del cappello rivolto, con curvatura rotondeggiante, verso il basso, quindi verso i pori / spugna, incurvato, arrotondato), allargato e solo leggermente conico negli esemplari adulti, fino a diventare ottuso (→ non appuntito, leggermente arrotondato) e semi-umbonato (→ provvisto di leggero umbone, protuberanza più o meno evidente al centro del cappello).

Risulta sodo e ben carnoso da giovane ma molle, cedevole, acquoso con l’età, perciò ti sconsiglio vivamente di raccogliere esemplari adulti, se non vorrai ritrovarti in pentola una pappetta viscida al posto di una pietanza di funghi.

IMENOFORO / SPUGNA

E’ provvisto di spugna (non di lamelle) con imenoforo (→ parte dello sporoforo / fungo composto da tubuli, lamelle, pseudolamelle, idni/aculei, dove si sviluppano i basidi, ovvero la parte fertile del fungo) a tubuli adnato-decorrenti (→ tendenti ad aderire al gambo per parte della loro lunghezza), con pori tondi, piccolissimi negli esemplari giovani, ma decisamente più ampi negli adulti, di colore giallo tenue o giallo vivo, tendente però talvolta anche al giallo-scuro negli adulti con anche piccole macchiette, giallo-arancio o bruno-rossastro. Si macchiano di scuro se manipolati.

GAMBO E ANELLO

Suillus grevillei o Laricino
Primo piano su di un fungo Suillus grevillei o Laricino

Il gambo è cilindrico, assottigliato in alto ma ben slanciato ed è munito di un caratteristico ed inconfondibile anello che, tra le Boletacee è presente solamente in questa Famiglia e Genere.

L’anello è costituito da una membrana di colore bianco all’attaccatura sul gambo, ma tendente al bianco giallognolo o giallo nella parte più esterna. Può avere aspetto filamentoso simile a del tessuto-non-tessuto quasi bavoso. Questo risulta attaccato al cappello negli esemplari giovani, mentre negli adulti si ritira sul gambo. Molto spesso lascia tracce sul bordo del cappello, anche in esemplari adulti.

Al di sotto dell’anello, il gambo, di colore giallo vivo-citrino nella parte superiore, diventa più scuro, concolore con il cappello, con un cenno di reticolatura verticale e base tendente al rosso-aranciato-brunastro, leggermente bluastra al taglio.

Il gambo è fibroso e da eliminare in cottura, la carne invece risulta più compatta, anche se, come detto, tendente al viscido in cottura e comunque negli esemplari adulti, con piacevole odore fruttato dolciastro-acidulo.

Ha un leggero viraggio rosato alla rottura, soprattutto nel gambo.

NOTE E CURIOSITA’ SUL FUNGO SUILLUS GREVILLEI O LARICINO

Suillus grevillei o Laricino
Alcuni esemplari di fungo Suillus grevillei o Laricino – foto: Mark Djmark Bianchi

Bisogna dire che non sono molti i cercatori di funghi che apprezzano a dovere questo fungo.

La ragione di questo spregio non va però ricercata nelle sue caratteristiche organolettiche, trattandosi di fungo anche piacevolmente profumato e saporito, piuttosto è che, il suo habitat esclude completamente la presenza di funghi Porcini e, oggi che in Italia, cercare e raccogliere i Porcini è diventata una autentica moda, è sempre più difficile trovare cercatori disposti a rinunciare alla ricerca dei Porcini, a favore di questo fungo.

Pur essendo fungo primaverile assai precoce, con vegetazione continua fino alle porte dell’inverno, a inizio stagione fungina si preferisce privilegiare le ben più note ed apprezzate Morchelle prima, e funghi Prugnoli o di San Giorgio (Calocybe gambosa), dopo.

Da maggio-giugno le attenzioni dei cercatori si riversano sui Porcini Estatini (Boletus aestivalis/reticulatus) al piano e colli, ed ai Porcini Rossi Pinicola (Boletus pinophilus) in montagna → ti consiglio di leggere in proposito: IL CALENDARIO DEI FUNGHI PORCINI TRA PRIMAVERA ED ESTATE oppure A CACCIA DEI PRIMI PORCINI PRIMAVERILI.

Tra estate ed autunno, fino alle porte dell’inverno, le attenzioni dei cercatori non si discostano di molto, divenendo protagonisti i Galletti/Gallinacci (Cantharellus cibarius) ma soprattutto Porcini Neri (Boletus aereus) ed i chiari Porcini edulis.

Tra lo strapotere dei funghi Porcini dunque, i funghi Laricini vengono dai più declassati come funghi di scarsissimo interesse, relegati alle uscite ‘sfigate‘ in cui non si trovano funghi Porcini, perché questi entrano nelle fasi di riposo vegetativo tra una buttata e l’altra, perciò i Laricini acquistano valore ed interesse solamente durante le camminate in alta montagna, tra le escursioni tra i rifugi alpini, trekking o anche solo camminate esplorative alla ricerca di nuovi boschi di conifere da esplorare.

Attenzione però perché, anche se il Larice è un albero simbionte esclusivo dei funghi Laricini, non è raro imbattersi in bellissimi esemplari di Porcini edulis rinvenuti proprio tra i Larici, a patto che nelle immediate vicinanze ci siano uno o più Abeti rossi o Abeti bianchi (ma anche Faggi) a creare micorriza con i funghi Porcini.

Devi sapere infatti che, a differenza per esempio delle foglie (→ e di tutte le altre parti della pianta) delle Robinie (da tutti note come Acacie), che risultano essere tossiche, sia per l’uomo che per il terreno, gli aghi del Larice non turbano il pH del terreno stesso, e tanto meno impediscono ai funghi Porcini di poter vegetare in perfetta simbiosi con gli Abeti (o Faggi) che li ospitano.

A questo punto, ti si illuminerà la mente e capirai che, dire che non si possono trovare funghi Porcini tra i Larici non è completamente esatto.

Se non sei anche tu malato di ‘porcinite‘ e sei disposto a rinunciare a stressanti assembramenti alla caccia dell’unico fungo Porcino edulis nato prima del tempo tra le conifere di montagna, ti consiglio di non rinunciare ad una gita in montagna, soprattutto tra fine Settembre ed Ottobre, quando i Larici si tingono di giallo e poi arancio. Se anche non raccoglierai funghi Porcini o Laricini, ti riempirai gli occhi di paesaggi mozzafiato con colori brillanti-fiammeggianti che ti riempiranno il cuore di tanta bellezza.

I PIU’ ESTESI BOSCHI DI LARICE DELLE ALPI

Oggi puoi osservare bellissimi boschi di Larice soprattutto all’interno delle alte vallate alpine, meglio se si tratta di piccole vallate laterali con spazi aperti, ben aerati, soleggiati, e con conche glaciali pianeggianti, con clima tendenzialmente asciutto perché sottovento alle Alpi.

I popolamenti puri in Italia sono decisamente meno diffusi rispetto a quelli misti con Pino Cembro (Pinus cembra) o Abete Rosso (Picea abies), talvolta però lo si trova anche associato al Pino Mugo o Abete Bianco (Abies picea), in zone pedemontane non è raro incontrarlo con esemplari sparsi in mezzo ai Castagni. Questo accade soprattutto in zone in cui si sono operati rimboschimenti misti tra gli anni ’50 e ’70 dello scorso secolo, mentre al di fuori del suo aerale naturale lo si può trovare sporadico anche tra i faggi.

La massima concentrazione di Larici si trova in Italia in Trentino Alto Adige, dove rappresenta il 19% delle specie arboree. In Svizzera è presente soprattutto nel Canton Ticino, Vallese e Grigioni con una diffusione del 4% del totale arboreo, contro il 7% del territorio Austriaco.

Boschi misti di Larice e Pino Cembro hanno la massima distribuzione in Italia in provincia di Aosta (45,3%), Sondrio (30%), Bolzano 27,6%), Torino (20%), Belluno (18,2%), Verbano-Cusio-Ossola (10,6%), Cuneo (10,0%). Sotto il 10% Pordenone, Brescia, Vicenza, Vercelli, Udine, Bergamo e Lecco.

ALLA RICERCA DEI FUNGHI SUILLUS GREVILLEI O LARICINO NELLE PIU’ BELLE LOCALITA’ TURISTICHE ALPINE

Suillus grevillei o Laricino Dolomiti
Alla ricerca di funghi Laricini tra i Larici delle Dolomiti

Se vuoi andare alla ricerca dei funghi Laricini, ti consiglio quale periodo migliore per ricerche assai fruttuose, il periodo a cavallo tra Settembre ed Ottobre quando i Larici hanno ancora gli aghi di colore verde, ma si apprestano a cambiare colore entro poche settimane, soprattutto in periodi assai piovosi, alternati a giornate terse e ben soleggiate.

Se invece vuoi goderti lo splendore del ‘foliage‘, ovvero dell’attimo in cui gli alberi si tingono di giallo e poi d’arancio, allora posticipa di qualche settimana le tue uscite fungine e, soprattutto non perderti uno dei luoghi più caratteristi delle Alpi, che non può assolutamente mancare tra le mete turistiche da visitare prima o poi: l’Alpe Devero, e l’alta valle del Toce tra Baceno e Formazza fino alla gradevolissima Cascata del Toce.

Si tratta di un piccolo gioiellino alpino, incastonato tra i monti dell’Ossola, in alto Piemonte, al confine con la Svizzera, a cavallo tra Alpi Pennine ed Alpi Lepontine, nel territorio del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero.

► Non perderti l’approfondimento, alla scoperta dei boschi di Larice nell’Ossola → Continua a leggere: L’ALPE DEVERO DI BACENO E LE CASCATE DEL TOCE – CERCARE FUNGHI NELLO SPLENDORE DELL’ALPE DEVERO E CASCATA DEL TOCE.

Non molto distante dall’alto Verbano-Cusio-Ossola, c’è la Valsesia che, soprattutto tra le vallate ai piedi del Monte Rosa offre paesaggi mozzafiato, con vista sui ghiacciai del Rosa e splendidi boschi di Larice che giungono ormai fin quasi all’antico limite delle nevi perenni.

Particolarmente belli i boschetti della caratteristica frazione di Alagna Valsesia, ‘Pedemonte‘ con le sue case in stile ‘Walser‘, fino al Wold e alla Cascata Bianca, ma ancor più belli e produttivi, in termini di funghi Laricini, i boschi dell’alto vallone di Otro fino a Pianmisura con un vero e proprio gioiellino incastonato nella vicina valle di sponda destra Sesia del Torrente Vogna.

La Val Vogna attraverso il comodo Sentiero GTA, Grande Traversata delle Alpi, termina al Passo alpino del Maccagno, che mette in comunicazione la Valsesia con la Valle d’Aosta, e poco oltre con il vicino Biellese.

APPROFONDISCI I VARI ITINERARI TURISTICI-MICOLOGICI ALLA RICERCA DI FUNGHI NEI PIU’ BEI BOSCHI E PRATI DI MONTAGNA

►  A FUNGHI TRA L’ALPE DEVERO DI BACENO E LE CASCATE DEL TOCE – CERCARE I FUNGHI NELLO SPLENDORE DELL’ALPE DEVERO, FORMAZZA E CASCATA DEL TOCE IN OSSOLA

CERCARE FUNGHI AI PIEDI DEL MONTE ROSA – L’ALTA VALSESIA, ALAGNA, PEDEMONTE E I RIFUGI DEL MONTE ROSA

A FUNGHI TRA OTRO E L’ALTA VALSESIA – L’ALTA VALSESIA, ALAGNA, PEDEMONTE E I RIFUGI DEL MONTE ROSA

A FUNGHI IN VAL VOGNA E ALPE LARECCHIO IN ALTA VALSESIA – CERCARE FUNGHI TRA FIAMMEGGIANTI BOSCHI E CONCHE ALPINE GLACIALI

A FUNGHI A CAVALLO TRA PIEMONTE E VALLE D’AOSTA, PASSANDO DALLA VALSESIA ALLA VAL D’AYAS E BIELLESE, TRA BOSCHI DI ABETE-FAGGIO-LARICE E PASCOLI ALPINI

E a proposito di Val d’Aosta, se desideri coniugare la bellezza dei paesaggi con la ricerca dei funghi, non perderti tutte le valli laterali della Dora Baltea.

Che tu voglia privilegiare le sorgenti della Dora ai piedi del Monte Bianco tra Val Ferret e la più boscosa Val Veny, tra Entreves e Courmayeur o la valle del Ruitor fino alla stazione sciistica di La Thuile, oppure la Valgrisenge e le attigue vallate del Gran Paradiso, all’interno o al di fuori del Parco Nazionale del Gran Paradiso, finché rimarrai in quota, gli unici boschi o boschetti che troverai, saranno in prevalenza costituiti da alberi di Larice, o al più misti a Betulle ed Abeti o altre conifere.

Sempre in Valle d’Aosta, ma stavolta in sponda sinistra della Dora, la graziosissima vallata del Gran San Bernardo di Saint-Rhémy-en-Bosses e la diramazione opposta di Valpelline.

Boschi di Larice non mancano anche nelle vallate del Cervino con paesaggi mozzafiato tra Breuil-Cervinia ed il Lago del Gabiet ed i Laghi delle Cime Bianche dove gli ultimi Larici contendono spazi alle morene glaciali del vicino Matterhorn (Monte Cervino) ed i ghiacciai del Plateu Rosa che si collegano all’alta Valtournenche, tornando al Monte Rosa di Gressoney dove, splendidi boschi di Larice fanno da cornice in quota, alle vaste abetaie delle quote inferiori.

Anche l’alto torinese, soprattutto nelle vallate olimpiche, dispone di vasti boschi di Larice che, caratterizzano però quasi esclusivamente le zone vallive più elevate e vicine cime montane.

Nella vicina Svizzera vasti boschi di Larice si possono incontrare nel Canton Ticino, soprattutto nelle zone più elevate della Val Maggia oltre Maggia-Giumaglio, in alta Val Melezza oltre Intragna, in Val Verzasca oltre il Lago di Vogorno e nell’alta valle del fiume Ticino fino al San Gottardo. Altri boschi di Larice non mancano nel Vallese, in Engadina e nei Grigioni.

Ma tornando in Italia, boschetti o vasti boschi di Larice abbondano in Lombardia, soprattutto in Valtellina con le sue valli di sponda destra, fino ad arrivare al confine con la Svizzera. Nel Parco Nazionale dello Stelvio e nel non molto distante Parco Regionale dell’Adamello e Parco Naturale dell’Adamello-Brenta già in territorio alto atesino.

Nell’alto Bresciano si ha la maggior concentrazione di boschi di Larice della Lombardia, soprattutto nell’alta valle del fiume Oglio a monte di Breno, in particolar modo attorno ai vasti pascoli alpini e nei boschetti d’alta quota, con discreta presenza di Larici anche tra alte valli e cime montane delle province di Lecco e Bergamo, anche se, spesso in queste due province i Larici fanno da contorno ai vasti boschi di Abete.

In Trentino i boschi puri di Larice sono poco comuni nelle vallate, ma più diffusi in quota, spesso inframmezzati ai vastissimi boschi di Abete o Pini, con boschi esclusivi solamente in alta quota e soprattutto al confine con il Veneto del Vicentino, con massima estensione però nelle Dolomiti, soprattutto in quelle Bellunesi già in Veneto, e tra Alto Adige e Tirolo in provincia di Bolzano.

Tornano ad essere nuovamente assai diffusi in tutta l’area alpina più orientale, tra le Alpi Carniche ed Alpi Giulie con massima concentrazione in provincia di Udine, in particolar modo all’interno del Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie, nell’alta valle del fiume Tagliamento a monte di Tolmezzo, ma pure nel Parco Naturale Regionale delle Dolomiti Friulane.

Se ti interessa scoprire i più bei luoghi del Nord Italia in cui andare a cercare i Suillus grevillei o Laricino, → continua a leggere gli articoli collegati.

ITINERARI TURISTICI-MICOLOGICI IN ITALIA

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IL VALLONE DI OTRO IN ALTA VALSESIA – CERCARE I FUNGHI LARICINI TRA PAESAGGI MOZZAFIATO

VAL VOGNA E L’ALPE LARECCHIO IN ALTA VALSESIA – CERCARE FUNGHI LARICINI TRA FIAMMEGGIANTI BOSCHI DI LARICE E LE CONCHE ALPINE GLACIALI

CAMMINANDO A CAVALLO TRA PIEMONTE E VALLE D’AOSTA, PASSANDO DALLA VALSESIA ALLA VAL D’AYAS E BIELLESE, TRA BOSCHI DI ABETE-FAGGIO-LARICE E PASCOLI ALPINI

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