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Robinia pseudoacacia l’albero scaccia funghi

Originario del Nord America, oggi quest’albero è naturalizzato in Europa e Italia dove tende ad infestare i boschi autoctoni, soprattutto quando si creano varchi di luce. La sua lettiera di foglie risulta tossica per i funghi nostrani

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Robinia pseudoacacia L.

Ordine: Fabales

Famiglia: Fabaceae / Leguminose

Genere: Robinia

Specie: Robinia pseudoacacia L.

Nomi comuni: Robinia, Acacia, Gaggìa

LE ORIGINI DEL NOME ROBINIA PSEUDOACACIA E LA SUA DIFFUSIONE IN EUROPA ED ITALIA

Robinia → da Jean Robin

Acacia → dal greco akakia (a-kakon) a sua volta di origine egiziana, dove Akis significa spina

E’ interessante conoscere l’origine del nome di quest’albero, non fosse altro perché il nome ROBINIA deriva da Jean Robin, il farmacista-botanico-giardiniere, curatore dell’Orto Botanico del Re di Francia che, nel 1601 portò per primo dagli Appalachi candesi, i semi di questa pianta in Europa.

Le zone d’origine della Robinia pseudoacacia sono le zone montuose degli Appalachi, la lunghissima e più antica catena montuosa delle Americhe, che si trova tra Stati Uniti orientali e Canada Sudorientale, dove quest’albero, sin da prima di all’ora, vegetava e vegeta tutt’ora in forma spontanea, formando anche boschi puri.

Fu il più importante naturalista di tutti i tempi, Carlo Linneo a dare il nome di Robinia pseudoacacia a quest’albero, in onore di quel Jean Robin che per primo fece germinare i suoi semi in Europa, nell’Orto Botanico di Parigi.

Fu poi lo stesso Robin nel 1662 a portare i semi degli alberi di Parigi in Italia, in quell’occasione li piantò nell’Orto Botanico di Padova, a sua volta i semi di quest’albero vennero poi portati anche in Germania, mentre nel 1778 Ottaviano Targioni-Tozzetti portò in Toscana i semi dell’albero di Padova, che furono piantati nell’Orto Botanico dell’Arcispedale di Santa Maria Novella di Firenze e successivamente nel Giardino dei Semplici.

Carlo Linneo, ispirandosi al botanico, istituì al tempo stesso anche il Genere ‘Robinia’ mentre il nome Pseudoacacia lo scelse per indicare che quest’albero somigliava, per lo meno nelle foglie, alle Mimose che appartengono al Genere ‘Acacia’.

Oggi in Italia, la Robinia pseudoacacia è conosciuta più col semplice nome di Acacia che non di Robinia, anche se, in molte regioni è più nota con variazioni dialettali locali di Gaggìa (→ in Piemonte: Gasìa, In Veneto: Cassia, Gadhìa, Gazìa, in Toscana: Cascìa).

Robinia pseudoacaciaLa carta d’identità della Robinia pseudoacacia ed i segni distintivi

Portamento

Si tratta di una pianta a portamento sia arboreo che arbustivo, che in condizioni particolarmente favorevoli può raggiungere anche i 20/25 mt d’altezza ma che, in ambienti non eliofili (eliofiloche vegeta preferibilmente alla diretta e forte luce solare, soffrendo l’ombreggiatura), perciò in ombra, entra in sofferenza rimanendo allo stato arbustivo.

Robinia pseudoacacia
Ricche infiorescenze di fiori d’Acacia, Robinia pseuodoacacia

Chioma

É rada ed allungata lungo il fusto principale o lungo i grandi rami secondari che spesso dipartono da metà fusto,o direttamente dalla base in caso di ceduo, con foglie ed infiorescenze tutti concentrati attorno ai rami principali, o al più ai pochi secondari paralleli, e che molto raramente si espandono più in larghezza che non in altezza.

Fusto

Il fusto della Robinia pseudoacacia di solito è slanciato, raramente contorto.

Quando quest’albero cresce isolato, tra prati o radure, ai margini di carreggiate o su scarpate, può formare un vero e proprio albero ma, in un contesto boschivo, soprattutto se ben stratificato, non si sviluppa mai in larghezza ma solamente in altezza, formando fragili alberelli con un unico lungo tronco privo di diramazioni laterali, se non in prossimità dell’apice della chioma, ragion per cui diventa bersaglio preferito dei temporali con forti raffiche di vento, finendo spesso a terra spezzato dalla forza del vento, o allo stesso modo, piegato e spezzato dal peso di forti piogge che giungono in piena fioritura, o dal peso della neve.

Questo accade soprattutto lungo le carreggiate delle strade dove, non è infrequente trovare alberi di Robinia divelti, rotti, spezzati o piegati, lungo la carreggiata, subito dopo un forte temporale o una nevicata.

Proprio per la fragilità del suo fusto, la Robinia pseudoacacia è uno degli alberi più temuti dalle Amministrazioni Comunali.

Cade o si spezza facilmente sotto gli eventi atmosferici, favorendo il proliferare di inestricabili grovigli di rovi o fanerofite lianose quali la Clematide, Clematis vitalba che, rampicando sui rami abbattuti, forma inestricabili intrecci lunghi fino a 20 metri in larghezza.

Se lasciato a terra, un albero abbattuto di Robinia, può facilmente diventare la rovina del bosco, in stretta collaborazione con arbusti alieni infestanti quali la Spirea japonica o la Reynoutria japonica / Poligono del Giappone.

Corteccia

Non è affatto difficile riconoscere un albero di Robinia, già solo dalla sua corteccia che risulta esser sempre molto spessa, di colore marroncino chiaro e sempre rugosa, con scanalature verticali assai pronunciate, facilmente attaccabile dall’edera, che vi si avvinghia fin quasi alla chioma e ancor di più dal muschio, che la ricopre facilmente su tutta la superficie in ombra pomeridiana, o comunque esposta a Nord.

Robinia pseudoacacia corteccia
Corteccia di Robinia pseudoacacia con le caratteristiche scanalature verticali

Negli esemplari giovani, questa si stacca facilmente, basta inciderla con un coltellino appuntito, ricavando lunghe strisce di corteccia umida, assai robusta-flessibile, facilmente piegabile senza che si rompa, e che difficilmente si riuscirà a tagliare se non con un coltello ben affilato, dal caratteristico odore che un po’ ricorda quello della liquirizia.

Queste strisce di corteccia sono così resistenti da esser state in passato utilizzate per la produzione di carta e persino di tessuti. Oggi questi usi sono diventati desueti ma la corteccia viene ancora utilizzata per ricavarne un colorante di colore giallo, che in molte zone d’Italia viene quotidianamente utilizzato per la tintura di lane grezze per piccole produzioni artigianali fai-da-te.

La corteccia dei giovani esemplari, così come le radici, sono ottimi e robustissimi legacci che vengono normalmente utilizzati in sostituzione di corde, per legare fascine di legna, mazzi di erbe e, se opportunamente tagliati, anche come sostituti della Rafia come legaccio in agricoltura, anche per legare palizzate o per fissare giovani piantine da frutta al proprio tutore.

Robinia pseudoacacia
Ramo in fiore di Acacia, Robinia pseuodoacacia

Foglie, Fiori e Frutti

Nelle campagne, si usa tutt’ora tagliare rametti giovani di Robinia per alimentare capre, pecore e conigli.

→ L’uso alimentare delle foglie di Robinia va però assolutamente evitato per cani e gatti che ne rimarrebbero irrimediabilmente avvelenati.

Tutte le parti della Robinia contengono alcaloidi tossici.

ATTENZIONE ALLE TEMIBILI SPINE

La Robinia pseudoacacia, come del resto anche le Acacie d’Africa, possiede fastidiose spine le quali, al pari del resto della pianta, risultano esser tossiche.

Va dunque prestata molta attenzione nel maneggiare i rami di quest’albero, soprattutto durante la raccolte dei fiori, perché al potenziale danno e dolore causato dalle spine, si aggiunge anche il potenziale effetto malefico che i suoi alcaloidi tossici possono avere anche sull’uomo.

In una infausta circostanza, 3 spine spezzatesi dentro un dito, non mi hanno causato alcuna infezione, ma una fastidiosissima irritazione-infiammazione, con gonfiore protratto per molti giorni, guarito solamente con l’utilizzo di molta pomata a base di cortisone.

Spine di Robinia pseudoacacia
Lunghe spine di Robinia pseudoacacia

Gli alcaloidi tossici dei fiori e dei semi vengono distrutti dal calore, perciò i fiori possono essere tranquillamente consumati dopo cottura, come d’uso in varie zone d’Italia, in pastella o nelle frittelle dolci, mentre i semi possono venir consumati essiccati e poi triturati. I bimbi usano suggere il dolce e profumato nettare direttamente dai fiori ma si raccomanda di non mangiarli crudi.

I fiori in pastella o in frittella, nei liquori o nelle marmellate, conferiscono un gradevolissimo e dolce aroma ma, nel prepararli per questi usi, ai fiori andrebbe asportata la parte verde-rossiccia finale che lega il fiore al picciuolo.

Le foglie ovali o leggermente ellittiche, sono composte e divergenti, tecnicamente si dice che sono alterne, picciolate ed imparipennate.

Si trovano allineate lungo uno stelo, al termine del quale c’è sempre un’ultima foglia ‘a capotavola‘, che fa si che queste siano sempre in numero dispari. Come per le Mimose e le Acacie, anche la Robinia durante la notte tende a richiudere le foglie su se stesse, sovrapponendole a specchio. La pagina superiore è sempre più liscia e scura rispetto a quella inferiore.

Fiori e foglie della Robinia pseudoacacia possono essere più o meno pubescenti ( → ricoperti da fine peluria).

Robinia pseudoacacia
Foglie e baccelli di Acacia, Robinia Pseuodoacacia

I frutti, così come avviene per tutte le Leguminose, sono dei baccelli a rapida essiccazione, che contengono semi coriacei particolarmente duri e resistenti a forte calore, tant’è che subito dopo un incendio, i primi semi a germinare, sono proprio quelli di questa Robinia.

Robinia pseudoacacia
Baccelli di Robinia pseudoacacia in veste invernale, completamente ricoperti dalla ‘galaverna’

PRINCIPI ATTIVI

I semi sono commestibili, ma solo previa cotturanon vanno mai consumati crudi perché contengono alcaloidi fortemente tossici.

Contengono un vero e proprio concentrato di sostanze nutritive preziose, tant’è che in tempi di guerra e di fame, venivano comunemente utilizzati quale alimento quotidiano. Oggi sono utilizzati soprattutto per la produzione di olio essenziale.

Tra gli altri elementi presenti nei semi, si riscontrano proteine vegetali, carboidrati, le comuni ed ovvie fibre vegetali, e diversi Sali Minerali tra cui: Calcio, Carbonato di Potassio, Ferro, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio e Zinco, mentre tra le Vitamine sono presenti: Vitamina A, Vitamina B1, Vitamina B2, Niacina, Riboflavina, Tiamina e Molecole Proteiche dei Peptidi cationici anche detti Peptidi antimicrobici cationici, ad ampia azione antimicrobica a largo spettro, usati in medicina per combattere la farmaco-resistenza.

SPECIE SIMILI O AFFINI

ATTENZIONE

► Esistono in natura Robinie a fiori rosa, anche queste introdotte in Italia a scopi ornamentali, che oggi si sono naturalizzate soprattutto in Pianura Padana, dalla cintura torinese e soprattutto milanese, lungo strade ed autostrade, fin sulla Laguna Veneta.

Robinia pseudoacacia
Robinia dai caratteristici fiori rosa

Si tratta delle specie Robinia neomexicana e/o più raramente di Robinia hispida. Si riconoscono facilmente per le tipiche infiorescenze di color rosa, talvolta anche per le foglie più piccole e più coriacee, tipiche delle Acacie.

→ Tutte queste Robinie non vanno assolutamente confuse con il comune Maggiociondolo (Laburnum anagyroides), un alberello appartenente alla stessa famiglia delle Fabacee / Leguminose con foglie simili a quelle della Robinia ma assai più grandi e rade, talvolta composte da sole 3 foglie (→ grandi trifogli), che amano vegetare in ambienti umidi collinari o basso montani.

Il Maggiociondolo contiene elevati quantitativi di citisina, un alcaloide tossico che in quest’albero risulta estremamente velenoso, soprattutto nei semi.

Si raccomanda perciò di fare molta attenzione se si decide di raccogliere fiori di Acacia / Robinia per preparare frittelle dolci.

Maggiociondolo fiori
I caratteristici fiori gialli del Maggiociondolo, da non confondere con i fiori bianchi dell’Acacia

Ho personalmente incontrato signore intente a raccogliere fiori gialli di Maggiociondolo, convinte che si trattasse di fiori di Acacia / Robinia nella variante gialla, anziché bianca.

IMPOLLINAZIONE, MIELE

I fiori d’Acacia (Robinia pseudoacacia) non sono noti tanto per la produzione di essenze aromatiche, quanto per l’ottimo miele che si ricava dai suoi fiori.

In realtà, data l’intensità dell’aroma non risulta difficile immaginare che questo venga estratto, sia per usi cosmetici e di profumeria, ovvero per profumare saponi, talco, balsamo o creme emollienti, che per usi alimentari, anche se dubito tu sappia che questo aroma è comunemente detto ‘Piperonale‘.

→ In realtà il Piperonale non è l’estratto aromatico esclusivo dei fiori d’Acacia, come spesso si lascia intendere, ma è un’aldeide aromatico anche detto eliotropina ( → poiché il suo aroma, è identico a quello dei fiori di eliotropio, seppure con fragranze di Vaniglia, Mandorla e Ciliegia), che è il risultato delle estrazioni da fiori di Acacia, Vaniglia e/o Viole, oltre che da Aneto e Pepe Nero.

IL MIELE D’ACACIA

La Robinia, sul finire della primavera ed in avvio dell’estate, produce copiose fioriture che, in caso di piogge abbondanti, sono causa di rotture di rami o addirittura di crolli di piante, piegate dall’eccessivo peso dei fiori appesantiti dall’acqua.

Se il clima si mantiene secco e stabile, a partire dall’istante in cui il sole tramonta dietro a colli e monti, o comunque all’orizzonte, solitamente l’aria si quieta, ed il suo aroma si espande rapidamente a macchia d’olio, conferendogli un soave profumo.

Questo profumo attira migliaia di api che approfittano nell’abbondanza del suo nettare.

Dai fiori d’Acacia / Robinia si ricava un miele monofloro che risulta essere tra i più apprezzati sul mercato, tant’è che i produttori di miele ne rimangono sempre sprovvisti, costringendo i mercati italiani ad approvvigionarsene dai paesi dell’Est europeo o dalla Cina.

→ Il mio consiglio che ti do in proposito è perciò, di leggere sempre bene l’etichetta prima di acquistare un prodotto che potrebbe esser spacciato per italiano, ma in realtà in Italia è stato solamente lavorato, ma la cui origine è extra Italia o addirittura extra UE (Unione Europea).

Il miele d’Acacia ha una bassissima acidità ed è ricchissimo in fruttosio (→ zucchero semplice, monosaccaride del glucosio, si tratta del più dolce tra tutti i tipi di zuccheri) ed è per questa ragione che rimane sempre liquido (→ tecnicamente si dice che non

cristallizza), e pure in crisina (→ un potente flavonoide che in medicina viene utilizzato quale inibitore dell’enzima aromatasi, ovvero per la sua azione anti-tumorale). Nel miele d’Acacia la crisina costituisce il 50% dei metaboliti secondari totali.

MIELE D’ACACIA A RISCHIO ESTINZIONE PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

Tra gli effetti collaterali della globalizzazione, del consumismo di massa, dei cambiamenti climatici e dell’uso forsennato di pesticidi in agricoltura, oggi la sopravvivenza delle Api è considerata fortemente a rischio.

Oggi sappiamo tutti quanti che, nel corso dell’ultimo decennio sono morte a milioni, e pure in Italia, le Api a causa dell’utilizzo di pesticidi che le avvelenano irrimediabilmente.

Non tutti sappiamo però che a decimare le Api sono anche e soprattutto i cambiamenti climatici con l’arrivo sempre più precoce del caldo a fine inverno che, di fatto fa destare le Api che, sì al proprio risveglio trovano già i primi fiori sbocciati, sebbene in anticipo, ma che si trovano a dover fare anche i conti con gelate tardive da cui non sanno difendersi al di fuori dei propri alveari.

Succede pure che ondate di freddo tardivo, grandinate precoci o piogge troppo violente, non permettano la corretta fioritura delle Acacie / Robinie che si trovano in piena fioritura proprio nel momento più critico del cambio di stagione tra gli ultimi refoli freddi invernali e le prime vampate di calore estivo.

IL CALABRONE GIAPPONESE O VESPA KILLER E LA VESPA VETULINA

Come se non bastassero i danni causati dall’uso di pesticidi in agricoltura, ed i cambiamenti climatici, a mettere a dura prova le Alpi, e le produzioni di miele, oggi interviene anche la globalizzazione della biodiversità.

Dopo una rapida espansione dai monti del Giappone verso la Cina, oggi questo Calabrone gigante, anche detto ‘Calabrone Giapponese’ o ‘Vespa Killer’, il cui morso può risultare mortale per l’uomo, si è diffuso il tutto l’estremo oriente ed è già stato segnalato negli Stati Uniti d’America.

Si tratta di un Calabrone cannibale che si ciba anche e soprattutto delle innocue Api facendo razzie tra gli alveari.

In Europa al momento desta però maggiori preoccupazioni la rapida diffusione della VESPA VETULINA o ‘Calabrone dalle zampe gialle’, la cui pericolosità per l’uomo è paragonabile a quella delle comuni Vespe europee, ma che risulta invece pericolosissima per le Api di cui si ciba quale alimento preferito.

Esemplari di questa temibile Vespa cannibale, che si nutrono appunto di Api, sono stati già riscontrati tra la Liguria di Ponente ed il Cuneese.

Purtroppo già ben diffusa risulta in Francia, Belgio e in tutta la Penisola Iberica.

DISTRIBUZIONE DELLA ROBINIA PSEUDOACACIA IN ITALIA

Oggi la Robinia pseudoacacia risulta ben diffusa, ed ovviamente naturalizzata, in tutta Italia.

La massima distribuzione si trova in Piemonte, con una superficie censita in 85.000 ettari, dove risulta essere particolarmente concentrata lungo le rive dei corsi d’acqua, lungo strade, ferrovie, interpoderali, e comunque ovunque si siano operati disboscamenti vicino ai centri abitati. Seguono Lombardia, Veneto e Toscana.

I boschi puri si trovano in particolar modo negli ambienti igrofili ben drenati, prossimi ai grandi fiumi dove la Robinia è, insieme con la Reynoutria japonica, una specie pioniera in grado di colonizzare rapidamente le nuove anse o isole create dalle piene dei fiumi, sostituendosi rapidamente a Pioppi, Frassini e Salici nelle rive sabbiose.

In questi ambienti umidi ma necessariamente sassosi-sabbiosi dove l’acqua non ristagna mai, le radici della Robinia riescono ad ancorarsi fortemente al suolo, resistendo strenuamente alle piene distruttive che, frequentemente le abbattono creando pericolose dighe.

Quando le piene cessano, ed i fiumi tornano a ritirarsi nel proprio alveo, dai residui di radici rimasti intrappolati tra le pietre, si generano rapidamente nuovi alberelli a rapidissima crescita, e non importa che nelle vicinanze sia rimasta la pianta madre.

Non ama terreni argillosi, ancor meno i rocciosi e comunque suoli con ristagni d’acqua. Non vegeta in alta montagna. Al Nord si spinge al massimo fin verso i 900/1000 metri d’altezza, mentre al Centro-Sud può arrivare rispettivamente fino ai 1200/1400/1600 metri della Sicilia.

La Robinia, come tutte le Acacie d’Africa, non teme la siccità, anzi la preferisce agli ambienti molto umidi, tanto da essere uno dei pochi alberi a non temere le ondate di caldo torrido africano delle recenti estati italiane, anche se, in presenza di forte caldo torrido (quindi molto secco), quest’albero tende a liberarsi di molte foglie che diventano repentinamente gialle e poi cadono.

Robinia pseudoacacia
La caratteristica ‘Savana’ del Nord Italia, creata dalle Robinie/Acace che colonizzano i prati sabbiosi vicino ai fiumi
Robinia pseudoacacia
Bosco esclusivo di Robinia pseudoacacia lungo le sponde del fiume Sesia, completamente privo di altre specie vegetali nel suo sottobosco, composto esclusivamente da foglie secche

Il suo suolo ideale nel Nord Italia è quello costituito prevalentemente da sabbie, sia grossolane che molto fini, fossero anche sabbie arcosiche generate dalla disgregazione o degradazione meteorica delle rocce granitiche (→ queste sabbie sono tipiche delle zone pedemontane-prealpine, normalmente colonizzate esclusivamente dalla Robinia in associazione con Ginestre, Brugo e poche erbe coriacee, tra cui la Luzula nivea, possono ospitare frequentemente il Falso Bosso – Polygala chamaebuxus – ed il Cardo di San Pellegrino – Carlina aucalis – più raramente Ginepro, Rododendro alpino – Rhododendron ferrugineum – ed il Mirtillo selvatico).

Nel resto d’Italia la Robinia appare più frequente nei pianori sabbiosi a margine dei corsi d’acqua o a margine di carreggiate e ferrovie, rara in campagna dove viene abbattuta sin dalla nascita, per via della sua invadenza dei campi coltivati.

LA ROBINIA PSEUDOACACIA UNA SPECIE INFESTANTE

Come detto, basta un residuo di radice nel suolo per originare in men che non si dica, decine di nuove piantine, pertanto nella fertile Pianura Padana è considerata una specie invasiva da contrastare con ogni mezzo, per far questo si consiglia di non abbattere le piante isolate, che creerebbero polloni cedui e ricacci, ma di lasciarle invecchiare e morire naturalmente, al più aiutando la morte decorticandone i primi metri.

Da quanto detto, puoi facilmente intuire che quest’albero non si riproduce solamente attraverso i semi ma che si avvale anche di una riproduzione asessuata per cui, nuovi individui possono nascere attraverso la gemmazione, soprattutto dalle radici, e per frammentazione.

→ CONSIGLIO FURBO PER CONTRASTARE LA ROBINIA

Un metodo efficace per contrastare la rapida espansione della Robinia nei campi coltivati, è quello di raccogliere dei funghi Chiodini / Famigliole (Armillaria mellea, A. Gallica) e di posizionarli ai piedi delle Robinie che si vorrebbe far morie → nel giro di poco tempo le spore di questi funghi attecchiranno, operando naturalmente un attacco parassitario in grado di far morire gli alberi entro pochi anni.

LA ROBINIA, L’ALBERO SCACCIA FUNGHI

Ti ho appena citato i funghi Chiodini ma, in tema di funghi, se parliamo di Robinia, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli!

La ragione è che quest’albero, attraverso gli alcaloidi tossici in esso contenuti, rende il sottobosco inospitale a qualunque specie vegetale autoctona, ivi inclusi i funghi, perciò agisce come inibitore della biodiversità.

In un bosco esclusivo di sola Robinia, in cui non siano perciò presenti altri alberi, farà fatica a vegetare persino l’erba, non è raro infatti trovare boschi esclusivi di Robinia con sottobosco fittamente ricoperto da sole foglie secche, privo di altre specie vegetali se non l’uva turca (Phytolacca L. / P. decandra) (→ vedi foto).

L’Acacia o Robinia pseudoacacia può dunque esser considerato un albero scaccia funghi.

Impossibile trovare funghi Porcini in un bosco d’Acacia, così come risulterà estremamente improbabile che in un bosco misto in cui avanzano giovani esemplari di Robinia, possano ancora nascere funghi Porcini man mano che queste Robinie cresceranno.

Nel corso degli anni ho sperimentato personalmente come, in un bosco di sole Querce che un tempo era assai produttivo in termini di produzione di funghi Porcini, sia Porcini estatini – Boletus reticulatus / Aestivalis, che Porcini Neri – Boletus aereus, con l’arrivo di alcuni alberelli di Robinia, ed un fitto proliferare di giovanissime piantine nate da seme o da propaggine radicale, il bosco abbia immediatamente smesso di produrre sia funghi Porcini che Amanita cæsarea.

Perché questo lembo di bosco potesse tornare a produrre funghi Porcini, ci è voluto un minuzioso lavoro di pulizia, fatto di abbattimento degli alberelli che nel frattempo avevano raggiunto almeno i tre metri d’altezza e l’estirpazione, con tutte le radici, di tutte le giovani piantine, la rimozione della lettiera al di sotto delle piante più adulte e più produttive in termini di fogliame, e quindi l’attesa di ben altri quattro anni.

Oggi che in questo bosco non sono più presenti Robinie si sono tornati a trovare, oltre a funghi Porcini, anche Galletti, varie Boletacee tipiche degli ambienti termifili, tra cui i pregiati Boleti Fragrans (Lamnaoa fragrans) e diverse specie di Russule, insieme con Amanite varie, tra cui l’Amanita cæsarea.

Nel frattempo il bosco è rimasto completamente improduttivo dal punto di vista fungino. Solo qualche sporadica Mazza di Tamburo ha fatto la sua comparsa nei pochi punti del bosco non contaminati dagli esemplari di Robinia.

Come accennato, l’unico fungo in grado di vegetare in un bosco in cui sono presenti le Robinie è il fungo Chiodino / Famigliola buona (Armillaria mellea o A. Gallica, A. cepistipes), fungo parassita che non si cura della tossicità degli alcaloidi della Robinia, in grado di attaccare non solo ceppi morti, ma anche esemplari viventi.

Armillaria mellea fungo chiodino
Armillaria mellea o funghi Chiodini – foto: Lidia Gagliano

LA ROBINIA PSEUDOACACIA COME RISORSA

Al di là dei danni che la Robinia può provocare al bosco, sia in termini di inibizione nella crescita di specie vegetali, che di specie fungine, la Robinia pseudoacacia è comunque un ottimo albero da legno.

Il colore giallo-giallognolo del suo legno, ad anelli concentrici ben evidenziati, può consentirgli di esser utilizzato quale buon surrogato dei legni tropicali al punto che, in alcune regioni italiane la coltivazione della Robinia ha ottenuto finanziamenti dall’Unione Europea, al fine di valorizzare un legno che potrebbe consentire all’Europa di rallentare il proprio fabbisogno di legname tropicale, il cui taglio intensivo è causa di deforestazione di ampie e preziose foreste in area tropicale.

Il legno della Robinia è comunque sufficientemente duro e pesante, con un peso specifico prossimo a 0,75, è un buon legno da ardere, utilizzabile sin da subito, anche se non stagionato, apprezzato per la rapidità con cui cresce in condizioni ottimali di luce ed è apprezzato per la costruzione di pali che, se lasciati a mollo in acqua per alcuni mesi autunnali, acquisisce una particolare tenacia e robustezza.

E’ molto utilizzato anche per la produzione di parquet, manici e traversine ferroviarie.

Le statistiche dicono che quest’albero risulta essere il più tagliato nei boschi Lombardi, anche grazie al fatto che cresce e si rigenera assai rapidamente, e che non occorre attendere tempi biblici prima che possa esser rimpiazzato.

La sua ramaglia brucia assai rapidamente producendo immediato calore, risultando perciò particolarmente utile nella panificazione dei forni a legna.

Come tutte le leguminose, anche la Robinia può migliorare la qualità del terreno attraverso l’azotofissazione simbiontioca, ovvero grazie alla simbiosi radicale con microrganismi azotofissatori, arricchisce il suolo di azoto. Va però detto che questa azione benefica viene del tutto vanificata dalla presenza dei già citati alcaloidi tossici che, di fatto inibiscono la vegetazione di specie autoctone, sia erbacee che arboree.

LA ROBINIA E LE ONDATE DI GELO

Nonostante la Robinia sia piuttosto resistente al freddo, quest’albero teme le temperature troppo rigide, in particolar modo le ripetute giornate di gelo e di ghiaccio con temperature minime che possono scendere al di sotto dei -10 e ancor di più dei -15°C per più giorni di seguito.

Al di sotto dei -15°C ed in particolar modo al raggiungimento dei -20°C il legno della Robinia si spacca fragorosamente.

Nel gelido inverno del 1985, vi fu una autentica strage di Robinie tra Nord e Centro Italia.

Durante la prima quindicina del mese di Gennaio 1985, a seguito di una pesante ondata di gelo artico, con temperature minime che superarono i -20°C anche in Pianura Padana e in diverse località dell’Italia Centrale, intervallata da nevicate copiose al Nord, durante le gelide notti artiche, si sentivano rimbombare rumorosi suoni di Robinie che si crepavano, si spaccavano o che cadevano al suolo a seguito delle ferite inferte dal pesante gelo.

AVVERSITA’ E MALATTIE

La Robinia in Italia teme, oltre che gli attacchi parassiti dei funghi Chiodini, anche quelli di diversi insetti o loro larve.

Tra questi ci sono alcuni afidi (Aphis craccivora) che attaccano pesantemente i germogli prima, poi l’intero apparato fogliare superstite.

Alcuni insetti che, allo stato larvale ‘minano’ le foglie (Parectopa robiniella e Phiylonycter), insetti ‘rodilegno’ tra cui il Cossus cossus ed Eulecanium corni, ed infine un nuovo dittero parassita che, apparso nel Veneto nel 2003, dal 2004 ha iniziato a diffondersi rapidamente in tutta la Pianura Padana. Si tratta del dittero cecidomide Obolodiplosis robiniae, un parassita specifico della Robinia.

Robinia pseudoacacia

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