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Abete rosso/Picea abies/Spruce | Gli alberi di funghimagazine.it

L’Abete rosso o Peccio, è un ottimo albero da funghi che vegeta in Italia al di sopra dei 500 mt d’altezza, esclusivamente sulle Alpi, con alcuni ripopolamenti in Appennino. Noto come Albero di Natale, scoprilo e scopri pure i suoi funghi, in questo dettagliato articolo

Abete rosso (Picea abies) – Gli alberi dei funghi

💥🔥 Articolo completamente rinnovato nel mese di: Gennaio 2024

In questo articolo scopri tutto sull’Abete rosso, un generoso albero da funghi che vegeta in Italia oltre i 500 mt d’altezza, il cui nome scientifico è Abies picea, da cui deriva il nome di “Peccio” e “Pecceta”.

Abete rosso – Scheda illustrativa (scheda botanica)

Abete rosso scheda illustrativa botanica
Abete rosso scheda illustrativa – scheda botanica

Picea abies  L. H.Karst., 1881

L’Abete rosso, Picea abies fa parte delle Gimnosperme, ovvero di quel gruppo di piante che non producono fiori o frutti, così come siamo abituati a intenderli.

É un sempreverde monoico i cui fiori, sia maschili che femminili, sono ben distinti e separati (come da scheda botanica illustrativa).

Questa pianta fa parte del Regno vegetale: Plantae.

L’Abete rosso è un ottimo simbionte per diverse specie fungine (tra questi anche alcune specie di Porcino), da cui si fa facilmente micorrizare. In questo articolo scoprirai quali sono le più importanti specie fungine che creano simbiosi con questa pianta.

Divisione: Pinophyta
Classe: Pinopsida
Ordine: Pinales
Famiglia: Pinaceae
Genere: Picea
Specie: P. abies

 

CARATTERISTICHE DELL’ABETE ROSSO

L’Abete rosso (Picea abies) in Italia è frequentemente noto come Peccio (localmente detto Pino Peccio). Forma boschi che nel Nord Italia vengono comunemente (anche se impropriamente) chiamati “Pineta” (→ da Pino Peccio) o più propriamente “Pecceta“. Nel Nord Europa è detto (🇬🇧 Spruce) Abete Norvegese (Norway spruce), oppure Abete Europeo (European spruce), proprio perché nativo, quindi orginario dell’Europa centro-orientale.

Raggiunge facilmente i 40 mt d’altezza, ha un tronco dritto e slanciato, con caratteristica chioma a forma conica relavamente stretta, i suoi rami più lunghi, quelli degli esemplari che crescono in piena aria, non arrivano quasi mai a superare i tre metri di lunghezza, questi di solito tendono ad assumere forma convessa, ovvero formano un’ansa a forma di ampia “U“, con tutti i rametti secondari pendenti e disposti a pettine come da foto allegate.

Abete rosso rametti disposti a pettine
Abete rosso rametti secondari pendenti e disposti a pettine
Abete rosso, rami con forma a U
Abete rosso, rami con forma a U

É un albero a crescita rapida, gli esemplari giovani, in buone condizioni climatiche e di nutrimento ottimale, possono crescere anche di 1 metro all’anno per i primi 25 anni, per poi rallentare la crescita al raggiungimento dei 20 mt d’altezza.

Non è una specie sciafila (→ che ama l’ombra, il bosco buio), ma preferisce di gran lunga la mezz’ombra, perciò tende a formare spontaneamente boschi misti con il Pioppo tremulo e le Betulle. In un bosco fitto, questo abete perde tutti i rami fin dove non penetra la luce del sole (questo fenomeno si chiama “potatura naturale“), formando piccole chiome solamente apicali, il che rende l’intera pianta ancora più instabile, poiché il vento genera forte pressione sulla sua chioma.

💥► Oggi esistono anche in Italia, in boschi da ripopolamento-rimboschimento, abeti che all’apparenza potrebbero esser catalogati come Picea abies o Peccio, ma in realtà sono il consimile e confratello: Picea obovata o Peccio siberiano (detto “obovata” per via della forma a uovo della sua chioma), abete che risulta essere differente dall’Abete rosso europeo, anche per via dei suoi coni (pigne) che sono più brevi, con squame arrotondate e non appuntite, come appunto il caso dell’abete nostrano.

💥► Picea abies e Picea obovata possono facilmente ibridarsi tra di loro perciò, oggi è possibile che sulle nostre Alpi vi siano già molti esemplari ibridi spontanei di difficile determinazione.


Longevità dell’Abete rosso

Il Peccio è uno degli alberi più longevi al mondo, anche se è molto fragile e non supera facilmente i 100 anni d’età, perché frequentemente abbattuto dal vento.
Si calcola tuttavia che in Scandinavia esistano esemplari di Abete rosso addirittura millenari.

In particolar modo l’Abete “Old Tjikko“, secondo gli studi dell’Università svedese Umeå, avrebbe una datazione al carbonio di 9.550 anni. Questo abete è situato sulla montagna di Fulufjàllet nella provincia di Dalarna in Svezia. In realtà non bisogna pensare però ad un singolo albero vivente che è sopravvissuto per millenni, quanto ad un sistema radicale che nel corso dei millenni ha originato diversi tronchi che gradualmente sono morti, poi sostitutiti da altri nuovi tronchi emessi dalla stessa pianta.

Questa datazione al carbonio è stata effettuata su materiale legnoso raccolto sotto l’albero attualmente visibile, che è il frutto di una statificazione o “clonazione vegetativa”, che avviene quando il tronco principale muore ma il suo sistema radicale è ancora vivo; da una porzione di ramo a contatto col suolo, avviene una nuova germinazione che origina un nuovo tronco. Questa operazione si è ripetuta nel corso dei millenni, fino ad arrivare ai giorni d’oggi.

Grazie ad un clima perennemente proibitivo, insieme con il vento, per millenni la pianta non è stata in grado di formare un vero e proprio albero svettante, ma piuttosto un arbusto a forma di “krummholz” o “knieholz” (il cui significato è → storto, piegago, contorto), un albero d’aspetto bonsai-albero nano per lo più strisciante che è tipico di alcune piante che vegetano in ambienti e climi proibitivi. Secondo gli studiosi, il riscaldamento globale del pianeta, ha reso possibile la formazione di un vero e proprio albero (come oggi visibile), avvenuta in tempi recenti.

La datazione al carbonio-14 effettuata su questo krummholz, ha identificato radici di questa pianta di età stimata di 375, 5.660, 9.000 e 9.550 anni. Nei dintorni del vecchio Tjikko, i ricercatori hanno individuato un gruppo di Abeti rossi formato da una ventina d’esemplari vecchi di otto millenni.

💥► In questo stesso articolo, nei prossimi paragrafi, altre informazioni su Abeti rossi longevi-alberi monumentali d’Italia.

Abete rosso Picea abies
Abete rosso Picea abies, coni-pigne e infiorescenze maschili

Morfologia / Caratteri distintivi

L’Abete rosso o Peccio, fa parte delle grandi conifere autoctone italiane, è ovviamente un sempreverde, è stato il primo gymnosperma (piante a “seme nudo” i cui semi non sono racchiusi in un carpello, ma esposti fra le scaglie di strutture fiorifere chiamate strobili, coni – in italiano d’uso comune: pigne), ad avere avuto il proprio genoma sequenziato. É un albero monoico, quindi bisessuale (possiede infiorescenze distinte, sia maschili che femminili, presenti sulla stessa pianta), e fiorisce tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate (il piena estate in alta montagna).

Possiede gemme inizialmente racchiuse in un involucro cartaceo semi-trasparente, di colore marroncino che, con l’ingrossamento del germoglio si aprono lasciando uscire germogli d’un tenue color verde pastello, spesso presenti all’apice dei rametti e frequantemente in gruppetti di 3.

I suoi fiori sono unisessuali-monici: quelli maschili sono penduli e producono molto polline anemofilo (→ di piante in cui l’impollinazione avviene attraverso il vento); in un periodo di piena fioritura, se si scrolla uno dei suoi rami, questo produce un’autentica nuvola gialla che viene poi dispersa dal vento; sono di colore giallo-rosso, sono lunghi 4 cm e si trovano all’estremità dei rami superiori o comunque dei rami esposti in piena luce; i fiori femminili invece, sono rivolti verso l’alto, di colore rosso amaranto (più raramente verdi) e dall’aspetto di micro-pigne, compaiono già prima della germinazione dei nuovi germogli e se fecondati, si trasformano in coni, anche detti strobili, in italiano corrente: pigne.

I coni o pigne sono anch’essi penduli, lunghi tra i 10 e 15 cm e larghi dai 3 ai 4 cm, impiegano un intero anno a maturare completamente e ospitano al loro interno i semi (pinoli), a coppie di 2, che non sono racchiusi in un involucro-frutto ma sono liberi, alloggiati tra le singole squame dello strobilo. Questi sono alati perciò possono esser dispersi dal vento e conficcarsi facilmente nel terreno se vengono spinti verso il basso mulinellando a spirale.

💥► Le pigne dell’abete rosso a piena maturità cadono dall’albero rimanendo intatte, il loro disfacimento avverrà molto lentamente a opera di insetti, batteri e funghi e, proprio alcuni funghi sono specializzati nel vegetare e disgregare i coni di questa pianta; questi funghi sono detti “strobilicoli” → che abitano sugli strobili di cui si nutrono (→ più avanti trovi un apposito paragrafo dedicato ai funghi dell’Abete rosso, quindi anche ai funghi strobilicoli).

Queste pigne sono costituite da una serie di squame sovrapposte, di carpelli semi-legnosi disposti a spirale lungo un asse legnoso (che nell’insieme corrisponde al fiore femminile che è provvisto di numerosi pistilli), sprovvisti di un frutto vero e proprio ma con semi liberi, alloggiati alla base delle squame.

💥► Se nel bosco trovi a terra delle pigne d’abete, queste appartengono sempre ad abeti europei (delle specie P. abies oppure P. obovata), mai di Abete bianco (Abies alba) perché le pigne di quest’ultima pianta si disgregano, si disfano, si sfaldano direttamente sulla pianta, così come puoi leggere nell’apposita scheda dedicata a questo albero → Scopri l’Abete bianco.

I suoi rami e rametti posseggono molti aghi affilati, fini, ben appuntiti e pure pungenti. Gli alberi che vegetano in zone ombrose tendono però ad avere pochi aghi, disposti a spirale sul ramo, ma molto radi e cadono facilmente sotto la forza del vento.

L’Abete europeo è un albero moto fragile, può essere facilmente danneggiato dai fulmini, dal peso della neve ma soprattutto dalle forti raffiche di vento. Ha infatti un legno tenero e per nulla affatto elastico perciò, in caso di forte vento può succedere che l’albero si spezzi in due, ma anche che l’intera punta possa cadere a terra con tutto il panetto di terra attaccato alle radici superficiali.

Durante episodi temporaleschi estivi, può infatti capitare che fortissime raffiche di vento pre-frontali (dette “inflow” o “outflow“, spesso scambiate per trombe d’aria), possano radere al suolo interi boschi di questi alberi.

💥► Tra il 26 ottobre e il 5 novembre 2018, una forte tempesta mediterranea, denominata “Adrian“, o più notoriamente “Vaia“, ha interessato con piogge copiose, ma soprattutto con raffiche di vento da uragano, il nord Italia, Austria, Croazia, Svizzera e Francia. In quell’occasione, un fortissimo vento caldo di scirocco, con raffiche comprese tra i 100 e 200 kmh (grado 12 della scala di Beaufort), ha provocato la caduta di milioni di alberi, con la conseguente distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine di conifere, configurandosi dunque come un vero e proprio disastro naturale. Si stima che, a causa del vento siano stati abbattuti 14 milioni di alberi (dato mai registrato in epoca recente in Italia), su di una superficie di 41.000 ettari. In Lombardia, le superfici boscate danneggiate sono state individuate dalla Regione con fotointerpretazione delle immagini del satellite Sentinel dell’Unione europea. → Puoi approfondire questo argomento leggendo la cronaca dell’evento su Wikipedia.


DISTRIBUZIONE E HABITAT

foresta di Abete rosso-Picea abies
Bosco di Abete rosso, Picea abies, in veste invernale

Dove vive l’Abete Picea abies
Abete
rosso – Abete europeo o Abete rosso norvegese

Buffo che una specie di Abete che risulta essere del tutto assente nella gran parte del territorio norvegese, nei paesi sassoni venga detto proprio Abete rosso norvegese (Norway spruce). Ad ogni modo, questo abete è l’abete autoctono europeo.

Il suo areale di distribuzione và dalle Alpi alla Scandinavia, con limite settentrionale in Artico attorno al 70° N, ma con limite orientale di difficile determinazione a causa dell’ampia ibridazione, tutt’ora in corso, con l’Abete rosso siberiano (Picea obovata).

Vegeta preferibilmente su suoli acidi a partire dai 500 mt d’altezza, con predilezione per le zone montane, piuttosto che collinari, in sud Europa, dove risulta essere presente prevalentemente sulle Alpi (inclusa la Savoia francese) e più sporadicamente sulle cime delle Alpi Dinariche e Balcani.

In cento Europa è presente sui monti Giura e Vosgi, sulle Alpi Transilvaniche e Carpazi oltre che sui monti Tatra. In Germania è presente in piccola parte sulla Selva Nera occidentale e sui monti di confine con l’Austria, torna ad esser ben presente ad est di Norimberga con ampia diffusione in quasi tutta la Repubblica Ceca, perciò in Selva Boema, Monti Metalliferi e Sudeti.

Presente solmente sui settori nordorientali della Slovacchia, diffuso in tutta la Polonia meridionale. Presente sia in collina che al piano nel nord Europa tra la Polonia nordorientale, Lituania, Lettonia, Estonia e Bielorussia.

Presente anche nella Russia occidentale, centrale e settentrionale, con limite est sugli Urali. In tutto il territorio russo però è spesso presente come forma ibridata con l’Abete rosso sovietico. Questi abeti idridi si possono trovare diffusamente anche in Scandinavia e, da qualche anno a questa parte, grazie o a causa di rimboschimenti effettuati con la specie sovietica, forme ibride si possono trovare anche in centro Europa e persino sulle Alpi.

In Scandinavia l’Abete rosso è presente ovunque tranne che sulle Alpi Scandinave e nella Norvegia occidentale, tranne che nella regione del Trøndelag.

Le forme ibride di Abete rosso europeo e sovietico, sono note come Picea x fennica oppure Picea abies subsp. fennica.

Di seguito la mappa di distribuzione dell’Abete rosso in Europa, a cura di Euforgen:

Abete rosso, Picea abies, Spruce, Peccio
(Foto 1) – Mappa di distribuzione in Europa dell’Abete rosso, (Picea abies), (Spruce), o  Peccio. Mappa a cura di Euforgen.org

L’Abete rosso in Italia

L’Abete rosso o Peccio in Italia ha una distribuzione assai limitata e circoscritta prevalentemente alle Alpi, con maggior diffusione sui settori centro-orientali, rispetto a quelli occidentali.

Nel nostro settentrione, quest’albero viene comunemente detto “Peccio” e l’abbondanza di questo toponimo (ad esempio Alpe Peccio o Alpe Peccia) nel territorio alpino, indica una sua antica maggior diffusione rispetto ai giorni d’oggi.
Quasi assente sulle Alpi Meridionali, con una sola colonia autoctona sulle Alpi Marittime, inizia a diventare più diffuso a Nord del Monviso.
In Valle d’Aosta, Valsesia e Verbano-Cusio-Ossola è ben presente, anche se in questi territori, assai frequentemente condivide i propri areali con l’Abete bianco.

Diventa decisamente più comune e diffuso tra la Lombardia Orientale ed il Triveneto dove, questo albero ha la sua massima diffusione, sebbene altamente minacciato da frequenti malattie parassitarie.

Vegeta spontaneamente oltre gli 800 metri ma qua e là lo si inizia a trovare già oltre i 500 mt, spesso per via di rimboschimenti effettuati in vallate fresche ed umide. Al di sotto dei 500 mt questo albero soffre e stenta parecchio, anche se capita di vedere alcuni esemplari fuori luogo, piantati in piena Pianura Padana o tra il centro e sud Italia.

Nel resto d’Italia è presente una colonia di Abeti rossi nell’Appennino Tosco-Emiliano, principalmente attorno all’Abetone. Assente spontaneamente nel resto dell’Appennino, salvo alcuni rimboschimenti-ripopolamenti artificiali presenti in alta montagna.


MALATTIE E PARASSITI 💉🪲🪳

In Italia, l’Abete rosso è un albero in serio pericolo

Anzitutto va detto che, la prima forma di minaccia alla sopravvivenza degli Abeti rossi in Italia è rappresentata dai Cambiamenti Climatici con il Riscaldamento Globale del Pianeta e, ancor di più con le sempre più frequenti Tempeste di Vento che si stanno facendo sempre più frequenti e violente-distruttive, sempre più intense e durature.

Venti troppo forti, con intensità superiore ai 70 kmh iniziano a far spezzare e cadere a terra numerosi rami di queste piante ma, è al superamento degli 80/100 kmh che l’intera pianta entra in serio pericolo, poiché il suo legno, tutt’altro che flessibile, non si piega ma si spezza, con rottura e caduta a terra di molti di questi alberi. Caduta che è anche facilitata dalla conformazione-sviluppo di queste piante che, se cresciute all’interno di un bosco, tendono ad avere una fitta chioma, che si sviluppa però solamente su ⅓ superiore. Non da meno, lo sviluppo di queste piante su terreni ripidi, in presenza di forte vento, ne facilita il ribaltamento a terra, dovuto ad un apparato radicale poco sviluppato, sia in larghezza che in profondità.

Infine, a mettere a dura prova la sopravvivenza di questa specie, ci pensano anche numerosi parassiti, insetti o funghi che siano.

L’Abete rosso europeo, costituisce buona fonte di cibo e rifugio per molti animali selvatici. I suoi germogli sono assai nutrienti e ricchi di vitamina C. Si nutrono dei suoi semi, picchi, fringuelli, scoiattoli, ghiri, topi, mentre nidificano tra le sue fitte chiome molti uccelli e rapaci, sia diurni che notturni, tra cui Aquile e Poiane, mentre Allocchi e Gufi nidificano nelle sue cavità.


Insetti e Parassiti 🪲🪳

L’abete rosso subisce danni anche mortali, ad opera di vari insetti parassiti. I più pericolosi dei quali, sono alcuni coleotteri che, appena al di sotto della sua corteccia creano tane in cui depositano larve che si nutrono della sua linfa e legno.

Oggi sono a tutti noti i danni provocati dal Bostrico tipografo (spesso erroneamente chiamato “Punteruolo“), il Bostrico dell’Abete rosso (Ips typographus), dallo Scolitide, Bostrico biforcuto (Ips duplicatus), dal Bostrico piccolo (Ips amitinus), dal Bostrico calcografo (Pityogenes chalcographus) e da alcuni coleotteri del genere Polygraphus-famiglia dei Curculionidae e altri ancora.

Attualmente il più potente distruttore di Abeti rossi in Europa è senza dubbio il Bostrico tipografo (Ips typographus).
Questo contende il primato all’altrettanto temibile Pityogenes chalcographus.

Chi si è recato nel corso degli ultimi anni in Trentino Alto Adige o sulle Dolomiti avrà senz’altro notato quante chiazze di bosco contengono alberi morenti, ingialliti o del tutto secchi e completamente morti, oppure chiazze di bosco private dei propri alberi abbattuti perché pesantemente attaccati da questi parassiti.

🪲🪳⛔ Al momento danni importanti dovuti a questi parassiti si registrano anche in Piemonte, in particolar modo nel Biellese orientale, in Oasi Zegna, dove si è dovuti intervenire con un pesante disboscamento e sostituzione degli alberi morenti o già morti, con altrettanti giovani piantine di Faggio. Danni dovuti al Bostrico si registrano tuttavia ovunque sulle nostre Alpi.

A favorire le infestanti proliferazioni di questi insetti, sono ancora una volta di Cambiamenti Climatici con i relativi lunghi periodi di siccità. Anche i danni dovuti ai fulmini, incendi e tempeste favoriscono il loro proliferare, mentre l’attacco da parte di questi insetti è sempre dovuto a ferite che si creano sulla corteccia, ferite che sono provocate sia attraverso la rottura e caduta di alcuni rami, che attraverso le ferite che vengono inferte alle piante da cervi o da cinghiali (a fondo articolo, in Photogallery alcune foto).

🦌🦌Nella già citata Oasi Zegna, una vasta foresta esclusiva di soli Abeti rossi (foresta impiantata nei primi 3 decenni del ‘900), i primi danni da Bostrico si sono registrati a seguito della caduta di diversi alberi che, lasciati decomporsi al suolo, hanno fatto da incubatrice per questi insetti. Le ferite inferte alle piante dalla furia del vento con caduta di molti rami, ha consentito a questi parassiti di attaccare anche piante sane. Il colpo di grazia è poi arrivato con il proliferare dei Cervi, da poco re-introdotti nel territorio montano dell’Alta Valsessera che, attraverso la loro abitudine di ripulire i propri palchi dal velluto che li ricopre in gioventù, hanno inferto a queste piante, ferite che hanno rappresentato l’ingresso privilegiato alla linfa di queste piante, dei vari insetti parassiti.

🐗🐗Non da meno, a facilitare il rapidissimo espandersi delle infestazioni di questi parassiti sono intervenuti anche i cinghiali che, in abbondante sovrannumero, tanto da essere addirittura infestanti, attraverso la propria abitudine di strusciare il proprio pelo sulle cortecce degli abeti, ricchi di resina necessaria per disinfettare le proprie punture e ferite inferte loro da zecche e altri parassiti, di fatto hanno contribuito a rendere accessibili, a tutti i coleotteri parassiti, centinaia di Abeti rossi che sono diventati vettori di ulteriori infestazioni.

Trovi su Funghimagazine un dettagliato articolo sui coleotteri tipografi, nell’articolo dedicato al Frassino → I Parassiti del Frassino – Frassini morenti e Morchelle in crisi.


Malattie fungine

Sono diversi i funghi parassiti che possono provocare gravi malattie-danni all’Abete rosso. Alcune specie fungine attaccano direttamente il legno di questa pianta, sia di alberi morti o morenti che di alberi ancora vivi, altri invece attaccano invece gli aghi o l’apparato radicale. Tutti questi funghi possono provocare cancri più o meno gravi, che possono anche portare gli alberi fino alla morte.

Uno dei macromiceti che più frequentemente attacca gli abeti rossi nostrani è il fungo Chiodino (Armillaria ostoyae).

A differenza del comune Chiodino delle latifoglie (A. mellea), Armillaria ostoyae predilige proprio l’Abete rosso. Le sue infezioni si manifestano, e talvolta sono anche ben visibili, come per esempio nel caso di un aumentato flusso di resina alla base del tronco, attraverso la presenza di miceli bianchi sotto la corteccia, di rizomorfe che sono penetrate nelle radici, o attraverso un rinsecchimento dei lati ovest della pianta stessa.

In periodi freschi o freddi, o a seguito di una rinfrescante grandinata autunnale, i carpofori dell’Armillaria ostoyae compaiono ai piedi degli Abeti rossi infettati. Il fungo si presenta come il classico ceppo di Chiodini che “fruttifica” alla base dell’albero o sulle radici, sia superficiali che interrate, con carpofori pressoché simili al classico Chiodino di latifoglia, ma con colori più chiari, nocciola, marroncino chiaro tendente al cammello, con cappello ricoperto da scagliette pelosette che possono essere chiare o anche scure, talvolta persino brune; le lamelle poi, sono protette da un velo bianco che, all’apertura del cappello, forma l’anello. Si tratta di un fungo assai comune, solitamente non troppo aggressivo, ma che può provocare anche la morte delle piante più fragili.

Tra le altre specie fungine che attaccano e provocano danni importanti agli abeti rossi, c’è il fungo Heterobasidion parviporum.

Gli alberi infettati da questo fungo diventano rachitici, seccano rapidamente e poi muoiono. Possono essere infettati alberi di qualsiasi età e stato di salute. Mentre nel pino il marciume radicale danneggia solo le radici, nell’abete rosso il marciume si diffonde dal colletto della radice fino a tutto il tronco. Gli alberi malati iniziano a perdere resina nella zona detta “colletto” che corrisponde al punto in cui si passa dalla radice al fusto. Sugli alberi più vecchi si può notare un ispessimento della parte inferiore del tronco dovuto proprio al marciume. L’infezione avviene attraverso ferite presenti sulle radici o sul tronco. Una volta colonizzata una pianta, il fungo può infettare anche gli alberi vicini, diffondendosi attraverso le radici. La diffusione della malattia è facilitata da qualsivoglia ferita che possa interessare della pianta.


Micromiceti

Per micromiceti si intende quell’informale categoria di funghi, generalmente microscopici, per lo più parassiti o al più saprofiti, cui appartengono molte specie fungine parassite note per le proprie infestazioni a danno di alcune piante.

Nel caso delle conifere, sono diverse le specie fungine, più o meno microscopiche, che però possono causare danni macroscopici alle piante colpite.

Nello specifico, nel corso degli ultimi decenni, gli abeti rossi italiani hanno subito e stanno subendo ancora gravi danni, soprattutto in Piemonte, ma anche nella vicina Svizzera nei cantoni Grigioni e Canton Ticino, ad opera di un micromicete noto per attaccare contemporaneamente sia gli Abeti rossi che i Rododendri, il cui nome scientifico è:

Chrysomyxa ledi var. rhododendri / Fungo della Ruggine

La Chrysomyxa ledi var. rhododendri è un micromicete a ciclo vitale circolare, ossia è un parassita che vive infettando ciclicamente due distinte specie vegetali: l’Abete rosso e il Rododendro selvatico o alpino. É comunemente noto come il Fungo della Ruggine. Di seguito alcune foto di Abeti rossi infettati dal Fungo della Ruggine in Piemonte, presso l’Oasi Zegna (Valdilana-Biella).

Abete rosso infettato dal fungo della ruggine crysomyxa-ledi
Abete rosso infettato dal fungo della ruggine Crysomyxa-ledi
Abete rosso infettato dal fungo della ruggine crysomyxa-ledi
Abete rosso infettato dal fungo della ruggine Crysomyxa-ledi
Abete rosso infettato dal fungo della ruggine crysomyxa-ledi
Abete rosso infettato dal fungo della ruggine Crysomyxa-ledi

In Piemonte e Svizzera, il fungo attacca prevelentemente il Rhododendron ferrugineum / Rododendro alpino.
Il fungo dopo aver infettato i rododendri, produce una gran quantità di spore che, sospinte dal vento, si depositano sugli aghi dei vicini Abeti rossi. Qua tra la tarda primavera e l’estate le spore germinano e il fungo attacca pesantemente i nuovi germogli degli abeti di cui si nutre, colorandoli di giallo. Una volta ultimato il ciclo vitale sull’abete, le spore rilasciate dai funghi sviluppatisi sulle punte degli abeti, ricadono a terra, depositandosi ed infettando nuovamente e rapidamente i rododendri.

Le infestazioni più ben visibili sono dunque quelle dell’Abete rosso, tra la tarda primavera e tutta l’estate, e quella dei Rododendri alpini, in autunno.

Altri micromiceti che possono attaccare i giovani germogli delle Conifere sono: Gremmeniella abietina (malattia di Brunchorstia), nota anche come: Ascocalyx abietina.

Gremmeniella abietina provoca anzitutto l’ingiallimento e la morte degli aghi, quindi anche la morte delle piante infettate. Questo cancro è in grado di infettare un intero albero e ucciderlo nel giro di pochi anni. I primi segni di un’infezione da Scleroderris lagerbergii (sinonimo della G. abietina) includono una tinta gialla poi viola degli aghi, quindi la caduta dagli stessi durante la stagione sbagliata. Una grave infezione da cancro di questo fungo a volte può essere disastrosa, poiché il fungo sopravvive nei coni (pigne) dei pini, uccidendo altre piantine entro due anni. Le probabilità di una massiccia infezione aumentano notevolmente se l’inverno precedente è stato mite e la stagione primaverile è stata fresca e umida. L’infezione parte dalle gemme per poi procedere verso il basso; le ascospore vengono rilasciate da novembre a luglio dell’anno successivo.

Altri micromiceti parassiti possono provocare cancri agli Abeti, tra questi: Cancro della Cytospora ssp., Sphaeropsi sapineas.

Il fungo Sphaeropsis sapinea, sinonimo Diplodia pinea è uno tra i tanti patogeni dannosi delle conifere; questo fungo può colpire più di 30 specie del genere Pinus ed alcune specie
dei generi Abies, Cedrus, Juniperus, Picea e Pseudotsuga; Il patogeno è dotato di una scarsa aggressività, ma diventa pericoloso e mortale se associato ad ambienti e condizioni climatiche sfavorevoli; la siccità, le eccessive concimazioni azotate e altre avversità abiotiche come la grandine, sono in molti casi fattori scatenanti la manifestazione della malattia. I sintomi d’infezione, oltre al disseccamento dei germogli e la comparsa di cancri lungo il fusto e i rami colpiti, possono arrivare fino all’azzurramento del fusto che è detto: blue stain.

Altri cancri degli abeti sono causati dal: Leucostoma canker, noto anche come: Cytospora canker o cancro dell’Abete rosso. L’agente patogeno che provoca questo cancro è il micromicete Leucostoma kunzie (Cytospora kunzei varietà picea). Attacca principalmente l’abete rosso, ma può attaccare saltuariamente anche l’abete bianco di Douglas o Douglas di koster. Nel Canada, si calcola che questa malattia ha avuto una incidenza molto elevata tra il 1943 ed il 1955 con elevata moria di piante. Ciclicamente la malattia si è riproposta nel corso dei decenni ma in maniera assai irregolare.

In Italia c’è stata una grave epidemia tra il 2015 ed il 2016 che ha interessato i boschi della Valle d’Aosta, del vicino Biellese e Vco, della Svizzera meridionale per poi propagarsi fin sul Trentino ed Austria. I sintomi di questa malattia includono rami morti e morenti, lesioni perenni sui rami e sul tronco, che trasudano resine. I rami più vecchi subiscono più danni rispetto a quelli più giovani. In primavera e all’inizio dell’estate, gli aghi infetti seccano e diventano da gialli a marroni, a indicare che all’interno del ramo è iniziato l’attacco da parte di questo patogeno. Questi aghi marroni rimarranno attaccati durante la stagione di crescita, per poi cadere durante l’inverno, lasciandosi rami e rametti completamente spogli. L’intero processo può avvenire ogni anno, passando dai rami bassi a quelli più alti. I ramoscelli e i rami uccisi da questa malattia possono rimanere sull’albero ospite malato per diversi anni. Lo sviluppo di questi cancri del tronco può portare l’albero fino alla morte. Ad oggi non si è ancora capito quali influenze possono avere la pioggia, l’umidità e la temperatura sulla diffusione di questo cancro.

I FUNGHI DELL’ABETE ROSSO

Sono assai numerosi i funghi che formano simbiosi micorrizica con l’abete rosso (Picea abies), così come altrettanto numerosi sono anche i funghi saprofiti che possono vegetare sulla sua lettiera di aghi, o comunque in boschi in cui siano presenti questi alberi.

Andar per funghi in un bosco di Abete rosso, come in uno di Abete bianco, non è mai una perdita di tempo. Qua la miglior stagione per la ricerca di funghi è l’autunno.

Tra le specie fungine più comuni in un bosco, o in prossimità di questi abeti, possiamo citare varie specie di Boleti (Boletus), Galletti/Finferli (Cantharellus), Craterellus, diversi funghi lamellari tra cui Gomphidius glutinosus, molte Russule, Amanite, Mazze di tamburo, Lattari, Laccarie, alcuni Hygrophorus, Lepista e molti altri ancora.

L’Abete rosso è considerato uno degli alberi da funghi più apprezzati dai cercatori di funghi dell’intero arco alpino, questo grazie alla sua generosità e soprattutto, grazie alla facilità di ricerca dei funghi in questi boschi, dove si trovano alcuni tra i funghi più amati, apprezzati e ambiti, i più rappresentativi dei quali sono i Porcini, i Pinaroli/Pinaioli e i Galletti.

FUNGHI COMMESTIBILI DELL’ABETE ROSSO

Di seguito un elenco di alcuni tra i funghi commestibili di qualità da mediocre ad ottima, che si possono trovare in un bosco di Abete rosso, o comunque in prossimità di queste piante:

► Agricus augustus,
► Albatrellus ovinus,
► Amanita umbrinolutea,
► Amanita vaginata
► Armillaria ostoyae,
Boletus edulis,
Boletus pinophilus o Pinicola,
Cantharellus cibarius,
Chlorophyllum rhacodes (da molti autori ritenuta sospetta o non commestibile),
► Chroogomphus rutilus (di scarsa qualità, sconsigliato il consumo per somiglianza con specie tossiche),
► Clitocybe odora,
Clitopilus prunulus,
► Cortinarius caperatus,
Craterellus lutescens,
► Craterellus tubaeformis,
► Cyanoboletus pulvirulentus,
Gomphus clavatus,
► Gomphidius glutinosus,
► Gymnopus dryophilus,
► Gyroporus cyanescens,
Hydnum repandum,
Hydnum rufescens,
► Hygrophorus lucorum,
Imleria badia o Badius,
Laccaria amethystina,
► Laccaria laccata,
► Lactarius deterrimus (specie simbionte preferenziale dell’A. rosso),
► Lactarius volemus,
► Leccinum vulpinum,
► Lycoperdon excipuliforme,
► Lycoperdon perlatum,
Macrolepiota procera,
► Morchella deliciosa,
Morchella elata (preferisce però i Pini),
Neoboletus erythropus, (Boletus erythropus, Neoboletus praestigiator),
► Paralepista flaccida,
Russula cyanoxantha,
Russula mustelina,
► Russula parazurea,
► Russula vesca,
► Sarcodon imbricatus,
► Tricholoma caligatum,
Tricholoma portentosum,
Tricholoma terreum,
► Tylopilus porphyrosporus,
Xerocomellus chrysenteron,
Xerocomellus pruinatus,
Xerocomus subtomentosus


FUNGHI NON COMMESTIBILI DELL’ABETE ROSSO

Dai funghi non commestibili ai tossici o persino velenosi mortali, ecco un breve elenco di alcuni tra i funghi che normalmente si possono trovare associati all’A. rosso:

Amanita citrina,
Amanita crocea,
Amanita excelsa,
Amanita gemmata,
Amanita muscaria,
Amanita panterina,
Amanita porphyria,
Amanita phalloides,
Amanita rubescens,
Cortinarius violaceus,
Discina perlata,
Gyromitra eculenta,
Hebeloma mesophaeum,
Hebeloma radicosum,
Hebeloma sinapizans,
Lactarius picinus,
Lactarius scrobiculatus,
Lactarius trivialis,
Lepiota clypeolaria,
Russula ematica,
Russula sanguigna,
Stropharia aeruginosa,
Tapinella atrotomentosa,
Tricholoma equestre,
Tricholoma pardium,
Tylopillus felleus,


DIFFERENZE TRA ABETE ROSSO E ABETE BIANCO

Puoi trovare, descritte nella scheda relativa all’abete bianco, alcune tra le più evidenti differenze tra questi due abeti.

Abete rosso e Abete bianco a confronto
Abete rosso e Abete bianco a confronto
Abete rosso e Abete bianco a confronto
Abete rosso e Abete bianco a confronto

In questo articolo trovi tra l’altro, le immagini degli aghi/pigne e corteccia dell’Abete bianco.

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ABETI ROSSI MONUMENTALI

Nonostante la facilità con cui questi alberi si spezzano e muoiono, in caso di avversità meteorologiche, in presenza di forti raffiche di vento, vi sono diversi esemplari di Abete rosso nati e cresciuti in posizioni riparate e favorevoli che ne hanno consentito un longevo sviluppo.

Putroppo però, come già detto, a mettere a dura prova la sopravvivenza di queste piante non è solamente il vento ma, oggi è soprattutto la negasta azione del Bostrico tipografo che sta annientando milioni di abeti, sia giovani che adulti, e persiono vecchi alberi che avevano visto nascere l’unità d’Italia o il Rinascimento.

É il caso per esempio del monumentale Abete rosso della Val Carnia-Val Visdende-Cadore nella foresta dei violini di Antonio Stradivari nel bellunese che, sopravvissuto alle intemperie per oltre 250 anni, non ha saputo difendersi dal massiccio attacco da parte del Bostrico che, in poco tempo ha avuto la meglio sui suoi 125 cm di circonferenza e 11.567 metri cubi di massa arborea.
Il Trentino Alto Adige, con i suoi 80 alberi monumentali censiti, di cui 13 giganti in Val di Fiemme, è la regione che detiene il maggior numero di Abeti rossi monumentali viventi.

Più fortunati gli esemplari di seguito elencati che, al momento godono di migliore salute:

► Abete rosso di Malga Costo di Sopra, comune di Levico Terme (Trento). Ha una circonferenza di 560 cm, è alto 34 mt.
► Abete rosso di Tarvisio (Udine) località Malga Lussari-Monte Lussari. Circonferenza 553 cm, alto 32 mt.
► Abete rosso di Valprato Soana (Torino) Strada provinciale 47. Circonferenza 525 cm, alto 46 mt.
► Abete rosso di Prà del Vittorio, comune di Valfloriana (Trento). Circonferenza 520 cm, alto 36 mt.
► Abete rosso di Malborghetto Valbruna (Udine) località Malborghetto. Circonferenza 505 cm, alto 38 mt.
La Regina del Feudo è un Abete rosso che ha una circonferenza di oltre 500 cm, alto oltre 30 mt, ha più di 200 anni d’età e si trova all’uscita del paese di Predazzo (Trento), verso la Val di Fiemme, nei pressi della strada forestale “Maso Coste”.
► Abete rosso di Coste, comune di Predazzo (Trento). Circonferenza 488 cm, è alto 40 mt.
► Abete rosso di Saent, comune di Rabbi (Trento). Circonferenza 482 cm medi, alto 34 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 473 cm, alto 39 mt.
► Abete rosso di Ronch-Malga Duron, comune di Campitello di Fassa (Trento). Circonferenza 461 cm è alto 25,5 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Protezione di Pont Sec. Circonferenza 458 cm, alto 39 mt.
► Abete rosso di Claut (Pordenone) località Casera Ressetum-Cima Lastruta. Circonferenza 453 mt, alto 34 mt.
► Abete rosso di Tarvisio (Udine) località Malga Lussari-Monte Lussari. Circonferenza 445 mt, alto 31 mt.
► Abete rosso di Cascata di Stanghe, comune di Racines (Bolzano). Circonferenza 443 cm è alto 44,5 mt.
► Abete rosso di Claut (Pordenone) località Malga Senons-Cima Naritas. Circonferenza 443 cm, alto 28 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 438 cm, alto 42 mt.
► Abete rosso di Pegolot, comune di Altavalle (ex Grumes – Trento). Circonferenza di 436 mt è alto 38 mt.
► Abete rosso di Gazolin, comune di Cavalese (Trento). Circonferenza 432 cm, è alto 40 mt.
► Abete rosso di Valdisotto (Sondrio) località Sant’Antonio Morignone-Strada per S. Bartolomeo. Circonferenza 430 cm, alto 44 mt.
► Abete rosso di Paularo (Udine) località Cordin Grande. Circonferenza 420 mt, alto 29 mt.
► Abete rosso di Masserano (Biella), Piazza Monsignor Fatta. Circonferenza 415 cm, alto 33,5 mt.
► Abete rosso di Alagna Valsesia (Vercelli) ex Riva Valdobbia, alta Val Vogna-località Oro inferiore. Circonferenza 413 cm, alto 42 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 413 cm, alto 41 mt.
► Abete rosso di Tarvisio (Udine) località Cave del Predil. Cinconferenza 410 mt, alto 35 mt.
► Abete rosso di Paularo (Udine) località Cordin Grande. Circonferenza 404 mt, alto 19 mt.
► Abete rosso di Claut (Pordenone) località Casera Ressetum-Cima Lastruta. Circonferenza 402 mt, alto 22 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 402 cm, alto 36 mt.
► Abete rosso di Ampezzo (Udine) Bosco del Diavolo. Circonferenza 395 mt, alto 40 mt.
► Abete rosso di Maso Häusergang – Luttago di sopra, comune di Valle Aurina (Bolzano). Circonferenza 394 cm, è alto 39 metri.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 394 cm, alto 40 mt.
► Abete rosso di Socchiave (Udine) Località Casea Cercenati di Loza-Zocs. Cinconferenza 390 cm, alto 40,5 cm.
► Abete rosso di Ronchis (Udine) località Fraforeano. Circonferenza 390 mt, alto 41 mt
► Abete rosso di Claut (Pordenone) località Casera Ressetum-Cima Lastruta. Circonferenza 387 mt, alto 22 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Protezione di Pont Sec. Circonferenza 375 cm, alto 40 mt.
► Abete rosso di Formazza (Verbania) Località Fondovalle. Circonferenza 372 cm, alto 28 mt.
► Abete rosso di Erto E Casso (Pordenone) località Diga Vajont. Circonferenza 371 cm, alto 20 mt.
► Abete rosso di Paularo (Udine) località Plan di Zermula. Circonferenza 365 mt, alto 50 mt.
► Abete rosso di Ampezzo (Udine) località Bosco del Diavolo. Circonferenza 358 mt, alto 42 mt.
► Abete rosso di Courmayeur (Aosta) località Golette. Circonferenza 351 cm, alto 30 mt.
► Abete rosso di Gressoney-Saint-Jean (Aosta) località Bosco di Pretezione di Pont Sec. Circonferenza 350 cm, alto 36 mt.
► Abete rosso di Malga Cogorna, comune di Fiavé (Trento). Circonferenza 350 cm medi, 436 massimo, alto 24 mt.
► Abete rosso di Erto E Casso (Pordenone) località Diga Vaiont. Circonferenza 371 mt, alto 20 mt.
► Abete rosso di Varese Villa Torelli Mylius-Via Fiume 38. Circonferenza 365 cm, alto 37 mt.
► Abete rosso di Valfurva (Sondrio) località Scè di Sotto. Circonferenza 350 cm, alto 27 mt.
► Abete rosso di Malegno (Brescia) località Colle dell’Oca. Circonferenza 345 cm, alto 30 mt.
► Abete rosso di Gravedona ed Uniti (Como) località Motta di Laris. Circonferenza 340 cm, alto 27 mt.
► Abete rosso di Baita dei Buleri (Fiorentini), comune di Folgaria (Trento). Circonferenza 332 cm, alto 20 mt.
► Abete rosso di Savona località Trincata. Circonferenza 325 mt, alto 39 mt.
► Abete rosso di Toscolano-Maderno (Brescia) località Palazzo Archesane. Circonferenza 320 cm, alto 26,5 mt.
► Abete rosso di Ampezzo (Udine) località Lago di Sauris. Circonferenza 320 mt, alto 44 mt.
► Abete rosso di Fleres di Dentro, comune di Brennero-Val di Fleres, 298 cm di circonferenza e 38 mt d’altezza.
► Abete rosso di Socchiave (Udine) località Casera Cercenati di Losa-Zocs. Circonferenza 290 cm, alto 43 mt.
► Abete rosso di Casaia, comune di Cavalese (Trento). Circonferenza 267 cm medi, è alto 48 mt.
► Abete rosso di Busa Ferrari-Passo Rolle, comune di Primero San Martino di Castrozza (ex Siror – Trento). Circonferenza 261 cm, alto 28,5 mt.
► Abete rosso di Maso Litterer-Molini, comune di Falzes (Bolzano). Ha 161 cm di circonferenza ed è alto 33 metri.
► Abete rosso di Rezzoaglio (Genova), 277 cm di circonferenza a 130 cm da terra.

Nel Veneto il censimento nazionale del Maps-Corpo Forestale dello Stato, ha catalogato diversi esemplari monumentali di Abete rosso, di cui però non sono state rese note le località/comuni, in cui sono stati rinvenuti.
Questi abeti monumentali misurano, 395 cm per 30 d’altezza; 380 per 35 mt; 300 per 45 mt; 300 per 30 mt;  270 per 31 mt; 230 per 38 mt;

Bibliografia-Dati: Masf-Elenco degli alberi monumentali d’Italia ai sensi della Legge n. 10/2013 e del Decreto 23 ottobre 2014.


Nella sezione “gli alberi dei funghi” trovi tra gli altri anche questi alberi:

– Gli alberi dei funghi Porcini

FOTOGALLERY I FUNGHI DELL’ABETE ROSSO

Porcini e altri funghi

Di seguito foto di alcune tra le specie fungine più comunemente rinvenibili tra gli Abeti rossi:

FOTOGALLERY ABETE ROSSO

Picea abies o Abete rosso europeo

Di seguito alcune immagini di Abete rosso in natura con alcuni dettagli su alcune caratteristiche tipiche di questa pianta:

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2 Commenti
  1. Andrea dice

    Buonasera,

    grazie per l’articolo molto interessante. Vorrei però farvi notare che nella parte delle foto dedicata ai funghi presenti sotto abete rosso c’è un errore di classificazione.
    Viene mostrata una foto con un Lycoperdum mentre nella descrizione viene riportato il genere Armillaria.
    Se voleste controllare, il punto che presenta la foto in questione è da qui in poi:

    FOTOGALLERY I FUNGHI DELL’ABETE ROSSO

    Porcini e altri funghi

    Di seguito foto di alcune tra le specie fungine più comunemente rinvenibili tra gli Abeti rossi:

    Saluti da un vostro lettore

    1. funghimagazine dice

      Ciao Andrea, grazie mille per la tua preziosa segnalazione. Evidentemente si è trattato di un errore di distrazione. Al momento di caricare la foto nel “template” grafico, è stata inavvertitamente mantenuta la didascalia della foto precedente. Abbiamo provveduto a sostituire la didascalia errata con quella corretta. Ancora grazie!

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