
Tutti pazzi per i Porcini. 2025 come il 1986? Aggiornamento nascite funghi 18-09-2025
🌲🍄 Un settembre storico per i boschi italiani: ‘buttata furiosa’ di funghi Porcini che fa rivivere l’epopea del 1986. Nascite concentrate a macchia di leopardo ma sovrabbondanti, varietà sorprendenti e una domanda che tutti si pongono: quanto durerà ancora questa pacchia fungina?
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Aggiornamento nascite funghi 18-09-2025
Lo avevamo annunciato già in tempi non sospetti, ancora prima che partissero le prime nascite diffuse di funghi Porcini.
Avevamo detto che il nuovo trend climatico avrebbe favorito fenomeni come quello che stiamo vivendo: nascite “compulsive”, vere e proprie “buttate furiose”, come le abbiamo soprannominate nel nostro ultimo articolo di aggiornamento.
Una vera e propria anomalia micologica, degna di studio e approfondimenti. Anche se, a dirla tutta, non c’è molto da stupirsi: la micologia è strettamente legata alla meteorologia e, in un clima che cambia e si surriscalda costantemente, non può che cambiare anche l’andamento micologico dei nostri boschi.
1986 bis
No, non è la solita esagerazione mediatica. Anche quando abbiamo titolato il precedente articolo “Buttata furiosa”, molti hanno sorriso e ironizzato, accusandoci di aver strizzato l’occhio al click-bait.
In realtà nessun click-bait: ci siamo limitati ad annunciare con enfasi ciò che è effettivamente accaduto.
Ci scrivono decine di lettori – Enrico, Francesco, Lorenzo, Pietro, Riccardo, Alessandro, Marco, giusto per citarne alcuni – dicendo: “Angelo, ma quale buttata furiosa… qui siamo di fronte a una follia micologica totale! Funghi ovunque. Mai vista una cosa simile. Fungaie da 100 pezzi sotto una sola pianta: da lacrime di gioia negli occhi.”
Non vorrei che qualcuno pensasse che citare queste testimonianze sia un invito a riversarsi in massa nei boschi perché “ce n’è per tutti”. Tranquilli: il grosso della buttata è ormai passato, o comunque sta già scemando. Con i boschi stra-battuti, iper-calpestati e iper-sfruttati, questa Babilonia non può andare avanti ancora a lungo.
Roberto mi scrive su Funghimagazine.it: “Angelo, davvero non capisco: scrivi che ci sono funghi ovunque, ma io sono stato a Santo Stefano d’Aveto, dove tutti dicono che si raccoglie di tutto e di più, e sono tornato a casa con quattro funghi in croce, rischiando pure il cappotto. Che cosa ho sbagliato io, o era sbagliata la previsione?”
Nessuno sbaglio. Semplicemente sei arrivato sulla scia di altri cercatori che ti hanno preceduto e fatto il pienone. Se il primo arrivato in un buon bosco trova 100 Porcini sotto una pianta, li raccoglie tutti: chi arriva dopo non trova più nulla.
E qui scatta la domanda tipica: se sotto una sola pianta ci sono 100 Porcini, perché nel resto del bosco non ce n’è neanche uno?
Le anomalie innescate dai cambiamenti climatici
Quando in estate piove a macchia di leopardo, con nubifragi violenti in alcune zone e totale assenza di pioggia in altre, i boschi reagiscono in modo molto diverso.
Può capitare che subito dopo un temporale non nasca nulla: torna a fare troppo caldo, secco o ventoso. Ma il bosco ricorda. Il bosco non dimentica. Il nutrimento reso disponibile da quell’evento meteorologico, al momento giusto, quando le condizioni torneranno ideali, potrà dare i suoi frutti: magari proprio quei 100 Porcini concentrati in un piccolo fazzoletto di bosco.
Uno degli effetti tipici dei nubifragi è riversare enormi quantità d’acqua in aree circoscritte. Questo fenomeno provoca il dilavamento del terreno: milioni, se non miliardi, di spore vengono trascinate dai rivoli d’acqua, spostate e ridistribuite altrove. Spesso si concentrano dove l’acqua ristagna per un ostacolo – una radice, una pietra, un cespuglio, un albero – oppure lungo i sentieri o sulle strade bianche.
Al contrario, dove le spore vengono portate via dal ruscellamento, anche le fungaie più note possono restare “sterili”. Senza i “semi” – le spore – non ci saranno nascite. È un’equazione certa. Non a caso la micologia ripete fino alla nausea di non raccogliere funghi troppo piccoli, ancora chiusi, o esemplari troppo vecchi: privando il bosco delle spore, si priva il bosco della vita.
Ecco perché, con fenomeni simili sempre più frequenti e diffusi, la distribuzione delle nascite cambia radicalmente: non solo tra boschi diversi, ma persino nei prati, dove spesso si ferma l’acqua proveniente dai boschi circostanti.
Analogia e confronto con il 1986
Il 1986 è ricordato come l’anno del disastro nucleare di Cernobyl: alle ore 1:23 del 26 aprile, a seguito dell’esplosione del reattore 4, una nube radioattiva sorvolò mezza Europa fino a giungere in Italia.
All’epoca si disse che le nascite “compulsive” e “furiose” di funghi fossero dovute proprio alla radioattività. In realtà la radioattività non c’entrava nulla: la causa era molto più semplice ed evidente.
Il clima stava cambiando, radicalmente e velocemente.
Già dal 1981-82 si registrava un’impennata del surriscaldamento climatico. In Italia il persistere di correnti nordorientali innescò fenomeni favonici diffusi su gran parte del Nord.
L’inverno 1981/82 fu segnato dalla totale assenza di neve su gran parte dell’arco alpino: molti impianti sciistici rimasero chiusi per mancanza di neve e impossibilità di sparare neve artificiale, a causa di temperature favoniche troppo alte.
Il risultato fu un rapido riscaldamento anche dei suoli. Così, quando a tarda primavera e soprattutto in autunno arrivarono piogge copiose e continue, accompagnate da temperature ben al di sopra delle medie stagionali, si verificò un’autentica esplosione di nascite fungine, in particolare di Porcini.
Un’analogia che torna oggi con la “buttata furiosa” del 2025. Ma c’è una differenza sostanziale: allora piovve per giorni e giorni in modo progressivo e mai eccessivo, senza nubifragi isolati o eventi disastrosi, salvo in Sardegna, dove crollò il ponte sul Flumendosa.
L’anno delle vere alluvioni fu quello successivo, il 1987, con la Valtellina duramente colpita e altre alluvioni che interessarono la Valsesia, la Val Brembana, la Val Camonica, la Valsassina, il Comasco e il Lecchese. Proprio nel 1987, nonostante le piogge torrenziali di luglio, i boschi non produssero: subito dopo tornò un regime ventoso e molto caldo che vanificò i benefici delle precipitazioni.
Ma torniamo al 1986: quell’anno piovve abbondantemente già a fine estate e inizio autunno, e l’alternanza di grandi piogge e giornate molto calde fu il mix esplosivo che fece letteralmente scoppiare una buttata mai vista prima.
All’epoca i funghi nascevano davvero ovunque, persino sui sassi. Boschi mai considerati produttivi esplosero improvvisamente di nascite porcine. Ce n’erano per tutti, anche perché non era ancora scoppiata la “moda” della cerca dei porcini.
Settembre 2025 si avvia a ricalcare quella stagione straordinaria. In molti ritengono che abbia già superato il 2023 e si stia ormai allineando al 1986.
Spesso la memoria storica si perde facilmente: è più facile ricordare eventi recenti che quelli lontani, e i ricordi diventano nebulosi. Ma il 2023 è ancora vivido nella mente di molti lettori: ci fu un boom di Porcini autunnali, con una buttata clamorosa seguita da una seconda, molto più debole.
Chi ricorda bene quell’anno sa che non ovunque ci furono grandi quantità, e difficilmente si contarono fungaie “seminate”. I funghi erano tanti, ma ben distribuiti. Nel 2025, invece, i protagonisti sono gli spot senza logica, con vere e proprie ammucchiate porcine.
La differenza sostanziale è questa: nel 1986 le nascite erano distribuite a macchia d’olio, mentre oggi lo sono a macchia di leopardo. Se incappi nella macchia nera, anziché nello sfondo beige, il cesto si riempie in un attimo.
Un boom di funghi d’ogni tipo
Tutti pazzi per i Porcini, certo. Ma nei nostri boschi in queste settimane c’è molto di più.
Mi scrive il collega Andrea Martinetti del Gruppo Micologico Biellese:
“Angelo, è incredibile: sono stato nel bosco dietro casa e non sai che cosa non c’era di funghi in quel bosco. Mai visto nulla di simile. Di solito trovavo solo Loffe di Lupo (Scleroderma citrinum) o qualche Russula non commestibile, invece oggi c’era di tutto: Russule d’ogni sorta, persino alcune nobili come R. cyanoxantha e R. virescens; Steccherini dorati, Finferli del tipo Cantharellus pallens, Xerocomus di varie specie. Perfino Imleria badia, mai vista prima qui, e le Trombette dei Morti (Craterellus cornucopioides). Ciliegina sulla torta: ho trovato persino cinque Porcini estivi. Pazzesco. Avrei potuto allestire una mostra micologica.”
La cosa bella è che il quadro descritto da Andrea non è un caso isolato: sto riscontrando la stessa identica situazione anche nei boschi che frequento.
Nei boschi termofili che conosco, infatti, è in corso una vera e propria esplosione di Boletacee. Ci sono i rari Boleti rosa o Reali (Butyriboletus regius), i consimili Butyriboletus appendiculatus, e abbondano persino i poco comuni Suillellus queletii (rari o rarissimi a nord del Po). Sono comparsi Cyanoboletus pulverulentus e Gyroporus cyanescens, che di norma non si trovano nei boschi termofili ma solo nei mesofili montani, eppure si mostrano dove i termofili sono più umidi e ombrosi.
C’è ancora in corso un’esplosione di Boleti profumati (Lanmaoa fragrans), e si trovano Leccini sia estivi che autunnali contemporaneamente: grigi, marroni, neri e anche rossi, inclusi i beige Leccinellum crocipodium. Abbondanti pure i Neoboletus erythropus, che solitamente disdegnano il termofilo preferendo i mesofili freschi. Singolare, invece, la presenza dei Rubroboletus rhodoxanthus in buone quantità, insieme con i R. rubrosanguineus.
Dal resto d’Italia arrivano segnalazioni di Rubroboletus satanas e addirittura del raro e protetto R. dupainii, oltre a R. lupinus e R. pulchrotinctus.
Molti lettori segnalano anche Hemileccinum depilatum, Hortiboletus rubellus e Xerocomus subtomentosus, spesso scambiato per un porcino smilzo o rinsecchito, insieme con X. ferrugineus, X. chrysenteron e l’insolito Xerocomellus ripariellus, tipico dei ristagni d’acqua. Non manca il quasi onnipresente X. pruinatus che, pur prediligendo i boschi di abete, quest’anno è molto comune anche nei faggeti appenninici. Da qui le numerose richieste di chiarimenti su “simil-porcini” con forma identica ai Porcini ma cappello vellutato e scuro come un Porcino Nero (B. aereus), sebbene con carne beige-giallognola che non vira al taglio.
Un fungo spettacolare, quest’ultimo, perché sosia perfetto dei Porcini. E, tranquilli: se dovesse capitarvi di raccoglierlo per sbaglio, non allarmatevi. È comunque un buon commestibile, dal sapore vagamente porcino.
Quanto durerà ancora questa pacchia fungina?
La domanda che tutti pongono a Funghimagazine.it è inevitabile. Ma nessuno possiede la sfera di cristallo per svelare un segreto tanto ambito.
Possiamo però ipotizzare che in molte zone, soprattutto del Nord e parte del Centro Italia, dove alle grandi piogge del 28/30 agosto sono seguite nuove precipitazioni anche a inizio settembre, si verifichi una sorta di “allungamento della buttata”. Non si tratta di un vero prolungamento fisiologico, ma piuttosto di un sovrapporsi di nascite innescate da più piogge.
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1° settembre: piogge abbondanti in Liguria centro-orientale, Emilia occidentale, bassa Lombardia, Trentino e Veneto occidentale.
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2 settembre: forti piogge in Insubria, Comasco-Lecchese, Veneto montano, Friuli Venezia Giulia, Emilia e Toscana, con qualche pioggia anche sui monti del Lazio centrale.
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3 settembre: piogge in Calabria, Sicilia e Nord Sardegna; non produrranno buttate clamorose, ma qualche sorpresa è possibile.
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4 settembre: nuove piogge in Piemonte, soprattutto a Nord, che stanno “allungando” la buttata in corso.
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5 settembre: piogge in alta Lombardia, Trentino-Alto Adige e Carnia-Friuli occidentale, anch’esse potenzialmente utili per un prolungamento.
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9 settembre: finalmente pioggia nel Torinese, dove finora era nato poco. Troppo presto però per aspettarsi già risultati. Buone piogge anche in VdA occidentale, Piemonte nord-orientale, Varesotto, Colli Veneti, Alta Toscana, Maremma, Triveneto, Umbria e Sardegna (sommate a quelle del 3, potrebbero generare nascite dopo il 20/23).
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10 settembre: giornata clou, con piogge diffuse e utili su vaste aree: dai monti a nord del Po da Torino a Trieste, alla Liguria centro-orientale, Toscana e Umbria intere, Lazio, Abruzzo occidentale, Molise, Campania settentrionale e Sardegna. In Insubria, basso Friuli, Lazio e Matese le precipitazioni sono state particolarmente copiose.
L’effetto di tutte queste piogge sovrapposte sarà quello di far sembrare la buttata lunghissima. In realtà si tratta di due buttate distinte che si intrecciano, dando l’impressione di un fenomeno continuo.
Non a caso molti lettori segnalano la presenza contemporanea di funghi che annunciano l’inizio e altri che annunciano la coda della buttata: Porcini piccini accanto a esemplari adulti o vecchi; Porcini insieme con Ovoli reali (Amanita caesarea), come descritto nel nostro ultimo articolo, e con Amanita muscaria, che di solito prelude alla fine delle nascite porcine.
Senza dimenticare la presenza simultanea di tutte e quattro le specie di Porcini: Rossi, Neri, Estivi e Chiari autunnali, osservati fianco a fianco sullo stesso colle o monte. Lo abbiamo già raccontato nel nostro articolo di Funghimagazine.it: Funghi Porcini dagli strani colori: perché non sono come ci si attenderebbe e cosa significa “Poker”?
Insomma, questo clima impazzito sta mandando in confusione i cercatori, disorientati da un’accavallarsi di piogge e nascite mai visto prima, oltre che da una straordinaria varietà di specie.
“Tutti pazzi per i Porcini” è ancora una volta la fotografia della realtà, non un’esagerazione mediatica. Così come non lo era stata la “buttata furiosa”: annunciata e puntualmente arrivata.
Domanda dei lettori di Funghimagazine.it – Aggiornamento nascite funghi 18-09-2025
“Ma come faccio a capire se un bosco è giusto per la cerca dei Porcini? Con tutta questa buttata furiosa non ho ancora capito come orientarmi…”
Risposta
Una buona regola di partenza è studiare gli ecosistemi e capire come sono fatti.
Ogni bosco è diverso: cambia il suolo su cui si sviluppa, l’esposizione a venti e precipitazioni, la composizione vegetale (fitocenosi). Le variabili sono infinite, ma hanno spesso un punto in comune: ogni ecosistema, con le sue fitocenosi, ospita piante e funghi tipici, che si riconoscono anche grazie a precisi bioindicatori.
Gli elementi da osservare sono tanti: le piante dominanti, il sottobosco, la presenza di muschi, felci, rovi, specie infestanti o meno. Un bosco “chiaro”, arieggiato e soleggiato, ospiterà determinate fitocenosi e funghi; un bosco “scuro”, fitto e a volte anaerobico, ne ospiterà altri.
Il trucco, più che leggere manuali generici, è approfondire articoli sugli ecosistemi (su Funghimagazine.it se ne trovano a centinaia: basta usare il menu “CERCA” e digitare parole come ecosistema, fitocenosi, termofilo, o ambiente boschivo).
Infine, se già conosci almeno un paio di fungaie, impara a leggerle, come faresti con un libro, imparando l’alfabeto del bosco. Ogni componente è una lettera dell’alfabeto. Quando saprai leggere tutte le lettere, parlerai l’alfabeto del bosco.
Fuor di metafora: se vedi una fungaia attiva, memorizzala, fotografala mentalmente o con una foto e poi cerca di replicare altrove le “lettere” dell’alfabeto che ci hai trovato.
Il bosco non ti deluderà mai, soprattutto se, invece di fossilizzarti solo sulla ricerca degli inflazionati Porcini, allargherai lo sguardo e getterai i paraocchi.
Scoprirai così che nel bosco non esistono solo i Porcini, ma centinaia di altre specie fungine, molte delle quali persino migliori per aspetto e sapore dei funghi per cui tutti sembrano impazzire: i tanto decantati, e in fondo banali, Porcini.
Di seguito una piccola selezione tra le migliaia di fotografie dei nostri lettori. Tutte le foto ricevute in questo periodo verranno pubblicate nel corso dell’anno, un po’ alla volta perchè sono davvero tantissime.
In ordine alfabetico, ringraziamenti e fotografie di:
Alberto Camaggi, Alessandro-AL, Alessandro Roncetti, Alessandro-VA, Andrea Calandri, Andrea Murgia, Antonio-CS, Antonio Cucco, Bruno Cerri, Carmine Ciardello, Chiara-CN, Christian-BS, Claudio-RM, Cristian-BS, Damiano Bovio, Daniele Ciccio, Daniele-RM, Danny Lupo, Davide-AL, Davide-TN, Emanuele Canale, Emanuele-VA, Enrico Damiano, Ezio-GE, Filippo Capaci, Filippo-SV, Francesco-AL, Francesco Reale, Gabriele Battaglini, Gabriele Caciagli, Gabriele Maggioni, Ginamario Gaslini, Gianni Abate, Giovanni Bianchi, Giovanni-PZ, Giuseppe Evangelista, Lavinia-PC, Lina Grella, Lorenzo-BI, Luca-LE, Luca-VI, Luigi-TO, Lukino-CN, Manuel, Marco Baragioli, Marco Bertuccelli, Marco-BS, Marco Marini, Marco Plebeni, Marco-SI, Marco Vacca, Mario-RM, Matteo Fungomatto, Matteo-GE, Matteo Torrini, Mattia Maduli, Mattia-TO, Maurizio Primo, Michele-PV, Michele-VR, Maurizio Bertini, Nico-RM, Nicolò-PR, Paolo Girola, Paolo Priolo, Pietro Geretti, Riccardo Spagnoli, Roberto Cerri, Roberto-PV, Samuele-NO, Silvio-GE, Simeone Dussoni, Simone-MO, Stefano-MI, Vanni Svanon, Vittorio Gremmo.













Last Updated on 22/02/2026 by Redazione FM





















Per favore …non distruggete i boschi con rastrelli ed altro…. rispettate la natura..vi ripagherà con altri meravigliosi funghi
Bravo Stefano. Appello più che condivisibile. L’uso di bastoni e rastrelli per smuovere le foglie alla ricerca di funghi nascosti, è una delle pratiche più dannose che possano esserci per i funghi ed il bosco intero. Rispettiamo la natura! 🔥👊👍🍄