Suillellus queletii
Suillellus queletii

Suillellus queletii

Suillellus queletii (Schulzer) Vizzini, Simonini & Gelardi (2014)

DESCRIZIONE SOMMARIA

Suillellus queletii
Suillellus queletii scheda illustrativa

Qual è il colore prevalente?

Nell’Arcobaleno dei Funghi: → giallo – arancione – rosso mattone – marroncino – caramello – blu/viraggio

Colori Suillellus queletii
Colori Suillellus queletii

Come riconoscere al volo il Suillellus queletii?

Il Suillellus queletii  è una rara specie funginam un tempo considerata tossica ma, oggiogiorno sappiamo con certezza essere un discreto fungo commestibile, da consumarsi però ben cotto. Appartiene alla famiglia delle Boletaceae (funghi con la spugna), fruttifica dall’inizio del periodo estivo fino all’autunno inoltrato. Ha uno sporoforo/corpo fruttifero boletoide (simile a tutti i Boleti dalla forma porcina), ma si distingue da tutti gli altri, per il suo gambo liscio e dalla base dello stesso di colore barbabietola. 

SUILLELLUS QUELETII

Sinonimi obsoleti:

Boletus lateritius Bres. & Schulzer, in Schulzer, Hedwigia 24(4): 143 (1885)
Boletus queletii Schulzer, Hedwigia 24(4): 143 (1885)
Boletus queletii var. aurantiacus Dörfelt, Kiet & A. Berg bis, Feddes Repert. Spec. Nov. Regni veg. 115(1-2): 170 (2004)
Boletus queletii var. lateritius (Bres. & Schulzer) E.-J. Gilbert, Les Livres du Mycologue Tome I-IV, Tom. III: Les Bolets: 118 (1931)
Boletus queletii var. pseudoluridus J. Blum, Bull. trimest. Soc. mycol. Fr. 84(4): 591 (1969) [1968]
Boletus queletii var. rubicundus Maire, Bull. Soc. mycol. Fr. 26: 195 (1910)
Boletus queletii var. squarrosipes Schulzer, Hedwigia 24(4): 143 (1885)
Boletus queletii var. zugazae G. Moreno, Docums Mycol. 7(nos 27-28): 8 (1977)
Dictyopus queletii (Schulzer) Quél., C. r. Assoc. Franç. Avancem. Sci. 26(2): 450 (1898) [1897]
Suillellus queletii f. discolor Klofac & A. Urb., in Urban & Klofac, Sydowia 67: 175-188 (2015)
Suillellus queletii var. aurantiacus (Dörfelt, Kiet & A. Berg bis) Blanco-Dios,  211: 1 (2015)
Suillellus queletii var. lateritius (Bres. & Schulzer) Blanco-Dios,  211: 1 (2015)
Suillellus queletii var. pseudoluridus (J. Blum) Blanco-Dios,  211: 2 (2015)
Suillellus queletii var. rubicundus (Maire) Klofac, in Klofac & Krisai-Greilhuber, Öst. Z. Pilzk. 25: 2 (2016)
Suillellus queletii var. squarrosipes (Schulzer) Blanco-Dios,  211: 2 (2015)
Suillellus queletii var. zugazae (G. Moreno) Blanco-Dios,  211: 2 (2015)
Suillus lateritius (Bres. & Schulzer) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 535 (1898)
Suillus queletii (Schulzer) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) 3(3): 536 (1898)
Tubiporus queletii (Schulzer) Maire, Publ. Inst. Bot. Barcelona 3(no. 4): 46 (1937)
Tubiporus queletii var. rubicundus (Maire) Maire, Publ. Inst. Bot. Barcelona 3(no. 4): 46 (1937)
Versipellis queletii (Schulzer) Quél., Enchir. fung. (Paris): 158 (1886)

Suillellus queletii (Schulzer) Vizzini, Simonini & Gelardi, in Vizzini, (2014)

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Boletaceae
Genere:Suillellus
Specie:Suillellus queletii
Nome italiano:Assente → Boleto queleti
Tipo nutrimento:Simbionte – micorrizico
Periodo vegetativo:Dall’inizio del periodo estivo fino all’autunno. Termofilo-ama il caldo
Commestibilità o Tossicità:DISCRETO COMMESTIBILE – PREVIA COTTURA

NOMI INTERNAZIONALI

  • English-Inglese: Deceiving bolete
  • Bulgaria-Bulgaro: Келетова манатарка
  • Filippine-Cebuano: Suillellus queletii
  • Repubblica Ceca-Ceco: hřib Quéletův
  • Galles-Gallese: cap tyllog twyllodrus
  • Deutsch-Tedesco: Glattstieliger Hexen-Röhrling
  • Estone: Queleti kivipuravik
  • Pesi baschi-Basco: Quelet onddo
  • Suomi-Finlandese: häräntatti 
  • Français-Francese: Bolet de Quélet
  • Ungheria-Magyar-ungherese: Vörös tinóru
  • Norvegia-Bokmål: oransje blodrørsopp
  • Olanda-olandese: Gladstelige heksenboleet
  • Polski-Polacco: Modroborowik gładkotrzonowy
  • slovenščina-sloveno: Queletov lupljivec, Queletov goban
  • Svenska-Svedese: Flamsopp, Slätfotad sopp
  • 中文-cinese semplificato: 紅腳牛肝菌
  • 中文(中国大陆- cinese continentale: 削脚牛肝菌
  • 中文(臺灣-cinese-Taiwan: 紅腳牛肝菌

Nomi comuni italiani

In Italia, questa specie, Suillellus queletii, non presenta alcun nome dialettale, locale o regionale conosciuto, a causa della sua rarità, tuttavia possiamo tranquillamente chiamarlo Boleto queleti.

Storia della tassonomia del Suillellus queletii

In questa storia vedremo i numerosi cambi di nome che frequentemente subiscono molte specie di miceti nel corso degli anni.

L’origine dell’attuale nome di questa specie, deriva da un fatto curioso, e che fa capire che il mondo scientifico e accademico, non è sempre fatto di competizione. Siamo all’incirca nel 1885 quando lo sporoforo di questa specie fungina viene descritto per la prima volta, contemporaneamente, ma separatamente, dal micologo austriaco, Stephan Shulzer von Müggenburg, e il francese Lucien Quélet.

I due studiosi diedero un nome differente a questo fungo, dedicandoselo a vicenda. Infatti Schulzer lo chiamò Boletus queletii, mentre Quélet lo chiamò Boletus schulzeri; al fungo fu tuttavia attribuito il nome che gli era stato dato per primo in ordine cronologico, ovvero: Boletus queletii.

In realtà, nel 1796, Christiaan Hendrik Persoon descrisse una varietà di porcino, attribuendogli il primo nome scientifico di Boletus erythropus, poi nei successivi 200 anni, lo stesso nome fu largamente utilizzato per riconoscere e identificare, una specie ben nota dai pori rossi.

Recentemente, però, si è scoperto che il fungo di Persoon non aveva i tubuli rossi, ma arancioni, per cui si decise che l’uso del nome B. erythropus non era valido, e oggigiorno la specie dai pori rossi, probabilmente ritrovata da Persoon, è conosciuta come Neoboletus luridiformis/Neoboletus erythropus/Neoboletus praestigiator (altro epiteto/nome dalle mille contese). Ciò che è interessante e rilevante di questa enigmatica storiella, è che secondo il libro, Funga Nordica, il basidiomicete descritto originariamente da Persoon era in realtà, effettivamente quello che oggi è conosciuto con l’appellativo di Suillellus queletii.

Nel periodo successivo, intorno alla fine dell’800 e inizi del 900, furono dati e utilizzati ulteriori soprannomi per questo fungo. Sempre Shulzer, lo chiamò anche Boletus lateriotius e poi Suillus lateritius. 

Dopo circa 130 anni, il nome venne nuovamente cambiato. Siamo nel 2014. Dopo che per un buon lungo periodo in fungo fu chiamato Boletus Quéletii, furono gli studiosi italiani, Alfredo Vizzini, Giampaolo Simonini e Matteo Gelardi che, grazie ad approfonditi esami molecolari per la comprensione della filogenesi di questo fungo, confermarono il cambio di genere e re-inserendolo nel gruppo dei Suillellus anziché dei Boletus. Inoltre, fino ad allora, S. queletii, era considerato facente parte del gruppo dei funghi Luridi o Erythropodes del genere Boletus. Successivamente grazie alla presenza dei tubuli-pori (imenoforo) di colore aranciato è stato separato da quest’ultimo gruppo. 

Etimologia

Il nome del genere Suillellus, deriva dalla parola Suillus, che è il diminutivo di sus, súis che tradotto significa maiale, o se vogliamo essere più vezzosi, maialetto, per la dimensione particolarmente abbondante, che lo sporoforo di questa specie può raggiungere, mentre l’epiteto Queletii, è molto specifico. E’ stato dato infatti per onorare il micologo francese, Lucien Quélet.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • in tedesco viene detto il “porcino della strega col gambo liscio”
  • Nei paesi di lingua inglese è conosciuto con l’appellativo di “Boleto ingannatore”
  • In finlandese è detto “agitato”, forse per il veloce cambio, viraggio del colore se contuso e ammaccato.
  • in francese è il ovviamente il “Boleto di Quélet”, per dare ovvia importanza al micologo francese.
  • in ungherese è detto “porcino rosso ingannevole”, per il suo colore mattone, e perchè soprattutto visto dall’alto sembra un delle 4 specie di porcino. Leggi questo articolo → PORCINO
  • in norvegese viene chiamato letteralmente, “fungo dei vasi sanguigni”. 
  • in Svedese è il “fungo di fiamma”
  • in Polacco è conosciuto con l’appellativo di “porcino blu dal gambo liscio”, per la sua tipica forma dello sporoforo, boletoide e per il gambo appunto liscio.

DISTRIBUZIONE

Suillellus queletii, è una specie fungina che presenta una distribuzione geografica piuttosto ampia ma certamente disomogenea. Ha un’origine europea, dove cresce in diversi paesi soprattutto del nord dove il suo areale di estende fino alla Svezia meridionale e sud, estendendosi ad est fino al Caucaso.

Nel territorio russo, è meno frequente, è sporadico, invece, fruttifica in diverse regioni dell’Estremo oriente, diverse segnalazioni sono state registrate in Asia, in Giappone, Cina, Filippine e nell’isola di Taiwan. Nonostante sia un fungo abastanza raro, occasionalmente lo si può ritrovare anche nell’Europa centrale, soprattuto in Germania, dove è distribuito principalmente in pochi siti a nord, nel Baden-Württemberg e nel Saarland. Suillellus queletii fa infatti parte della lista rossa delle specie in pericolo di estinzione in Germania e in altri paesi europei, elencati qui sotto.

  • Repubblica Ceca
  • Danimarca
  • Norvegia
  • Paesi Bassi (vulnerabile dal 2004, ma moderatamente presente)
  • Svezia
  • Finlandia (pericolo di estinzione dal 2019)
  • Slovacchia

Anche in Polonia, ha lo status di specie in via di estinzione (E). Generalmente in tutti questi paesi, dove S. queletii, ha un ridotto areale di crescita, si raccomanda di non raccoglierlo.

In Repubblica Ceca, dove questa specie è sull’orlo dell’estinzione cresce in diverse aree protette, come i Carpazi Bianchi (una catena montuosa che occupa gran parte del territorio della Slovacchia e Romania, ma anche una piccola area di quello ucraino e polacco), Chuchelský háj a Praga, Poodří nella Regione della Moravia-Slesia e Kotvice nel distretto di Nový Jičín.

In Svezia, è molto raro, con ritrovamenti, nella contena di Skåne, Södermanland e Uppland, mentre in Finlandia è noto solo nella costa meridionale, in una località dell’estremo sud-ovest, Lenholmen . Infine in Danimarca, è poco presente, e si trova sulle isole e ad nella parte est della penisola dello Jutland. Nell’Europa meridonale è stato segnalato in Nord Africa, in Marocco.

LISTA DEGLI STATI IN CUI E’ GIA’ STATO SEGNALATO IN EUROPA: Andorra , Belgio , Repubblica Ceca , Danimarca , Francia , Gibilterra , Croazia , Irlanda , Italia , Liechtenstein , Lussemburgo , Ungheria , Germania. , Norvegia , Polonia , Austria , Slovacchia , Slovenia , Regno Unito , Spagna , Svezia e Svizzera.

Questo fungo è noto per la sua presenza in diverse regioni del Nord America, come in Canada e a est degli stati uniti (USA), come nel Vermont. Diversi libri di micologia, riportano anche che è presente nel Sud America, come in Messico e dalla parte opposta delle cartine geogrfiche, in Oceania, precisamente in Australia.

Data la sua rarità e il rischio di estinzione, generalmente si consiglia di preservare questo fungo, specialmente nelle regioni più calde dove è meno frequente.

In generale, questa specie predilige i terreni alcalini con pH oltre il valore di 8.0 (vedi descrizioni acidità suoli in → pH potenziale idrogeno) dei boschi decidui più termofili, habitat oggigiorno spesso in declino in diverse regioni, a causa dell’inquinamento e rimboschimento delle foreste di conifere. Suillellus queletii, sebbene in apparenza possa sembrare un fungo con climatiche e condizioni ambientali specifiche, possiede un’elevata plasticità ecologica. La sua capacità di crescere nei parchi riduce leggermente il suo rischio di estinzione, preservando la sua presenza in alcuni paesi.

In Italia è specie sicuramente rara, anche se non ancora a rischio estinzione. Abbastanza comune dopo abbondanti piogge estive; ama il caldo-umido ad effetto serra e non fruttifica se non fa costantemente caldo con successivo shock termico, quindi con un generoso abbassamento termico a seguito di abbondante pioggia. Lo si può trovare solitamente negli stessi ecosistemi in cui fruttificano il Porcino Nero (Boletus aereus) e non di rado lo si trova a tu per tu con il Butyriboletus regius ed il Butyriboletus appendiculatus, con cui spesso condivide le stesse radici micorrizate, tanto da nascere addirittura gli uni appiccicati agli altri.

Dato il particolare ecosistema preferenziale, ovvero il bosco termofilo umido, risulta più frequente sui colli pedemontani dal Piemonte occidentale al Veneto, meno sui colli del basso Piemonte, solitamente assai termofili ma siccitosi, così come pure i colli dell’Emilia Romagna. Più presente sui bassi monti liguri esposti a Sud e tra Lunigiana e Garfagnana oltre che sull’Amiata in Toscana, meno diffuso altrove.

HABITAT / ECOLOGIA

L’HABITAT del Suillellus queletii

Suillellus queletii
Suillellus queletii in bosco termofilo di Querce

L’habitat ideale per il Suillellus queletii

Suillellus queletii è una specie di fungo simbionte-ectomicorrizica, che predilige vegetare nei boschi formati da alberi decidui di latifoglie, cioè quelle piante che verso il termine della stagione autunnale, cominciano a perdere le foglie. Preferibilmente nei querceti termofili, più raramente faggete mesofile pure. Tra le specie di faggio predilige, quelle rosse come il faggio ramato, Fagus sylvatica atropurpurea. In ambienti termofili collinari è presente in boschi misti Quercia-Castagno, più raramente in bosco puro di solo Castagno.

All’interno del bosco preferisce vegetare lungo i margini dei sentieri o vicino a zone umide come le praterie frondose o le brughiere erbose. Altre varietà di alberi con cui sporadicamente può stringere una simbiosi di tipo mutualistico sono, la betulla, il carpino, il tiglio ed infine il nocciolo.  Alcune fonti riportano che è stato ritrovato (non Italia) anche in Pinete (Pinus spp).

Per quanto riguarda il substrato di crescita, questo fungo predilige terreni calcarei alcalini e quelli più idrofobici (ovvero che non trattengono affatto acqua, purché però sia piovuto abbondantemente nei giorni passati per poter fruttificare), con componenti prevalentemente limose o sabbiose-ghiaiose, quindi fortemente drenanti, generalmente ama vegetare nelle zone del bosco più calde, cioè quelle più aperte, dove il substrato è bersagliato dalla luce solare e dal vento. Nel complesso, quindi, le zone termofile, che si asciugano più velocemente. Per questo può crescere anche nei boschi situati nelle sponde intorno ai laghi del Nord Italia.

La stagione di crescita è estivo-autunnale, in particolare da maggio-giugno fino a fine settembre-inizio ottobre, con una preferenza per i mesi estivi più caldi. Si tratta di una specie che oltre a fruttificare nelle foreste naturali, è stata segnalata anche in  luoghi urbani, come parchi, giardini e altre aree erbose, dal momento che apprezza particolarmente i microclimi antropici caldi.

 Si sviluppa più frequentemente in ambienti caldi di alta pianura con suoli non argillosi (su cui ristagnerebbe l’acqua) o nei boschi termofili rivolti a sud di media collina. Le specie Suillellus luridus e Caloboletus radicans frequentemente fruttificano insieme o nello stesso habitat di Suillellus queletii, come detto sopra, insieme anche a Butyriboletus regius e B. appendiculatus.

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 Alcune Curiosità

Suillellus queletii è un fungo noto per cambiare colore, facente quindi parte della classe di funghi che diventano blu al taglio o al tocco. Leggi a tal proposito l’articolo ► Perché alcuni Porcini diventano blu? oppure ► I Porcini che cambiano colore.

Cos’è il viraggio cromatico che si può osservare nel S. queletii?
In generale, la colorazione dello sporoforo è molto importante per idetificare correttamente la specie fungina che abbiamo davanti. In particolare, è bene esaminare quello della cuticola, della superficie e carne del gambo e cappello. A volte, però il colore è ingannevole, difatti in molti miceti a seconda delle condizioni ambientali, come l’umidità dell’aria, la luce solare, il terreno e molti altri fattori, il fungo può assumere cromaticità molto differenti da quella orginale. 
Fortunatamente alcune specie, come quella descritta in questa scheda, presentano una caratteristica molto importante e quasi univoca dell’ambito micologico. Il viraggio, che molto semplicemente, indica un cambio del colore dello sporoforo, dove ammaccatto, contuso, toccato o meglio ancora sezionato, poichè il viraggio del colore avviene soprattuto all’interno del corpo fruttifero, sia nella carne del cappello che in quella del gambo. Il cambiamento a seconda della specie, può essere più o meno evidente, può essere istantaneo o metterci diverse ore, e presentarsi solo in specifiche porzioni, come ad esempio nella base dello stipite o al centro del pileo
Riassumendo, cosa provoca il viraggio?
Le variazioni cromatiche nei funghi possono derivare da diversi elementi, come la genetica, le condizioni ambientali e le reazioni chimiche del fungo stesso. Di seguito, alcune cause frequenti di tali cambiamenti:
Ossidazione: Similmente a come una mela si scurisce una volta tagliata e lasciata all’aria, la polpa del fungo può ossidarsi quando esposta all’ossigeno, virando verso tonalità più scure.
Reazioni chimiche: I pigmenti presenti nei funghi possono interagire con sostanze chimiche o cambiamenti di pH, modificando il loro colore. Per esempio, l’esposizione a sostanze acide o basiche può influenzare il colore di certe varietà fungine.
Maturazione del corpo fruttifero: Il processo di invecchiamento può influire sul colore dei funghi, con i giovani esemplari che spesso presentano tonalità differenti rispetto agli adulti della stessa specie, come parte del loro naturale sviluppo.
Fattori ambientali: Elementi come luce, temperatura, umidità e nutrimento possono incidere sul colore fungino. Varie specie possono anche reagire cromaticamente a specifici stimoli ambientali.
Composti chimici: Alcuni funghi hanno pigmenti che reagiscono al calore o a variazioni di pH. Questi possono alterare il loro colore durante la cottura o il trattamento.
Infezioni fungine: Talvolta, le infezioni o altre forme di contaminazione batterica possono causare cambiamenti cromatici, modificando aspetto e colore.
È fondamentale riconoscere che non tutti i cambiamenti di colore indicano tossicità o deperimento. In caso di dubbio sulla commestibilità, può essere vitale consultare un esperto o le ASL locali, per identificare i funghi raccolti e sapere se sono sicuri da consumare.

Ispettorati micologici


SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL SUILLELLUS QUELETII

Caratteristiche macroscopiche

Suillellus queletii, essendo un fungo della famiglia delle Boletaceae, presenta uno sporoforo composto da un cappello gonfio e un gambo massicio e panciuto, ciccione. l’imenoforo, ovvero la porzione adibita alla produzione delle spore, è situato nella superficie inferiore del cappello ed è costituito da piccoli tubuli allungati (Spugna). Nel complesso, S. queletii, possiede un colore giallo rosso-marroncino ruggine. 

Il cappello, è più emisferico, e gonfio negli sporofori giovani, poi con l’età e a maturazione, può modificarsi, diventando appiattito o addirittura depresso. Ha un diametro di dimensioni variabili, che va dai 5 ai 15, talvolta 20 cm. La superficie è opaca e vellutata da giovane per poi diventare più liscia con l’età, inoltre, con tempo umido può risultare leggermente viscida. Il colore della cuticola del pileo (cappello), va dall’arancione al rosso rubino marrone, al rosso mattone, ramato o carminio scuro. In prossimità del margine presenta toni leggermente più chiari che contengono sfumature giallastre.

La carne del cappello è gialla, ma vira subito al blu a contatto conl’aria, quindi al taglio. Gli esemplari molto vecchi hanno una carne più biancastra. Occasionalmente quest’area può estendersi su un’ampia porzione del cappello.

I vecchi corpi fruttiferi spesso non presentano più alcuna tonalità rossa sulla parte superiore del cappello e presentano tonalità brunastre. La superficie è finemente vellutata, ma diventa sempre più liscia (calva) con l’età e può essere un po’ viscida per un breve periodo di tempo con tempo umido.

I tubi o pori sono sottili e rotondeggianti, misurano 1,5-3 cm di lunghezza. Inizialmente hanno una colorazione giallo limone, poi più dorata ed infine rosso arancio. Quando vengono premuti, diventano di un denso colore blu. Successivamente diventano rosso-arancio a partire dal gambo fino ad assumere solitamente tutto questo colore a maturazione. Diventano blu anche quando viene applicata la pressione.

Il gambo è lungo 4-12, talvolta 15 cm e spesso 1,5-4 cm. Da giovane ha forma bulbosa, ma si sviluppa rapidamente assumendo una forma massiccia, diventa da cilindrico a claviforme; spesso è un po’ appuntito e stretto alla base. Superficilamente è privo di reticolo. Il gambo si colora di giallo chiaro nella parte superiore, arancione vinoso fino al rosso granato verso la parte inferiore. La superficie non è bagnata, ma può apparire finemente spolverata.

In generale sia la carne del cappello che quella del gambo, è di colore giallo negli esemplari più giovani, ma sbiadisce leggermente a maturazione e vira al blu marino a contatto con l’ossigeno.

La base del gambo è punteggiata di colore rosso vinoso/barbabietola e giallo alla base del tubo. Se contuso esternamente, il colore giallo del gambo vira immediatamente in un blu intenso. Il rossore presente alla base, spesso si estende superiormente, quindi lungo tutta la superficie del gambo. Dopo diverse ore, il colore blu sfuma in un giallo sbiadito.

L’odore di questo fungo è acidulo e fruttato, mentre il sapore della carne è delicato ma leggermente amarognolo e acre sulla lingua.

Caratteristiche microscopiche

Le spore possono essere più larghe o lunghe e di forma ellittica, misurano 9-15 × 4,5-7 micrometri. L’impronta sporale (spore in massa) è di tonalità bruno-olivastra.

Il rapporto tra lunghezza e larghezza (valore Q) è di circa due ed è quindi particolarmente basso. I basidi, portanti ciascuno 4 spore, hanno forma a clava e misurano 25–40 × 10–13 µm.

I cistidi sono lunghi 35–55 µm e hanno una forma da fusato bulboso a quasi vescicolare. Quest’ultima manifestazione si verifica principalmente sui pori???. Possono essere leggermente giallastri, e più raramente leggermente rossastri ai pori. Nel cappello, al microscopio, si può notare la presenza accentuata di ife tricodermiche lunghe e sottili di diametro di 4-8 micrometri.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO DISCRETO COMMESTIBILE, MA DA CONSUMARE BEN COTTO

Prima di riportare quello che scrivono i micologi nella guida ragionata alla commestibilità dei funghi, vediamo cosa viene scritto sulle diverse fonti, testi e web, riguardo alla commestibilità, tossicità, quindi mangiabilità di Suillellus queletii.

Questa specie fungina, come molte altre, nel tempo, è stata soggetto di varie modifiche, anche riguardanti la sua commestiblità. Fortunatamente con l’avanzare degli anni, rispetto a un tempo, le tecniche di biologia molecolare e soprattuto chimica organica analitica, ci consentono sempre con maggiore facilità e minor dispendio energetico, di isolare e studiare e comprendere la struttura delle diverse sostanze tossiche. Oggi sappiamo con certezza che questa specie fungina contiene esclusivamente tossine termolabili, che quindi si eliminano con una frittura/pre-cottura di almeno 20 minuti, che ne rende sicuro il consumo.

Secondo molti vecchi testi di micologia però, Suillellus queletii, era da considerare non commestibile. Fonti più recenti indicano che è possibile consumarlo, ma solo se ben cotto, poichè se mangiato crudo, poco cotto o in modo errato, può essere tossico e pericoloso e provocare alcuni sintomi della sindrome gastrointestinale.

In diverse ricette, c’è scritto che prima di cucinarlo, deve essere tagliato a pezzettoni o fette e fatto bollire in acqua, per almeno 20-30 minuti, per disattivare le sostanze tossiche termolabili. Generalmente per sicurezza, l’acqua utilizzata per farlo bollire deve essere scartata. Inoltre viene anche consigliato di consumarlo in piccole quantità.

Nonostante lo sporoforo di questo fungo assomigli molto alle specie affini, Neoboletus erythropus e Boletus luridus, la sua qualità organolettica viene descritta come nettamente inferiore.

Pubblichiamo infine, riguardo alla commestibilità di questo fungo, ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

Boletus sez. Luridi (inclusi Cupreoboletus, Exsudoporus, Imperator, Neoboletus o Sutorius, Rubroboletus, Suillellus; per la specie B. pulverulentus vedi genere Cyanoboletus) Boletus satanas e B. pulchrotinctus (oggi ascritti al genere Rubroboletus) sono specie tossiche gastrointestinali costanti se consumate allo stato crudo o con cottura insufficiente, a tossicità gastrointestinale incostante dopo prebollitura e cottura. B. pulchrotinctus è consumato soprattutto per errore di determinazione con boleti a pori gialli, a volte anche senza conseguenze (Illice & al. 2011), mentre per B. satanas esistono poche e localizzate tradizioni di consumo alimentare che prevedono accurati trattamenti di prebollitura e risciacquo, o soprattutto conservazione in salamoia, prima della successiva cottura.
Nell’ambito delle intossicazioni da B. satanas, ad oggi non sono stati registrati in Italia casi con sindrome gastrointestinale accompagnata da un quadro di febbre e ipercalcitoninemia, talvolta con infiammazione intestinale, segnalati invece per altri Paesi europei (Merelet & al. 2012; Sarc & al. 2013; Goncalves & al. 2018; Keller & al. 2018).
In letteratura sono riportati l’isolamento e la caratterizzazione biochimica e tossicologica di una lectina chiamata bolesatina, una proteina relativamente termostabile e resistente ad enzimi proteolitici che è stata ritenuta responsabile della tossicità gastrointestinale di questa specie (Kretz & al. 1989, 1991). Tuttavia, la quantità di bolesatina negli sporofori di B. satanas risulta essere inferiore a 10 mg /kg in peso fresco, per cui per raggiungere il valore di DL50 orale, che nei topi è pari a 3,3 mg /kg di peso corporeo (Kretz & al. 1991) servirebbero decine di kg di B. satanas.
Pertanto, è piuttosto improbabile che la sostanza responsabile della tossicità gastrointestinale di questa specie sia la bolesatina e, come in altri casi, riteniamo che sia più corretto affermare che le tossine contenute in B. satanas a tutt’oggi non sono note.
Altre specie di Boletus ex sez. Luridi sono tradizionalmente consumate in alcuni territori, anche in modo diffuso e con particolare rilevanza nel Viterbese, nella Calabria meridionale e in Sicilia nell’areale Etneo. I più consumati sono B. rhodoxanthus (oggi collocato nel genere Rubroboletus, come anche B. legaliae, B. lupinus, B. dupainii, B. rubrosanguineus, B. demonensis ed eventuali altre entità che potrebbero essere descritte in futuro, nell’ambito della variabilità esistente in natura in questo gruppo di funghi) e le specie del gruppo di B. rhodopurpureus e B. luteocupreus (oggi collocate nel genere Imperator insieme a B. torosus).
Nonostante le cause delle intossicazioni gastrointestinali che annualmente si verificano nelle Boletus satanas (= Rubroboletus satanas) deve il suo minaccioso nome alle sue proprietà tossiche; nonostante venga localmente consumato dopo essere stato sottoposto a diversi trattamenti, è da considerare una specie velenosa con sindrome gastrointestinale, per quanto incostante.
Nonostante le cause delle intossicazioni gastrointestinali che annualmente si verificano nelle aree di maggiore consumo siano per lo più dovute alla mancanza del necessario trattamento di prebollitura e successiva cottura, nel complesso queste specie a portamento massiccio (e di difficile determinazione per i raccoglitori) presentano un livello insufficiente di sicurezza alimentare, per cui il consumo deve essere sconsigliato.
Il rinvenimento di coprina in B. torosus (Kiwitt & Laatsch 1994) potrebbe aggiungere un’ulteriore problematicità per le specie oggi appartenenti al genere Imperator, anche se non sono conosciuti casi di sindrome coprinica causati da questa specie o da quelle più simili (Flammer 2008).
Inoltre, se per B. torosus il consumo tradizionale in Italia è pressoché inesistente (considerati l’areale distributivo della specie e i territori nei quali sono diffusamente consumati i “boleti viranti”) al contrario per B. rhodopurpureus e specie affini esso è localmente molto rilevante, per esempio in area etnea. La coprina non è mai stata ricercata in queste specie ma, vista l’affinità con B. torosus, si tratta di una presenza non improbabile.
In questi territori tuttavia il consumo di B. rhodopurpureus e affini avviene in genere dopo prebollitura e poiché la coprina è idrosolubile, nel caso in cui tali specie dovessero eventualmente contenerne alla stregua di B. torosus, si può supporre che tale trattamento sarebbe in grado di ridurne drasticamente il contenuto. Complessivamente, quindi, si può affermare che la presenza di coprina in B. torosus è un dato biochimico che rimane slegato, per ora, da problematiche di tipo tossicologico.

Commestibili dopo completa cottura sono le specie del gruppo di B. luridus (oggi incluse nel genere Suillellus: B. luridus, B. queletii, B. comptus, B. mendax ed eventuali altre entità che potrebbero essere descritte in futuro nell’ambito della variabilità esistente in natura in questo “complex”) e B. erythropus s.l. incluse le sue forme xanthoidi (oggi ascritto al genere Neoboletus, ovvero al genere Sutorius a seconda dell’opinione di diversi Autori).
Il consumo può avvenire senza prebollitura ma è obbligatoria la cottura completa, poiché se crudi o poco cotti, questi funghi presentano tossicità gastrointestinale costante. Nonostante la Regione Friuli Venezia Giulia (DGR 1422 /2017) inserisca B. luridus nell’elenco dei “funghi sospetti”, per aver causato intossicazioni indipendentemente dal trattamento di cottura, in generale risulta che la casistica di reazioni avverse, che si registrano con discreta frequenza nelle zone dove c’è maggiore tradizione di consumo, è quasi sempre dovuta a cottura insufficiente.
È da ritenere errato l’inserimento di B. luridus fra le specie che potenzialmente causano sindrome coprinica, in quanto la coprina è stata ricercata e non rilevata (Hatfield & Schaumberg 1978) e il consumo nelle aree tradizionali avviene frequentemente in associazione con sostanze alcoliche; inoltre, la casistica italiana di intossicazioni attribuita a B. luridus e altre specie di Boletus ex sez. Luridi è riconducibile alla sindrome gastrointestinale.
Pertanto è probabile che le poche segnalazioni storiche di sindrome tipo-antabuse per B. luridus, fra cui Budmiger & Kocher (1982) siano da ricondurre ad altri fenomeni, fra cui il consumo di esemplari insufficientemente cotti (Bresinsky & Besl 1990; Gry & Andersson 2014).
B. erythropus s.l., che generalmente è ritenuto il più pregiato fra i “boleti viranti”, è ammesso al commercio in alcuni Paesi europei come Belgio (2017) e Repubblica Ceca (2013), ed è diffusamente commercializzato nel sud-est della Polonia, sebbene non sia inserito nell’elenco delle specie ammesse per legge (Kasper-Pakosz & Al. 2016); in Svizzera (2020) è elencato fra i funghi commestibili che possono essere immessi sul mercato solo se soddisfano determinati requisiti, con l’indicazione di cuocere almeno 20 minuti.
Il nome B. luridus è inserito negli elenchi delle specie commercializzabili in Repubblica Ceca (2013) e Romania (2019). Fra i funghi commestibili ritenuti idonei alla vendita in Francia (2017) anche se indicati tossici allo stato crudo, sono elencati B. erythropus, B. luridus e B. queletii.

Per altre specie rare o comunque con crescita non abbondante, come B. poikilochromus (Cupreoboletus poikilochromus) e B. permagnificus (Exsudoporus permagnificus), non si conosce esistenza di consumo tradizionale in Italia. Probabilmente possiedono caratteristiche di commestibilità analoghe alle specie del gruppo di B. luridus, ovvero commestibili solo dopo completa cottura, tuttavia (in assenza di informazioni certe sulla commestibilità) è preferibile considerarle non commestibili in via precauzionale. 

SPECIE SIMILI AL SUILLELLUS QUELETII

Suillellus queletii è una specie di fungo facilmente confondibile con altre specie simili, affini dal punto di vista genetico, specialmente quelle che fanno parte del medesimo genere, ma non solo.

L’habitat e il riconsocimento delle specie vegetali circostanti al luogo di raccolta, risultano molto importanti, nella dstinzione tra specie di questa tipologia, soprattuto poichè a volte i colori variano a seconda dell’umidità e altre condizioni abiotiche, e poichè le caratteristiche morfologiche delle specie del genere Suillellus risultano somiglianti e simili tra loro. 

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con questo fungo:

► Diciamo subito che S. queletii ha un sosia che più di tutti è assai simile. Si tratta di Rubrobletus dupainii. Questo fungo condivide spesso identico habitat, anche se il dupainii vegeta esclusivamente su suoli calcarei. Ha colorazioni abbastanza simili, si differenzia però per un cappello con cuticola liscia, lucida, color rosso ciliegia carico e spugna non di colore arancio ma rosso mattone. Considerato non edule, da non raccogliere in quanto fungo assai raro!

Rubroboletus dupainii
Rubroboletus dupainii PH@Piero zampino

► Suillellus luridus – OTTIMO COMMESTIBILE, MA DOPO COTTURA ADEGUATA – cresce sia in boschi di conifere che di latifoglie, ha un cappello vellutato, di colore olivastro pallido-giallognolo, un gambo giallastro, ricoperto da un reticolo rossastro.

► Suillellus comptus – COMMESTIBILE PREVIA LUNGA COTTURA – fruttifica in ambiente analogo al S. queletii, ma generalmente possiede uno sporoforo più obeso, cappello di colore marroncino grigiastro, spesso con sfumature ocracee. Il gambo è tozzo, e presenta un accenno di reticolo nella porzione più superiore.

► Neoboletus luridiformis – BUON COMMESTIBILE DOPOADEGUATA COTTURA – ha un cappello vellutato di colore bruno scuro, tubuli e gambo giallognoli negli esemplari giovani poi arancioni e rossastri a maturazione. La base del gambo è di colore giallastro arancione.

► Caloboletus calopus – NON COMMESTIBILE PER LA SUA AMAREZZA  – facilmente riconoscibile per il cappello color grigio nocciola, l’imenoforo giallo canarino pallido, il gambo è giallo ed è ricoperto per 1/2 circa, da un fine reticolo color rosso magenta.

► Neoboletus xanthopus – DA CONSUMARE DOPO COTTURA PROLUNGATA – ha un cappello di colore marrone scuro con sfumature bronzee, un imenoforo rosso, con il margine giallogno, il gambo è decorato da piccolissime macchie rossastre ed ingrossato verso la base.

► Suillellus adonis – NON COMMESTIBILE – ha un acappello di colore mattone, un gambo giallo denso vicino all’imenoforo, poi con sfumature e macchie rossastre verso la base, di colore più scuro.

►Rubroboletus lupinus – NON EDULE – ha un cappello di colore beige irregolare, con sfumature rosate, il gambo è giallo beige, puntinato finemente di rosso. L’imenoforo è giallo-arancio.

► Neoboletus erythropus/luridiformis – OTTIMO COMMESTIBILE DOPO COTTURA – puoi scoprire e approfondire questa specie nell’apposito articolo → Neoboletus erythropus

PHOTOGALLERY DI SUILLELLUS QUELETII

Boleto queleti

Suillellus queletii
Suillellus queletii in sezione
Suillellus queletii
Suillellus queletii con esemplare di Butyriboletus regius
Suillellus queletii
Suillellus queletii dal cappello color ocra
Suillellus queletii
Suillellus queletii sezionato, dal caratteristico viraggio a lungo grigio-bruno
Suillellus queletii
Suillellus queletii
Suillellus queletii
Suillellus queletii e fungo sezionato dall’immediato viraggio azzurro-blu
Suillellus queletii
Suillellus queletii in habitat termofilo di Quercia
Suillellus queletii
Suillellus queletii
Suillellus queletii
Suillellus queletii con caratteristica colorazione rossiccia alla base del gambo

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Suillellus queletii@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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