Cantharellus pallens
Cantharellus pallens

Cantharellus pallens

Cantharellus pallens, Pilát 1959

Cantharellus pallens scheda illustrativa
Cantharellus pallens scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner color cantharellus pallensNell’Arcobaleno dei Funghi: → bianco – giallo chiaro – giallo paglierino

Come riconoscere al volo il Cantharellus pallens?

Il gallinaccio pallido (Cantharellus pallens) è una specie fungina commestibile, molto somigliante, ma meno diffusa e quindi meno nota rispetto al più blasonato e diffuso Chantarellus cibarius, dal quale differisce soprattutto per via della sua colorazione chiara, lo stipite più spesso e consistente, ma soprattutto per il tipico habitat di vegetazione. C. pallens è un fungo simbionte che fruttifica sotto piante latifoglie (angiosperme) in ambienti prevalentemente termofili. Si riconosce facilmente anche perché, negli esemplari giovani, sul cappello è quasi sempre presente una pruina di colore biancastro.

CANTHARELLUS PALLENS

Sinonimi obsoleti:

Cantharellus subpruinosus Eyssart. & Buyck 2000;
Cantharellus cibarius var. bicolor Maire 1937;
Cantharellus cibarius var. pallens Pilát 1952;

Cantharellus pallens, Pilát 1959

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Cantharellales
Famiglia:Hydnaceae
Genere:Cantharellus
Specie:Cantharellus pallens
Nome italiano:Finferlo, Cantarello, Galletto, Gallinaccio
Tipo nutrimento:Simbionte – micorrizico
Periodo vegetativo:dalla tarda primavera all’autunno
Commestibilità o Tossicità:Ottimo commestibile

NOMI INTERNAZIONALI

  • English-Inglese: pale chanterelle
  • Deutsch-Tedesco: Blasser Pfifferling
  • Suomi-Finlandese: Kalvasvahvero
  • Spagna-Catalano: Rossinyol de roureda, Rossinyol de sureda
  • Français-Francese: Girolle pruineuse
  • Polski-Polacco: Pieprznik blady
  • Svenska-Svedese: Blek kantarell

Nomi comuni italiani

Nonostante questa specie, Cantharellus pallens, in Italia sia ben diffusa, e frequentemente raccolta, soprattuto nelle aree mediterranee, spesso viene confusa con altre varitètà di Cantharellus di cui in pochi conoscono le effettive differenze.

Non sono presenti epiteti e nomignoli dialettali noti e utilizzati dai cercatori di funghi in Italia, per indicare questa specifica specie, volendo potremmo solamente ipotizzare alcuni soprannomi che potrebbero essere utilizzati per distinguere questo particolare Galletto, in base alle sue caratteristiche, rifacendoci anche alle traduzioni dei nomi internazionali: finferlo pallido, cantarello bianco, cantarello minore, gallinetta sbiadita, margherita pallida.

Storia del Galletto pallens e altri Cantarelli

Va subito detto che, in Italia, in tema di Cantarelli/Finferli/Galletti, vige una confusione totale che si trascina sin dalla notte dei tempi, dovuta non solo al fatto che i cercatori di funghi italiani non si siano mai posti la curiosità di sapere se le varie differenze di foggia, colore ed habitat presenti tra le varie forme di Cantarello presenti nel nostro territorio nazionale, fossero differenze importanti, discriminatorie ma, dovuta anche e soprattutto al fatto che neppure i micologi si siano mai interessati seriamente a queste specie fungine, tendendo ad accorparle tutte in un’unico calderone dei Finferli/Galletti, ovvero dei Cantharellus, tutti infelicemente accorpati nell’epiteto Cantharellus cibarius, semmai, introducendo la varietà, per le specie palesemente più differenti rispetto al classico Galletto dei boschi freschi-umidi-mesofili, e così, per centinaia di anni, si è usato definire ad esempio C. cibarius var. pallens o altra varietà, ogni variante di Galletto presente dalle nostre parti (e in buona parte anche del resto d’Europa).

In realtà sin dal 1959, il micologo-botanico cecoslovacco Albert pilát (1903-1974), aveva isolato questa specie, attribuendo un preciso nome (C. pallens Pilát), a quel particolare Galletto dalle fogge massicce, colori leggermente sbiaditi e habitat caldi o del tutto termofili ma, questa sua classificazione non riscosse grande successo se è vero, com’è vero che, in molte zone d’Europa, e tutta Italia, come già accennato, si tende a fare di tutti i Galletti un unico fascio.

La riprova sta nel fatto che, se si tenta di cercare informazioni più approfondite sul web (ma anche su molti libri sui funghi), riguardo ai Finferli-Galletti, si trovano migliaia di articoli, pagine e notizie riguardo al C. cibarius o più in generale riguardo al genere Cantharellus ma, nulla o quasi, riguardo a tutte le altre specie, incluso il nostro C. pallens Pilát.

Persino Google scholar, il portale Google della letteratura scolastica, risulta altamente deficitario, nessun articolo riguardante specificatamente il C. pallens è presente sulla piattaforma, questa specie viene sempre citata quale varietà o specie, all’interno di articoli sul C. cibarius o più in generale sul genere Cantharellus, quasi che si trattasse di una specie endemica dalla distribuzione assai limitata o di specie rara difficilmente rinvenibile.

Eppure, tolte la aree alpine e quelle più alte appenniniche, dove questa specie risulta essere assente, questo Galletto è tra i più diffusi tra isole e penisola italiana, non solo ma, ad esempio, C. pallens è la specie di Cantarello più diffusa in Romania (tolte le aree montane delle Alpi Transilvaniche e Carpazi), dove questa specie fungina viene però chiamata genericamente gălbior (giallastro), gălbenel (giallo), burete galben (fungo/spugna giallo) o ciuciuleți gălbiori (gallinette/gallinelle gialle), nome generico dato però a qualunque specie di Galletto, senza distinzioni. C. pallensPilát è però citato nell’opera rumena: Omagiu lui Traian Savulescu.

In Italia C. pallens è stato recensito dal micologo Bruno Cetto nel suo libro “I funghi dal vero” volume 4 del 1983. La stragrande maggioranza dei libri sui funghi pubblicati in Italia si limita però a recensire solamente C. cibarius e C. friesii.

Funghi d’Italia ed. Zanichelli 2008 con le sue oltre 1600 specie recensite, riguardo alla famiglia Cantharellaceae, genere Cantharellus, riporta solamente C. cibarius, C. cibarius var. ferruginascens (che oggi sappiamo essere una specie a sé stante come C. ferruginascens), C. cibarius var. amethysteus (oggi C. amethysteus specie a sé stante), C. lillacinopruinatus (oggi C. alborufescens) e C. friesii. Di C. pallens, C. melanoxeros, C. romagnesianus, C. pseudominimus, C. cinnabarinus, tutte specie di Cantharellus presenti in Italia, non si fa alcun cenno.

Etimologia

Il termine Cantharellus che indica il genere, è il diminutivo della parola latina càntharus, che tradotta significa tazza, difatti deriva dal greco κάνθᾰρος kántharos, coppa a due manici: simile a una piccola scodella, per la forma tipica che il basidioma di questo fungo assume a maturazione.

Il cantaro, era un coppa molto diffusa e utilizzata, sia dagli antichi greci che gli etruschi, ed era sacra a Dionisio, ovvero il dio connesso all’ebbrezza, al vino, alla festa orgiastica e alla fertilità.

L’epiteto pállens deriva dal greco antico παλαιός,  pálleo, e vuol dire impallidire, smorto, pallido, che ha perso il colore. In riferimento al colore dello sporoforo di questo fungo, giallo pallido. 

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • in Tedesco viene detto finferlo pallido
  • Nei paesi di lingua inglese è detto cantarello o finferlo pallido
  • in Francese è la Girolle pruineuse o Girolle ferrugineuse, vogliono dire rispettivamente, finferlo pruinoso e finferlo ferruginoso.
    Pruinoso,
    per la superficie del cappello, farinosa e vellutata, soprattutto negli esemplari giovani.
    Ferruginoso,
    per via dell’arrossamento e l’inscurimento al tocco. Va tuttavia specificato che, anche in questo caso, anche in Francia, si tende a fare confusione tra le varie specie di Galletto, dal momento che, questo tipico arrossamento non riguarda il C. pallens, ma il Cantharellus furriginascens, specie fungina ben distinta da C. pallens.
  • in Finlandese, quindi in Finlandia, per il riconoscimento e l’identificazione viene usato il nome sientifico binomiale,Cantharellus pallens.
  • in Spagnolo-Catalano è detto il Cantarello delle Querce.
  • in Svedese è semplicemente detto finferlo pallido
  • in Polacco è detto semplicemente, finferlo pallido

DISTRIBUZIONE

Questa specie di Chantarellus è originaria dell’Europa, continente nel quale è ampiamente distribuita. E’ ben comune in Romania e Ungheria. 

É stata segnalata anche in Russia, in Nord America e in Giappone. In alcuni stati è inclusa nella lista delle specie di funghi protette, e in pericolo di estinzione.

Nonostante la sua predilezione per gli ambienti/boschi termofili, cresce anche negli stati del Nord Europa come la Svezia (centrale e meridionale), in Finlandia (in particolare, nelle regioni sud-occidentali, dove sono presenti dei substrati calcarei) e in Polonia.

In Italia, e in generale nell’intero areale mediterraneo, è una specie ben diffusa, soprattuo in aree litorali e planizali, fino ad un’altezza di 500 metri, tra Portogallo meridionale, Spagna orientale e meridionale, Francia meridionale, ex Jugoslavia, Albania, Grecia e Tunisia.

Non risulta essere presente in aree montane, sia in Europa che in Nord America o Asia.

HABITAT / ECOLOGIA

🌲🌿🍂🍁L’HABITAT del Cantharellus pallens

Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia

L’habitat ideale per il Cantharellus pallens

Per quanto riguarda la tipologia di nutrimento, C. pallens è una specie di basidiomicete terricola micorrizica-simbionte, per cui il suo micelio entra in simbiosi con diverse specie di alberi, soprattutto quelli decidui, ovvero quelli che nella stagione fredda, autunnale e invernale perdono le foglie per abscissione.

Gli esempi primari di piante che creano simbiosi con questa specie fungina sono in massima parte le Querce, come la Rovere, Roverella, Cerro, Quercia da sughero, Querce mediterranee e Leccio, oltre che il Corbezzolo, quindi i boschi mediterranei, sia esclusivi che misti, con presenza anche di Pini.

Non è un caso che in Spagna questo Cantarello sia detto: Cantarello delle Querce o Cantarello del Sughero.

Meno comuni ma possono creare simbiosi anche con i Tigli, i Faggi, Betulle e Noccioli. Discorso a parte per i Castagni, come riportato di seguito tra le curiosità.

Questo Galletto, cresce sia in boschi puri che misti, anche in presenza di conifere, come il Pino (Pino Silvestre, Nero, Laricio, Loricato, Strobo) e pure l’Abete di Douglas (Pseudotsuga menziesii), purché queste piante si trovino a vegetare in ambienti termofili o comunque tendenzialmente caldi e ben soleggiati (quindi per lo più in boschi da rimboschimento non montani).

Predilige terreni e substrati neutri, quindi non eccessivamente acidi/silicei, mediamente, ma non eccessivamente calcarei, comunque ricchi di sostanze nutritive.

Si può trovare sia in aree collinari che planiziali, persino in boschi e boschetti costieri, inclusa la Macchia mediterranea non troppo rada.

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Ti ricordo che la Macchia Mediterranea include: Arbutus unedo (Corbezzolo), Pistacia lentiscus (Lentisco), Erica spp. (Erica arborea), Cistus spp.(Cisto), anche conifere come Pinus pinaster (Pino Marittimo), P. halepensis (Pino d’Aleppo) e P. pinea (Pino Domestico).

💥🔥 Alcune curiosità

💥🔥💥 Un buon punto di riferimentom per individuare più facilmente l’habitat ideale per questa specie funginam è la fascia cliamtica dell’ulivo e della vite, quindi boschi e boschetti adiacenti a queste colture.

💥🔥💥 A differenza del classico e comune Cantharellus cibarius, Galletto montano, quindi tipico degli ambienti/boschi mesofili (freschi e molto umidi), il Cantharellus pallens preferisce vegetare in Italia in boschi decisamente più caldi, termofili, come i querceti puri, con presenza di qualunque tipo di Quercia, tranne la Farnia, Quercia tipica dei boschi planiziali assai umidi, con anche frequenti allagamenti e ristagni d’acqua.

💥🔥💥 Negli ambienti boschivi costieri, o comunque mediterranei/termofili, non è dato di ritrovare il Cantharellus cibarius (Galletto che preferisce climi più freschi-umidi-mesofili, ambienti interni d’alta collina o montani), non è insolito trovare negli stessi habitat-ecosistemi, C. pallens insieme con C. alborufescens, C. ferruginascens e C. amethysteus.

💥🔥💥 Il Cantharellus pallens, grazie alla sua elevata carnosità sopporta relativamente bene, brevi periodi di caldo-secco subito dopo le piogge. La sua conformazione massiccia, la sua carne ben soda e a spugna, gli consente di assorbire molta acqua durante o subito dopo le piogge, resitendo relativamente bene al caldo-secco, comunque meglio di qualunque altra specie di Galletto, in particolar modo del C. cibarius che, al contrario, con aria caldo-secca o vento, tende immediatamente a disidratarsi e seccare.

💥🔥💥 C. pallens è in grado di formare facilmente simbiosi micorrizica anche con il Faggio ed il Castagno ma, va tuttavia detto che il Faggio è una pianta che predilige ambienti mesofili umidi, ambienti boschivi montani. É possibile quindi trovare questa specie fungina, questo tipo di Galletto associata al Faggio solamente in zone termofile o in ambienti in cui siano presenti faggete di bassa quota, non oltre i 500 mt al Nord e non oltre gli 800 mt al nostro Sud, su versanti ben caldi-soleggiati. Vale lo stesso discorso anche per il Castagno, che può esser micorrizato dal C. pallens, purché si trovi a vegetare non oltre i 500 mt al Nord e non oltre gli 800 mt al Sud, in esposizioni soleggiate a mezzodì.

Ispettorati micologiciSEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL CANTARELLO PALLIDO

Il cappello del cantarello pallens ha un diametro che va dai 2 ai 15 cm.

Negli esempari più giovani è lievemente convesso, poi diviene imbutiforme, assumendo la sua sagoma imbutiforme caratteristica. Il margine del pileo (cappello) è irregolare e ondulato, a volte quasi increspato, inizialmente sono incurvati verso il substrato di crescita. La superficie del cappello, inizialmente è un po’ setosa ma, con la maturazione diviene più farinosa, cosparsa di una più o meno fine pruina biancastra. Nel complesso ha un colore giallognolo-biancastro o giallo pallido.

La sua carne è densa e consistente, di una colorazione biancastra o giallo pallido e diventa gialla o si inscurisce leggermente, se toccata. Il profumo degli sporofori di questo fungo, è molto aromatico e fruttato, quasi d’albicocca leggermente speziato, ha un sapore assai gradevole, solo leggermente pungente, raramente un po’ piccante, tra le varie specie di Galletto presenti in Italia è il più aromatico, profumato, saporito.

Il suo imenoforo (porzione fertile che produce le spore), è composto da pliche rugose (► attenzione, nel caso dei Galletti si chiamano pliche e non lamelle!), spesse e decorrenti superficialmente lungo il gambo, sono irregolari, si biforcano e anastomizzano in direzione radiale, il che significa che possono essere collegate e unite tra loro trasversalmente.

Il colore delle pliche, e comunque dell’intero imenoforo, può essere comunemente biancastro o giallo pallido ma, in presenza di clima molto umido, o comunque in presenza di bosco ancora bagnato dalle piogge recenti, può diventare decisamente meno pallido, più intenso, anche del colore del tuorlo d’uovo e comunque d’un giallo intenso, identico al colore del C. cibarius, forse solamente leggermente più chiaro.

Ha un gambo (tecnicamente detto stipite), alto dai 3 agli 8 cm (fino a 10/12 cm se cresciuto su spessa lettiera), spesso 0,8-3 cm. E’ cilindrico, a volte decisamente voluminoso e abbastanza uniforme, ma non è raro trovare esemplari con gambo clavato anziché conico. Ha una consistenza compatta. La sua superficie è vellutata. Il suo colore è biancastro, diventa giallo al tocco, nella totalità concolore o molto più chiaro rispetto al cappello.

SPORE

L’impronta sporale solitamente è bianca ma può presentare delle sfumature giallo crema pallido. Le spore hanno una forma ellittica, sono lisce, ma presentano dei granuli e delle gutule, il loro aspetto è vetroso e misurano 7,5-10,5 x 4-6,5 µm.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO BUON COMMESTIBILE, MA DA CONSUMARE BEN COTTO

Riguardo alla commestibilità della specie Cantharellus pallens, come per tutti gli altri Cantharellus, non c’è molto da dire.

Si tratta di un ottimo fungo, dal piacevolissimo aroma e sapore che ha la sola controindicazione che dev’esser sempre consumato ben cotto e che, in alcuni casi potrebbe assorbire metalli pesanti o radiazioni dal terreno, eventualità che non è né scontata né automatica.

Riguardo ai Cantarelli in genere, su molti vecchi testi si possono leggere pareri di commestibilità alquanto dubbi, in ogni caso oggi ritenuti superati e non veritieri, pareri che sconfinano più nella leggenda metropolitana e nella superficialità di chi attribuiva la commestibilità ai funghi basandosi unicamente su racconti fatti dai consumatori abituali e non su specifici esperimenti di laboratorio. I Finferli/Cantarelli/Galletti sono infatti tra i funghi più amati dagli italiani e dagli europei, che li consumano praticamente da sempre, senza conseguenze e la loro commestibilità è indubbia.

Pubblichiamo a riguardo, ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

🍴🔴 Genere Cantharellus
La delimitazione proposta in questa sede per il genere Cantharellus lo riduce di fatto alle specie del complesso di C. cibarius, che a livello mondiale comprende importanti specie commestibili.

Anticamente erano state ascritte al genere Cantharellus varie specie che oggi sono ritenute piuttosto distanti, addirittura appartenenti a famiglie e ordini diversi, per esempio nel caso di alcune che oggi sono collocate nei generi Hygrophoropsis (famiglia Paxillaceae) e Arrhenia (Tricholomataceae).
La normativa italiana sul commercio dei funghi (DPR 376/ 95) consente la vendita, allo stato fresco, secco e conservato, di “Cantharellus tutte le specie, escluse subcibarius, tubaeformis var. lutescens e muscigenus”. Ciò innanzitutto significa che anche Craterellus lutescens, C. tubaeformis e C. cinereus sono evidentemente inclusi, in quanto nel 1995 alla promulgazione della legge erano collocati all’interno del genere Cantharellus. La strana e inapplicabile esclusione, mutuata acriticamente dai giudizi di commestibilità espressi in Cetto (1970-1993), riguarda la varietà gialla di C. tubaeformis (ma una varietà non è altro che parte della variabilità naturale della medesima specie, quindi di fatto è da considerare commerciabile), una specie esotica descritta nel Sudest asiatico (C. subcibarius) e un’altra che oggi nella sistematica è posizionata molto lontana dai Cantharellus (C. muscigenus = Arrhenia spathulata).

La presenza di amatossine in C. cibarius e in altri importanti funghi commestibili come Agaricus silvaticus e Boletus edulis, è stata segnalata (empiricamente ndr) da alcuni autori in passato (Faulstich & Cochet-Meilhac 1976) a livelli da 10.000 a 50.000 volte inferiori rispetto a quelli riscontrati in Amanita phalloides utilizzando gli stessi metodi analitici. La presenza di tracce di amatossine talvolta viene ancora citata quando si vuole ipotizzare l’esistenza di possibili effetti dannosi per la salute umana in seguito al consumo di funghi commestibili, non immediatamente manifesti in quanto non coincidenti con fenomeni di tossicità acuta (Nieminen & Mustonen 2020).
Premesso che riteniamo aleatoria l’ipotesi che la presenza di tossine in tracce nei funghi commestibili possa produrre effetti nocivi a lungo termine, in quanto la tossicità cronica delle tossine conosciute da macrofunghi non è mai stata finora dimostrata, occorrerebbe evitare di riportare ancora oggi un dato clamorosamente errato come quello della presenza di tracce di amatossine nei funghi commestibili! Infatti, come ben chiarito da Walton (2018), la ripetizione successiva di quelle analisi in un laboratorio differente in cui non erano stati precedentemente analizzati funghi contenenti amatossine, non ne ha rilevato alcuna traccia nelle stesse specie di funghi commestibili. Pertanto, i tenori minimi di amatossine rinvenuti da Faulstich & Cochet-Meilhac (1976) in funghi commestibili devono essere ragionevolmente interpretati come artefatti causati dalla contaminazione della vetreria di laboratorio o dell’apparecchiatura analitica.

Tra le specie più note in Europa citiamo C. cibarius, Cantharellus pallens, C. amethysteus, C. ferruginascens e C. alborufescens, che possono essere denominate collettivamente “Cantharellus cibarius s.l. (pur trattandosi però di specie a sé stanti, differenti, ndr)”. Si tratta di funghi molto apprezzati, con elevati volumi commercializzati in moltissimi Paesi e notevole valore economico a livello mondiale. In Italia sono tradizionalmente conosciuti in gran parte del territorio e, come già detto, sono inclusi nelle liste positive delle specie commercializzabili allo stato fresco, secco e conservato.
Le segnalazioni di disturbi gastrointestinali in seguito al consumo di C. cibarius s.l. in Italia sono pochissime, in rapporto alla grande diffusione del consumo alimentare, mentre sono apparentemente più numerose in altri Paesi, per esempio in Svizzera (Schenk-Jaeger & al. 2012) (probabile consumo di funghi che non avevano subito adeguata cottura ndr). La confondibilità con Omphalotus olearius è causa ogni anno di numerosi incidenti, ciononostante si può affermare che i Cantharellus sono funghi commestibili che presentano un buon livello di sicurezza alimentare.

SPECIE SIMILI AL CANTHARELLUS PALLENS

Cantharellus pallens è una specie di fungo facilmente confondibile con altre specie simili, specialmente quelle che fanno parte del medesimo genere.

L’habitat e il riconsocimento delle specie vegetali circostanti al luogo di raccolta, risultano molto importanti, nella dstinzione tra specie di questa tipologia, soprattuto poichè a volte i colori variano a seconda dell’umidità e altre condizioni abiotiche, e poichè le caratteristiche morfologiche delle specie del genere Cantharellus risultano assai somiglianti e simili tra loro. 

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con questo fungo:

► Cantharellus cibarius ECCELLENTE COMMESTIBILE, ma non adatto all’essiccazione. Assai somigliante, ha però un colore giallo tuorlo vivo, inoltre cresce prevalentemente in autunno, in ambiente montano e submontano, in boschi di abete rosso, peccio (Picea abies).

►Cantharellus ferruginascens – BUON COMMESTIBILE –  Ben somigliante, le caratteristiche che permettono la distinzione sono veramente pochissime. Il suo gambo diventa ocraaranciato quando toccato, tuttavia nel complesso, ha un colore più tendente al biancastro sporco che al giallo. Lo si può ritrovare anche nel periodo tardo autunnale, o all’inizio d i quello invernale.  Ha le lamelle decorrenti con numerose anastomosi bianco con fumature giallo pallido.

► Cantharellus alborufescens OTTIMO COMMESTIBILE – Ben somigliante benché abbia forma campanulata-convessa, campanulata-umbonata poi piana-depressa al centro. Ha lamelle fitte, spesse e decorrenti biancastre-crema concolori col cappello. Vegeta esclusivamente in ambienti termofili-mediterranei in presenza di ricca lettiera.

► Cantharellus amethysteusBUON COMMESTIBILE – Rispetto alle specie precedenti, è più semplice da identificare e distinguere, difatti ha un pileo, cappello, di color lilla, non uniforme, con sfumature e macchie giallastre, inoltre fruttifica soprattutto al di sotto di faggi e abeti bianchi.

► Cantharellus friesii BUON COMMESTIBILE – Presenta un cappello con una cuticola di colore aranciato, con leggere sfumature rosate. Non è una specie molto comune, spesso vegeta ai margini dei sentieri, di faggete e castagneti. Rispetto agli altri cantarelli ha tonalità più aranciate e carpofori decisamente più piccoli. 

Cantharellus melanoxeros – EDIBILE ► Scoprilo nel suo dettagliato articolo: Cantharellus melanoxeros

Craterellus lutescens – OTTIMO COMMESTIBILE ► Scoprilo nel suo dettagliato articolo: Craterellus lutescens.

► Craterellus tubaeformis – BUON COMMESTIBILE – fruttifica in ambienti umidi e erbosi, ha un cappello di colore grigio marroncino brunastro e un gambo cilindrico, liscio superficialmente e cavo all’interno nei basidiomi di giovane età. 

Adesso vedremo quali sono le altre specie di funghi basidiomiceti, meno affini dal punto di vista tassonomico e genetico al Cantarello pallido, C. pallens, ma che allo stesso modo potrebbero essere confusi. Alcune di questi funghi non sono commestibili, e possono provocare alcune specifiche tipologie di avvelenamenti da funghi, come la sindrome gastrointestinale, per cui bisogna prestare molta attenzione alle caratteristiche morfologiche utili per l’identificazione e il riconoscimento.

► Hydnum rufescens – COMMESTIBILE PREVIA RIMOZIONE DELL’IMENOFORO (degli idni-aghetti)Ha una colorazione molto similare a quella del C. pallens, tuttavia si distingue molto facilmente, poichè l’imenoforo, ovvero la superficie inferiore del cappello, è costituito da idni, ovvero piccoli aculei, puntine e non da pliche. Inoltre, ha un portamento più massiccio.
► Hydnum repandum – COMMESTIBILE PREVIA RIMOZIONE DELL’IMENOFORO (degli ideni-aghetti) É costituito da un cappello di un colore tendente all’ arancio fulvastro. L’imenoforo, come la specie Hydnum rufescens non è costituito da pliche ma da piccoli aculei.
Cuphophyllus pratensis – OTTIMO COMMESTIBILEha uno sporoforo con un cappello di colore arancio albicocca e delle lamelle appena decorrenti sul gambo. Fruttifica in luoghi erbosi e umidi, anche in zone di alta montagna superiori a 2000 metri di altitudine. 
► Hygrophoropsis aurantiaca o Falso Finferlo – NON COMMESTIBILE ► Scoprilo nel suo dettagliato articolo: Hygrophoropsis aurantiaca.
► Omphalotus olearius o Fungo dell’ulivo – TOSSICO-VELENOSO ► Scoprilo nel suo dettagliato articolo: Omphalotus olearius.

PHOTOGALLERY DI CANTHARELLUS PALLENS

Cantarello pallido

Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia
Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia
Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia
Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia
Cantharellus pallens
Cantharellus pallens in habitat termofilo di quercia

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Cantharellus pallens@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

Questo articolo ha 3 commenti

  1. Avatar
    CARLO MARIA MORTELLARO

    Ottimo articolo ,pienamente esaustivo , scientificamente inattaccabile. Ci voleva!!

  2. Avatar
    Mario

    Io ero a Trento con Bruno Cetto quando fu trovato un suo simile forse un po’ piu piccolo e piu’ verdastro a Gocciadoro che ci lascio’ tutti perplessi tra pallescens, subciclbarius o specie nuova…

    1. Redazione FM
      Redazione FM

      Interessante. Grazie della segnalazione

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