
Cyanoboletus pulverulentus (Opat.) Gelardi, Vizzini & Simonini, in Vizzini 2014

DESCRIZIONE SOMMARIA
Qual è il colore prevalente?

Nell’Arcobaleno dei Funghi: → giallo – arancione – marroncino – blu/grigio-nero viraggio
Come riconoscere al volo il Cyanoboletus pulverulentus?
Cyanoboletus pulverulentus, è un fungo comunemente conosciuto con il nome inglese di “boleto a macchia d’inchiostro”, poichè tutte le porzioni del fungo toccate durante la manipolazione, cambiano immediatamene di colorazione, virando all’azzurro/blu, grigio-bluastro-nerastro (blu-inchiostro). Oltre a queste caratteristiche cromatiche, si può identificare abbastanza facilmente, poichè il basidioma è di piccole-medie dimensioni, ha un portamento sufficientemente boletoide, sebbene con gambo solitamente più lungo-slanciato, rispetto ad un Porcino, questo è giallo e privo di reticolo, con un cappello marrone chiaro-opaco assai variabile e imenoforo con tubuli a pori larghi che, nell’insieme formano una spugna di colore giallo.
Fruttifica nel periodo estivo – autunnale, sia nei boschi decidui, in particolare sotto querce, su terreni non umidi, e nelle foreste montane di conifere, più in pendenza, perciò con suoli assai drenanti. In Italia non è una specie particolarmente comune e conosciuta, benché nei luogi di vegetazione, in annate particolarmente favorevoli, può fruttificare in massa, con moltissimi esemplari ravvicinati in poco spazio.
CYANOBOLETUS PULVERULENTUS
Sinonimi obsoleti:
Boletus pulverulentus Opat., Arch. Naturgesch. 2(1): 27 (1836)
Boletus pulverulentus f. reticulatipes Cetto, I Funghi dal Vero (Trento): 477 (1983)
Boletus pulverulentus f. reticulatipes Cetto, Enzyklopädie der Pilze, Band 1: Leistlinge, Korallen, Porlinge, Röhrlinge, Kremplinge u.a. (München): 535 (1987)
Tubiporus pulverulentus (Opat.) S. Imai, Trans. Mycol. Soc. Japan 8(3): 113 (1968)
Xerocomus pulverulentus (Opat.) E.-J. Gilbert, Les Livres du Mycologue Tome I-IV, Tom. III: Les Bolets: 116 (1931)
Cyanoboletus pulverulentus (Opat.) Gelardi, Vizzini & Simonini, in Vizzini 2014
| Divisione: | Basidiomycota |
| Classe: | Agaricomycetes |
| Ordine: | Boletales |
| Famiglia: | Boletaceae |
| Genere: | Cyanoboletus |
| Specie: | Cyanoboletus pulverulentus |
| Nome italiano: | Boleto bluastro o Boleto inchiostro, Boleto pulverulento |
| Tipo nutrimento: | Simbionte – micorrizico |
| Periodo vegetativo: | Dall’inizio del periodo estivo fino all’autunno. Termofilo-ama il caldo |
| Commestibilità o Tossicità: | COMMESTIBILE DOPO ADEGUATA COTTURA – SCONSIGLIATO PER ACCUMULO DI ARSENICO, da considerarsi perciò NON COMMESTIBILE |
NOMI INTERNAZIONALI
- English-Inglese: Ink Stain bolete
- Repubblica Ceca-Ceco: Hřib modračka
- Galles-Gallese: Cap tyllog dulas
- Deutsch-Tedesco: Schwarzblauender Röhrling
- Suomi-Finlandese: Mustetatti
- Français-Francese: Bolet pulvérulent
- Polski-Polacco: Sinoborowik klinowotrzonowy, borowik klinowotrzonowy
- Svenska-Svedese: Bläcksopp
Nomi comuni italiani
In Italia, questa specie, Cyanoboletus pulverulentus, non possiede alcun nome dialettale, locale o regionale diffuso, a causa della sua rarità, tuttavia possiamo tranquillamente chiamarlo Boleto bluastro, Boleto inchiostro o Boleto pulverulento, oppure come all’estero, Boleto che si macchia di blu inchiostro.
Storia della tassonomia del Cyanoboletus pulverulentus
Il Cyanoboletus pulverulentus fu descritto per la prima volta nel 1836 dal micologo tedesco Wilhelm Opatowski, che lo classificò come un Boletus. Successivamente, nel 1931 venne trasferito nel Genere Xerocomus, per poi passare al neonato Genere Tibiporus, quindi tornare a far parte dei Boletus .
Nel 2014, questo fungo è stato trasferito nel nuovo genere Cyanoboletus; sulla base degli esami molecolari dell’RNA ribosomiale (rDNA 28S), questo fungo è del tutto dissimile rispetto agli altri Boleti del Genere di cui precedentemente faceva parte, perciò inserito nel neonato Genere Cyanoboletus. Genere che racchiude funghi a basidioma pileato-stipitati, con imenoforo tubulare-poroide, di piccole-medie dimensioni, gambo slanciato glabro, talvolta pruinoso e solo occasionalmente reticolato, leggermente appiccicoso, giallo in alto e rossastro alla base; spugna gialla poi verde oliva; tessuti che tutti virano istantaneamente al tocco o al taglio con viraggio anche violento, dapprima azzurro-blu, poi grigio e nerastro. Cyanoboletus pulverulentus (Opat.) Gelardi, Vizzini & Simonini è olotipo, ovvero Specie-tipo di riferimento per questo nuovo Genere di funghi.
Etimologia
Il nome del genere Cyanoboletus è costituito dall’ensieme delle parole Cyano e Boletus.
Cyano deriva dal dal greco “kýanos“, che si pronuncia cyanos e che tradotto significa turchino o azzurro, per il distintivo viraggio del gambo-pori-carne del corpo di questa specie, che si trasformano, per la reazione ossidativa, da un giallo intenso, in un blu turchino-grigio-nerastro al taglio o alla contusione.
Il termine Boletus, assai conosciuto e famoso, è usato per indicare le quattro differenti specie di porcini; deriva dal termine latino bōlētus [boletus], boleti , sostantivo maschile II declinazione il cui significato è Boleto/Fungo.
L’epiteto specifico di questo fungo, è un termine che deriva dal termine latino “pulvĕrŭlentus” il cui significato è “polveroso”, “ricoperto di polvere”, “in forma polverosa”. Deriva dal termine latino pulvis, pulveris, dal significato di “polvere”. In questo contesto, il termine significa pulverulento, polveroso, ricoperto di polvere, per l’aspetto del suo basiodioma.
Traduzioni in italiano dei nomi internazionali
Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:
- In tedesco viene detto il “porcino nero-blu”. Il termine Porcino blu-nero però non si riferisce specificamente solo a questa specie, ma anche ad altre simili con carne fortemente virante al blu o al nero.
- Nei paesi di lingua inglese è conosciuto con il nome di boleto macchiato d’inchiostro, questo termine è indicativo della caratteristica propria di questo fungo, di macchiarsi immediatamente di blu-inchiosto, non appena viene toccato.
- In finlandese è detto “Porcino bluastro” o Porcino che si macchia di blu-inchiostro.
- In Gallese la traduzione letterale è “Porcino macchiato di blu”.
- In ceco viene chiamato letteralmente, “Porcino bluastro”.
- In svedese è detto “Porcino nero”.
- In polacco è conosciuto con il nome di “Porcino blu-nerastro” oppure come “Porcino dal gambo a forma di cuneo”.
DISTRIBUZIONE
In Europa, questa Specie fungina è stata registrata nei seguenti stati: Austria, Belgio, Svizzera, Germania, Danimarca, Francia, Italia, Gran Bretagna e Ungheria; è considerata una specie rara in Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania (qua è inclusa nella lista rossa delle specie minacciate di IUCN), Lussemburgo, Macedonia del Nord, ex Jugoslavia, Norvegia, (qua presente soprattutto nella zona intorno a Oslo e in alcuni territori del sud-ovest), nei Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Romania, Russia (parte occidentale), Slovenia e Ucraina .
Nel nord Europa è presente anche in luoghi in cui le temperature non sono molto adatte per questo fungo, ad esempio, benchè raro, è segnalato in Danimarca nella Contea della Scania vicino a Copenaghen. Sempre nei paesi nordici, è stato segnalato anche lungo la costa occidentale svedese. Una singola segnalazione arriva anche dall’isola di Gotland, nel mezzo del Mar Baltico.
In Francia, vanta un areale molto esteso con svariate segnalazioni nel Basso Reno, Loira Atlantica, Maine-et-Loire, Manica, Côtes-d’Armor, Cantal, Saône-et-Loire, Loiret, Puy- de-Dôme, Yonne, Alta Loira, Lot, Finistère e anche in Corsica.
É distribuito in quasi tutti i continenti, oltre che in Europa, in Asia settentrionale, Giappone, Nord Africa, Stati Uniti orientali e America centrale
HABITAT / ECOLOGIA
L’HABITAT del Cyanoboletus pulverulentus

L’habitat ideale per il Cyanoboletus pulverulentus
Cyanoboletus pulverulentus è un fungo a spiccata predilezione per gli ambienti termofili e xerofili e per i cuoli calcarei o alcalini.
Lo si trova frequentemente su suoli ricchi di carbonato di calcio, (CaCO3), il principale componente del calcare, su terreni il cui valore di PH (potenziale idrogeno) può variare da 7,0 (neutro) a valori più elevati dove, tra 7,1 – 8,0 si può parlare di soluzione leggermente alcalina, 8,1 – 9,0 moderatamente alcalina, oltre 9,1 fortemente alcalina.
Data la qua preferenza per questi tipi di suoli, il fungo risulta assente nei tipici contrafforti granitici alpini e sardi, ben distribuito invece tra centro e sud Italia dove dominano rocce sedimentarie ricche di calcio, oltre che sui rilievi dolomitici e Carso.
Ama però i suoli ben drenati, meglio se sabbiosi, dove non si verificano mai ristagni d’acqua o eccessi d’umidità, che potrebbero risultare dannosi per la vegetazione di questo fungo. Ideali sono prati e pascoli che poggiano su suoli calcarei sabbiosi, ai cui margini si sviluppano boschi radi e ben soleggiati.
Questa è infatti una specie che predilige gli ambienti termofili e/o persino xerofili, dove xerofita si riferisce a organismo vivente che si adatta a vivere in ambienti aridi o comunque a bassa disponibilità d’acqua.
Nei boschi lo si può trovare sia tra Latifoglie che Aghifoglie, benché però abbia una predilezione per le Querce, quindi Orniello, Castagno, Faggio e più sporadicamente Carpino, Betulla e Nocciolo. Personalmente lo abbiamo trovato anche sotto Quercia canadese. All’estero sono stati segnalati anche in associazione con Pini ed Abeti di varie specie.
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Alcune Curiosità
Sporadicamente, e in annate particolarmente favorevoli, lo si può trovare in aree che non soddisfano pienamente le sue esigenze ecologiche specifiche, soprattutto in presenza di suoli sabbiosi, in questo caso, il fungo può vegetare e fruttificare in associazione con piante insolite e persino in habitat mesofili, in climi temperati o persino moderatamente freddi, quali quelli del Nord Europa.
Tra le piante insolite degli ambienti xerofili con suoli calcarei, da segnalare che è possibile trovare esemplari di questa specie fungina in prossimità di piante di Yucca, Agave, Aloe vera, Echeveria, Crassule, Kalanchoe, Seduccia, Artemisia, Euphorbie, Lantana, Buganvillea e Zygophyllum perciò, non stupirti di trovare alcuni esemplari di questo fungo in parchi o giardini mediterranei, anche in aree urbane.
L’associazione simbiotica tra questa specie fungina e le piante xerofite, è favorita dal fatto che queste piante in genere, hanno un sistema radicale espanso, con radici molto profonde e molto estese, che sono in grado di raggiungere le falde acquifere sotterranee, che soddisfano le esigenze d’umidità di questa specie fungina che non tollera i substrati di crescita umidi.
Esemplari di questo fungo sono stati segnalati anche in presenza di piante ornamentali di Lilla (Syringa spp.).
Cyanoboletus pulverulentus è un fungo noto per cambiare immediatamente colore al tocco, facente quindi parte della classe di funghi che diventano blu al taglio o al tocco. Per saperne di più, leggi a tal proposito gli articoli ► Perché alcuni Porcini diventano blu? oppure ► I Porcini che cambiano colore.
SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE
COME RICONOSCERE IL CYANOBOLETUS PULVERULENTUS

Caratteristiche macroscopiche
Il basidioma di Cyanoboletus pulverulentus, dal punto di vista anatomico, è praticamente analogo a quello di tutte le altre boletacee. Possiede un cappello gonfio e ciccione, prima convesso poi distesso, un imenoforo tubuliforme (spugna) ed un gambo più cilindrico rispetto ai Porcini, ma ugualmente spesso.
Il suo cappello è di colore marroncino, che può andare dal beige-ercù, quindi con un colore grezzo un po’ slavato, all’ocra chiaro o persino marrone cioccolato, talvolta con sfumature verdastre. Ciò in funzione del clima e dell’umidità presente nell’aria. Quando il clima è secco e ventilato, la cuticola diventa lucida, brillante, e soprattuto si rompe, screpolandosi. La superficie è finemente pruinosa e vellutata nei funghi freschi, poi liscia e finemente squamulosa negli esemplari più longevi e vecchi.
Il cappello risulta inizialmente rotondeggiante, poi cambia forma, diventando convesso con l’invecchiamento. Ha un diametro che varia dai 5 ai 10 cm negli sporofori più grandi.
L’imenoforo (spugna) è formato da tubuli adnati, smarginati, subdecorretni, all’interno cavi, qua avviene la maturaizone delle spore. I pori (la parte terminale del tubulo) sono relativamente fitti; in un primo momento hanno un colore giallo intenso, negli esemplari più giovani, poi giallo con riflessi verdognoli, in quelli più vecchi e ben maturi.
Il gambo (stipite), è abbastanza massiccio, ventricoso, ma più cilindrico rispetto a quello dei funghi con portamento boletoide. Superiormente e superficilamente, è concolore all’imenoforo (giallo), mentre verso la base, circa dalla metà in giù, diventa bruno-rossastro, quasi sempre delle stesse tonalità del cappello, più scure in prossimità del suolo.
Una caratteristica distintiva di questo fungo, è l’assenza di reticolo superficiale, perciò il gambo è liscio, ma spesso pruinoso. Sporadicamente però alcuni esemplari, soprattutto in presenza di clima molto asciutto, possono presentare un cenno di reticolo rudimentale dai colori rossicci-brunastri, non a caso, il micologo Bruno Cetto, nel 1983/1987, aveva classificato i funghi di questa specie con reticolo, come “B. pulverulentus f. reticulatipes“, poi inquadrata come forma inesistente perciò a tutti gli effetti C. pulverulentus.
Sezionando il fungo nella sua metà è possibile osservare la sua carne. Questa ha una consistenza molle, ma compatta. Inizialmente è di tonalità giallo pallido, poi vira assai rapidamente al blu turchese brillante (blu inchiostro) ed entro 15 minuti al grigio poi nerastro.
L’odore è fungino, gradevole, debolmente fruttato, mentre il sapore è dolciastro.
Nonostante all’apparenza il basidioma di C. pulverulentus sia molto somigliante ad altre specie fungine boletoidi, si può distinguere facilmente poichè tutte le porzioni del fungo, gambo, spugna, carne, quando vengono toccate o contuse, diventano immediatamente blu inchiostro.
I carpofori di questa specie, possono crescere sia isolati, che in gruppi più o meno numerosi, ravvicinati, variamente distanti e talvolta persino fascicolati (raggruppati al piede), particolarità questa non troppo comune tra gli altri Boleti.
Caratteristiche microscopiche
Le spore sono elissoidali-fusiformi, superficialmente lisce, a contenuto vacuoliforme e misurano da 12 a 14,5 µm di lunghezza e 4-5 µm di diametro. Di tonalità bruno-oliva in massa.
COMMESTIBILITA’
COMMESTIBILE, MA DA CONSUMARE CON PRECAUZIONI
Prima di riportare quello che scrivono i micologi nella guida ragionata alla commestibilità dei funghi, vediamo cosa viene scritto sulle diverse fonti, testi e web, riguardo alla commestibilità, tossicità, quindi mangiabilità di Cyanoboletus pulverulentus.
Questo basidiomicete, avrebbe una commestibilità controversa, che varia a seconda degli autori presi in considerazione da “poco interessante” a “molto buona”.
In uno studio ceco del 2018 sono stati analizzati 39 esemplari di Cyanoboletus pulverulentus. E’ stato scoperto che questo fungo, indipendentemente dalla qualità e tipologia di terreno o substrato di crescita, riesce ad accumulare arsenico. Secondo questo studio, all’incirca l’80% del composto di arsenico accumulato nel corpo fruttifero, si concentra nell’imenoforo, la parte fertile, ovvero la spugna.
Secondo alcune fonti scientifiche, questa specie può essere considerata commestibile, ma per mangiarlo in tranquillità va precotto a lungo e comunque deve subire una lunga ed adeguata cottura, inoltre vanni rispettate le seguenti indicazioni:
- non consumare più di 100 g di funghi a pasto.
- la spugna deve essere rimossa.
- dev’essere consumato pochissime volte l’anno.
Ed ecco dunque cosa dicono a riguardo alla commestibilità di questo fungo, i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente e completa “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:
Cyanoboletus
Cyanoboletus pulverulentus (= Boletus pulverulentus) è un fungo intensamente virante al blu e di crescita non abbondante, per il quale non si conosce esistenza di consumo tradizionale in Italia; non si può tuttavia escludere un suo consumo occasionale, che è più documentato per altri Paesi come per esempio la Repubblica Ceca, dove in passato è stato elencato da autori importanti tra i funghi commestibili consigliati (Smotlacha & Vejrych 1947). Probabilmente potrebbe essere classificato commestibile solo dopo completa cottura, come B. erythropus e altri della ex sez. Luridi; secondo Alessio (1985) invece le caratteristiche di commestibilità sono più affini a quelle di Xerocomus subtomentosus.
Presenta tuttavia una controindicazione: l’iperaccumulo di arsenico, che avviene per il naturale metabolismo del fungo (indipendentemente dalla concentrazione di arsenico nel suolo), ed è sotto forma di acido dimetilarsinico (Braeuer & al. 2017). Dato che tale sostanza è cancerogena, in Repubblica Ceca il consumo viene ora sconsigliato (Braeuer & al. 2017) mentre in Italia, in virtù del consumo praticamente inesistente, C. pulverulentus può essere classificato non commestibile.
SPECIE SIMILI AL CYANOBOLETUS PULVERULENTUS
Cyanoboletus pulverulentus è una specie fungina facilmente confondibile con altre specie simili, affini dal punto di vista genetico, specialmente quelle che fanno parte del medesimo genere, ma non solo.
Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con questo fungo:
► Diciamo subito che Cyanoboletus pulverulentus ha un sosia che più di tutti è molto simile.
Si tratta di Cyanoboletus poikolochromus. Questo fungo condivide spesso identico habitat, anche se il C. poikolochromus vegeta maggiormente su terreno calcareo-ghiaioso. Ha colorazioni abbastanza simili, si differenzia però per un cappello con cuticola liscia, lucida, color bruno-ocra carico con riflessi ramati, margine biancastro. Si può riconoscere molto facilmente per l’odore di medicinale. Anche questo vira al blu al tocco. Considerato non edule, da non raccogliere in quanto fungo assai raro!
► Cyanoboletus flavosanguineus – Commestibilità NON NOTA – cresce in boschi di pini, castagni e faggi, ha un cappello vellutato, di colore olivastro marroncino rossastro, con cuticola appena debordante, un gambo giallo-aranciato, ricoperto da un reticolo giallo-rossastro.
► Boletus oliveisporus – Commestibilità NON CONOSCIUTA – fruttifica sotto pino palustre, ma generalmente possiede uno sporoforo meno obeso, cappello di colore marroncino rossastro opaco. Il gambo è più slaciato e punteggiato di rosso.
► Hemileccinum impolitum – BUON COMMESTIBILE DOPO ADEGUATA COTTURA – ha un cappello granuloso di colore marroncino chiaro, tubuli e gambo giallognoli negli esemplari giovani poi verdastri a maturazione. Il gambo è sodo bianco crema, privo di reticolo. Si riconosce perchè non vira al blu quando contuso.
► Butyriboletus appendiculatus – OTTIMO COMMESTIBILE, PER IL SAPORE DOLCE – facilmente riconoscibile per il cappello VELLUTATO, color BRUNO-ROSSASTRO, l’imenoforo giallo olivaceo, il gambo è tozzo, giallo ed è ricoperto, da un fine reticolo color giallo carico. Scopri tutto su questo fungo nell’apposita scheda ► Butyriboletus appendiculatus.
► Butyriboletus regius – OTTIMO, DA CONSUMARE DOPO COTTURA PROLUNGATA – ha un cappello di colore rosa-rosso cadinale-lampone opaco, un imenoforo giallo oro, il gambo è tozzo con base allargata, e rivestito superiormente da un fine reticolo giallo. Scopri tutto su questo fungo nell’apposita scheda ► Butyriboletus regius il Porcino Reale.
► Caloboletus calopus – NON COMMESTIBILE – ha un acappello di colore nocciola-beige, un gambo sodo pieno, di colore giallo chiaro nello sfondo, ornato da u fine reticolo biacno superiormente e rosso verso la base. Scopri tutto su questo fungo nell’apposita scheda ► Caloboletus calopus.
►Leccinellum lepidum – BUON COMMESTIBILE è PREFERIBILE SCARTARE IL GAMBO – ha un cappello di colore bruno-marroncino irregolare, il gambo è giallo chiarissimo, biancastro, puntinato finemente da asperità giallatre. L’imenoforo è giallo-limone. Al tocco il gambo può assumere sfumature bruno-rossastre. Scopri tutto su questo fungo nell’apposita scheda ► Leccinellum lepidum, il Leccino invernale.
► Neoboletus erythropus/luridiformis – OTTIMO COMMESTIBILE DOPO COTTURA – puoi scoprire e approfondire questa specie nell’apposito articolo → Neoboletus erythropus.
PHOTOGALLERY DI CYANOBOLETUS PULVERULENTUS
Boleto bluastro, Boleto pulverulento




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Cyanoboletus [email protected]
Dove non espressamente citate, le fonti di questo articolo possono essere richieste via email.
Last Updated on 25/02/2026 by Redazione FM


