Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus

Strobilomyces strobilaceus

Strobilomyces strobilaceus (Scop. : Fr.) Berk. 1851

Strobilomyces strobilaceus scheda illustrativa
Strobilomyces strobilaceus scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Colori Strobilomyces strobilaceus
Banner Colori Strobilomyces strobilaceus

Nell’Arcobaleno dei Funghi: → bianco – grigio – nerastro

Come riconoscere al volo il Strobilomyces strobilaceus?

Questa specie fungina la si riconosce immediatamente sia per il suo aspetto generale, quindi per colori e singolarità dei suoi carpofori, che per il suo habitat tipicamente montano. Vegeta unicamente nei freschi ed umidi boschi montani con fruttificazioni che avvengono solamente all’indomani di frequenti o abbondanti piogge. Ha un aspetto decisamente singolare, ha l’aspetto vagamente porcino, quindi di una boletacea provvista di “spugna” dai colori-aspetto che ricordano molto vagamente quelli di una Mazza di Tamburo e quindi con il relativo gambo fine con squamette fioccose sul cappello, che lo fanno somigliare vagamente ad una pigna. Infine il suo colore di base, bianchiccio-grigiastro lo rende altrettanto unico.

STROBILOMYCES STROBILACEUS

Sinonimi obsoleti:

Boletus cinereus Pers., Syn. meth. fung. (Göttingen) 2: 504 (1801)
Boletus floccipes Spreng., Syst. veg., Edn 16 4(1): 470 (1827)
Boletus floccopus Vahl, Fl. Danic. 8: tab. 1252 (1797)
Boletus squarrosus subsp. strobilinus (Dicks.) Pers., Mycol. eur. (Erlanga) 2: 145 (1825)
Boletus strobilaceus Scop., Annus hist.-nat. 4: 148 (1770)
Boletus strobiliformis Dicks., Fasc. pl. crypt. brit. (London) 1: 17 (1785)
Boletus strobiliformis Vill., Hist. pl. Dauphiné 3(2): 1039 (1789)
Boletus strobilinus Dicks., Plantarum cryptogamicarum britanniae 1: 17, tab. 3, fig. 2 (1785)
Eriocorys strobilacea (Scop.) Quél., Enchir. fung. (Paris): 163 (1886)
Eriocorys strobilacea var. floccopus (Vahl) Quél., Enchir. fung. (Paris): 163 (1886)
Strobilomyces floccopus (Vahl) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 16 (1882)
Strobilomyces squarrosus var. floccopus (Vahl) Gillot & Lucand, Bull. soc. Hist. nat. Autun 3: 142 (1890)
Strobilomyces strobilaceus subsp. floccopus (Vahl) P. Karst., Bidr. Känn. Finl. Nat. Folk 37: 16 (1882)
Strobilomyces strobilaceus var. mexicanus R. Heim & Perr.-Bertr., Bull. trimest. Soc. mycol. Fr. 80(1): 100 (1964)
Strobilomyces strobilaceus var. zapotecorum R. Heim & Perr.-Bertr., Bull. trimest. Soc. mycol. Fr. 80(1): 100 (1964)
Strobilomyces strobiliformis Beck, Z. Pilzk. 2(7): 148 (1923)
Suillus cinereus (Pers.) Poiret, in Lamarck, Encycl. Méth. Bot. (Paris) 7: 496 (1806)

Strobilomyces strobilaceus (Scop. : Fr.) Berk. 1851

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
Ordine:Boletales
Famiglia:Boletaceae
Genere:Strobilomyces
Specie:Strobilomyces strobilaceus
Nome italiano:Nessuno già esistente, suggeriamo: BOLETO FIOCCOSO
Tipo nutrimento:Simbionte – micorrizico
Periodo vegetativo:dalla tarda stagione estiva – all’autunno inoltrato
Commestibilità o Tossicità:COMMESTIBILE MA PRIVO DI INTERESSE ALIMENTARE

NOMI INTERNAZIONALI

  • English-Inglese: Old Man of the Woods
  • Deutsch-Tedesco: Gemeiner Strubbelkopfröhrling
  • Suomi-Finlandese: Suomutatti
  • Spagna-Catalano: Abró de pinya
  • Français-Francese: bolet pomme de pin
  • Polski-Polacco: Szyszkowiec łuskowaty
  • Svenska-Svedese: Fjällsopp
  • China- Cinese: 松塔牛肝菌属
  • Japan – Giapponese: オニイグチ
  • Slovenščina – Sloveno: Črni kuštravec

Nomi comuni italiani

Non esistono nomi comuni consolidati in Italia per questa specie fungina apparentemente ai più sconosciuta o comunque spesso ignorata. Non si capisce per quale ragione ma, questo fungo non ha mai goduto di alcuna fama nel nostro paese. Ignorato, probabilmente per via della sua commestibilità, non dubbia ma, priva d’interesse, dal momento che risulta essere un fungo insapore. Ignorato forse anche per via del suo areale di distribuzione, limitato per lo più alle sole zone montane decisamente umide. Questo fungo fruttifica molto spesso quasi in contemporanea e nelle vicinanze dei Porcini chiari autuannali (Boletus edulis), frequentemente appena a ridosso delle piogge, ancor prima che nascano i Porcini perciò, chi si reca in montagna alla ricerca dei pregiati Porcini edulis, di solito lo fa diversi giorni dopo la pioggia e non a ridosso delle stesse, ragion per cui, quando entra nei boschi alla ricerca dei blasonati Porcini, trova al più, carpofori adulti, vecchi o già mascescenti di questa specie fungina.

Resta il fatto che in Italia non esiste un nome comune consolidato e diffuso per questa specie che può essere chiamata comunemente con nomi utilizzati all’estero quali il Fungo Pigna o il Vecchio/Anziano dei Boschi.

In assenza di un nome comune italiano consolidato ci permettiamo di suggerire l’inequivocabile nome di BOLETO FIOCCOSO.

Storia della tassonomia dello Strobilomyces strobilaceus

S. strobilaceus appartiene alla famiglia delle Boletaceae e al genere Strobilomyces. Le specie di questo gruppo si distinguono per le spore, che possono presentare superfici lisce o essere ornate con spine corte, verruche, creste o reticolazioni. Nella regione soprailare, un’area depressa vicino all’appendice ilare, l’ornamento delle spore è ridotto o assente. Marcel Bon collocava il genere tra i parenti dei porcini e lo inseriva nella sottofamiglia Strobilomycetoidae. La venne descritta scientificamente per la prima volta nel 1770 dal naturalista italiano Giovanni Antonio Scopoli, che la nominò Boletus strobiliaceus. Sarà poi, Miles Joseph Berkeley a riclassificarlo e inserirlo nel gruppo Strobilomyces.

Etimologia

Berkeley inserì questo fungo negli Strobilomyces, poichè questo nome deriva dal greco ” στρóβῑλος ” che si pronuncia “ stróbilos “, che tradotto in italiano significa, trottola, fuso, ma soprattutto pigna e da ” μύκης “, cioè mýces, fungo, per la sua classica e distintiva morfologia, che ricorda la maggior parte dei funghi terresti.

Anche l’epiteto Strobilaceus, come il genere, deriva dal greco ” στρóβῑλος “, stróbilos che vuol dire pigna, relativo alla pigna, in riferimento soprattutto alla superficie distintiva del suo cappello, ricorperta di squame di colore grigio scuro-nerastro, disposte a mo’ di pigna.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • in Cinese è conosciuto come il Porcino pigna di pino. Lo sporoforo di questo fungo, oltre ad avere l’imenoforo tubuliforme, analogo a quello dei funghi porcini, e altre boletaceae, condivide anche lo stesso periodo vegetativo, ovvero estivo, autunnale. 
  • in Tedesco viene detto Porcino comune, Porcino a pigna.
  • Nei paesi di lingua inglese è detto il Vecchio, l’Anziano del bosco.
  • in Francese è il fungo pigna, o fungo a forma di pigna.
  • in Finlandese, il nome è cuorioso, difatti viene chiamato cocciniglia, proprio perché ne ricorda vagamente la sua forma.
  • in Svedese è semplicemente detto fungo di montagna, proprio perchè è un fungo tipicamente montano.
  • in Polacco l’epiteto utilizzato è differente dagli altri paesi. È il fungo cono, nome che è stato dato da Barbara Guminska e Władysław Wojewoda, nel 1983. In precedenza, nella letteratura micologica polacca, questa specie veniva invece descritta anche con i termini di: pangolino, pangolino dalla coda di pino e pangolino a forma di cono.

DISTRIBUZIONE

Strobilomyces strobilaceus è un fungo presente in Eurasia, Nord Africa, Nord e Centro America. In Ucraina, la specie è diffusa dai Carpazi, dalla Transcarpazia, dalle foreste dell’Ucraina occidentale e da Roztochchi. Le regioni amministrative interessate sono Lviv, Ternopil, Zakarpattia e Chernivtsi. Questo fungo si trova all’interno della Riserva della Biosfera dei Carpazi orientali e della riserva naturale “Roztochchya”, ovvero due aree protette, dove si cerca di mantenere l’esistenza di questa specie, considerata rara.

È fondamentale creare aree naturali, come i giardini botanici, anche nelle zone dove le specie rare non sono famose e conosicute, e monitorarne lo stato delle popolazioni, cioè controllare per esempio, la dimensione della popolazione, del suo areale, le condizioni dell’habitat, inquinamento etc.

In Lituania, stato famoso per Vilnius, città medievale più grande d’Europa, il vecchio dei boschi, è estremamente raro e finora è stato trovato solo nelle foreste del Parco Nazionale Žemaitija, sull’isola del castello di Plateliai, dove è considerato una reliquia del sengiris lituano e predilige ambienti caldi.

In Polonia, questo fungo è considerato abbastanza comune, difatti l’areale è più esteso, anche se in realtà, la specie è prevalentemente localizzata nelle aree montuose della Polonia meridionale. Ben presente anche in Georgia. In Lettonia, è considerata un fungo sporadico, per questo è stato incluso nell’elenco lettone delle specie particolarmente protette e nel Libro rosso lettone.

In generale, è presente anche in tutte le aree alpine dell’Europa, inoltre presente nelle regioni centrali del Nord America, e nel Sud dell’Asia (Iran e Taiwan).

HABITAT / ECOLOGIA

L’HABITAT dello Strobilomyces strobiliaceus

Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus in bosco di faggio

L’habitat ideale per lo Strobilomyces strobiliaceus

Si tratta di un fungo che si può trovare sia isolato che in gruppi nelle foreste, tanto di latifoglie che di conifere, tipicamente nelle zone montuose, anche se parrebbe prediligere i boschi umidi di Faggio. Nonostante la sua presenza in diversi continenti, è un organismo piuttosto sporadico, per cui capita più frequentemente di ritrovarlo in solitaria.

Questo fungo vive in simbiosi micorrizica, formando associazioni principalmente con il faggio europeo e con l’abete rosso, meno frequentemente con il pino silvestre, la quercia, il carpino oltre che l’abete bianco. Si può considerare una specie fungina abbastazna generalista, ovvero che si adatta facilmente a diverse tipologie di habitat, purché umido, e non predilige particolari condizioni biotiche e abiotiche.

Predilige crescere in vari tipi di faggete, con la presenza esclusiva di fagus sylvatica, o insieme ad altre essenze vegetali, quindi in boschi misti. È sporadico e meno diffuso nelle regioni collinari, raro in quelle pianeggianti. In collina e montagna può essere rinvenuto sporadicamente anche in associazione con il pioppo tremulo e le betulle.

Per osservarlo nel suo habitat naturale, è consigliabile cercare in zone dove il terreno è più smosso, in particolare ai margini dei sentieri.

A detta di vecchi testi, questo fungo preferirebbe substrati calcarei, quindi carbonatico, dove fruttificherebbe dalla fine dell’estate, in particolare da agosto, fino al tardo autunno, con un picco nel mese di ottobre. In realtà osserviamo da alcuni decenni a questa parte, grandi nascite di questa specie fungina, su monti tutt’altro che calcarei, in area alpina granitica, quindi a suoli fortemente acidi, come descritto a breve tra le curiosità.

Cosa significa suolo carbonatico?

É detto carbonatico, un terreno che presenta un’elevata concentrazione di carbonato di calcio. Il pH di questi terreni è generalmente alto, solitamente compreso tra 7,5 e 8 (sub-acido), a seconda della presenza di altri minerali nel suolo. È importante ricordare che un pH troppo elevato (basico o alcalino) può causare problemi ai meccanismi di nutrizione delle piante.

 Sono davvero assai poche le specie fungine in grado di vegetare correttamente su di un suolo alcalino.

Alcune curiosità

UN FRANCOBOLLO DEDICATO
Il 30 giugno del 1980, la Poczta Polska, cioè l’azineda che si occupa dei servizi postali polacchi, ha emesso un francobollo raffigurante il fungo pigna, con un valore nominale di 2,5 PLN, oggigiorno, convertito in euro varrebbe circa 0.60 centesimi. Questo gesto, probabilmente è stato fatto per sensibilizzare e alfabetizzare la popolazione, sull’importanza e la salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Inizialmente, furono stampati bel 9.710.000 copie, utilizzando la tecnica rotocalco su carta patinata. L’autore del disegno del francobollo fu il prof. Alojzy Balcerzak e l’intera serie rimase in circolazione fino al 31 dicembre 1994.
Come funziona la tecnica rotocalco?
Si tratta di un rullo metallico coperto da uno strato di rame sottile sul quale viene inciso il soggetto da stampare. Le aree incise sono inchiostrate da un calamaio, mentre l’inchiostro che risulta in eccesso è rimosso da una lama chiamata racla. Circa 10 anni fa, precisamente, il 27 febbraio 2014, l’amministrazione postale svizzera ha deciso di emettere sul mercato la forma definitiva del francobollo, dal valore odierno di 50 centesimi, che raffigura lo Strobilomyces strobilaceus.
STROBILOMYCES E CAMBIAMENTI CLIMATICI
Probabilmente si tratti di una forma di adattamento al clima che cambia, sta di fatto che questo fungo sta diventando sempre più comune in Italia, tanto sulle Alpi, quando in Appennino. Fino all’anno 2000, sulle Alpi Biellesi venivano censiti non più di una decina di carpofori all’interno di una intera vallata alpina. Nel 2023 ne sono stati censiti un centinaio nel raggio di meno di un chilometro di bosco. Questo indipendentemente dal fatto che, le massicce nascite avvenivano su suoli acidi o addirittura fortemente acidi con valori di pH misurati attorno a 5.0 o 5.5 e non oltre il 6.0. In netta contraddizione con quanto scritto da molti vecchi testi, in cui di parla di terreni calcarei.
Nella nostra chat Telegram, dal 2020 abbiamo avuto segnalazioni di ritrovamenti di molti esemplari oltre che sulle Alpi, anche in Appennino settentrionale, sia Ligure che Ligure-Emiliano e Tosco-Romagnolo, oltre che sull’Amiata, sui monti Umbro-Marchigiani, Parco Nazionale del Lazio-Abruzzo-Molise e pure in Calabria, sul Pollino, Sila e Aspromonte.
Le nascite di questi funghi sono sempre avvenute all’indomani di importanti piogge o piogge spalmate su più giorni, in boschi assai umidi, a prevalenza di Faggio al Nordovest, anche misti con Abeti-Faggi al Nordest, prevalentemente di Faggio o misti Faggio-Pino al Centro-Sud. Pur trattandosi di ritrovamenti di esemplari sempre singoli e mai a gruppi, frequentemente si sono trovati diversi esemplari ravvicinati, a poche decimetri di distanza gli uni dagli altri, in vallette assai ricche di humus o di lettiera spessa, ma in forte decomposizione, meglio se in presenza di scoli d’acqua nei dintorni, perciò assai umide. Il caldo-umido potrebbe essere all’origine di queste nascite anche copiose.

Ispettorati micologiciSEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL BOLETO FIOCCOSO – STROBILOMYCES STROBILIACEUS

CAPPELLO

I corpi fruttiferi di Strobilomyces strobilaceus presentano cappelli che variano in larghezza da 5 a 15/20 cm. Nei giovani esemplari, i cappelli hanno una forma emisferica o semicircolare, che diventa convessa e poi si appiattisce con la maturazione. Il margine è villoso e sfrangiato, con frange biancastre residue del velo universale, e tende a ripiegarsi verso il gambo e il terreno. La superficie del cappello è secca, lanosa e ricoperta da scaglie piramidali separate da solchi, con colori che variano dal grigio scuro al bruno-nerastro su un fondo grigio-biancastro.

GAMBO

Il gambo, lungo da 8 a 15 cm e spesso 1/3 cm, condivide la colorazione del cappello e ha una superficie più squamosa o lanosa, a volte reticolata vicino alla base. Presenta un anello spesso e ascendente, più sbiadito rispetto al resto. Il gambo si assottiglia leggermente verso il cappello.

PORI/TUBULI/SPUGNA

I pori, inizialmente coperti dal velo parziale, sono lunghi fino a 3 cm e larghi 1-2 mm. Vicino alla cuticola hanno una forma rotonda, diventando esagonali nella parte inferiore del cappello. Sono di colore bianco sporco o grigiastro, tendenti al nerastro negli esemplari più anziani. I tubuli cambiano colore al tocco e al taglio, passando dal grigio al marrone rossastro e infine al nero-viola. La loro consistenza può variare in base alle condizioni ambientali. In generale la cosiddetta “spugna” si presenta di colore bianchiccio-grigiastro, con colorazione più bianca da giovani, più grigia da adulti, fino a diventare marrone-bruno-nerastra negli anziani.

CARNE

La carne del gambo è piena e diventa fibrosa con la maturità. Nel cappello, la carne è spessa, consistente e carnosa, ma nel gambo diventa molto fibrosa e talvolta legnosa. Inizialmente grigio-bianca, la carne cambia colore diventando rosa, poi grigio ardesia e infine marrone-nero dopo esposizione all’aria o cottura, soprattutto vicino alla base dello stipite. L’odore della carne è debole e diventa sgradevole e terroso con l’invecchiamento. Il sapore del cappello è inizialmente gradevole nei giovani sporofori, ma diventa amarognolo negli esemplari più vecchi.

SPORE

Le spore sono di colore bruno scuro o nero violaceo, misurano 9–15 x 7,5–12 μm, hanno una forma sferica o ellittica e sono ricoperte da una rete che nell’insieme, forma una specie di reticolo ornamentale. L’impronta sporale è marrone nerastra. I basidi misurano 30,6-32×12,6 µm e sono di colore brunastro, mentre i cistidi variano da 61 a 81×7,6 a 12,2 µm, sono marroni e hanno una forma cilindrica o a mazza.

Le reazioni chimiche mostrano che la carne del fungo si decolora, a contatto con l’acido citrico, trasformandosi in giallo, in rosa con l’anilina, in rosso e poi marrone con idrossido di potassio, in grigio e poi blu-grigio con solfato ferroso, e in blu con tintura di Guaiaco.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI UN FUNGO COMMESTIBILE DA GIOVANE, SENZA VALORE GASTRONOMICO

In generale secondo le fonti web, Strobilomyces strobilaceus, è considerato un fungo commestibile ma di scarso valore alimentare. La maggior parte dei testi italiani lo riportano come “Fungo non commestibile” ma, la letteratura estera è piena di articoli in cui si parla esplicitamente di buon fungo commestibile da giovane, addirittura il sito web Wikipedia UK lo riporta così: «The taste of the young fruiting bodies is regarded as great», ovvero: “il sapore degli esemplari giovani è riportato come grandioso“.
[Fonte: Miller Jr., Orson K.; Miller, Hope H. (2006). North American Mushrooms: A Field Guide to Edible and Inedible Fungi. Guilford, CN: FalconGuide. p. 388. ISBN 978-0-7627-3109-1].

Gli sporofori di giovane età, sono quindi considerati più edibili, poichè a maturazione, la loro carne tende ad assumere una consistenza fibrosa, coriacea e stopposa. Per quanto riguarda, le caratteristiche organolettiche, l’odore tende a diventare sempre più amarognolo con l’età, mentre dovrebbe risultare abbastanza insapore.

Pubblichiamo a riguardo, ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

Genere Stromilomyces
Strobilomyces strobilaceus è specie poco abbondante, della quale non esiste in Italia consumo tradizionale; al tempo stesso non sono documentati effetti tossici in seguito all’eventuale consumo, né si hanno conoscenze in merito al grado di sicurezza alimentare. Privo di valore alimentare.

SPECIE SIMILI ALLO STROBILOMYCES STROBILACEUS

Strobilomyce strobilaceus è una specie di fungo difficilmente confondibile con altre specie di genere differente. Le uniche che fruttificano fomando sporofori con la medesima morfologia, fanno parte del medesimo gruppo. 

Di seguito un elenco di alcune altre specie fungine che potrebbero essere confuse con questo fungo:

► Strobilomyces confusus ECCELLENTE COMMESTIBILE

► Strobilomyces dryophilus – BUON COMMESTIBILE

► Sarcodon imbricatus – BUON COMMESTIBILE 

► Tricholoma tigrinum – OTTIMO COMMESTIBILE

In linea di massima Strobylomices strobilaceus potrebbe esser confuso dai più distratti neofiti, che potrebbero recarsi nei boschi senza alcuna conoscenza specifica sui funghi, con tutte le Mazze di Tamburo, per via del colore bianchiccio del cappello, ricoperto da fioccosità da biancastre-grigiastre-marroncine, vagamente equiparabili a quelle delle varie Mazze di Tamburo. Naturalmente una attenta ispezione del fungo, farebbe comprendere immeditamente non trattarsi di Mazza di Tamburo ma di altra specie, dal momento che questo fungo è provvisto di una “spugna” bianchiccia-grigiastra-marroncino-bruna.

La confusione tra varie specie fungine è sempre dietro l’angolo, soprattutto per tutti i fungaioli improvvisati, !”fungaioli della domenica!” che raccolgono qualunque specie fungina, senza la minima conoscenza di ciò che hanno raccolto, salvo poi chiedere se il fungo è commestibile al vicino di casa o peggio ancora sui Social, in particolar modo su Facebook. Questa è una pratica scorretta che va assolutamente deprecata. La commestibilità dei funghi raccolti può esser determinata solamente da un Ispettore Micologico che normalmente è reperibile presso gli Uffici d’Igiene delle varie ASL locali. É vietato chiedere se un fungo “è buono” sui Social, Facebook primo tra tutti.

PHOTOGALLERY DELLO STROBILOMYCES STROBILACEUS

Boleto fioccoso

Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus con cappello ingrigito dalla pioggia
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus con fiocchi modificati dalla pioggia
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus con cappello modificato dalla pioggia
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus, vista sull’imenoforo (Spugna)
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus
Strobilomyces strobilaceus

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Strobilomyces strobilaceus@funghimagazine.it

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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