Amanita gemmata copertina
Amanita gemmata copertina

Amanita gemmata

Amanita gemmata (Fr.) Bertill. (1866)

Amanita gemmata scheda illustrativa
Amanita gemmata scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner colore Amanita gemmataNell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / giallo / biondo/ arancione

Come riconoscere al volo l’Amanita gemmata ex Amanita junquillea?

Amanita gemmata, nota anche come Amanita junquillea, è una specie fungina che può essere confusa molto facilmente. Si riconosce principalmente dal colore del suo cappello, giallo limone, e dal periodo di crescita, per lo più primaverile. Tra le Amanite, è infatti forse la più precoce, entrando in scena nei mesi finali della primavera, quando si alternano giornate di caldo e pioggia intensa. Altri caratteri tipici distintivi di questa specie includono le scaglie facilmente removibili presenti sopra la sua cuticola del cappello, la presenza di un anello a forma di gonna (molto minuto e recondito) e una piccola volva alla base del gambo.

AMANITA GEMMATA o TIGNOSA BIONDA, A. primaverile

Sinonimi obsoleti:

Agaricus adnatus W.G. Sm., in Saunders & Smith, Mycological illustrations (1870)
Agaricus gemmatus Fr., Epicr. syst. mycol. (Upsaliae) [1836-1838]
Agaricus gemmatus var. lapponicus P. Karst., Enum. Fungorum et Myxomycetum in Lappio orientali (1866)
Agaricus junquilleus (Quél.) W.G. Sm., J. Bot., Lond.  (1903)
Amanita adnata (Sacc.) Sacc. & Trotter, Syll. fung. (Abellini)  (1925)
Amanita amici Gillet, Hyménomycètes (Alençon)(Suppl.) (1884)
Amanita amici f. bispora Contu, Docums Mycol. 17(no. 65) (1986)
Amanita eliae var. godeyi (Gillet) Garcin, Les Amanites Européennes (Frangy) (1984)
Amanita gemmata f. amici (Gillet) E.-J. Gilbert, in Bresadola, Iconogr. Mycol., Suppl. II (Milan) (1941)
Amanita gemmata f. coriaceoannulata Veselý, Annls mycol.  (1933)
Amanita gemmata f. exannulata J.E. Lange ex E.-J. Gilbert, Iconogr. Mycol. (1941)
Amanita gemmata f. godeyi (Gillet) Veselý, Annls mycol.  (1933)
Amanita gemmata var. junquillea R. Heim, Champignons d’Europe, Edn 2 (Paris) (1969)
Amanita gemmata var. junquillea R. Heim, Les Champignons d’Europe II (Paris) (1957)
Amanita gemmata var. pallida Gillet, Hyménomycètes (Alençon) (1874) [1878]
Amanita godeyi Gillet, Hyménomycètes (Alençon) (1874) [1878]
Amanita junquillea Quél., Bull. Soc. bot. Fr.  (1877) [1876]
Amanita junquillea f. amici (Gillet) Veselý, Bull. Soc. Hist. Nat. Colmar  (1934)
Amanita junquillea f. coriaceoannulata (Veselý) Veselý [as ‘coriaceo-annulata’], Atlas Champ. l’Europe, Amanita (Praha) (1934)
Amanita junquillea var. exannulata J.E. Lange, Fl. Agaric. Danic. (1935)
Amanita junquillea var. pallida (Gillet) Gillot & Lucand, Bull. soc. Hist. nat. Autun  (1889)
Amanita muscaria var. gemmata (Fr.) Quél., Enchir. fung. (Paris) (1886)
Amanitaria gemmata (Fr.) E.-J. Gilbert, in Bresadola, Iconogr. mycol., Suppl. I (Milan) (1940)
Amanitaria gemmata f. amici (Gillet) E.-J. Gilbert, in Bresadola, Iconogr. mycol., Suppl. I (Milan)  (1940)
Amanitopsis adnata Sacc., Syll. fung. (Abellini)  (1887)
Amanitopsis gemmata (Fr.) Sacc., Syll. fung. (Abellini)  (1887)
Amanitopsis godeyi (Gillet) Sacc., Syll. fung. (Abellini)  (1887)
Pseudofarinaceus gemmatus (Fr.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig)  (1891)
Pseudofarinaceus godeyi (Gillet) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig)  (1891)
Vaginata gemmata (Fr.) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig) (1898)
Vaginata godeyi (Gillet) Kuntze, Revis. gen. pl. (Leipzig)  (1898)
Venenarius gemmatus (Fr.) Murrill, Lloydia (1948)
Venenarius junquilleus (Quél.) Murrill, Mycologia  (1913)

TASSONOMIA

La specie fu descritta scientificamente per la prima volta, nel 1838, dal micologo e botanico svedese Elias Magnus Fries, che gli diede il nome di Agaricus gemmatus. Successivamente, nel 1866 fu inserita nel genere Amanita, grazie allo statistico francese Louis Bertillon. Questo fungo, nel corso della sua storia, è stato chiamato con molteplici denominazioni e generi differenti. Difatti sono presenti numerosissimi sinonimi, tra cui Amanita muscaria var. gemmata (1886, Lucien Quélet ), Amanitopsis gemmata (1887, Pier Andrea Saccardo ), Amanitaria gemmata (1940, Jean-Edouard Gilbert ) e Venenarius gemmatus (1948, William Murrill ).

Grazie a due studi molecolari basati sulle sequenze geniche che codificano per l’RNA della subunità ribosomiale maggiore (nLSU-rDNA) e del gene dell’RNA della subunità ribosomiale mitocondriale minore (mtSSU-rDNA), si è dimostrato che A. gemmata fa parte di un ramo compreso del genere Amanita, e i suoi parenti più stretti sono A. muscaria , A. farinosa e A. roseitincta.

Amanita gemmata (Fr.) Bertill. (1866)

Ex Amanita junquillea, tignosa bionda, A. primaverile

Divisione:Basidiomycota
Classe:Basidiomycetes
Ordine:Agaricales
Famiglia:Amanitaceae
Genere:Amanita
Specie:Amanita gemmata
Nome italiano:Tignosa bionda – Amanita primaverile
Tipo nutrimento:SIMBIONTE – ECTOMICORRIZICO
Periodo vegetativo:cresce in primavera e in estate, rara in autunno
Commestibilità o Tossicità:NON COMMESTIBILE – provoca sindrome panterinica

NOMI INTERNAZIONALI dell’Amanita gemmata

  • Ceco: muchomůrka slámožlutá
  • Cinese: 黃蓋鵝膏
  • Francese: Amanite jonquille
  • Inglese: gemmed Amanita, jeweled deathcap, jonquil Amanita
  • Olandese: Narcisamaniet
  • Polacco: Muchomor narcyzowy
  • Rumeno: Ciupercă perlată, ciupercă galben
  • Svedese: Gul flugsvamp
  • Tedesco: Narzissengelber Wulstling

Nomi comuni italiani

Questa specie fungina, essendo velenosa e in più, siccome frequentemente appare in un periodo primaverile precoce, in cui la ricerca dei Porcini è ancora abbastanza saltuaria, non gode di particolare fama ed è quindi spesso poco conosciuta. Molti ne ignorano addirittura l’esistenza.

I soprannomi/nomi comuni che le vengono attribuiti in Italia, sono davvero pochi. In primis va detto che, tra i fungaioli e persino tra molti micologi, viene ancora chiamata con il suo vecchio epiteto di Amanita junquillea. In alcuni dialetti locali Piemontese, ad esempio, è detta Cucimela, termine dal significato sconosciuto.

In Lombarda, parrebbe che siano d’uso i nomi di Fons dèl socher, Fung de la Madona ed per ultimo, Crüilì de la primavera, in associazione al suo periodo vegetativo.

Mentre nel Triveneto sarebbe detta Tignosa pagliata o Tignosa bionda e/o direttamente Pagliata o Bionda, ovviamente per via del colore della superficie sueriore del pileo.

La parola tignosa, significa: “di poco conto”, indica qualcosa di “futile e insignificante”. Come detto precedentemente infatti, questa specie, A. gemmata, è tutt’altro che popolare e priva di particolare interesse scientifico.

Etimologia del nome

Amanita: questo epiteto ha origini interessanti. Deriva dal nome dal greco Ἀμανὶτης (Amanitos), cioè fungo del monte Amanos, altro termine che deriva ugualmente dal greco Ἄμανος  che si pronuncia Amanos. Questa montagna è situata nella Turchia asiatica, precisamente nell’Amano, ovvero una catena montuosa compresa tra la Cilicia e la Siria. Luogo dove nell’antichità, probabimente questa specie cresceva molto frequentemente.

Gemmata: questo epiteto è affascinante. Deriva dal latino gémma, che tradotto in italiano, significa “pietra preziosa”, “germoglio” o “bocciolo”. In questo contesto, si riferisce alle ornamentazioni sul cappello di questi funghi, ma anche alla sua stagionalità, che la vede essere un “germoglio-bocciolo” primaverile. Le fioccosità bianche che decorano la superficie del auo cappello sembrano gemme preziose, aggiungendo leggiadrìa e fascino a questa specie. Queste verruche, però scompaiono o diminuiscono a maturazione o con la pioggia.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

Queste alcune altre varianti dei nomi comuni stranieri:

  • Nei paesi di lingua inglese vengono utilizzati diversi appellattivi, dal più comune Amanita gemmata, cappello della morte gemmato, ed infine Amanita narciso.
  • Anche nei paesi di lingua tedesca viene detta Amanita gialla, Amanita narciso
  • Ugualmente, sia in olandese, che nei paesi dove la lingua parlata è il francese, questa specie fungina, è nota con il termine di Amanita narciso.
  • in Polacco è la traduzione è leggermente differente, difatti è l’Amanita narciso attira-mosche. Questo appellativo “attira-mosche”, è tipico dell’Amanita muscaria (A. delle mosche) e all’antica usanza di utilizzarla come moschicida o per respingere le mosche. 
  • In Cinese e altri paesi asiatici è l’Amanita japonica.
  • In svedese la traduzione si rifà ad un sinonimo precedente di questo fungo, cioè Agarico giallo delle mosche.
  • In Romania, quindi in rumeno, lingua romanza balcanica, è conosciuto con il soprannome di fungo perlato o fungo giallo.

In diversi paesi, come la Germania, i Paesi Bassi, la Polonia, la Gran Bretagna e anche negli Stati Uniti, questo fungo viene associato all’epitetodel Narciso”. Effettivamente, il colore di questo bellissimo fiore ricorda molto quello della cuticola dell’Amanita gemmata. Spesso, agli albori dei primi caldi estivi, quando si cominciano a cercare i primi porcini primaverili, dal terreno si intravede solamente il colore giallo limone della cuticola, un carattere distintivo che permette un riconoscimento fulmineo.

DISTRIBUZIONE dell’Amanita gemmata

Amanita gemmata (ex Amanita junquillea) o tignosa bionda, è una specie di amanita simbionte-micorrizica ubiquitaria, che vegeta sia in foreste di conifere che di latifoglie. Nel territorio italiano è abbastanza comune e presente, soprattuto in ecosistemi con suoli acidi o almeno leggermente acidi.

La specie è distribuita in praticamente tutte le regioni dell’emisfero settentrionale, comprese alcune aree di Asia, Europa, Nord America, Africa mediterranea, Caucaso meridionale (Azerbaigian, Georgia, Armenia).

In America settentrionale, è largamente distribuita, difatti, è stata segnalata in tutti gli stati, compresa la città di Ixtlán de Juárez, situata in Messico, e nella Repubblica Dominicana.  In Sud America, è presente in Cile e Colombia. Infine in Asia è presente nei paesi meridionali, tra l’Iran e la Cina, oltre che in Giappone e Corea.

In Giappone ha un areale abbastanza ampio, è ben presente nella parte sud dell’isola di Honsu, non a caso è anche detta Amanita japonica. In Armenia si trova solo nella regione di Zangezur, nella riserva “Sosu Purak” e nei pressi di Kapan, qua è considerata una specie a rischio di estinzione.

In Scandinavia, l’agarico muscarico giallo è raro nelle regioni meridionali, assente a nord. In Norvegia, è stato rinvenuto solamente nelle vicinanze di Bergen. Questo fungo era elencato come specie svantaggiata nella lista rossa svedese del 2005, tuttavia, nella lista rossa del 2010, non è più classificato come specie minacciata.

In Germania, Olanda e nei Paesi Baschi, è una specie abbastanza comune, non in pericolo di estinzione. Altri paesi europei in cui è presente sono la Bessarabia, la Romania e la Bucovina settentrionale, oltre che la Georgia, situata al confine tra il continente asiatico ed europeo.

A. gemmata è una specie più termofila che mesofila, perciò rara nell’Europa settentrinale, come ad esempio in Polonia, più comune invece nell’Europa meridionale.

HABITAT / ECOLOGIA

Amanita gemmata in habitat
Giovane Amanita gemmata in habitat

L’HABITAT ideale della tignosa gialla, Amanita gemmata

L’habitat ideale per l’Amanita gemmata/ex A. junquillea, Tignosa bionda

Si tratta di una specie di fungo simbionte-micorrizico, che compare precocemente, sia nei boschi di conifere che in quelli di latifoglie. Forma una relazione simbiotica con le radici delle piante ospiti compatibili. Questa fornisce dei vantaggi per ambedue gli organismi. La simbiosi-micorrizica fa si che la pianta fornisca al fungo una fonte di carbonio e il fungo restituisca in cambio alla pianta, numerosi nutrienti, acqua e aumenti la protezione verso gli agenti patogeni.

Amanita gemmata non richiede uno specifico substrato di crescita, In generale la si può ritrovare sia su suoli calcaei che d’altro tipo, ma sempre su suoli preferibilmente sabbiosim privi di ristagni d’acqua e, meglio ancora, con un pH leggermente acido. Vegeta frequentemente nelle foreste o in boschi misti, spesso nei pressi di Abeti rossi (Picea abies). Altre essenze arboree con cui può legarisi facilmente sono, la Quercia, il Castagno, il Pino Marittimo (Pinus pinaster), l’Abete di Douglas e pure il Pino Strobo, ma saltuariamente anche con altre specie. A volte, fruttifica nei margini delle mulattiere di montagna, lungo sentieri boschivi, facilmente dove si formano cumuli di lettiera depositata dagli eventi meterorologici.

Può fruttificare sia singolarmente e in ordine sparso qua e là, che in gruppo, ovvero con una crescita gregaria.

Piccole curiosità sull‘Amanita gemmata

Amanita gemmata, può crescere anche in simbiosi con l’Uva ursina, arbusto spontaneo della famiglia delle Ericaceae, tipico dei nostri ambienti montani superiori. Non è infatti raro trovare fioriture di questo fungo, in prato aperto, nei pascoli alpini d’alta quota, anche ben oltre il limite superiore della vegetazione arborea, prevalentemente in piena estate, a seguito di periodi siccitosi e ben caldi.

Pur essendo specie fungina che può crescere nei pascoli alpini associata all’Uva ursina e al Mirtillo, l’A. gemmata è fondamentalmente una specie meso-termofila, che ama vegetare in ambienti caldo-umidi, ma su suoli preferibilmente asciutti, caldi, privi di possibili ristagni d’acqua, perciò con suoli sabbiosi o comunque assai drenanti, risultando perciò una specie tipica degli ecosistemi vitivinicoli e dell’ulivo, oltre che del Lauretum, dei Querceti e del Castagneto.

⛔️ La confusione tra le varie specie fungine è sempre un pericolo. Non consumare mai funghi che ancora non conosci, se prima non li hai mostrati, in presenza ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona (e non attraverso a fotografie). Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE l’Amanita gemmata, ex A. junquillea

Questo fungo forma uno sporoforo dalla classica forma ad ombrello e dal caratteristico colore giallognolo. É un fungo provvisto di lamelle.

CAPPELLO

Il suo cappello ha un diametro di 3-10 cm che inizialmente è emisferico, conico-convesso, o più semplicemente a forma di campana e poi si espande assumendo una sagoma leggermente bombata ed infine appitattita. E’ di colore giallo, giallo pallido o giallo-ocra. Il margine del cappello è più chiaro, e striato mentre la zona centrale è più scura, talvolta con sfumature rossastre. La superficcie del cappello è rivestita da una cuticola unta, viscosa, e appiccicosa quando bagnata. Su di essa, sono presenti delle scaglie, di colore bianco candido, distribuite in modo irregolare, che se toccate si staccano molto facilmente. Nel complesso non è molto carnoso.

IMENOFORO

E’ costituito da lemelle numerose, fitte, disuguali, panciute, non decorrenti sul gambo, ma adnate. Sono di color bianco.

GAMBO

Il suo gambo è inizialmente di forma tozza, poi, più snella e cilindrica; può avere una lunghezza, che va dai 4 ai 12 cm e un diametro di 0,5-1,9 cm è ingrossato alla base, poichè presenta un bulbo ovoidale o più globoso, appena ingrossato. Questo bulbo, è rivestito da una cuticola che prende il nome di volva, ed è il residuo di una struttura fungina che spesso si ritrova nei funghi del genere Amanita, cioè il velo universale o generale, che non è altro che una specie di membrana che ricopre interamente lo sporoforo giovane, prima che si distenda il suo classico “ombrello”. In aggiunta la base del piede (stipite), è circondata da piccolissime scaglie ed è ricoperta da piccoissime fibrille; è di colore bianco.

Gli esemplari più giovani, hanno il velo parziale membranoso (pendulo), che si estende dalla porzione vicino all’apice del gambo al margine del cappello, proteggendo e preservando l’intero imenoforo. A maturazione delle spore, questa struttura scompare e rimane solo un anello di tonalità biancastra, simile ad una gonna, dalla consistenza fragile (che si perde facilmente) e durata fugace, cioè che praticamente scompare negli esemplari più vecchi. Ha una colorazione biancastra con sfumature giallasto pallido.

CARNE

E’ di colore bianco, ma giallognola sotto la cuticola. Se tagliata o toccata, non cambia il colore. L’odore è neutrale, sembra non emanare un profumo caratteristico, tuttavia secondo alcuni autori è leggermente nocciolato o ricorda la patata arrosto. Il sapore è delicato, appena dolciastro, così come riferiscono le persone che l’hanno sperimentata e consumata, nonostante gli avvisi di non commestibilità, intossicandosi.

SPORE

L’Amanita gemmata produce spore di forma prima lievemente elissoide poi largamente elissoide. Sono lisce, e sono circondate da una parete molto sottile, internamente contengono diverse ornamentazioni somiglianti a piccole gocce d’olio. Nell’impronta sporale, quando le spore sono in massa, sono di colore bianco e hanno una dimensione di 8-11 x 6,5-8 µm.

I basidi hanno forma di clava, tengono quattro spore, e misurano 30-40 x 8-11 micron.

MICROSCOPIA

Il tessuto branchiale è divergente, il che significa che le cellule sono più o meno parallele vicino al centro della branchia, ma si piegano verso l’esterno vicino all’estremità della stessa. Le ife in questo tessuto sono da cilindriche a gonfiate, a parete sottile, da ialine (traslucide) a giallastre e misurano 2,2–9 μm di larghezza; le ife del filamento centrale sono più strette e tipicamente cilindriche.

Le ife del subimenio (uno strato di tessuto che si trova direttamente sotto l’imenio) sono intrecciate. Queste ife sono ramificate, da cilindriche a leggermente gonfiate, ialine e larghe 6–9 μm. Le ife della cuticola del cappello sono filamentose, intrecciate e disposte radialmente. Sono cilindrici, larghi 2,7–4 μm, a pareti sottili, da ialini a giallastri e gelatinizzano se montati in idrossido di potassio. Anche il tessuto del cappuccio è intrecciato, con ife da cilindriche a leggermente gonfiate, larghe 3,7–14,6 μm, a pareti sottili, ramificate e da ialine a giallastre. I cistidi caulo sono abbondanti all’apice del fusto; sono da clava a cilindrica, a pareti sottili, ialine e misurano 3–9 μm di larghezza. Il tessuto dell’anello comprende ife cilindriche intrecciate che misurano 3-9 μm di larghezza. Nel tessuto dell’anulus sono presenti anche sferocisti (cellule gonfiate, sferiche); sono a forma di mazza o ellissoidale, con dimensioni di 29–55 per 30–70 μm. Le verruche sulla superficie del cappuccio (resti del velo universale) comprendono ife a parete sottile, da cilindriche a gonfiate, vagamente intrecciate, larghe 3,5–8 μm.

Le sferocisti in questo tessuto sono 58,5–70,2 per 17,5–40 μm, ellissoidali e ialine. Il tessuto volvale è intrecciato, con ife cilindriche ialine larghe 4,4–7,3 μm. Le sferocisti qui sono da ellissoidali a approssimativamente sferiche, ialine e misurano 35–70 per 20–35 μm. In A. gemmata, dove sono più abbondanti nella regione appena sotto la cuticola del cappuccio, queste cellule rifrangenti sono sparse e hanno una larghezza di 3,7–6 μm. Le connessioni a morsetto (unioni a fibbia) sono rare nelle ife di A. gemmata; sono presenti nell’anello, nel tessuto branchiale, nel subimenio e nel tessuto del cappuccio.

COMMESTIBILITA’ DELL’AMANITA GEMMATA

AMANITA GEMMATA ex A. JUNQUILLEA, É UN FUNGO CHE É STATO RITENUTO PER MOLTO TEMPO EDIBILE, ORA INVECE A TUTTI GLI EFFETTI NOTO COME NON COMMESTIBILE, ANCHE POTENZIALMENTE TOSSICO.

Molto probabilmente A. gemmata produce l’acido ibotenico e il muscimolo, entrambe sostanze tossiche contenute anche in molte altre specie del genere Amanita, tra cui A. muscaria e A. pantherina.

Queste sostanze, e quindi, di conseguenza i funghi che le producono, se ingeriti, possono causare una particolare tipologia di avvelenamento da funghi: la sindrome panterinica. Dopo un pasto a base di questi funghi la sintomatologia insorge a breve latenza, da 15 a 30 minuti, e mai oltre le sei ore. Compaiono disturbi gastrointestinai come nausea, mal di stomaco, diarrea, vomito, poi disturbi neurologici e psichici, allucinazioni visive, ebbrezza, battito cardiaco irregolare, bradicadia, e agitazione. I casi gravi che comportano coma , convulsioni o morte sono estremamente rari.

Riguardo alla sua commestibilità ti rimandiamo a quanto scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi“:

« Amanita

(inclusi Saproamanita e Torrendia)
Nel genere Amanita la determinazione della commestibilità passa obbligatoriamente per la determinazione delle singole specie o dei gruppi di specie. Amanita phalloides, A. verna e A. virosa sono velenose potenzialmente mortali (sindrome falloidea) come probabilmente anche la rara Amanita porrinensis, finora segnalata per pochissime località in ambiente mediterraneo.

A. muscaria e Amanita pantherina sono da considerare specie velenose (sindrome “panterinica”) nonostante le loro tossine (acido ibotenico, muscimolo, muscazone) siano idrosolubili e pertanto facilmente eliminabili mediante bollitura ed eliminazione dell’acqua. Tale trattamento consente, in alcune parti del mondo, il consumo alimentare di questi funghi in relativa sicurezza (Rubel & Arora 2008), cosa che avveniva anche in alcune circoscritte aree del territorio italiano (tradizione da considerare al giorno d’oggi ormai estinta). A nostro giudizio queste specie non possono essere considerate a commestibilità condizionata, nonostante la completa detossificazione che può essere raggiunta con la prebollitura e l’eliminazione dell’acqua, in quanto il rischio non è limitato a problematiche di natura gastrointestinale, poiché è sufficiente un errore per comportare intossicazioni complessivamente più gravi. La sporadica presenza di esemplari immaturi di A. muscaria e A. pantherina all’interno di partite di porcini conservati in salamoia rappresenta certamente una non conformità rispetto alla normativa vigente, ma non è da considerare un pericolo dal punto di vista tossicologico.

Non si può dire altrettanto, invece, per la medesima presenza all’interno di partite di porcini congelati, in quanto tali esemplari possiedono ancora inalterato il loro contenuto di tossine. A. gemmata (= A. junquillea), nonostante sia nota l’esistenza di consumo alimentare tradizionale, oggi in calo generalizzato (e in alcuni ristretti ambiti territoriali è segnalato anche il consumo senza prebollitura), è una specie da considerare non commestibile.
Fra le note criticità, alcuni casi di intossicazione collettiva di tipo gastrointestinale certamente provocati da A. gemmata, in quanto i soggetti intossicati erano micologi che avevano consumato la specie conoscendola perfettamente. A titolo di esempio, si riporta la testimonianza del micologo trentino Fulvio Angarano (com. pers.), intossicatosi insieme al padre Mauro Angarano e alla moglie Cristina Soster: persone esperte, che già più volte avevano consumato A. gemmata senza problemi. L’episodio incriminato avvenne all’inizio degli anni ’70, con esemplari raccolti in località Alberè (fra Levico e Caldonazzo): in seguito al consumo di funghi cotti per un tempo molto lungo, i tre consumatori manifestarono sintomi solo gastrointestinali con prevalenza del vomito, con latenza di circa 2 ore e risoluzione spontanea nel giro di poche ore.
Oltre ad altri casi simili, sono segnalati episodi con effetti variabili dai soli sintomi gastrointestinali fino a connotazioni più tipiche della sindrome panterinica (Sitta & al. 2007a). Una problematica probabilmente connessa con questa tossicità variabile /incostante di A. gemmata è la difficoltà di determinazione di alcune entità molto simili (A. gioiosa, A. amici, A. eliae) e di differenziazione rispetto alla stessa A. pantherina. È sensato, perlomeno dal punto di vista morfologico, parlare di “pantherina-gemmata complex”, per cui se la determinazione di questi funghi è facile nelle forme tipiche, può non esserlo nei casi (relativamente frequenti) in cui si trovano caratteri intermedi. Inoltre, manca ancora uno studio accurato della chimica di queste entità, associato all’indagine molecolare. La casistica recente di intossicazioni è molto scarsa, forse anche per la progressiva diminuzione del consumo alimentare. L’unico caso di cui siamo venuti a conoscenza è un’intossicazione collettiva avvenuta nel 2015 ad Amalfi (R. Mansi com. pers.) causata dal consumo di un misto di funghi di cui era disponibile una foto del raccolto, che illustrava varie specie fungine, fra cui alcuni esemplari riconducibili alla varibilità di A. gemmata s. l. (esemplari robusti e giallo-bruni, attribuibili forse ad A. amici).
I casi di sindrome falloidea segnalati in precedenza per il Cile, citati nel Manuale per la formazione dei micologi (Sitta & al. 2007a), sono probabilmente da attribuire ad altra specie (denominata Amanita toxica) che in precedenza, per le sue colorazioni pileiche, era stata considerata una varietà di A. gemmata (Bresinsky & Besl 1990; Lazo 1999; Salazar-Vidal 2016). La posizione di questo taxon è ancora discussa da parte degli stessi autori (V. Salazar-Vidal com. pers.), in attesa dei chiarimenti che potranno venire da future analisi molecolari.

Ispettorati micologici

SPECIE SIMILI ALL’AMANITA GEMMATA

Essendo un fungo molto particolare, il suo basidioma infatti ha una morfologia quasi unica e caratteristiche distintive, le specie che gli somigliano sono pochissime, quest’ultime però sono molto somiglianti e facilmente confuse. Di seguito sono elencate le specie, con le rispettive caratteristiche utili al riconoscimento e la differenziazione.

  • Amanita aprica – VELENOSA – ha un colore giallognolo più scuro di quello della gemmata, un cappello ricoperto non da scaglie, ma da una pruina, patina di colore biancastro, in aggiunta fruttifica principalmente nelle foreste di conifere, con la presenza dell’Abete di Douglas.
  • Amanita gioiosa – SCONOSCIUTA MA SCONSIGLIATA – ha un cappello di colore burro crema pallido, lamelle fitte, ed è estremamente rara. 
  • Amanita orientigemmata – NON COMMESTIBILE – praticamente identica alla A. gemmata.
  • Amanita fulva – BUON COMMESTIBILE, MA PREVIA adeguata COTTURA – non presenta anello, ha un cappello privo di scaglie, di colore fulvo castagna aranciato, il gambo è cilindrico, fine e slanciato.
  • Amanita citrina – NON COMMESTIBILE – la cuticola del cappello è di colore giallo molto pallido, è decorato da resti del velo universale di colore bianco beige sporco, ha un anello ampio e membranoso.
  • Amanita ceciliae – COMMESTIBILE CON RISERVA – ha un imponente corpo fruttifero, di colore marrone. Inoltre presenta un gambo privo di anello, ma presenta su di esso numerose decorazioni cotonose oblique. Fruttifica più spesso in boschi di latifoglie.
  • Amanita cesarea – OTTIMO COMMESTIBILE – fruttifica in querceti e castagneti termofili, alla base del gambo presenta una grossa volva, nel complesso presenta un colore aranciato. Cratteristica distintiva è il colore della carne aranciato sotto la cuticola del cappello. Ha un anello membranoso di colore giallognolo.
  • Amanita crocea -COMMESTIBILE DOPO COTTURA – ha un cappello di colore arancio vivo, privo di squame, le lamelle sono fitte, e il gambo è sempre privo di anello, ma screziato da bande fioccose. 
  • Amanita phalloides -VELENOSA MORTALE – ha un colore de cappello verdognolo chiaro, volva anello, gambo e carne bianca. Lo stipite inizialmente è pieno poi cavo. 

PHOTOGALLERY DELL’AMANITA GEMMATA

Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea
Amanita gemmata ex Amanita junquillea

L’amanita gemmata, Amanita primaverile

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Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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