Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus

Astraeus hygrometricus – il fungo barometro

Astraeus hygrometricus (Pers.) Morgan 1889

Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus scheda illustrativa

DESCRIZIONE SOMMARIA

Qual è il colore prevalente?

Banner colore bianco-beige

Nell’Arcobaleno dei Funghi: → Bianco / Beige / Marrone chiaro/ nerastro

Come riconoscere al volo Astraeus hygrometricus?

Astraeus hygrometricus, è una specie di basidiomicete, che per la sua morfologia distintiva, può essere confuso solamente con altri funghi del medesimo genere o quello dei Geastrum. Nonostante ciò, può essere riconosciuto agevolmente, poiché ha un coro fruttifico che assomiglia a una stella o una margherita, ed è composto da una gleba centrale, esternamente di colore grigio biancastro, che a maturazione diviene polverosa. Mentre i “petali”, ovvero le punte della stella, si screpolano negli esemplari più vecchi e sono di color marrone o più grigiastro.

Carattere peculiare di questo fungo, è la capacità di cambiare morfologia e forma a seconda dell’umidità presente nell’aria. Questo comportamento si osserva frequentemente, poichè è una specie che cresce soprattutto in primavera, stagione caratterizzata da un tempo assai variabile, dove si ha alternanza di tiepido sole con piogge anche copiose, fenomeni che facilmente provocano oscillazioni delle condizioni abiotiche ambientali. Per queste ragioni questo fungo è anche detto: Fungo Barometro.

Il Fungo Barometro

Sinonimi obsoleti:

Astraeus hygrometricus f. decaryi (Pat.) Pat., Mém. Acad. malgache; 1928
Astraeus hygrometricus f. ferrugineus V.J. Staněk, Fl. ČSR, B-1, Gasteromycetes; 1958
Astraeus stellatus (Scop.) E. Fisch., in Engler & Prantl, Nat. Pflanzenfam., Teil. I (Leipzig) 1(1**); 1900
Astraeus stellatus var. duplicatus (Chevall.) Hollós, Gasteromycetes hungariae, a magyar tudomanyos Akademia megbizasabol: 70 (1903)
Geastrum castaneum Desvaux, Journal de botanique rédigé par une Société de botanistes; 1809
Geastrum decaryi Pat. [as ‘Geaster’], Bull. Mus. natn. Hist. nat., Paris; 1921
Geastrum hygrometricum Pers., Syn. meth. fung. (Göttingen); 1801
Geastrum hygrometricum var. paucilobatum Wettst. [as ‘Geaster hygrometricus var. paucilobatus’], Verh. Kaiserl.-Königl. zool.-bot. Ges. Wien; 1886
Geastrum hygrometricum ß anglicum Pers., Syn. meth. fung. (Göttingen); 1801
Geastrum stellatum (Scop.) Wettst. [as ‘Geaster stellatus’], Verh. Kaiserl.-Königl. zool.-bot. Ges. Wien; 1886
Geastrum vulgare Corda [as ‘Geaster vulgaris’], Icon. fung. (Prague); 1842
Lycoperdon stellatus Scop., Fl. carniol., Edn 2 (Wien); 1772

TASSONOMIA E FILOGENESI DI ASTRAEUS HYGROMETRICUS

Poiché questa specie assomiglia ai funghi stella-terra del genere Geastrum, i primi autori,  inizialmente la classificarono appunto in questo genere, a partire da Christian Hendrik Persoon che nel 1801 la chiamò semplicemente “Geaster”, tuttavia, successivamente, secondo il botanico americano Andrew P. Morgan, la specie differiva da quelle del genere Geastrum per alcuni caratteri morfologici differenti, come la presenza di ife capillizio più grandi e ramificate, l’assenza di un vero imenio e la presenza di spore più grandi. Di conseguenza, Morgan stabilì che il “Geaster hygrometricum” di Persoon, poteva essere presa di riferimento per il nuovo genereAstraeus“, che nacque nel 1889.

Nonostante la pubblicazione di Morgan, nei decenni successivi, alcune autorità ufficiali, continuarono a classificare la specie all’interno del gruppo dei Geastrum, difatti, anche il micologo neozelandese Gordon Herriot Cunningham, nel 1944 trasferì esplicitamente la specie al genere Geastrum, spiegando le trappole e la difficoltà della classificazione tassonomica nell’ambito della micologia.

L’unica caratteristica morfologica in cui la specie differiva dalle altre Geastrum era limenio alquanto primitiv o. Nel fungo in via di sviluppo, la gleba presenta basidi disposti in modo irregolare, ammassati, simili a quelli del gruppo degli Scleroderma, e non a palizzata ordinata. Questa differenza scompariva alla maturità, pertanto Cunningham concluse che non vi era alcun carattere distintivo che giustificasse la separazione di Astraeus da Geastrum, suggerendo quindi, che il nome Astraeus dovesse essere scartato. Tuttavia, quasi tutte le autorità micologiche e naturalistiche successive considerarono Astraeus come un genere distinto.

Secondo l’autorità tassonomica MycoBank (database), i sinonimi di Astraeus hygrometricus includono anche Lycoperdon stellatus, Geastrum fibrillosum, Geastrum stellatum e Astraeus stellatus

La Società micologica tedesca ha scelto la specie Astraeus hygrometricus, come Fungo dell’anno nel 2005.

Studi condotti negli anni 2000 hanno dimostrato che diverse specie provenienti da siti di raccolta asiatici etichettati con l’epiteto specifico hygrometricus erano in realtà notevolmente differenti, sia dal punto di vista delle caratteristiche macroscopiche che microscopiche.

Gli ultimi studi molecolari delle sequenze di DNA della regione ITS (non codificante) del DNA ribosomiale di numerosi esemplari di Astraeus provenienti da tutto il mondo hanno contribuito a chiarire le relazioni filogenetiche all’interno del genere. Grazie a questi risultati, due popolazioni asiatiche del fungo hygrometricus sono state descritte come nuove specie differenti: A. asiaticus e A. odoratus.

Analisi preliminari del DNA suggeriscono che l’A. hygrometricus europeo descritto da Persoon sia una specie diversa rispetto alla versione nordamericana descritta da Morgan, e che la popolazione europea possa essere divisa in due filotipi distinti: quello francese A. hygrometricus e quello mediterraneo A. telleriae.

Un’analisi di follow-up del 2013 ha causato la rinomina di due nuove specie nordamericane: A. morganii dagli Stati Uniti meridionali e dal Messico e A. smithii dagli Stati Uniti centrali e settentrionali, e ha raggruppato gli esemplari degli Stati Uniti occidentali in A. pteridis. Un uleteriore studio del 2010 ha identificato una nuova specie giapponese, precedentemente identificata come A. hygrometricus, come geneticamente distinta, ma che ufficialmente deve ancora essere nominata.

In Corea e Giappone,  è stata scoperta una varietà di questa specie, nominata nel 1958, da V.J. Stanĕk, A. hygrometricus var. koreanus, successivamente nel 1976 è stata riclassificata, da Hanns Kreisel, come specie distinta, A. koreanus. Oggi giorno, questo fungo, è considerata una specie a sé stante, con il nome di Astraeus koreanus.

 Astraeus hygrometricus (Pers.) Morgan 1889
Fungo stella, Fungo barometro

Divisione:Basidiomycota
Classe:Agaricomycetes
OrdineBoletales
Famiglia:Diplocystidiaceae
Genere:Astraeus
Specie:Astraeus hygrometricus
Nome italiano:VESCIA STELLATA – FUNGO STELLA – FUNGO BAROMETRO
Tipo nutrimento:SAPRO-SIMBIONTE-ECTOMICORRIZICO
Periodo vegetativo: primavera – autunno
Commestibilità o Tossicità:COMMESTIBILE pur senza valore alimentare e COMMERICALIZZATO NEL CONTINENTE ASIATICO

NOMI INTERNAZIONALI

Ceco: hvězdák vlhkoměrný
Inglese: hygroscopic earthstar, barometer earthstar, false earthstar Wetterstern
Olandese: Weerhuisje
Polacco: Promieniak wilgociomierz
Svedese: Väderspåstjärna
Tedesco: Gemeine Wetterstern
Francese: Astraeus hygrometricus, l’Astrée hygrométrique, Géastre hygrométrique
Russia: Звездча́тка гигрометри́ческая

Nomi comuni italiani

Generalmente questo fungo, è noto dai meno comunemente come fungo stella, termine che però non è distintivo e univoco, in quanto viene anche utilizzato per altre specie fungine con morfologia analoga. Ovvero, quelle che appartengono allo stesso genere Astraeus che difatti significa astro, stella, ma anche molte del genere Geastrum.

Molti micologi, studiosi e appassionati di funghi, lo chiamano fungo barometro. Esitono però altri nomi comuni, utilizzati nelle diverse regioni italiane. Ad esempio, in Toscana è conosciuto con il soprannome di vescia stellata, mentre in Sicilia, è detto pidita di lupo a stidda, che significa “petta di lupo a stella”, questo poichè, la gleba a maturazione diventa polverosa, si rompe, e aspetta di essere schiacciata da qualche animale per liberare le proprie spore; meccanismo analogo utilizzato dalle varie specie del genere Lycoperdon.

PUOI APPROFONDIRE QUESTO ARGOMENTO LEGGENDO L’ARTICOLO ► LYCOPERDON PERLATUM

Etimologia

L’eptiteto “Hygrometricus“, essendo una parola composta, deriva da due termini differenti: Hygro, che deriva dal greco “ὐγρόϛ” che si pronuncia “hygros” che significa, umidità, e metricus da “μέτρον” métron, che tradotto vuol dire metro, relativo alla misurazione, poichè, a seconda del vapore acqueo presente nell’aria, il suo basidioma può essere di due forme differenti.

L’origine del genere, Astraeus, invece, arriva dal greco, precisamente dalla parola ” ἄστριος “, ovvero ” ástrios ” che significa stellato, rimarcando la bellissima geometria stellata, che ha il carpoforo, quando si apre.

Traduzioni in italiano dei nomi internazionali

  • Nei paesi di lingua inglese, i soprannomi noti, per riconoscere questa specifica tipologia di fungo, sono molteplici. Tuttavia si riferiscono tutti alla sua analogia con il barometro. In ordine abbiamo stella di terra igroscopica, cioè capace di assorbire l’acqua e cambiare il proprio aspetto; stella di terra barometro, e per ultimo falsa stella d’acqua ma di terra, in riferimento al suo basidioma.
  • In Germania invece è attribuito a questo fungo il nome di stella metereologica comune, poichè può avere le funzioni di un igrometro.
  • Nei paesi di lingua francese è conosciuto con gli stessi appellativi utilizzati in Gran Bretagna, America e Australia, cioè stella igrometrica.
  • In Svedese, si chiama addirittura previsioni del tempo. 
  • Anche in Polonia, la traduzione è simile, ma rispetto alla Svezia è ancora più esplicita, è il misuratore radiante di umidità.

DISTRIBUZIONE

Astraeus hygrometricus, è una specie cosmopolita, difatti ad eccezione dell’Antartide, e le regioni artiche, alpine, temeperate fredde cresce in tutti gli altri ambienti e anche in molte isole, soprattutto nei continenti dell’emisfero australe (meridionale), comprese aree tropicali; invece, è più rara, ma ugualmente ritrovabile, negli stati centrali con clima più temperato.

In generale è stata ritrovata in Europa, Australia, Africa, Asia, Nord e Sud America. Fruttifica anche nei diversi paesi situati nel Caucaso settentrionale, in Siberia, in Russia, soprattutto nelle zone più occidentali, e calde ed infine anche un pò più in là, cioè nell’estremo oriente, infatti, è distribuito in tutto il Giappone.

In Europa, è ben presente in Polonia centrale, dove nel complesso, questo fungo è stato censito in circa quaranta luoghi differenti. Nonostante, abbia un areale ampio e sia una specie abbondante, forse per prevenzione, dal 2004 è stato inserito nella lista dei funghi e delle specie di piante autoctone polacche a rischio di estinzione. Lo stesso, vale per la Repubblica ceca, Germania settentrionale, sud dell’Inghilterra e i Paesi Bassi. In Ungheria è uno dei funghi con il basidioma a forma di stella più comuni.

Per quanto riguarda la distribuzione, una nota curiosa su questo fungo, è che in Nepal, nell’Asia meridionale, i suoi corpi fruttiferi riescono a crescere e vengono raccolti ad un’altezza di circa 3.000 metri sul livello del mare. Fino a circa 2.300 metri cresce cresce in associazione con il Pinus roxburghii, specie autoctona dell’Himalaya, comunemente conosciuto come pino indiano ad ago lungo.

HABITAT / ECOLOGIA

L’HABITAT della FUNGO STELLA

Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus in habitat misto con Pino, Sorbo montano e Orniello

L’habitat ideale per l’Astraeus hygrometricus

Astraeus hygrometricus, il fungo barometro, è un organismo terricolo, che si nutre in modo sapro-ectomicorrizico. Questo significa che è prevalentemente saprofita, ma a seconda dei casi, può associarsi e crescere, in simbiosi con varie specie di alberi.

PUOI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO ► NUTRIZIONE SAPROTROFA

Di norma questo fungo si comporta da saprofita, quando si trova a vegetare al di sopra di terreni asciutti sabbiosi e rocciosi, che non trattengono l’umidità, drenano bene l’acqua, ma anche le sostanze organiche, così che vengono facilmente dilavate a valle. Raramente vegeta su substrati argillosi.

Le essenze arboree con cui il micelio può micorizzare sono diverse. Nelle aree litorali, costiere e più termofile, lo fa con il pino nero (Pinus nigra), talvolta anche con la varietà giapponese o coreano, il  Pinus thunbergii. Altre piante, tipicamente termofile, con cui, questo fungo può stringere una relazione, sono le querce, precisamente le roverelle, ovvero Quercus pubescens

Nel mezzo delle aree boschive, preferisce vegetare nei luoghi più soleggiati e aperti, quindi quelli che tendono ad asciugare velocemente. Principalmente sui margini delle strade sabbiose, negli ecotoni situati spesso ai margini dei boschi di latifoglie, nelle pinete affacciate a sud o ovest, più luminose.

Se i boschi non sono puri, cioè composti da un insieme di piante di più specie, questo fungo trova comunque modo di vegetare, purché si tratti di boschi termofili, amanti del caldo, con carpino, ornielli, roverelle, o anche in steppe e ambienti semi-deserti, dove crescono solamente vegetali arbustivi.

I corpi fruttiferi possono crescere singolarmente o più frequentemente in piccoli gruppi, di numero variabile.

Il periodo di crescita nel quale può vegetare, va solitamente da luglio a settembre, ma a seconda dell’ambiente in cui ci troviamo, anche verso il termine della stagione primaverile, quando si possono percepire i primi refoli di calore estivo. Una volta che il fungo ha fruttificato, il suo basidioma esterno, talvolta può sopravvivere fino a un anno.

FUNGHI CHE MANGIANO ALTRI FUNGHI! In rari casi, il fungo barometro, non lo si trova da solo, ma legato ad un’altro basidiomicete, poichè può essere parassitato da una specie fungina di nome Xerocomus astraeicola.

Come detto in precedenza, la nutrizione di questo fungo è prevalentemente sapro-bionte. Il che significa che cresce principalmente traendo il nutriendo degradando la sostanza organica presente nella lettiera e nel suolo, In quest’ultimo caso estrae ed assimila acqua e sostanze nutritive, in particolare il fosforo, e riceve carboidrati dalla fotosintesi degli alberi.

Piccole curiosità sul FUNGO BAROMETRO

L’epiteto del nome hygrometricus, indica la capacità di questo fungo di percepire e rivelare quanta umidità dell’aria è presente. Difatti, a seconda della disposizione dei bracci del suo basidioma, possiamo ottenere diverse informazioni. Se quest’ultimi sono completamente aperti, quindi distesi e incurvati verso il terreno, in direzione radiale, significa che la percentuale di umidità dell’aria è molto elevata; al  contrario quando la concentrazione si abbassa, le braccia si ripiegano, andando a ricoprire la gleba.
Nonostante questa specie non faccia parte delle Geastraceae, fa ugualmente parte del gruppo dei gasteromiceti, funghi caratterizzati dalla presenza di un endoperidio, simile ad una vescia (vedi LYCOPERDON), dentro cui si trova la gleba, una massa densa e consistente, oltre che fertile, che produrrà le basidiospore.

Uno studio su una specie di Astraeus del sud-est asiatico strettamente imparentata con A. hygrometricus, ha dimostrato che gli sporfori di questi funghi contengono una vasta gamma di composti volatili a otto atomi di carbonio (tra cui 1-ottanolo , 1-otten-3-olo e 1-otten-3-one). Questi sono i responsabili dell’odore fungino, terroso e pungente-oleoso.  Secondo gli autori di questo studio, i corpi fruttiferi di questa specie, dopo la cottura emanano un sapore di arrosto, simile a quello che si sente durante la reazione di maillard della carne, ma anche erbaceo e oleoso. In effetti, dopo la cottura, gli esami chimici dei funghi, hanno permesso la comprensione delle sostanze volatili. Queste sostanze sono: il furfurolo, la benzaldeide, il cicloesenone e diversi composti furanilici.

⛔️ La confusione tra le varie specie di funghi è sempre in agguato. Non consumare mai i funghi se si hanno dei dubbi sull’identificazione delle specie o se non sono più in ottimo stato. Se li raccogli, prima di consumarli, rivolgiti ad un Ispettore ASL o a un Micologo professionista che possa visionarli di persona e non attraverso a fotografie. Il parere del vicino di casa o di “esperti” che hanno visto le foto su qualche Social e si sono espressi sulla commestibilità, è pericolosissimo e va assolutamente biasimato e/o denunciato.

⛔️ Le nuove specie di funghi, che fino ad ora ci erano sconosciute, vanno raccolte solamente se si è accompagnati da cercatore esperto e vanno fatte vedere ad un Ispettore ASL o Micologo professionista, non al proprio vicino di casa!

SEGNI DISTINTIVI / CARATTERISTICHE

COME RICONOSCERE IL FUNGO BAROMETRO O VESCIA STELLATA

Astraeus hygrometricus, ha un basidioma con un diametro di dimensione variabile dai 2 ai 4 cm, prima è globoso, quindi che somiglia ad un uovo, poi l’esoperidio rompendosi si apre, donando a questo fungo, la tipica forma a stella o fiore.

I corpi fruttiferi, dei giovani esemplari di A. hygrometricus, sono sferici e grossolani, che ricordano un uovo. Generalmente i primordi iniziano a svilupparsi parzialmente inglobati nel substrato. Lo sporoforo è originariamente ricoperto da uno strato biancastro miceliare, superficialmente liscio o in parte incrostato di detriti.

A mano a mano che il tempo passa, il basidioma matura, lo strato miceliale esterno si recide, permettendo all’esoperidio (esterno), di apririsi e distendersi, in direzione radiale, facendo assumere al fungo, la tipica figura a forma di stella o fiore. Il numero degli apici, cioè delle punte dell’esoperidio è molto variabile, non è fisso o prestabilito a priori, ma dipende da fungo a fungo e probabilmente dalla forza con cui si rompe inizilmanete e dalle condizioni ambientali. Può avere da quattro fino a venti punte irregolari.

Questo meccanismo di apertura, spinge il corpo fruttifero, inglobato nel terreno, fuori più superficialmente. Inoltre consente di osservare il sottile endoperidio cartaceo centrale, ovvero, l’involucro rotondo e racchiuso, che al suo interno contiene le spore.

Come già detto in precedenza, i raggi dell’esoperidio, a seoconda della quantità di vapore acqueo presente nell’ambiente circostante, si aprono e si chiudono. Precisamente si aprono quando l’umidità è elevata e viceversa si chiudono quando l’aria è secca.

Non è insolito trovare nei boschi diversi esoperidi (parte esterna del fungo), anche vecchi di mesi o persino dell’anno precedente, ormai del tutto privi dell’endoperidio centrale (parte globosa o anche solo cartacea vuota), vedasi foto di seguito:

Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Esoperidio vecchio di Astraeus hygrometricus
Esoperidio vecchio di Astraeus hygrometricus
Esoperidi vecchi di Astraeus hygrometricus
Esoperidi vecchi di Astraeus hygrometricus

COME E PERCHE’ QUESTO FUNGO ADOTTA QUESTO TIPO DI COPORTAMENTO?
L‘esoperidio di questo fungo è costituito da diversi strati di tessuto; è lo strato fibroso più interno quello igroscopico, che mano a mano che perde o guadagna umidità dall’ambiente circostante, arriccia o spiega l’intero petalo o raggio. Questo adattamento consente al fungo di comprendere quali sono le condizioni ambientali esterne e al corpo fruttifero di disperdere le spore nei periodi di umidità ottimale e di ridurre l’evapotraspirazione durante i periodi di siccità. Inoltre, i corpi fruttiferi secchi con i raggi arricciati, possono essere facilmente spinti dal vento, consentendo loro di disperdere le spore dai pori mentre rotolano, come se fossero delle ruote rotanti. Tra tutti i funghi conosciuti ordinariamente con l’appellativo di “stelle di terra”, in inglese earthstar, Astraeus hygrometricus, è quella più teatrale. Per capire più a fondo come funziona questo fungo e dimostrare in modo concreto il suo funzionamento, basta fare un esperimento. Sono necessari dei basidiomi secchi e dell’acqua. Immergendo gli esemplari chiusi e vecchi in acqua, questi percepiranno un aumento improvviso di umidità e si riapriranno. 

Il corpo fruttifero misura 1–8 cm di diametro, da punta a punta, quando espanso. L’esoperidio e i raggi, sulla superficie superiore, sono tipicamente areolati o più o meno reticolati, cioè suddivisi in piccole aree, da crepe e fessure, di colore più chiaro rispetto al fondo di tonalità grigio scuro o nero.

Il  basidioma di questo fungo, è sessile, vale a dire privo di gambo (stipite). Nel complesso possiede una colorazione grigio chiaro o marrone chiaro e largo da 1 a 3 cm (da 0,4 a 1,2 pollici) con una superficie simile al feltro o screpolata (ricoperta da una crosta squamosa e sciolta); la parte superiore del contenitore delle spore è aperta da una fessura irregolare, uno strappo o un poro. La gleba è bianca e solida quando è giovane e divisa in loculi ovali , una caratteristica che aiuta a distinguerla da Geastrum. La gleba, a maturazione assume una tonalità marrone e una consistenza polverosa. Piccoli fili scuri simili a peli (rizomorfi) si estendono dalla base del corpo fruttifero nel substrato

Le spore non si colorano con iodio dal reagente di Melzer. Sono lunghe 7–11 μm, non sono amiloidi, ma arrotondate all’estremità, lunghe e strette, affusolate e talvolta unite allapice. I basidi, cioè le cellule portatrici di spore, possono avere da quattro a otto spore. Quest’ultime hanno una parete consistente e spessa, e sono ricoperte da spine o decorate da verruche, di circa 1 μm ; sono di colore bruno-rossastro. I singoli basidi sono disposti in file ordinate, hanno una lunghezza di 11–15 μm e una larghezza che va da 18 ai 24 μm. Mentre gli sterigmi, ovvero ife sterili, frammiste ai basidi, sono molto corti. I fili dei capillizi nascono dalla superficie interna del peridio e sono a parete spessa, lunghi, intrecciati e ramificati, con uno spessore di 3–5,5 μm. L’esoperidio (lo strato esterno del tessuto, che forma i petali esterni) è costituito da quattro veli distinti di tessuto. Gli strati possono avere ife piccole o molto ramificate, o persino fibrose. 

Astraeus hygrometricus, un fungo medicinale
Questa earthstar, stella di terra, è veniva impiegata nella medicina tradizionale cinese come agente emostatico; la polvere di spore viene applicata esternamente per arrestare il sanguinamento delle ferite e ridurre i geloni, ovvero delle lesioni della pelle che compaiono su parti del corpo esposte al freddo, che provocano intorpidimento, prurito e dolore. In aggiunta, secondo alcune fonti, due tribù indiane della foresta asiatica, i Baiga e i Bharia del Madhya Pradesh, ancora oggigiorni, utilizzano i corpi fruttiferi di questo fungo, a scopo curativo. La massa sporale, viene miscelata con olio di semi di senape e adoperata come unguento contro le ustioni.
In effetti, grazie agli studi di chimica analitica su Astraeus hygrometricus, sono state estratte diverse sostanze ecomposti biottivi. In particolare, è stato osservato che gli estratti di A. hygrometricus contenenti il polisaccaride AE2, in test di laboratorio in vivo (sui topi), hanno dimostrato di inibire la crescita di diverse linee cellulari tumorali, ma anche di stimolare la crescita di splenociti, timociti e cellule del midollo osseo. Questa miscela ha pure potenziato l’attività delle cellule immunitarie murine, in particolare dei linfociti natural killer. Inoltre hanno anche stimolato una maggiore produzione di ossido nitrico e citochine da parte dei macrofagi. AE2 è composto da 3 zuccheri differenti: mannosio, glucosio e fucosio. 
Questi estratti hanno inoltre mostrato un’elevata attività antiossidante, antinfiammatoria, paragonabile a quela del diclofenac, un farmaco anti-infiammatorio non steroideo. Altri studi, effettuati in vivo su modelli murini (topi), hanno anche evidenziato capacità epatoprotettive, possibilmente ripristinando i livelli degli enzimi antiossidanti superossido dismutasi e catalasi, diminuiti a causa dell’esposizione al tetracloruro di carbonio, un agente chimico dannoso per il fegato.

COMMESTIBILITA’

TRATTASI DI FUNGO COMMESTIBILE

Riguardo alla commestibilità del fungo Astraeus hygrometricus, inizio riportando quello che ho trovato su di alcuni siti web internazionali.

Gli sporofori più maturi, non sono considerati commestibili, ma quelli giovani con imenoforo bianco si. Effettivamente, questo fungo nel sud-est asiatico e in altri paesi viene raccolto, e poi anche conservato in scatola. In Giappone, invece, raramente viene mangiato.

Nella zone meridionali della regione del Tohoku-Giappone (in particolare nella prefettura di Fukushima), i funghi giovani vengono preparati-cucinati e  serviti come piatto stagionale durante la stagione delle piogge, quindi, da fine giugno a inizio luglio.

Viene utilizzato insieme ad altri ingredienti come il riso, nella zuppa di miso o nello tsukudani, termine che indica i cibi cotti conditi con salsa di soia e zucchero. In Europa, invece, L’Astraeus hygrometricus, è considerato un fungo non commestibile, mentre altre specie simili asiatiche, vengono comunemente consumate, sia in Nepal e in India, in particolare nel sud del Bengala, dove la popolazioni locali lo considerano “cibo delizioso”.

E’ probabile, che questa specie non venga considerata edibile per la tenacità e la durezza delle sue carni, difatti non è una specie tossica. In India questo fungo lo si può trovare in vendita nei mercati locali. 

A riguardo pubblichiamo ciò che scrivono i micologi Nicola Sitta, Paolo Davoli, Marco Floriani e Edoardo Suriano nell’eccellente “Guida ragionata alla commestibilità dei funghi”:

Astraeus
Gli sporofori in stadio di sviluppo iniziale (ancora chiusi e teneri) di alcune specie di Astraeus sono molto ricercati per uso alimentare e commercializzati in Nepal, India, Giappone, Laos e Thailandia (Christensen & al. 2008; Pavithra & al. 2015). In Europa sono tutt’al più noti come “funghi-barometro”, per la tendenza ad aprire o chiudere le lacinie a seconda dell’umidità atmosferica: si distendono a tempo umido e si chiudono con la siccità. In Italia non esiste tradizione di consumo, per cui si tratta di funghi innocui ma privi di valore alimentare.

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SPECIE SIMILI AD ASTRAEUS HYGROMETRICUS

Astraeus hygrometricus è un fungo facilmente confondibile con altre specie simili del genere Geastrum. 

Di seguito un elenco dei funghi con forma e morfologia più o meno simile, commestibili o velenosi a seconda dei casi, che potrebbero essere confuse tra di loro:

Geastrum triplex – è una specie che vegeta nel periodo tardo autunnale, invernale, ha un colore più grigio chiaro beige, è formato da un esoperidoio di 5-7 lacinie dalla punta ottusa, non screpolate superficialmente.

Geastrum striatum – NON COMMESTIBILE – si riconosce dall’apofisi liscia e peduncolata, a forma di collana con il margine rivolto verso il substrato 

Geastrum fimbriatum – NON EDIBILE –  facilmente riconoscibile dall’habitat di crescita, difatti vegeta nelle foreste di peccio di alta montagna, le sue acinie sono crema avana pallido. 

Geastrum lageniforme – si riconosce per l’elevato numero di lacinie lunghe e sottili, che possono essere da 7 a 9, dal color ocra-biancastro e l’assenza di residui legnosi superficiali. 

Geastrum rufescens – PRIVO DI VALORE ALIMENTARE – il suo esoperidio è costituito da lacinie di colore arancio-rosa, rossastro.

Geastrum campestre – si riconosce per il suo basidioma di piccole dimensioni 3-3,5 cm e l’endoperidio brevemente peduncolato, con superficie finemente granuulosa.

Astraeus pteridis – ha un endoperidio tipicamente marmorizzato, di colore grigiastro scuro, con una piccola cavità centrale. Si riconosce per le lamelle altamente screpolate, di colore bruno-aranciato e le placche disposte superficialmente ad esse di colore grigio. 

PHOTOGALLERY DI ASTRAEUS HYGROMETRICUS

IL BELLISSIMO FUNGO STELLA

Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus con endoperidio cartaceo ben evidente
Astraeus hygrometricus
Astraeus hygrometricus con endoperidio bucato per far fuoriuscire le spore (deiscenza)

Alcuni argomenti correlati a Astraeus hygrometricus

Astraeus hygrometricus@funghimagazine.it
NB: E’ possibile richiedere alla redazione le fonti di provenienza di quanto riportato nell’articolo, dove già non esperessamente citato.

Andrea Martinetti

Andrea Martinetti, studente universitario presso facoltà di Scienze Biologiche di Vercelli. Studioso di Micologia. Dal 2024 collabora con Funghimagazine quale autore di articoli sui funghi

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